11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

lunedì 14 gennaio 2019

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In un misto di chiacchiere più o meno facete volte a tentare di creare un clima di quieta complicità, situazione presente all’interno del veicolo guidato dalle due donne, e di un imbarazzante e antagonistico silenzio atto a non permettere di distendere, altresì, in alcun modo la tensione venutasi a creare, scenario imperante entro i confini del veicolo guidato dai due uomini, le ore di viaggio necessarie a entrambi per giungere a destinazione ebbero a consumarsi più o meno rapidamente, vedendoli, alfine, ritrovare contatto con il suolo sotto di loro non prima che diverse centinaia di miglia fossero state percorse a partire dalla città entro i confini della quale Be’Sihl e Lys’sh si erano, in maniera allora evidentemente errata, illusi di avere occasione di poter incontrare Lo Sfregiato.
E se da un lato, sicuramente positiva avrebbe avuto a doversi considerare quell’evoluzione, permettendo finalmente loro di avvicinarsi all’obiettivo finale rappresentato da Desmair in grazia al contatto allor ottenuto con uno dei suoi noti luogotenenti; altresì indubbiamente negativa avrebbe avuto a doversi giudicare la distanza allor impostasi nel confronto non soltanto con il loro punto di partenza ma, più in generale, con il resto del mondo civilizzato e, più in particolare, nel confronto con il loro caccia stellare e, con esso, con la loro più importante occasione di fuga da quel pianeta, nel momento in cui si fosse manifestata l’occorrenza di agire in tal senso. Fortunatamente per loro, comunque, al pari della maggior parte dei veicoli, anche quei due furgoni antigravitazionali avrebbero potuto vantare un’ottima strumentazione di navigazione, ragione per la quale, nel momento in cui fosse stato loro necessario fare ritorno a punto d’origine, avrebbero potuto quietamente cavarsela anche in assenza di qualche accompagnatore a suggerire loro la strada; requisito a dir poco fondamentale dal momento in cui, a giochi fatti, probabilmente nessuno all’interno dell’organizzazione de Lo Sfregiato avrebbe avuto piacere a ricondurli indietro… o avrebbe avuto ancora l’occasione di essere in vita per poterli ricondurre indietro.
Benché infatti, fino al giorno precedente, né Be’Sihl, né tantomeno Lys’sh, avrebbero potuto vantare ragioni utili a rendere loro necessario un quieto ritorno a casa, non quantomeno fino a quando la situazione con Desmair non avesse trovato una propria naturale occasione di soluzione; dopo l’apertura di quel container e il confronto con i pargoli in esso stipati, per l’ofidiana tutto ciò avrebbe avuto improvvisamente a doversi riconoscere quantomeno prioritario, e prioritario quasi nella stessa misura nella quale anche la salvezza della sua amica sororale avrebbe avuto a doversi giudicare posta, nel profondo del suo cuore. A dispetto, infatti, della corrente situazione, tale per cui facilmente sarebbe stato ipotizzabile da parte sua una qualche resa psicologica innanzi alle posizioni più ciniche assunte dal proprio compagno d’armi, la giovane donna non avrebbe avuto a doversi lì in alcuna maniera fraintendere qual disinteressata al fato di quei bambini. Al contrario, pur consapevole di star destinando tutto il proprio interesse a un singolo secchio d’acqua all’interno di un intero oceano, per fedeltà a se stessa, al proprio cuore, ella non avrebbe mai potuto rinunciare a porre tutta la propria dedizione, tutta la propria attenzione, a quel singolo, metaforico secchio, non concedendosi opportunità di pace almeno sino a quando a tutti quei bambini non fosse stata concessa una qualche occasione di nuova vita altrove. E ben poco valore ella avrebbe potuto riservare, nel confronto con le emozioni presenti a gonfiare il suo cuore, una quieta ignoranza nel merito di come agire per assicurare loro un qualche futuro, una sincera mancanza di qualunque genere di piano d’azione fosse anche e soltanto in riferimento alla possibile meta finale di quei pargoli: ella si sarebbe comunque impegnata con tutta se stessa ad assicurarsi di non permettere né alla Loor’Nos-Kahn, né a Lo Sfregiato, né a chiunque altro, di avere a poter infierire ulteriormente a discapito di quelle povere vittime innocenti.
Ovviamente, l’impegno al quale Lys’sh si era in tal maniera votata, un impegno del quale Be’Sihl avrebbe avuto a doversi considerare più che consapevole, avrebbe necessariamente complicato in maniera terrificante la loro già non semplice situazione, aprendo il confronto con scenari quanto mai imprevedibili nelle proprie evoluzioni, non che l’iniziale impresa di giungere a Desmair, allora, non ne avrebbe potuti riservare loro di altrimenti particolari. Scenari imprevedibili come, per esempio, quello derivante dal ritrovarsi ad atterrare, dopo tante ore di viaggio, nella piazza centrale di una cittadina sperduta in quella che avrebbe avuto a potersi facilmente descrivere qual una sterminata foresta tropicale, in un luogo sicuramente ignorato da tutti che, comunque, avrebbe allora avuto a doversi intendere, né più né meno, qual la base operativa dell’organizzazione de Lo Sfregiato.
E proprio tali termini, ritrovato contatto con il suolo sotto di loro, separatamente ma pressoché in contemporanea, Larr’Ehn e Sterne non mancarono di usare per informare i propri compagni di viaggio, con un certo, e non immotivato, orgoglio.

« Benvenuta a Casa! » proclamò Larr’Ehn, spegnendo il motore del loro veicolo e offrendo, in tali parole, evidenza di tutta la propria più ferma convinzione nel confronto con l’idea di quanto, il futuro di quei due nuovi potenziali colleghi, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual sicuramente lì destinato a raggiungere la propria più vera occasione di pienezza « E’ stato un bel viaggio… ma sono certa che ne potrà valere la pena, in questa straordinaria oasi di pace. »
“Un’oasi di pace dove raccolgono, immagazzinano e commerciano bambini indifesi come armi di distruzione di massa.” volle puntualizzare in cuor suo la giovane ofidiana, riuscendo tuttavia a trattenersi da offrire palese dimostrazione di tutta la propria inquieta contrarietà a confronto con tutto ciò.
« Ed eccoci arrivati! » annunciò Sterne, nell’altro furgone, a sua volta disattivando i motori antigravitazionali del proprio mezzo a conclusione del lungo e poco proficuo viaggio compiuto « Spero davvero che avrai occasione di integrarti qui fra di noi… » soggiunse poi, in un augurio che parve essere rivolto non soltanto a suo beneficio, quanto e piuttosto a beneficio di tutti quanti.
“Per quello che mi sarà sufficiente a scoprire come raggiungere Desmair.” si riservò occasione di precisare mentalmente lo shar’tiagho, non violando neppure allora il quieto silenzio nel quale si era pressoché rinchiuso sin dall’inizio di quel viaggio.

E così, nel mentre in cui altri uomini e donne al servizio de Lo Sfregiato si preoccuparono di prendere in esame il carico loro condotto e di accompagnarlo presso la propria nuova, ed estemporanea, collocazione, in attesa del reinserimento sul mercato secondo i desideri del loro superiore; Be’Sihl e Lys’sh furono allora riunificati e accompagnati, uno accanto all’altra, a incontrare il signore e padrone di quella piccola città. Signore e padrone di quella piccola città che, allora, si premurò di accoglierli in un contesto assolutamente trasparente del potere da lui lì esercitato, nel proporsi allor circondato da un vero e proprio harem di concubine, lì allor solo interessate a poter soddisfare ogni suo desiderio, ogni suo capriccio, così come anche le sin troppo succinte vesti da queste stesse indossate, nel premersi maliziosamente contro ogni pollice del suo corpo, avrebbero potuto chiaramente testimoniare.
Quanto, tuttavia, ebbe più a colpire l’attenzione di Lys’sh non fu né il trono sul quale egli avrebbe avuto lì a doversi riconoscere accomodato, né tantomeno l’indecoroso spettacolo offerto dalla moltitudine di amanti allor schiacciate contro di lui, quanto e piuttosto, la specie di appartenenza di quell’uomo, una specie che ella non avrebbe potuto negare di conoscere, almeno visivamente, molto bene, nell’aver fondamentalmente votato amplia parte della propria esistenza a dare la caccia a uno fra loro, responsabile per il genocidio della propria intera famiglia e, con essa, della quasi totalità del proprio mondo natale. E per quanto, ovviamente, ella non avrebbe potuto ignorare l’ovvietà del fatto che Kirthar Voor Lonnegerth, meglio conosciuto con l’appellativo di Nero, non avrebbe avuto a doversi considerare l’unico Figlio delle Ombre esistente nell’universo anche dopo la caduta dell’Impero delle Rose, il ritrovarsi allor lì a confronto con un altro esponente di quella medesima specie non avrebbe potuto ovviare a suscitare in lei forti emozioni… nessuna delle quali giudicabile esattamente qual piacevole.

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