11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 25 dicembre 2018

mercoledì 13 febbraio 2019

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« … che cosa?! » esclamò Rín, sgranando gli occhi nel confronto con quell’annuncio, per così come le venne riportato quella stessa sera da parte di Maddie « Dici sul serio?! Bontà divina… sarebbe semplicemente incredibile! »
« A me lo dici…?! » commentò la sorella, scuotendo appena il capo « Te lo sto raccontando proprio perché sei tu… ma, francamente, non riesco a credere neppure all’eventualità che qualcuno possa star vagliando una simile ipotesi. »

Al termine della cena, e della festa che, in tal modo, aveva desiderato celebrare l’uscita del secondo volume di “Midda’s Chronicles”, la famiglia si era inevitabilmente divisa in diversi gruppetti, ognuno impegnato in varie attività: così, se da un lato nonno Jules stava intrattenendosi con i propri nipotini, Santiago e Lourdes, con racconti della propria giovinezza e, in particolare, della propria vivace partecipazione al Mai 68, il Maggio francese, nulla rinnegando di quanto la Storia pur aveva finito con il banalizzare a poco meno di una “quasi-rivoluzione”; Matteo e Desmond si erano lasciati monopolizzare dalla trasmissione in diretta del derby cittadino, l’esito del quale, al solito, avrebbe probabilmente visto la vittoria della squadra di Des e la sconfitta di quella di Matteo, il quale, non per questo, avrebbe comunque smesso di sperare, e di sperare in qualche occasione di riscatto, da buon fedelissimo qual egli avrebbe avuto a dover essere riconosciuto; e Rín e Maddie si erano quindi concesse un’occasione di quiete chiacchiere fra sorelle, sorseggiando un ultimo calice di prosecco a conclusione di quell’intima celebrazione.
In tal contesto, quindi, Maddie non aveva potuto trattenere la notizia principale di quella giornata, e la notizia principale che, per sua fortuna, era riuscita a riportare in secondo piano le contrastanti emozioni da lei vissute nei riguardi dello sconosciuto ammiratore rispondente al nome di Basel. Perché, obiettivamente, se l’eventualità suggerita cautamente da parte del suo agente si fosse effettivamente concretizzata, quell’opera nata senza alcuna reale pretesa, pubblicata su un blog e, solo successivamente, finita già incredibilmente non soltanto a interessare, ma addirittura a infiammare il mercato editoriale, avrebbe compiuto un nuovo salto di qualità tanto straordinario quanto spaventoso, nell’incredibile notorietà a cui si sarebbe quindi ritrovata esposta, qualcosa tale da rendere anche l’incredibile successo di quella mattinata poco più che una questione di poco conto.

« Comunque… non è assolutamente detto che l’affare vada in porto, sia chiaro. » sottolineò Maddie, a moderare ogni possibile entusiasmo da parte della gemella « Appunto, attualmente è soltanto un’eventualità che sta venendo presa in esame da chi ne ha il potere… »
« E ti pare poco…? » sorrise l’altra, aggrottando la fronte.
« … poco?! Mi pare anche troppo! » corresse la prima, ancora francamente sconvolta all’idea « … anche se, devo essere sincera, un po’ mi spaventa l’idea. »

Qualunque autore, qualunque autrice, posto a confronto con la prospettiva di un adattamento cinematografico o televisivo della propria opera, non avrebbe potuto ovviare a essere semplicemente entusiasta per molteplici ragioni, a incominciare dall’ineluttabile riconoscimento del valore della medesima che ciò avrebbe rappresentato, per giungere, ovviamente, all’aspetto economico, e a quell’aspetto che, a meno di qualche spiacevole imbroglio a livello contrattuale, avrebbe visto senza ombra di dubbio alcuno incrementare all’inverosimile i guadagni per lui, o per lei, in relazione alla propria opera. In ciò, ovviamente, un certo margine di inquietudine sarebbe stato comunque comprensibile da parte di chiunque, ma quello a cui Maddie, in quel momento, stava offrendo riferimento, avrebbe avuto a doversi considerare qualcosa di completamente diverso. E qualcosa, nella fattispecie, che non avrebbe potuto allor coinvolgere alcun altro autore, o autrice, al mondo.
Perché, per lei, “Midda’s Chronicles” non avrebbe avuto a doversi allor fraintendere qual una semplice opera letteraria, per quanto, in tal senso, tanto si sforzasse di sospingere le proprie emozioni, a mantenere ben distinta la realtà dall’immaginazione: per lei, per una parte di lei, quantomeno, le storie racchiuse in quelle pagine avrebbero avuto ancora a doversi riconoscere quali memorie, e memorie di un mondo ormai lontano, purtroppo o per fortuna, nel quale, pur, ella aveva vissuto una vita intera, amando e odiando, combattendo, vincendo e perdendo, sopravvivendo. In questo, ovviamente, l’idea di veder impegnato qualunque regista, attore, sceneggiatore, scenografo, costumista, tecnico degli effetti speciali o che dir si voglia, allo scopo di dar corpo a quelle che, per il mondo, avrebbero avuto a dover essere ritenute semplici fantasie, non avrebbe potuto ovviare a rappresentare un profondo motivo d’ansia, laddove, in ogni caso, tutto ciò non avrebbe potuto ovviare a indispettirla o, peggio, a ferirla.
Se, infatti, un eventuale adattamento televisivo non si fosse dimostrato all’altezza dei suoi ricordi, in una sfida obiettivamente difficile da sostenere, quel prodotto, per quanto valevole, sarebbe risultato necessariamente qual una sorta di grottesca canzonatura di quanto, per lei, era stata vita, e vita vera, vita vissuta, vita sofferta, vita a volte rimpianta. Al contrario, nella pur rara eventualità in cui, altresì, quell’adattamento televisivo di fosse dimostrato all’altezza dei suoi ricordi, essere posta innanzi alla concretizzazione visiva delle proprie memorie, e delle immagini di luoghi e persone da lei irrimediabilmente perduti, non avrebbe potuto che imporle ragione di nostalgica sofferenza, e di sofferenza per una realtà che era giustamente stata costretta a ripudiare, e nel confronto con la quale, pur, ancora qualche volta aveva difficoltà a emanciparsi completamente, così come comprovato dall’esempio proprio di Basel in quella stessa mattina.
E se, quindi, estremamente complicato avrebbe avuto a doversi riconoscere il suo rapporto emotivo con quell’idea, in termini tutt’altro che banali, certamente la sola persona al mondo che non avrebbe esitato a comprenderla, e a comprenderla pienamente, anche senza bisogno di parole, sarebbe allor stata la propria gemella, a confronto con gli occhi della quale la sua mente, il suo cuore e il suo animo non avrebbero mai mancato di offrirsi qual un libro aperto…

« Ehy… ti sconvolge davvero così tanto l’idea…? » domandò quindi Rín, in un interrogativo del tutto retorico, nel ben conoscere la risposta e, in tal senso, nel cercare di spingere la sorella a tentare di razionalizzare quelle proprie emozioni, e quelle proprie emozioni chiaramente derivanti da una questione tutt’altro che completamente risolta nel merito dei propri tre decenni e più di coma, e della vita parallela che, in tale periodo, aveva creduto di aver vissuto « In verità, forse potrebbe anche essere una cosa positiva per te, sai? Oltre che dal punto di vista economico intendo… »
« In che senso…? » esitò la donna, osservando con aria smarrita la sorella, nel cercare di comprendere la logica alla base del ragionamento che doveva aver condotto a una simile conclusione.
« Non sono Jacqueline, e, forse, potrebbe essere meglio che tu ne abbia a parlare con lei… » premesse la prima, piegando appena il capo di lato nell’osservarla, e nell’osservarla in una posizione egualitaria, trovandosi l’altra seduta accanto a lei, sulla terrazza del proprio attico, a confronto con un meraviglioso cielo stellato e il profilo, in lontananza, delle montagne della valle « … ma, forse, poter vedere queste tue fantasie prendere corpo in una serie televisiva, potrebbe aiutarti a meglio estraniare i volti che affollano la tua mente, i tuoi ricordi, e che sovente ancor fraintendi fra coloro che ti circondano, sostituendoli con volti nuovi, con immagini nuove, con nuovi ricordi che abbiano a ricondurre tutto il discorso a quello che è e che è sempre stato: una semplice opera di fantasia. » argomentò, in un’analisi tutt’altro che banale, che non poté ovviare a colpire la propria interlocutrice, spingendola a rivedere le proprie posizioni, aggiungendo quell’alternativa prima neppur presa in considerazione e, probabilmente, utile a interpretare in maniera quietamente positiva quella notizia, a prescindere da qualunque risultato a cui simile sviluppo avrebbe potuto eventualmente condurre la propria opera.

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