11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

sabato 5 gennaio 2019

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« In altre parole vorreste offrirci un lavoro…? » riformulò Lys’sh, aggrottando la fronte nel dimostrarsi sufficientemente sorpresa da quell’affermazione, quasi essa l’avesse colta in reale contropiede, benché, a tutti gli effetti, nulla di meglio ella avrebbe potuto attendersi qual evoluzione di quella situazione.
« In altre parole… sì. Con tutti i benefici del caso, primo fra tutti la certezza che l’omni-governo di Loicare non avrà più a potervi raggiungere, con le proprie assurde pretese. » ribadì la tauriana, nel porre nuovamente l’accento sulle loro pendenti questioni penali nel confronto di uno dei maggiori sistemi planetari di quell’angolo di universo, l’avversione del quale non avrebbe avuto a doversi giudicare qual propriamente qualcosa di positivo per alcuno « Ovviamente l’assunzione non è automatica: il nostro capo desidera poter valutare le vostre capacità attraverso un opportuno esame, prima di ipotizzare di assumervi. »

La presentazione della necessità di un esame allo scopo di valutare meglio le loro capacità avrebbe avuto a doversi riconoscere qual estraneo alla pianificazione che i due avevano reso propria, e a confronto con la quale, almeno sino a quel momento, tutti i vari pezzi su quella metaforica scacchiera avevano avuto inconsapevole occasione di muoversi. Ciò non di meno, obiettivamente, un simile risvolto avrebbe avuto a doversi riconoscere quantomeno prevedibile, logico nel confronto con quanto, sino a quel momento, era accaduto, ragione per la quale, allora, né Be’Sihl, né Lys’sh, poterono giustificare occasione di intima imprecazione innanzi a ciò, benché, ovviamente, qualunque cosa fosse stata allor loro richiesta, avrebbe necessariamente aggiunto ulteriore tempo d’attesa al sempre più ampio intervallo esistente fra l’inizio di quel loro viaggio insieme e la sua potenziale conclusione.
Ma laddove tanto era già stato compiuto, e tanto poco, comunque, avrebbe avuto a prospettarsi ancor da compiere, innanzi ai loro passi, semplicemente retorica sarebbe stata ogni possibile formulazione interrogativa a confronto con la già ovvia risposta, e la sola, e unica, risposta allora possibile…

« Cosa dobbiamo fare…?! » richiese, pertanto, l’ofidiana, senza alcuna necessità di consultarsi preventivamente con il proprio compare, nell’univocità del possibile cammino per così come presentato innanzi a loro.
« Oh… nulla di troppo complicato. » sorrise per tutta risposta la tauriana, minimizzando l’entità della richiesta che stava per formulare loro « Considerando quanto vi siete dimostrati abili, nel riuscire a procurarvi un caccia stellare appartenente al capitano Atto Rifed, probabilmente questa nuova richiesta sarà a dir poco una banalità… » premesse, a esplicitare quanto, in effetti, il suo non avesse a doversi fraintendere qual sarcasmo, quanto e piuttosto qual una mera constatazione dei fatti « Immagino abbiate già sentito parlare della Loor’Nos-Kahn. »

Ovviamente la risposta non avrebbe potuto che essere affermativa, sia che essi avrebbero fatto appello alle loro reali identità e storie personali, sia che avessero voluto restare fedeli alla versione di copertura sino a quel momento abbracciata: la Loor’Nos-Kahn, dopotutto, avrebbe avuto a doversi considerare una di quelle realtà che alcuno avrebbe potuto negare di conoscere benché, al tempo stesso, nessuno avrebbe mai affermato di conoscere, in un apparente paradosso purtroppo proprio di quell’omertà a confronto con la quale la maggior parte delle persone, indistintamente dalla propria specie, dal proprio ceto sociale e da qualunque altro fattore, non avrebbero potuto ovviare a ritrovare fondata la propria esistenza quotidiana, in quella complice indifferenza nel confronto con quanto, allora, avrebbero fatto meglio a non conoscere solo per evitare, in tal senso, di esporre se stessi, o le proprie famiglie, a qualche inopportuno rischio.
Non avendo ragione di attendere una qualsivoglia replica da parte loro, nel non poter ovviare a considerare, allora, quantomeno ovvia qualunque la risposta che, allora, avrebbero potuto formulare, la tauriana proseguì immediatamente nella definizione di quanto avrebbe avuto a dover essere considerato loro richiesto, senza rendere propria ulteriore esitazione.

« UIK 78. » scandì allora, lettera per lettera, quella sigla « Questo è il codice di un piccolo container presente nel deposito temporaneo dello spazioporto settentrionale, contenente alcune armi create dalla Loor’Nos-Kahn, sulle quali il nostro, e futuro vostro, capo avrebbe piacere di allungare le proprie mani. » definì, in quanto, quindi, avrebbe avuto a doversi considerare qual la specifica del loro incarico, e, con esso, della prova che allora avrebbero avuto a dover superare non tanto per entrare all’interno del cerchio della fiducia de Lo Sfregiato, quanto e piuttosto per poter, in grazia di ciò, avvicinarsi a Desmair e poter giungere, finalmente, alla sua cattura « Il container è giunto qui ormai una settimana fa, ed entro domani, secondo le nostre informazioni, sarà nuovamente imbarcato per riprendere il proprio viaggio verso il Mercato Sotterraneo. Ergo, avete tempi un po’ stretti di manovra per poter portare a termine la missione… ma siamo tutti fiduciosi che ce la potrete fare. »

Anche laddove Be’Sihl e Lys’sh avessero potuto realmente vantare una qualche esperienza nel furto, e nel furto di un certo livello, qual solo avrebbe avuto a dover essere considerato quello in grazia al quale avrebbero potuto procurarsi un caccia stellare così come stavano impropriamente vantando di aver compiuto; rubare un carico di armi alla Loor’Nos-Kahn non avrebbe avuto egualmente a dover essere considerato uno scherzo, così come anche la stessa Midda Bontor, fosse stata lì presente assieme a loro, avrebbe potuto quietamente testimoniare, per propria esperienza personale. Impropriamente riferendosi ai due bambini da lei e da Be’Sihl adottati quasi due anni prima, infatti, non quali due pargoli, quanto e piuttosto qual Diciannove-Cinquantadue e Diciannove-Cinquantotto, essi avrebbero avuto a dover essere considerati, invero, il frutto di un furto ai danni della Loor’Nos-Kahn. O, per meglio dire, di un tentativo di furto invero non così ben riuscito, giacché, complice anche il tradimento dello stesso Reel Bannihil, e dell’originale Reel Bannihil, quello antecedente alla sua fusione con Desmair, ogni sforzo proprio della Figlia di Marr’Mahew, in verità già di mero supporto logistico esterno all’impegno proprio dei due medesimi fanciulli per la propria stessa autodeterminazione, era stato brutalmente vanificato, portando ella stessa, paradossalmente, a essere a sua volta messa all’asta proprio al Mercato Sotterraneo e lì a essere venduta, a un mai meglio precisato acquirente, per la straordinaria somma di dieci miliardi di crediti.
Anche laddove Be’Sihl e Lys’sh avessero potuto realmente vantare una qualche esperienza nel furto, e nel furto di un certo livello, rubare un carico di armi alla Loor’Nos-Kahn non avrebbe avuto egualmente a dover essere considerato uno scherzo. Dal momento in cui, tuttavia, nessuno dei due avrebbe potuto altresì vantare la benché minima esperienza nel furto, e nel furto di un certo livello, pensare di poter adempiere all’incarico così loro assegnato da Lo Sfregiato sarebbe equivalso, pressoché, a una condanna al fallimento certo e, con esso, potenzialmente alla propria stessa morte.
Ben consapevole di tutto ciò, quindi, mai Lys’sh avrebbe potuto razionalmente accettare quell’incarico. Non offrendo riferimento alla propria reale identità, non, neppure, offrendo riferimento alla propria storia artefatta, a confronto con la quale, pur, ella non avrebbe avuto a dover essere considerata una stupida. E soltanto una stupida, allora, avrebbe potuto realmente prendere in esame l’idea di sopravvivere a tutto quello.
Una stupida… oppure uno stupido. E uno stupido reso tale dalla follia del proprio amore, e del proprio dolore, e del dolore per lui conseguente alla costretta separazione dalla donna amata, e una separazione a confronto con la quale, allora, egli avrebbe accettato il pagamento di qualunque possibile prezzo per sperare di riportare tutto alla normalità. Uno stupido qual, in quel frangente, e in quegli ultimi tre mesi, lo shar’tiagho aveva offerto molteplice riprova di volersi impegnare a essere in tutto e per tutto…

« UIK 78. » ripeté Be’Sihl, prendendo per la prima volta voce nella questione « Diteci dove portare il materiale ed entro domani mattina avrete tutto quanto. »

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