Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
News & Comunicazioni
E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
mercoledì 2 luglio 2014
2245
Avventura
045 - Nuove vite. Vecchi amori
La donna guerriero non aveva il benché minimo dubbio nel merito della strategia concordata, di cosa avrebbe dovuto chiedere, di cosa avrebbe dovuto attendersi di ottenere, e di cosa avrebbe, in conseguenza a ciò, dovuto compiere. Di cosa chiunque avrebbe dovuto compiere.
Obiettivamente, ella non avrebbe potuto avere il benché minimo dubbio. Non laddove, in fondo, quanto era stato deciso non le era stato imposto dall’alto, non le era stato banalmente comunicato qual conseguenza di una valutazione a lei esterna ed estranea, ma era stato concordato individuando, proprio in lei, non semplicemente la prima interlocutrice ma, in effetti, l’unica interlocutrice utile a definire qualunque dinamica. Ciò, per amor di dettaglio, per onestà di cronaca, era potuto avvenire nel considerare non soltanto l’esperienza per lei derivante da una vita intera dedicata alla guerra, votata alla lotta, con ogni mezzo, in ogni maniera o misura, alla difesa del proprio diritto a essere, e a continuare a essere in ogni nuovo, singolo giorno della propria esistenza, in una ragione che avrebbe, comunque, potuto essere riconosciuta già più che legittima, più che adeguata per giustificare un tale riconoscimento; ma anche, e forse in misura persino più significativa, nel considerare la sua confidenza con l’antagonista designata, la nemica eletta, colei in contrasto alle insidie della quale soltanto ella avrebbe potuto vantare, propria fortuna o proprio malgrado, un qualsivoglia genere di pregresso. Un pregresso che, tuttavia e ciò non di meno, non avrebbe potuto oggettivamente essere considerato particolarmente profondo, concretamente intimo, sostanzialmente viscerale, in conseguenza della semplice evidenza di come, la consapevolezza dell’esistenza di una simile figura accanto a colei che, ancor prima, avrebbe avuto a dover essere commemorata qual sua nemesi, la sua gemella Nissa Bontor, era stata tardivamente maturata ed, entro doverosi limiti, persino sottovalutata nel confronto con la più palese, e psicologicamente concreta, minaccia dall’altra rappresentata.
Ciò non di meno, fra il poco e il nulla più assoluto, quanto era valso a contraddistinguere positivamente la designazione della mia amata al ruolo conferitole avrebbe avuto a dover essere considerato proprio quel poco, quel pur superficiale pregresso che, all’interno dell’equipaggio della Kasta Hamina, avrebbe potuto renderla, di diritto, la maggior esperta nel merito di un simile argomento, di una tale tematica.
Pur, quindi, non potendo denunciare la benché minima perplessità nel merito della conoscenza di quanto avrebbe avuto a dover accadere, o, quantomeno, di quanto tutti loro speravano avrebbe avuto, di lì a breve, ad accadere; Midda Bontor non avrebbe potuto considerarsi lieta dell’occasione riservatale, né, tantomeno, della responsabilità assegnatale. E, sino all’ultimo momento, ella non poté dichiararsi particolarmente ansiosa di sancire la metaforica apertura delle danze, in quel sempre nuovo, e pur mai realmente innovativo, ballo con la morte, con quell’antica compagna di giuochi che, da quaranta lunghi anni la accompagnava, e all’insistenza della quale, presto o tardi, anch’ella avrebbe avuto a dover cedere. Un appuntamento ineluttabile innanzi al quale, comunque, mai ella avrebbe avuto di che temere per se stessa, quanto, e ancor più, per tutti coloro che, lì, le erano accanto, fisicamente o, comunque, moralmente… e che mai avrebbe avuto a volersi ritrovare costretta a seppellire.
Ormai, comunque, tardivo avrebbe avuto a dover essere considerato qualunque genere di ripensamento. Ragione per la quale, senza alcun entusiasmo e, ella si impose, senza alcun’altra possibilità di emozione, l’atteso segnale venne alfine scandito, in una sola, semplice frase che non tutti avrebbero avuto la possibilità di comprendere e che, pur, non per questo, avrebbe avuto minor valore…
« Che Thyres guidi il nostro cammino… » pregò, offrendo tributo alla propria dea prediletta, alla signora dei mari a cui, da sempre, aveva affidato il proprio destino, il proprio fato, la propria sorte, non pretendendo da lei alcun genere di benevolenza e, ciò non di meno, a lei dedicando ogni proprio successo così come ogni propria sofferenza, in quel rispettoso tributo che soltanto una figlia del mare, suo pari, avrebbe potuto comprendere nelle proprie ragioni, nelle proprie motivazioni.
Il primo ad agire, nel rispetto dei comandi ricevuti, fu così Mars Rani.
Scortato dalla attenta e letale Lys’sh, giovane ofidiana, o donna serpente, nel banalizzare un concetto più complesso, in grado di muoversi con discrezione tale da poter comparire al fianco di chiunque senza palesare in alcuna misura la minaccia da lei comunque rappresentata, ignorata nella maniera più totale da qualunque senso umano; il meccanico della Kasta Hamina aveva raggiunto quello che era stato individuato qual il principale gruppo elettrogeno preposto all’alimentazione dell’intero edificio, dell’intera e colossale torre, nel sabotare il quale, a tutti loro, sarebbe stata concesso il vantaggio derivante da qualche momento di totale cecità e sordità da parte di tutti i sistemi di sicurezza lì presenti e, di conseguenza, delle guardie preposte alla protezione della sola signora e padrona del grattacielo. Un momento indubbiamente effimero, un vantaggio del tutto estemporaneo, e già atteso qual tale, già consapevolmente presunto né più, né meno, qual similare, che sarebbe allor presto stato dissipato, come già a seguito del precedente attacco alla torre di proprietà di Milah Rica Calahab, dal subentrare di generatori ausiliari, di altre fonti di riserva, preposte, propriamente, a ovviare all’eventualità di simili eventi, di tali aggressioni nel confronto delle quali non sarebbe stato in alcuna misura considerabile sano lasciarsi trovare impreparati. Un momento, comunque, che avrebbe avuto a dover essere considerato più che sufficiente, per tutti loro, per Midda, per Lange, per Duva, per Lys’sh e per lo stesso Mars, al fine di infiltrarsi all’interno della torre dai diversi accessi da loro stessi presidiati e, in ciò, dare il via alla difficile partita che, insieme, si stavano preparando ad affrontare, a giocare fino all’ultima risorsa.
E se il capo tecnico della Kasta Hamina non deluse alcuno, più che competente nel proprio mestiere al di là di quanto, pur, il suo carattere goliardico e guascone avrebbe potuto lasciar presumere, nell’offrirsi abitualmente apparentemente più interessato a vantare le proprie abilità ancor prima che a dimostrarle, soprattutto in presenza di rappresentati del gentil sesso innanzi all’attenzione delle quali tentare di cercar occasione utile a primeggiare; alcuno, parimenti, si dimostrò meno che preparato ad agire, e ad agire esattamente come convenuto, all’unico scopo di conquistare quel primo, semplice, e pur non ovvio, traguardo, a partire dall’ottenimento del quale la vera sfida avrebbe avuto inizio e in assenza del quale, ciò non di meno, nulla avrebbe potuto essere.
Non uno, fra loro, avrebbe avuto possibilità di illudersi che, comunque, a fronte di quell’evento, di tale aggressione ai sistemi energetici dell’edificio, coloro preposti al mantenimento della sicurezza al suo interno, avrebbero avuto ragione di ritenere, tutto ciò, conseguenza di un mero guasto, di un semplice disservizio e non, così come effettivamente era, evidenza di una non particolarmente originale strategia volta all’obiettivo di cui sopra. Scopo dell’equipaggio della Kasta Hamina, in tutto ciò, avrebbe del resto dovuto apparire quello, non tanto, di ottenere un accesso assolutamente discreto all’interno del grattacielo, così come, forse, non avrebbero mai potuto riservarsi occasione di conquistare… quanto, e piuttosto, quello di traviare la comprensione dell’effettiva loro strategia con quello che, a tutti gli effetti, avrebbe avuto a doversi considerare un diversivo. E, nella fattispecie, un diversivo atto a dimostrare tre diversi accessi illegali alla struttura, quali quelli che si sarebbero dimostrati non sì palesi da suscitare sospetto, e pur non sì celati da rischiare di non essere adeguatamente colti, condotti da parte del capitano, della sua ex-moglie e del loro meccanico; nel mentre in cui, d’altro canto, a Midda sarebbe rimasto l’onere di raggiungere le stanze personali della padrona di casa, a riservarsi l’opportunità di affrontarla a viso aperto, e a Lys’sh sarebbe altresì stato riservato il non più semplice compito di individuare la mia stessa posizione all’interno dell’edificio e, soprattutto, recuperarmi, a onorare quella che, tanto a lei, quanto agli altri membri dell’equipaggio della Kasta Hamina, avrebbe potuto rischiare di essere l’ultima richiesta della mia amata, l’ultimo desiderio di chi, perfettamente conscia del proprio destino, avrebbe dovuto riconoscersi terribilmente prossima al proprio ultimo alito di vita.
martedì 1 luglio 2014
2244
Avventura
045 - Nuove vite. Vecchi amori
Dopo che Desmair aveva preso contatto con Midda, e dopo che ella aveva condiviso con tutti quanti l’evidenza della situazione riportatale dal proprio… sì, mi spiace descriverlo qual tale, per quanto, obiettivamente, questo ha a doversi considerare il suo giusto titolo… marito; la donna guerriero aveva infatti provato a sciogliere qualunque legame, più o meno saldo, sino a quel momento venutosi a creare con le sue due amiche, Duva e Lys’sh, e con l’equipaggio tutto della Kasta Hamina, nella volontà di non permettere ad alcuno fra loro di poter essere coinvolto, neppure per sbaglio, in quello che, certamente, non sarebbe stato un semplice confronto fra lei e la propria antagonista per antonomasia.
A spingerla in tal senso, e di questo mi posso dichiarare testimone pur non essendo stato, in tal frangente, fisicamente presente, certamente avrebbe avuto a doversi considerare il ricordo, la ferita, ancor aperta su carne viva, e che mai avrebbe potuto rimarginarsi, dolore che mai avrebbe potuto sopirsi, di un altro equipaggio, dell’unico altro equipaggio a cui ella si fosse mai concessa opportunità di legarsi, e che, purtroppo, aveva pagato con la vita il prezzo di simile vincolo, di tale affetto; infliggendole, obiettivamente, un danno, una mutilazione a livello psicologico ed emotivo, di misura infinitamente maggiore rispetto a quanto non avrebbe mai potuto essere riconosciuto alcun altro danno da lei mai riportato nel corso delle proprie avventure, qual lo sfregio in corrispondenza al proprio occhio sinistro, la perdita del proprio braccio destro e, non meno importante, l’impossibilità di avere figli. Per alcuna ragione al mondo, pertanto, ella si sarebbe concessa nuovamente l’opportunità di porsi in una situazione utile a permettere al passato di ripetersi, alle tragedie già vissute nel nostro mondo di reiterarsi in quella nuova realtà. Ma, ciò non di meno, l’intero equipaggio della Kasta Hamina, rappresentato nella propria comune volontà dalla figura e dalle parole del proprio capitano, le aveva negato l’occasione di emanciparsi da loro, la possibilità di escluderli dall’ipotetica conclusione di una vicenda che, in una certa misura, li aveva visti coinvolti sin dall’inizio o, quantomeno, dal nuovo inizio che la guerra fra la regina Anmel Mal Toise e la stessa Midda Bontor aveva avuto occasione di riservarsi al di fuori dei confini del nostro mondo.
Che ella potesse desiderarlo o meno, quindi, l’equipaggio della Kasta Hamina aveva deciso di essere a propria volta presente in quella battaglia, in quella missione. E, alla luce di ciò, che ella potesse desiderarlo o meno, la cosa migliore che avrebbe potuto permettersi di compiere sarebbe stata quella di premurarsi non soltanto di porre fine alla millenaria ed empia esistenza della propria nemesi, non soltanto di riscattare la mia libertà venuta meno, quanto, e ancora, collaborare con ognuno degli uomini e delle donne offertisi accanto a lei come commilitoni per quella battaglia, nella speranza di non dover avere possibilità, all’indomani, di rimpiangere alcuno degli stessi.
« Ci sono… » confermò, dopo pochi istanti dalla precedente comunicazione, dichiarando il raggiungimento della meta prefissa.
« Ragazzo, Rula… il vostro stato? » interrogò Lange, rivolgendosi ai propri interlocutori a bordo della Kasta Hamina, il mozzo tuttofare a cui aveva, fondamentalmente, lasciato il comando del timone, nonché la propria terza, e attuale, moglie, che non si era sentito di coinvolgere nel cuore dell’azione, in ascolto a quelle premure proprie di ogni marito nei confronti della propria sposa, soprattutto quando incredibilmente giovane e mantenuta, sostanzialmente, sempre al riparo da tutto e da tutti, quasi chiusa in una sorta di torre d’avorio…
… una torre d’avorio che egli aveva voluto battezzare con il nome della propria prima, e tragicamente perduta, moglie, e che possedeva, in eguale misura, con la propria seconda moglie, lì, paradossalmente, al suo fianco, o quanto meno metaforicamente al suo fianco, pronta a combattere la battaglia dalla quale, invece, aveva voluto escludere Rula Taliqua.
E non credo di essere l’unico a trovare tutto ciò incredibilmente complicato e un pizzico perverso. O sbaglio?!
« Siamo con lei, capitano. » confermò il mozzo conosciuto semplicemente come Ragazzo « Il bagatto è pronto a entrare in azione al suo segnale. »
« Bene. » annuì Lange, per poi aggiungere « Atteniamoci al piano e speriamo di non avere bisogno di usarlo… » commentò, in quella che avrebbe potuto essere considerata una violazione alle sue stesse indicazioni in merito all’uso del canale di comunicazione e che pur, allora, si volle dimostrare, a buon titolo, una sorta di promemoria collettivo, affinché tutti rammentassero l’esistenza di quella loro ultima assicurazione sulla vita, nella pur condivisa speranza di non aver bisogno di arrivare a impiegarla, laddove ciò avrebbe significato l’esigenza di una pericolosa ritirata a seguito del fallimento della missione, in una sua singola parte o nella sua integrità.
« Sì, capitano. » concordò Ragazzo, tradendo, nel tono della propria voce, una giustificabile emozione per quanto stava accadendo, nonché, certamente, una ammissibile ansia per il carico di responsabilità che, proprio malgrado, avvertiva presente sulle proprie spalle, nell’essersi ritrovato a presiedere a una posizione indubbiamente più elevata rispetto a quanto non avrebbe potuto dirsi abituato a contemplare.
Con tutti i pezzi schierati sulla scacchiera, a Lange non sarebbe rimasto allora molto altro da compiere al di fuori dello sperare di non aver commesso uno spiacevole errore di valutazione nello scegliere di lasciarsi coinvolgere in tutto quello.
Il suo, del resto, era semplicemente il piccolo equipaggio di una piccola nave mercantile e anche dove, nel suo passato, la guerra non avrebbe avuto a doversi considerare, proprio malgrado, qual un mero concetto astratto, egli non si sarebbe mai potuto considerare a proprio agio nei confronti con la medesima. Al contrario. Considerando quanto, anzi, proprio all’ultima guerra a cui aveva, indirettamente, preso parte, avrebbe avuto a dover destinare la propria amareggiata riconoscenza per la vedovanza a cui era stato costretto, nella perdita non soltanto di Kasta, ma anche dell’erede che ella portava in grembo; l’idea di poter essere coinvolto, ora addirittura direttamente, in una nuova guerra, non avrebbe potuto in alcuna misura entusiasmarlo. Ciò non di meno, Lange Rolamo non era un vigliacco, non era un codardo e, soprattutto, non avrebbe mai potuto supporre, malgrado ogni timore, di ritirarsi da quel conflitto… non, quantomeno, nella volontà di conservare, ancora, la propria dignità, il proprio onore, e il rispetto per se stesso in misura sufficiente a concedersi l’opportunità di guardarsi ancora allo specchio.
E così, con un tragico senso di sconfitta nel cuore, proprio di chi, suo pari, non avrebbe mai potuto desiderare la guerra pur non potendosi a essa sottrarre; Lange sospirò silenziosamente, prima di rivolgersi, nuovamente, al proprio comunicatore, per un ultimo messaggio…
« Bontor… a lei il comando. » sancì, cedendo l’autorità sui propri uomini, su quei pochi, valorosi compagni lì presenti a combattere quella battaglia forse loro… o forse no, come sostenuto dalla medesima mercenaria, in nome di un legame di complicità creatosi da poco e pur, come sempre nei contesti caratterizzanti la vita a bordo di una nave, già vincolante in misura persino maggiore a quello che avrebbe potuto derivare da una relazione di sangue.
Giacché se un fratello o una sorella, un figlio o un genitore, non avrebbero mai potuto essere scelti, un compagno o una compagna sarebbero sempre stati, altresì, designati dal nostro raziocinio e dal nostro spirito: a ognuno di noi, sì, offerti in maniera più o meno causale dal fato, e ciò, non di meno, successivamente selezionati nel corso di ogni istante di vita vissuta in comune, in conseguenza a ogni prova affrontata in comune. Così come, in passato, era stato per Midda, Duva e Lys’sh, ritrovatesi compagne di prigionia all’interno di un comune carcere; e così come, allora, sarebbe stato per tutti loro, ritrovatisi commilitoni in quella sfida contro un avversario forse privo d’ogni possibilità d’esser sconfitto.
lunedì 30 giugno 2014
2243
Avventura
045 - Nuove vite. Vecchi amori
Considerazione personale.
E’ per me una fortuna che, questo mio resoconto, questa mia testimonianza, questa mia cronaca nel merito di quanto avvenuto in quei giorni, in quei momenti, abbia a doversi riconoscere qual, né più, né meno, un diario, scritto nei tempi e nei modi che più hanno a doversi considerare per me congeniali. Ove così non fosse, ove mi fosse stata richiesta, che so, la costanza e l’impegno abitualmente propri di un cantore, di un bardo circondato da un attento e curioso pubblico, infatti, or avrei a dovermi considerare quantomeno in imbarazzo per la prolungata latitanza che, a conti fatti, mi ha tenuto lontano da queste pagine, distratto, in verità, nel vivere nuove avventure che, a propria volta, un giorno finiranno oggetto di un altro manoscritto non dissimile a questo.
Fortunatamente, però, nessuno, al di fuori del sottoscritto, e di chi, a me vicino, mi osserva intento in un tale impegno scrittorio, potrà mai porsi nella posizione utile a maturare consapevolezza dell’interruzione occorsa dalla conclusione della mia ultima frase all’inizio della successiva. E, in tal senso, nessuno potrà mai rivolgermi lamentela, critica o, comunque, osservazione a tal riguardo.
Fine della considerazione personale.
Volendo, ora, riportare fedelmente quanto accadde entro i soli limiti della mia personale cognizione sugli eventi, purtroppo, negherei a coloro i quali hanno già concesso a questo mio testo sufficiente fiducia da non abbandonarlo, malgrado ogni mia criticabile mancanza d’arte e di mestiere nell’arte della narrazione, un quadro sufficientemente completo per apprezzare quanto avvenne e, soprattutto, come ebbi a ritrovarmi, alfine, nuovamente in grado di godere della libertà a lungo negatami.
Ove, infatti, fino a questo momento, la mia testimonianza ha a doversi giudicare collaterale a quella della mia amata, agli eventi da lei, prima di me, puntualmente descritti entro i limiti propri della propria stessa posizione, del proprio medesimo punto di vista, un complemento alla sequenza principale di avventure, e disavventure, da lei vissute prima del tanto desiderato, quanto non gratuitamente donato, ricongiungimento con il sottoscritto; or gli eventi da me illustrati sono alfine giunti a riallinearsi a quanto, sino a ora, già da lei narrato, ponendomi, non con mia particolare soddisfazione, devo ammettere, nell’imbarazzante posizione di farmi carico non soltanto del proseguo della vicenda, quanto, e maggiormente, innanzi alla necessità di offrire a tutto questo un’adeguata conclusione. Una conclusione comune non semplicemente all’umile resoconto dell’ancor più modesto incedere del sottoscritto; quanto, e ancor più, a ben tre diversi diari, tre diversi resoconti, atti a offrire adeguato risalto alle trame di cui, altresì, protagonista unica e indiscussa, ha sempre e comunque a doversi riconoscere Midda Bontor, in questa nuova e più amplia concezione di realtà così come nel nostro caro, vecchio e, non lo nego, compianto pianeta natio al quale spero, un giorno, ci sarà concessa opportunità di fare ritorno.
Per simile ragione, a confronto con la responsabilità da tutto questo per me derivante, non posso esularmi dal rendere per me proprie le vesti del narratore, non più limitatamente a eventi di cui fui testimone diretto, quant’anche per quei fatti che mi vennero semplicemente narrati, e che, in effetti, mi fosse concessa l’opportunità di declinare un simile onere, sarei ben lieto vi potessero, nuovamente, essere riferiti per mano di colei che li ebbe a vivere in prima persona. Anticipatamente, quindi, non voglio negarmi l’opportunità di invocare ora la clemenza del vostro giudizio intellettuale, e la comprensione dei vostri cuori, per gli ineluttabili limiti con i quali andrò a scontrarmi nel tentativo di rendere per me propria una professione che pur non mi compete, rammentando, ove qualcuno l’avesse ormai dimenticato, quanto il mio mestiere abbia a dover essere considerato quello del locandiere, dell’oste, se preferite, o del cuoco, del cameriere, persino dello sguattero, ma non, purtroppo o per fortuna, quello del tessitore di parole, non potendo vantare, mio malgrado o mia grazia, alcuna formazione in tal senso e, forse, alcuna predisposizione a tal riguardo.
E che gli dei sappiano guidare la mia mano, al fine di non offrire rovina a quanto, sino a ora, pazientemente costruito…
Al di là dei limiti propri della mia conoscenza su quanto Desmair poté, o non poté, essere stato in grado di compiere nel sin troppo breve intervallo di tempo concessogli, il messaggio del quale egli si fece ambasciatore fu in grado di essere recapitato a colei che, sola, fra tutti, avrebbe potuto comprenderlo, apprezzarlo nel proprio significato, anche e soltanto ove frettolosamente accennato, per ovvie ragioni.
E Midda, informata nel merito dell’allor attuale locazione della propria nemesi, di colei per inseguire la quale, del resto, ci eravamo entrambi addentrati in quell’improbabile avventura al di fuori dei confini del nostro mondo, non tardò a reagire… e a reagire con tutte le forze a propria disposizione nella duplice volontà di riscattare il sottoscritto e, così facendo, speranzosamente, di porre in maniera piacevolmente affrettata la parola fine a quel nostro viaggio, a quella nostra trasferta nell’infinità siderale, così come, non credo di rischiare di rovinare ad alcuno la sorpresa, pur non vi sarebbe stata alcuna opportunità di compiere.
« Siamo in posizione, capitano… » si premurò di avvisare Har-Lys’sha… Lys’sh, come mi sarebbe stata successivamente presentata, rivolgendosi, attraverso un apparecchio comunicatore, a Lange Rolamo, comproprietario della Kasta Hamina nonché suo capitano, per l’appunto, offrendo l’attesa conferma nel merito del raggiungimento, da parte sua e di Mars Rani, capo tecnico, del punto prestabilito, secondo la strategia concordata per l’assalto al grattacielo di proprietà di Milah Rica Calahab, il luogo ove, inconsapevolmente, ero trattenuto prigioniero.
« Duva…? Bontor…? » domandò a titolo di replica il capitano, non rivolgendosi né alla propria ex-moglie, né alla mia amata meramente attraverso la propria voce ma, ancora, attraverso il medesimo comunicatore, per essere in grado di raggiungerle ovunque, entrambe, fossero in quel momento.
« Ci sono quasi. » replicò Midda, fredda nel proprio tono di voce, così come, non di meno, nel proprio incedere, al pari di come ella era sempre, e da sempre, stata in ogni propria azione, in ogni propria missione, tanto nel cuore della battaglia più sanguinosa, quanto innanzi al duello più pericoloso, nella consapevolezza di come, in tali occasioni, concedere libertà alle proprie emozioni, alle proprie ansie, alle proprie paure, non le avrebbe in alcun modo offerto occasione di sopravvivenza, quanto, e al contrario, sicura certezza di condanna… una condanna alla quale, ciò non di meno, si stava dimostrando capace di rifuggire da ormai trenta lunghi anni, tanto il tempo da lei speso, sin da un’età ancor infantile, a viaggiare per il mondo e a lottare per la propria autodeterminazione e il proprio avvenire.
« Ti ho battuto in velocità, vecchia mia… » si riservò occasione di canzonare la voce di Duva, anch’essa emergendo attraverso il comunicatore e garantendo, all’intera squadra pur spazialmente dispersa, di essere in costante e continuo contatto, quasi non più di tre piedi li distanziassero realmente.
« Nei tuoi sogni, forse. » contestò la prima, cedendo alla giocosa provocazione per quanto, obiettivamente, il gelo nelle sue parole avrebbe potuto lasciar temere che ella si sarebbe dimostrata pronta a sgozzare l’altra, se solo le fosse stata concessa un’opportunità in tal senso « E’ facile vincere quando si sceglie un percorso più breve. »
« Silenzio. » rimproverò, con incedere secco, Lange Rolamo, decisamente privo di qualunque desio di giuoco in tal frangente « Conoscete gli ordini: questo canale di comunicazione ha da impiegarsi nella misura più contenuta possibile, ovviando a qualunque genere di futile battuta. »
« Sì, signore. » asserì la mercenaria, di rimando, con minore desiderio di trasgressione nei confronti del potere costituito rispetto alla propria personale norma in semplice conseguenza alla consapevolezza di come, in quel momento, non si sarebbe potuta permettere l’azzardo di minare l’ordine costituito, non, soprattutto, ove tale ordine la vedeva posta al ruolo di capo della sicurezza della Kasta Hamina e, in questo, riferimento tattico per l’intera squadra lì radunatasi in suo supporto, in suo aiuto, al di là di quanto, ella, avesse pur tentato di ovviare al rischio di porre in dubbio l’indomani di chiunque fra quegli uomini e donne per quella che, in fondo, era consapevole avesse a doversi considerare una questione personale.
Iscriviti a:
Post (Atom)