Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
venerdì 3 ottobre 2008
267
Avventura
007 - I quattro cavalieri
Il risultato della reazione di Midda, del gesto estremo da lei compiuto per la salvezza della propria vita ed, in conseguenza, di quelle dei propri compagni, si propose con maggiore potenza distruttiva di quanto alcuno avrebbe mai potuto supporre. Anche ripensando a posteriori a ciò che avvenne in quella notte, ella non riuscì mai pienamente a capacitarsi di come da una semplice scintilla, offerta sicuramente con l’intento di generare un principio di incendio e con esso mettere in fuga i propri nemici, si fosse potuto tanto rapidamente propagare un simile disastro, una primordiale e caotica forza incontenibile tale da richiamare alla mente di tutti l’idea della stessa fucina del dio Gorl: evidentemente qualche particolare condizione dell’ambiente della Biblioteca, nella commistione fra libri, ragnatele ed altro, doveva aver concesso a quella breve esplosione di faville, generata nell’incontro del nero metallo del braccio destro della donna con quello azzurro della di lei lama, di attecchire facilmente al punto tale da proporsi incontrollata ed incontrollabile. Da un gesto non nuovo per lei, la quale in quel modo era solita accendere il proprio fuoco alla sera quando si poneva accampata all’aria aperta, così derivò la conclusione di ogni discussione con gli aracnidi: non appena il fuoco si propose, infatti, l’istinto primordiale di sopravvivenza generò il panico fra le fila dei ragni. I più piccoli furono i primi a scomparire, disperdendosi rapidamente e lasciando in tal gesto ricadere a terra i frammenti luminescenti che fino ad un istante prima avevano retto quale unica fonte di luce lì presente; i medi, se in un iniziale istante cercarono di resistere al proprio istinto per non abbandonare i compagni, subito dopo fuggirono, svanendo con mortale fretta; i maggiori, invece, pur dimostrando un’evidente irrequietezza, resistettero ai propri timori, mantenendo le posizioni o, addirittura, gettandosi in un improvvisato e scoordinato attacco contro i propri avversari, coloro che avevano condannato al rogo tutti loro nel luogo che avevano eletto a propria dimora.
« Pazza! » gridò sconvolta la regina, di fronte al fuoco generato in un istante davanti ai propri occhi increduli, quasi come se tale fiamma fosse scaturita direttamente dal braccio della donna umana « Cosa hai fatto?! »
Ma il tempo delle parole ormai si propose come concluso, forse per la volontà omicida espressa dai ragni o forse in conseguenza dell’azione della mercenaria, e così anche la creatura, imitando o guidando i compagni ancora presenti al suo fianco, si gettò con furia verso la Figlia di Marr’Mahew, per porre fine ad una vita evidentemente indegna di essere tale, laddove capace di macchiarsi di un simile crimine con tanta freddezza. Né Midda, né Howe, né Carsa, però, permisero alle proprie menti, ai propri cuori, ai propri animi un solo istante di incertezza, di dubbio, ponendosi fronte ai propri avversari: rimasti infatti quelli di dimensioni maggiori, per quanto possenti, forti e temibili, essi rappresentavano ai loro occhi una minaccia quasi accettabile nel confronto con quella precedentemente proposta dalla presenza delle schiere complete di ragni. Paradossalmente, infatti, difendersi da uno di quei mostri delle dimensioni di un levriero si concedeva decisamente più fattibile rispetto all’idea di affrontare un gruppo di aracnidi molto più piccoli ma, in questo, non meno velenosi o letali: contro avversari tanti grandi, invece, le armi impugnate dai tre trovavano facile bersaglio, muovendosi con rapidità e controllo, determinazione e consapevolezza.
Erano tutti guerrieri, tutti mercenari addestrati alla guerra ed alla morte, all’assassinio finalizzato alla propria sopravvivenza o, semplicemente, al successo della propria missione ed in quel momento, tutti e tre, stavano combattendo unicamente per sperare di rivedere una nuova alba, lontano da quelle mura maledette entro le quali, forse, già avevano perso anche un compagno. La conclusione dell’incarico loro assegnato, nel recupero della corona e del libro necessario a tal fine, era giustamente passato in secondo piano di fronte all’eventualità di dover rinunciare alla propria stessa vita: il loro sacrificio in quel momento non avrebbe avuto, invero, alcuna ragione mentre, al contrario, combattendo per la propria esistenza avrebbero potuto riservarsi la possibilità di arrivare lo stesso a trovare una via per raggiungere quella reliquia perduta o, eventualmente, avrebbero potuto quanto meno riservarsi la possibilità di affrontare nuove avventure.
« Dove è il nostro compagno?! » domandò la donna guerriero, tagliando in due il corpo di un grosso ragno gettatosi contro di lei prima di poter fronteggiare apertamente l’avversaria principale.
« Ti rendi conto di ciò che hai fatto?! » inveì nuovamente la donna ragno.
Sorda alle richieste a lei rivolte, ella menava pericolosi fendenti con le proprie lunghe e forti zampe aracnoidi contro la folle piromane: quei colpi, apparentemente frutto dell’isteria conseguente alla paura verso il fuoco in continua espansione, si dimostravano al contrario potenzialmente letali, in un’epidermide tanto resistente da apparire più minerale che animale nel non trovare ferita contro la lunga spada della mercenaria.
Midda, nonostante in molti l’avrebbero potuta delineare quale una combattente solitaria, conosceva fin troppo bene il valore dell’essere parte di un gruppo e, per tale ragione, era assolutamente decisa a non abbandonare Be’Wahr al proprio destino, qualunque esso potesse essere o essere già stato: per tale ragione i di lei gesti, in contrapposizione all’unica controparte dotata di umana favella, non si concedevano indirizzati alla morte dell’avversaria, non almeno fino a quando ella non si fosse proposta collaborativa nell’offrire risposte alle di lei domande.
« So perfettamente cosa ho fatto e, di certo, non mi perdonerò mai per essere arrivata ad un simile gesto… per aver destinato alla polvere tutto questo… » replicò la mercenaria, parlando a denti stretti nello sforzo di resistere alla violenza di quell’attacco « Ma, nella superiorità di cui fai tanto vanto, accetta la tua responsabilità in quanto è accaduto… ed aiutaci invece di combatterci: insieme potremmo ancora salvare parte della Biblioteca… »
Tutt’altro che vana era, in effetti, la proposta della Figlia di Marr’Mahew, laddove l’estensione di quel complesso e la sua particolare struttura modulare avrebbero probabilmente potuto permettere di circoscrivere quell’incendio se preso con sufficiente prontezza, se mantenuto ancora all’interno di un’area non troppo vasta: purtroppo più il tempo scorreva, però, e meno possibilità in ciò sarebbero state conservate, data la velocità con cui il fuoco si propagava di piede in piede, divorando scaffali in legno, libri in carta, rotoli in pergamena e le centinaia di ragnatele che tutto avvolgevano in quel luogo e che, come una miccia, sembravano trasportare la scintilla letale ovunque nell’edificio.
Accanto ad ella, altre battaglie si combattevano con maggiore furia, nel solo obiettivo della distruzione dell’avversario per la conservazione della propria vita su ambo i fronti: l’ascia di Carsa, con maestria e controllo assoluto, si infrangeva senza sosta contro i sempre meno avversari che tentavano di opporsi a lei, di mantenerla a bruciare all’interno delle fiamme da loro stessi scatenate, in una sorta di giustizia poetica che avrebbe dovuto prevedere agli invasori di morire nel rogo del loro stesso incendio; la spada dorata di Howe, in lunghi e parabolici gesti, di appiccicosa linfa vitale vedeva la propria splendente superficie sporcarsi senza alcuna tregua, attraversando con prepotenza le carni a lui nemiche muovendosi nell’unico e preciso scopo di porre rapidamente fine a quelle esistenze, per preservare la propria e, forse, per vendicare quella sacrificata del fratello.
Non senza fatica, senza un impegno imprevisto ed imprevedibile, anche la lama di Midda riuscì a portare a termine diversi colpi perfetti, nessuno di essi volutamente mortale ma tutti decisamente debilitanti per la propria controparte, sempre più in difficoltà nel proseguo di quello scontro per la presenza del fuoco attorno a sé: per quanto, infatti, la parte “umana”, se così si poteva considerare, di quella creatura le offrisse la forza di resistere al timore delle fiamme, l’altra parte “animale” le chiedeva di disimpegnarsi, di lasciare il campo di battaglia prima che fosse troppo tardi. E nel ritrovarsi così ferita, potenziale vittima per quelle che avrebbero dovuto essere le proprie prede, decise di seguire l’istinto nel cammino intrapreso dalla maggior parte dei suoi fratelli e sorelle.
« Maledetti… che voi siate sempre maledetti dagli dei! » proclamò con disprezzo la creatura, cercando fuga da quelle fiamme e dalla morte per lei ormai così apparentemente inevitabile.
giovedì 2 ottobre 2008
266
Avventura
007 - I quattro cavalieri
« Sono l’unica a cogliere un non senso in ciò che stai affermando? » riprese voce Midda, con il proprio solito tono calmo e controllato.
« Di cosa parli? » domandò la donna ragno, volgendo verso di lei i propri otto occhi, in un’espressione di chiara incomprensione per delle parole apparentemente vane, forse gettate al vento in un inutile desiderio di sopravvivenza.
« Vi siete proposti come guardiani di questo luogo, come custodi del tesoro celato in esso, protetto tanto accuratamente dalle vostre ragnatele nel riconoscere chiaramente il valore custodito in questi testi. » rispose la mercenaria, con tranquillità, con freddezza nella voce « Eppure continui a ripetere che la nostra razza è primitiva, barbara, inferiore alla vostra sotto ogni profilo. Quale ragione, allora, sussiste per spingervi a proteggere il frutto dell’intelletto, nonché la storia, di una progenie tanto rozza? »
Immobili e silenziosi, gli otto occhi neri dell’avversaria fissarono a lungo la donna guerriero, analizzando in ciò il significato delle parole da lei pronunciate, la logica concreta nascosta dietro a tale questione. La mercenaria era ben lontana dal sentirsi vittoriosa in quel confronto psicologico, ma si proponeva sufficientemente certa del fatto che le proprie frasi non sarebbero comunque passate ignorate: avrebbe presto avuto una risposta a tono, senza ombra di dubbio, ma in essa avrebbe potuto ritrovare altra materia su cui basare successive argomentazioni.
« L’obiezione è più semplice di quanto tu possa immaginare, donna. » affermò con sprezzo nella voce la creatura « La vostra razza, pur nella propria inferiorità, si ritiene quale superiore a chiunque, a qualunque cosa, a qualunque regola: non avete rispetto per la vostra stessa vita, ed in questo alcuna speranza di convivenza con le altre razze che vi circondano è impossibile dove già non siete in grado di convivere con voi stessi… »
« Per noi, come per la maggior parte di ogni altra specie senziente, è differente. » continuò la donna ragno, scuotendo il capo « Coloro che voi siete soliti chiamare “mostri” sono semplicemente esseri che la vostra mentalità limitata non riesce a comprendere, non riesce ad accettare e per questo sa solo uccidere. Per noi, invece, ogni creatura merita rispetto, anche coloro di cui noi ci nutriamo per sopravvivere. Ed in questo, pertanto, anche il valore contenuto in questi testi, sui quali vegliamo fin dall’erezione stessa di questo complesso proposto con prepotenza là dove un tempo era il nostro territorio, la nostra vita, merita di essere protetto. »
« Protetto da chi? » intervenne Carsa.
« Ma da voi stessi… dalla vostra mentalità barbara che non merita simili tesori, che non ha diritto a mantenere ciò che ha rifiutato, segregandolo in queste mura e condannandolo all’oblio in un mondo dove l’ignoranza diventa un valore. » replicò l’altra « Voi, che tanto cercate con queste chiacchiere di mostrarvi differenti da chiunque altro penetrato qui in passato, non lo siete assolutamente: è forse il desiderio di sapere che ha spinto i vostri passi entro questi confini? E’ forse la sete di conoscenza che vi porta alla ricerca di quel volume? »
Immobili e silenziosi, a quel punto, si proposero gli occhi azzurro ghiaccio della Figlia di Marr’Mahew, rivolgendosi verso la donna ragno, nell’analizzare nuovamente la loro situazione: purtroppo, in effetti, la logica offerta dalla loro interlocutrice si proponeva sicuramente in opposizione a loro e la risposta all’ultima domanda imposta sopra di essi avrebbe potuto sancirne una rapida fine.
Ma quali alternative potevano essere riservate alla donna guerriero in quel mentre? Combattere, forse?
I ragni che li circondavano, nell’escludere la presenza di quella loro regina, se così si poteva definire, erano troppo numerosi e probabilmente troppo letali per sperare di sopravvivere ad un eventuale scontro diretto: non era in grado di sapere su quale livello di tossicità potessero fare affidamento, ma denotando l’evidente stazza dei più grossi, non aveva dubbi sul fatto che avrebbero facilmente potuto abbattere un toro di tremilacinquecento libbre in pochi istanti. Assurdo in una simile situazione sarebbe stata l’eventualità di uno scontro diretto, ritrovandolo ad essere troppo simile ad un suicidio per attirarne l’interesse, l’attenzione: era una mercenaria e, come tale, non proponeva mai l’esito della propria missione al di sopra sella propria vita, laddove nella morte non avrebbe avuto alcuna occasione di rivendicare il proprio compenso.
« No. » ammise con sincerità, nel silenzio dei propri compagni che, evidentemente, avevano deciso di affidarsi alla di lei esperienza per sperare di sopravvivere « Non è la sete di conoscenza che ci porta a cercare quel libro, perché noi siamo mercenari ed in quel libro è la chiave per raggiungere un tesoro proibito, del cui recupero noi siamo stati incaricati. »
« Non menti a te stessa, per lo meno… » sorrise la creatura.
« Ma… » la interruppe Midda, levando la propria mano sinistra a chiedere ancora un istante di silenzio ed attenzione « … questo libro… il libro di cui la mia compagna già si è impossessata, conducendolo con sé a noi questa stessa sera, non è stato preso in virtù di un qualche compenso, di un pagamento a noi promesso. Questo libro è stato colto dall’incuria del tempo a cui era altrimenti stato condannato per poter essere utile ancora una volta a chi abbisogna della conoscenza custodita in essa. »
« Se è vero che ci avete sempre ascoltato e seguito come hai affermato un istante fa, non potrai negare la veridicità di questa mia affermazione… » continuò ella « Forse non tutte le nostre intenzioni si sono proposte rivolte all’accrescimento personale, ad una maturazione culturale come sarebbe stato meglio avvenisse, ma in noi non è neppure questa barbarica brama di possesso a discapito di ogni valore quale tu desideri addurci… »
Purtroppo ed inevitabilmente, con quella risposta, la mercenaria comprese di aver raggiunto una posizione definitiva: il confronto con la donna ragno non sarebbe potuto più proseguire se non con la risoluzione, in positivo o in negativo, di quella situazione, laddove tutte i pezzi sulla scacchiera erano ormai stati disposti da ambo le parti. Se la loro interlocutrice avesse scelto di proseguire per la via a loro avversa, non avrebbero avuto altra possibilità se non quella di spingersi oltre la catastrofe e per quanto ella stressa non avesse alcun desiderio di assumersi la responsabilità di un’azione tanto grave, compromettendo probabilmente per sempre l’esito della missione per cui già tanto avevano dato, non avrebbe mai concesso alla propria vita di essere altrimenti sprecata.
« Ciò che dici non si propone completamente errato… » ammise la creatura, osservando con curioso interesse la donna « Purtroppo per voi, comunque, non è nostro interesse permettervi di lasciare impunemente i confini di questo luogo: la fama di gloria e di ricchezze che sprona i vostri passi, ora che avete avuto modo di comprendere quanto entro queste mura è celato, potrebbe spingervi a tornare, per offrire nuovo saccheggio, per concedere altra distruzione. »
A quelle parole Midda comprese che non avrebbe avuto scelta e che, purtroppo, presto si sarebbe dovuta macchiare di un crimine al confronto del quale l’uccisione della fenice sarebbe apparsa quale un banale peccato veniale.
« Il vostro sacrificio, comunque, non sarà vano come potete pensare: la vostra carne ci nutrirà, diventando parte di noi tutti, alimentando la nostra vita e con essa la difesa del luogo verso il quale una parte di voi sembra voler offrire rispetto… » sorrise la donna ragno.
« Mi dispiace… ma non mi offri altra scelta… » commentò la Figlia di Marr’Mahew con freddezza nella voce, in risposta a quelle ultime parole.
Ed agendo con l’impeto della dea della guerra a cui le ballate ormai associavano il di lei nome, indicandola quale sua discendente, ella levò la propria spada al cielo con la mancina, abbassandola poi rapidamente contro il bordo del braccio destro, nel creare una fontana di sfavillanti scintille.
mercoledì 1 ottobre 2008
265
Avventura
007 - I quattro cavalieri
Per chiunque, peggio di ritrovarsi ad essere circondati sarebbe potuto essere solo ritrovarsi ad essere circondati da un nemico impossibile da identificare, da riconoscere e per questo da affrontare: così per i tre mercenari, l’oscurità in cui spesso avevano confidato, trovando una meravigliosa ed infallibile alleata, in quel momento si proponeva quale la principale avversaria, complice di coloro che avevano preso in ostaggio il loro compagno.
« Questo luogo è abbandonato da decenni… come potete accusarci di aver distrutto qualcosa? » intervenne Carsa, prendendo parola in un moto di rabbia.
« Cosa avete fatto a Be’Wahr? Dove è il nostro compagno? » chiese Howe, unendosi al discorso a sua volta tutt’altro che sereno, nel timore di ciò che poteva essere accaduto a fratello.
« Se la nostra considerazione per la vita fosse equivalente alla vostra, di certo egli sarebbe già morto. » replicò il loro invisibile interlocutore « Ma per vostra e per sua fortuna, nonostante molti fra noi abbiano rischiato di restare uccisi nei vostri attacchi, la nostra razza si propone superiore a quanto mai voi umani potrete sperare di raggiungere nelle vostre patetiche esistenze. »
A quelle parole la mente della Figlia di Marr’Mahew si mosse rapida, elaborando con precisione e puntualità tutte le informazioni fornite a lei da quel dialogo con il loro nemico, così come era solita fare nell’analizzare ogni fattore coinvolto in uno scontro o in una battaglia: del resto, invero, quelle affermazioni erano tutto ciò che era loro concesso di sapere sul pericolo incombente e, per questo, oltre a non farle cessare era invece necessario sfidarle, cercare di porle in dubbio nel tentativo di ottenere sempre più dati. Ai di lei occhi resi ciechi dalla notte, improvvisamente, un complesso mosaico formato da piccoli tasselli sembrò ricomporsi, vedendo ogni colore posizionarsi con cura in un quadro generale, un’immagine che finalmente poteva identificare coloro con cui avevano a che fare.
« Sono ragni! » esclamò con freddezza, rivolgendosi ai propri compagni.
« C-cosa? » domandò Howe, non comprendendo il senso di quelle due semplici parole.
« Sono ragni… » ripeté la donna, stringendo maggiormente l’elsa della propria spada in mano « Ripensate a tutte le loro affermazioni… a ciò che noi avremmo distrutto, alle colpe che ci vengono imputate: non possono essere altro che ragni! »
« Ragni parlanti?! » replicò con stupore e poco convincimento Carsa, pur riuscendo a ricondurre tutto il cammino indicatole dalla compagna nel raggiungere quella stessa deduzione.
« Non tutti… non come intendete voi, per lo meno: ai miei fratelli ed alle mie sorelle non serve parlare il linguaggio rozzo e primitivo di voi umani… » intervenne la voce del loro avversario « Complimenti per l’acume, donna. » aggiunse poi, evidentemente rivolto a Midda « In molti si sono avventurati per la strada di morte che voi avete voluto intraprendere… ma in pochi hanno compreso effettivamente con chi avevano a che fare. »
Forse in conseguenza della deduzione della donna guerriero, o forse nel proseguo di un piano già definito da parte dei loro aggressori, una improvvisa ed innaturale luce violacea si propose ad illuminare l’ambiente loro circostante, concedendosi emessa da una moltitudine di piccoli frammenti di roccia luminescenti: la mercenaria, fra i tre compagni, fu la sola a riconoscere quei cristalli, aver già avuto modo di assistere ad un simile fenomeno naturale in quelle che erano state definite semplicemente “pietre viola” dall’equipaggio della Jol’Ange, una goletta a cui il di lei destino sembrava essere indefinitamente legato nel passato e nel futuro. Per quanto però ella già avesse conosciuto tali minerali, non poté che essere sorpresa di ritrovarli anche in quel contesto, trasportati quali piccoli frammenti da una moltitudine di ragni, comparsi attorno a loro nell’unico scopo di offrire quell’inquietante luce: per quanto le fosse stato dato di sapere, la provenienza di simili pietre si proponeva in lontananza a levante, lasciandole decisamente fuori dal loro ambiente naturale in Kofreya o nelle terre confinanti. Alcuna occasione, però, ella si riservò per riflettere ulteriormente attorno a quel dettaglio per non perdere di vista il contesto globale in cui esso era offerto.
Un vero e proprio esercito di aracnidi avevano circondato il gruppo da ogni parte, dall’alto, dal basso, dai fianchi, presentandosi in dimensioni tanto variegate quanto impressionanti. Se le pietre, infatti, erano state affidate a creature di proporzioni consuete, accanto a loro altri compagni e compagne si presentavano in misure sempre crescenti, passando da quelle di un roditore a quelle di un piccolo cane fino a spingersi a quelle di un levriero. Al centro di simili mostri, che già si proponevano sufficientemente terribili allo sguardo dei tre guerrieri, emergeva poi in maniera evidente colui che era stato fino a quel momento il loro interlocutore: anzi, colei che era stata la loro interlocutrice, nonostante la voce bassa e rauca avesse fatto pensare ad un essere maschile. Quale una creatura femminile, effettivamente, ella si presentava, in un orrido aspetto ibrido fra umano e ragno: laddove la di lei metà superiore offriva evidenti forme muliebri, la parte inferiore del di lei corpo si presentava simile a quella di un aracneo, quasi ad imitazione di un centauro o di altre simili creature leggendarie, con tre coppie di lunghe, nere e pelose zampe emergenti da quella che ipoteticamente si sarebbe dovuta considerare come la di lei vita. Nero pelo, del resto, ricopriva interamente le fattezze di ragno da lei offerte mentre il suo viso, in coerenza con quel tremendo miscuglio di caratteri genetici, si donava con quattro coppie di occhi completamente neri disposti verticalmente lungo una fronte spaziosa, sopra ad un naso e ad una bocca assolutamente umani: alcuna presenza di orecchie poi si concedeva ai lati della sua testa, mentre lunghi e lisci capelli neri ridiscendevano su spalle muscolose, coprendo in parte la di lei schiena ed in parte seni alti e perfettamente formati che, se non fossero stati proposti su un simile orrore, sicuramente avrebbero potuto attrarre con interesse un paio di sguardi presenti. Sugli avambracci, terminanti in normali mani umani, una folta peluria ugualmente nera era infine concessa ad ornamento di una carnagione altresì pallida, quasi diafana.
Alcuna arma era apparentemente impugnata da membri dell’esercito che circondava i tre avventurieri, ma invero nessuno fra essi poteva ipotizzare che una concezione umana di armamento potesse interessare quelle creature, dalle più piccole di loro alle maggiori, così come anche alla loro portavoce: nulla conoscevano della loro esatta natura o cultura, delle loro potenzialità offensiva, ma non avevano dubbi sul fatto che uscire da quella particolare situazione sarebbe stato estremamente arduo se non impossibile.
« Avete commesso un madornale errore violando i confini del nostro territorio, ostinandovi nella distruzione delle nostre opere… » riprese a parlare la creatura, osservando il gruppo con i propri inumani occhi, all’interno dei quali tutti potevano vedere riflessa la propria immagine.
Nel mentre in cui le labbra di ella si muovevano ad offrire libertà a quelle frasi, Midda poté notare come oltre le stesse alcuna chiara presenza di dentatura sembrava riconoscibile, forse celata nello strano effetto offerto da un materiale appiccicoso che ne colmava la bocca: la precisa funzione di quella specie di bava non risultava identificabile, ma sicuramente la vista della stessa concorreva a rendere ancor meno piacevole l’intero quadro.
« Non eravamo a conoscenza della vostra presenza in questo luogo… altrimenti ci saremmo comportati in modi diversi. » tentò di argomentare Carsa, avendo ritrovato improvvisamente la calma di fronte all’orrore di quello spettacolo, di quella vista.
« Non avete forse visto le nostre ragnatele? » domandò con pungente sarcasmo l’altra « Non vi siete accorti di star rivolgendo l’azione delle vostre armi contro ciò che altri avevano edificato prima del vostro arrivo, con pazienza e dedizione? »
« Non potevamo immaginare che dei rag… » iniziò a rispondere Howe, salvo lasciar scemare le proprie parole nell’accorgersi come esse avrebbero potuto rappresentare una scelta diplomaticamente errata.
« Che dei ragni potessero essere vostri pari? Che potessero avere un qualche diritto a vivere la propria esistenza in maniera pacifica esattamente come vorreste vivere voi? » rispose con evidente rabbia, con trasporto più che palpabile nella voce « Sì… certo… questo lo sappiamo: voi umani non vi siete mai resi conto della distruzione che conducete al vostro fianco in ogni vostro movimento… »
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