Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
News & Comunicazioni
E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
venerdì 26 luglio 2019
2983
Avventura
058 - Insieme
Dietro l’approccio scanzonato e ironico di M’Eu, sostenuto e alimentato anche da H’Anel, avrebbe avuto, invero, a dover essere intesa la ricerca, da parte dei due giovani, di mantenere un certo contegno, una data immagine di sé, laddove, in caso contrario, molto facilmente avrebbero avuto a cedere all’emozione per quanto, allora, stava accadendo. Perché, benché per l’appunto, la presenza di Midda fosse stata straordinariamente sporadica nelle loro esistenze, e dall’età dell’infanzia non avessero avuto più ulteriori occasioni di contatto con lei, soltanto sciocco sarebbe stato cercare di ignorare l’evidenza di quanto, comunque, ella avesse segnato, anche e soltanto con una presenza sì sporadica, proprio l’età della loro infanzia. Dopotutto, mai, né M’Eu, né tantomeno H’Anel, di lui più grande di almeno due anni, avrebbero potuto ignorare l’evidenza di quanto proprio e solo per merito di quella donna fosse stata concessa loro salva la vita quando, ancor bambini, erano stati rapiti insieme a tutti gli altri bambini del loro insediamento da un gruppo di mercenari al servizio di un nobiluomo kofreyota, e un nobiluomo kofreyota che, in tal maniera, altro non aveva voluto che attrarre l’attenzione della stessa Midda, ricattandola e costringendola, in ciò, a condurgli quella che, dal proprio malato punto di vista, egli aveva voluto intendere qual la chiave dell’immortalità: una fenice.
Certo, facile sarebbe stato obiettare quanto, in primo luogo, le loro vite non avrebbero avuto mai a essere poste in pericolo se non fosse stato proprio per la presenza della Figlia di Marr’Mahew presso il loro accampamento, qual estemporanea compagna e amante di loro padre Ma’Vret. Ma, obiettivamente, agli occhi di un bambino quanto più avrebbe avuto a valere sarebbe stata proprio l’evidenza di quel salvataggio, della maniera eroica con la quale ella si era precipitata per offrire loro soccorso, riconducendoli, e riconducendo tutti i loro compagni, alle rispettive famiglie. Per due bambini, non ancora fanciulli, quindi, quell’evento non aveva potuto, e non avrebbe potuto, ovviare a rappresentare qualcosa di importante nelle loro esistenze… al pari della donna, in esso, protagonista. Una donna che, del resto, per lungo tempo era stata l’unica donna, dopo loro madre, che Ebano, loro padre, aveva accettato nella propria vita, almeno sino a prima dell’arrivo di Fath’Ma, la sua attuale compagna: una donna, quest’ultima, tuttavia entrata troppo tardi nelle loro vite, nella loro quotidianità, per potersi riservare un qualunque ruolo all’interno dei loro cuori, a differenza di quanto, con una presenza decisamente minore, era stata altresì in grado di riservarsi la donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco.
Così, al di là di facili ironie, tale momento di ricongiunzione non avrebbe potuto che essere vissuto intensamente anche dai due giovani, e da quei due giovani che, a distanza di quasi quindici anni, avevano finalmente occasione di rincontrare la loro vecchia amica, la loro antica salvatrice, la loro quasi seconda madre…
« Non credere che qualche lacrima e un abbraccio ti permetteranno di evitare i nostri rimproveri, però… » aveva commentato M’Eu, abbracciando intensamente la donna e, in ciò, riservandosi l’occasione di mascherare la propria commozione, quell’emozione che non avrebbe potuto ovviare a rendere lucidi anche i suoi occhi « Va bene non essere mai tornata a trovarci… ma quando hai portato Fath’Ma al nostro insediamento, avresti potuto fermarti qualche giorno, per darci il tempo di ritornare dalla caccia. »
Per Midda, quello proprio di Fath’Ma, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual un capitolo decisamente doloroso, e riconducibile, purtroppo, a quel non banale elenco di fallimenti, di insuccessi, che ella avrebbe avuto a dover elencare qual propri, e qual non meno contraddistintivi del proprio cammino di avventuriera rispetto a tutti i pur numerosi, e più blasonati, successi.
Conosciuta nelle terre di Y’Shalf durante una missione sotto falso nome, per lungo periodo Fath’Ma era stata quanto di più prossima a un’amica avrebbe potuto vantare di avere. Purtroppo, però, quando il velo era stato rimosso, e non in senso metaforico trattandosi di quello proprio del burqa che la mercenaria era stata costretta a indossare per settimane, la giovane Fath’Ma, troppo profondamente legata all’indottrinamento proprio del suo popolo, non era stata in grado di apprendere, di buon grado, la verità sull’identità della donna e, in particolare, l’intento che l’aveva mossa, e che sino a lì l’aveva mossa nella volontà di rapire la nobile Nass’Hya, già promessa sposa al sultano, per condurla al proprio mecenate, lord Brote. Un rapimento che, in verità, avrebbe avuto a dover essere inteso qual più prossimo a una missione di salvataggio, non avendo Nass’Hya altro desiderio di convolare a giuste nozze con l’amato Brote, ma che, dal punto di vista di Fath’Ma, non era stato sì serenamente accettato. Ragione per la quale, poco volente e molto dolente, Fath’Ma si era ritrovata, in buona sostanza, a essere la sola realmente rapita, sequestrata sino al confine con Kofreya, là dove, dopo una terrificante avventura in contrasto a un semidio immortale di nome Desmair, le era stata concessa nuovamente la libertà.
Una libertà effimera, quella che Fath’Ma aveva allor ritrovato, nello scoprirsi, proprio malgrado, bersaglio designato di Desmair, per il torto a lui imposto, e delle orde di spettri al suo servizio. Orde di spettri che soltanto morte e distruzione avevano dispensato tutt’attorno alla giovane sino alla sua resa, al suo crollo emotivo, crollo che l’aveva quindi ricondotta alla fortezza fra i ghiacci sede del semidio, e lì l’aveva vista votarsi al suo empio servizio. Un servizio durato anni, e interrotto, alla fine, soltanto dalla morte, o dall’apparente morte in effetti, dello stesso Desmair, a seguito della quale, nella speranza di colmare in parte il debito accumulato nei suoi confronti, e di ridonarle un po’ di pace, Midda Bontor l’aveva quindi condotta nell’unico luogo entro i confini del quale, era certa, ella avrebbe potuto vivere serenamente il resto della propria esistenza, all’occorrenza ricominciando da capo tutta la propria vita e reinventandosi in altre vesti: l’insediamento fra i mondi là dove, già da molti anni, l’ex-Ebano, Ma’Vret, si era ritirato a vita privata, là dove aveva conosciuto la donna che poi sarebbe diventata sua moglie, e là dove, ancora, viveva insieme ai propri figli, quei figli nati e cresciuti lì al di fuori del mondo, e che al mondo avrebbero alfine fatto ritorno quando, ormai adulti, avrebbero deciso di seguire le leggendarie orme del padre… o, forse e piuttosto, l’esempio proprio della loro quasi seconda madre, quella donna guerriero straordinaria nota come Midda Bontor.
Sfortuna, o fortuna, a seconda dei punti di vista, aveva tuttavia voluto che né Ma’Vret, né i suoi figli, fossero presenti nell’insediamento il giorno in cui Fath’Ma era lì stata condotta dalla Figlia di Marr’Mahew: sfortuna perché, in tal modo, era stata negata loro una qualche occasione di ricongiungimento; fortuna perché, in quel periodo, Midda stava per scendere in campo per la più grande battaglia della propria vita, una battaglia alla quale, all’occorrenza, anche Ebano e i suoi figli avrebbero potuto voler prendere parte per l’affetto, per l’amore provato per lei, e dalla quale, tuttavia, ella desiderava tenerli più lontani possibile, consapevole di aver già influenzato in maniera eccessivamente negativa le loro esistenze per avere a imporre loro ulteriore possibilità di danno.
Così Fath’Ma era giunta nel loro insediamento. E qualche bizzarra scelta della sorte aveva voluto legare, di lì a qualche tempo, la donna a Ma’Vret, in una relazione che, ancor al tempo presente, stava concedendo a entrambi quella felicità lungamente posticipata.
Ma, giungendo Fath’Ma nelle loro vite, e nelle vite di quei due fanciulli, aveva condotto seco nuove meravigliose narrazioni delle mirabili avventure della Figlia di Marr’Mahew: narrazioni che, dal punto di vista proprio della stessa Fath’Ma avrebbero avuto a doversi intendere, piuttosto, qual un racconto di paura, e che, ciò non di meno, dal punto di vista di coloro che già avrebbero avuto a doversi considerare affascinati dal mito dell’Ucciditrice di Dei, non avrebbe potuto ovviare a spingerli nell’esatta direzione opposta rispetto a quella sperata dalla nuova compagna del loro genitore. E prima che Fath’Ma, o lo stesso Ma’Vret, potessero maturarne coscienza, H’Anel e M’Eu avevano preso la loro decisione… e la loro decisione volta ad abbandonare l’oasi di pace entro la quale sino a quel momento erano cresciuti, per fare ritorno al mondo.
Un mondo nel quale, così come la loro presenza lì, in quel momento, avrebbe potuto quietamente dimostrare, i due figli di Ebano avevano trovato occasione di inserirsi con sufficiente prestanza. Anche e soprattutto dall’arrivo di Maddie e dalla nascita di quel loro piccolo gruppo mercenario, guidati dall’esperienza di Howe e Be’Wahr.
giovedì 25 luglio 2019
2982
Avventura
058 - Insieme
« Howe! Be’Wahr! » aveva esclamato Midda, identificandoli immediatamente e non potendo, in tal senso, ovviare a una certa gioia nel confronto con l’immagine da loro offerta, nell’affetto sincero che la legava a quei due, compagni di molte, troppe avventure, amici entrati a far parte della sua vita pur nel momento in cui ella nessun amico ella avrebbe voluto accogliere, e, in ciò, paradossalmente, per lei divenuti addirittura famiglia, una coppia di fratelli minori che non aveva mai avuto, né che avrebbe mai immaginato di poter avere, e che pur, il fato, le aveva allor concesso.
« Midda! » aveva ricambiato quella dimostrazione di entusiasmo il biondo Be’Wahr, immediatamente scartando le due rosse posizionate innanzi a lui e scattando in avanti al solo scopo di raggiungere la propria vecchia amica, e quell’amica che, pur, aveva avuto occasione di rincontrare soltanto un paio di anni prima all’interno del tempo del sogno, e che, ciò non di meno, nell’offrirsi, in quel momento in carne e ossa, non avrebbe potuto che rappresentare qualcosa di straordinario innanzi al suo giudizio, soprattutto ove, in verità, alcuna occasione d’incontro avrebbe più dovuto contraddistinguerli.
E se Howe non aveva offerto evidenza utile riservarsi una simile occasione, non fu per dimostrare, in qualche modo, un minor attaccamento alla propria ritrovata amica, o un qualche più serio contegno innanzi a lei, quanto e piuttosto in conseguenza al mero sconvolgimento, chiaramente dipinto sul suo volto, a confronto con quanto accaduto, e, in particolare, al viaggio del quale era stato appena protagonista.
Un viaggio al quale doveva aver aderito più per non lasciare il fratello, allorché in conseguenza a una qualche, effettiva, consapevolezza nel merito di quanto, in tal maniera, li avrebbe attesi. E un viaggio in grazia al quale, dopo Midda e Be’Sihl, egli, insieme al fratello e ai loro altri due compagni di ventura allor presenti, avrebbe avuto a dover essere identificato qual entrato a far parte di una ristretta schiera di eletti, o malcapitati a seconda dei punti di vista, che avevano avuto occasione di superare i confini del loro mondo natale, e di quel mondo che, sino a pochi istanti prima, per lui avrebbe avuto a dover essere identificato qual l’intero Creato da lui conosciuto.
« Midda… Be’S… » si era quindi guardato attorno con aria disorientata « Per la grazia di Lohr… siete veramente voi? » aveva esitato, per poi, comunque, avanzare a sua volta verso i due, desideroso di abbracciarli a sua volta, con buona e giustificata pace di qualunque possibile idea di contegno, salvo poi bloccarsi ancora un istante e osservare stranito lo shar’tiagho, maturando consapevolezza di qualcosa di inedito in lui « Che accidenti è successo ai tuoi capelli…?! » aveva domandato, indicandolo con aria quasi raccapricciata.
Se infatti, a seguito degli eventi occorsi due anni prima nel tempo del sogno, Midda Bontor, che pur sino ad allora, e dal suo arrivo nelle vastità siderali, aveva mantenuto un taglio di capelli estremamente spartano, cortissimo, aveva ripreso a lasciar crescere i propri rossi capelli, ormai in parte già venati di bianco, per accontentare i propri figli insoddisfatti dall’immagine offerta dalla madre, specialmente dopo averne vedute delle alternative in Maddie e Rín, apparendo ormai quasi equivalente a colei che era sempre stata prima della propria partenza, con una confusa criniera ribelle a contornare il proprio volto; a seguito degli eventi occorsi l’anno precedente, e a quegli eventi che avevano veduto la stessa Midda Bontor cadere vittima di una trappola mentale ordita dal suo sposo Desmair, ritrovandosi bloccata all’interno di un orrido stato di coma, era stato Be’Sihl a mutare il proprio aspetto, e a mutarlo, allora, non per qualche motivazione puramente estetica, quanto e piuttosto per un voto, e un voto offerto ai tutti i propri dei. Così, innanzi allo sguardo di Howe, shar’tiagho come lui, seppur solo di origine, l’ex-locandiere non avrebbe potuto ovviare ad apparire, allora, privo di quella folta cascata di treccine che, tradizionalmente, avrebbero caratterizzato un qualunque figlio o figlia di Shar’Tiagh, offrendo, piuttosto, corti, cortissimi capelli allor nuovamente in crescita, ma che avrebbero richiesto anni prima di poter tornare a essere come un tempo.
« Sono felice anche io di vederti… » aveva semplicemente sorriso, per tutta replica, Be’Sihl, avanzando ad abbracciare Howe nel contempo in cui Midda era ancora impegnata con Be’Wahr, e battendogli un paio di vigorose pacche sulla schiena a dimostrare tale entusiasmo « … e, per quanto riguarda i miei capelli, è una storia lunga. Lunga quanto immagino abbia a essere quella che vi ha condotto qui, in questo momento. »
« Per quanto mi riguarda, se mi posso permettere, stai molto bene così, Be’Sihl! » era intervenuta Maddie, approfittando dell’occasione per farsi avanti, e per offrire, allora, il proprio saluto, dimostrando di ben ricordarsi di lui in conseguenza alla comune esperienza nel tempo del sogno « Come state? Come stanno i bambini…?! »
« Crescono… » non aveva mancato di sorridere e ridacchiare Midda, scuotendo appena il capo « … come tutti i bambini! » aveva commentato, lasciando Be’Wahr solo per poter quindi abbracciare Howe, e abbracciarlo, se possibile, con maggior entusiasmo rispetto al fratello, ma non per qualche possibile favoritismo, quanto e piuttosto perché, a differenza del biondo, non aveva avuto occasione di rivederlo, di rincontrarlo, sin dal giorno della propria partenza sulle ali della fenice.
« Allora è vero che hai iniziato a fare la mamma! » non aveva potuto ovviare a esclamare M’Eu, da dietro Maddie e Rín, con tono fra il sorpreso e il divertito « Sai… potrei quasi quasi sentirmi offeso per questo! » aveva sottolineato scherzosamente, non dimentico di quanto, ormai quasi quindici anni prima, egli stesso avrebbe ben volentieri accolto Midda qual la propria nuova genitrice, se soltanto ella avesse desiderato.
Fu solo allora, nel confronto con quelle parole, che l’attenzione della Figlia di Marr’Mahew si ritrovò costretta a volgersi verso i due, ipoteticamente sconosciuti, accompagnatori del gruppo, quella coppia, uomo e donna, che chiudeva il piccolo contingente e che, sino a quel momento, aveva offerto, nel proprio silenzio, il giusto tempo ai primi per celebrare quella ricongiunzione.
E considerando quanto, per l’appunto, fossero ormai trascorsi quasi quindici anni dall’ultima volta che ella aveva avuto occasione di incontrare H’Anel e M’Eu, quand’ancora essi avevano all’incirca l’età or propria di Tagae e Liagu, non fu immediato per lei riuscire a riconoscere, negli splendidi volti di quei giovani al meglio della propria forma fisica, le identità proprie dei due figli di Ebano…
« D’accordo… se ora non ci riconosce neanche, sei autorizzato a sentirti offeso, fratellino. » aveva ironizzato H’Anel, aggrottando appena la fronte a confronto con il silenzio della donna, palese del suo impegno mentale a riconoscerli.
« Oh… mia… dea! » aveva quindi scandito Midda, strabuzzando gli occhi in misura tale per cui, per un istante, ebbero a sembrare voler saltare fuori dalle orbite « Non è possibile! » aveva insistito, scuotendo il capo con aria necessariamente sconvolta, e sconvolta dall’evidente scorrere del tempo, e quell’irrefrenabile scorrere che, dopo averla vista salutare due bambini, la stava ora ponendo innanzi a un uomo e una donna adulti « H’Anel…?! M’Eu?! Siete davvero voi… »
« Si è salvata… » aveva ridacchiato il giovane, strizzando con fare complice l’occhio sinistro verso la sorella, prima di annuire verso la loro interlocutrice, nonché mancata seconda madre « … eh sì! Il tempo passa quando non ci si fa più vivi per più di un decennio… »
E se pur, in quelle parole, non avrebbe potuto mancare di essere riconosciuto un certo rimprovero a proprio discapito, Midda non poté ovviare a reagire innanzi a quell’immagine, e all’immagine offerta dai figli di Ebano, in maniera a dir poco spiazzante per tutti i presenti, abituati all’idea della donna guerriero forte e indomabile di sempre: forza e indomabilità, per lei, ancora proprie sotto l’aspetto della guerriera, e che pur, necessariamente e come sempre, avrebbero avuto a dover convivere anche con il suo essere donna. E quel suo essere donna che, allora, ella non volle porre a tacere… non nel momento in cui i suoi occhi ebbero a colmarsi di lacrime di gioia nel confronto con quei due pargoli divenuti grandi.
mercoledì 24 luglio 2019
2981
Avventura
058 - Insieme
Quando Be’Sihl si era incamminato attraverso la lunga, lunghissima coda della Kasta Hamina, costituita da container collegati gli uni agli altri, contenenti la quasi totalità del carico della nave, e del carico commerciale della nave, in tal direzione animato non tanto da un qualche banale desiderio di esplorazione per quello che, all’atto pratico, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual uno sterminato magazzino, quanto, e piuttosto, dalla volontà di ricongiungersi alla propria amata, e alla propria amata che sapeva essersi incamminata in quella direzione già da qualche ora, senza aver più offerto evidenza di riscontro; egli si sarebbe potuto attendere molti sviluppi alternativi nel confronto con la propria scelta, ma mai, certamente, quello che poi era occorso, a dimostrazione di una quieta imprevedibilità della sorte, a prescindere da quali piani le persone avrebbero potuto mai prendere in esame.
Nel cercare la propria amata, infatti, il figlio di Shar’Tiagh avrebbe potuto auspicarsi un’occasione di quieto confronto con lei, nel merito dei tanti, troppi pensieri che, evidentemente, ne affollavano la mente, sicuramente nel vederla posta a confronto con una situazione strategica sempre più complicata in quella disperata guerra contro la regina Anmel Mal Toise, lo spirito incarnazione dell’Oscura Mietitrice per inseguire il quale avevano lasciato il proprio mondo natale, e nel confronto con il quale, tuttavia, ogni previsione volgeva, di minuto in minuto, in loro opposizione. Così come, all’occorrenza, egli avrebbe anche potuto prevedere, nelle giuste circostanze, di avere a confrontarsi con lei nel merito dei tanti, troppi pensieri che, sperava meno evidentemente, affollavano la propria di mente, nel merito di tutte le verità taciute, sino a quel momento, a colei che amava più della propria vita e per assicurare un futuro alla quale era arrivato, letteralmente, a sacrificare la propria di vita, salvo, poi, essere riportato indietro in grazia di una tecnologia maledetta or dominata da Desmair, l’immortale sposo della propria amata, colui che, in maniera perennemente ambigua, si divertiva ad alternare ruoli da alleato e da antagonista, nel confronto con tutti loro, Midda per prima. O, ancora, e tal non sarebbe stata la loro prima volta, egli avrebbe anche potuto prendere in esame l’eventualità che, quella ricerca di dialogo fra loro, avesse poi a concludersi in un appassionato confronto fisico fra loro, in quel contesto di riservatezza che, comunque, seppur poco romanticamente, sarebbe stato garantito maggiormente loro fra quelle enormi casse di merci, ancor prima che all’interno del loro alloggio, e di quel piccolo alloggio diviso, già da tempo, con una coppia di pargoli eletti, innanzitutto per volere di lei, a loro figli adottivi.
Insomma… molte possibilità Be’Sihl aveva preso più o meno coscientemente in esame incamminandosi in quella direzione, nella direzione propria della lunga coda della Kasta Hamina. Ma non l’eventualità che, giunto a confronto con Midda, qualunque possibile evoluzione di quel loro confronto avrebbe avuto a dover essere bruscamente interrotto da una colonna di fuoco, e da un’ampia colonna di fuoco atta a preludere alla ricomparsa in scena di Nóirín Mont-d'Orb.
Nell’assurdità propria di quella che, per loro, era divenuta la quotidianità, e una quotidianità costituita da viaggi attraverso lo spazio infinito sulle ali di una fenice, al solo scopo di combattere lo spirito immortale di un’antica sovrana shar’tiagha; la giovane Rín, giovane, quantomeno, quanto avrebbe potuto essere una trentasettenne nel confronto con i suoi circa quarantacinque anni d’età, avrebbe avuto a dover essere quietamente riconosciuta qual una versione alternativa di una loro antica avversaria, Nissa Bontor, già ospite dell’animo di Anmel Mal Toise e, invero, unica, reale vincitrice in suo contrasto nel corso dell’ultima, effettiva, grande battaglia contro di lei, e qual sorella di una versione alternativa della stessa Midda, di nome Madailéin Mont-d'Orb, attualmente residente, assurdo dirsi, proprio nel loro mondo natale, lì sopraggiunta nell’inseguimento, attraverso l’infinito multiverso, di un’altra Anmel Mal Toise… quasi una sola, a tutti gli effetti, non avesse a doversi giudicare sufficiente per loro.
E sempre nell’assurdità propria della loro quotidianità, e di quella quotidianità costituita non soltanto da viaggi attraverso lo spazio siderale ma, ancor più, di infiniti universi paralleli e infinite realtà, con infinite loro versioni alternative, a volte, e come in quel caso, persino più giovani rispetto all’originale, o a quanto avrebbe fatto piacere loro considerare qual l’originale; la giovane Rín avrebbe avuto a dover essere quietamente riconosciuta qual in grado di viaggiare, autonomamente, attraverso tali infiniti universi paralleli e infinite realtà, avendo reso propria la chiave dell’esplorazione del multiverso in grazia, allora, non tanto alla collaborazione con qualche entità sovrumana, come la fenice, Portatrice di Luce, quanto e piuttosto solamente in conseguenza alla propria straordinaria determinazione, e a quella determinazione che le aveva visto garantito l’accesso a una realtà al di fuori di ogni altra realtà, il tempo del sogno, e, da lì, all’intero multiverso. In ciò, quindi, Rín aveva già fatto la propria apparizione sulla Kasta Hamina soltanto qualche settimana prima, attratta dallo spirito di Midda, e da quello spirito che, in fondo, avrebbe avuto a dover veder riconosciuta la propria matrice qual in condivisione con colei reale obiettivo della propria ricerca, ovvero la propria gemella Maddie. E in ciò, quindi, né lui, né tantomeno la sua amata, accanto a lui, avrebbero mai potuto attendersi di vederla ritornare in scena… non laddove, speranzosamente, ormai avrebbe avuto a doversi riconoscere in serenamente affiancata alla propria familiare, nel loro mondo natio.
Ma quella colonna di fuoco null’altro avrebbe potuto significare se non la ricomparsa in scena di quella giovane… o, all’occorrenza, e in termini utili a complicare maggiormente tutta la situazione, di qualcun altro, di qualche altro nomade dimensionale che, suo pari, aveva egualmente trovato la chiave utile a dominare il multiverso, in termini che, all’occorrenza, avrebbero avuto a doversi intendere anche sufficientemente preoccupanti, ma a confronto con la preoccupazione per il quali, allora, si sarebbero riservati dubbio soltanto a tempo debito.
« … di nuovo lei?! » aveva così esitato Midda Bontor, al suo fianco, osservando sorpresa quella manifestazione energetica a pochi piedi da loro.
« Forse non l’ha ancora trovata… » aveva quindi suggerito l’uomo, riferendosi, implicitamente, a Maddie, e, in ciò, ipotizzando che quel ritorno potesse derivare da un nuovo imprevisto, sul cammino di Rín, nell’intento di ricongiungersi alla propria gemella.
Ma la spiegazione alla base di quel ritorno non avrebbe avuto a doversi fraintendere così banale. E di questo, tanto l’uno, quanto l’altra, ebbero a maturare quieta coscienza nel momento in cui le fiamme ebbero a scemare, e a lasciare, al loro posto, non una singola figura, quanto, e piuttosto, ben sei. Sei nuovi ospiti a bordo della Kasta Hamina…
… e non sei ospiti qualsiasi.
« … Thyres… » non aveva potuto ovviare a gemere la donna guerriero, sgranando i propri occhi color del ghiaccio nel confronto con tutto quello… e con quanto, obiettivamente, neppure ella, che nel corso della propria vita aveva vissuto di tutto, arrivando persino a combattere contro un dio e a ucciderlo, avrebbe mai potuto attendersi di poter osservare lì, in quel momento, innanzi a sé.
« Per tutti gli dei! » le aveva necessariamente fatto coro Be’Sihl, non meno sorpreso, non meno stupito rispetto a lei.
E tanto stupore, tanta sorpresa, non avrebbe potuto che dichiararsi a ragione veduta. E a ragion veduta nel confronto con il quale, allora, i due ebbero a porsi: il confronto con l’immagine di sei persone, e di sei persone provenienti dal loro stesso pianeta natale, da quel mondo che avevano lasciato ormai da più di quattro anni, e che, in cuor loro, non si sarebbero potuti realmente attendere di rivedere, insieme a tutti i propri abitanti, insieme a tutti i loro amici…
… amici fra i quali, due in particolare, erano allor lì apparsi innanzi ai loro sguardi, sostanzialmente immutati rispetto al loro ultimo incontro.
Iscriviti a:
Post (Atom)