11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

mercoledì 6 febbraio 2019

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« Cielo… e se poi non piacesse?! »

Una domanda trasparente di tutto il panico che, quella mattina, avrebbe avuto a contraddistinguere Maddie nel confronto con la prova che, di lì a poche ore, l’avrebbe attesa. Una domanda ricolma di tutta la sua insicurezza, di tutta la sua mancanza di fiducia in se stessa o nelle proprie possibilità, di tutta l’incredibile assenza di autostima che, purtroppo, la contraddistingueva e che avrebbe tracciato una forte, fortissima linea di demarcazione fra lei e colei che, ormai, avrebbe avuto a dover considerare non più una propria passava versione di sé, quanto e piuttosto un proprio personaggio, e un personaggio che, come sovente accade per molti autori o autrici, avrebbe avuto a poter essere riconosciuto qual la quintessenza di tutto ciò che ella avrebbe allor preferito essere, fosse anche e soltanto per non vivere quel momento di puro terrore.
Così, laddove ella era colma di insicurezza, Midda Bontor non avrebbe mai mancato di agire con sicumera addirittura pericolosa, nello spingersi sovente e coscientemente oltre i propri limiti nel solo intento di dimostrare a se stessa, e agli dei tutti, di essere in grado di tradurre in possibile anche l’impossibile. E, ancora, laddove ella non avrebbe potuto vantare alcuna fiducia in se stessa o nelle proprie possibilità, la Figlia di Marr’Mahew avrebbe avuto a sovrastimare sempre tanto l’una, quanto le altre, consapevole di quanto, altrimenti, il proprio primo nemico, il proprio primo detrattore, altro non sarebbe stata che se stessa. E, di nuovo, laddove ella difficilmente avrebbe potuto concepire il concetto stesso di autostima, l’Ucciditrice di Dei avrebbe altresì trasudato carisma da ogni proprio singolo poro, da ogni proprio minimo gesto, fosse anche un lieve arricciamento all’insù degli angoli delle proprie labbra.
In tutto ciò, poco o nulla avrebbe potuto equivocare Maddie e Midda, la persona e il personaggio, anche nell’impossibile eventualità in cui entrambe si fossero ritrovate l’una innanzi all’altra, risultando decisamente differenti tanto dal punto di vista fisico, quanto, e ancor più, da quello psicologico. Al di là, infatti, di qualche caratteristica fisica in comune, qual il colore di capelli, per entrambe rossi come il fuoco, benché la Campionessa di Kriarya fosse, invero, solita tingerseli di nero a cercare di discriminare la propria immagine da quella della sua gemella Nissa, o quello degli occhi, per entrambe azzurri come il ghiaccio, o, ancora, le comuni ferite e mutilazioni, in quella lunga cicatrice longitudinale al suo occhio sinistro e nella tragica assenza del proprio arto destro; nel leggere una qualunque descrizione fisica del personaggio, come quella presente all’inizio del primo racconto del primo libro pubblicato, e nell’avere la possibilità di confrontarsi, nell’immediato, con la persona, facile sarebbe stato contestare quanto, in fondo, Midda rappresentasse, anche dal punto di vista fisico, quanto Maddie avrebbe desiderato essere e, pur, non avrebbe mai potuto essere. Con forme piene e generose, con seni prosperi e sodi, con glutei alti e ricchi, e con una muscolatura temprata nel fuoco di mille e più battaglie, la mercenaria tranitha, infatti e paradossalmente, avrebbe potuto offrire vantare più punti di comunione fisica con sua sorella Rín che con lei, altresì e tristemente segnata da quegli oltre trent’anni di immobilità forzata, trent’anni e più di coma nel confronto con i quali già miracoloso avrebbe avuto a doversi riconoscere il  suo pieno recupero fisico e motorio.
Ma per quanto Maddie, allora, non avesse ad apprezzare l’immagine riflessa nello specchio, né, tantomeno, ad apprezzare se stessa più in generale, per sua fortuna qualcuno avrebbe avuto altresì semplicemente e meravigliosamente ad amare quanto ella era, ancor prima di quanto ella avrebbe desiderato essere. Un qualcuno rispondente al nome di Desmond Risi. E un qualcuno che, in quella stessa mattina, in quello stesso momento, la stava osservando con sguardo quietamente estasiato, e necessariamente divertito, nel mentre in cui ella, frugando nella propria metà dell’armadio, stava ancora tentando di scegliere cosa indossare per l’evento… una ricerca, la sua, incominciata invero la sera prima e che l’aveva veduta già cambiare tre volte idea, passando da uno stile casual a uno formale, per poi ritornare a un casual elegante salvo, ancora, ricredersi.

« Mi sto domandando come sia possibile che tu appaia così meravigliosamente attraente anche in un momento di completo panico… » osservò egli, per tutta risposta, continuando a contemplarla con fare trasognato e, malgrado tutto, non potendo smettere di amarla, e di amarla così come mai un uomo sarebbe stato capace di amare una donna.
« Des… non sei di alcun aiuto se inizi a fare così! » protestò ella, coprendosi il volto con le mani, in quello che avrebbe avuto a potersi fraintendere qual un gesto di mal sopportazione e che, tuttavia, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual un tentativo volto a celare, in tal maniera, tutto il proprio imbarazzo per quell’uomo che non sembrava essere in grado di smettere di sorprenderla, e di sorprenderla con un amore del quale ella non si sarebbe potuta considerare meritevole e che pur egli non aveva mai mancato di rivolgerle, praticamente sin dal giorno del loro primo incontro « Mancano soltanto tre ore alla presentazione del secondo libro e non soltanto non so minimamente cosa poter indossare ma, soprattutto, non sono per niente sicura di poter sopportare tutto questo! » ammise, in quella che, in verità, non avrebbe avuto a doversi considerare una grande rivelazione, non laddove, in fondo, altro non avrebbe avuto a mancare di ripetere da quasi tre settimane « Lo sanno tutti che il secondo libro è sempre il più difficile: prima nessuno sapeva chi fosse Midda Bontor, ma ora ognuno ha le proprie idee, ognuno la vede a proprio modo… e il rischio di deludere i lettori è decisamente maggiore. »
« Mi ricordi perché hai iniziato a scrivere tutto questo…?! » domandò Desmond, sorridendole con dolce quiete, nel sollevarsi dalla posizione prona nella quale avrebbe avuto a doversi riconoscere soltanto per porsi a sedere sul loro letto e, in ciò, poterle offrire una migliore possibilità di confronto con lui, non volendole negare tutta la dovuta attenzione « E’ passato un anno, ormai, da quando hai iniziato a pubblicare queste storie in internet… e non mi pare di ricordare che, un anno fa, il tuo problema fosse quello di dover soddisfare i tuoi lettori. Anzi. Non ti interessava neppure avere dei lettori… »
« Lo sai perché ho iniziato a scrivere: è stata colpa di Jacqueline e della sua continua insistenza. » scosse il capo la donna, liberando il viso dalle proprie mani solo per poter rivolgere tutta la propria attenzione, insieme ai propri occhi color ghiaccio, in direzione dell’amato « Secondo lei, le fantasie che ho avuto mentre ero in coma meritavano una fine migliore dell’oblio a cui altrimenti sarebbero state destinate all’interno delle sue registrazioni delle nostre sedute… senza contare che, a suo dire, tutto ciò avrebbe avuto anche un importante ruolo terapeutico per me, nell’aiutarmi, sempre di più, a discriminare la verità dalla fantasia. » rimembrò, in quell’analisi nel confronto con la quale, in effetti, non avrebbe potuto sollevare la benché minima obiezione, non laddove, che le potesse piacere o meno, tutto ciò avrebbe potuto vantare una verificabile, e verificata, correttezza, avendola effettivamente aiutata a scendere maggiormente a patti con quel suo inesistente passato e con tutto il carico emotivo proprio del medesimo.
« E non è stato forse così…? » insistette egli, piegando appena il capo di lato in quella che, lo sapeva perfettamente, avrebbe avuto a doversi considerare soltanto qual una questione retorica, essendo effettivamente stato tale, in termini che ella mai avrebbe potuto rifiutarsi d’ammettere.
« … sì. » confermò ella, sbuffando e muovendosi a sedere sul letto, davanti a lui, per lasciarsi abbandonare fra le sue braccia, in una tenera stretta che, era consapevole, non le sarebbe mai stata rifiutata dal proprio compagno, dal proprio amato « E, prima che tu me lo chieda, è vero che non mi interessava neppure avere dei lettori… ma… diamine. Il primo libro è andato così bene che… non so… ho timore di star rischiando troppo con questo secondo. » ammise, storcendo le labbra verso il basso « Sai quanto la gente sappia essere cattiva verso un autore nel momento in cui questi tradisce le sue aspettative… e già mi immagino chi inizierà a criticare l’introduzione di un nuovo gruppo di comprimari fissi accanto a Midda. »
« Scherzi…?! » aggrottò la fronte l’uomo, cullandola con amore nel mantenerla adagiata contro il proprio petto « Lo sai che i tuoi lettori in rete hanno adorato Howe, Be’Wahr e Carsa Anloch!… » le volle ricordare, correttamente informato a tal riguardo, avendo a doversi considerare, a ragion veduta, fra i suoi più affezionati sostenitori « Anzi… il problema, al più, lo avrai con il terzo libro, quando li tirerai fuori di scena! »

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