Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
martedì 8 aprile 2014
Intermezzo - parte quinta
Avventura
000 - Speciali
« E’ giusto. » si affrettò ad annuire il cantore, affinché non fosse intesa, da parte sua, una qualunque esitazione di sorta, utile a concedere spazio ad altre interferenze volte, allora, ineluttabilmente a spingere il discorso lungo percorsi diversi da quello da lui inizialmente previsto e ancor auspicato, ragione dell’istituzione stessa di quel momento di incontro per così come da lui invocato « Come stavo dicendo, per quanto le vicende che mi hanno visto coinvolto non siano in alcun modo paragonabili a quelle che hanno visto coinvolto chiunque fra voi, e per quanto i problemi che mi assediano non abbiano alcuna possibilità di essere posti a confronto con quelli di chiunque fra voi, oltre a essere, sicuramente, in parte conseguenti a mie errate valutazioni... a miei sbagli... a mie ingenuità... » puntualizzò, chinando appena il capo in direzione della regina, a dimostrazione di quanto non avesse alcun desiderio di escludere la questione precedente, di quanto non avesse alcuna volontà di minimizzare il valore della critica da lei rivoltagli, e innanzi alla quale, egli, aveva già ampiamente e quietamente ammesso le proprie responsabilità « ... io non sono, purtroppo, una persona forte quanto voi; non ho né il vostro carisma, né la vostra energia, né la vostra fermezza... e, sinceramente, inizio a sentirmi stanco. »
« Stanco...? » domandò l’ex-locandiere, a richiedere, implicitamente, da parte sua, un approfondimento di tale concetto, della situazione per lui celata dietro a una parola che avrebbe potuto assumere troppe diverse sfumature, e avrebbe potuto offrire adito a troppe diverse interpretazioni, per non meritare un impegno a una maggiore puntualizzazione, a una migliore definizione nel merito di ciò.
« Sì... stanco. A ogni livello. » confermò l’altro, storcendo appena le labbra verso il basso a dimostrazione di quanto, ciò, non lo rendesse né felice, né tantomeno fiero, ammissione, dopotutto, di quella che troppo facilmente avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, da parte sua, qual una sconfitta, e una triste sconfitta in contrasto a quanto, sino a quel giorno, per lui era stata una strenua difesa della propria identità, della propria autodeterminazione, del proprio assoluto arbitrio sul destino, anche in conseguenza all’ispirazione a lui concessa, per lui derivante dall’assidua, costante e impegnata testimonianza di ogni avventura e disavventura dell’eroina lì a lui seduta allora accanto, e di fronte alla quale non avrebbe mai desiderato arrivare a dichiarare simili parole « Probabilmente ricorderete come lo scorso anno mi scoprii, mio malgrado, affetto di una patologia autoimmune, per cercare di contrastare la quale, per lungo tempo, sono stato costretto a saturare il mio corpo di terrificanti tossine in conseguenza all’abuso delle quali, solo tardivamente, mi venne concessa la premura di essere informato del fatto che avrei potuto ritrovarmi non soltanto con un fegato sostanzialmente distrutto e con un sistema immunitario del tutto devastato, ma anche, e ancor peggio, privato della vista. » riassunse, cercando di non dimostrare evidenza di vittimismo, quanto e piuttosto di riportare, in maniera quanto il più possibile obiettiva, i fatti occorsi, per così come effettivamente impostisi tali.
« E se, per fortuna, alcuno di tali effetti negativi, che mi sia stata concessa la possibilità di scoprire, ha avuto ripercussioni sul mio attuale stato di salute; l’abuso di quel veleno mi aveva fatto ricadere in una terrificante situazione di depressione farmacologica che, sommata a tutta la situazione contingente, mi ha probabilmente logorato più di quanto non avrei mai avuto piacere ad ammettere. » proseguì il cantore, non negandosi l’occasione di un profondo sospiro per quanto, proprio malgrado, subito « Un logorio che, se in conseguenza alla cessazione della somministrazione a mio discapito della tossina succitata, era stato forse troppo rapidamente considerato qual superato, mi ha comunque lasciato sufficientemente indebolito nella misura utile da non concedermi la forza di superare l’ennesima prova, l’ennesima sfida, ossia quella derivante dal tradimento di chi ingenuamente ritenuto amico. » concluse, a definizione delle ragioni della propria stanchezza, scuotendo appena il capo « E... alla fine... dove né il cambio di mondo e di vita, né la malattia, né ogni altra sventura e difficoltà erano, apparentemente, stati capaci di arrestarmi nel mio quotidiano incedere narrativo, nel mio costante impegno volto a offrire giusta testimonianza alle vostre vicende; quest’ultimo colpo, spiacevolmente, inaspettatamente, incredibilmente, mi ha spezzato il fiato, ha interrotto la mia corsa, in maniera sì violenta che, malgrado ogni sforzo, malgrado ogni impegno, non sto ancora riuscendo a riprendermi così come vorrei... »
Tale, infatti, avrebbe avuto a dover essere giudicato il rammarico del cantore, in misura ampiamente maggiore rispetto a ogni altra possibile considerazione. Tale, ancora, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la ragione per la quale, quindi, quella riunione aveva avuto ragione di essere indetta. Tale, infine, avrebbe avuto a dover essere identificata la motivazione alla base della scelta compiuta a convocare proprio quegli interlocutori, proprio quelle figure per disquisire di una questione che pur, apparentemente, non avrebbe potuto avere nulla a che fare con loro, con le loro esistenze, con la loro quotidianità, riguardando, in tutto e per tutto, esclusivamente l’esistenza e la quotidianità di colui che, da tanto tempo, anni ormai, si stava impegnando sì fermamente, sì ostinatamente, a tentare di rendere immortali le loro vicende, le loro gesta e, obiettivamente, le loro stesse vite, riportandole su carta, a volte forse concedendosi anche qualche licenza, qualche fantasioso sviluppo poetico, e ciò, non di meno, in tal senso procedendo al solo, unico e onesto scopo di esaltare l’epica già intrinseca in tali vicende, ponendo in evidenza il mito che, al di là della Storia, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto in tutto ciò.
Perché se nei riguardi della propria vita, della propria esistenza, considerata del tutto comune, considerata del tutto consueta, priva di fascino, priva della benché minima ragione d’esser narrata, e talvolta persino d’esser vissuta, egli non avrebbe potuto riservarsi la benché minima premura, il benché minimo interesse, accettando, all’occorrenza, l’eventualità di rinunciare alla medesima in funzione di quanto avrebbe potuto essergli riservato dalla sola possibilità di testimoniare, altresì e piuttosto, le vite degli altri, riconosciute qual decisamente più coinvolgenti, più meritevoli rispetto alla propria, così come sempre era avvenuto nel corso di quegli ultimi anni; l’ultima goccia, per quanto potenzialmente insignificante, costituita da quel probabilmente persino prevedibile tradimento, nella corretta ottica indicata da parte della regina immortale, aveva fatto tracimare il vaso già eccessivamente colmo, arrivando, alfine, a privarlo di fiducia in sé, nelle proprie capacità, nelle proprie possibilità, nelle proprie energie, al punto tale da negargli, persino, di proseguire in quell’unica attività che, realmente, lo aveva fatto sempre sentire appagato, gli aveva sempre riservato la possibilità di considerare la propria esistenza in vita qual meritevole di una qualche ragione, di un qualche significato… da negargli, addirittura, il proprio stesso ruolo di cantore, che pur, con tanto impegno, con tanta passione, al prezzo di tanti sacrifici, aveva sempre difeso e protetto.
« Non desideri più essere un… come è che ti definisci?!... cantore di mondi diversi? » parve voler riassumere in maniera estremamente brusca, terribilmente diretta, ancora una volta, la regina, aggrottando appena la fronte a esprimere una qualche emozione di disappunto innanzi a tale prospettiva, in misura utile, tuttavia, da permettere di presumere, dietro a quella questione ipoteticamente secca e diretta, ancora l’esistenza di una certa preoccupazione per lui.
« No… non è questo. » negò prontamente l’anfitrione, levando ambo le mani innanzi a sé, a difendersi dall’eventualità di una simile accusa « Il lavoro al quale mi sono dedicato, con strenua passione, in questi ultimi anni… l’opera che vi riguarda… è forse… probabilmente, l’unica cosa di cui mi può essere concessa la possibilità di essere realmente fiero, di essere effettivamente soddisfatto di me e della mia vita. E non potrei mai, consciamente o inconsciamente, prendere in esame l’idea di abbandonarlo… »
« … ma? » lo anticipò la donna guerriero, osservando il proprio interlocutore con espressione assolutamente seria, con concentrazione assoluta, a propria volta tutt’altro che indifferente alla prospettiva che, da tutto ciò, sembrava volersi delineare « Perché sicuramente c’è un “ma”… o non avrebbe avuto senso riunirci tutti quanti e condividere, con noi, tutta questa vicenda così come, a oggi, non hai mai fatto, non hai mai avuto pregressa necessità di fare… »
lunedì 7 aprile 2014
Intermezzo - parte quarta
Avventura
000 - Speciali
« … pietà?! » ripeté la regina immortale, aggrottando appena la fronte, come a soppesare la valenza di un termine da parte sua fondamentalmente sconosciuto, con il significato del medesimo non avrebbe mai potuto avere ragione alcuna di confidenza.
« So che non ne sei avvezza, madre, ma è quel genere di emozione che si ha a provare innanzi a un essere palesemente inferiore quando posto in una situazione di difficoltà, in misura utile a impedire di infierire ulteriormente a suo discapito. » intervenne il semidio, ironizzando nel merito della difficoltà dell’altra a comprendere quanto riferitole, e, ciò non di meno, non mancando di palesare la propria indole, di rendere evidente il proprio atteggiamento nei confronto del mondo, e, con esso, del loro interlocutore, nell’ingenerosa definizione con la quale lo aveva, in tutto ciò, appena descritto.
« Risparmiati pure questo facile sarcasmo. » consigliò, di rimando, la donna, storcendo le labbra verso il basso a palesare tutta la propria disapprovazione per quanto, in tal senso, asserito a suo supposto discapito, in tutto ciò soltanto evidenza dell’avversione della sua stessa progenie in suo contrasto « Poiché, se non conoscessi la pietà, figlio adorato, ti avrei ucciso nell’istante stesso in cui sei stato posto, per la prima volta, fra le mie braccia, subito dopo la tua nascita... »
« Quella non è stata pietà, madre. E’ stata mera impossibilità... » puntualizzò l’altro, scuotendo pesantemente il grosso capo ornato da bianche corna « Tant’è, che subito dopo avermi preso, per l’unica volta, fra le tue braccia, hai deciso di esiliarmi al di fuori del tuo medesimo piano d’esistenza. »
« Futili distinguo lessicali. » minimizzò la prima, considerando chiusa la parentesi in tal modo inopportunamente apertasi « Al di là di facili provocazioni, la mia perplessità innanzi al significante adoperato dal nostro anfitrione, deriva non tanto da un’incapacità ad apprezzare il significato del medesimo, quanto e piuttosto il presunto raziocinio alla base di una tale affermazione: davvero ti saresti mai potuto attendere qualcosa di diverso da parte di un gruppo di perfetti estranei...?! » domandò, rivolgendosi direttamente al loro ospite « Per quanta fiducia tu possa riservare nei confronti dell’umanità, e per quanta fortuna tu possa illuderti di avere, è semplice statistica che, presto o tardi, tu abbia a essere tradito. E quando ciò ha a venire, sperare nella pietà di un antagonista nulla di diverso può significare rispetto a gettarsi in un dirupo illudendosi di poter sopravvivere alla caduta. » argomentò, con maggiore severità di quanto non avrebbe potuto essere attesa da parte sua, severità che, allora, paradossalmente, non avrebbe potuto evitare di essere considerata qual uno straordinario atto di premura nei riguardi dell’interlocutore.
Abituato, per indole personale, per passione innata, e, a modo suo, per deformazione professionale, a giocare con le parole, a impegnarsi al fine di cogliere le sfumature meno evidenti, meno palesi, celate dietro a qualunque significante, per catturarne l’effettivo significato, adeguatamente contestualizzato; il cantore non ebbe allora difficoltà a comprendere in quale accezione aver da interpretare quanto a lui così rivolto, ad apprezzare quale reale interesse avrebbe avuto a dover essere associato a quell’intervento da parte della regina immortale, a dispetto del proprio carattere o, per lo meno, in contrasto a tutto ciò che, sino a quel momento, aveva creduto avesse a dover essere considerato il suo carattere. E, in ciò, non poté che sentirsi intimamente grato verso di lei non soltanto per quelle sue parole, quanto e ancor più per aver scelto allora di pronunciarle, di donargliele, di dedicargliene, probabilmente con apparente rudezza, con supposta crudeltà, e, ciò non di meno, con molto più rispetto, nel riconoscergli maggiore dignità, di quanto non avessero fatto altre figure nel suo recente presente, celandosi dietro atteggiamenti più cordiali, persino affettuosi, e pur, in tutto ciò, null’altro che a lui rivolgendo la stessa cordialità, lo stesso affetto, che avrebbe potuto attendersi da parte di uno stuolo di cortigiani e cortigiane.
Un sorriso, quindi, si aprì, in diretta conseguenza a quel rimprovero, sul volto dell’uomo, nell’apprezzare l’ironia a lui riservata dalla sorte, nel porlo in tal modo a confronto con l’evidenza di quanto, alle premure di un falso amico avrebbe avuto sempre a preferire quelle di un onesto antagonista, qual, comunque, la regina non avrebbe potuto evitare di essere identificata, purtroppo, sempre e comunque.
« Hai ragione... » annuì, a conferma di quanto, allora, non potesse che condividere e sottoscrivere pienamente quelle parole « Ha pienamente ragione... e io sono stato uno stolido a permettere al mio cuore di aprirsi, senza prudenza alcuna, a persone delle quali nulla sapevo e nulla, per quanto sia spiacevole a dirsi, avrei mai potuto presumere di imparare a conoscere in maniera sì istantanea qual, pur, ho voluto credere di essere capace a fare. » commentò, a migliore argomentazione della posizione così espressa, anche a beneficio di tutti gli altri presenti, laddove essi, eventualmente, avrebbero potuto non cogliere tanto facilmente, con tanta immediatezza, le motivazioni alla base di una simile asserzione da parte sua.
« Certo che ho ragione! » proclamò la regina, incupendosi repentinamente, in permalosa reazione all’ipotesi in tal maniera implicitamente definita che ella avrebbe potuto, eventualmente, anche essere nel torto, anche non essere nel giusto così come, altresì, dal proprio punto di vista, era e sempre sarebbe stata.
« Domando scusa se le mie parole possano aver suggerito qualcosa di diverso... » chinò il capo il cantore, a evidenza della propria remissività nei confronti della donna, non desiderando cercare con lei occasione di conflitto... non, soprattutto, in quel contesto di ricercata tregua, da lui stessa promossa.
Un estemporaneo momento di silenzio calò, allora, all’interno della stanza, laddove, evidentemente, ognuno dei presenti stava, in quel frangente, in quella situazione, valutando in quale misura potersi permettere di intervenire a commento della questione e, soprattutto, del dialogo così intercorso fra i protagonisti di quegli ultimi istanti.
Quasi una violenza psicologica, di certo, risultò quella che tanto la mercenaria, quanto il suo allor più che degno sposo, si dovettero imporre per restare in silenzio, per risparmiarsi qualche sarcastica ripresa a discapito, ovviamente, della comune avversaria, in un’ironia che, tuttavia, non avrebbe potuto lì concorrere a nulla di diverso che ad alimentare la latente fiamma di un’esplosione belligerante a totale devastazione della fragile pace in quel contesto loro imposta. Ammirevole, pertanto, ebbe a doversi riconoscere simile sforzo, tale impegno, probabilmente, in quel tanto particolare frangente, ricercato al solo scopo di non disonorare l’ospitalità loro offerta dal comune anfitrione, dal cantore che aveva lì voluto riunirli, per uno scopo che alcuno dei due considerava già pienamente rivelato, dal momento che, entrambi, non avrebbero potuto evitare di sperare che alla base di tale adunanza avesse a dover essere riconosciuto qualcosa di più di un mero momento di sfogo.
A interrompere, tuttavia e necessariamente, quella laconica parentesi, fu un intervento da parte della stessa donna guerriero al solo scopo di appurare quanto, effettivamente, quella loro speranza avrebbe avuto a doversi considerare semplicemente e stolidamente tale e quanto, piuttosto, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual basata concretamente su solide e reali basi, quali quelle che, allora, non avrebbe potuto sperare che essere… fosse anche e soltanto per mantenere un certo rispetto nei confronti del proprio interlocutore, non volendolo giudicare così privo di senno dall’esigere un simile concilio senza un’effettiva motivazione a sua giustificazione…
« Dal momento che l’argomento introduttivo sembra essere scemato in maniera naturale… che ne pensi di giungere al nocciolo della questione e di motivare la ragione della nostra presenza in questa stanza…?! » domandò pertanto, senza eccessivi giri di parole dal momento in cui, a differenza del proprio interlocutore, salvo rare eccezioni, ella non aveva mai avuto pazienza di porsi in giuoco diplomaticamente, in linea, dopotutto, con la propria indole guerriera, con la propria natura che, alla chiacchiera, non avrebbe mai potuto evitare di preferire l’azione… e l’azione violenta.
venerdì 4 aprile 2014
Intermezzo - parte terza
Avventura
000 - Speciali
Si dice che ammettere di avere un problema sia il primo passo per riuscire a risolverlo.
Per molto tempo, per diversi mesi, il cantore aveva ostinatamente rifiutato di ammettere ogni problema. Egli si era impegnato a cercare di minimizzare qualunque questione, di rinnegare qualunque debolezza, quasi ammetterla potesse palesare un suo fallimento... un suo fallimento psicologico ancor prima che fisico.
Non che, né a livello fisico, né tantomeno a livello psicologico, egli non avrebbe avuto ragione di lamentare delle inoppugnabili difficoltà, delle evidenti sfide che, da semplici prove della sorte, con eccessiva costanza avrebbero avuto a potersi considerare quali conseguenze di un ostinato incattivimento del destino in sua opposizione. Al contrario. Altri suoi compagni e compagne di viaggio, altri suoi pari, posti a confronto con le stesse prove, e a volte con difficoltà persino inferiori alle sue, con gli stessi ardimenti, e a volte con ostacoli persino meno impegnativi rispetto a quelli che avevano contraddistinto il suo incedere, avevano già da tempo ceduto, ammettendo, tanto tristemente, quanto semplicemente, la propria impossibilità a continuare, a insistere in quella stessa direzione, proprio malgrado vittime della propria incapacità a far fronte tanta avversione da parte degli dei, o di qualunque principio superiore in cui potessero credere, a proprio stesso discapito. Ciò non di meno, egli aveva voluto proseguire, e proseguire cercando di mantenere la propria schiena eretta, la propria testa alta, in un atteggiamento che avrebbe potuto essere considerato giusto se, soltanto, non fosse derivato dalle premesse errate.
Errato, da parte sua, non era stato infatti proseguire nel proprio cammino, non era stato insistere nell’avventura chiamata “vita” malgrado ogni difficoltà, quanto e piuttosto incedere in essa sforzandosi di ignorare l’esistenza delle difficoltà pur impostegli, permettendo, alle medesime, e a ogni proprio avversario, di conquistare sempre maggiore potere. Perché la vera forza, così come avrebbe avuto a dover apprendere già da tempo, nell’esempio offertogli dalla stessa donna guerriero da lui esaltata nelle proprie imprese, nelle proprie gesta, avrebbe avuto a dover essere considerata non quella derivante dall’assenza di debolezze, di limiti, quanto dalla consapevolezza delle proprie debolezze, dei propri limiti, e in tutto ciò di se stessi. Ma laddove, proprio malgrado, di tale importante insegnamento, di tale fondamentale esempio, forse l’unico che non avrebbe potuto mai concedersi occasione di ignorare, di trascurare, egli non era riuscito a fare tesoro, e a farne tesoro nel momento in cui, più di qualunque altro, avrebbe avuto a doversi impegnare in tal senso, tutto aveva avuto sgradevole occasione di precipitare... e di precipitare con la discrezione e la violenza di una frana, una valanga derivata, eventualmente, nelle proprie origini, da soltanto pochi, piccoli frammenti, e destinata ciò non di meno a ingigantirsi, sino ad arrivare a travolgere interi paesi, e persino intere città, al culmine della propria potenza distruttiva, all’apice della propria devastazione.
Tuttavia, presto o tardi, arriva un momento nel quale la vita esige il giusto conto, il pagamento del giusto prezzo. E per lui quel momento era giunto, per quanto, ancora una volta, la sua ostinazione, lo stesse spingendo nuovamente ogni cosa, ogni considerazione, nell’illusione che potesse essere sufficiente non parlarne, non discuterne, per poter essere in grado di superare ogni ostacolo, non rendendosi, stolidamente, conto di quanto, così facendo, egli altro non avrebbe ottenuto che ignorare l’esistenza di un ostacolo da superare, restando bloccato innanzi a esso nella vana speranza che questo, da un momento all’altro, potesse scomparire. Per questa ragione, e soltanto per questa ragione, aveva richiesto la presenza, accanto a sé, di coloro che più, fra tutti, avrebbe potuto considerare a sé vicini, per potersi confrontare con loro, per poter domandare a ognuno di loro i propri pareri, le proprie opinioni, per quanto eventualmente contrastanti, per quanto possibilmente in sua aperta critica, e pur, ciò non di meno e, anzi, forse e persino proprio in grazia di ciò, a concedergli un quadro d’insieme realmente degno d’attenzione, concretamente utile, per quanto, forse e probabilmente, per lui non così immediato a poter essere accettato nella solidità delle proprie ragioni, delle proprie motivazioni, del proprio inoppugnabile valore.
« Siamo qui… » confermò, con tono di voce calmo e moderato l’ex-locandiere, invitandolo a proseguire, a non esitare ulteriormente, dal momento in cui, dopotutto ed effettivamente, essi erano lì, essi avevano risposto al suo appello e, al di là di ogni possibile contrasto personale, si erano riuniti attorno al medesimo tavolo, per discutere, insieme, di quanto egli avrebbe mai desiderato condividere con loro « Ti ascoltiamo. » soggiunse, senza insistere, esplicitamente, nel richiedere ulteriore chiarimento, in una scelta, in una decisione, la sua, che più di ogni altra avrebbe potuto essere allora riprova palese del proprio carattere, della propria indole, tutt’altro che solita nell’imporsi alla gente, fossero anche semplici interlocutori, nel preferire costruire un dialogo ancor prima che costringerlo o, addirittura, esigerlo, come altri, a quello stesso tavolo, avrebbero probabilmente… sicuramente richiesto se non fosse già egli intervenuto in tal senso, ad anticipare qualunque altra uscita meno moderata.
« Comprendo bene come, confrontato a quanto, ultimamente, è occorso a ognuno di voi, le mie vicende personali possano apparire di ben misero interesse… » premesse il cantore, in tal modo spronato dalle parole di colui tacitamente eletto qual proprio primo riferimento all’interno dei convenuti e che, sino a quel momento, non aveva offerto alcuna ragione in contrasto a una simile scelta « Tutti voi, chi per propria scelta, chi no, chi più, chi meno, siete stati costretti a lasciare il vostro mondo, la vostra vita, tutto ciò che avete sempre conosciuto e con il quale vi siete sempre sentiti, più o meno, a vostro agio, ritrovandovi in tutto ciò costretti al confronto con un intero, inesplorato universo di cui, prima, neppure avreste immaginato l’esistenza… non tutti, per lo meno. E un evento tanto forte, tanto significativo e rivoluzionario, non avrebbe potuto, vostro malgrado, occorrere, senza in questo esigere un giusto prezzo da ognuno di voi… un giusto tributo in termini, innanzitutto, di adattamento e, in conseguenza, di sacrificio, da tutti voi. Chi più, chi meno, ancora una volta. »
« … e fin qui, credo di poter parlare a nome di tutti, ci siamo. » annuì la donna guerriero, più per confermare quanto, le parole pronunciare, allora, dal cantore, avessero a doversi considerare corrette, e, ciò non di meno, offrendo in tal senso anche l’impressione di desiderare, dal medesimo, di giungere in tempi ridotti al punto, alla questione principale, nonché reale, dal momento in cui difficilmente una riunione del genere, del tutto inedita, mai occorsa in passato, mai richiesta in passato, avrebbe potuto essere allora giudicata qual resa necessaria, in semplice conseguenza all’esigenza di un allineamento collettivo, di un così banale aggiornamento su una questione che, come pur giustamente sottolineato, aveva coinvolto tutti loro e che, per questo, non avrebbe potuto trovare alcuno fra loro qual meno che allineato a tal proposito.
« Ironia del fato… forse non tutti sapete quanto, in questo stesso ultimo periodo, in questi stessi ultimi mesi, anche la mia vita abbia avuto occasione di mutare radicalmente, vedendomi a mia volta, in parte per scelta, in parte per necessità, strappato da quello che ero stato solito considerare tutto il mio mondo per essere posto a confronto con una realtà completamente diversa… una realtà a me, in parte, sconosciuta, contraddistinta sovente da usi e costumi, da modi di dire, da linee di pensiero, del tutto estranei rispetto a quelli che, da sempre, avevo avuto precedente occasione di conoscere, di immaginare e di apprezzare, anche e soltanto in semplice virtù del fatto che, da sempre, erano stati per me noti… finendo, inevitabilmente, per risultare familiari. » proseguì, forse eccedendo nell’impiego della dialettica nell’esprimere un pur semplice concetto, e pur, in tal senso, concedendo al proprio vero animo, a quanto pur avrebbe egli dovuto essere riconosciuto essere, possibilità di trovare concreto sfogo, nel confronto, in quell’occasione, con chi, pur, selezionato proprio a tale scopo, a simile fine.
« Il che, per noi profani, si dovrebbe tradurre in: “ho lasciato la dimora della mia famiglia, ho cambiato città e mi sono ritrovato a confronto con nuove persone”. Giusto?! » tentò di riassumere il semidio, con tono che non riuscì a evitare di apparire, a sua volta, di critica per l’eccessivo indugiare del cantore nell’ascolto della propria stessa voce, e che, ciò nonostante, dimostrò, comunque, quanto, malgrado tutto, stesse effettivamente seguendo il discorso.
« Sì… in parte. » confermò l’anfitrione, annuendo quieto a quella possibile provocazione, senza alcun desiderio di offrirle più spazio del dovuto e, anzi, impegnandosi semplicemente allo scopo di rendere, anche la stessa, costruttiva nel confronto con il discorso più ampio « Nuove persone nel merito delle quali, purtroppo, ho in parte compiuto errate valutazioni… e che, anche a confronto con la debolezza per me derivante da tutto ciò, e da altro ancora, hanno approfittato per accanirsi a mio discapito, senza pietà alcuna, senza il benché minimo riguardo. »
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