11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

giovedì 3 marzo 2011

1142


P
robabilmente impossibile sarebbe stato, per chiunque, comprendere il particolare genere di rapporto esistente fra il giovane, e spesso impacciato, Seem e la fiera, e quasi sempre straordinaria, Midda Bontor, o, più semplicemente, arrivare a intuire le ragioni per le quali una donna guerriero, e mercenaria, del suo livello potesse aver accettato una simile presenza al proprio fianco, dalla quale improbabile sarebbe stato, per lei, ottenere un qualche vantaggio di sorta. E se anche, nel merito delle ragioni per le quali la Figlia di Marr'Mahew potesse aver accettato un garzone quale proprio scudiero, sarebbe potuto essere argomentato, da parte della medesima, una volontà di riconoscere gli sforzi da lui compiuti per definire, autonomamente, il proprio destino, esemplificazione perfetta dei principi per i quali ella aveva sempre vissuto e lottato, a riguardo del rapporto, del legame esistente fra lo stesso giovane, poco più che ragazzo, e quella divenuta per lui figura di riferimento tanto importante, difficile sarebbe stato cercare di addurre spiegazioni di sorta, tale da mantenere simile sentimento, in lui, quale assolutamente unico e personale.
A chi avesse sostenuto che Seem fosse innamorato di Midda, non sarebbe potuto essere riservato torto, dal momento in cui, effettivamente, egli si era invaghito della propria padrona sin dal giorno del loro primo incontro. Una egoistica bramosia, sciocca e superficiale, quella da lui inizialmente vissuta, che, tuttavia e fortunatamente, era presto scemata, complice il confronto con l'immagine a lui offerta dalla coppia da lei formata con Be'Sihl ancor prima che, realmente, i due avessero accettato di vivere tale rapporto, e che, comunque, aveva lasciato in lui un seme, un proposito assolutamente positivo quale quello di riuscire a migliorarsi attraverso di lei, accanto a lei, prendendo per la prima volta, nella propria vita, in mano le redini del proprio stesso fato, e direzionandolo là dove alcuno, probabilmente neppure egli stesso, avrebbe potuto credere sarebbe realmente riuscito a giungere. L'amore che, ancora, Seem avrebbe potuto, onestamente, affermare di provare verso il proprio cavaliere, non avrebbe pertanto e ormai dovuto essere confuso con qualche intenzione d'approccio con lei, quanto, piuttosto, il sentimento di un fratello minore verso una sorella maggiore, di un figlio verso una madre, di un allievo verso il proprio mentore. In Midda, pertanto, egli non avrebbe più ricercato un'improbabile amante, ruolo altresì stupendamente ricoperto dalla sua splendida Arasha, ma, non per questo, avrebbe smesso di amarla, definendosi più che pronto a dare la propria vita per lei. Così come, del resto, si impegnò, pericolosamente e scioccamente, a dimostrare in quella stessa notte, lasciando la sicurezza propria della locanda di Be'Sihl per gettarsi a testa bassa alla ricerca di lei, desideroso di poter tornare a confrontarsi con ella e, finalmente, chiarire ogni dubbio, ogni incertezza, ogni confusione.
Sin dal primo momento in cui la falsa Midda aveva fatto la propria comparsa in città, egli era rimasto discretamente fedele alla propria vera padrona, non accettando quella pur perfetta replica quale l'originale, malgrado ogni tentativo da parte della medesima di apparire tale. E quando, successivamente, l'inganno allora ordito ebbe modo di svelarsi nei propri osceni scopi, nell'attentato alla vita di lord Brote e nella, conseguente, morte di lady Lavero, dal suo personale punto di vista alcuna ulteriore occasione di incertezza avrebbe potuto sussistere. Purtroppo, per quanto saldo nelle proprie intenzioni, nella propria volontà, nei giorni a seguire, nelle settimane successive, nei mesi che trascorsero scandendo un'intera stagione, egli si era ritrovato, proprio malgrado, solo contro l'intera città, psicologicamente abbandonato, addirittura, dalla propria stessa amata Arasha, incapace di accettare l'ipotesi dell'esistenza di una falsa Midda che, approfittando dell'assenza della sola e vera Figlia di Marr'Mahew, potesse essersi a lei sostituita per condurre a termine quel terribile piano, qualsiasi potesse, del medesimo, essere il concreto fine ultimo.
In tale intimo isolamento, forse inevitabile era stato, per lui, un progressivo scoraggiamento, non una reale perdita di fede nelle proprie iniziali convinzioni, quanto, piuttosto, il crescere del dubbio di poter non essere la sola illuminata voce dalla parte della ragione, quanto, piuttosto, di essere disgraziatamente in torto, e che, per lui inspiegabilmente, la sua padrona, il suo cavaliere, non solo avesse tradito il proprio principale mecenate, quanto, piuttosto, una sua amica, che in lei aveva riposto la propria fiducia e le proprie speranze non diversamente da quanto anch'egli aveva compiuto. In conseguenza di ciò, ora, con l'avvenuta ricomparsa di Be'Sihl, utile a dar credito alle proprie idee, divenute prossime a semplici sogni, il giovane non avrebbe potuto evitare di sentirsi al contempo dominato da entusiasmo e da vergogna, nella gioia propria della consapevolezza di aver avuto sempre ragione, e, in ciò, di aver saputo riconoscere la propria vera signora da un suo pur apparentemente perfetto surrogato, ma, anche, nell'imbarazzo proprio della coscienza di non essersi negato, nel corso del tempo, delle esitazioni, delle incertezze in quella che avrebbe altresì dovuto dimostrare quale solita e inattaccabile posizione personale. Ragione per la quale, proprio malgrado, egli non poté opporsi alla necessità di ricongiungersi con la propria signora, neppure ove, per permettere ciò in tutta sicurezza, sarebbero state sufficienti solo poche semplici ore, con il sorgere di un nuovo sole e il ritorno di quella particolare quiete cittadina, che altrove sarebbe stata impossibile da definire tale e che pur, in Kriarya, avrebbe dovuto così essere giudicata.

« Mia signora… sto venendo da te… » sussurrò a denti stretti, scandendo quelle parole quasi fossero un'invocazione a una divinità, per quanto egli fosse cresciuto senza credere in alcun dio o dea, senza prestare fede in alcun pantheon, e, in questo, senza neppure aver mai avuto motivazione, nella propria esistenza, per esprimere una preghiera.

Ovviamente egli era spaventato. Anzi, terrorizzato.
Il giorno dopo la morte di Nass'Hya per opera della falsa Midda, qualcosa o qualcuno, mortale o immortale, scatenò la propria ira per quanto occorso, trasformando la città del peccato in una città maledetta: incorporei spettri evanescenti, in origine, e poi creature di natura negromantica sempre più materiale, sino a giungere a zombie putrescenti, avevano lentamente iniziato a fare la loro comparsa al calare del sole, diffondendo il panico, prima, e la morte, poi, per le vie dell'urbe, quasi a voler imporre una punizione, un assurdo castigo su chiunque fosse lì stato individuato qual raggiungibile e, in ciò, assassinabile. Per proteggersi da simili minacce, la cui origine e i cui scopi non vennero loro mai esplicitati, dando, in ciò, libera possibilità di interpretazione attorno agli stessi, versioni che, puntualmente, finirono con il riconoscere qual responsabile per tutto ciò proprio la donna guerriero più nota di quell'intera urbe, i cittadini di Kriarya non ebbero allora altra possibilità che rinunciare volontariamente al possesso della loro stessa città nelle ore notturne, segregandosi all'interno delle proprie abitazioni e, in tal modo, sperando di riservarsi occasione utile a godere di una nuova giornata. Una scelta drammatica, quella così compiuta in maniera spontanea da quasi chiunque all'interno di quelle mura, che, per loro fortuna, riuscì a dimostrarsi, a posteriori, sufficientemente azzeccata nella propria stessa formulazione, indubbiamente non liberandoli dal pericolo loro offerto da tali mostruosità e, ciò nonostante, offrendo loro una possibilità di tregua, dal momento che, barricati nelle proprie abitazioni, nelle locande, nelle taverne o nei bordelli, essi riuscirono a ottenere riparo dal pericolo maggiore, lì rappresentato dalle creature con consistenza materiale, creature che, in conseguenza di ciò, avrebbero potuto ucciderli ma, anche, sarebbero state interdette dalla presenza di ostacoli sul proprio cammino. Quanto inizialmente ritenuta quale una soluzione temporanea, in assenza di possibilità migliori, divenne così una decisione definitiva, che costrinse tutti a reinventare i propri stessi ritmi biologici, nonché le proprie abitudini, ma che vide la popolazione di quella città, abituata a convivere da sempre con la morte, riuscire ad accettare di buon grado anche quella situazione, almeno sino a quando non fosse stata concessa nuovamente loro occasione di incontro con chi sola ritenuta causa di tutto quello… la stessa Midda Bontor!
Da quando l'avvento di zombie, e altri non meglio identificati mostri, aveva avuto luogo, pertanto, alcuno, in tutta Kriarya, aveva ulteriormente osato affrontare le vie dell'urbe fra il crepuscolo e l'aurora, e, in conseguenza di ciò, Seem non avrebbe potuto sapere con esattezza contro quali genere di avversità si sarebbe andato a gettare nel momento in cui, folle, decise di evadere dalla sicurezza propria della locanda per sperare di raggiungere la propria signora: un'ignoranza nel merito della quale, il giovane era certo, tanto il suo medesimo cavaliere quanto il suo ormai defunto maestro d'arme, e padre di Arasha, non avrebbero potuto evitare di condannare severamente, ma della quale, altresì, egli non poté che essere grato a se stesso, certo di come, al contrario, se avesse avuto reale percezione di tutte le insidie che là lo avrebbero atteso, mai avrebbe trovato la forza di incamminarsi in quella follia, qual fu comunque costretto ad ammettere effettivamente fosse la sua.

mercoledì 2 marzo 2011

1141


N
essuno che avesse vissuto o, per amor di precisione linguistica, che fosse sopravvissuto, all'interno di Kriarya per un arco di tempo sì esteso pari a quello di cui il locandiere shar'tiagho avrebbe potuto menar vanto, avrebbe, in tutta onestà, potuto dimostrarsi realmente stupito all'idea della morte, e della morte violenta quale quella di un omicidio, nell'essersi dovuto presto abituare all'occorrenza di un tale evento, già tutt'altro che straordinario nel resto del Creato, e lì, in effetti, considerabile quotidiano, consueto, al punto tale da non poter più suscitare più particolari emozioni di sorta, non, soprattutto, rivolte allo sbalordimento. Ciò nonostante, malgrado tale assuefazione alla morte e alla violenza dominanti all'interno di quelle mura poligonali, anche coloro che delle medesime avessero potuto considerarsi abitanti, avrebbe potuto ovviare a dimostrare una reale, concreta sorpresa nel momento in cui, a essere coinvolto in tale sanguinario tributo lì giornalmente offerto a un non meglio dichiarato dio oscuro, fosse stato non un comune mercenario, un normale assassino, un disgraziato ladro o una semplice prostituta come tanti altri, quanto, piuttosto, una figura dimostratasi, per una ragione o per un'altra, degna di nota, di attenzione, al punto tale da suscitare l'interesse popolare tanto con la propria vita, quanto con la propria morte. E Nass'Hya, indubbiamente, avrebbe dovuto essere annoverata in un simile elenco di eletti.
Principessa y'shalfica per diritto di nascita, figlia di una delle più prestigiose famiglie del regno nemico giurato di Kofreya, Nass'Hya avrebbe potuto essere considerata, innanzi allo sguardo comune, una prediletta degli dei, avendo da loro ricevuto in dono una bellezza, un'eleganza, un fascino e una naturale sensualità tutt'altro che comuni, i quali, uniti a una vivace intelligenza e al proprio retaggio, l'avrebbero, e l'avevano, destinata a un futuro glorioso, prima come sposa del sultano e, poi, probabilmente, come sultana a sua volta, divenendo in ciò monarca di Y'Shalf stessa. Tuttavia, in contrasto a ogni logica, a ogni raziocinio, ella aveva rifiutato tale possibilità ambita da qualsiasi altra giovane e nobile donna del proprio regno natio, per abbracciare con insensato, e pur appassionato, entusiasmo l'occasione a lei, inaspettatamente, riservata dalla stessa Midda, inviata oltre il fronte di guerra dal proprio principale mecenate, lord Brote, con l'incarico di rapirla e di condurla in matrimonio a lui. Così era stato e, dopo un lungo e pericoloso peregrinare, Nass'Hya non più principessa ma ormai solo lady, e lord Brote avevano potuto convolare a nozze, in un matrimonio non ricercato qual tale e pur divenuto evento per l'intera città del peccato nella particolare natura della sposa lì coinvolta.
Sebbene indubbiamente straniera in Kofreya ed estranea in Kriarya, la giovane lady, di pochi anni superiore in età alla stessa Arasha, non aveva potuto evitare di conquistare l'interesse dell'intera città, qual mai alcun'altra sposa di un lord locale, o, tanto meno, del feudatario posto dal sovrano a sovrintendere quella capitale, era riuscita a ottenere in passato, risvegliando, paradossalmente e incredibilmente, persino un sentimento di amor patrio da lungo tempo dimenticato in quella violenta urbe tanto prossima all'imperituro conflitto in corso fra Kofreya e Y'Shalf da essere stata sostanzialmente distrutta dal medesimo, non tanto per responsabilità y'shalfiche, quanto, piuttosto e peggio, per imperdonabile stolidità nell'amministrazione kofreyota.Ella, infatti, non solo si era ritrovata legata a due fra le più significative figure proprie di quell'urbe, quali quelle della Figlia di Marr'Mahew e di lord Brote, non più importante o influente di altri propri pari e, ciò nonostante, indubbiamente dotato di maggiore fama e notorietà, fosse anche, banalmente, per il prestigio a sua volta derivante dal proprio rapporto con la stessa mercenaria dagli occhi color ghiaccio, ma, a maggior ragione, Nass'Hya non aveva potuto ovviare a incarnare, con la propria avventurosa vicenda personale, in verità neppur completamente nota al pubblico o a lei stessa nella propria parentesi con il semidio Desmair, da Midda mantenuta segreta, un'intensa sequenza di forti emozioni romantiche, capaci di far leva anche sui cuori più induriti e, in ciò, necessariamente tradottasi, poi, quale un insolito orgoglio nazionale, in favore di quel regno che, pur inconsapevole, aveva permesso a chi certamente degna di divenire protagonista di una lunga ballata, occasione per realizzare i propri sogni.
In conseguenza di tutto ciò, e, ancor più, in conseguenza del legame emotivo che l'uomo non aveva potuto comunque evitare di sentire proprio nei riguardi di quella donna, per quanto sostanzialmente appena intravista e mai direttamente conosciuta, Be'Sihl avrebbe potuto considerare assolutamente legittima la propria reazione di disorientamento nel confronto con l'annuncio della morte della stessa, forse e irrazionalmente persino ritenuta lontana da ogni possibilità in tal senso, quasi, in semplice virtù del proprio nome e della propria posizione sociale, mai alcun male le sarebbe potuto essere imposto.

« Dei… » sussurrò egli, riprendendo voce dopo un lungo e necessario momento di silenzio, rispettato anche dalla propria interlocutrice nel volergli permettere di assimilare quella triste novella « … ne sarà sconvolta, quando lo verrà a sapere… » soggiunse, scuotendo il capo e spingendo, in ciò, il proprio pensiero verso colei allora appena ingiustamente accusata di tale misfatto.
« Chi? » domandò Arasha, non riuscendo immediatamente a cogliere il soggetto della frase da lui in tal modo pronunciata, e non potendo, certamente e paradossalmente compiere tale collegamento mentale, malgrado ogni arringa difensiva pocanzi scandita dal proprio interlocutore.
« Midda… e chi altri?! » replicò lo shar'tiagho, sollevando lo sguardo verso la fanciulla « Per quanto tu possa ritenerla colpevole di questa morte, ti posso assicurare che, per il bene di quella ragazza, ella ha compiuto più di quanto chiunque altro al mondo sarebbe mai stato pronto a compiere, sacrifici inenarrabili che, probabilmente, la Storia non avrà mai occasione di conoscere, ma nella consapevolezza dei quali alcuno potrebbe accettare una simile identificazione per l'assassina di Nass'Hya. » argomento, con tono moderato e perfettamente controllato, animato sì da forti sentimenti e, ciò nonostante, non vittima degli stessi.

Una nuova, fugace parentesi laconica non poté evitare di caratterizzare, in tutto ciò, la successiva ripresa di quel dialogo da parte della fanciulla lì presente, silenzio con il quale ella volle, al contempo, concedere dimostrazione di rispetto nei riguardi del locandiere e delle sue convinzioni, ma, anche, riservarsi occasione di riflettere attorno alle medesime. Ove anche, infatti, nella fiducia che desiderava riconoscere a quell'uomo, giudicato qual assolutamente meritevole in tal senso, ella aveva apparentemente accettato le parole da lui impiegate nel narrare quanto avvenuto nel corso dell'ultimo anno, in conseguenza di quanto da lei stessa visto e vissuto estremamente difficile sarebbe stato accettare di estraniare l'immagine dell'assassina di Nass'Hya, nonché probabile responsabile per l'attuale piaga negromantica imposta sulla città, da quella di Midda Bontor, impresa psicologica per ottenere successo nella quale le sarebbe stato necessario, al pari di chiunque altro in città, qualcosa di più concreto rispetto a una semplice cronaca, storia che avrebbe potuto anche essere ritenuta frutto di menzogna nel desiderio, per l'uomo, di difendere gli interessi della donna da lui ancora amata. A differenza, però, rispetto a qualunque altro abitante di Kriarya, Arasha non avrebbe potuto dimenticare quanto, sin da subito, asserito con forza, con convinzione, dal proprio stesso amato, dal buon Seem, il quale non era riuscito ad accettare il ritorno del proprio cavaliere qual realmente avvenuto allora, in un sentimento all'epoca giudicato irrazionale, e ora, probabilmente, giustificabile, di diffidenza a tal riguardo: solo in grazia di quanto, prima energicamente, e poi sempre più debolmente, sostenuto dal ragazzo, ella fu in grado di costringersi, contro natura, a porre in dubbio quanto sino a quel momento ritenuto realtà, per accettare possibilità alternative alla stessa.
Prima che, comunque, alla fanciulla fosse dato di riprendere la propria testimonianza, così estemporaneamente interrotta, un inatteso trambusto attrasse, e distrasse, l'attenzione sua e di Be'Sihl, richiamandole verso i piani inferiori dell'edificio e fungendo, dal loro punto di vista, qual preambolo per il grido che, subito dopo, si impegnò a richiamare la stessa improvvisata e temporanea locandiera.

« Arasha… Arasha! » urlò una voce, che ella riconobbe quale quella di uno dei garzoni lì impiegati, dimostrando evidente, e persino folle, agitazione nel proprio tono, quasi fosse appena stato posto innanzi al concretizzarsi di un terribile incubo « Arasha… per Gorl, dove sei?! Seem è impazzito! »
A tali parole ella fece capolino sul corridoio, subito replicando: « Che cosa è accaduto? »
« E' uscito! » replicò l'altro, raggiungendo con affanno la propria ricercata interlocutrice, dopo aver corso in maniera raffazzonata per le scale e i corridoi della locanda « Ha blaterato qualcosa sulla necessità di conoscere la verità, ha sbloccato la porta principale e si è gettato fuori, scomparendo nelle tenebre della notte! »

martedì 1 marzo 2011

1140


« I
o non ti so dire come tutto ciò sia stato possibile, soprattutto alla luce di quello che tu affermi di aver vissuto in quello stesso periodo, ma ti posso assicurare che, dal punto di vista di chi, mio pari, non ha avuto particolari occasioni di concreta confidenza con lei, non vi sarebbe potuta essere alcuna incertezza sull'identità di chi si presentò allora quale Midda Bontor, e che da tutti venne riconosciuta in tali termini. » argomentò ella, storcendo le labbra a dimostrare un intimo disappunto per la confusione così creatasi attorno a quel nome e al suo intervento, all'epoca, all'interno del contesto cittadino « Un riconoscimento, fra l'altro, da non attribuire a una questione di mera fisicità, quanto, piuttosto e concretamente, alla sua voce e, ancor più, alle parole dalla stessa scandite, atte a permetterle di relazionarsi con il mondo a sé circostante esattamente come ci si sarebbe potuti attendere da lei. »
« Nessuno ha quindi avuto ragione di sospetto a suo proposito?! » richiese egli, sinceramente sorpreso da tutto ciò, da una tale cronaca che avrebbe potuto ritrovare, quale propria unica spiegazione, quella dell'intervento di una qualche potente stregoneria atta a ingannare un'intera città attorno a un tale tema, all'identità, non scontata, di una figura tanto nota quale quella della Figlia di Marr'Mahew.
« Come già accennato, alcuni dubbi, per quanto prossimi a intime sensazioni di disorientamento, non sono mancati… certamente non in Seem che, nel confronto con lei, come più volte, successivamente, ha espresso, ribadito e sottolineato, non si è mai sentito realmente a proprio agio qual pur aveva imparato a essere nel tempo, quasi ella fosse per lui un'estranea e non la propria tanto apprezzata padrona. » rispose la fanciulla, piegando appena il capo di lato in tali parole « Tuttavia, anche lui, per primo, nel confronto con lei non avrebbe potuto negare in fede la sua identità, dal momento in cui ella, entrata in città, non solo si presentò a lui e a me con la propria consueta familiarità, ma, anche, si propose a noi, ai nostri occhi, alle nostre orecchie e alle nostre menti, in tutto e per tutto coerente con quanto avremmo potuto richiedere ella fosse. » spiegò, ripiegando allora la testa sul fronte opposto a quello già raggiunto « Non diversamente da come hai compiuto tu poco fa, ella si riservò occasioni per condividere con noi le vicende di quest'ultimo anno, a partire dalla vostra partenza dalla città, sino a quella che, non senza una necessaria malinconia nello sguardo, ella volle definire quale la fine del vostro rapporto, purtroppo non sopravvissuto all'inverno, fino al suo solitario ritorno a Kriarya, con l'intenzione di riprendere in mano la propria consueta vita, le proprie avventure mercenarie, lasciando a noi la gestione della locanda ormai considerabile di sua unica proprietà, nell'indifferenza da te affermata attorno al fato della medesima. »

Quasi si fosse ritrovato a vivere un bizzarro sogno, Be'Sihl ascoltò con attenzione quelle parole nel mentre in cui la sua fantasia non poté ovviare a offrire loro forma e colore, tratteggiando nella sua stessa mente quelle scene, quei dialoghi, così come se li avesse vissuti in prima persona e non ne fosse semplice ascoltatore in un tempo particolarmente differenziato rispetto alla loro occorrenza. Sebbene quella rievocazione si stesse mantenendo in toni estremamente generici, quanto proposto dalla narrazione di Arasha si impose nel confronto del suo raziocinio quasi paradossale, là dove in totalmente sincero riferimento alla figura di Midda, della sua Midda, al punto tale da risultare prossimo a un paradossale, osceno sviluppo alternativo del passato prossimo da lui appena vissuto, e che, proprio in quanto puntualmente vissuto, avrebbe necessariamente negato ogni eventualità di tale follia, impossibile nella propria semplice idealizzazione.
Il concetto stesso, però, rappresentato da un'esperienza onirica di allucinazione collettiva, o, forse e persino, di allucinazione personale di pochi soggetti, adeguatamente scelti, non poté tuttavia ovviare in lui al ricordo di quanto da Midda, e successivamente da lui stesso, vissuto in conseguenza dell'azione di straordinari, o osceni, poteri negromantici propri del semidio che la sua amata aveva sposato tempo prima per offrire grazia a una giovane principessa y'shalfica di nome Nass'Hya, altresì condannata a un simile, infausto destino. Tale mostro, di nome Desmair, si era presentato quale intrappolato all'interno di uno strano quadro incantato, o, forse, in una sorta di dimensione esterna alla realtà comune in congiungimento alla quale quello stesso quadro avrebbe dovuto considerarsi soglia, e, ciò nonostante, in grado di ovviare ai limiti della propria prigionia attraverso propri spettrali messi, utili a permettergli interazione con il loro mondo e i suoi abitanti. In conseguenza al proprio sacro legame con la mercenaria, reso tale da una solenne cerimonia innanzi a tutti gli dei, Desmair aveva a lungo dimostrato di essere in grado di restare in contatto, e addirittura di influenzare, la mente della propria sposa, prima semplicemente tormentandola nel sonno e, successivamente, persino riuscendo a distorcere la sua percezione della realtà: a preservarla da tale infausta presenza, lo stesso shar'tiagho, alcuni mesi prima, le aveva donato uno speciale bracciale d'oro, plasmato dalla propria gente e consacrato a una divinità dell'inganno, utile, con la propria presenza sotto la spalla sinistra di lei, a garantirle protezione dal proprio sì indesiderato e purtroppo apparentemente immortale sposo. Dopo tali eventi, ancora e peggio, lo stesso Be'Sihl aveva sperimentato le capacità del semidivino mostro a proprie spese, entrando in contatto con lui attraverso uno dei suoi messaggeri e vivendo, in ciò, una delle peggiori esperienze della propria vita. Un'esperienza che, volendo essere onesto con se stesso, egli non avrebbe potuto negare essergli comunque stata utile a preservare la propria vita, altrimenti posta in dubbio dall'azione di un gruppo di commercianti di schiavi nemici giurati della propria gente, ma che, ciò nonostante, avrebbe preferito evitare di ripetere, anche ove, suo malgrado, certo che il patto stipulato, all'epoca, con quella creatura, e mai rivelato ad alcuno, neppure alla stessa Midda, non sarebbe stato tanto facilmente obliato.
Avrebbe dovuto ritenere realmente possibile che quanto accaduto in Kriarya, altro non fosse che l'ennesimo, macabro scherzo di Desmair? Che egli, per ragioni lontane da ogni possibilità di intuizione, avesse teso una simile trappola a discapito della non ricercata, sì bramata e pur temuta, moglie?
Un'ipotesi da non scartare, da non negare immediatamente nella propria stessa natura, là dove le negromantiche presenze impegnate a porre sotto assedio l'intera città del peccato avrebbero potuto essere effettivamente ricollegate, nella propria stessa natura, a un sì pericoloso e infido avversario, e che pur egli non avrebbe dovuto concedersi di dare tanto facilmente per scontata, certa, chiudendo in ciò la mente ad altre possibilità e, in ciò, agendo non tanto in aiuto alla propria amata, quanto, piuttosto in suo ostacolo, nel distoglierne scioccamente l'attenzione da minacce forse molto più concrete rispetto a quella.
Conscio di tale rischio, il locandiere si impegnò a tacere ogni intima riflessione, incitando, altresì, ulteriore possibilità di resoconto nella propria interlocutrice, dal momento in cui, necessariamente, il suo racconto non avrebbe potuto concludersi tanto rapidamente, senza neppure esplicitare le ragioni per le quali Midda, o, per lo meno, quella figura da loro identificata qual tale, avesse da essere giudicata responsabile per l'attuale situazione cittadina…

« Cosa accadde? » le domandò, in un invito estremamente semplice, e pur più che sufficiente al proprio naturale e retorico scopo.
« Accadde che ella, per quanto apparentemente sincera nei propri propositi, il giorno in cui si presentò alla torre del proprio mecenate per ottenere da lui un qualche nuovo incarico, scatenò una folle offensiva a dichiarato discapito del medesimo, cercando di uccidere lord Brote e, altresì, colpendo la sua sfortunata sposa, da poco divenuta madre del suo erede. » definì Arasha, con tono serio e sguardo contrito, quasi quella morte, per quanto di una figura a lei del tutto estranea, avesse, in parte, da essere giudicata quale sua stessa responsabilità, là dove non era stata in grado di presagire simile tragedia, diversamente da come, probabilmente, sarebbe stato altresì capace Seem se solo non fosse stato da lei stessa trattenuto nelle proprie ansie, all'epoca giudicate sciocche e vane.
« Lady Nass'Hya è morta?! » non poté evitare di esclamare Be'Sihl, sinceramente sorpreso da simile annuncio, al punto tale da non essersi neppure concesso di cogliere completamente il riferimento al figlio posto alla luce dalla medesima prima del proprio crudele assassinio.
« Sì. » confermò l'altra, annuendo grave nella voce e nello sguardo « Morta per mano di colei che aveva appena accolto a braccia aperte nella propria dimora, colei che sino a quel momento aveva considerato a lei amica e per mano della quale, al contrario, ha trovato alfine solo occasione di morte, nel disperato e insano, e pur umano e ammirevole, tentativo di difendere il proprio sposo da quell'insensata violenza omicida. »