11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

domenica 20 febbraio 2011

1131


E'
folle se ci provi a pensare
con quante voci si ha a che fare
quando di Kriarya nome vien detto,
sempre scandito con gusto agretto:
non con malizia, non per criticare,
ma per verità voler rivelare,
attorno a ciò divenuto ghetto
di un popolo ormai maledetto.

Quando guerra ha voluto avviare
alle conseguenze di meditare
questa nazione ha fatto difetto
salvo per le mura che ha eretto:
ma alcun bastione può evitare
a cieca violenza di dilagare,
trasformando urbe di bell'aspetto
del regno luogo rio nonché negletto.

Non quale un abuso surrettizio
è un tanto pessimo pregiudizio,
come a essere ipotizzato
chiunque sarebbe facilit...

Sebbene semplice sarebbe stato per qualsiasi eventuale spettatore completare l'ultimo verso così scandito, ad alcuno poté essere concesso di ascoltare, o anche solo immaginare, in quali rime quell'improvvisata ballata avrebbe potuto ulteriormente evolversi all'interno di quella strofa o nelle eventuali successive.
Conseguente a un momento di particolare estro artistico nel proprio compositore, a ciò sospintosi forse con eccessiva ingenuità, indubbiamente con pericolosa stolidità, quella canzone ebbe infatti improvvisa ragione di interrompersi, e di non riprendere ulteriormente, nel momento stesso in cui il cantore lì impegnatosi nella creazione e diffusione della medesima si ritrovò del tutto inabilitato a proseguire, costretto, altresì, a ricadere afono a terra qual conseguenza di un profondo taglio imposto sulla sua gola, da manca a destra. Da simile e mortale ferita, caldo e abbondante, sprizzò e grondò il suo scuro sangue nel più completo disinteresse del proprio quasi indifferente pubblico, proponendosi estremamente prossimo a un macabro tributo alla veridicità delle parole da lui appena proposte in musica: parole di insana critica alla stessa Kriarya, capitale della provincia sud-orientale del regno di Kofreya, e alla sua particolare popolazione principalmente costituita da mercenarie e assassini, ladri e prostitute, che, probabilmente, egli non avrebbe dovuto mai permettersi di scandire, non da sobrio, non, tantomeno, da ubriaco qual ormai era divenuto per eccessiva ricerca di complicità nella birra locale, e che, in ogni caso, avrebbe dovuto sperare sarebbero realmente potute essere ignorate dai presenti all'interno del vasto e vivace salone principale di quella locanda, qual, tuttavia e suo malgrado, non erano completamente risultate essere.

... è semplice finire ammazzato,
proprio qui, nella città del peccato.

Al danno venne, in tal modo, aggiunta una poetica beffa, lì cortesemente offerta da un sodale dello stesso brutale assassino del povero cantore, il quale, scoppiando a ridere sguaiatamente, volle offrire il proprio contributo in quel gesto, in quella morte del tutto priva di reali e concrete motivazioni a giustificarla.

« Che questo ti serva da lezione… bardo. » commentò il tagliagole, strascicando ogni sillaba nel dimostrarsi, a propria volta, non meno ebbro rispetto al malcapitato appena ucciso, destinatario di quel rimprovero, quasi egli potesse ancora ascoltarlo, rivolgergli attenzione e, in ciò, realmente far tesoro di quel consiglio « Niente lagne malinconiche: le notti in questa città sono divenute sufficientemente insopportabili da non… da non… non… insomma. Hai capito il concetto. » si arrese all'evidenza di non riuscire a completare la frase così come impostata, rapidamente dimenticandola e lasciandosi coinvolgere, a propria volta, nella grassa risata che ancora stava dominando il compagno.

Se qualcuno, in quello stesso frangente, avesse allora prestato maggiore attenzione all'ambiente proprio di quella locanda, per quanto incredibilmente affollato e conseguentemente caotico, non difficile sarebbe stato rilevare come la pur diffusa e generale noncuranza nel merito dell'inutile omicidio appena compiutosi non stesse venendo condivisa da almeno tre altre figure, esterne alle due lì direttamente coinvolte nell'invitare tanto crudelmente al silenzio il cantore.

« Ehy… voi. » prese immediatamente voce una fra quelle tre attente e distinte presenze, rivolgendosi con incredibile fermezza e freddezza verso la coppia di bruti e, nel contempo di tale apostrofare, dirigendosi a passo sostenuto alla loro volta, senza dimostrare alcuna evidenza di timore né per quanto già avvenuto, né per quanto sarebbe potuto nuovamente avvenire in grazia di una semplice perdita di controllo di uno solo dei due, là dove a un primo cadavere nulla avrebbe potuto impedire che ne fosse aggiunto subitaneamente un secondo « Dove diamine credete di essere? »

La prima figura, a decidere di intervenire in maniera attiva nella questione, ebbe occasione di mostrarsi, paradossalmente, quale l'ultima alternativa che chiunque, ove esterno a quello specifico ambiente e alle sue ormai consolidate regole, avrebbe mai potuto immaginare si sarebbe lì potuta volontariamente esporre, nel presentarsi quale quella di una giovane donna dalle forme dolci, quasi delicate, caratterizzata da una carnagione scura, un pregevole volto ovale, grandi occhi grigi, e lunghi e lisci capelli neri.
Un'immagine estremamente particolare, la sua, dal momento in cui, in conseguenza di tale particolare costituzione fisica, indubbiamente attraente e pur esile, più prossima a quella di un'ancella che di una guerriera, difficilmente avrebbe potuto essere confusa qual combattente, ma, parimenti, in virtù del proprio abbigliamento, lontano dal proporsi succintamente similare a quello delle varie professioniste pur li presenti, altrettanto improbabilmente ella avrebbe potuto essere equivocata qual prostituta, estraniandosi, in tal modo, da due fra le categorie principali degli abituali abitanti di quel confine geometrico, di quella città racchiusa all'interno di mura erette su una base a forma di dodecagono.

« Eh?! » esclamò il compagno del tagliagole, lo stesso che aveva concluso in maniera personale la composizione in versi, nel rivolgersi in tal verso in replica a quella fanciulla, poco più che ragazza, sgranando gli occhi qual dimostrazione di una sincera e intima confusione attorno alle ragioni che avrebbero potuto spingere la medesima, al pari di chiunque altro, a cercare occasione di discussione per quanto appena avvenuto.
« Per vostra informazione, per riservarsi il diritto a cantare, l'uomo che avete appena sgozzato ci aveva garantito una percentuale dei suoi guadagni, qual gradevole supplemento alle altre sue certe spese. » proseguì, imperterrita, la giovane, puntando prima il proprio indice in direzione del corpo a terra per poi sollevarlo verso colui che ancora stringeva nella propria destra il pugnale insanguinato, impiegato al fine di porre in essere quello stesso omicidio « E dal momento in cui lui non potrà più pagarci, vi consiglio di mettere immediatamente mano ai vostri borselli e di scucire quanto utile a risarcirci dal danno subito… a meno che non vogliate finire a spasso là fuori! » lì esortò, assolutamente seria, inflessibile nelle proprie posizioni, additando la porta d’ingresso principale alla locanda e, ancora, tornando a tendere la mano a loro, voltando, alfine, la stessa a rivolgere il palmo verso il soffitto e a muovere, in maniera solidale, tutte le dita, con la sola eccezione del pollice, per incalzare da parte loro l'ottemperanza a simile richiesta, da interpretare più prossima all'esecuzione di un ordine.

sabato 19 febbraio 2011

1130


« S
hu-La… mia amata. » apostrofò El'Abeb, dimostrandosi indifferente alla provocazione della propria ricercata interlocutrice « Vorresti offrirmi la cortesia di intrattenerti ancora per qualche minuto in compagnia del buon Be'Sihl, nel mentre in cui io parlo con la nostra… nuova amica? »

Sebbene mal celando un ben delineato sentimento di scontento, la giovane albina annuì a quella richiesta, approssimandosi, in conseguenza di ciò, al cavallo della donna guerriero, nell'offrirsi tacitamente di mantenerlo nel mentre in cui questa avrebbe esaurito il proprio dialogo con il suo uomo: dove, infatti, ogni cosa si era risolta per il verso migliore, probabilmente il solo realmente auspicabile per quanto non avesse loro condotto la ricchezza e il potere inizialmente bramato, la figlia del Cratere non era stata ancora in grado di scendere a patti con la propria intima gelosia per la mercenaria, ritrovandola, se possibile, addirittura cresciuta in conseguenza di tutto ciò di cui era stata testimone, invidiandone il carisma, l'audacia, l'intelligenza, il controllo su di sé e sul proprio destino. Tuttavia, razionalmente, ella era anche consapevole di non doversi attendere possibilità di tradimento da parte del proprio amato… non di certo, per lo meno, con quella stessa donna, per la quale sarebbe potuto essere amico o nemico, alleato o avversario, compagno d'arme, ma non di letto, non amante, tanta avrebbe dovuto essere pur riconosciuta l'incompatibilità fra loro.
Altrettanto quietamente, Be'Sihl rivolse uno sguardo alla propria amata, cercando in lei conferma di quanto aveva sin da subito compreso sarebbe occorso. E in un lieve cenno del capo, egli su accontentato.

« Questa volta, per bontà divina, cerca però di evitare di puntargli una lama al collo. » invitò la Figlia di Marr'Mahew, esprimendo il proprio consenso attorno alla questione non tanto rivolgendosi allo shar'tiagho, quanto, piuttosto, alla medesima albina, alla quale consegnò anche le redini della propria bestia « A costo di apparire eccessivamente protettiva, non riesco proprio ad apprezzare chi minaccia la vita del mio uomo. E la prossima volta potrei non ignorare tanta audacia da parte tua… » la avvisò, sempre con un tranquillo sorriso sulle labbra che, nel confronto con tali parole e nel contrasto con il ghiaccio del suo sguardo, apparve, allora, estremamente temibile.

Senza aggiungere altro, Midda smontò dal proprio equino sodale e si avviò, in compagnia di El'Abeb, lungo il sentiero, nella medesima direzione dalla quale era appena giunta con Be'Sihl, se pur in senso opposto: una scelta, quella spontaneamente accordata fra i due, evidentemente giudicata utile da entrambi al fine di mantenere trasparenza sulle loro azioni, sui loro reciproci comportamenti, desiderando accettare il rischio di quel confronto solitario e, ciò nonostante, non volendo neppure lasciarsi precipitare in qualche tranello.
Ristorata da una lunga notte di sonno, la donna guerriero non avrebbe potuto avere particolari ragioni per temere l'eventualità di un nuovo confronto con quello stesso avversario, ove il giorno precedente, malgrado le apparenze, ella era riuscita a imporre il proprio predominio su di lui. Ciò nonostante, in nome della propria consueta, e mai rinnegata, paranoia, la medesima non era neppur tanto ansiosa di porre nuovamente alla prova le capacità della controparte, essendo rimaste, sino a quel momento, ancora molte questioni aperte attorno alla natura di quella sua trasformazione, del mutamento occorsogli, argomenti attorno ai quali avrebbe probabilmente dovuto indagare con attenzione prima di concedersi una nuova occasione di sfida con lui, nell'ipotesi che, in futuro, sarebbero potuti nuovamente giungere a tale svolta critica.

« Probabilmente è scontato da dire… ma vorrei sottolineare come non vi fosse nulla di personale contro di te, da parte mia. Né, tantomeno, da parte di El'Abeb: egli, anzi, apprezza realmente ciò che hai saputo realizzare a Kriarya in questi anni e ti è grato per il rispetto che, in passato, hai sempre saputo dimostrargli. » prese voce Shu-La, rivolgendosi alla volta del proprio unico possibile interlocutore, dopo che la coppia di avversari, o alleati, si fu allontanata di qualche passo.
« Non ti preoccupare. » minimizzò l'uomo « Questo mondo è fatto così. E ognuno, in un modo o nell'altro, è costretto a ingegnarsi come può per cercare di tirare avanti. » commentò, smontando a sua volta da cavallo a favorire in tal modo un equo confronto con quell'interlocutrice, lì giudicabile più prossima a un'inoffensiva fanciulla, piuttosto che alla minaccia di morte da lei incarnata nel giorno passato « Voi avevate le vostre ragioni. Gli abitanti di quel villaggio le loro. E noi le nostre… o, per meglio dire, Midda aveva le sue. »
La giovane ascoltò in attento silenzio quella presa di posizione, dimostrando un'insolita deferenza verso di lui, probabilmente quale conseguenza della stima riposta dal proprio amato verso quell'uomo, così come dallo stesso quietamente ammesso e da lei pocanzi riportato, per poi riprendere voce e affermare: « Invero non ti conosco ancora… ma sono lieta di non essere stata costretta a ucciderti. Non che fosse mai stata mia concreta intenzione farlo, comunque. »
« Lo avevo sospettato… » annuì il locandiere, sincero in tale valutazione a posteriori « … e per questo sono felice di non averti dato ragioni per tentare di procedere in simile direzione. Qualsiasi risultato, infatti, sarebbe stato solo estremamente spiacevole nelle proprie conseguenze. »

Nel contempo di simile confronto fra ex-carceriera e suo ostaggio, a breve distanza dal medesimo un altro dialogo stava avendo inizio, in toni, sostanzialmente, non particolarmente differenti da quelli adoperati dall'altra coppia di interlocutori.

« Dopo che ci siamo ritirati, Trigga ha voluto spiegarmi con cura di dettaglio quanto è occorso nel corso del vostro combattimento, includendo ogni particolare relativo alla morte di Fehm'At. » prese voce El'Abeb, costretto a tale iniziativa qual necessaria conseguenza di quella già da lui resa propria nell'aver ricercato quel dialogo « Bramoso di scontrarmi con te, all'inizio non avevo neppure permesso ai miei uomini di narrarmi con precisione quanto avvenuto, per quanto avrei dovuto sospettare che una singola morte non sarebbe stata nel tuo stile: o tutti, o nessuno. »
« Se stai cercando di scusarti per quanto avvenuto, permettimi di affermare che questo è indubbiamente il modo più complicato che io abbia mai avuto occasione di ascoltare. » commentò la mercenaria, non volendo prendersi giuoco dell'altro e, ciò nonostante, non riuscendo a evitare una nota di ironia alla base della propria voce « Ciò che è stato… è stato: rimuginarci sopra non cambierà nulla e, dopotutto, credo che entrambi abbiamo ragione di definirci soddisfatti per quanto è accaduto. » sottolineò « Tu hai avuto il tuo momento di gloria, e io ho avuto comunque entrambe le mie ricompense. » riassunse, tralasciando il fatto di non aver ancora effettivamente ritirato la seconda, in quel momento non rilevante ai fini del discorso.
« Vuoi dire che sei riuscita a farti pagare nonostante la tua sconfitta?! » esclamò l'uomo, con tono che non pose dubbi sul fatto che avrebbe persino sgranato gli occhi per la sorpresa, se solo avesse avuto ancora tale possibilità espressiva.
« Ehy… io sono una professionista, ricordi? » scosse il capo ella, a negare ogni dubbio attorno a simile proposito « Ero stata assunta per difendere il villaggio e i suoi abitanti, e per preservare l'integrità del tesoro di Urashia… non per catturarti o ucciderti. E così, a modo suo, è stato. »
« Gorl… » bestemmiò l'altro, rinnovando il proprio stupore « Devo ammettere che come mercenario ero veramente pietoso, soprattutto a tuo confronto. Fortunatamente ora ho imboccato una strada diversa. »
« Già. Sei diventato un condottiero per un popolo errante… » esplicitò « Un ruolo decisamente impegnativo. Come te la stai cavando finora? Nel confronto con la fiducia e la fedeltà che i tuoi uomini ripongono in te, direi estremamente bene… » gli volle riconoscere, in un complimento tutt'altro che gratuito o immeritato.
« E' complicato. Molto complicato. Ma, anche, estremamente gratificante... » ammise egli « E, in fondo, è tutto ciò che ho sempre voluto: non il potere, quanto, piuttosto, una famiglia nella quale sentirmi realmente parte… ma non credo che tu possa comprendermi. Sei sempre stata una solitaria. » negò subito dopo, non riuscendo a evitare una certa nota di biasimo in tutto ciò « Anzi… mi sorprende persino che, alla fine, tu abbia deciso di aggiungere una nuova dimensione nel tuo rapporto con quello shar'tiagho. »

Midda avrebbe voluto contestare le conclusioni raggiunte dall'uomo a proprio riguardo, estremamente imprecise e superficiali, quali, in effetti, erano sempre stati i loro rapporti in passato, tali da non permettergli alcuna possibilità di maturare confidenza di sorta con lei. Ciò nonostante, non avendo alcuna voglia, o necessità, di tentare di giustificarsi innanzi a lui, trascurò completamente di dar voce a ogni replica a tal riguardo, limitando ogni espressione nell'imporre un semplice turbamento alla superficie della propria fronte.

« Comunque ciò non mi riguarda. Sono affari tuoi… anzi, vostri. » si rimproverò El'Abeb, considerando chiusa quella parentesi « Quello che vorrei comprendere, piuttosto, è come dover ora considerare il nostro rapporto, dopo quanto è successo ieri mattina. E, dal momento in cui sono stato io a dare inizio a tutto questo, mi sembrava doveroso che fossi io a cercare di chiarire ogni posizione a tal riguardo… »
« Guercio… o El'Abeb… o comunque tu preferisca farti chiamare. » ritrovò voce la mercenaria, con un leggero sospiro « Io posso comprendere che, dopo la piana di Kruth, non hai avuto più particolari ragioni per offrirmi fiducia… non che prima tu ne potessi avere. » premesse, con tono serio, privo di qualsiasi nota di divertimento « Ciò nonostante, credimi se ti dico che… beh… di te non mi è mai interessato nulla. » asserì, tornando in ciò a sorridere, probabilmente nella volontà di ingentilire il senso di una tanto severa affermazione « Non ho mai avuto niente in tuo contrasto, né, francamente, credo di averlo ora. »
« Quindi…? » incalzò, invocando quella risposta attesa e, sotto taluni aspetti, anche temuta.
« Quindi la prossima volta che ci incontreremo, ci comporteremo esattamente come sarà richiesto dalle circostanze… » concluse Midda stringendosi nelle spalle, non potendo esprimere previsioni a simile riguardo « Forse quali alleati… o forse, chissà, nuovamente avversari. E' così che gira il nostro mondo, dopotutto. »

Ed El'Abeb non poté fare altro che restare in silenzio nel confronto con quella particolare conclusione, della quale non avrebbe potuto negare il valore, ma innanzi alla quale non avrebbe neppure potuto essere certo di quali sentimenti poter provare, diviso in maniera indistinta fra soddisfazione e insoddisfazione, fra un certo appagamento e, al contrario, una sensazione di irrisolto. Egoisticamente e, forse, ingenuamente, egli avrebbe preferito poter raggiungere una definizione più netta, trasparente, nel merito delle loro reciproche posizioni, ma, lo sapeva, quel genere di certezze avrebbero potuto essere proprie solo per dei personaggi di un poema epico, inevitabilmente affetto da romantica dicromasia, e non per due persona vere loro pari, inserite all'interno di un concreta, mutevole e, perciò, necessariamente confusa, realtà multicolore.

venerdì 18 febbraio 2011

1129


« "T
u vivrai! Offrendoti la stessa crudele e disonorevole possibilità di grazia che tu sei tanto arrogantemente propensa a riservare a coloro che giudichi indegni di te, e che, in passato, hai destinato anche a me, io ti riconosco ora l'occasione di godere nuovamente della calda luce del sole di un nuovo giorno al pari di quella fredda della luna di una nuova notte, non più qual trionfatrice, leggenda vivente, quanto, piuttosto, guerriera sconfitta, che ha ormai iniziato a spingere i propri passi sul viale del tramonto." » ripeté, con tono grottescamente solenne, prima di non riuscire a trattenersi e scoppiare, nuovamente, in un grassa risata « … viale del tramonto… dei… se solo tu avessi potuto vedere l'espressione dipinta sul tuo volto quanto da usato queste parole! » asserì, continuando a esprimere il proprio legittimo divertimento.

In silenzio la Figlia di Marr'Mahew sopportò la beffa del proprio compagno, così espressa nel ricordo delle parole pronunciate il giorno prima da El'Abeb, sforzandosi allo scopo di evitare di dimostrare, a propria volta, il sollazzo che, non mancando da sempre di autoironia, non avrebbe potuto che provare innanzi a tutto ciò: nel proprio ruolo di donna, e di amante e amata di Be'Sihl, ella desiderava, infatti, potersi rivalere giocosamente su di lui a tempo debito per quella innocente beffa, invocando ricorso alla tipica, e mai personalmente sgradita, prerogativa femminile di vendicarsi sui propri compagni nei contesti più intimi, attaccandoli, in ciò, là dove, probabilmente, giudicato più doloroso per loro.

« Ehh… » non riuscì, tuttavia, ella a evitare di sospirare, scuotendo il capo « E' un pensiero indubbiamente sgradevole, quello di essere giunta sul "viale del tramonto". Ma temo proprio che dovrò iniziare a convivere con esso e, in ciò, a limitare le mie consuete follie "giovanili"… » commentò, simulando un tono estremamente dispiaciuto « … come le intense notti d'amore alle quali, abitualmente ed egoisticamente, cerchi di costringere questa povera vecchietta. » lo pose in guardia, con un ampio sorriso sornione.
« Ouch. » incassò il locandiere, dall'alto del proprio cavallo, tornando immediatamente serio e stringendo i denti per il vigore di un colpo tanto basso « Per quale assurda ragione dovrei essere punito io per quello che ha detto il guercio… o, meglio, El'Abeb?! » protestò, sgranando gli occhi e cercando, in ciò, di argomentare una propria possibile difesa « Non può essere considerata mia colpa il fatto che abbia voluto dilettarsi in tal modo a godere del momento di vittoria da te donatogli. »
« Certo. Non è colpa tua. » annuì la donna, riconoscendo la correttezza di tale asserzione « Ma, indubbiamente, è tua colpa l'insistenza attorno a tale argomento e al malcelato accenno alla mia non più giovane età. » proseguì, storcendo le labbra verso il basso a dimostrare tutta la propria disapprovazione per simile tematica « Quindi, visto che ormai sono sul "viale del tramonto", è anche giusto che io inizi a limitare la mia disponibilità a partecipare a un certo genere di attività… soprattutto quando sarebbe opportuno che io riposassi per recuperare le forze. »
« Ma sentitela… » osservò lo shar'tiagho, aggrottando la fronte e in ciò rivolgendosi a inesistenti altri testimoni della loro attuale discussione, forse identificandoli negli stessi equini sodali sul dorso dei quali stavano allora facendo ritorno verso la capitale urashiana ove Midda avrebbe riscosso la seconda, e più significativa parte, del proprio compenso, là dove inizialmente assunta proprio dalle autorità locali per intervenire in soccorso di quel villaggio, confidando in un confronto meno impegnativo di quello occorso con il podestà « Come se ella avesse da considerarsi vittima innocente della mia lascivia. » continuò, senza rivolgerle lo sguardo e continuando, in ciò, a confrontarsi con un improbabile pubblico « Peccato che la fanciulla qui presente si stia impegnando a non ricordare come, ogni notte, sia proprio lei la prima a spogliarsi e a bloccarmi al suolo, sotto di sé, con impeto non inferiore a quello che abitualmente rivolge ai propri più temibili avversari. Questo senza parlare, poi, dei graffi che sembra divertirsi lasciarmi su tutto il corpo: se qualcuno mi vedesse dopo che è passata lei, potrebbe pensare a un incidente con un gatto selvatico particolarmente irascibile! »

Difficilmente, in passato, la donna dagli occhi di ghiaccio era stata in grado di avere la meglio sul proprio compagno nel mentre di un confronto verbale con lo stesso, scherzoso o no che esso fosse, così come i loro consueti, abituali e quasi rituali confronti mattutini, nel mentre delle colazioni da lui a lei sempre donate nei fortunati giorni in cui ella si proponeva presente all'interno della sua locanda, avrebbero potuto chiaramente riprovare. E tale situazione, in effetti, non era assolutamente migliorata nel corso del tempo o, ancor meno, nell'evoluzione del loro rapporto: egli era sempre e comunque in grado di avere la meglio su di lei a parole almeno nella stessa proporzione in cui ella era reciprocamente capace di dominare su di lui con i fatti, come anche testimoniato dagli stessi esiti dei loro incontri amorosi da lui appena citati.
Nuovamente vinta, e tutt'altro che bramosa di spingersi, almeno per il momento, in quel battibecco, suo malgrado prematuramente manifestatosi, là dove avrebbe dovuto attendere la prossima notte insieme prima di procedere a proporre simili tematiche, l'unica reazione matura e dignitosa che la Figlia di Marr'Mahew ebbe occasione di elaborare in sua risposta fu la chiusura dei propri occhi e la contemporanea estrazione della rossa lingua fra labbra strette, gestualità perfettamente trasparente del tenore proprio di quella discussione.

« Ritiro tutto ciò che ho detto… anzi, che ha detto El'Abeb! » esclamò divertito Be'Sihl, in conseguenza della risposta a sé riservata dalla propria amata « Chiunque sia capace di impegnarsi in una simile smorfia qual estremo tentativo di riservare a sé ragione, non può in alcun modo essere considerata sul "viale del tramonto". Anzi… ringrazia la meravigliosa esuberanza delle tue forme o potrei persino supporre che tu sia ancora una bambina, con inevitabile imbarazzo per la natura stessa della nostra relazione. » puntualizzo, sorridendole, poi, con occhi ricolmi d'amore.

Prima che, in conseguenza di quelle parole il dialogo fra i due potesse impegnarsi verso qualche ulteriore disquisizione, nella quale non avrebbero certamente ovviato a continuare a scherzare attorno alle loro notti insieme e loro rapporto, forse, persino e tutt'altro che straordinariamente, arrivando a decidere di interrompere repentinamente il cammino in atto per concedersi, immediatamente, possibilità di un appassionato intervallo, così come non era assolutamente mancato in passato nel corso del lungo viaggio da Shar'Tiagh, a distrarre la coppia da ogni possibile proposito intervenne, allora, l'inattesa immagine di un folto ed eterogeneo gruppo di uomini e donne, quietamente schierati sulla strada da loro lì percorsa, a mezzo miglio dalla loro attuale posizione.
Uomini e donne che, anche in virtù degli eventi del giorno precedente, Midda non ebbe difficoltà alcuna a riconoscere quali gli stessi della temibile colonna di El'Abeb.

« Mmm… » commentò l'uomo, cogliendo quella presenza innanzi a loro, prima a entrambi necessariamente celata dalla particolare conformazione del territorio collinare di quella vallata « … credi che stiano attendendo te? » ipotizzò, ora senza alcuna nota di letizia nella voce, tornato serio all'idea di una nuova battaglia qual quella lì prospettata.
« No. » negò, fermamente, una voce, diversa da quella attesa della donna e, altresì, riconoscibile quale quella dello stesso capo dei predoni lì proposti al loro sguardo « Stanno attendendo me. » precisò, emergendo accanto a loro dal folto della selva immancabilmente presente a delimitare quella via, accompagnato per l'occasione dalla stessa giovane albina introdotta con il nome di Shu-La e colpevole della cattura di Be'Sihl.
« Che straordinaria coincidenza… » definì la mercenaria dagli occhi di ghiaccio, senza palesare alcun sentimento di sorpresa e, anzi, riservando all'uomo con il volto da scheletro un ampio sorriso « E dire che stavamo giustappunto parlando di te e delle poco galanti parole che ieri mattina hai voluto destinarmi. » rivelò, in tutta tranquillità, quasi stesse piacevolmente discorrendo con un vecchio amico e non con chi, solo una giornata prima, aveva tanto insistentemente cercato di ottenere la prematura conclusione della sua vita « Ti consiglio di stare attenta a questo bel tomo, mia cara Shu-La: non sia mai che un giorno, in futuro, possa svegliarsi dal lato sbagliato del letto e renderti omaggio facendo riferimento alla tua allora sfiorita giovinezza… »