Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
News & Comunicazioni
E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
sabato 3 febbraio 2018
2446
Avventura
049 - Come ai vecchi tempi
« Invero, non ho memoria di averti mai domandato nulla a tal riguardo… » obiettò la donna guerriero, aggrottando appena la fronte e inarcando il sopracciglio destro, con aria dubbiosa e sincero disinteresse per le modalità nelle quali egli aveva potuto spendere il proprio tempo libero, in sua attesa.
« Lo so perfettamente. » replicò il primo, scuotendo appena il capo, con aria condiscendente.
Nel ritrovarsi posta alle sue spalle, in quel frangente Midda Bontor avrebbe potuto osservare, di lui, soltanto la forma del capo, ricoperto non da capelli quanto, e piuttosto, al pari del resto del suo corpo, da quel corto pelo marroncino, nonché le sue due grandi orecchie, le quali, dai lati della sua testa, risalivano sino alla sommità della medesima, in grandi padiglioni auricolari appuntiti nelle proprie estremità superiori. Alcuna possibilità di confronto, altresì, le sarebbe stata allor offerta con il suo volto, leggermente prominente in avanti, contraddistinto da un grande naso appiattito nel suo centro, con piccoli e tondi occhi neri sopra di esso, e una bocca ornata, fra le altre sottili zanne appuntite, da quattro lunghi canini, sì estesi da emergere, nelle proprie estremità, fra le sue delicate labbra. E, pur senza avere possibilità di vederlo in viso, ella non avrebbe avuto alcun dubbio, in quel frangente, a immaginarlo impegnato in un lieve sogghigno, che, malgrado la propria pur palese mancanza di riguardo nei suoi confronti, non avrebbe potuto approvare nella propria occorrenza…
… dopotutto, se l’era cercata.
« Ti chiedo perdono per averti lasciato qui senza neppure una rivista da sfogliare in mia attesa. » lo stuzzicò ella, per tutta replica, calcando i toni sull’intento ironico della propria voce « La prossima volta mi premurerò affinché tu non abbia ad annoiarti nel mentre in cui io faccio tutto il lavoro sporco al posto vostro! » insistette, evidenziando quando, nell’agire così come si era ritrovata a fare, avesse avuto a doversi comportare più da ladra che da avventuriera, in termini nei quali, probabilmente, quella masnada di pirati avrebbe avuto più ragione di confidenza di quanto ella non avrebbe potuto vantare.
« Non assumi qualcuno affinché faccia il tuo lavoro al tuo posto per poi agire egualmente in prima persona… ti pare? » ridacchiò, ora apertamente, Shope Trel, nel ben descrivere, in buona sostanza, i rapporti fra loro.
« Se la vuoi mettere così, dopo aver assunto qualcuno affinché faccia il tuo lavoro al tuo posto, non ti puoi lamentare di non aver nulla da fare per tutta la sera! » contestò la donna guerriero, spintonando appena il sedile innanzi a sé e, con esso, il suo occupante.
« Non mi sarei mai lamentato di ciò… » puntualizzò, tuttavia, egli, scuotendo ancora il capo « Ciò per cui, eventualmente, potrei lamentarmi è la mera evidenza del fatto che tu non abbia voluto dimostrare il benché minimo interesse nei miei confronti, non preoccupandoti di chiedermi come potesse essere stata la mia serata qui fuori, in tua attesa. » obiettò l’uomo, con tono spiacevolmente saccente.
E se, nei propri modi precedenti, in più di un’occasione, ultima fra le quali il proprio ritorno a bordo del caccia, egli non aveva potuto ovviare a rievocare nella sua mente l’immagine dell’unico scudiero al quale ella avesse mai concesso occasione di affiancarla nel corso della propria intera vita; in questo battibeccare, in tale volontà polemica, egli non poté ovviare a ricordarle altri propri passati compagni, primi fra tutti i due fratelli d’arme, e di vita, seppur non di sangue, Howe e Be’Wahr, in sola compagnia dei quali avrebbe mai potuto giustificare l’occorrenza di un simile botta e risposta verbale. Tuttavia, come già nell’associarlo al ricordo di Seem, anche immaginare quell’uomo pipistrello nel ruolo di due fra i propri più fidati compagni di ventura, non avrebbe avuto a suscitare, nel suo cuore, sentimenti di entusiasmo così come pur, forse, avrebbe avuto a dover accogliere con compiacimento: in tal senso, infatti, l’idea che egli fosse un pirata non avrebbe potuto che scatenare nel profondo del suo ventre un viscerale senso di rifiuto e di ostilità per lui e per quanto da egli rappresentato, per quanto da egli incarnato, al pari, del resto, del suo capitano, per quanto pur, sotto molti altri aspetti, non avrebbe potuto ovviare a considerarli dei potenziali alleati, compagni, amici, forse in un’altra vita, forse in un altro mondo, un mondo nel quale, eventualmente, allorché scegliere quella maledetta professione, avessero reso proprio un qualunque altro genere di attività.
Così, quasi per obbligo, più che per reale necessità, la donna guerriero non avrebbe potuto mancare di rifuggire a ogni simpatia nei suoi riguardi, così come, anche in quel momento, egli non avrebbe ovviato a suscitare in lei…
« Come hai giustamente sottolineato, tu sei il mio datore di lavoro… e io sono semplicemente il tuo dipendente: nessun’altra relazione ha necessità di esistere fra noi, non ora, né mai. » ebbe a concludere, forse più lapidariamente di quanto non avrebbe desiderato risultare, Midda Bontor, escludendo in maniera tanto netta, e quasi brutale, ogni altro genere di coinvolgimento fra loro « Ora, per cortesia, portami via di qui… mentre io cerco di capire quale avrà a dover essere la nostra prossima tappa. »
« Affascinante. » sorrise nuovamente l’altro, al contempo in cui il veicolo, quasi in immediata risposta alla richiesta di lei, ebbe a sollevarsi da terra e a salire di quota quanto sufficiente per poter accendere, senza danni collaterali, i motori all’idrargirio, per lasciare l’atmosfera del pianeta « Per essere una che si proclama mia dipendente, riesci ad apparire incredibilmente a tuo agio nel dare ordini. »
« Ohh… taci. » sbuffò ella, cercando di sancire, in tal maniera, l’effettiva conclusione del discorso.
In verità, allora come nei loro confronti verbali precedenti, sin dall’inizio di quella loro avventura di coppia, Shope non aveva offerto la benché minima ragione per considerarsi meritevole del suo astio, motivo in più per il quale, francamente, ella stava iniziando a non sopportarlo. Si fosse comportato in maniera ambigua, come il proprio ultimo estemporaneo compagno di ventura, Reel Bannihil, sospintosi sino a tradirla, salvo prima, e anche dopo, impegnarsi in suo aiuto, in suo supporto, facile sarebbe stato per lei limitarsi a provare semplice disgusto per quell’obbligata collaborazione loro imposta. Ma dal momento in cui, altresì, tanto quieto impegno egli stava altresì ponendo, malgrado tutto il suo aperto astio, a cercare di conquistarne la fiducia, e di conquistarla non in maniera arrogante o pretenziosa, ma tranquillamente, serenamente, così come avrebbe potuto compiere verso una qualunque nuova compagna di viaggio, tutto sarebbe risultato necessariamente più complicato.
Molto meglio, quindi, rifuggire a qualunque ipotesi di contatto con lui, se non laddove strettamente necessario, al fine di mantenere il controllo sulla situazione… una situazione che, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi considerare già sufficientemente confusa nella propria presenza fra le stelle, senza, in questo, porre in dubbio i propri capisaldi sull’intrinseca negatività caratteristica di qualunque pirata.
« Sai… non fossi certo del contrario, potrei iniziare a credere di starti antipatico. » ironizzò il suo interlocutore, verificando la loro quota prima di comandare l’accensione dei motori « Forse, anche se non vuoi ammetterlo, ci sono dei problemi nel fatto che io sia un azariano… » suggerì, ipotizzando una chiave di lettura semplicemente razzista nei suoi riguardi.
Un lieve contraccolpo, conseguente alla spinta imposta al caccia verso l’alto dei cieli dall’attivazione di motori all’idrargirio, costrinse la donna guerriero a schiacciarsi, per un istante, contro il sedile posteriore, salvo, immediatamente, veder compensato quell’effetto dal sistema di smorzatura inerziale all’interno del veicolo, forse meno efficiente rispetto a quelli propri di una comune navetta in conseguenza anche alla maggiore accelerazione e alle maggiori velocità a cui, altresì, quel diverso genere di mezzo avrebbe potuto condurli, diversamente da altri da lei, sino a quel momento, già provati.
Un lieve contraccolpo superato l’effetto del quale, allora, ella volle precisare la questione, non avendo piacere a essere considerata animata da pregiudizi razziali a suo discapito…
venerdì 2 febbraio 2018
2445
Avventura
049 - Come ai vecchi tempi
« Come è andata, mia signora…? »
A esprimersi in queste parole, in simili termini, domandandole ragguagli nel merito di quanto da lei compiuto, ebbe allora a essere il proprio compagno di ventura nonché custode, o, forse e piuttosto, secondino, laddove, anche in assenza di catene a costringerla, ella non avrebbe potuto ovviare a reputarsi prigioniera di quella sgradevole situazione, di quel ritorno alle proprie origini non per libera scelta personale, non per mero piacere o diletto, quanto e piuttosto per soddisfare i capricci della donna che, in quel momento, manteneva in sereno ostaggio i suoi figli.
A onor del vero, per non dipingere Lles Vaherz peggiore di quanto non avesse dimostrato essere, sino a quel momento il capitano della masnada si era dimostrata contraddistinta da un profondo senso dell’onore, e tanto verso di lei, quanto verso i suoi bambini, non aveva dimostrato mai meno che rispetto, almeno da quando erano saliti a bordo della Jaco Milade. Non qual prigionieri, allora, quanto e piuttosto qual ospiti graditi, ella li aveva trattati, offrendo loro uno splendido alloggio, cibo, vestiario e garantendo loro la più assoluta libertà di movimento all’interno della vasta astronave pirata, nella consapevolezza di quanto, a fronte dell’incredibile sproporzione allor esistente, non complicato, quanto e piuttosto improbo, sarebbe stato per loro pensare di ribellarsi e di agire a suo discapito. Non che, nella propria storia, Midda Bontor non avesse affrontato sfide eguali o peggiori rispetto a quella, nel confronto con la quale, allora, avrebbe potuto anche riservarsi quieta opportunità di vittoria, se solo avesse voluto, se solo si fosse impegnata adeguatamente: ciò non di meno, nell’ipotesi di sterminare l’intero equipaggio di quella nave, dal suo capitano sino all’ultimo dei mozzi, ella si sarebbe poi ritrovata a sconfortante confronto con l’evidenza di non avere la benché minima conoscenza utile a pilotare quella nave, ammesso ma non concesso che, con tali dimensioni, avrebbe potuto essere manovrata da un’unica persona al pari della ben più piccola Kasta Hamina, che pur, ella, non avrebbe egualmente saputo condurre.
In termini tali, infatti, da star iniziando a risultare incredibilmente frustrante dal suo punto di vista, qual figlia di un mondo privo della scienza, della tecnologia imperante in buon parte del resto del Creato, e in questo, da un punto di vista esterno e contraddistinto da un certa presunzione, anche definibile qual retrogrado, barbaro, primitivo, la donna guerriero aveva già dimostrato straordinaria capacità di adattamento nello scendere a patti con tutta la straordinaria complessità di quella più amplia concezione della realtà rispetto a quanto mai avrebbe potuto considerare esistente, benché ancora distante avrebbe avuto a doversi considerare dall’effettiva comprensione di molti aspetti della stessa: la lingua, parlata e scritta, innanzitutto; ma anche, e soprattutto, le interfacce elettroniche proprie di tutta quella tecnologia, a partire dai dispositivi più semplici, sino ad arrivare ai mezzi di trasporto e alle navi stellari. Solo con le armi da fuoco, e con i dispositivi di comunicazione, ella aveva necessariamente maturato una qualche confidenza, benché ancor molto lavoro, a tal riguardo, l’avrebbe egualmente potuta attendere.
Alla luce di tutto ciò, il fatto che Lles avesse accettato non soltanto di concederle un caccia stellare, al fine di potersi muovere indipendentemente attraverso lo spazio siderale, ma anche di affiancarle uno dei propri uomini per pilotarlo, e uno fra i propri uomini migliori, se non il migliore, laddove egli avrebbe avuto a doversi riconoscere qual il suo stesso primo ufficiale, avrebbe avuto a doversi considerare, obiettivamente, al pari di un atto di particolare cortesia nei suoi riguardi, nei suoi confronti: una cortesia che, tuttavia, l’avrebbe vista sostanzialmente sorvegliata in maniera costante da parte di quello stesso individuo, lì nell’ambigua posizione di essere, al contempo, al suo servizio e in rappresentanza della sua mecenate, nonché dell’attuale detentrice delle vite dei propri bambini. Così, benché Shope Trel, tale il suo nome, non avesse a dover essere frainteso qual contraddistinto da comportamenti a lei avversi, né, parimenti, da altre concrete motivazioni tali per cui ella avrebbe potuto quietamente odiarlo, anzi, al pari del suo capitano a lei offrendosi in maniera straordinariamente accomodante, quasi servile a volte, al punto tale da ricordarle, in tali occasioni, il proprio antico scudiero Seem, ella non avrebbe potuto ovviare a provare un istintivo moto di rivolta a suo discapito a ogni nuovo confronto verbale fra loro, nel rifiuto, della sua mente, di poter accettare quell’individuo qual realmente suo alleato, suo compagno di ventura.
« Ho recuperato la chiave. » asserì ella, arrampicandosi a bordo del caccia, per andare a collocarsi alle spalle del proprio interlocutore nel piccolo abitacolo fra loro equamente condiviso « Possiamo andarcene… » soggiunse, impegnata, nel contempo di ciò, e prima di sedersi, a slacciarsi la cintura atta a mantenere il fodero della spada, nonché quello dello stiletto, ai suoi fianchi, nel non poter, altrimenti, accomodarsi nel contenuto spazio lì offerto a sua disposizione.
Appartenente alla specie azariana, Shope Trel avrebbe avuto a dover essere descritto qual più prossimo a un canissiano o a un feriniano rispetto a un umano, pur potendo vantare alcune caratteristiche squisitamente uniche della propria specie. Nel volerlo paragonare a un umano, Midda Bontor avrebbe potuto descriverlo qual un uomo di circa sei piedi di altezza per non oltre centotrenta libbre di peso, definito da un fisico estremamente asciutto e slanciato, se pur, ciò non di meno, particolarmente agile e muscoloso, coperto, in tutta la sua estensione, da una corta pelliccia di color marroncino. Con braccia leggermente più lunghe di quanto un comune senso delle proporzioni gli avrebbe concesso, e con dita decisamente più lunghe di quanto non avrebbe potuto essere considerato proprio per qualunque essere umano, con particolare riguardo all’anulare e al mignolo, i quali, addirittura, avrebbero avuto a dover essere considerati equivalenti, in estensione, all’intero avambraccio, in una misura tanto sproporzionata da necessitare di lì mantenerli abitualmente ripiegati, per non incontrare ostacoli nelle quotidiane interazioni con l’ambiente circostante; quanto avrebbe avuto a rendere immediatamente evidente la sua appartenenza alla specie azariana avrebbe avuto a dover essere tuttavia considerata la presenza di una sottile membrana a congiungere le braccia al torso, partendo, proprio, da quelle ultime dita delle mani e, addirittura, giungendo sino a metà delle sue gambe, scendendo ai lati delle sue ginocchia. Tale difficilmente ignorabile dettaglio fisico, ancor più di tutto il resto, avrebbe avuto a dover rendere evidente la sua natura di azariano, nonché una mirabile capacità di volo, e di volo autonomo, in grazia, proprio, a quelle ali: ali, le sue, che richiamando l’idea propria di un grosso pipistrello, non avrebbero potuto ovviare a rievocare, nei ricordi della donna guerriero, molte creature affrontate nel proprio mondo, nel proprio passato, creature che, in tal contesto, nulla di più avrebbero avuto a dover essere considerate che semplici mostri e che pur, in quel diverso frangente, ella si era abituata a riconsiderare qual persone, a partire, non a caso, dal proprio rapporto quotidiano con la dolcissima Lys’sh, sua amica e compagna a bordo della Kasta Hamina, nonché splendido esponente della razza ofidiana, banalmente definibile qual una donna rettile.
Così, benché soltanto due anni prima Midda Bontor non avrebbe esitato a giudicare il proprio custode, o secondino, qual una creatura sol degna di essere abbattuta, intrinsecamente pericolosa nell’evidenza della propria natura non umana; in quella nuova e più amplia concezione della realtà, ella aveva presto imparato ad andare oltre le apparenze, limitandosi, in questo, a non sopportarlo non per il proprio aspetto da pipistrello vampiro gigante, quanto e piuttosto per la propria appartenenza alla masnada di Lles Vaherz e, in ciò, incarnazione esemplare dei suoi attuali problemi…
« Oh… anche io sono stato molto bene. » sorrise, per tutta risposta, Shope, nel mentre in cui, muovendo agilmente pollici, indici e medi sul quadro di comando del caccia, iniziò ad avviare la procedura di decollo del veicolo « In effetti è stata una sera splendida, e mi sono divertito tantissimo a rimirare le stelle in cielo cercando di indovinare i nomi di ognuna di esse. Ti ringrazio per avermelo chiesto. » commentò, senza apparente ironia o sarcasmo, per quanto, obiettivamente, tale avrebbe avuto a dover essere riconosciuto alla base di un tale intervento.
giovedì 1 febbraio 2018
2444
Avventura
049 - Come ai vecchi tempi
Che Midda Bontor fosse stata privata della capacità di accogliere un figlio in grembo da più di trent’anni, qual conseguenza di un violento, e crudele, confronto armato con la propria gemella all’epoca già divenuta pirata, Mapan Seg non avrebbe potuto ovviamente saperlo. Che, ciò non di meno, due pargoli di non più di otto anni, da lei amati qual propri figli e qual propri figli accolti nella propria vita in quegli ultimi mesi, avessero a doversi riconoscere ostaggio della propria committente, il capitano Lles Vaherz della Jaco Milade, una grande nave stellare con un equipaggio di oltre un centinaio fra uomini e donne, umani e non, tutti predoni e tagliagole ai suoi comandi, al suo servizio, non avrebbe avuto a doversi considerare una qualsivoglia adulterazione della realtà… purtroppo per lei.
Tagae e Liagu, questi i nomi dei due pargoli, avevano incrociato per la prima volta il suo cammino quasi per caso, intenti, sin da subito, in un’estenuante corsa per la propria salvezza, per la propria libertà da un’organizzazione criminale conosciuta come Loor’Nos-Kahn che, dopo averli rapiti e privati delle proprie memorie, li aveva trasformati, attraverso procedimenti di discutibile legalità e di inconcepibile etica, in vere e proprie armi di distruzione di massa viventi, portatori sani di un letale contagio, e della sua cura, che avrebbero avuto a doversi considerare inermi sino a quando fossero rimasti insieme, ma che, non appena fossero stati separati, avrebbero posseduto il potenziale per sterminare un intero pianeta, preservando soltanto una minima parte accuratamente selezionata del medesimo. Ancor prima di conoscerne le storie, o il dramma da essi in tal maniera incarnato, la donna guerriero aveva avuto occasione di prendersi immediatamente a cuore la sorte di quei due bambini, prima intervenendo in loro aiuto, in loro soccorso durante quella fuga, e, poi, addirittura separandosi, senza neppure avere la possibilità di fornire spiegazione alcuna, dai propri compagni di equipaggio, dai propri amici della Kasta Hamina, per raggiungere nuovamente quella coppia e, a essi, offrire per quanto possibile il proprio aiuto.
Le rocambolesche vicende che, dopo di ciò, l’avevano veduta protagonista, l’avevano alfine condotta sino al Mercato Sotterraneo, sulla quinta luna del quinto pianeta del sistema di Behlnoor, là dove, suo malgrado, si era ritrovata a essere posta in vendita all’asta, e a essere venduta per la folle cifra di dieci miliardi di crediti, nel mentre in cui, lontano da lei, Tagae e Liagu venivano acquistati da quella pericolosa donna pirata, quali elementi fondamentali in un qualche suo particolare piano di morte. Un piano nel quale, ineluttabilmente, Midda non aveva potuto ovviare a irrompere, e a irrompere con straordinaria furia, sancendo per la prima volta, proprio in tal occasione, il proprio desiderio volto a riconoscere quella coppia di bambini qual propri figli, desiderio a fronte del quale i due piccoli protagonisti in questione non avevano potuto ovviare a dimostrare tutta la propria più sincera felicità. Purtroppo il lieto fine che, in simile momento, avrebbe potuto caratterizzare la loro storia, e che avrebbe dovuto passare da una necessaria sconfitta della stessa Lles in un confronto a singolar tenzone, era stato loro negato dall’intervento di una falange armata della Loor’Nos-Kahn, decisa a rimpossessarsi di lei e dei dieci miliardi di crediti da lei allor rappresentati: in ciò, la donna guerriero si era vista costretta a scendere a patti con la propria prima antagonista, il capitano di quella masnada, salvo, alfine, doversi confrontare con l’evidenza propria della necessità del tributo di un giusto prezzo per il riscatto della propria libertà e, ancor più, della libertà dei propri figli. Un tributo che, allora, l’aveva veduta dover riprendere le proprie antiche, metaforiche vesti di mercenaria al servizio di quella pur non propriamente gradita mecenate.
Nulla in quanto da lei asserito innanzi all’attenzione di Mapan, quindi, avrebbe avuto a doversi fraintendere qual una menzogna, anche a confronto con l’eventuale conoscenza della realtà dei fatti: i due bambini da lei ormai considerati qual propri figli erano effettivamente in una posizione di spiacevole pericolo, tenuti in ostaggio da quel pirata, e la chiave di Mesoolan avrebbe avuto a doversi considerare il primo, necessario strumento utile per il completamento della missione assegnatale, a garantire la salvezza degli stessi e la loro libertà. Salvezza e libertà per concedere loro le quali, francamente, Midda Bontor non si sarebbe riservata il benché minimo scrupolo innanzi ad alcuno… e, non di certo, a quell’uomo e al suo pur mirabile sentimento nei riguardi della memoria della moglie defunta.
Fortunatamente, più per lui che per lei, il riferimento alla presenza della vita di due o più figli in giuoco in quella questione parve suscitare particolare attenzione nell’interlocutore, in misura sufficiente a scuoterlo dai propri propositi più violenti e a condurlo a domandare maggiore dettaglio a tal riguardo…
« Di cosa stai blaterando, ora…?! » domandò Mapan Seg, aggrottando la fronte e modificando, per la prima volta dal loro incontro, la propria espressione e il proprio tono, a dimostrazione di un diverso approccio al loro stesso confronto.
« Lascia stare. » escluse, tuttavia, ella, non desiderando insistere sull’argomento, non avendo interesse alcuno a cercare di suscitare compassione nel proprio interlocutore, al fine di ottenere, da lui, quella collaborazione che pur, pocanzi, gli aveva suggerito « Se vuoi che io abbia a ucciderti, aggrediscimi e cerca di strapparmi via il medaglione… altrimenti, lasciami andare per la mia strada: mi sono già vincolata a restituirti il maltolto alla fine del mio viaggio e, per quanto tu non abbia la benché minima ragione per credermi, ti posso assicurare che la mia parola è legge, per quanto mi concerne. »
In verità, il suo interlocutore avrebbe desiderato poter sapere qualcosa di più nel merito della questione in oggetto. Una questione alla luce della quale, forse, l’ambiguità dei comportamenti della propria interlocutrice avrebbe avuto a doversi considerare giustificabile, meglio compresa nelle proprie dinamiche e ragioni.
Ciò non di meno, la ferma esclusione da lei promossa con il proprio ultimo intervento, nell’assenza di qualsivoglia volontà utile a esplicitare qualcosa di più a tal riguardo, non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual allora espressione di un qualche trucco psicologico volto a costringerlo a interessarsi sull’argomento e in tal senso a insistere. Così, benché egli avrebbe voluto sicuramente insistere, e insistere sino a ottenere da lei una qualche risposta, altro non poté che accettare quanto da lei in tal maniera già asserito qual unica informazione a propria disposizione. Un’informazione, del resto, già sufficiente per apprezzare allora l’importanza di quella missione dal di lei punto di vista e, con essa, dell’ottenimento di quel gioiello, pur a lui tanto caro.
E se pur, obiettivamente, dal proprio punto di vista alcuna motivazione egli avrebbe potuto vantare per accettare quell’accennata spiegazione a sostegno, a difesa, a giustificare il furto a proprio discapito, la difficoltà, sin da subito, a comprendere il particolare approccio proprio di quella donna nei suoi confronti, così come nei confronti delle guardie che sì avrebbe potuto quietamente uccidere e che pur, al contrario, si era premurata di lasciare in vita, ebbero a sospingerlo a compiere un folle atto di fede, e un atto di fede in favore di una perfetta sconosciuta.
Una perfetta sconosciuta lì presentatasi, per propria stessa voce, qual mercenaria ladra…
« Dimmi almeno il tuo nome. » la invitò l’uomo, lasciando distendere i propri muscoli e, in tal maniera, offrendo la più completa evidenza della propria scelta volta a non intervenire a suo discapito, a garantirle quell’occasione di fuga da lei richiestagli, e richiestagli sin da subito con sfacciato ardire « Se davvero devo avere fiducia nei tuoi confronti, credo possa essere mio diritto conoscere il tuo nome. » puntualizzò, a non permetterle di banalizzare l’importanza di quella richiesta.
« Il mio nome è Midda Namile Bontor. » sancì ella, accennando un lieve inchino verso di lui, in un gesto quasi eccessivo nel considerare il momento lì presente, la situazione per così come propostagli « E i nomi dei miei bambini, coloro i quali salverò in grazia a questo pendente, sono Tagae e Liagu. » soggiunse, a non negargli neppure quel dettaglio, ora che, a fronte dell’implicitamente ottenuta collaborazione, tale informazione non avrebbe potuto essere più male interpretata per scopi diversi dal semplice soddisfacimento di una comprensibile richiesta di presentazioni.
Iscriviti a:
Post (Atom)