11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 25 dicembre 2018

mercoledì 30 gennaio 2019

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« Nooo! » gridò l’ofidiana, con tutto il fiato rimastole in corpo, nell’aver ben compreso quanto fosse accaduto, non perché lo avesse visto, nella nebbia che le stava ancor offuscando la vista, quanto e piuttosto avendolo ascoltato, avendolo odorato, e, in tal senso, avendo potuto riservarsi, se possibile, un quadro d’insieme ancor più terrificante di quanto, semplicemente nel confronto visivo con quella scena, non avrebbe potuto esserle altrimenti offerto.

E laddove quell’agitazione non le avrebbe assolutamente giovato, non nelle proprie condizioni, non nel rischio che anch’ella stava allor correndo, Lo Sfregiato intervenne prontamente, e intervenne prontamente a iniettarle un blando sedativo a sua volta estratto dalla cassetta di primo soccorso, per costringerla in ciò a placarsi, se non, addirittura, a perdere i sensi nel contempo in cui, a lui, sarebbe rimasto allora l’ingrato compito di gestire da solo quell’intera situazione, non soltanto nel confronto con la giovane donna serpente, quanto e piuttosto anche nei riguardi del proprio condottiero e dello stesso Implacabile, il quale, alla fine, nella propria morte, e nella propria morte sì violenta, sì brutale, era stato spiacevolmente domato.

« Perdonami, piccola Lys’sh… » sussurrò quindi egli, riponendo il dispositivo di iniezione e ritornando a prestare tutta la propria attenzione ai due fori di laser, che non aveva ancor terminato di colmare di schiuma e che, comunque, avrebbero poi avuto a pretendere attenzioni maggiori rispetto a quell’immediato soccorso, avendo a dover essere entrambi riconosciuti, purtroppo, in posizioni indubbiamente spiacevoli, l’uno per i danni imposti al suo polmone, l’altro per quelli altresì rivolti al suo intestino e, forse e più sgradevolmente, anche alla sua colonna vertebrale « Desmair ha detto che mi devo preoccupare di tenerti in vita e, stai sicura, che farò tutto il possibile e anche l’impossibile per farlo… ma tu devi iniziare a collaborare e, per questo, devi evitare di agitarti così come stai insistentemente continuando a fare. »

E, per quanto ancor più stordita di quanto non avrebbe già potuto vantare di essere, l’ofidiana non si sarebbe potuta permettere alcuna ribellione a confronto con quell’interlocutore e le sue prese di posizione assolutamente unilaterali; ella, ancora sconvolta per l’omicidio del proprio compagno a cui era stata così costretta ad assistere, non poté mancare di impegnarsi a formulare un interrogativo estremamente conciso, e pur indubbiamente chiaro, nel voler cercare di comprendere meglio quanto fosse accaduto e quanto, ancora, stesse accadendo.
Non tanto nelle proprie dinamiche, purtroppo oscenamente trasparenti, quanto e piuttosto nelle proprie motivazioni…

« … perché…?! » alitò in un lieve sussurro, dimostrando tutta la propria mirabile forza di volontà nel riuscire a essere lì ancora cosciente, malgrado tutto.
« Perché ti sto salvando…? » tentò di meglio articolare la domanda l’uomo, aggrottando appena la fronte nel non comprendere il senso di quell’interrogativo « Te l’ho appena detto: Desmair ha detto che devi restare in vita. E, a differenza di quanto tu e il tuo amico avete voluto comprovare nei miei confronti, il mio rispetto per lui mi porta ad accettare di adempiere a una sua richiesta anche nel non comprenderne le ragioni… o nel non condividerle. » suggerì, non negandosi una lieve polemica in tal senso « Avete massacrato tutti gli altri luogotenenti… e, avendone la possibilità, avreste massacrato anche me: non farmene una colpa se, in tutto questo, non riesco a dimostrarsi particolarmente entusiasta all’idea di riconoscervi salva la vita. »
« … Be’Sihl è morto… » obiettò tuttavia ella, non a torto.
« Nulla di irrimediabile. » banalizzò comunque Lo Sfregiato, quasi ella avesse dichiarato che egli stesse limitandosi a riservarsi una pennichella, prima di rialzarsi e di rimettersi all’opera « A differenza di quanto avete imposto a molti dei luogotenenti, e a differenza di quanto non potrebbe essere per te o per me, per lui c’è ancora speranza… è il vantaggio di essere un umano nel momento in cui si ha a disposizione una straordinaria nanotecnologia capace di riportare in vita i morti e, purtroppo per tutti noi, limitata nella propria applicabilità soltanto agli esseri umani. » spiegò, forse in tal senso rovinandole la sorpresa con quella che avrebbe avuto a doversi considerare un’antipatica anticipazione e, tuttavia, volta allora a concederle occasione di acquietarsi, e, in tal senso, forse di ispirarla a riconoscere loro, e soprattutto a Desmair, quel beneficio del dubbio che, fino a quel momento, non aveva voluto prendere neppure in esame di garantire.

Per un attimo Lys’sh non fu in grado di elaborare il senso della frase rivoltale, nell’estraneità di tale dichiarazione nel confronto con tutto ciò che, per lei, così come per chiunque altro, avrebbe potuto avere senso. Ciò non di meno, dopo un momento di smarrimento, ella ebbe a ricordare i dettagli loro concessi da Be’Sihl nel merito della Sezione I e della sua origine, degli esperimenti condotti dalla Loor’Nos-Kahn su molti soldati mercenari e di come, fra tutti, proprio Reel Bannihil fosse stato l’unico campione che, effettivamente, aveva offerto il risultato sperato, garantendogli quell’immortalità qual pur, a nessun altro, era stata parimenti concessa posticipando, soltanto di una volta, l’irrimediabile fine… o forse qualcosa di anche peggio. E nel ricordare tali dettagli, ella non poté ovviare anche a rammentare quanto, proprio nel corso della loro ultima missione insieme sulle tracce dello stesso Reel Bannihil, Midda e Be’Sihl avessero avuto occasione di incontrare un insediamento umano in condizioni di vita a dir poco estreme, e un insediamento, tuttavia, molto particolare, laddove contraddistinto, nel bene o nel male, soltanto da persone alle quali Reel Bannihil aveva trasmesso la versione fallata del proprio dono, sì concedendo a molti fra loro ancora una nuova possibilità di vita nel momento in cui, altrimenti, non avrebbero avuto alcuna speranza e, ciò non di meno, condannandoli al contempo a quell’esistenza da non morti al momento della loro eventuale, successiva fine, in termini poi non così dissimili dagli zombie che, nel loro pianeta d’origine, entrambi si erano illusi di essersi potuti lasciare alle spalle.
Reel Bannihil era la chiave di quel miracolo, o di quella maledizione, a seconda di come si sarebbe voluta interpretare. E, da quel lontano giorno di sette mesi prima, Desmair era divenuto tale chiave.
Desmair: il semidio immortale figlio della crudele regina Anmel Mal Toise e di un brutale dio minore; la creatura demoniaca che ella aveva avuto occasione di incontrare nel tempo del sogno; l’indesiderato marito che, per troppi anni, aveva perseguitato la sua amica sororale e che, sette mesi prima, l’aveva intrappolata, per sua stessa ammissione, nel suo medesimo corpo, in quell’insalubre stato di coma. Tale avrebbe quindi avuto a dover essere considerato il nuovo custode di quell’osceno potere tecnologico, di quella capacità quasi negromantica di riportare in vita i morti o, peggio ancora, di trasformarli in zombie, in quello che avrebbe allora avuto a dover essere non gratuitamente inteso qual un terrificante preludio a qualcosa di veramente nefasto.

“Nulla è irrimediabile.” ripeté Lys’sh nella propria mente, rievocando e riascoltando, in tal maniera, le parole appena scandite da parte di Zibi “E’ il vantaggio di essere un umano nel momento in cui si ha a disposizione una straordinaria nanotecnologia capace di riportare in vita i morti.”

Tale sarebbe quindi stato il destino di Be’Sihl? Tale avrebbe avuto a doversi considerare il senso dell’altrimenti inesplicabile gesto omicida e suicida compiuto da Desmair?!
Har-Lys’sha, in cuor suo, non avrebbe potuto ovviare a temere la risposta a simili interrogativi. E a simili interrogativi ormai probabilmente solo retorici. Giacché qualunque risposta ella avrebbe avuto a dover prendere in esame, difficile sarebbe stato discriminare quanto ella, o anche lo stesso Be’Sihl, avrebbero avuto occasione di gioire di ciò o, piuttosto, di maledirsi. E di maledire Desmair per la propria folle crudeltà.  E di maledire, ancora, se stessi, per la propria folle stupidità, nell’aver tanto ingenuamente creduto di poter ribaltare a proprio favore una situazione qual quella nel cuore della quale, ciecamente, si erano andati a catapultare con imperdonabile superficialità.

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