11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E con 2900 episodi di serie regolare, inizia oggi la grande corsa verso il mitico appuntamento del numero 3000!

Nota di costume: considerando tutti gli speciali e le tre storie sotto l'etichetta "Reimaging Midda", in verità, saremmo già al 3137... ma non importa!)

Sean, 4 maggio 2019

martedì 8 gennaio 2019

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Ancora una volta parole dure, parole impietose, quelle proprie di Be’Sihl, in questo frangente non tanto rivolte a discapito di terzi, quanto e piuttosto a proprio stesso discapito, e a discapito della propria amata, nell’impegno evidente a tentare di contenere, di soffocare, qualunque romantico fraintendimento nel merito del suo ruolo, o del ruolo, con lui, della sua amata Midda, in tutta quella storia, e in quella storia per loro chiamata vita. Benché, infatti, soprattutto attorno alla Figlia di Marr’Mahew, all’Ucciditrice di Dei, alla Campionessa di Kriarya, e così via dicendo con molti altri nomi, con molti altri appellativi, nel loro mondo d’origine non fossero mai mancate canzoni e ballate, in termini tali da renderla, a tutti gli effetti, una vera e propria leggenda vivente; fondamentalmente errato sarebbe stato riservarsi l’opportunità di confondere la donna con il mito, la vera Midda con l’immagine artefatta e idealizzata di lei per così come proposta dai bardi e dai cantori, intenti a cercare un’eroina ancor prima di qualunque, forse meno edificante verità.
Un fondamentale errore che, troppo banalmente, avrebbe potuto essere invero commesso da chiunque, anche ed eventualmente da un amico, da una vera e propria sorella d’arme qual Lys’sh avrebbe potuto vantare d’essere divenuta in quegli ultimi anni insieme, un amico innanzi al giudizio del quale, ancora una volta, troppo facilmente ella avrebbe potuto essere obliata nella propria effettiva natura, e, semplicemente, considerata alla luce di quanto, altresì, sarebbe stato più facile, più piacevole, più gradevole prendere in esame, per renderla una donna praticamente perfetta innanzi ai propri occhi. E se, fra tutti i numerosi compagni e amanti che ella aveva avuto nel corso della propria vita, Be’Sihl era stato l’unico in grado di resisterle a fianco per tanto tempo, tale apparentemente straordinario traguardo era stato da lui raggiunto in sola grazia di uno sguardo sincero nel confronto con l’immagine della donna da lui amata, e uno sguardo non volto a considerarla una donna praticamente perfetta, ma, semplicemente, una donna, con i suoi sicuramente molti pregi e i suoi altrettanti difetti. Difetti a confronto con i quali egli non si era mai illuso di poter intervenire in qualsivoglia maniera, non sforzandosi, in ciò, di cambiarla, di mutarla, di imporle di essere qualcosa di diverso da quanto, altresì, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta essere. Così, benché egli avesse a soffrire il distacco da lei a ogni sua più o meno pianificata fuga, egli lo aveva imparato ad accettare, aveva imparato a scendere a patti con l’idea che ella non avrebbe mai potuto essere se stessa nel limite di una qualsivoglia ripetitiva quotidianità, e in questo, per esempio, era stato l’unico fra coloro della Kasta Hamina che mai si era sorpreso, che mai si era sconvolto, in ogni occasione nella quale, per mille ragioni diverse, ella si era riservata opportunità di allontanamento da loro, anche per quasi un intero anno, un ciclo completo.
Forte di tale sguardo disincantato, seppur profondamente innamorato, nel confronto con lei, Be’Sihl non avrebbe mai potuto ignorare l’evidenza di quanto molte, troppe volte, ella non avrebbe seguito i dettami di quella idealistica morale da romantica eroina qual, troppo facilmente, le avrebbe potuto essere attribuita, non desiderando incarnare, in sé, niente di tutto ciò, quanto e piuttosto volendo, altresì, poter avere l’occasione di vivere in coerenza con se stessa, tuttalpiù seguendo la propria morale, quella propria bussola interiore atta a definire quanto per lei sarebbe stato giusto e quanto per lei sarebbe stato sbagliato, a prescindere dal giudizio della massa… un giudizio che, del resto, avrebbe avuto a doversi riconoscere purtroppo contraddistinto da un’eccessiva mutevolezza, in termini tali per cui, allora, in maniera a dir poco banale sarebbe stato possibile invertire radicalmente il concetto di giusto e di sbagliato, sulla base di un qualche, tanto estemporaneo quanto viscerale malumore. Così, laddove la cosiddetta massa avrebbe potuto un attimo prima promuovere un ideale di integrazione fra specie umana e altre specie non umane, un attimo dopo la stessa massa avrebbe potuto altresì inneggiare a un clima di segregazione, ponendo dei forti distinguo fra umani e chimere, se non, addirittura, fra umani e umani, sulla base della propria origine, del proprio accento, del colore della propria pelle, o di molto altro ancora. Non erroneo, quindi, avrebbe avuto a dover essere ritenuto l’impegno proprio di Midda al fine di trascendere da tutto ciò, al fine di isolare la propria morale dalla morale della massa, e di avere a seguire, eventualmente anche controcorrente, i propri ideali, sempre e comunque. E se anche, quindi, una qualche estemporanea morale di massa avrebbe condannato con disprezzo l’idea del furto, ella non si sarebbe mai fatta scrupolo a rubare laddove, al contrario, nella propria morale personale tale furto sarebbe stato giustificato; così come, ancora una volta, laddove una qualche estemporanea morale di massa avrebbe gridato scandalo all’idea dell’omicidio, tuttavia magari nel contempo inneggiando in favore di molte differenti declinazioni del medesimo concetto, ella non si sarebbe mai posta scrupolo a uccidere laddove, al contrario, nella propria morale personale tale omicidio sarebbe stato giustificato.
In tutto ciò, quindi, ella non avrebbe mai potuto essere fraintesa qual quella straordinaria eroina che pur, in molti, avrebbero avuto piacere a considerare, quel baluardo di idealistici valori a confronto con i quali plasmare l’idea stessa di mito. Né, ancor meno, avrebbe avuto a dover essere frainteso egli stesso, il quale, non diversamente da lei, non avrebbe mai voluto incarnare nessun particolare valore, al di fuori, eventualmente, del proprio amore incondizionato per quella donna, e un amore reale e sincero, un amore volto non a ricercare, in lei, qualcosa di diverso da quanto ella non fosse, quanto e piuttosto esattamente ciò che ella avrebbe avuto a doversi riconoscere essere, con buona pace del giudizio di chiunque altro.
E se pur, a confronto con tale invito tutt’altro che scontato, tutt’altro che banale, la giovane ofidiana avrebbe avuto a doversi riservare necessariamente occasione di intima riflessione, a distinguere quanto, nel profondo del proprio cuore, ella stesse volgendo uno sguardo sincero e disilluso nei riguardi della propria sorellona, piuttosto che, al contrario, su di lei stesse proiettando un’immagine distorta, e un’immagine volta a renderla qualcosa di diverso da quanto ella non fosse mai stata; qualcosa, nel profondo del cuore di Lys’sh, ebbe a ribellarsi all’interpretazione della realtà per così come allora suggeritale. Una ribellione, in tutto ciò, allor non motivata da chissà quale idealizzazione della realtà, quanto e piuttosto da una forse ingenua e ottimistica interpretazione della stessa, e di una realtà che, allora, non avrebbe avuto a dover essere considerata qual scolpita nella roccia, e destinata a restare tale in maniera perpetua, dall’origine del Creato sino alla fine dei tempi, quanto e piuttosto una realtà mutevole, una realtà in continuo divenire, e, in tal senso, una realtà che avrebbe anche avuto a riservarsi l’opportunità di adattarsi, e riadattarsi, di volta in volta, non necessariamente a seguire la sin troppo altalenante morale della folla, quanto e piuttosto a permettere, comunque, un accrescimento interiore del singolo, una continua maturazione, e la costante ricerca di una versione migliore di sé, mai ritenendo di aver ormai raggiunto la pienezza, mai commettendo l’errore di credere di non poter più cambiare, e cambiare in meglio.
Così, la giovane donna serpente, pur non volendo rinnegare la profonda saggezza intrinseca nell’opinione del proprio interlocutore, non avrebbe neppure voluto accettare che, nel confronto con una realtà diversa da quell’intima consapevolezza di quanto allora avrebbe avuto a doversi ritenere giusto compiere, giusto agire, nel non potersi permettere occasione di abbandonare quei bambini. Ragione per la quale, senza in ciò voler sostituire la realtà con una visione idealizzata della stessa, senza in ciò voler fraintendere né Be’Sihl, né Midda, o chiunque altro, con un qualche concetto mitizzato degli stessi, ella non avrebbe voluto, né potuto, permettersi di rinunciare all’occasione di tentare di nobilitare quella realtà, spingendola, spronandola verso una versione migliore di se stessa. E non qual azione fine a se stessa, quanto e piuttosto qual tentativo volto a estinguere quel debito morale che ella non avrebbe potuto ovviare a riconoscere nei riguardi della stessa Figlia di Marr’Mahew, quella donna che, pur non avendo a essere l’eroina che in molti non avrebbero mancato di idealizzare, non avrebbe neppure potuto vedersi negata la verità di nobili ispirazioni, qual quella che, alcuni anni prima, aveva frenato la mano della stessa Lys’sh dall’agire con eccessiva brama di sangue e di morte a discapito di colui responsabile per il genocidio della propria gente, in una scelta a confronto con la quale ella non avrebbe mai potuto ottenere realmente la vendetta desiderata… non, quantomeno, sottraendolo a una vita di sofferenza e di patimento rinchiuso qual si poneva all’interno di un campo di lavoro in una miniera lunare per l’estrazione dell’idrargirio, per concedergli frettolosamente il più gradevole abbraccio morte.

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