11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

giovedì 31 gennaio 2019

2807


Be’Sihl Ahvn-Qa morì.
Non un’opinione, non un argomento suscettibile di discussione, quanto e piuttosto una constatazione, un dato di fatto, una pura e semplice verità: Be’Sihl, figlio di Be'Soul e Ras'Meen, compagno di Midda, nonché padre adottivo di Tagae e Liagu, quel giorno morì. E, ma tale avrebbe avuto altresì a doversi considerare un’opinione, un argomento suscettibile di discussione, egli sarebbe morto lo stesso anche senza il conclusivo intervento di Desmair in sua opposizione, quella lama profondamente conficcata nel suo addome a sventrarlo qual olocausto offerto in sacrificio sull’altare, in conseguenza alle numerose, e gravissime, ferite già prima accumulate, e che non avevano avuto ragione di fermarlo soltanto in conseguenza della sua fiera caparbietà, di quell’irremovibile volontà guerriera qual pur mai, probabilmente, alcuno si sarebbe potuto attendere di ritrovare in lui, da sempre rimasto in ombra alle spalle della Figlia di Marr’Mahew.
Be’Sihl Ahvn-Qa, quindi, morì. E, secondo quanto poté poi riferire Zibi Torpa, che ebbe a doversi occupare personalmente del suo corpo, egli rimase morto per almeno tre quarti d’ora.
Tale, infatti, ebbe a essere il tempo necessario al cuore dello shar’tiagho per riprendere a pompare sangue, e a pompare sangue all’interno di arterie e vene in quel tempo già ricostruite a opera del miracolo, o della maledizione, rappresentata dalla nanotecnologia che, in quel brutale contagio, Desmair ebbe consciamente a trasferire nel suo corpo, con il solo, esplicito scopo di salvarlo, e di salvarlo da quella situazione dalla quale, altrimenti, difficilmente avrebbe potuto sperare di sopravvivere. E se pur dopo solo tre quarti d’ora il suo sistema circolatorio era stato ripristinato, furono necessari, in realtà, più di due giorni di quieta attesa prima che gli fosse concessa nuovamente la possibilità di aprire gli occhi sul mondo a lui circostante: due giorni nel corso dei quali, quelle microscopiche macchine che tanto prontamente si erano premurate di porre rimedio alla questione di prioritaria importanza, non soltanto ebbero a rigenerare completamente il suo corpo ma, anche e soprattutto, a integrarsi completamente in lui, moltiplicandosi esponenzialmente in maniera del tutto autonoma. Una presenza, quella propria di tale straordinaria, e temibile, tecnologia, che non avrebbe avuto a potersi considerare percepibile da parte dell’uomo, e che pur, da quel momento in avanti, lo avrebbe accompagnato per il resto della propria esistenza… e anche oltre.
Due giorni dopo la propria morte, quindi, Be’Sihl Ahvn-Qa, l’Implacabile, ebbe a riaprire gli occhi, scoprendosi disteso all’interno di un letto d’infermeria. E avendo a posare lo sguardo, per prima cosa, su colei che, pur in condizioni invero peggiori di quanto ormai egli non avrebbe potuto accusare essere, non aveva mancato di vegliare fedelmente sul suo riposo per tutto quel tempo: la cara Har-Lys’sha.
A differenza di Be’Sihl, Lys’sh non avrebbe avuto a poter vantare la presenza, nel proprio sangue, nelle proprie membra, di microscopiche macchine preposte a rigenerare ogni sua singola cellula, restituendole tutta la propria integrità in misura persino migliore rispetto a quanto non avrebbe potuto vantare in precedenza: in ciò, quindi, la giovane ofidiana avrebbe avuto a dover pazientare per un tempo di convalescenza decisamente maggiore rispetto a quello che, così, aveva contraddistinto il proprio compagno, rispettando il naturale corso degli eventi. Per tale ragione, pur lì seduta in una comoda poltrona innanzi a lui, ella avrebbe avuto a dover essere riconosciuta strettamente fasciata a livello addominale e con il braccio destro saldamente legato al collo, a immobilizzarlo e a minimizzare il rischio, in qualche incauto movimento, di compromettere il proprio ancor delicato stato di salute.
In verità, comunque, ella non avrebbe potuto lamentarsi del servizio medico offertole: per quanto, allora, privata di qualunque possibilità di parola in merito, Lys’sh si era vista immediatamente offrire le migliori cure che in quella base avrebbero potuto esserle offerte, ritrovandosi a subire in tempi strettissimi un delicato intervento tanto alla spalla, quanto e ancor più all’addome, per porre rimedio alle ferite subite. E se pur la prognosi avrebbe avuto a doversi considerare riservata almeno per una settimana, soprattutto per il rischio corso dalla sua spina dorsale, ella non avrebbe potuto rinunciare a restare al capezzale del proprio compagno d’arme, per poter essere lì presente, accanto a lui, nel momento in cui alfine avrebbe riaperto gli occhi…
… per poter essere accanto a lui in quel momento.

« Be’S! » esclamò ella, cercando di non agitarsi troppo nel cogliere in lui quel primo, palese, segnale di ripresa e, ciò non di meno, non potendo ovviare a dimostrare un certo entusiasmo a confronto con quanto, probabilmente, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta una maledizione, nell’aver in buona sostanza proiettato l’uomo all’interno dell’orrore proprio della Sezione I, e, ciò non di meno, in quel momento troppo facilmente equivocabile qual un miracolo, nella gioia, comunque, di non saperlo morto « … come ti senti?! »

Il silenzio di Be’Sihl durò per un lungo, lunghissimo istante. Un istante in cui, proprio malgrado, Lys’sh non poté ovviare a temere che qualcosa fosse invero mutato in lui, non soltanto nel suo corpo, quanto e piuttosto anche nella sua mente, e che, magari, egli fosse già stato tramutato in quella sorta di zombie nei quali tutti coloro infettati da quella nanotecnologia, un giorno, si sarebbero ritrovati a essere, quando, al termine della propria esistenza mortale, i loro corpi sarebbero stati mantenuti egualmente in vita, egualmente in attività da quelle microscopiche macchine e, in ciò, avrebbero procrastinato la propria violenza, la propria brutalità, anche oltre il limite della propria morte.
Fortunatamente per lei, ma ancor più per lui, quel pur lungo, lunghissimo istante, ebbe alfine a raggiungere la propria conclusione. Ed ebbe a raggiungerla nel momento in cui egli ritrovò voce, appellandosi, con aria confusa, alla propria interlocutrice…

« Lys’sh… » sussurrò egli, sbattendo le palpebre e osservandosi attorno, a cercare di meglio porre a fuoco la stanza ove si trovavano « … che cosa è successo? » domandò, nel mentre in cui, a poco a poco, la sua mente riprendeva a elaborare informazioni più o meno recenti, incluse, anche, quelle della propria morte, per quanto assurdo tale ricordo avrebbe avuto a dover essere « Dove siamo? »
« Grazie alla dea stai bene, Be’Sihl. » sospirò la giovane ofidiana, volgendo gli occhi al cielo in segno di lode, forse immeritata nel considerare la dinamica degli eventi, alla propria divinità « Ora è ancora troppo pericoloso per me pensare di prenderti a schiaffi… ma sappi che, non appena mi sarò ripresa, ti colpirò così forte che l’impronta delle mie cinque dita avrà a restare impressa sul tuo volto come un tatuaggio. »

Incerto nel merito delle ragioni della propria interlocutrice, e pur certo di meritarsi qualunque condanna ella avrebbe desiderato imporgli, lo shar’tiagho mosse delicatamente braccia e gambe, quasi a tentare di assicurarsi della possibilità di muoversi. E, nel non ritrovare apparente impedimento in tal senso, ebbe a tentare di risollevarsi, per porsi, quantomeno, a sedere su quel letto, a tentare di ritrovare controllo su di sé e sul mondo a sé circostante, ancor prima di impegnarsi a recuperare il controllo, evidentemente perduto, sui propri ricordi, e su quei ricordi che, ancora, insistevano per dichiararlo morto.
Nel riuscire a porsi a sedere su quel letto, Be’Sihl non poté allora ovviare a constatare quanto, in verità, non avrebbe potuto avere a lamentarsi di alcun genere di dolore fisico, e, anzi, per quanto concesso al suo sguardo, in quel momento non avrebbe neppure avuto a poter identificare la presenza di una singola medicazione sul suo corpo, né, tantomeno, di una qualunque ferita o, al più, testimonianza di passata ferita. E se pur, nel merito della propria morte, evidentemente qualcosa nella sua mente, nei suoi ricordi, avrebbe avuto a doversi riconoscere ancor privo di sincronia nel confronto con la realtà; la totale assenza della benché minima evidenza di una delle tante ferite da lui riportate, non avrebbe potuto ovviare a confonderlo maggiormente, nella certezza che pur, allora, avrebbe avuto a vantare in tal senso….

«  … che cosa è successo, Lys’sh?! » si ripeté, insistendo in quell’interrogativo.

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