11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

martedì 22 dicembre 2020

3498

 

La picca penetrò nelle carni della manticora, e, sempre sospinta dall’energia di quell’arto meccanico, non soltanto raggiunse il fronte interiore del suo corpo, ma lo trapassò e si conficcò profondamente nel terreno, sospinta in esso per oltre due piedi abbondanti prima di avere occasione di fermarsi.
Non un grido di dolore, a margine di ciò, fu proposto dal mostro, il quale, in tal maniera, ebbe implicitamente a confermare quanto già ampliamente sospettato dalle tre compagne d’arme nel merito della sua natura di ritornato. Anzi: quasi nulla fosse accaduto, qual tale, in effetti, avrebbe avuto a dover essere inteso dal suo personale punto di vista, la manticora, avvertendo quella spiacevole presenza sulla propria schiena, ebbe a cercare, ancora una volta, la propria occasione di rivalsa, abbandonando l’interesse precedentemente dimostrato nei riguardi di Lora per avere a proiettare nuovamente la propria coda in direzione della Figlia di Marr’Mahew, mentre ella, ancora, stava affondando la picca nelle sue carni.
Un movimento rapido, una reazione improvvisa, e scevra da ogni possibilità di ostacolo in conseguenza alla presenza di quella lunga asta conficcata attraverso il proprio corpo, che avrebbe allor potuto decretare un’ingloriosa conclusione per la straordinaria esistenza dell’Ucciditrice di Dei. Fortunatamente per lei, i pregressi esistenti fra lei e Lora Gron’d, al di là di ogni facile e perbenistica ipocrisia, dovevano essere stati realmente superati. E superati nella misura in cui, avendo l’occasione di vedere la propria assassina condannata a morte senza, in tal senso, avere neppure a doversi personalmente impegnare o compromettere, la giovane feriniana non volle restare allor passiva a confronto con quella scena, con quella violenta risposta a una non meno violenta offesa.
Così, benché nulla avrebbe potuto forse impedire alla coda della manticora di raggiungere le carni della Figlia di Marr’Mahew, sancendo la conclusione dell’ultimo capitolo della sua mirabile storia, ciò non avvenne. E non avvenne in grazia all’intervento di Lora Gron’d che, con tutta l’agilità e la velocità proprie della sua specie, ebbe a proiettarsi qual un vero e proprio scudo di carne e ossa fra gli aculei avvelenati di quella coda e la schiena della stessa Midda Bontor, offrendosi così in possibile sacrificio per la sopravvivenza di colei che, anni prima, ne aveva decretato l’impietosa e indifferente morte. Possibile sacrificio, il suo, qual sarebbe certamente stato nel momento in cui ella fosse stata ancora viva: non, tuttavia, in quel contesto, in quella seconda fase della propria esistenza, e in quella fase immortale, in cui né gli aculei conficcati attraverso tutto il proprio addome, né il veleno riversato dritto nel suo cuore, oltre che in tutti gli altri organi interni, avrebbero potuto mai rappresentare per lei ragione di pericolo alcuno. Non, quantomeno, in misura maggiore al pericolo che la picca avrebbe mai potuto rappresentare per la stessa manticora.
In ciò, nel mentre in cui la donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco ebbe a sospingere quella picca attraverso le carni della manticora, la manticora stessa ebbe a sospingere gli aculei dell’estremità della propria coda attraverso il corpo della feriniana, in una teoricamente letale catena di impalamenti in conseguenza ai quali, tuttavia, nessuno fra gli attori coinvolti ebbe a provare la benché minima ragione di pena o di turbamento.

« Dannazione! » esclamò la Figlia di Marr’Mahew, rendendosi tardivamente conto del pericolo corso, nel voltarsi verso Lora e nel trovarla lì abbracciata a quella coda, letteralmente avvolta attorno a quelle estremità intrise di veleno, e di veleno che, per chiunque altro, sarebbe stato letale « Mi hai salvato la vita...! » commentò, non senza una certa sorpresa a margine di ciò.
« Ero convinta che questo fosse, all’incirca, il mio ruolo... » sorrise per tutta replica Lora, minimizzando il senso del proprio operato « Ma se ho capito male e preferisci proporti tu come puntaspilli per questa simpaticona... mi faccio subito da parte e ti cedo tranquillamente il posto. »

Istintivamente Midda Bontor avrebbe voluto domandare alla compagna d’arme se stesse davvero bene, se nulla, in conseguenza di quell’offesa, le avesse imposto danno.
Ciò non di meno, razionalmente ella non avrebbe potuto ignorare il ricordo della battaglia per Lysiath, e di quella battaglia nel corso della quale aveva letteralmente e ripetutamente fatto a pezzi dozzine e dozzine di ritornati, solo per ritrovarli, nel giro di pochi minuti, nuovamente integri, quasi nulla fosse accaduto, quasi tutto lo sforzo destinato a ridurli in carne trita non fosse stato neppure posto in essere, risultando, in tal maniera, certamente vano. Midda sapeva bene quanto nessuna lama, nessuna arma bianca, e neppure il fuoco, avrebbero mai potuto qualcosa contro quei mostri. Solo il potere dei loro più potenti cannoni al plasma, potere in grado di tradurli istantaneamente in cenere, si era dimostrato efficace nei loro riguardi... e, in effetti, anche ciò avrebbe avuto a doversi intendere quasi miracoloso, nelle premesse precedenti.
Avere a preoccuparsi, quindi, che gli aculei di quella manticora, o il suo veleno, potessero nuocere a quella donna gatto, e a quella donna gatto ritornata, sarebbe equivalso, da parte sua, a dimostrare una certa ingenuità. Ragione per la quale, istinto a parte, ella ebbe a trattenere inutili e dispersive domande retoriche nei suoi riguardi, per limitarsi a confrontarsi in maniera più pragmatica con la situazione corrente...

« Credi di essere in grado di liberarti da sola...? O serve aiuto...?! » domandò quindi, pronta a ritirarsi nell’aver adempiuto al proprio compito, e nell’aver trapassato con quella picca le carni della manticora.
« Se hai fatto quello che volevi, togliti dai piedi. » ridacchiò Lora, scuotendo appena il capo, con una banalità impressionante, tal quasi da spingere a invidiare la propria condizione corrente, per quanto, in effetti, nulla di positivo avrebbe mai potuto essere frainteso a confronto con quella condizione di dannazione eterna.

La Figlia di Marr’Mahew si concesse ancora un fugace istante di esitazione a confronto con quell’invito, ancora divisa, in cuor proprio, da un istinto di soccorso nei confronti di colei or riconosciuta qual alleata e il conscio raziocinio di quanto nulla di quanto avrebbe potuto esserle imposto dalla manticora avrebbe mai potuto nuocerle. Ma, ancora una volta, la razionalità ebbe a prevalere sull’istinto ed ella si limitò ad annuire, prima di balzare lontano da lei e da quella pericolosa posizione.
Rimasta quindi sola sulla schiena della manticora, Lora poté allentare la presa sulla sua coda e quella presa con la quale stava trattenendo a sé quegli aculei velenosi. E, così facendo, concesse allora libertà alla manticora di sferzare nuovamente l’aria con la propria estremità... estremità sulla quale, per un primo istante, anche la stessa feriniana non poté fare altro che restare infilzata. Ma in quel movimento, la donna gatto venne allora letteralmente e violentemente catapultata a distanza, senza che avesse ragione, o possibilità, di tentare di opporsi a ciò.

« Lora...?! » gridò la donna guerriero, per un istante temendo di aver compiuto la scelta sbagliata.

Ma, pur precipitata a terra in una rovinosa caduta che non mancò di vedere qualche osso infrangersi e qualche articolazione lussarsi, Lora Gron’d non ebbe ovviamente a provare alcun genere di dolore, di patimento, o di fastidio fisico. Per così come, anche, non mancò di avere a confermare immediatamente, a beneficio delle proprie compagne d’arme...

« Sto bene! » commentò con tono assolutamente sereno, quasi fosse lì distesa su un morbido letto e stesse ancora godendosi qualche istante fra calde coperte prima di avere ad alzarsi « Qualche minuto e sarò di nuovo con voi... cercate di non farvi ammazzare nel frattempo! » le raccomandò, in un giusto misto fra facezia e serietà utile a meglio rendere il proprio personale punto di vista su quanto appena accaduto, e quanto appena accaduto senza che avesse a riservarsi, in tal senso, la benché minima ragione di pena.

lunedì 21 dicembre 2020

3497

 

Lamentele a parte, Midda Bontor era più che consapevole di quanto il valore di un guerriero non avrebbe mai potuto derivare da quello della propria arma: certo, una buona arma, nelle mani di un buon guerriero, avrebbe rappresentato un mirabile vantaggio. Ma allo stesso modo in cui una buona arma nelle mani un cattivo guerriero non avrebbe potuto mutare le sorti di un disfatta; una cattiva arma nelle mani di un buon guerriero non avrebbe dovuto mutare le sorti di una vittoria. E, orgoglio o meno che tale avesse dovuto essere inteso, ella avrebbe voluto considerarsi un buon guerriero, in misura utile a non vedere le proprie possibilità di vittoria poste in dubbio dalla scarsa qualità della propria attuale spada.

« Lora... » richiamò quindi la Figlia di Marr’Mahew, appellandosi alla feriniana « Credi di essere in grado di distrarla per un istante...?! »

Ovviamente la domanda avrebbe avuto a doversi intendere in termini praticamente retorici, là dove la diretta interessata a quella richiesta era l’unica che avrebbe potuto effettivamente intrattenere la manticora senza, in questo, avere a rischiare la propria vita: anche fosse stata smembrata, anche fosse stata fatta a pezzi e sparsa lì attorno come una bambola di pezza fra le mani di un bambino dispettoso, non soltanto ella non avrebbe avuto a veder la propria sopravvivenza posta in dubbio ma, persino, non avrebbe avuto a provare nulla, se non il semplice fastidio derivante dal tedio conseguente a ciò.

« Quando vuoi. » replicò pertanto Lora, quietamente collaborativa con colei che non avrebbe potuto dimenticare essere la propria assassina, per quanto, ormai, divenuta fondamentalmente un’alleata.
« Lys’sh...  » riprese voce la donna guerriero, ora rivolta all’ofidiana « Avrò bisogno di una picca...! » le anticipò, in una richiesta che qualcuno avrebbe potuto forse considerare eccessivamente implicita, ma che, nell’intesa esistente fra quelle sorelle d’arme e di vita avrebbe avuto a dover essere riconosciuta più che trasparente di quanto ella desiderasse da lei.

Nelle sempre più compatte schiere degli uomini e delle donne della carovana, lì proprio malgrado impegnati a doversi difendere dai propri morti, e da quei morti trasformatisi in zombie e desiderosi di estendere tale condizione a tutti loro, non mancavano infatti di essere presenti diverse picche. Picche che, tuttavia, al pari di quel contingente di disgraziati, avrebbero avuto a dover essere intese posizionate a una certa distanza da loro, e una distanza che, in tal richiesta, Midda aveva così domandato a Lys’sh di avere a ricoprire, nella fiducia di quanto ella non avrebbe fallito a farle avere quanto necessario nel momento utile.

« Provvedo. » confermò quindi Har-Lys’sha, roteando i propri pugnali per riporli nei foderi dietro la schiena e avere, quindi, libertà di movimento per porre in essere quanto richiesto.
« Andiamo! » ordinò allora Midda, nel sancire l’inizio di quella nuova offensiva, e di quella nuova offensiva così estemporaneamente elaborata.

Come garantito, quindi, Lora si fece avanti, ruggendo un grido di sfida e correndo in direzione della manticora senza la benché minima esitazione o paura, per quanto, in quel momento, fosse addirittura disarmata: un’azione che per chiunque altro sarebbe equivalsa a un suicidio certo, ma che tale non sarebbe mai potuto essere per chi, in fondo, già morta.
Immediata, a quell’aggressione, fu la reazione della creatura, la quale, con violenza, mosse la propria coda a spazzare l’aria in contrasto alla propria avversaria, per andare a colpirla contro il di lei fianco sinistro: un attacco devastante che, tuttavia, non colse impreparata la donna gatto, vedendola balzare rapidamente all’indietro e poi in avanti, in un rapido movimenti di scarto che lasciò quegli aculei liberi di fendere l’aria senza provocare danno alcuno. Perché, per quanto ella non avrebbe avuto a temere l’eventualità della morte, non avrebbe neppure avuto a doversi fraintendere desiderosa di permettere alla prima oscenità incontrata di farla a pezzi, non soprattutto là dove avrebbe avuto a doverla impegnare, per così come domandato dalla Figlia di Marr’Mahew.
E se la manticora, in tutto ciò, si ritrovò, non priva di una certa frustrazione, a cercare un nuovo, immediato tentativo di offesa a discapito della donna gatto, Midda Bontor non volle sprecare l’occasione a lei garantita, nel riporre la propria spada bastarda e nell’incominciare a correre, a propria volta, in direzione della manticora, aggirandola e cercando di raggiungerla di spalle, sul fronte a lei cieco. Un movimento, il suo, assolutamente coordinato a quello di Lys’sh, la quale, secondo la propria parte di quell’improvvisata tattica, ebbe a coprire il più rapidamente possibile la distanza esistente fra loro e la carovana, facendosi prepotentemente e coraggiosamente largo fra gli zombie per giungere sino alla schiera dei difensori, sorridendo loro a modo proprio, per quanto avrebbe potuto riservarsi occasione di sorridere un volto privo di labbra.

« Salve. » esclamò, tendendo le mani verso di loro « Una picca, per cortesia...?! »

Sorpresi dalla velocità con la quale ella era stata in grado di giungere a loro, nonché dalle sue sembianze tutt’altro che umane, molti fra coloro lì presenti ebbero quasi a saltare all’indietro innanzi a quell’apparizione, temendola quasi al pari di una nuova minaccia.
Ma Cergi Uthor, il capo della carovana, non si lasciò cogliere impreparato a confronto con quella richiesta e, con mirabile presenza di spirito, tolse dalle mani di un proprio compagno la picca da lui impugnata, per tenderla senza necessità di una sola parola in direzione della giovane donna rettile.
Nel contempo di ciò, Midda aveva già spiccato nuovamente il volo in un potente balzo e, con un’elegante capriola, stava per atterrare nuovamente sul dorso della propria antagonista...

« Lys’sh...?! » si appellò alla sorella minore, nello scandire la sempre più ristretta finestra temporale loro concessa.

Lys’sh agì, e agì con un movimento perfettamente misurato, e un movimento che vide la picca appena consegnatale essere scagliata, con forza, in direzione della propria amica, in quello che troppo facilmente avrebbe potuto essere equivocato qual un tentativo di offensiva a suo discapito e che, comunque, non avrebbe avuto a dover essere frainteso in quanto tale...
... non laddove, in quel gesto, ella ebbe occasione di far giungere l’arma nelle mani della Figlia di Marr’Mahew in tempo utile a permetterle, con una rapida rotazione, di spingere violentemente la picca attraverso il corpo della creatura, or non soltanto con la forza del proprio arto sinistro, in carne e ossa, quanto e piuttosto con tutta la straordinaria potenza del destro, e dei suoi servomotori alimentati all’idrargirio.
E se il metallo della punta di quell’arma, da solo, non avrebbe potuto probabilmente nulla contro l’esoscheletro del mostro, nulla di più di quanto, già, non aveva potuto il metallo della spada bastarda della donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio; quanto allora non mancò di fare la differenza in quel nuovo tentativo, in quella nuova offensiva, fu la forza straordinaria di quel braccio, la potenza di quella carica, e di quella carica che vide quell’armatura naturale, comunque in uno dei suoi punti più delicati, cedere impietosamente.

« Thyres! » esclamò quindi ella, or non a titolo d’imprecazione, quanto e piuttosto di gratitudine verso la propria dea, e verso quella dea che, nel non interferire con la sua vita, l’aveva ancora una volta spronata a cercare di raggiungere uno straordinario risultato in sola grazia delle proprie uniche forze.

domenica 20 dicembre 2020

3496

 

Il volo che la donna guerriero ebbe a compiere non fu di certo fra i peggiori della propria vita. Ciò non di meno, non ebbe a proporsi privo di rischi, soprattutto nel confronto con quella saettante coda rivestita, nella propria estremità, da aculei avvelenati.
Troppo semplice per la manticora, in conseguenza a quella perdita di controllo sul proprio movimento da parte della stessa Midda, sarebbe stato infatti riuscire a intercettare la supposta predatrice ridotta allo stato di preda, e a imporre, in tal maniera, la parola fine sulla questione. E, in tal senso, ovviamente, la creatura non ebbe a mancare di tentare di agire, soffiando tutto il proprio disprezzo a discapito della stessa.
Ma la Figlia di Marr’Mahew non era sopravvissuta a troppi lustri di vita, e di vita da avventuriera, né in grazia alla semplice fortuna, né, tantomeno, per il proprio bell’aspetto: Midda Namile Bontor era riuscita a divenire una leggenda vivente grazie alla propria straordinaria determinazione e alla propria ancor più incredibile capacità di reagire innanzi a ogni qualunque genere di avversità. Là dove chiunque altro avrebbe perso coraggio o fiducia in sé e nelle proprie possibilità, e non in maniera priva di ragione, quella donna, quella guerriera, non si era mai data per vinta. Non si era mai concessa la benché minima possibilità di sconforto. Ella, dopotutto, era una figlia dei mari, e in quanto tale non era stata cresciuta nell’abitudine di piangersi addosso, né in quella di attendere una qualsivoglia grazia, da uomini o dei che dir si sarebbe potuto. Ella era cresciuta nella ferma consapevolezza che tutto ciò che avrebbe mai potuto reclamare qual proprio sarebbe stato ciò che avrebbe avuto l’ardire di conquistare con la propria forza, con la propria tenacia, con la propria caparbietà: nulla di più, nulla di meno.
Così, quand’anche quella coda si mosse lesta a desiderare intercettarne la caduta e ricambiare il favore inchiodandola a propria volta al suolo, Midda non si lasciò trovare impreparata, non si lasciò cogliere alla sprovvista. E, anzi, agì e reagì con mirabile senso di controllo, su di sé e sul mondo a sé circostante. E, per quanto avesse a dover esser riconosciuta nella meno propizia delle situazioni, con i piedi letteralmente all’aria e la schiena spiacevolmente torta lungo il proprio asse, non dissimile da un gatto impegnato a rigirarsi nel mentre di un’imprevista caduta; ella riuscì a muovere per tempo il proprio braccio destro, l’arto in lucido metallo cromato, a intercettare quell’offensiva, ergendosi qual uno scudo fra sé e quegli aculei mortali. Del resto, se un vantaggio fosse voluto esser ricercato nella disgrazia di aver perduto un arto, amputato più di venticinque anni prima dalla sua stessa gemella, in quel medesimo conflitto nel corso del quale il suo volto uscì sfregiato e il suo ventre fu reso sterile; tale vantaggio avrebbe avuto a dover essere inteso nell’essere stata in grado di sostituirlo con delle protesi, un tempo animate dalla stregoneria, ora dalla tecnologia, che, pur non potendo certamente restituirle quanto perduto, le avevano comunque dato un minimo di vantaggio tattico, nel garantirle un onnipresente scudo al proprio fianco. Uno scudo che, nella fattispecie di quell’ultima e attuale protesi, avrebbe avuto a dover essere considerato di mirabile qualità dal suo personale punto di vista, non soltanto replicando in maniera squisita le forme e le proporzioni del proprio perduto arto o, per meglio dire, riflettendo sull’asse verticale il mancino superstite ma, anche e ancor più, garantendole una straordinaria forza, forza a lei concessa dai piccoli, ma potenti, servomotori alimentati all’idrargirio celati all’interno di quel lucente involucro cromato. Non un perfetto surrogato del suo perduto arto, quindi, nel non concederle comunque alcuna sensibilità utile a maneggiare armi, quanto e comunque una preziosa alternativa, e un’alternativa contraddistinta dalla capacità di sollevare, all’occorrenza, mille libbre senza il benché minimo sforzo.
Nel momento in cui, quindi, quell’arto si frappose fra il suo corpo e la coda del mostro, nulla avrebbero potuto né quegli aculei, né il loro terribile veleno, non trovando carne su cui riversare la propria offensiva, non incontrando alcun obiettivo sul quale scaricare la propria forza.

« Non ci provare! » lo raccomandò ella, non senza una certa nota di scherno, nel mentre in cui, reimpossessandosi in tal maniera di una fugace occasione di controllo sul proprio corpo, ebbe a far leva sul proprio braccio per slanciarsi all’indietro e allontanarsi da una tanto pericolosa posizione.

Con una certa, indubbia eleganza, soprattutto date le premesse, ella riuscì quindi a ritornare con i piedi a terra, estemporaneamente accucciata in una posizione utile a garantirsi nuovo slancio, all’occorrenza.

« Ehm... pensi che ti possa servire un aiuto o vuoi continuare a fare tutto da sola...?! » la raggiunse quindi la voce di Lora, con una chiara inflessione ironica a contraddistinguere tale proprio incedere « No, perché sennò Lys’sh e io possiamo metterci a preparare il pranzo, nel frattempo. »
« Spiritose. » replicò la Figlia di Marr’Mahew, in tal maniera implicitamente accusata di egocentrismo « Certo che mi serve il vostro aiuto... e mi servirebbe, per inciso, anche una spada nuova, dannazione al tempo del sogno che me l’ha portata via! » argomentò, scattando lateralmente nel momento in cui la coda della manticora cercò nuovamente di raggiungerla, con un movimento sorprendentemente rapido nelle sue non irrisorie dimensioni e, ciò non di meno, non sufficientemente rapido da eludere gli affinati sensi guerrieri della donna dagli occhi color del ghiaccio.

Non avesse corso il rischio di restare disarmata, in effetti, Midda Bontor avrebbe anche gettato via quell’inutile lama bastarda con la quale era costretta attualmente ad affiancarsi, come giusto gesto di rivalsa in conseguenza alla totale inefficacia della medesima.
Tuttavia una reazione del genere non sarebbe servita a nulla, se non, per l’appunto, a lasciarla completamente disarmata. E laddove nelle precedenti stagioni ella si era già concessa un estemporanea parentesi di supposta non violenza, scoprendo, proprio malgrado, di non poterselo permettere, obbligata fu la scelta di trattenere a sé quella lama, per quanto, purtroppo, dimostratasi forse inutile contro la manticora.

« D’accordo... allora arriviamo. » sorrise Lys’sh, annuendo in risposta alla conferma della sorellona, nello scendere da cavallo e nell’estrarre i due lunghi e sottili pugnali con i quali, generalmente, era solita accompagnarsi.

Fu questione di un istante e, con l’agilità e la rapidità propria degli ofidiani, la giovane donna rettile si mosse a raggiungere la manticora, per riversare in opposizione al suo esoscheletro una rapida sequela di colpi, movimenti continui e precisi che, se soltanto avessero avuto a essere proposti a discapito di una creatura più vulnerabile, l’avrebbero veduta letteralmente ridotta in brandelli senza che potesse anche e soltanto maturare la consapevolezza di quella presenza a sé così ravvicinata.
Purtroppo, laddove già la spada bastarda della Figlia di Marr’Mahew non aveva potuto nulla, ben poco ebbero a concedersi i pugnali di Lys’sh, non riuscendo a scalfire, a propria volta, l’esoscheletro di quella creatura e di quella creatura che, oltretutto, avrebbe avuto a dover essere probabilmente intesa qual una ritornata e, in ciò, qual comunque indifferente a qualunque possibilità di provare un qualsivoglia dolore in conseguenza a qualunque violenza a proprio discapito.

« Sbaglio o avevi detto essere coriacea ma non invulnerabile...?! » protestò quindi, costretta a ripiegare rapidamente quanto era avanzata, per ovviare al rischio di un incontro ravvicinato con i lunghi e sottili denti di quel mostro dal volto quasi umanoide.
« Diciamo che l’ultima volta che l’ho affrontata ero armata in maniera migliore... » sospirò per tutta replica la diretta interrogata, storcendo le labbra verso il basso con crescente senso di frustrazione per tutto ciò.