11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 25 dicembre 2018

giovedì 14 febbraio 2019

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« E, comunque, ricordati di negoziare un ruolo da produttore esecutivo… » riprese e suggerì Rín, tornando ad affrontare la questione con maggiore leggerezza e, in tal senso, a volgere il proprio interesse non tanto verso questioni complesse e profonde, quanto e piuttosto decisamente più veniali, e veniali nella misura in cui, allora, non avrebbe potuto ovviare a suggerire tale possibile ruolo alla propria amata gemella, a garantirle occasione di poter supervisionare l’intero progetto in prima persona, riservandosi in tal maniera la possibilità di esprimere le proprie opinioni su qualunque possibile scelta « … è l’unica soluzione utile a evitare di perdere completamente il controllo della tua opera, con il rischio di ritrovarla poi confusamente ripartita fra le fantasie degli sceneggiatori, i desideri del regista e le imposizioni della produzione. »

Prima, tuttavia, che Maddie potesse interrogare ulteriormente la sorella a tal riguardo, incuriosita dalla questione da lei sollevata e dalle implicazioni del caso, una coppia di voci ben note ebbero allora ad invocare il suo nome, avvicinandosi rapidamente a lei, nel pretendere, da parte sua, quella doverosa attenzione che, dopotutto, qualunque bambino avrebbe domandato nel confronto con un adulto e, nella fattispecie, con un adulto verso il quale avrebbe provato allora un forte legame emotivo, e un forte legame emotivo qual quello che, in quegli ultimi due anni, non aveva mancato di essere instaurato fra una rediviva zia e i suoi nipotini…

« Zia Maddie! Zia Maddie! » esclamarono Santiago e Lourdes, giungendo a lei come due cuccioli desiderosi di attenzione, e subito aggrappandosi alle sue gambe, in quello che, senza fraintendimento alcuno, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual il preludio a un sit-it di protesta, volto a reclamare, evidentemente, il riconoscimento di un qualche diritto, o presunto tale.
« Devi raccontarci una storia! » proclamò il maschietto, con aria seria, calcando il tono nella declinazione, probabilmente illegittima, del verbo “dovere” e, ciò non di meno, dimostrandosi sufficientemente convinta nella propria rivendicazione da non poter offrire spazio a possibilità di opposizioni.
« Lo fai ogni volta! » puntualizzò la femminuccia, a dimostrare quanto, da parte sua, quello avesse a doversi riconoscere ormai qual un atto dovuto, e un atto dovuto conseguente a quello che ella stessa aveva riconosciuto qual un loro diritto acquisito, diritto che, in maniera quantomeno discutibile, i due avevano di conseguenza tradotto in dovere imposto all’amata zietta.
« … bambini… » tentò di richiamarli all’ordine la genitrice, inarcando il sopracciglio destro con aria critica verso quella coppia, non tanto a discapito della loro richiesta di attenzioni, quanto e piuttosto dei modi decisamente poco educati con i quali la stavano portando avanti.
« Non fa nulla. » la fermò, tuttavia, Maddie, appoggiandole delicatamente la mancina sull’avambraccio destro, a dimostrare quanto, da parte sua, avrebbe avuto quieto piacere di accontentare la coppia « Hanno ragione dopotutto: lo faccio ogni volta! »
« D’accordo… ma ormai iniziano a essere grandicelli per certe cose… » osservò la madre, aggrottando la fronte nel confronto con l’idea che, prossimi ormai ai dodici anni potessero ancora continuare a comportarsi in quella maniera, quasi non ne avessero più di otto.
« … appunto! » sorrise la zia, annuendo appena a conferma di quella corretta analisi « Proprio perché magari già ora della prossima volta non vorranno neppure più trascorrere del tempo con noi, direi di approfittare di questa occasione, finché ancora ci è concessa! »

A confronto con tale argomentazione Rín non ebbe quindi occasione di riservarsi ulteriore replica, giacché, in effetti, inevitabile avrebbe avuto a doversi considerare la crescita dei due pargoli e, probabilmente, molto prima di quanto mai avrebbero potuto entrambe rendersene conto, Santiago e Lourdes sarebbero giunti a quell’età tale per cui tentare di tenerli in casa, a trascorrere una serata in famiglia, sarebbe stata un’impresa impossibile, tale da rendere nostalgico il ricordo del tempo allor trascorso in compagnia del nonno, ad ascoltare vecchi racconti da sessantottino, o, ancor più, quello così trascorso in compagnia della zia, a pretendere da lei nuove storie, e nuove storie di mondi fantastici e di avventure leggendarie.
Storie, quelle che Maddie stava riservando ai propri nipotini, inedite in “Midda’s Chronicles”, e pur facenti parte di quel vasto, vastissimo bagaglio di ricordi, di memoria di una vita mai vissuta e, ciò non di meno, presente nella sua mente. Storie che, allora, non avrebbero potuto ovviare a entusiasmare non soltanto i due bambini, ma anche, in verità, qualunque altro ascoltatore, così come, in maniera innegabile, avrebbe già avuto a dover essere riconosciuta anche la stessa Rín, alla prospettiva di poter scoprire ancora un tassello in più di quell’incredibile viaggio mentale che la propria gemella aveva vissuto nel corso di quei trenta e più anni di coma.
Così, avvoltisi in una coperta, a contrastare quella leggera umidità propria della notte, e accovacciatisi ai piedi della zia, i due bambini, ragazzini invero ormai come giustamente evidenziato dalla madre, si apprestarono a concedere la massima attenzione alla loro cantastorie personale, più che desiderosi di scoprire di quale nuova, straordinaria impresa ella avrebbe loro narrato…

« Era il mese di Payapr di molti, molti anni prima che Midda Bontor iniziasse a essere conosciuta con il nome di Figlia di Marr’Mahew, e, a bordo della Fei'Mish del capitano Mas Fergi, la vita procedeva in maniera quietamente tranquilla, con giorni fortunatamente placidi come il mare attorno a essa. »
« Per Midda, all’epoca appena undicenne, quell’ultimo anno era stato decisamente impegnativo. Sin dal giorno in cui, scappata di casa nel cuore della notte, si era imbarcata clandestinamente su quella corvetta mercantile, molte erano state le avventure, piccole e grandi, che la bambina aveva vissuto. E, accanto al suo nuovo e fedele amico Salge, tanto ella aveva appreso, sia nel merito della vita a bordo di una nave, sia, e forse ancor più importante, nel merito dell’arte della guerra, per così come loro insegnata dal tanto severo, quanto premuroso, maestro Degan. »
« Ma se la volontà di imparare a combattere era in lei emersa nel desiderio di non avere più a sentirsi indifesa nel confronto con le minacce del mondo a lei circostante, così come era stato il giorno in cui la loro rotta aveva sfiorato quella propria di una nave pirata; apprendere l’arte della guerra ispirò la piccola Midda a offrire maggior attenzione al proprio spirito d’avventuriera e, in questo, a non sottrarsi mai a qualunque possibile occasione di guai le fosse offerta. Come quella volta in cui, durante un giorno di sosta nel porto di Tranith, ella ebbe a porre le mani su una mappa molto particolare, e la mappa di quello che, nella sua mente, immaginò essere un grande tesoro perduto. »
« Invocando a gran voce il nome del fedele Salge, Midda ebbe così a fare ritorno di corsa alla Fei'Mish, per condividere con l’amico quell’occasione straordinaria. Un’occasione che, tuttavia, non ebbe a trovare il medesimo, immediato, interesse in lui, non laddove, in fondo, troppi interrogativi avrebbero avuto a doversi considerare spiacevolmente privi di risposta innanzi al suo giudizio. Da dove proveniva quella mappa? Realmente avrebbe avuto a doversi riconoscere essere la mappa di un tesoro? E perché mai quell’ipotetico tesoro avrebbe dovuto considerarsi perduto, dal momento in cui sarebbe stato sufficiente seguire quelle indicazioni per poter raggiungerlo?! »
« Per la piccola dai rossi capelli color del fuoco e dagli azzurri occhi color del ghiaccio, tuttavia, quelli avrebbero avuto a doversi riconoscere qual dettagli privi di importanza. Dettagli a confronto con l’incognita propria dei quali ella di certo non avrebbe arrestato il proprio incedere né, ancor meno, si sarebbe negata occasione utile a porre le mani su un tesoro, ovunque esso fosse nascosto… che Salge l’avesse seguita oppure no! »

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