11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 25 dicembre 2018

domenica 10 febbraio 2019

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Se per la presentazione, il tempo ipotizzato era stato di un’ora, e quello poi effettivamente allocato si era dimostrato essere di un’ora e mezza, nell’irrefrenabile treno di domande che, oltre che dalla giornalista, anche dal pubblico vollero essere offerte; per gli autografi la mezz’ora inizialmente ipotizzata ebbe addirittura a quadruplicarsi, nella fila praticamente inesauribile di fan che, con ammirevole pazienza, non mancarono di presentarsi innanzi a lei, al solo scopo di poter riportare a casa a volte uno, a volte due, a volte persino cinque copie del suo libro. E se tutte praticamente tutta la fornitura del secondo volume ebbero subito a esaurirsi, in quella giornata anche una buona parte della riedizione del primo non mancarono di essere acquistate, con estrema soddisfazione, ovviamente, tanto da parte dell’editore, quanto da quella del suo agente. Dozzine, centinaia di volti, quindi, furono quelli che, uno dopo l’altro, passarono innanzi allo sguardo di Maddie, la quale, con gioia, accolse tutti quanti, chi con un sorriso, chi con un saluto, chi con un ringraziamento. E se, certamente, né a livello mondiale, né a livello nazionale, tale evento avrebbe potuto avere risalto, certamente a livello locale #middaschronicles ebbe occasione di salire immediatamente nelle classifiche di Internet, comprovando quanto, almeno per quella mattina, la presentazione del secondo volume delle Cronache avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual l’evento cittadino di maggior interesse e partecipazione. Fra tanti volti, fra tanti nomi scritti su quell’infinità di volumi che le furono posti innanzi, tuttavia, un volto in particolare ebbe a spiazzarla, suscitando nel profondo del suo cuore un inatteso sussulto: il volto dell’ultima persona che si ebbe a ritrovare innanzi, al termine di quell’apparentemente interminabile coda.
Un uomo, probabilmente a lei coetaneo, forse con giusto qualche anno in più, si presentò allora innanzi al suo sguardo con una carnagione scura e grandi occhi chiari, castani, quasi arancioni nelle proprie sfumature, nel confronto con i quali, proprio malgrado, ella non poté ovviare di sentirsi attratta, e attratta in maniera istintiva, quasi viscerale. Volendo porre quello sconosciuto a confronto con il suo compagno, Des avrebbe facilmente vinto la sfida, nel presentare una bellezza più classica, nonché quel fascino sfrontato un po’ da cattivo ragazzo, benché, in fondo, avesse a doversi riconoscere qual una pasta d’uomo: ma quell’estraneo, al di là di fattori di mera bellezza fisica, non avrebbe potuto mancare di vantare altri dettagli, altri particolari che, in fondo, innanzi al giudizio degli occhi color ghiaccio dell’autrice non avrebbero potuto mancare di imporle un profondo stato di confusione emotiva, per la quale, a posteriori, ella non avrebbe potuto mancare di vergognarsi.
Un uomo medio, quell’ultimo ammiratore, avrebbe avuto a doversi riconoscere, con una statura media, all’incirca sul metro e settanta o poco più, una corporatura media, con un peso quantificabile nei settanta chili o poco più, in un confronto decisamente per lui svantaggioso innanzi a Desmond, il quale, dall’alto del suo metro e novantacinque, e dei suoi novanta chili di fisico atletico, non avrebbe potuto imporgli, proprio malgrado, di sfigurare innanzi al giudizio di chiunque. Non che Maddie, con il suo metro e sessanta di altezza, avrebbe potuto porsi in competizione con alcuno dei due… anzi. Al di là, tuttavia, della statura media e della corporatura media, nulla di banale avrebbe avuto a doversi riconoscere nelle sue fattezze, nel suo volto, e in quel volto appena tondeggiante nel proprio profilo e lì contraddistinto non soltanto da quei due grandi occhi arancioni, ma, anche, da una coppia di carnose labbra, nonché da zigomi morbidi e da un naso leggermente schiacciato al centro del volto, tale da rendere evidente, al pari della sua carnagione, un’origine africana, e pur palesando allora caratteristiche somatiche di difficile identificazione, tali da suggerire, probabilmente, un’etnia mista.
Un volto, il suo, che benché al di lei sguardo avrebbe dovuto lì offrirsi qual incorniciato da una miriade di sottili treccine, ebbe allora e altresì a presentarsi qual caratterizzato da corti, cortissimi capelli praticamente poco più che rasati, tali di risultare appena una sfumatura di colore sul suo cranio allorché quella fluente e corvina chioma che, ella, avrebbe avuto lì ad attendersi.
Perché quel volto ella lo conosceva bene.
Perché quel corpo ella lo conosceva bene.
Perché quell’uomo ella lo conosceva bene.

“… Be’Sihl…”

Due sillabe, quelle così scandite nella sua mente, che non avrebbero potuto ovviare a sconvolgere completamente ogni suo senso di realtà, nel proiettarla nuovamente in quel mondo immaginario nel quale per oltre tre decenni di coma era stata proprio malgrado intrappolata.
Perché, con la sola differenza rappresentata dai suoi capelli, o, piuttosto, da quel taglio inspiegabilmente corto, e tale da offrirle un’immagine di lui qual mai, nel corso di tanti anni insieme, le era stata concessa, quell’uomo altro non avrebbe potuto essere identificato se non come Be’Sihl Ahvn-Qa… il suo Be’Sihl: il dolce locandiere che, per quindici anni, le era stato fedelmente vicino, come un amico, quasi come un fratello maggiore, senza mai chiederle nulla di più di quanto ella non sarebbe stata disposta a offrirgli, e in ciò dimostrandole, invero, un amore più grande di quanto mai ella non avrebbe potuto vantare di meritare.
… ella…
No. Quello non era il “suo” Be’Sihl. Per il semplice fatto che Be’Sihl Ahvn-Qa non era mai esistito e, con lui, Midda Bontor non era mai esistita. L’unica Midda Bontor “esistente” avrebbe avuto a dover essere riconosciuta quella impressa sulle copertine dei due volumi che, egli, in quel momento, teneva in mano, e di quei due volumi che egli, un perfetto estraneo, un lettore come tutti coloro che prima di lui le si erano presentati innanzi, desiderava potessero essere da lei autografati, in quanto autrice di quei romanzi, in quanto mente creativa dietro a quel mondo fantastico nel quale troppo a lungo era rimasta imprigionata e, a confronto del quale, avrebbe dovuto stare attenta a non sviluppare una qualche strana sindrome di Stoccolma, concedendosi, allora, di emozionarsi innanzi a uno sconosciuto in termini quantomeno offensivi per l’uomo meraviglioso che, alle sue spalle, pazientemente la stava allor attendendo da quasi quattro ore, e che, a differenza di Be’Sihl, avrebbe allora avuto a doversi riconoscere qual reale, e tanto realmente, quanto meravigliosamente, presente nella propria quotidianità.

« … sono per lei, o è un regalo…?! » si sforzò quindi di domandare Maddie, dopo aver inspirato profondamente aria nei propri polmoni e dopo averla buttata tutta fuori, a imporsi di riprendere il controllo, di ritrovare quella doverosa dignità fugacemente perduta.
« Sono per me. » annuì l’uomo, avvolgendo il suo cuore con la propria voce calda e sensuale, e quella voce che, non meno rispetto ai suoi occhi, ebbe nuovamente a sconvolgerla nella profondità delle proprie viscere, riaccendendo in lei emozioni, ricordi, sentimenti che non avrebbe dovuto permettersi di provare e che pur non riuscì a evitare di vivere in quel confronto.

Pregando affinché la propria esitazione avesse a fraintendersi qual segno evidente della stanchezza accumulata in quelle entusiasmanti, e pur lunghe ore, la donna accolse i due volumi offertile e indugiò per qualche istante a concedersi occasione di tentare di riprendere il controllo sulle proprie emozioni, sul proprio corpo, per così come sarebbe stato doveroso avvenisse, nel non vanificare il complesso cammino affrontato due anni prima con l’aiuto di Jacqueline, nel non mancare di rispetto a Desmair e, anche, nel non rischiare d’offendere quello stesso individuo, e quell’individuo la cui unica colpa, allora, avrebbe avuto a doversi considerare quella propria dell’incarnare un suo stupido sogno, e quel suo stupido sogno d’amore rispondente al nome di Be’Sihl. Così, con movimenti lenti, ella ebbe a sfogliare le prime pagine dei due volumi, superando le note dell’edizione e arrivando alla dedica stampata all’interno, che nel primo volume avrebbe avuto a doversi riconoscere qual rivolta alla memoria di sua madre, e nel secondo a suo padre e a sua sorella, e lì soffermandosi, per poter apporre, in aggiunta a esse, la propria firma, oppure quanto egli avrebbe desiderato richiederle.

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