11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 25 dicembre 2018

mercoledì 9 gennaio 2019

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« Se anche fosse sempre stato così, ciò non significa che ora non potrebbe essere diversamente… » propose pertanto, scevra di qualunque arrogante possibilità di fraintendimento, priva di qualunque apparente volontà di imposizione, quanto e piuttosto desiderosa di definire, allora, una possibilità alternativa, e un’alternativa forse mai presa in considerazione rispetto a tutto quello, un’alternativa non impositiva, non imperativa, quanto, e per l’appunto, facoltativa, e pur contraddistinta da quel possibilismo positivo che, forse, allora, avrebbe potuto completamente capovolgere la situazione per così come sino a quel momento protrattasi, offrendo un nuovo punto di vista e, in tal senso, magari offrendo l’opportunità di interrompere quell’assurdo e interminabile ciclo di disavventure nelle quali, in una maniera o nell’altra, tanto Midda quando Be’Sihl si ponevano da troppo tempo intrappolati, forse e anche in conseguenza al proprio stesso approccio al problema, al proprio stesso approccio alla vita.

Ma per quanto, eventualmente, e pur di difficile discriminazione, avrebbe avuto a doversi riconoscere interessante, allettante quella proposta, e quella proposta allor volta a concedere loro qualcosa di diverso, a garantire loro qualcosa di nuovo, impossibile, in quell’occasione, fu per Lys’sh avere possibilità di scoprirlo. Giacché troppo a lungo si era protratto il loro indugio in un contesto che pur non avrebbe perdonato alcuna perdita di tempo, in termini tali per cui, loro malgrado, l’effimera, e illusoria quiete che aveva contraddistinto quegli ultimi istanti di confronto e di riflessione avrebbe avuto a infrangersi aspramente contro la pericolosa avversione propria di un drappello antagonista, sopraggiunto a verificare quanto stesse lì accadendo in conseguenza dell’assenza di repliche da parte dei loro compagni, e di quei compagni in parte semplicemente posti fuori gioco, e in parte direttamente e irrimediabilmente uccisi. E se loro interesse avrebbe avuto a doversi considerare quello volto a mantenere riservato l’accesso a quell’area del deposito, la loro dedizione a tale  impegno ebbe a dimostrarsi immediatamente palese, nel momento in cui, senza riservarsi alcuna possibilità di esitazione, o di avviso preliminare, essi ebbero allora a sguainare le proprie lame e a cercare occasione di conflitto in contrasto a quei due intrusi, rinunciando saggiamente all’impiego di armi da fuoco nella piena consapevolezza di quanto, allora, troppo facile sarebbe stato ferire o, peggio, uccidere, uno dei bambini alle loro spalle, con conseguenze comunque spiacevoli, dalla perdita di un prezioso articolo che avrebbe reso loro notevoli guadagni, finanche a un qualche cataclisma peggiore, laddove a morire fosse stato il bambino sbagliato e, magari, quello atto a contenere il potere distruttivo della propria controparte, così come la piccola Liagu avrebbe avuto costantemente e inconsapevolmente a compiere per suo fratello Tagae.
A rendersi conto per prima di quanto stesse lì accadendo, ovviamente, non poté che essere la stessa Lys’sh, gli affinati sensi della quale, pur distratti dal dialogo in corso e in questo privatisi dell’occasione di anticipare con maggior dilazione quell’attacco, si dimostrarono comunque utili a cogliere il loro arrivo quel minimo istante necessario per garantire loro un’adeguata reazione, e per ovviare, in ciò, a precipitare inopportunamente in un’imboscata. E se, allora, nel confronto con la repentinità di quegli eventi, ella non ebbe neppure occasione di elevare parola per avvisare il proprio compagno d’arme, limitandosi a estrarre il proprio pugnale e ad assumere una postura di guardia; Be’Sihl, pur posto di spalle innanzi all’imminente pericolo, ebbe a ben comprendere la ragione di quell’improvviso gesto e, in ciò, ebbe a reagire, e a reagire con mirabile subitaneità nel lasciar ricomparire fra le proprie mani la coppia di corte lame ricurve e, immediatamente, nel voltarsi, per essere pronto ad accogliere al meglio qualunque minaccia…
… minaccia che, nella fattispecie, ebbe lì a concretizzarsi nelle fattezze proprie di un canissiano, e di un canissiano che, armato con un’inelegante, e comunque efficace, daga, si stava proiettando a suo discapito, pronto a trafiggerlo, da parte a parte, in un violento e letale affondo all’altezza delle sue reni, prima, o del suo basso addome, in quel particolare momento. Un’occasione, quella così ricercata da parte del proprio avversario, a fronte della quale lo shar’tiagho non si concesse  la benché minima occasione di indolenza, reagendo, altresì, con subitaneità e, malgrado la disparità nelle dimensioni delle rispettive armi, ben impiegando quelle due corte lame a sua disposizione allo scopo di deviare l’affondo per così come a lui diretto, imprigionando e reindirizzando il metallo votato a suo discapito verso la propria mancina, prima di concedersi, in ciò, occasione di risposta nel tentare, con un amplio movimento del proprio destro, di ricambiare la cortesia rivoltagli aprendo la gola di quella sorta di licantropo alieno. Un tentativo assolutamente lodevole, il suo, che tuttavia non ebbe a incontrare nella controparte quella mancanza di istinto di autoconservazione giustificatrice, in tal frangente, della propria possibile condanna, vedendo il canissiano, altresì, balzare rapido all’indietro, a eludere quella traiettoria di morte che avrebbe altrimenti condotto la corta lama ad aprirgli la gola e, in ciò, guadagnandosi di diritto una nuova occasione utile a tentare di porre fine alla vita di quell’intruso.
Non in solitario progresso, invero, avrebbe avuto a doversi riconoscere quel nuovo arrivato, accompagnato, allora, da altri cinque colleghi, cinque compagni che, di diverse specie e generi, avrebbero avuto lì tutti a riconoscersi contraddistinti da un unico e importante scopo: liberarsi dell’incomoda presenza rappresentata da Be’Sihl  e Lys’sh. E se a discapito del primo già si era slanciato il canissiano, in opposizione alla seconda non mancarono di impegnarsi, allora, ben due antagoniste, una donna umana e una donna feriniana.
Non una parola venne lì pronunciata, non un tentativo di intimidazione o un’enfatica affermazione venne proposta, a tentare di ovviare al conflitto, o a spingere la controparte alla ritirata: sul fronte dei guardiani di quel container, di quel prezioso carico, l’unico destino al quale avrebbero avuto a dover essere condannati i due intrusi avrebbe avuto a dover essere riconosciuto la morte, come semplice conseguenza della loro presenza in quel luogo; sul fronte degli intrusi, potenziali ladri di quel prezioso carico o, forse, liberatori di quegli sventurati pargoli, l’unica conclusione utile di quel conflitto non avrebbe potuto essere allora se non la morte di coloro i quali, tale luogo, stavano così appassionatamente sorvegliando, per garantirsi occasione di proseguo nel proprio cammino, qualunque direzione esso, alfine, avrebbe avuto a volersi riservare.
Non una parola venne lì pronunciata, ma, a compenso di tale assenza, molte imprecazioni non mancarono, su ambo i fronti, di essere sussurrate a denti stretti, accompagnando ogni singolo movimento nel quale, le rispettive lame, venivano condotte a saettare, a destra e a manca, in un conflitto che, al di là di tutta la straordinaria tecnologia propria di quei mondi, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual ricondotto alla propria più naturale e intima essenza di una primordiale e animalesca lotta per la sopravvivenza, non dissimile da quella che avrebbe potuto contraddistinguere un conflitto su un pianeta primitivo e barbarico come quello d’origine di Midda e Be’Sihl, proponendo un’interessante minimo denominatore comune fra tanto differenti civiltà, tanto differenti mondi, tanto differenti culture: alla fine di tutto, l’unico insegnamento che da ciò avrebbe potuto essere proposto a ipotetici testimoni esterni, sarebbe quindi stato quanto non un discorso di specie, non un discorso di razza, non un discorso di progresso umanistico o tecnologico sarebbe potuto valere come distinguo nel momento in cui, alla fine, tutto si fosse ricondotto a una questione di violenza, a un conflitto nel quale alcun valore, alcun ideale avrebbe potuto riservarsi dignità, al di là della difesa della propria vita, della propria possibilità di futuro e, con essa, della propria autodeterminazione a confronto con ogni avversità e con ogni parere contrario.
In ciò, anche Lys’sh, pocanzi apparentemente promotrice di un diverso approccio, e un approccio più moderato, più progressista rispetto alla brutalità dimostrata dal proprio compagno d’arme, non poté ovviare ad agire secondo le medesime dinamiche dello stesso, spinta in tal senso dal medesimo desiderio di un futuro proprio dello shar’tiagho. E, in ciò, anche la lama di Lys’sh non ebbe quindi a muoversi in termini più moderati rispetto a quelli dell’amico, del commilitone, fendendo l’aria con azioni rapide e incisive, volte a tentare, in maniera irrevocabilmente definitiva, di porre la parola fine sull’esistenza di quelle anonime controparti, di quelle due donne contro di lei schierate per ragioni non conosciute, e nel merito delle quali, se soltanto ella avesse voluto indagare, avrebbe probabilmente dovuto pagare tale curiosità con la propria stessa vita, a un prezzo che non si voleva considerare ancora pronta a pagare.

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