Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
mercoledì 9 settembre 2020
3394
Avventura
064 - Midda contro Nissa
Proprio malgrado, Rín restò in stato di incoscienza per quasi trenta ore. Un oscuro sonno privo di sogni, quello nel quale ebbe a sprofondare, che le negò qualunque contatto con la realtà, negandole ogni possibilità utile a non rischiare di vanificare i propri sforzi precedenti. Tanto si era impegnata, tanto aveva corso, cambiando addirittura cinque cavalli e affrontando ogni qual genere di insidie, e pur, alla fine, aveva dovuto pagare il giusto prezzo per l’assurda pretesa al proprio corpo e alla sua mente, e a quel corpo e a quella mente lasciati privi di riposo e, quasi, di sostentamento, per troppi giorni. E quando alfine ebbe a riprendersi, recuperando faticosamente il contatto con la realtà, non fu immediatamente in grado di ricollegare tutti i propri ricordi, non rammentando, almeno in un primo istante, né dove potesse essere, né cosa l’avesse condotta sino a lì.
Fu il contatto visivo con un volto amico, e amato, qual quello della propria sorella gemella a permetterle, allora, di recuperare contatto con la realtà, offrendole, invero senza apparente ragione, quell’utile sprone a rimettere insieme il complesso mosaico dei frammentati ricordi di quegli ultimi giorni e, in ciò, di spaventarsi a morte nel comprendere, purtroppo, di aver perduto i sensi…
« Dannazione! » gemette, sgranando gli occhi e subito facendo atto di porsi a sedere, con una decisa contrazione addominale.
Ma se decisa fu tale contrazione, almeno dal punto di vista proprio della sua mente, della sua volontà, il suo corpo non ebbe a rispondere con altrettanta sollecitudine, vedendola sì sollevarsi di scatto dal letto e, ciò non di meno, dopo aver compiuto non più di una spanna di movimento angolare, tornando pesantemente a piombare là dove era, nello scoprirsi, proprio malgrado, ancora decisamente troppo debole per muoversi.
« Calmati, sorellina! » la invitò Maddie, più che lieta di vederla riprendersi e, ciò non di meno, necessariamente preoccupata da quanto accaduto, e da quel prolungato sonno comatoso nel quale ella era tanto a lungo sprofondata « Non so cosa sia successo, ma sei arrivata qui decisamente provata! Ed, evidentemente, il tuo corpo non è ancora del tutto favorevole all’idea di tornare così repentinamente in azione. »
« … il mio corpo dovrà farsene una ragione. » minimizzò allora Rín, afferrando con tutta l’energia che fu in grado di porre nella propria destra la spalla mancina della propria gemella, lì quindi aggrappandosi per avere a risollevarsi « Per quanto sono stata svenuta…?! » domandò, insistendo nel cercare di porsi a sedere, nell’aiutarsi anche con la mancina puntata dietro la schiena « Non posso credere di aver fatto tanto per poi crollare in maniera così stupida! »
« Una giornata e poco più… » le rispose l’altra, or iniziando a preoccuparsi per l’evidente agitazione della propria controparte, aiutandola, quindi, a sedersi sul letto « … che è accaduto? »
« Voglio sperare che la domanda possa ancora declinarsi al tempo presente… » scosse il capo la prima, storcendo le labbra verso il basso « Una giornata… diamine! » ripeté, elaborando quell’informazione « … a questo punto potrebbe anche essere troppo tardi. »
Fu allora che, forse richiamati dal chiacchiericcio all’interno della stanza, altre due figure fecero la loro apparizione innanzi al campo visivo della convalescente Rín, avanzando attraverso l’unica porta lì presente: Be’Wahr, ex-compagno d’arme di Midda Bontor nonché attuale compagno d’arme e di letto di sua sorella Maddie, e la giovane H’Anel, altra sodale della propria gemella nonché figlia d’arte, e dell’arte della guerra, del celebre mercenario Ebano, altro antico alleato della Figlia di Marr’Mahew.
« Ehi! » esclamò il biondo Be’Wahr, aprendosi in un amplio sorriso a confronto con l’immagine di una rediviva Rín « Guarda un po’ chi è tornata fra noi?! » la salutò, con tono allegro, nel porsi, proprio malgrado, del tutto inconsapevole della situazione, al pari di chiunque altro fra i presenti, nell’ovvia eccezione rappresentata dalla medesima Rín.
« Era soltanto stanca. Ve lo avevo detto. » commentò H’Anel, non negandosi, ciò non di meno, un certo sollievo per la ripresa dei sensi della loro amica, benché, per l’appunto, formalmente non aveva mai voluto avere di che dubitarne.
Ma l’espressione sul volto della stessa Rín, nonché un cenno della mano di Maddie, impose su entrambi un immediata ragione di silenzio. Nonché di rinnovata preoccupazione per qualcosa che, evidentemente, stava loro sfuggendo…
« Che accade, Rín? » domandò quindi Maddie, riproponendo la domanda precedente declinata al tempo presente, per così come dall’altra auspicato.
« Ho bisogno di rimettermi in piedi… e di recuperare un paio di borsoni dalla stanza di Duva. » replicò l’altra, in quella che difficilmente avrebbe potuto essere fraintesa per una replica all’interrogativo della propria gemella, quanto e piuttosto una sorta di pianificazione per le proprie successive mosse nell’immediato « E devo cercare di ritornare da Midda e dalle altre, sperando che siano ancora vive… »
Nessuno ovviamente avrebbe potuto lì comprendere di cosa ella stesse parlando, in quella successione di frasi sconnesse e del tutto prive di un contesto utile a offrire loro una qualunque parvenza di significato. Ciò non di meno, a confronto con l’implicito pericolo di vita imperante su Midda e sulle altre loro amiche, tutti i presenti non poterono ovviare a mutare radicalmente espressione e umore, recuperando tutta la necessaria serietà utile ad affrontare, se necessario, anche una battaglia nell’immediato.
Solo allora, a confronto con quei volti improvvisamente tesi, con quelle espressioni obbligatoriamente tirate, Rín ebbe occasione di fare mente locale sul fatto che, in effetti, nessuno di loro avrebbe dovuto trovarsi lì, laddove, l’ultima volta che li aveva veduti, Maddie, Be’Wahr, H’Anel, ma anche Howe e M’Eu, altri elementi della loro squadra, avrebbero avuto a doversi riconoscere intenti a partire verso nord, per indagare su alcune voci, non meglio confermate, di attività che avrebbero potuto riconoscersi in riferimento ad Anmel Mal Toise, e a quell’Anmel Mal Toise per dare la caccia alla quale Maddie aveva lasciato non soltanto la propria vita passata, ma anche il proprio mondo e il proprio stesso piano di realtà, iniziando a vagare attraverso il multiverso.
« … ma voi che ci fate qui?! » domandò quindi, per un istante in dubbio nel merito della propria attuale locazione « Siamo a Kriarya, non è vero…?! » insistette ancora, per un attimo terrorizzata a confronto con l’assurdo dubbio di essere riuscita a sbagliare, per qualche folle ragione, strada, ritrovandosi ancora distante dalla propria meta.
« Sì. Sei a casa. » annuì Maddie, riferendosi in maniera così famigliare a quella che, in verità, avrebbe avuto a dover essere intesa, piuttosto, qual una locanda, e a quella che, comunque, già da molti anni era per lei diventata quanto di più vicina a poter essere riconosciuta qual una casa, per quanto il proprio attuale stile di vita la spingesse verso continue peregrinazioni errabonde « Che sta accadendo, Rín? Cosa è successo a Midda e alle altre…?! » insistette per la terza volta, nel cercare una risposta ormai quantomeno insperata.
« Versione bignami? Il secondo-fra-tre cattivo ha sfruttato i poteri della Portatrice di Luce per riportare in vita tutti coloro i quali sono stati uccisi da Midda nel corso della sua intera vita, trasformandoli in strani non morti senzienti e desiderosi non soltanto di vendicarsi di lei, ma, anche, di conquistare il mondo intero. » riassunse, nella maniera più concisa che potesse essere in grado di offrire « E, ovviamente, a comandarli è la mia versione locale… Nissa Bontor! »
martedì 8 settembre 2020
3393
Avventura
064 - Midda contro Nissa
Sebbene Rín non fosse una guerriera del rango di Nissa, sua corrispettiva locale, né tantomeno di Midda, ma, in effetti, neppure ai livelli della propria gemella Maddie, in quegli ultimi anni, e in quegli ultimi anni trascorsi a vagare per il multiverso alla ricerca della sorella, aveva avuto a dover per forza di cose scendere a patti con l’arte della guerra e con le sue tecniche, maturando quel minimo di abilità utile a non permetterle di essere facile preda per il primo malintenzionato di passaggio. Indubbiamente ella non avrebbe potuto vantare abilità sufficiente per tener testa a un veterano, o a un combattente esperto: fortunatamente però, a dispetto delle apparenze, ben pochi avrebbero avuto a doversi riconoscere i veterani, o i combattenti esperti, in circolazione e, ancor meno, i veterani, o i combattenti esperti, desiderosi di aver a rischiare la vita nel porre sfida alla Figlia di Marr’Mahew, o a qualunque suo eventuale “derivato”.
Ove, quindi, quegli aggressori, si vollero lì mostrare contraddistinti da un evidente desiderio di ricerca di confronto con lei, scambiandola per Midda o per Maddie, poco importava, ciò non poté ovviare a deporre a favore della medesima, suggerendo quanto, comunque, avessero a doversi riconoscere qual poco più di un manipolo di disgraziati in vana ricerca di una qualche occasione di gloria. A dispetto di ciò, comunque, laddove quel manipolo di disgraziati avrebbe avuto a doversi censire in un numero non superiore a dieci ma, purtroppo, neppure inferiore a cinque, la sfida che essi avrebbero potuto riservare a una solitaria Rín non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual di scontato esito… anzi. Soprattutto nel non ignorare quanto, allora, la stanchezza iniziasse già a essere decisamente predominante in lei.
Si suol dire che proprio nelle condizioni di maggiore stanchezza abbia a emergere la più sincera natura delle persone. E se tal detto avesse avuto a poter vantare un qualche fondo di verità, la più sincera natura di Rín ebbe lì a mostrarsi quantomeno temibile. Perché, forse senza neppure comprendere come ciò potesse essere effettivamente occorso, quella sfida ebbe a concludersi con una sua incontestabile vittoria, e con una vittoria sancita da due cadaveri, da tre feriti gravi e da altri due feriti lievi in fuga. Che poi, in verità, nessuno dei feriti, o dei morti, avesse a doversi accreditare direttamente a lei, quello avrebbe avuto a dover essere riconosciuto come un altro discorso…
« Dovreste fare più attenzione con quelle armi. » non aveva voluto rinunciare a suggerire loro, nel ripartire in groppa a uno dei loro cavalli, in sostituzione al proprio, purtroppo defunto « Se non si sa come usarle, ci si può fare parecchio male! » aveva ironizzato, senza, tuttavia, una reale cattiveria a loro discapito, quanto e piuttosto, quasi, un lieve senso di colpa per quanto occorso.
Non un solo colpo, in tutto ciò, era stato da lei menato a discapito dei propri nemici: tutto ciò che ella aveva compiuto, nel corso di quella battaglia, era stato limitarsi a evadere agli attacchi dei propri antagonisti, ovviando a concedere alle loro armi alcuna porzione, pur minima, della propria candida epidermide, scivolando via, di volta in volta, dalla traiettoria di quei colpi, e di quei colpi menati con incedere indubbiamente grottesco, nella propria assurda enfasi. E se grottesco aveva avuto a dover essere giudicato l’incedere di quei colpi, semplicemente ridicolo e paradossale non aveva potuto mancare di risultare l’affollamento con il quale tutti loro si erano richiusi attorno a lei, sperando, in qualche misura, di avere a circondarla, a soffocarla, e, ciò non di meno, ottenendo qual solo risultato quello di finire per colpirsi vicendevolmente, imponendosi reciprocamente ogni danno che lì ebbero a subire.
A bordo del quarto cavallo Rín riuscì a raggiungere la successiva stazione di posta, là dove, concedendosi giustappunto uno spuntino al volo, per conservare le forze utili a mantenersi in sella, ebbe a ripartire in groppa a un quinto sodale…
… l’ultimo, insieme al quale, ancora, era, nel momento in cui, finalmente, riuscì a giungere in prossimità a Kriarya.
Sebbene soltanto poche miglia la stavano ancor separando dal proprio obiettivo, quell’ultimo tratto, quell’ultima tirata non mancò di risultare, forse, qual la più difficile, ben oltre i limiti del patimento fisico. In effetti, già risalire in sella era stata per lei una vera e propria prova di coraggio, a testimonianza della propria determinazione, della propria forza di volontà: purtroppo, ormai, i glutei, le cosce, le ginocchia, ma anche le reni e tutta la schiena in generale, fino a risalire alle spalle e al collo, le dolevano ben oltre ogni normale limite di tolleranza, tale per cui ogni contatto degli zoccoli del cavallo con il terreno sottostante non avrebbe purtroppo mancato di apparire simile a una frustata a suo discapito. E non una frustata di frusta… quanto e piuttosto di flagello.
Con le lacrime agli occhi, e i denti stretti al punto da sentir dolere la mandibola, Rín non si concesse, comunque, occasione di fallire nel proprio obiettivo, riuscendo a giungere in vista della più vicina porta della città, quella occidentale, giusto un attimo prima della sua chiusura, quando già, ormai, le guardie stavano sbaraccando dai propri posti di controllo per rientrare entro le mura e potersi, alfine, godere una meritata serata di divertimenti dopo una lunga e noiosa giornata di lavoro.
« Miseria ladra! » gridò Rín, con tutto il fiato che aveva nei polmoni, per poter attrarre l’attenzione di qualcuno, prima che, sfortuna fra tutte le sfortune, quella porta le venisse chiusa proprio innanzi al volto, a così poco dal suo arrivo a destinazione « Non osate chiudermi fuori, cani maledetti! »
E vuoi la voce, eguale a quella di Maddie e di Midda, e vuoi il tono, decisamente alterato dalla stanchezza e dal dolore, e vuoi l’aspetto, ancora una volta del tutto comparabile con quello della Figlia di Marr’Mahew e della parente che ne aveva preso il posto durante gli anni di assenza, quelle guardie non mancarono di pietrificarsi a confronto con tale richiesta, con un tanto perentorio ordine, quasi neppur osando respirare nel timore di avere, in qualche misura, a infastidire colei che in tali termini si era rivolta loro.
Inutile sottolineare quanto, quindi, nessun genere di controllo le venne richiesto: la Campionessa di Kriarya, o chiunque a lei assimilabile, non avrebbe mai avuto a doversi veder ostacolata nel proprio ingresso in città. E non soltanto per una questione di mero rispetto, ma anche, e ancor più, per puro e semplice timore reverenziale verso di lei: il timore di poterla avere a dispiacere e, in ciò, di doverne pagare il prezzo e un prezzo che, certamente, non sarebbe stato gradevole a pagarsi.
Così Nóirín Mont-d'Orb varcò alfine le soglie della città del peccato, senza frenare la corsa del proprio cavallo nel farsi strada verso la locanda “Alla Signora della Vita”, di proprietà della stessa Midda Bontor, nonché di Be’Sihl Ahvn-Qa, suo compagno.
E fu proprio giungendo innanzi all’ingresso della locanda, della destinazione finale del proprio lungo ed estenuante percorso, che ella ebbe finalmente a concedersi una possibilità di respiro…
« Ce l’ho fatta! » gioì, quasi incredula a confronto con quello che, troppo facilmente, avrebbe potuto essere un miraggio a confronto con la propria tutt’altro che serena condizione mentale « Ce l’ho fatta veramente! » ripeté, accarezzando la criniera dell’animale sotto di sé, e di quella bestia che, ancora viva, era riuscita a concederle quell’occasione, quella forse insperata possibilità « Grazie, amico mio… » soggiunse, in giusto tributo verso di lui.
… solo per crollare svenuta, subito dopo, sulla groppa del suo medesimo cavallo, qual conseguenza di tutta la stanchezza fisica e mentale accumulata in quell’interminabile percorso.
lunedì 7 settembre 2020
3392
Avventura
064 - Midda contro Nissa
Quando Nóirín Mont-d'Orb riconobbe all’orizzonte le mura dodecagonali di Kriarya, la città del peccato del regno di Kofreya, nonché domicilio di Midda Bontor e della sua famiglia, non poté ovviare a elevare un ringraziamento al cielo. Non era certa a chi avere a destinare di preciso tale ringraziamento, laddove tutto ciò che aveva vissuto, nel corso di quegli ultimi anni, e di quegli ultimi anni spesi a vagare per il multiverso, aveva inevitabilmente sollevato dubbi nel merito della propria già non solidissima fede religiosa… ma, ciò non di meno, ella non poté che essere grata a chiunque potesse esistere al di sopra di tutto quello per l’occasione così concessale, al termine di un viaggio che, obiettivamente, le era apparso interminabile, fosse anche e soltanto nel numero di disavventure vissuto nel corso del medesimo.
Aveva perso il conto preciso del numero di giorni trascorsi da quando era stata costretta a lasciare Midda, Duva e Lys’sh in prossimità alla Biblioteca di Lysiath: nella stanchezza accumulata, e negli eventi vissuti, tutto ciò avrebbe anche potuto appartenere a una vita prima, così come a un anno prima, a un mese prima o, addirittura, al giorno prima, nel conteggiare il numero di volte che ella si era riservata occasione di riposo, e un numero di volte tendente, in effetti, allo zero. Ciò non di meno, ella non avrebbe potuto ovviare a temere l’eventualità nella quale tanto sforzo si fosse rivelato vano, e l’eventualità allor rappresentata da un proprio eccessivo ritardo, nell’adempiere al compito assegnatole.
Il sole stava ormai calando all’orizzonte dietro le sue spalle. E mancando ancora qualche miglio alla città del peccato, ella era consapevole di doversi impegnare in un ultimo sforzo, un’ultima folle corsa, per evitare di giungere troppo tardi, quando ormai le porte sarebbero state chiuse e non avrebbero avuto a riaprirsi prima del mattino seguente.
« Non mi tradire, vecchio mio… non mi tradire. » incitò il proprio equino sodale, spronandolo a quell’ultima corsa, a quell’ultimo assurdo sforzo, l’ultimo al termine di quell’interminabile viaggio attraverso le due province meridionali del regno di Kofreya.
Il cavallo in groppa al quale ella si stava ponendo in quell’ultima tratta, ovviamente, non era lo stesso in groppa al quale aveva avuto inizio quel viaggio. A ben vedere, se non rammentava male quel conteggio, non più chiaro, nella sua mente, rispetto al numero di giorni trascorsi, avrebbe anzi avuto a dover essere riconosciuto addirittura il quinto.
Il primo cavallo, proprio malgrado, era rimasto tragicamente vittima della di lei inesperienza, e della di lei inesperienza in quanto cavallerizza: dovendo confrontarsi, per la prima volta da sola, con l’esperienza propria di quel viaggio, e di quel viaggio comunque contraddistinto, animato, da indubbia frenesia, ella aveva cavalcato, letteralmente, fino allo stremo delle forze di quella bestia fedele, e di quella bestia fedele che si era fatta esplodere il cuore allorché tradirne le aspettative. E non avesse avuto ella a doversi lì preoccupare, innanzitutto, della propria missione, e di quella missione dal quale, potenzialmente, sarebbe dipeso il destino stesso di quell’intero mondo, oltre che delle proprie amiche; certamente una tanto tragica e commovente fine non avrebbe potuto mancare di commuoverla e, probabilmente, di straziarla, nell’ineluttabile e non improprio senso di colpa per quanto così avvenuto.
Ruzzolata a terra al momento della morte della prima bestia, e perduti i sensi per non tempo non meglio definito, forse qualche istante, probabilmente qualche minuto, se non molto più ancora, ella aveva avuto a riprendersi all’interno di un carro, e del carro carico di morbidi tessuti di proprietà di un mercante, membro di una lunga carovana commerciale, come tante intente ad attraversare il continente in lungo e in largo. Era stato il figlio maggiore del medesimo a ritrovarla priva di sensi accanto ai resti privi di vita dell’animale, soccorrendola tanto per umana pietà quanto, e inutile negarlo, per un personalissimo egoismo, nell’interesse che, malgrado la situazione quantomeno confusa, non avrebbe potuto mancare di contraddistinguerlo nei riguardi di quell’attraente sconosciuta: non certamente una ragazzina, e, ciò non di meno, un soggetto assolutamente degno di nota, con quei lunghi e rossi capelli color del fuoco, con quella carnagione di porcellana, e con delle curve decisamente conturbanti, che, in un giovane vedovo, qual egli era purtroppo rimasto da poco, non avrebbero potuto ovviare a suscitare non poche fantasie.
Purtroppo per lui, le aspettative di quel fortuito incontro risultarono spiacevolmente tradite dall’urgenza di lei di ripartire, e di ripartire alla volta di Kriarya, ben distante dall’itinerario del loro viaggio. E tutto ciò che egli poté ottenere da lei fu il suo nome e la promessa di una cena insieme, nel momento in cui il destino avesse di nuovo guidato i loro cammini a incrociarsi.
Il secondo cavallo, quindi, con il quale ella aveva avuto ad accompagnarsi avrebbe avuto a doversi riconoscere un prestito da parte della carovana: non un prestito a titolo gratuito, ovviamente, laddove, prima di farla partire, Midda non aveva mancato di offrirle una piccola scorta d’oro utile per ogni evenienza; ma neppur un acquisto a prezzo pieno, laddove, complice la simpatia per lei provata dal proprio soccorritore, ella aveva quasi avuto a dover insistere, comunque, per il pagamento di quella sorta di cauzione.
Purtroppo per il cavallo, e per la sua cauzione, anche il secondo animale non ebbe a veder concludere il proprio viaggio, e la propria vita, in maniera positiva: caduta sfortunatamente nella trappola di un gruppo di furfanti, ella ritrovò la propria bestia praticamente impalata e poco non le mancò per seguirla nella medesima sorte. Quanto, tuttavia, ebbe allora a salvarla fu esattamente ciò che, in un qualunque altro contesto, in una qualunque altra condizione l’avrebbe avuta a veder condannata a morte… il proprio appariscente aspetto. E quell’aspetto difficilmente equivocabile, in rossi capelli color del fuoco, in azzurri occhi color del ghiaccio e in forme quantomeno esuberanti che, allorché eccitare i suoi aggressori, ebbero a terrorizzarli, vedendoli fuggire via quasi si fossero ritrovati a confronto con un demonio: evidentemente, ebbe a giustificare fra sé e sé, essi dovevano aver avuto pregressa occasione di conoscere la propria gemella, Maddie, se non, addirittura, la stessa Midda Bontor, equivocando di conseguenza la sua identità e scambiandola per una fra quelle due pericolose attaccabrighe.
Poco male per lei… meno per il suo animale e per il suo viaggio che, in tal modo, si era ritrovato nuovamente e sfortunatamente interrotto nel proprio più comodo e più rapido progresso, vedendola costretta a proseguire a piedi.
E per quanto, dopo aver trascorso la maggior parte della propria vita costretta su una sedia a rotelle e incapace ad avvertire la metà inferiore del proprio corpo, ella non avrebbe potuto che dirsi più che felice di potersi permettere il lusso di un simile viaggio a piedi; ipocrita sarebbe stato negare, da parte sua, una certa gioia nel momento in cui, lungo il proprio cammino, ebbe a incrociare una stazione di posta, dove non solo ebbe occasione di rifocillarsi ma, anche, di spendere quanto rimastole del proprio oro per l’affitto di un terzo animale e del diritto di avere a cambiarlo nelle successive stazioni, di lì fino a Kriarya. E se pur, per godere di un tale diritto, ella avrebbe avuto a dover abbandonare le più rapide vie secondarie, percorse sino a quel momento, per sfruttare la strada maestra, alla luce degli inconvenienti già affrontati non ebbe assolutamente ragione di rifiutare simile possibilità, con la speranza di aver a compensare il maggior tempo così necessario per giungere a destinazione con un minor numero di incidenti.
Vana illusione la sua, laddove proprio nel mentre del suo viaggio con il proprio terzo compagno equino, ella ebbe a ritrovarsi bersaglio di una nuova imboscata e di un’imboscata che, quasi a compensazione della precedente, questa volta non ebbe a temerla per la propria somiglianza con Midda o Maddie ma, addirittura, ebbe a cercarla per essa, motivata da un non meglio precisato astio passato nei riguardi di una delle due ad agire a suo discapito.
« Credo proprio di iniziare a capire perché, a un certo punto della propria vita, Midda abbia deciso di tingersi i capelli di nero… » si era ritrovata a sospirare fra sé e sé, costretta, proprio malgrado, a quella sfida, e a quella sfida per la difesa del proprio diritto a esistere.
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