11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

giovedì 3 ottobre 2019

3052


Solo quando Midda e i suoi giunsero alla plancia ebbe a infuriare la vera battaglia.

Sino a quel momento, complici i corridoi stretti e l’indubbiamente straordinaria abilità guerriera della Figlia di Marr’Mahew, lo scontro non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual realmente impegnativo, vedendo semplicemente gli uomini e le donne, umani o chimere che fossero, essere spazzati via rapidamente d’innanzi al suo cammino, lanciati a destra e a manca come meri birilli e lì, puntualmente, ricadendo a terra privi di sensi.
Per quanto, infatti, scopo della donna da dieci miliardi di crediti fosse quello di ovviare, allora, a facili stragi, in termini che avrebbero potuto rappresentare per lei una qualche difficoltà; l’obbligo proprio dei suoi potenziali antagonisti di presentarsi equipaggiati, soltanto, da armi bianche avrebbe necessariamente ricondotto la questione in quieto favore alla donna guerriero, e a quella donna che, obiettivamente, sotto tale punto di vista avrebbe avuto a doversi riconoscere più preparata rispetto a quanto mai avrebbe potuto essere chiunque fra loro. Per quanto, infatti, negli scontri spaziali, ove condotti corpo a corpo, fosse l’arma bianca a prevalere sulle armi da fuoco, costringendo chiunque in tal senso avesse previsto di impegnarsi a essere formato, a essere addestrato, necessariamente, anche nell’impiego di lame e manganelli; chi proveniente, come lei, da un mondo nel quale le armi bianche avrebbero avuto a doversi intendere quali le uniche armi esistenti, non avrebbe potuto ovviare necessariamente a imporsi qual maggiormente a proprio agio in tal elemento: e la presenza, accanto a lei, di quel meraviglioso braccio destro in lucente metallo cromato non avrebbe potuto ovviare a permetterle di destreggiarsi agilmente fra gli attacchi antagonisti, qual il più comodo e naturale degli scudi a propria disposizione.
Così, fosse posto innanzi a lei un singolo, una coppia o una dozzina di avversari, ella non ebbe comunque a dover frenare i propri passi, rendendo, anzi, la propria velocità d’esecuzione qual la propria principale risorsa, là dove, comunque, nessuno fra quei marinai avrebbe mai potuto attendersi che ella avesse a slanciarsi sì indomitamente in loro contrasto, senza battere ciglio, senza la benché minima esitazione.

« Vostra madre è una forza della natura… » non aveva mancato di evidenziare H’Anel nel confronto con tutto ciò, apostrofando Tagae e Liagu, nell’essersi posta in maniera spontanea a loro custodia, a loro protezione, non potendo ovviare a provare, nei loro confronti, un inspiegabile senso di affetto sororale, benché, al contrario, soltanto invidia, soltanto egoistica gelosia avrebbe potuto avere a rivolgere a discapito di coloro i quali, senza colpa o merito alcuno, avevano finito per occupare nella vita e nel cuore della donna guerriero il posto che pur lei e suo fratello avevano desiderato a lungo, molti anni prima.

Già: una forza della natura.
In quale altro modo, altrimenti, avrebbe potuto essere descritta quella donna che, praticamente sola, stava conducendo la loro avanzata attraverso la nave, affrontando ogni minaccia offerta a loro discapito e, a confronto con le stesse, non offrendo la benché minima evidenza di impegno, di affaticamento, così come soltanto una tempesta avrebbe potuto riservarsi di compiere?
Un corpo, il suo, forgiato in quasi sette lustri di combattimenti, di disfide, di lotte all’ultimo sangue, che non avrebbe allor mai potuto tradirla, che non avrebbe allor mai avuto ad abbisognare di una vera e propria guida da parte della sua mente, sapendo bene già come agire, e come agire in contrasto a qualunque attacco ancor prima che questo avesse a essere compiuto. Mai, quegli uomini, quelle donne, umani o chimere che fossero, avrebbero potuto realmente sperare di raggiungerla con i propri affondi. Mai, essi avrebbero potuto realmente illudersi di ferirla, con improvvisati tondi o sgualembri, montanti o fendenti, non laddove nessuno di quei colpi, nessuno di quegli attacchi, avrebbe avuto a doversi fraintendere qual inedito per lei, avrebbe avuto a doversi considerare sconosciuto dal proprio punto di vista. Anzi. Ognuno di quegli attacchi, in migliaia e migliaia di diverse variazioni, ella lo aveva già subito in migliaia e migliaia di diversi contesti, dal cuore delle battaglie più confuse, allo scontro singolo, ben addestrandosi, in ciò, a prevederne la traiettoria con precisione assoluta e, in tal senso, potendosi riservare l’opportunità di agire ancor prima che il colpo potesse essere condotto a segno senza, in questo, riservarsi la minima possibilità di danno.
Così tutti quegli uomini e quelle donne, umani o chimere che fossero, ebbero a comprendere sulla propria pelle il perché della smisurata fama della donna da dieci miliardi di crediti, ed ebbero a doversi riconoscere già più che fortunati a essere a lei sopravvissuti, laddove troppo facile, troppo banale, quasi ovvio, sarebbe allor stato per lei esigere le loro vite.
Ma se, fino alla plancia, tale era stata la situazione, in un’impropria mancanza di equilibrio fra le forze smisurate della Figlia di Marr’Mahew e quelle degli uomini e delle donne di Loicare, pur a lei ipoteticamente superiori dal punto di vista numerico; alla plancia la situazione ebbe a mutare, ed ebbe a mutare nella misura in cui, evidentemente, nessun effetto sorpresa avrebbe avuto a dover essere lì loro attribuito, offrendo in contrasto alla donna guerriero e ai suoi amici una compatta schiera di uomini e donne ben equipaggiati allo scontro, e che alcun freno si sarebbero allor avuti a riservare, nell’ubbidienza agli ordini ricevuti…

« Duva, Lys’sh, Howe… con me! » invocò Midda, innanzi a tutto quello, nel momento in cui la soglia della plancia ebbe a dischiudersi innanzi al loro sguardo e a rivelare, in tal maniera, la non gradevole sorpresa lì presente in loro attesa; non nel voler escludere altri dallo scontro, non nel voler ritenere H’Anel, piuttosto che Rula, piuttosto che Be’Sihl inadatti a quella sfida, ma nel voler, a margine di tutto ciò, assicurare una forte presenza guerriera anche nelle retrovie, e in quelle retrovie che non avrebbe potuto permettersi di lasciare scoperte non ove, lì, avrebbero avuto a doversi riconoscere i suoi figli, oltre a chi, proprio malgrado, decisamente meno adeguato a quel contesto di scontro « Gli altri restino indietro! »

E così, con alte grida da entrambe le parti, a incitare in maniera quasi selvaggia quello scontro, ebbe a scoppiare la vera battaglia per il controllo della Rad Dak-Wosh.
Una battaglia che, da un lato, propose quindi soltanto tre donne e un uomo, e tre donne e un uomo che, pur, lì sarebbero valsi almeno per cento; e che, dall’altro lato, vide una cinquantina di militari al servizio dell’omni-governo di Loicare, e di militari lì decisi a rendere onore al proprio mondo, alla propria missione, al proprio ruolo, arrestando la minaccia rappresentata da quella donna e dai suoi compari. In ogni modo, con ogni mezzo. Perché tale era stata la consegna ricevuta. E nessuno fra loro avrebbe allor voluto venir meno alla propria consegna, agli ordini in ottemperanza ai quali quella donna, e i suoi amici, lì avrebbero dovuto essere fermati: da vivi… oppure da morti.

« Come ai bei vecchi tempi! » esclamò Howe, non senza un certo entusiasmo a confronto con quanto lì offertogli, e quella possibilità di essere, ancora una volta, al fianco della Figlia di Marr’Mahew, di quella donna che, per quanto mai avrebbe potuto ammetterlo, ammirava più di ogni altra al mondo… e al fianco della quale soltanto avrebbe desiderato avere ancora una volta la possibilità di lottare, e di lottare come già nelle ormai lontane battaglie che, in passato, li avevano veduti protagonisti.
« Vecchi tempi…?! » sorrise Duva, aggrottando la fronte « Da quando è arrivata, questa è pressoché la quotidianità per noi altri! » puntualizzò, scherzosamente, in nulla avendo a criticare simile evoluzione del destino, e di un destino innanzi al quale, francamente, a sua volta non avrebbe potuto mancare di esprimere una vivace euforia.
« Ecco allora dove era finito tutto il divertimento… » puntualizzò a titolo di replica l’uomo, scuotendo il capo con divertito rammarico nell’evidenza di quanto, purtroppo, l’assenza della donna guerriero dalla propria quotidianità avesse privato di un certo, importante sapore la vita di tutti i giorni.

mercoledì 2 ottobre 2019

3051


Maddie, M’Eu e Be’Wahr, sospintisi in esplorazione al settimo corridoio del quarto ponte, si resero resto conto dell’errore compiuto in tale scelta nel momento in cui, giunti a destinazione, allorché porsi a confronto con l’area di detenzione, ebbero a giungere all’area mensa.
E se spiacevole tale risultato fu, soprattutto, per il buon M’Eu, il quale in prima persona aveva espresso il proprio voto in quella direzione allorché nell’altra, alcun prezzo per tale errore, almeno in un primo momento, venne richiesto loro. Al contrario. La sorte parve addirittura voler arridere loro, e arridere loro nella misura in cui, innanzi al proprio sguardo, quietamente seduto a un tavolo, ebbero a scorgere la difficilmente fraintendibile, e decisamente voluminosa immagine propria del nerboruto Pitra Zafral.

« Per Lohr… » sussurrò Be’Wahr, non volendo credere ai propri occhi, nel porsi in tal maniera a confronto con una replica perfetta dell’uomo che avevano lasciato sulla superficie del pianeta, e di quell’uomo del quale, allora, avrebbe potuto essere un gemello perfetto, nella stessa misura propria di Midda e Nissa, o di Maddie e Rín « … è lui! »

Eccolo lì: la causa di tutta la confusione in cui erano stati costretti a precipitare, metaforicamente e praticamente, dal loro arrivo a bordo dell’ormai perduta Kasta Hamina: il “falso” Pitra Zafral, la creatura mutaforma che, forte dell’influenza e del potere dell’uomo di cui aveva preso le sembianze, aveva scatenato una vera e propria caccia in contrasto alla Figlia di Marr’Mahew e ai suoi amici… una caccia in cui anche loro tre si erano allor ritrovati coinvolti a proprio discapito, colpevoli soltanto di essere giunti nel luogo giusto al momento sbagliato. Ma nel luogo sbagliato al momento giusto, allora, essi non avrebbero potuto ovviare a sentirsi d’essere giunti proprio in quel frangente: nel luogo sbagliato, giacché non laddove avrebbero desiderato essere si stavano lì ritrovando, ma nel momento giusto, giacché, innanzi a loro, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto colui ucciso il quale tutto si sarebbe potuto facilmente risolvere… o, per lo meno, tale avrebbe avuto a dover essere giudicata la loro comune speranza.
Un’occasione, quella così loro offerta, a dir poco irrinunciabile. E irrinunciabile nella misura in cui, quindi, ancor prima che Midda e i suoi compagni potessero essere liberati, essi avrebbero potuto permettersi, in un’indomita azione solitaria, di porre rapidamente fine all’intera questione.

« Possiamo farlo! » sancì M’Eu, privo di dubbi nel proprio tono laddove, obiettivamente, dal proprio punto di vista, nulla si sarebbe allor trattato di avere ad abbattere l’ennesimo avversario, l’ennesimo nemico che, per quanto eventualmente contraddistinto da particolari poteri, certamente sarebbe caduto sotto il peso delle loro armi « Possiamo chiudere qui e adesso la questione… » insistette, cercando allora una qualche conferma da parte dei propri compagni, un’approvazione utile a decidere di agire, e di condurre a compimento quell’attacco che avrebbe permesso loro di concludere rapidamente ogni giuoco.

Il desiderio di agire, e di agire rapidamente, non poté ovviare ad accomunare i tre compagni d’arme, e quei tre compagni d’arme che già da molto tempo avrebbero avuto a doversi riconoscere uniti in un destino da loro scelto, e in un destino che li aveva visti affrontare insieme molti avversari, molti nemici, tutti sconfitti, tutti abbattuti, a prescindere dalla loro forza, a prescindere dai loro poteri. Avversari, nemici, quelli già sconfitti, a cui anche quella creatura avrebbe allor potuto aggiungersi, e aggiungersi facilmente, nel giro di pochi istanti, se soltanto avessero scelto di agire, e di agire in sua opposizione.
Ma a quel desiderio di agire, e di agire rapidamente, non avrebbe potuto ovviare a contrapporsi anche la cautela, e la cautela che, in quel particolare momento, dovette essere espressa per voce della donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco lì presente fra di loro, a rappresentare, idealmente, la stessa Figlia di Marr’Mahew che, fosse stata lì presente accanto a loro, certamente non avrebbe mai avuto timori ad agire, e ad agire per risolvere la questione, senza pur, in tutto questo, rinunciare tuttavia a una certa prudenza, a una certa paranoia, e una paranoia allor utile a non poter accettare tutto quello qual un semplice caso, una semplice espressione di una benevola sorte, quanto e piuttosto qualcos’altro. E qualcosa, allora, che avrebbe potuto altresì scoprirsi in loro aperta opposizione, e in loro aperta opposizione come avrebbe potuto soltanto essere una trappola.
Per quale altra ragione, del resto, il loro avversario, il loro nemico, il loro obiettivo, avrebbe lì avuto a offrirsi in loro quieta attesa, esposto in termini tanto plateali da aversi a dover giudicare addirittura imbarazzanti?!

« Troppo semplice. » scosse il capo, quindi, Maddie, escludendo il proprio consenso, la propria conferma, alla mozione sollevata da M’Eu, non perché non avesse anch’ella desiderio di chiudere in fretta ogni questione, quanto e piuttosto perché desiderosa di chiuderla nel migliore dei modi possibili… migliore dei modi possibili che, certamente, allora, non avrebbe potuto prevedere una qualche stolida mattanza a loro stesso discapito « Manca giusto una grossa freccia al neon sulla sua testa per indicarlo… »
« Un grossa freccia a… cosa?! » esitò Be’Wahr, non comprendendo a cosa ella potesse star riferendosi, non avendo ovviamente familiarità con il concetto stesso di neon.
« Lascia perdere… » escluse la donna, dimentica di quanto, pur ritrovatasi allora in un contesto tecnologico, e, anzi, ipertecnologico, avesse a doversi ancor riconoscere accompagnata da compagni d’arme provenienti da un mondo tutt’altro che avvezzo all’idea stessa di tecnologia « Quello che voglio dire è che non mi fido. »

Troppo semplice: ella non aveva torto e, in tal senso, anche Be’Wahr e M’Eu, pur non potendo comprendere cosa potesse significare l’immagine propria di una grossa freccia al neon sulla sua testa per indicarlo, non avrebbero potuto egualmente obiettare quanto, tutto quello, fosse un po’ troppo banale per poter essere accettato qual vero.
E vero, del resto, non avrebbe avuto a doversi fraintendere essere, per così come, di lì a un attimo, ebbero a ricevere evidenza, e a ricevere evidenza nel vedersi apostrofare da uno degli uomini lì presenti a uno dei tavoli più vicini all’ingresso…

« Che diamine fate lì in piedi come degli idioti?! » protestò questi, storcendo le labbra verso il basso a rendere evidente tutto il proprio disappunto nei loro confronti « O prendete posizione, oppure vi levate di torno: la donna da dieci miliardi di crediti potrebbe essere qui fra poco! »

Troppo semplice… appunto.

« Sì, scusateci. » annuì Maddie, dissimulando la propria sorpresa, se tale avrebbe avuto a potersi considerare, nel muoversi allora in direzione del primo tavolo libero, per non rischiare di dare più nell’occhio rispetto a quanto, già, lei e i suoi compari non potessero aver rischiato di fare.
« E’ che non capita tutti i giorni di avere a che fare con una donna come Midda Bontor… » tentò di giustificarli M’Eu, intervenendo a sua volta nella questione con ammirevole spirito d’improvvisazione, seguendo Maddie al tavolo da lei scelto.
« …?! » si limitò a tacere Be’Wahr, seguendo i propri due fratelli d’arme e comprendendo come, fra non capire cosa aver a poter dire e stare in silenzio, probabilmente sarebbe stato meglio per tutti loro avere a stare in silenzio, almeno fino a quando non avesse avuto le idee un po’ più chiare riguardo di quanto potesse star allor effettivamente accadendo.

martedì 1 ottobre 2019

3050


Non che ella non lo sapesse. Ma quelle poche e semplici parole servirono a ricordarle quanto, più nelle grandi guerre ancor prima che nei più semplici duelli, le parti realmente schierate in campo non avrebbero avuto a doversi intendere sì diverse le une dalle altre, o, anche quando contraddistinte da maggior consapevolezza rispetto a quel giovane, caratterizzate comunque da intenzioni sì distante le une dalle altre. E laddove, nel corso della propria vita, ella ne aveva già combattute di guerre, prendendo parte, nel proprio ruolo di mercenaria, a molte battaglie fra Kofreya e Y’Shalf, ma non soltanto; ella non avrebbe potuto dichiarare ignoranza a tal riguardo, più che consapevole di quanto ciò che avrebbe avuto a doversi riconoscere presente nel cuore di un qualunque soldato kofreyota, avrebbe avuto a doversi riconoscere in egual misura anche nel cuore di qualunque soldato y’shalfico, con buona pace di quel conflitto forse sempiterno che, ormai, travalicava ogni concetto di generazione.
E in tale pensiero, in simile consapevolezza, e in simile consapevolezza così risvegliata in lei da quello sguardo, la donna guerriero non poté che scoprirsi nuovamente certa di quanto fosse necessario fermare, al più presto, qualunque cosa allora stesse accadendo. Perché non fosse stato messo quanto prima un freno a tutto ciò, l’unico risultato a cui il conflitto personale fra lei e Anmel avrebbe potuto condurre sarebbe stata una guerra. E una guerra, allora, di proporzioni planetarie, anzi… forse anche maggiori. Una guerra in cui molte persone, come quello sconosciuto avversario lì innanzi a lei supplicante, avrebbero avuto a morire, e a morire senza una vera e propria ragione, ma soltanto perché, per l’appunto, quella avrebbe avuto a doversi riconoscere qual una guerra.

« Che tu sia maledetta, Anmel… » ringhiò a denti stretti la donna guerriero, prima di muovere il proprio colpo e di muoverlo verso il giovane, decisa a liberare la via per sé e per i propri compagni.

Allorché trapassare il petto del ragazzo con la di lui daga, tuttavia, la donna guerriero fece piombare, al centro del di lui volto, il proprio pugno mancino, facendogli esplodere il naso e, in ciò, tramortendolo, ma, ancora, lasciandolo in vita, ancora concedendogli una qualche occasione per ritrovare sua moglie e conoscere suo figlio. E se, di lì a dieci anni più tardi, il giovane Rehn Hogi ebbe occasione di ascoltare dalla voce di suo padre quell’incredibile disavventura, spaventandosi senza ragione alcuna per la sorte a cui il suo genitore avrebbe potuto essere condannato e che pur, obiettivamente, a lui non era stata riservata; ciò poté avvenire soltanto per merito di quella terribile donna da dieci miliardi di crediti, quell’assassina prezzolata che pur, in quel di Loicare, non avrebbe potuto che essere ricordata con biasimo e avversione, e che, ciò nonostante, dieci anni prima, in quel particolare giorno, non mancò di risparmiare il suo papà, accontentandosi di rompergli il naso allorché infrangere il suo cuore e, con esso, metaforicamente, anche quello della sua mamma.

« Nessun morto. » ribadì allora la Figlia di Marr’Mahew, promulgando quelle direttive che già Pitra Zafral, il vero Pitra Zafral, aveva loro supplicato di seguire, nel ben comprendere quanto, purtroppo, i propri connazionali non fossero lì animati da una qualche reale avversione a suo discapito, quanto e piuttosto dalla mera ubbidienza agli ordini ricevuti, e a quegli ordini che, dal loro punto di vista, nulla di più giusto avrebbero avuto a rappresentare, nell’inseguire, e nel catturare o abbattere, una delle minacce più terribili che vagassero senza controllo nel loro angolo di galassia « Spezzategli gambe e braccia se è necessario, ma che nessuno abbia a morire oggi… » sancì, animata sì da un desiderio di misericordia in favore di quei disgraziati e, ciò non di meno, consapevole di quanto non tutti si sarebbero dimostrati arrendevoli quanto il giovane che ella aveva appena steso a terra « Nessuno tranne ovviamente chiunque ci sia dietro a tutto questo, e abbia ordito questo attacco contro di noi. » soggiunse e concluse, in riferimento alla creatura mutaforma, che, allora, avrebbe avuto ad abbattere prima possibile, per evitare che ella potesse imporsi in maniera ulteriormente meno piacevole alla loro attenzione.

Agire in quel modo, rispettare una simile direttiva, ovviamente, sarebbe stato rischioso per tutti loro. Giacché, nel momento in cui i loro avversari avessero compreso quanto, allora, da parte loro tutti i colpi sarebbero stati frenati, ineluttabile sarebbe stato per gli stessi agire con maggiore violenza a loro discapito, ben consapevoli, in tutto ciò, di non aver a dover temere nulla.
Ma agire in quel modo, rispettare una simile direttiva, sarebbe allor stato quanto di più giusto Midda avrebbe potuto riuscire a considerare possibile compiere, e compiere innanzi ai propri figli, e a quei figli che non desiderava crescere nella convinzione di quanto giusto sarebbe stato compiere una mattanza, soprattutto in assenza di alcuna concreta motivazione. Una mattanza che, del resto, quegli stessi pargoli avrebbero potuto altresì compiere in maniera estremamente rapida e ben poco cruenta, semplicemente dividendosi e permettendo a quell’oscura piaga annidata nel loro alterato organismo di avere possibilità di esprimersi, e di esprimersi con tutta la più devastante e impietosa violenza che avrebbe potuto contraddistinguerli.

« Andiamo! » incalzò alfine, riprendendo a camminare e a camminare, speranzosamente, nella corretta direzione utile a raggiungere il loro non meglio identificato avversario.

A chiudere il gruppo, dietro a tutti, avrebbe avuto a dover essere lì riconosciuto Be’Sihl. Il quale, passando accanto ai corpi privi di sensi di coloro abbattuti dalla propria compagna, non poté ovviare a provare, nel profondo del proprio cuore, del proprio animo, il razionale desiderio di compiere, allora, quanto la sua amata non aveva avuto la forza o la volontà di fare, nella consapevolezza di quanto, nel momento in cui quegli uomini avessero recuperato i sensi, essi avrebbero rappresentato necessariamente una minaccia per loro, e una minaccia che, spiacevolmente, avrebbe potuto raggiungerli alle spalle. E ben facile, rapido, sarebbe stato, in quel mentre, poter porre fine alle loro esistenze, inermi quali essi si stavano lì offrendo.
Ma proprio quella facilità d’azione, proprio quella banalità nell’uccidere, era stato ciò del quale egli aveva provato troppo a lungo vergogna innanzi alla propria amata, e che tanto aveva reso complesso ammettere ciò che aveva compiuto durante i mesi nei quali ella era rimasta intrappolata all’interno della propria stessa mente. E, consapevole di ciò, egli ebbe allora a sforzarsi di proseguire oltre, e di non cedere a quell’oscuro istinto che, in maniera tanto profonda, gli stava lì suggerendo la soluzione più sbagliata a quel problema. Una soluzione sbagliata sotto molteplici punti di vista ma, soprattutto, sbagliata in quanto avrebbe avuto a esprimere mancanza di fiducia nei riguardi della decisione della propria stessa amata e di quella decisione che, certamente, ella non aveva preso a cuor leggero, sottovalutando le conseguenze delle proprie azioni.
A lei, e soltanto a lei, egli avrebbe avuto quindi aggrapparsi, aggrapparsi psicologicamente a fine di riscattarsi, e di riscattarsi non soltanto da quanto poteva aver compiuto in passato, ma da quanto, ancora, avrebbe avuto desiderio di compiere, pur animato, in tal senso, soltanto dalle migliori intenzioni: uccidere per non essere ucciso, eliminare una minaccia ancor prima che essa potesse trovare occasione di divenire tale, salvare le persone da lui amate anche a prezzo della propria anima, e di quell’anima che, nel suo intimo, era allor andata in frantumi, e che, ancora, egli non sapeva se mai sarebbe stato in grado di ricomporre per così come avrebbe avuto a dover essere ricordata un tempo.

« Andiamo… » ripeté quindi sottovoce l’uomo, restando per un lungo istante in contemplazione del volto sporco di sangue del guardiamarina Vahn Hogi, nel riflettere quanto semplice, quanto banale, quanto quasi ovvio sarebbe stato aggiungere al sangue della sua epistassi anche quello derivante dalla carotide recisa, in un semplice completamento del quadro d’insieme…
… semplice sì, giusto no « Andiamo! » insistette a proprio stesso riguardo, prima di rimettersi in cammino, dietro al gruppo in movimento, nell’allontanarsi definitivamente da ogni tentazione.