Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
domenica 6 ottobre 2019
3055
Avventura
059 - Il volto dietro la maschera
A confronto con tutto ciò, Duva, in primo luogo, ma anche Rula e Be’Sihl, nelle retrovie, accennarono immediatamente all’ipotesi di intervenire nella questione, per schierarsi, a propria volta, in opposizione al colossale tauriano che con tanta semplicità aveva scardinato dalla propria posizione la loro amica.
Ma la sfida era stata lanciata, ed era stata lanciata in termini più che chiari, e la Figlia di Marr’Mahew non avrebbe mai potuto sottrarsi a essa senza, in questo, ritrovarsi spiacevolmente impossibilitata a confrontarsi con la propria stessa immagine riflessa in uno specchio, o con gli altisonanti titoli che, nel corso degli anni, le erano stati attribuiti a coronamento delle proprie vittorie: Figlia di Marr’Mahew, Ucciditrice di Dei, Campionessa di Kriarya… tutti metaforici trofei a ricordo dei propri straordinari successi, delle proprie incredibili vittorie, e di quelle vittorie che, allora, avrebbero avuto senso di essere soltanto se non avesse permesso al primo arrivato di vincerla in maniera tanto banale, soltanto perché ella era stata sì sciocca da avventarsi in sua opposizione senza valutare adeguatamente la situazione e le forse in giuoco.
« Fermi! » richiamò pertanto, ancora prima di rimettersi in piedi, rivolgendosi agli amici che, in tal senso, desideravano intervenire in suo soccorso, in suo aiuto, in tal senso sospinti soltanto dai migliori sentimenti, dalle migliori intenzioni « E’ una questione fra me e lui… » insistette a rivendicare il proprio diritto di combattere in contrasto a quel tauriano, e a quel tauriano del quale aveva accettato la sfida « … e, quando vincerò, potremo porre fine a questa inutile battaglia. »
« … quando vincerai?! » ripeté l’antagonista, esplodendo in una sonora risata « Insisti in questa battaglia, e ti ritroverai con la schiena spezzata, piccoletta! » sottolineò, a suggerire quanto allor quietamente possibile, nel confronto con l’impeto proprio di quel primo colpo, e di quel primo colpo che, probabilmente, non le aveva imposto maggiori danni soltanto nella fortuna propria di avere ad atterrare sopra ad altre persone, fra cui Howe e Lys’sh, in tal maniera schieratisi anch’essi, se pur non proprio volontariamente, a sua protezione.
« Sai… ora che ti guardo meglio mi ricordi un po’ mio marito. » sospirò la donna, ignorando la provocazione e rimettendosi in piedi, cercando, nel mentre di quelle parole, di non offrire evidenza dell’indolenzimento conseguenza del colpo ricevuto « Non nel suo corpo attuale, sia chiaro… ma in quello precedente: anche lui era grande e grosso come te, con due grandi corna in testa, e aveva la pessima abitudine di considerarsi necessariamente superiore a tutto e a tutti. » rimembrò, non negandosi l’occasione di quel pensiero rivolto a Desmair per domandarsi, in effetti, dove accidenti egli fosse finito, giacché, da dopo il proprio risveglio dopo quel lungo periodo di coma nel quale egli l’aveva intrappolata, era scomparso e non si era più fatto vivo, malgrado l’accordo preso per offrire nuovamente insieme guerra alla regina Anmel Mal Toise, per lui madre, e per lei unica ragione per la quale la sua presenza fra le stelle del firmamento avesse lì a essere quindi giustificata « E non hai idea di quante io lo abbia fatto a pezzi… letteralmente a pezzi! »
« Farnetichi frasi prive di senso… » esitò il tauriano, osservandola con aria poco convinta « Forse il mio colpo ti ha rintronata di più di quanto tu non voglia ammettere?! »
« Forse... » sorrise ella, piegandosi prima a destra, e poi a sinistra, per stirare la muscolatura e le ossa della schiena, e, in tal modo, avere a verificarne le condizioni prima ancora di riprendere il combattimento « … o forse ho sposato un semidio immortale, dello spirito del quale ancora non mi sono riuscita a liberare malgrado il dio suo padre lo abbia ucciso molti anni fa! » espresse, in parole che chiunque fra i presenti non avrebbe potuto ovviare a considerare un vero e proprio vaneggiamento, e che, purtroppo, come anche Be’Sihl avrebbe potuto quietamente testimoniare, avrebbero avuto a doversi riconoscere qual assolutamente sincere « E, sia chiaro, non che non sia passato un singolo giorno che non mi sia pentita di quell’empio sposalizio! »
« Che tu sia pazza, donna da dieci miliardi di crediti, non ne avevo dubbio alcuno già prima. » commentò l’altro, iniziando a muovere un passo verso di lei « Che io ora abbia a dover prestare attenzione a queste tue assurde fantasie, tuttavia, è un altro paio di maniche. » concluse, decidendo, in tal senso, di passare dalle parole ai fatti, e di riservarsi, in ciò, l’occasione di un’iniziativa a suo discapito.
Ma se, pocanzi, la Figlia di Marr’Mahew aveva commesso la pericolosa imprudenza propria di non valutare adeguatamente le forze dell’avversario, e quelle forze sovrumane che, addirittura, gli avevano permesso di resistere senza esitazione alcuna al proprio pugno destro; a confronto con questo nuovo tentativo d’affondo, con questa nuova azione, ella non ebbe a riservarsi la benché minima possibilità di errore, non sottovalutando le potenzialità di quell’enorme tauriano e, in ciò, riconoscendogli tutta la dignità propria di un avversario, e di un vero avversario, un avversario al quale, quindi, non avrebbe dovuto concedere la benché minima occasione per giungere a lei, pena la propria sconfitta.
Così, a confronto con il tentativo d’affondo di quell’enorme pugno mancino che egli ebbe a muovere verso di lei; ella ebbe a replicare con una quieta schivata laterale, per permettere a quell’attacco di sfogarsi nell’aria a lei circostante senza, in ciò, imporle il benché minimo danno. E innanzi al successivo gancio destro con il quale egli ipotizzò di poterla raggiungere alla schiena, voltatasi qual ella si era nell’offrirgli il proprio fianco sinistro a ovviare al primo affondo; la donna guerriero altro non ebbe che a presentare, ancora e ineluttabilmente, il nulla, scivolando agilmente a terra e compiendo quanto di più simile a un passo di danza, prima di rialzarsi in piedi e di rialzarsi in piedi addirittura alle sue spalle.
« Il primo colpo puoi considerarlo un omaggio della casa… » sorrise quindi ella, tornando padrona dell’evolversi degli eventi, e di quegli eventi di cui era tornata a prendere il controllo per ovviare a nuove, catastrofiche possibilità di conclusione simili alla precedente.
« ... mmm… » esitò egli, cercando di non palesare nervosismo, per quanto, in effetti, quei primi due colpi nel vuoto lo stessero spazientendo, e spazientendo nella misura utile a desiderare immediatamente occasione di riscatto in un terzo tentativo d’attacco, e un terzo tentativo d’attacco decisamente meno soppesato rispetto ai primi due.
Un terzo attacco, quindi, quello che egli ebbe a ipotizzare, nel roteare rapidamente sull’asse verticale del proprio corpo soltanto per poter, in ciò, andare a rivolgere un nuovo manrovescio a discapito della donna: un manrovescio non dissimile a quello che già aveva riscosso successo a suo discapito e che pur, ora, si delineò in una micidiale espressione di forza, e una micidiale espressione di forza propria della carica di quella rotazione, che ben poco di lei avrebbe avuto possibilità di lasciare intatto laddove fosse stato condotto a compimento.
Ovviamente, anche in questa occasione, la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco non volle concedergli alcuna speranza di successo, abbassandosi nuovamente a terra, danzando ancora una volta attorno al suo enorme corpo, così come già appena compiuto ma, questa volta, riservando a entrambi i propri talloni l’occasione di scalciare con violenza in direzione del retro delle ginocchia dell’antagonista, in un colpo che, se pur non avrebbe avuto forse a imporre danno fisico, quantomeno avrebbe costretto l’avversario a perdere il senso dell’equilibrio, in un atto che, oltre a dover essere necessariamente vissuto qual umiliante, non avrebbe potuto mancare di riservarle una migliore occasione di confronto con lui, avvicinandolo, se non addirittura precipitandolo al suolo.
Così avvenne. E come preventivato, egli non poté che ritrovarsi colto di sorpresa da quell’azione, e da quell’azione che, enfatizzata anche e proprio malgrado da una posizione per lui tutt’altro che stabile, nel coglierlo nel mentre di un movimento sì marcato, lo vide allora perdere il controllo delle proprie gambe e, in tal senso, ricadere in ginocchio, in una posizione inaspettatamente scomoda e, soprattutto, spiacevolmente esposta. Esposizione che, quindi, poté permettere alla Figlia di Marr’Mahew di riservarsi una nuova occasione di offesa, e, in questa occasione, di offesa a discapito nel suo stesso, enorme, volto bovino.
sabato 5 ottobre 2019
3054
Avventura
059 - Il volto dietro la maschera
Se Midda Bontor non fosse stata se stessa, se non fosse stata la donna da dieci miliardi di crediti, se non fosse stata la Figlia di Marr’Mahew, tutti gli uomini e le donne, umani e chimere, schierati in sua opposizione all’interno della plancia avrebbero potuto riservarsi quieta consapevolezza all’idea di farcela, di riuscire a vincerla e, in tal senso, di rispettare i termini della propria consegna.
Purtroppo per tutti loro ella era a tutti gli effetti la donna da dieci miliardi di crediti, ella era la Figlia di Marr’Mahew, così soprannominata nel proprio mondo d’origine nel ricordo della straordinaria vittoria che sola aveva imposto a un numero a lor superiore di pirati, e, in ciò, ben minima avrebbe avuto a doversi quindi definire la speranza, per loro, di farcela in sua opposizione. Una ben minima speranza che, ancor, avrebbe avuto a vedersi ridotta nel momento in cui, accanto a lei, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti schierati alcuni fra i suoi migliori alleati, fra i suoi migliore fratelli e sorelle d’arme, nella misura in cui, purtroppo, ben pochi ostacoli avrebbero potuto essere riconosciuti qual allora realmente tali per la dirompente forza guerriera in tal maniera da lei schierata.
« Ve ne prego… cessate questa terribile mortificazione di voi stessi e accettate l’idea della resa! » esclamò ella, quando ormai già due terzi delle risorse contro di loro schierate avrebbero avuto a doversi riconoscere a terra, prive di sensi o desiderose d’essere privi di sensi, per non aver ulteriormente a dolere per i colpi ricevuti « Non vi è alcuna possibilità di farcela, per alcuno di voi! » scosse ella il capo, con un quieto sospiro a margine di quella semplice consapevolezza.
Parole, le sue, pronunciate allora nella pura e semplice consapevolezza di quanto ancor più della propria spada, lì neppure presente, ancor più dei propri pugni, lì altresì violentemente all’opera, avrebbe potuto sempre riservarsi un ruolo fondamentale nell’evoluzione di un conflitto la propria voce. E quella voce che, immancabilmente, sarebbe giunta alle orecchie degli avversari, insinuando dubbi laddove non ancor presenti o, peggio, incalzando ansie crescenti, qual pur, allora, avrebbero avuto quieta ragion d’essere, nel confronto con tutto ciò.
Una tattica non inedita, la sua, altresì già ampliamente sperimentata su campi di battaglia molto più vasti e più violenti rispetto a quello. E una tattica già collaudata, la sua, che in più di un’occasione aveva offerto riprova di funzionare, e di funzionare con tanta efficacia da esser stata in grado di ribaltare, in passato, le sorti di un conflitto, nell’importante, fondamentale e pur troppo sovente sottovalutato, valore del pensiero, positivo o negativo che questo potesse aver a essere.
Un pensiero negativo, quello che quindi ella stava lì impegnandosi a instillare nelle menti dei propri antagonisti, che non parve arrivare a turbare l’attenzione di uno fra loro, e di uno che, sopraggiungendo nuovo in scena, volle attrarre l’attenzione della stessa donna guerriero a sé…
« Tu e io, ricercata! » tuonò una voce forte e possente, qual forte e possente era il suo proprietario, un colossale tauriano a confronto con il quale persino il nerboruto Pitra Zafral sarebbe risultato esile « Solo noi due, senza armi e senza trucchi! » la sfidò, avanzando fra i corpi distesi a terra, con passo fermo e deciso a in opposizione a quell’alleata « Se sarai in grado di abbattermi, puoi esser certa che tutti si arrenderanno… » soggiunse poi, ponendo sul piatto qualcosa di indubbio interesse per la Figlia di Marr’Mahew, e qualcosa di indubbio interesse per cui sarebbe potuta valere la pena di accettare quella sfida.
« Credo di aver appena compreso a chi avesse clonato l’immagine Pitra… » commentò sottovoce Duva, rivolgendosi a Lys’sh, attratta necessariamente a sua volta, al pari di tutti i presenti, in direzione di quel nuovo protagonista in scena, e quel nuovo protagonista che non avrebbe potuto essere meno che meritevole di attenzione da parte di tutti loro.
In effetti, quanto osservato da Duva non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual errato, giacché, per infiltrarsi all’interno dell’equipaggio della Rad Dak-Wosh, Pitra Zafral, il vero Pitra Zafral, era stato costretto a camuffare le proprie sembianze dietro un sofisticato sistema di dissimulazione olografica, e un sistema che, pertanto, alle sue voluminose forme, aveva dovuto sovrapporre qualcosa di adeguato. Qualcosa come, nel dettaglio, l’immagine di colui che, in quel momento, aveva lì appena lanciato la propria sfida.
E se impressionante avrebbe avuto già a dover essere riconosciuta l’immagine artefatta, il pensiero che quella mole di muscoli e pelo potesse allor esistere, ed esistere veramente, avrebbe avuto necessariamente ad atterrire chiunque si fosse trovato schierato in sua opposizione. Chiunque tranne, ovviamente, colei che nella propria vita non si era concessa occasione di esitare neppure innanzi ad avversari di gran lunga superiori… divinità incluse!
« Non potrei chiedere nulla di meglio! » replicò pertanto la Figlia di Marr’Mahew, più che lieta di quella soluzione, e di quella soluzione che, quindi, avrebbe risparmiato loro tempo e fatica « Sto arrivando, mio caro! » annunciò pertanto, ben accogliendo l’invito rivoltole e null’altro avendo a voler aspettare per iniziare, e concludere, quell’occasione di duello.
In una disparità improponibile, laddove l’intero corpo della donna avrebbe potuto vantare forse una massa corrispondente a quella di un suo braccio o di una sua gamba, la sfida così lanciata ebbe quindi immediatamente inizio, ed ebbe inizio in un’audace mossa che la stessa donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco volle allora portare a segno nella speranza di aver a chiudere, sì rapidamente, ogni questione, decretando, in tal maniera, non soltanto la propria superiorità, ma anche la fine della battaglia.
Ma se indubbiamente audace ebbe a essere il violento pugno che la donna ebbe a condurre a discapito del tauriano, e un pugno allor offerto con la propria destra, e con quella destra in freddo e lucente metallo cromato che sarebbe stato capace di aprire un buco in qualunque delle pareti a loro circostanti; altrettanto indubbiamente vano ebbe a rivelarsi nel momento in cui, con un suono sordo, ebbe a impattare contro il micidiale addome del suo avversario, e quell’addome che non ebbe minimamente a scalfire, nella presenza di una muscolatura decisamente sovrumana…
« Allora…? Che c’è..?! » domandò il tauriano, sovrastando impassibile la propria avversaria, dimostrando minor interesse nei riguardi di quel pur micidiale pugno rispetto a quanto non avrebbe potuto offrirne nei confronti del fastidio prodotto dalla presenza di un moscerino innanzi al proprio volto bovino « Hai perso la baldanza?! » la provocò, giuocando sul suo stesso terreno e permettendo alle sue parole, ancor prima che ai fatti, di instillare spiacevoli dubbi nella mente della Figlia di Marr’Mahew.
E forte di quegli stessi dubbi, egli ebbe allora ad agire, e ad agire volgendo un semplice manrovescio a discapito della controparte. Un manrovescio che, purtroppo, ebbe a colpirla in pieno, ancora spiazzata per l’assenza di effetti in conseguenza al proprio attacco, e che, in ciò, la vide volare all’indietro per una mezza dozzina di piedi, andando, in ciò, a travolgere Howe e Lys’sh, oltre a un paio di militari di Loicare, ritrovatisi proprio malgrado lungo quella stessa traiettoria.
« … ahi… » gemette la donna guerriero, rendendosi tardivamente conto del colpo incassato e, in ciò, nulla potendo ormai compiere se non accettare quanto già accaduto, scuotendo appena il capo e sforzandosi di far tornare al proprio posto la vista, in quel momento sgradevolmente sdoppiata « … questo l’ho sentito. » ammise, storcendo le labbra verso il basso.
venerdì 4 ottobre 2019
3053
Avventura
059 - Il volto dietro la maschera
E se divertimento, o qualcosa di assimilabile a esso, ebbe a essere quello proprio di Midda e dei suoi compagni, tutt’altro che tale ebbe a dover essere riconosciuto quanto offerto, altresì, a Maddie e ai suoi amici, posti discretamente nel cuore di un’altra possibile battaglia. E di una battaglia che, laddove fosse esplosa, li avrebbe sicuramente travolti e travolti con ben poca grazia.
Benché, infatti, a livello squisitamente numerico, forse gli avversari lì loro offerti non avrebbero avuto a doversi riconoscere in un quantitativo necessariamente superiore a quello altresì riservato, a loro insaputa, ai loro compagni nella plancia di comando della nave; la situazione, in senso generale, avrebbe avuto a doversi intendere contraddistinta da un’emotività decisamente diversa. E un’emotività che, se da un lato, avrebbe avuto a dover essere intesa come l’occasione di riunificazione fra la Figlia di Marr’Mahew e uno dei propri antichi alleati, in aggiunta alle sue due nuove sorelle d’armi, con tutto l’entusiasmo potenzialmente conseguente a ciò; dall’altro avrebbe altresì veduto Maddie e i suoi amici catapultati, in maniera più o meno passiva, in una situazione tutt’altro che entusiasmante, e tutt’altro che entusiasmante nella misura in cui, altresì, avrebbero lì avuto a temere di poter essere identificati, da un istante all’altro, quali dei perfetti estranei e, peggio ancora, almeno per il caso proprio della stessa Maddie, qual una versione alternativa, un clone, della medesima donna guerriero al centro di tanta attenzione, di tanto interesse.
Così, a cercare di limitare ogni possibilità di attenzione nei propri riguardi, in primo luogo da parte del loro antagonista, di quella creatura mutaforma che già aveva avuto a che fare con Midda e che, in questo, troppo facilmente avrebbe potuto cogliere l’improprio parallelismo con Maddie, in quegli eguali capelli color del fuoco e in quegli occhi color del ghiaccio, quindi, la viaggiatrice dimensionale stette ben attenta a mantenere lo sguardo chino e un atteggiamento quanto più possibile discreto, sottomesso, che non avesse ad attrarre l’attenzione e che, soprattutto, non avesse a giustificare l’idea propria di quel pur corretto parallelismo, e di quel parallelismo che, allora, non avrebbe potuto che risultare quantomeno sgradevole, soprattutto in una situazione qual quella…
« Inizio a capire perché si fosse tinta i capelli di nero… » commentò sottovoce, alla volta di M’Eu e Be’Wahr, nello storcere la labbra verso il basso, attendendo quietamente l’evolversi degli eventi, in qualunque direzione questi avrebbero avuto a svilupparsi « … non è facile condividere un certo aspetto con qualcuno, nel momento in cui questo qualcuno è riconosciuto qual un pericolo pubblico! »
Per oltre vent’anni della propria vita, infatti, Midda Bontor non aveva fatto mai sfoggio del proprio rosso naturale, in termini tali per cui persino Howe e Be’Wahr, così come H’Anel e M’Eu, quando avevano avuto occasione di conoscerla per la prima volta, e per tutti gli anni a seguire, neppure avevano mai avuto idea del fatto che ella non fosse effettivamente corvina nel colore dei propri capelli: una scelta, la sua, non derivante da una qualche questione di natura estetica, quanto e piuttosto da una questione di ordine pratico, e pratico nella misura in cui, allora, ella non avrebbe potuto ovviare a desiderare mantenere una certa distanza psicologica dall’idea della propria gemella, e di quella gemella che, dopo aver abbracciato un percorso di vita decisamente discutibile, diventando pirata, prima, e regina di un’intera nazione di pirati, e un’intera nazione da lei stessa fondata, poi, non avrebbe avuto certamente a poterle riservare una gradevole pubblicità… anzi.
Fortunatamente, al di là dell’obbligato parallelismo esistente fra quelle due versioni della stessa persona, e quelle due versioni provenienti da due universi alternativi, la differenza di età fra loro comunque presente, nonché alcune evidenti caratteristiche fisiche, quali la presenza un’orrida cicatrice longitudinale all’occhio mancino e di un arto destro metallico, per la Figlia di Marr’Mahew, altresì assenti nell’altra e più giovane versione di se stessa, non avrebbero potuto ovviare a rendere meno immediato quel riconoscimento, in termini tali da poter giustificare tutto ciò qual una semplice coincidenza, soprattutto in chi, come la quasi totalità delle persone lì dentro, non avevano avuto pregressa occasione di confronto con la donna da dieci miliardi di crediti. E così, dovendo per lo più prestare attenzione a non incrociare il proprio sguardo con quello del falso Pitra Zafral, per non attirarne eccessivamente l’attenzione, Maddie avrebbe forse potuto riservarsi una qualche speranza di sopravvivenza a quella situazione.
« Per quanto mi concerne, adoro il rosso dei tuoi capelli… » puntualizzò Be’Wahr, non perdendo occasione per esprimere un’opinione personale attorno all’argomento « … ma, ti assicuro, anche con i capelli neri staresti comunque molto bene. » soggiunse poi, ben ricordando il fascino un tempo proprio della Figlia di Marr’Mahew, nel contrasto fra i capelli scuri e la pelle eburnea, accompagnata da quella coppia di occhi chiarissimi, sì simili al ghiaccio.
« Ti sembra il caso… proprio ora?! » domandò ella, aggrottando la fronte con aria sorpresa, non aspettandosi certamente quell’uscita in quel particolare momento, e un momento che, quantomeno, avrebbe avuto a doversi considerare quantomeno inadatto per commenti del genere.
« E’ giusto per fare un po’ di conversazione… » sottolineò ancora sottovoce l’altro, scuotendo appena il capo, nel far poi riferimento al resto della sala e al fatto che, in buona sostanza, nessuno, all’interno di quell’affollato ambiente, fosse contraddistinto da un’evidenza di particolare tensione o di religioso silenzio, nella misura tale per cui, quindi, il loro quieto tacere avrebbe avuto necessariamente a intendersi qual negativa evidenza di qualche problema, attraendo maggiore attenzione rispetto a quanto non avrebbe potuto riservarsi la proposta di un commento qual il suo, per quanto potenzialmente sciocco.
« In effetti… » approvò M’Eu, comprendendo il senso dell’intervento del compagno e, in ciò, confermando l’utilità del medesimo, annuendo appena nell’osservarsi attorno « … e sì. Il nero ti donava. Cioè… donava a lei. » puntualizzò il giovane, ritrovandosi in una costretta confusione nel porre a confronto, all’interno del medesimo pensiero, l’immagine di Midda, per così come era nella sua memoria, in un’età persino inferiore a quella attualmente propria di Maddie e l’immagine della stessa Maddie lì presente accanto a lui, a ideale rappresentanza della medesima « Mi hai capito… » concluse quindi, a non permettere a quella propria confusione mentale di spingerlo a dire qualcosa di troppo strano.
« E per la rubrica “Noi indomiti maschi, rude espressione di virilità”, permettetemi di presentarvi ora i nostri ospiti della giornata, per le proposte autunno-inverno di quest’anno sul colore dei capelli che sarà più in voga nella prossima stagione, e sulle borsette e le scarpe da meglio abbinare agli stessi. » sospirò la donna guerriero, scuotendo il capo con aria demotivata nel porsi a confronto con una simile dissertazione nel merito del colore ritenuto più opportuno per lei.
Ovviamente, sarcasmo a parte, anche Maddie non avrebbe potuto ignorare il valore proprio implicito nell’osservazione e nello sguardo di Be’Wahr, ragione per la quale, per l’appunto, si permise un simile intervento e un intervento che, altrimenti, non avrebbe reso proprio e, certamente, non con una tanto marcata abbondanza di parole.
Posta eccessivamente in soggezione dall’idea di dividere la stanza con il loro obiettivo, e con un centinaio di altri militari armati e sol desiderosi di far loro la pelle, ella non si era riservata occasione di riflettere nel merito di quanto, allora, tacere sarebbe sicuramente risultato più inopportuno rispetto a parlare, ragione per la quale, pur mantenendo un tono sommesso, al pari del resto della stanza, ragionevole sarebbe stato per loro proseguire in tal direzione… magari affrontando un qualche diverso argomento che non avesse a porre al centro della discussione la sua stessa figura.
« Eviterò di domandare cosa sia quella cosa che hai appena detto… tanto immagino che non lo potrei comprendere. » puntualizzò allora Be’Wahr, inarcando un sopracciglio con aria critica nei confronti dell’amata e di quell’umorismo che, purtroppo, trascendeva non tanto le sue possibilità di comprensione, quanto e piuttosto le possibilità di comprensione di chiunque venisse dal suo stesso mondo natale, là dove una parola del genere non avrebbe avuto particolare significato « Già non sono esattamente un campione d’arguzia… ma se, poi, inizi anche a ricorrere a parole senza significato per me, non mi poni esattamente in una condizione piacevole! » la volle rimproverare, pur carico di dolcezza in tal senso.
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