11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

domenica 13 gennaio 2019

2789


« Ma non ti fa male…?! » non poté fare a meno di domandare alla volta dello shar’tiagho, aggrottando la fronte con aria quantomeno meditabonda nel confronto con una tale espressione di disapprovazione.
« Mmm…? » esitò l’altro, non comprendendo il senso di quell’interrogativo.
« Mantenere quell’espressione sul tuo volto, intendo. » puntualizzò Sterne, cercando ancora una volta di stemperare il gelo della situazione per così come creatasi fra loro « Se ci tentassi io, molto probabilmente mi verrebbe un crampo o qualcosa del genere… » commentò non senza una certa ironia e autoironia.
« Abitudine. » concluse Be’Sihl, in una menzogna spudorata, giacché, in verità, quell’espressione sul suo volto non avrebbe avuto a doversi riconoscere qual qualcosa di consueto per lui, se non, quantomeno, in quegli ultimi mesi, sin dal momento della caduta in battaglia della propria amata Midda, evento che, francamente, sperava di essere in grado di riscrivere quanto prima, in ciò cancellando completamente la necessità di rendere tutto ciò realmente un’abitudine dal proprio punto di vista.

Invero, in un diverso contesto, in un’altra situazione, lo shar’tiagho non avrebbe avuto ragione di impegnarsi a imporsi una così testarda indifferenza nei riguardi di quell’uomo, anche laddove consapevole del fatto che egli avrebbe potuto presto tradursi in un proprio avversario, in un proprio antagonista: al contrario, in un diverso contesto, in un’altra situazione, egli avrebbe avuto a impegnarsi volentieri in quel dialogo al fine di comprendere di più nel merito della storia personale del proprio interlocutore, e delle ragioni che lo avevano condotto a essere lì, in quel frangente, nella volontà di individuare un qualche possibile fronte emotivo, in lui, al quale poter tentare di appellarsi per ovviare anche al più ineluttabile degli scontri, trovando una qualche insperata occasione di comunione con lui. Ma, appunto, tutto ciò sarebbe avvenuto soltanto in un diverso contesto, in un’altra situazione, con un diverso Be’Sihl seduto al suo posto.
In quel contesto, in quella situazione, purtroppo per entrambi, lo shar’tiagho non avrebbe avuto ragione di concedersi alcuna benevolenza verso quell’interlocutore, proprio ove consapevole del fatto che egli avrebbe potuto presto tradursi in un proprio avversario, in un proprio antagonista: meno punti di contatto emotivi avrebbero avuto a crearsi fra loro, e più semplice, più facile, sarebbe stato per lui, alla fine, riservarsi la possibilità di ucciderlo, quando sarebbe venuto il momento, senza, in questo, trovare la propria mano frenata da alcunché. E laddove egli non desiderava riservarsi la benché minima possibilità di esitazione nell’agire, e nell’agire in suo contrasto così come in opposizione a chiunque si fosse frapposto, realmente o idealmente, fra lui e la propria amata Midda, egli non avrebbe potuto che preferire mantenere le distanze, soprattutto emotive, rispetto a chiunque, a non porre alcuno sgradevole ostacolo innanzi alla propria mano.
Così, con buona pace di Sterne, nulla di quanto questi avrebbe potuto provare a dire o fare in direzione del proprio compagno di viaggio nella volontà di stabilire le basi per una qualche amichevole relazione professionale fra loro sarebbe stato da lui accolto. E, anzi, l’unico motivo per il quale, obiettivamente, in quel frangente, Sterne avrebbe avuto a doversi considerare ancora in grado di respirare, avrebbe avuto a dover essere identificato nell’inconsapevolezza, per lo shar’tiagho, nel merito della loro destinazione finale, della loro ultima meta, ragione per la quale, se soltanto avesse commesso l’imprudente errore di uccidere con eccessivo anticipo il proprio interlocutore, la propria intera missione avrebbe avuto sgradevolmente a vanificarsi, in termini che egli non avrebbe mai potuto perdonarsi.
Forte di tale consapevolezza, quindi, Be’Sihl, il “sadico psicopatico” per così come era stato descritto solo pochi giorni prima da Korin Holderein, non ebbe difficoltà a trattenere i propri desideri omicidi, non laddove la propria brama di sangue, in verità, avrebbe avuto a doversi riconoscere soltanto qual una mera conseguenza della propria necessità di tornare a stringere, quanto prima, l’amata Midda Bontor fra le proprie braccia, o, quantomeno, di poter comunque donare nuovamente a lei occasione di svegliarsi, e di risvegliarsi da qualunque incubo nella quale Desmair poteva averla fatta precipitare, anche laddove questo avrebbe potuto significare, per lui, non essere lì presente a offrirle l’affettuosa accoglienza che pur avrebbe desiderato poterle rivolgere.

« Se mi posso permettere la domanda… ma fra te e il tuo amico c’è forse qualcosa di più di semplice complicità criminale…?! » domandò Larr’Ehn, nel proseguire le chiacchiere con Lys’sh, a inconsapevole compensazione del silenzio nel quale, altresì, Be’Sihl e Sterne avrebbero avuto a doversi considerare contemporaneamente precipitati.
« … come?! » esclamò l’ofidiana, strabuzzando gli occhi a quella prospettiva « Oh no. No davvero! » escluse fermamente, scuotendo il capo e offrendo un tirato sorriso nel confronto con quell’idea « In verità, addirittura, è il compagno della mia migliore amica… praticamente una sorella per me. » dichiarò, in un’affermazione quietamente sincera, onesta, non avendo ragione di che mentire a tal riguardo, non laddove, altrimenti, la situazione avrebbe potuto poi rivelarsi quantomeno complicata da gestire.
« Uhm… e questa tua sorella sa che cosa state combinando insieme tu e lui? » sembrò volerla maliziosamente provocare la tauriana, aggrottando appena la fronte « Cioè… potrei sbagliarmi, ma non mi sembrate propriamente nella posizione di avere una famiglia alla quale poter far ritorno nel breve periodo. »

L’incoerenza posta in evidenza dalle curiose domande di quell’interlocutrice non poté ovviare a far suonare un pericoloso campanello d’allarme nella mente della giovane donna rettile, nel rendersi conto, probabilmente, di essersi stolidamente appena complicata la vita nel tirare in ballo la sola idea di Midda, allorché, più semplicemente, confermare quietamente lo scenario suggeritole in un’eventuale complicità emotiva fra lei e Be’Sihl. Tuttavia, fosse allora riuscita a trovare il modo di recuperare la gestione del dialogo, e, soprattutto, fosse stata in grado di banalizzare l’errore appena commesso, probabilmente la questione sarebbe rapidamente caduta nell’oblio, nel clima comunque ciarliero di quel momento.
Così, ricorrendo alla scelta più banale e, ciò non di meno, più azzeccata possibile per il momento in questione, ella decise di provare a rigirare la medesima questione rivoltale sulla propria interlocutrice, spostando repentinamente il discorso da se stessa all’altra…

« Beh… e di te e Sterne che mi dici?! » le domandò pertanto, sorridendo con malizioso ammiccamento verso di lei « Vi è forse del tenero fra di voi…? »
« Scherzi…?! » fu il turno dell’altra di strabuzzare gli occhi, seppur per una motivazione assolutamente diversa da quella resa propria dall’ofidiana pocanzi « Forse non te ne sei resa conto, ma io sono una tauriana e lui è un umano… anche ci fosse mai voluto essere del tenero, sarebbe fisicamente impossibile per lui riuscire a soddisfarmi. Non so se mi riesco a spiegare… »
« Oh… »  esitò tuttavia l’altra, non avendo avuto francamente a poter prendere in esame quella particolare interpretazione della situazione per così come da lei suggerita « Vuoi dire che voi tauriane non vi incrociate mai con altre specie…? »
« No… a meno di non voler uccidere il poveretto che potrebbe capitarci fra le mani. » sorrise Larr’Ehn, scuotendo vigorosamente il capo « L’accoppiamento nella mia specie non è propriamente qualcosa di indolore… ma, comunque, è così che funziona. E, francamente, con tutto il dovuto rispetto, non un umano, non un canissiano, non un feriniano, non un ofidiano, né qualunque altra creatura potrebbe mai riuscire a sostenere la forza di un amplesso tauriano. Non con una donna, non tantomeno con un uomo della mia specie. » puntualizzò, dimostrando poi un certo disgusto all’idea « Diciamo che vi è una ragione per cui gli umani e gli ofidiani sono fra le specie più diffuse nella galassia, e più sovente ibridate, anche reciprocamente, a dispetto di tutte le supposte differenze biologiche fra voi esistenti. »
« Ah… non dirlo a me. » commentò Lys’sh, stringendosi fra le spalle « Nel mio sangue c’è anche un retaggio umano, da qualche parte. » sancì, non avendo mai pensato al proprio sangue non puro come a qualche ragione di possibile vanto, e, ciò non di meno, non potendo ovviare a ritenersi fortunata, soprattutto a confronto con la testimonianza così riportata dalla propria interlocutrice sulle difficoltà, per non dire impossibilità, di accoppiamento inter-specie di altre specie diverse dalla sua.

Nessun commento: