11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

E con 2900 episodi di serie regolare, inizia oggi la grande corsa verso il mitico appuntamento del numero 3000!

Nota di costume: considerando tutti gli speciali e le tre storie sotto l'etichetta "Reimaging Midda", in verità, saremmo già al 3137... ma non importa!)

Sean, 4 maggio 2019

martedì 26 febbraio 2019

2833


« Io credo che la fenice non potesse intervenire in alterazione al normale flusso temporale della vita di Midda, per così come ella aveva scelto di agire. » ipotizzò la donna, riflettendo con attenzione su quella tematica, nel cercare di razionalizzare il frutto della propria stessa fantasia, per quanto incontrollata « Dal momento in cui ella aveva compiuto le proprie scelte, sancendo, nel bene o nel male, il proprio percorso di vita, impedirle di affrontare l’intera evoluzione del medesimo sino alla fine sarebbe stato violare la sua stessa libertà, imponendole arbitrariamente un percorso diverso. »
« E perché riportarla indietro, allora…? » insistette Basel, aggrottando appena la fronte « Sia chiaro… capirei benissimo anche laddove avesse a doversi considerare una semplice scelta di comodo, utile a non terminare in maniera anticipata la saga. Ma se davvero la fenice desiderava rispettare la libertà di scelta della donna, perché prelevarla a un passo dalla propria morte solo per riportarla indietro nel tempo, per lo più cancellandole la memoria di quanto accaduto…?! » domandò, senza intento critico a discapito dell’autrice, ma nella sola volontà di avere occasione di confronto con lei, sulle sue idee, sulle sue opere, e su quanto, forse, rimasto eccessivamente implicito all’interno della storia.
« Forse perché, in realtà, la presenza di Midda al di fuori del proprio mondo e del proprio tempo per oltre trent’anni, avrebbe avuto a doversi già riconoscere qual un’alterazione rispetto al giusto flusso temporale della sua vita… » suggerì la donna, provando a controbattere a quell’interrogativo tutt’altro che banale e che, anzi, avrebbe potuto quietamente dimostrare, da parte dell’uomo, una sincera attenzione all’opera e ai dettagli più sottili della stessa.
« Mmm… non sono convinto. » scosse il capo l’uomo, spingendo poi appena le labbra verso sinistra, con fare pensieroso « Cioè… per come la vedo io, da parte della fenice, al di là di tutto, resta comunque una certa ingerenza nella vita di Midda. E un’ingerenza anche sufficientemente marcata, anche se troppo celata dietro un’apparenza troppo buonista per avere a poterlo ammettere. » dichiarò, dimostrandosi relativamente critico verso la figura di quell’ancor non meglio contraddistinta entità cosmica « Se, per come appare, la fenice trascende il concetto stesso di tempo e spazio, offrendosi pienamente consapevole di tutto quello che è stato, quello che è e quello che sarà, addirittura in tutte le proprie infinite e distinte combinazioni alternative, volendo ovviare ad alterare il giusto flusso temporale della Figlia di Marr’Mahew, sarebbe stato per lei sufficiente porla in guardia dalle conseguenze negative del recupero della corona perduta della regina Anmel Mal Toise. E impedirle, in ciò, di liberarla… senza alcuna necessità, conseguentemente, di dover intervenire a sanare gli effetti di tale intervento. »
« Insomma… un po’ come a dire che, in verità, la fenice abbia una propria agenda segreta… » cercò di riassumere Maddie, non negandosi occasione di ponderare nel merito di tale chiave di lettura, e una chiave di lettura a confronto con la quale, in effetti, non si era mai fermata a riflettere quando ancora “era” Midda, nell’aver sempre giudicato in maniera positiva la fenice, e il proprio ruolo in quella che credeva essere la propria vita « Posizione senza ombra di dubbio interessante. » confermò, intimamente ferita all’idea di aver anche e soltanto a prendere in esame simile ipotesi e, ciò non di meno, non potendo ovviare a riconoscere un senso alla stessa « E, a tuo avviso, perché mai la fenice avrebbe voluto permettere a Midda di liberare proprio la regina Anmel dalla propria millenaria prigione…? »
« Ah… su questo non mi oso esprimere. » sorrise egli, levando nuovamente le mani in segno di resa nel confronto con lei « L’autrice sei tu e non desidero essere certamente io a definire lo sviluppo della storia. » puntualizzò, ben distinguendo il proprio ruolo di lettore, per quanto appassionato, dal ruolo di esclusiva competenza della propria interlocutrice, in quanto autrice « Ciò non di meno, rinchiusa nella propria prigione, la questione di Anmel non avrebbe potuto in alcun modo risolversi, né nel bene, né nel male, lasciando il tutto semplicemente in una indolente, e forse persino ignava, sospensione: una sospensione che, con l’arrivo di Midda, si è vista necessariamente alterata… rimettendo tutte le carte in giuoco per una nuova partita dal difficile esito. »

Maddie era sinceramente ammirata da Basel. Ammirata e, forse, anche imbarazzata, ma decisamente più ammirata che imbarazzata: sì… decisamente più ammirata che imbarazzata.
Per quanto, infatti, tutto quello di cui stavano allor parlando avesse a doversi riconoscere soltanto qual il parto della propria fantasia malata, quell’uomo, quel suo lettore, ne stava allora disquisendo insieme a lei quasi avesse a parlare di questioni reali, concrete, e concrete in eguale misura rispetto alla panchina sulla quale avrebbero avuto a doversi lì riconoscere seduti o, piuttosto, rispetto al terreno sotto ai loro piedi, all’erba attorno a loro, alle inferriate a delimitazione di quel parco o alle strade e agli edifici oltre di esse: in quel momento, in quel frangente, Basel stava affrontando quell’analisi, quel dialogo, con assoluta serietà, parlando di Midda, della fenice e della regina Mal Toise quasi avessero a doversi considerare persone, o creature, reali, e quasi egli avesse avuto occasione di essere presente a testimoniare quegli eventi, in termini tali per cui, quindi, nulla di tutto quello avrebbe potuto essere frainteso come qualcosa di immaginario, quanto e piuttosto qual un’esperienza fra loro condivisa, della quale avere possibilità di disquisire amabilmente così come di un qualunque possibile fatto di cronaca. E tutto ciò non avrebbe potuto che imbarazzarla, nel proprio ruolo di autrice, ma anche di compiacerla, suscitando in lei una ragione di sincera ammirazione per quell’uomo in grado di farla sentire tanto a suo agio parlandole di qualcosa di irreale quasi fosse l’unica e sola realtà con la quale avere a confrontarsi.
In ciò, quindi, ella era certa che avrebbe potuto trascorrere ore intere a chiacchierare con lui su quel mondo, su quegli accadimenti, analizzandoli, studiandone i retroscena, e cercando, magari con il suo aiuto, di cogliere evidenze sino a quel momento mai prese in considerazione, neppure quanto ancora tutto quello avrebbe avuto a dover essere riconosciuto, innanzi al suo giudizio, qual il proprio mondo, e gli accadimenti della propria storia personale. Ma per quanto, in quella giornata, più di un ora non mancò ella di spendere in sua compagnia, continuando a filosofeggiare in tal direzione, quell’incontro, quel loro atipico appuntamento, non avrebbe potuto concedersi la possibilità di proseguire per sempre… non, quantomeno, laddove, non programmato, avrebbe allora avuto altrimenti ad assorbire per entrambi l’intera giornata, distogliendoli, pur piacevolmente, dai propri rispettivi impegni, dalle proprie altre incombenze.
Fu così che, alla fine, fu un certo senso di responsabilità, da parte della medesima Maddie, a ricondurla all’idea di dover fare ritorno a casa, non potendosi concedere altro tempo in sua compagnia né potendo pretendere da parte di quell’uomo, per quanto squisitamente gentile nei suoi confronti, ulteriore tempo in propria compagnia.

« E’ stato un vero piacere rincontrarti, Basel… e poter avere occasione di scambiare quattro chiacchiere con te. » ebbe quindi ad alzarsi, introducendo, in tal modo, il momento ormai sopraggiunto del proprio commiato « Purtroppo credo di aver già abusato a sufficienza del tuo tempo e, in questo, probabilmente è meglio che io abbia a tornare alle mie questioni, lasciandoti proseguire con i tuoi impegni. »
« Il piacere è stato tutto mio, Maddie. » ricambiò egli, alzandosi a sua volta, per poterle rendere giusto omaggio in quel saluto « E’ stata una fortunata occasione quella riservataci… una fortunata occasione che mi ha concesso di scoprire quale persona meravigliosa abbia a celarsi dietro tanti racconti a loro volta semplicemente straordinari. » le sorrise, accennando un lieve gesto di inchino innanzi a lei.

E se pur, in quel momento, Maddie non avrebbe desiderato altro che riservarsi una nuova occasione di incontro con lui, magari lasciandogli il proprio numero di cellulare o il proprio indirizzo di posta elettronica, il timore di poter apparire eccessivamente spudorata nei riguardi di quell’uomo, che per giorni aveva quasi pedinato, la spinse a tacere, soffocando tale bramosia dietro a un sorrisetto imbarazzato.
Un desiderio inespresso, quello proprio della donna, che pur non mancò di trovare occasione di soddisfazione nelle parole che egli decise allora di rivolgerle, arrischiando quanto, a sua volta, avrebbe avuto a potersi ritenere qual un comportamento quantomeno sfacciato, e pur, ciò non di meno, avrebbe avuto lì a doversi riconoscere semplicemente quanto da lei sperato…

Nessun commento: