11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

sabato 3 aprile 2021

3600

 

Madailéin Mont-d'Orb altri non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta se non qual una versione alternativa della stessa Midda Namile Bontor, di qualche anno più giovane rispetto a lei, per così come, in uno strano scherzo del fato, nell’alfabeto proprio del mondo dal quale ella proveniva, sarebbe anche stato indicato dalle lettere proprie dei loro nomi, l’una anagramma dell’altra.
Cresciuta in una realtà del tutto estranea a quella, e così estranea, in effetti, da essere collocata in un'altra ramificazione del multiverso, Maddie non avrebbe mai avuto possibilità di immaginare che, un giorno, si sarebbe ritrovata a viaggiare attraverso dimensioni parallele, incontrando dozzine di altre se stesse e cercando di salvare loro la vita. Ma tale era divenuta quella che ella era solita definire quotidianità da ormai diversi anni. Per la precisione da quando un’altra Midda Bontor era sopraggiunta nel suo mondo, nella sua realtà, per salvarla a propria volta da una fine orrenda.
Per quanto incredibilmente variegato avesse a doversi riconoscere il multiverso, infatti, ella aveva avuto occasione di verificare in maniera diretta quanto, comunque, non tutte le realtà avessero a doversi fraintendere così estranee le une dalle altre per come, a esempio, avrebbero avuto a potersi considerare la sua originaria e quella nella quale ora viveva. E, ancora, anche laddove comunque presenti incomparabili differenze, avrebbero potuto comunque essere ritrovati alcuni fattori comuni, primi fra tutti i legami fra le persone, e quei legami che, forse per un qualche imperscrutabile disegno divino, erano sovente conservati a prescindere da tutto il resto, tanto nel bene, quanto e ancor peggio nel male. E così come, a titolo esemplificativo, la terapeuta dalla quale ella era in cura nel proprio mondo aveva scoperto essere stata una fra le migliori amiche e le più temibili avversarie di Midda in quest’altra realtà, ironicamente schizofrenica; allo stesso modo anche gli antagonisti, soventemente, avrebbero avuto a riconoscersi riproporsi in maniera impropriamente costante anche fra diverse realtà, fra diversi mondi, prima fra tutte la regina Anmel Mal Toise, un’antica strega in contrasto alla quale, in molte realtà, Midda Bontor, o una delle sue versioni alternative, si era ritrovata a combattere. Non sempre, tuttavia, nelle medesime modalità, così come, sempre a titolo esemplificativo, avrebbero potuto dimostrare la Midda sua soccorritrice, e successivamente sua mentore, e la Midda nell’universo della quale ora risiedeva: là dove, infatti, in quella medesima realtà Anmel Mal Toise, una volta sconfitta in quel mondo, aveva tentato la fuga attraverso le stelle del firmamento, costringendo la propria antagonista a seguirla e a scoprire quanto vasto avrebbe avuto a potersi riconoscere essere l’universo, finendo così, e fortunatamente, a incontrare persone meravigliose come Duva Nebiria e Har-Lys’sha; nella realtà originaria della Midda Bontor che era sopraggiunta a salvarla, Anmel Mal Toise aveva scelto di fuggire attraverso le pieghe infinite del multiverso, ricercando la propria vendetta se non sulla propria diretta avversaria quantomeno su tutte le versioni alternative che sarebbe stata in grado di raggiungere, costringendo, di conseguenza, la “propria” Midda Bontor a compiere un eguale viaggio, e un viaggio attraverso non le stelle del firmamento, ma i diversi piani dimensionali di una realtà ancor più vasta e complessa di quanto mai sarebbe stato possibile concepire.
Quella Midda Bontor, quindi, non soltanto l’aveva salvata, ma l’aveva anche protetta e addestrata, a risvegliare in lei il suo vero potenziale guerriero, e quel potenziale guerriero sopito in un mondo nel quale, per lo più, la propria frustrazione e la propria furia si sarebbe potuta rivolgere in contrasto al politicante di turno a confronto con l’ennesima, vana promessa elettorale scandita al notiziario. E, così facendo, era sciaguratamente morta, alfine vinta dalla propria nemesi. Così, Maddie, con buona pace della propria famiglia e di tutto ciò che aveva sempre inteso essere il mondo, aveva scelto di rendere propria la missione di Midda, iniziando a vagare per il multiverso sulle ali della fenice, nella speranza di poter giungere in tempo, ogni volta, per evitare a un’altra se stessa un’orrida e prematura fine.
In tanto folle peregrinare, che l’aveva condotta a conoscere molte altre Midda e Maddie decisamente poco preparate, così come anch’ella era, ad affrontare la minaccia offerta loro da Anmel, ella era alfine giunta in un universo diverso da ogni altro prima esplorato, e subito inteso molto simile a quello di colei che, dal proprio punto di vista, avrebbe avuto a dover essere definito l’universo della “prima” Midda, la sua mentore. Un universo nel quale non soltanto la Midda autoctona avrebbe avuto a doversi intendere più che abile a confrontarsi con Anmel ma, addirittura, avrebbe avuto a doversi riconoscere già impegnata in tal senso, in un lungo viaggio fra le stelle del firmamento. Difficile, così, era stato comprendere per quale scopo la sua antagonista, la “sua” Anmel, avesse scelto fra tutte le realtà possibili una realtà a lei potenzialmente così negativa... almeno sino a quando non era emersa evidenza di una tanto improbabile quanto pericolosa alleanza fra le due Anmel, e quelle due Anmel i poteri congiunti delle quali avrebbero potuto condurre a epiloghi quantomeno sgradevoli.
Un epilogo, in effetti, vi era stato alfine, nel momento in cui l’Anmel autoctona di quella realtà era scesa a patti con la propria antagonista, con Midda Bontor, per fronteggiare, ove possibile, una minaccia ancor peggiore. E da tale tregua, quanto era scaturito era stato un risultato assolutamente imprevedibile: quello di ritrovare Midda Bontor eletta nuova regina, nuova Portatrice di Luce e Oscura Mietitrice, con tutto ciò che, da tale potere, sarebbe mai potuto derivare. Un risultato non particolarmente soddisfacente né per la medesima Midda, né, probabilmente, per l’altra Anmel, l’Anmel aliena a quella realtà e, ciò non di meno, ormai rimasta l’unica in circolazione. L’Anmel che, liberatasi da tempo della “propria” Midda non avrebbe mai potuto raggiungere un similare epilogo.
Così, a distanza ormai di qualche anno dal proprio arrivo in quella realtà, Maddie era ancora lì presente: lì presente a combattere al fianco di Midda Bontor e dei suoi amici, legata a quella realtà almeno fino a quando Anmel non fosse stata sconfitta... o non avesse scelto di ripartire verso un’altra dimensione.
E non che, in effetti, ciò avesse a dispiacere alla stessa Maddie, nel ben considerare quanto non soltanto si stesse trovando squisitamente a proprio agio in quella realtà, e quella realtà nella quale più che in ogni altro mondo sentiva di poter esprimere il proprio reale potenziale; ma anche quanto, ormai, lì avesse creato anche degli importanti legami affettivi con tutti coloro che si erano impegnati ad accoglierla sin dal primo momento, e che l’avevano poi accompagnata in ogni propria avventura e disavventura. Compagni di vita, e d’arme, fra i quali, in verità, avrebbe avuto a dover essere anche riconosciuto un compagno di letto, nella figura di Be’Wahr, fratello di vita, seppur non di sangue, di Howe.

« Lo abbiamo capito quanto tu sia felice di avere di nuovo il tuo braccio... sai?! » protestò Maddie, all’indirizzo del “cognato” « Non perdi occasione di ripetercelo in ogni momento utile... e non! »
« A differenza mia, tu non hai mai perso un braccio... » protestò egli, aggrottando la fronte con aria critica innanzi al puntiglio della donna dai capelli rossi come il fuoco e dagli occhi azzurri come il ghiaccio, la quale, e per l’appunto, diversamente dalla propria corrispettiva locale non aveva mai subito alcune delle sue più gravi ferite, non mostrando così alcuna cicatrice sul proprio viso, né un braccio robotico in lucente metallo cromato, un modello decisamente più grezzo a confronto con quello di Howe, in sostituzione a un perduto destro « Aspetta che succeda e poi ti riconoscerò diritto di parola a tal riguardo. »
« Per quanto mi riguarda, gradirei che mia sorella restasse tutta intera. » protestò Nóirín Mont-d'Orb, gemella di Maddie, inserendosi nel discorso da una certa distanza, là dove appariva impegnata accanto ad H’Anel e M’Eu contro un’altra testa « Così per dire... »
« Concordo con Rín! » intervenne anche Be’Wahr, al fianco di Lys’sh in contrasto ad altre due teste poco più distanti « E comunque io sarò anche lo stupido del gruppo, ma non mi sognerei mai di decapitare un’idra... per due volte! »

In effetti, al momento dell’apparizione della creatura, le teste in giuoco avrebbero avuto a dover essere censite nel numero di cinque. Cinque teste in contrasto a nove combattenti, e a nove combattenti di altissimo calibro qual, pur, indubbiamente loro erano, avrebbero potuto essere considerate una sfida sufficientemente equa, nel considerare la difficoltà conseguente alla natura di ritornato di quell’essere.
Ma, in maniera forse troppo superficiale, Howe aveva avuto la malaugurata idea di decapitare una testa pressoché subito, lasciando scoprire al gruppo intero quanto, purtroppo, la negromantica evoluzione di quel mostro non avesse inibito il suo bizzarro processo di rigenerazione ma, al contrario, lo avesse in effetti rafforzato. E così da cinque teste, improvvisamente erano diventate sei.
Sei teste che, purtroppo, in conseguenza a quella nuova, discutibile reazione, non mancarono allora di crescere a sette, rendendo sempre più risicato il margine di manovra del gruppo a suo discapito. E di un gruppo che, in effetti, ancora non avrebbe potuto vantare alcuna pur minima idea nel merito di come averla a fermare...

« Non mi piace che tu dica di essere lo stupido del gruppo, ma... in questo caso hai pienamente ragione. » commentò Maddie, con una smorfia di disappunto nel veder sorgere quelle due nuove teste in luogo a quella appena decapitata « E non sul fatto di essere lo stupido del gruppo... ma sul fatto che è stupido continuare a tagliare teste! »

Howe e Be’Wahr, da sempre, formavano una coppia squisitamente assortita: uno alto e dinoccolato, l’altro più basso e muscoloso al punto tale da risultare quasi tarchiato, benché, in effetti, non lo fosse; l’uno shar’tiagho di nascita con capelli scuri e pelle bronzea, seppur con un nome tranitha, l’altro tranitha di nascita con capelli biondi e pelle chiara, seppur con un nome shar’tiagho; l’uno pessimista e perennemente critico, l’altro decisamente più possibilista e gioviale; l’uno più attento ai propri interventi, l’altro... beh... sovente al centro di uscite poco esaltanti. Ragioni per le quali, essendo vissuti insieme come fratelli sin dalla più tenera età, Howe non aveva mancato di approfittare dell’occasione per vessare Be’Wahr, alimentando un falso mito di stupidità attorno al medesimo, fosse anche e soltanto per riuscire a risultare l’intelligente della coppia.
Un falso mito che, tuttavia, già in passato aveva dimostrato tutti i propri limiti. E che, in quell’occasione, ebbe a dimostrarsi decisamente degno di occasione di critica, a confronto con la reiterata, inopportuna tattica resa così propria dal supposto “intelligente” della coppia...

« Se preferite, vado a sedermi buono buono laggiù e aspetto che siate voialtri a trovare una soluzione al problema! » minacciò quindi lo shar’tiagho, aggrottando appena la fronte.

venerdì 2 aprile 2021

3599

 

Quando Midda Bontor aveva fatto la sua prima apparizione in quel di Kriarya, che con la sua popolazione di ladri e prostitute, mercenari e assassini era già nota da decenni qual città del peccato del regno di Kofreya, proponendosi alla ricerca di un incarico come mercenaria, non era stato semplice, per lei, farci accettare in quanto tale.
Appena ventenne, all’epoca, e contraddistinta da sempre da un fisico decisamente appariscente, soprattutto in conseguenza a una procacità quantomeno eccessiva, ella era stata fin da subito invitata a rivendersi come prostituta ancor prima che come avventuriera, malgrado un poco affascinante sfregio verticale in corrispondenza al suo occhio sinistro e la più totale assenza del suo braccio destro, in quei tempi sostituito da un braccio di armatura in nero metallo dai rossi riflessi. Solo un uomo, in tutta la ben poco raccomandabile capitale kofreyota, aveva accettato di darle credito: lord Brote. Una scommessa, quella da lui compiuta, che si era rivelata vincente sin dalla prima missione, per condurre a compimento la quale ella aveva affrontato, e vinto, niente poco di meno di una terrificante chimera. E per quanto straordinaria avrebbe avuto a doversi intendere quella vittoria, da lì in avanti, comunque, per la donna guerriero la strada non era stata assolutamente in discesa. Al contrario, ella si era allor impegnata a porsi obiettivi sempre più impegnativi, sempre più straordinari, oltre il limite stesso dell’idea di leggenda, e non tanto per un qualche desiderio di vana gloria, quanto e piuttosto nella volontà di dimostrare a se stessa di essere l’unica a poter dare corpo al proprio fato, a poter definire la propria sorte, a poter scrivere la propria Storia.
Nel corso della propria vita, quindi, Midda Namile Bontor aveva fatto in modo di andarsi a ritrovare nelle situazioni più improbabili, mettendo costantemente in forse il propri futuro e, ciò non di meno, puntualmente sopravvivendo, a differenza della maggior parte dei propri antagonisti, uomini, mostri o dei che essi fossero. E così, complice la morale predominante nel proprio mondo, e volta a non riconoscere alcun valore alla vita, e a non prevedere alcuna inibizione morale a confronto con l’idea del porre fine a una vita, ella aveva accumulato un numero di morti decisamente importanti sulle proprie spalle, non immaginando che, purtroppo, un giorno avrebbe avuto di che pentirsi di tutto ciò. E non pentirsi in conseguenza a una ritrovata coscienza morale, qual pur, in tempi recenti, aveva avuto occasione di sviluppare nel corso di un’alienante esistenza alternativa che il semidio immortale suo sposo l’aveva costretta a vivere intrappolandola all’interno della propria mente, e spingendola a credere che tutto ciò che aveva creduto essere stata la propria esistenza altro non fosse stato altro che il delirio proprio di un cervello in coma. No: ella si era pentita di tutti i morti della propria vita nel momento in cui, in conseguenza a un orrido complotto ordito da un proprio antagonista, tutti loro, umani o mostri che fossero, avevano fatto improvviso ritorno in circolazione, come inedite negromantiche creature senzienti, contraddistinte da una quieta coscienza di sé e del proprio passato, e caratterizzate da una sostanziale immortalità, nel non essere più vive e, ciò non di meno, neppure morte.
Migliaia di creature, decine di migliaia di creature, originarie di quel mondo e di altri mondi, avevano così iniziato a vagare per Kofreya. E se pur, con una quota importante delle stesse aveva raggiunto un certo accordo, una sorta di tregua volta a ovviare a una devastante guerra che a nulla avrebbe condotto se non all’estinzione di ogni cosa; molti fra i propri antagonisti passati non avevano voluto accettare di affrontare con quieta serenità quella nuova occasione di vita loro concessa. Antagonisti per lo più umani, ma anche, nell’ordine, comunque, del migliaio o più, non umani.
Così, quella stessa terrificante idra che, in giovinezza, ella aveva già affrontato e vinto, malgrado i suoi straordinari e temibili poteri rigeneranti, era ora tornata a imporre la propria minaccia a suo discapito, con una mezza dozzina di teste desiderose di dimostrarle la propria riconoscenza per il pessimo servizio reso loro in passato. E proprio lungo il collo di una di tali teste, ella e Duva si trovavano allor appese, violentemente scosse a destra e a manca, nel mentre in cui i loro altri compagni d’arme si stavano impegnando, in altri punti, a cercare confronto con le altre teste della medesima, gigantesca avversaria.

« Qualcuno ha mai detto a quelle due che, chiaramente, hanno qualche problema di ordine mentale...?! » domandò sarcasticamente Howe, storcendo le labbra verso il basso nell’udire quello scambio di battute, e quello scambio di battute così urlato fra le due che non mancò di riecheggiare sino a tutti gli altri lì presenti ed egualmente intenti a combattere contro quel mostro « Già una normale idra non può essere fraintesa una cliente piacevole... figuriamoci un’idra ritornata! »

Con il termine “ritornati” si erano definiti autonomamente quegli strani non morti, a cercare una quieta occasione di distinzione rispetto agli zombie e a qualunque altra negromantica evocazione esistente, giacché, in fondo, nulla di simile a loro era mai esistito prima.
E benché, probabilmente, l’idra in questione non avrebbe avuto coscienza del fatto di tale denominazione, chiaramente consapevole avrebbe avuto a doversi considerare nel merito di quanto, comunque, la sua situazione non avesse a dover essere fraintesa qual quella della propria vita passata. Non laddove, in passato, per sconfiggerla era stato sufficiente, per la Figlia di Marr’Mahew, decapitare ogni sua testa premurandosi di cauterizzare immediatamente il collo, onde ovviare alla ricrescita di una nuova coppia di teste in luogo a quella perduta; nel mentre in cui, ora, in grazia alla propria nuova condizione, il fuoco non avrebbe più avuto a imporle alcun genere di danno permanente, garantendole, in ciò, una pressoché assoluta invincibilità.

« Sono solo due entusiaste della vita... » minimizzò M’Eu, in risposta al compagno d’arme « ... senza contare che, ormai, dovresti esserti abituato a un certo genere di cose. »

Howe, insieme al suo amico fraterno Be’Wahr, era, in effetti, uno dei più antichi collaboratori di Midda fra tutti coloro lì presenti. Da oltre tre lustri, infatti, si protraeva la sua collaborazione con la donna guerriero più famosa del mondo, di quel mondo e di altri mondi, in effetti, e tante erano state le avventure vissute al suo fianco in quegli anni.
Per Midda, in effetti, Howe era arrivato persino a perdere il proprio bracco mancino, violentemente sottrattogli dalla di lei gemella, Nissa Bontor, nel corso di un brutale conflitto. E per Midda, ancora, egli si era dimostrato pronto a partire per le stelle del firmamento, viaggiando attraverso l’universo intero soltanto per avere a offrirle il proprio supporto nel momento in cui più, ella, lo aveva necessitato. Un viaggio pericoloso, quello da lui compiuto, e dal quale, comunque, non era tornato a mani vuote, non laddove aveva avuto occasione di godere della possibilità di vedersi innestato un braccio artificiale, una protesi robotica alimentata all’idrargirio in sostituzione al suo perduto macino, e un arto sintetico di ultima generazione, in tutto e per tutto assimilabile all’originale, tanto a livello estetico, quanto in termini di sensibilità e usabilità.

« Anche io sono un entusiasta della vita! » protestò per tutta risposta il mercenario di etnia shar’tiagha, benché mai sospintosi tanto a nord da raggiungere il lontano regno di Shar’Tiagh, all’estremo opposto del continente di Qahr rispetto a Kofreya « Ed è proprio per questo che avrei piacere a conservarla! » puntualizzò, muovendosi rapidamente al fine di scartare un violento affondo da parte di una delle teste della loro antagonista in direzione del proprio fronte sinistro, nel mentre in cui, con il destro, lasciò precipitare un terribile fendente della propria spada dorata contro quel collo, mozzandolo di netto.
« Howe, no... accidenti! » protestò Maddie, cogliendo il gesto dell’amico non senza una certa frustrazione, nel ben conoscere cosa sarebbe allor successo « Non ci serve un’altra testa contro cui combattere! »
« Perdonatemi se ho agito d’istinto, preoccupandomi di non vedermi strappato un nuovo arto... » replicò egli, non privo di un certo, evidente sarcasmo in quella richiesta di scuse « Visto che qui da noi non abbiamo ancora la tecnologia utile per creare delle protesi così belle, mi piacerebbe poter uscire da questa battaglia tutto intero! »

giovedì 1 aprile 2021

3598

 

A Duva Nebiria quel mondo piaceva.

Esprimere un’opinione nel merito del mondo dove si vive, per quasi qualunque altra persona attorno a lei, avrebbe avuto a dover essere inteso pari a un semplice esercizio di stile. Dopotutto a nessuno di loro era stata concessa la possibilità di avere a scegliere il proprio mondo, allo stesso modo in cui non sarebbe stata loro garantita l’occasione di esprimere preferenze sul colore dei propri occhi, o sulle caratteristiche dei propri capelli o della propria pelle. Insomma: se eri nato in quel mondo, quel mondo avrebbe dovuto andarti bene per forza, così come avrebbero dovuto andarti bene gli occhi scuri piuttosto che chiari, o avere capelli lisci piuttosto che ricci.
Ma a Duva Nebiria, a differenza della maggior parte delle altre persone attorno a lei, era stata concessa la possibilità di scegliere quel mondo. Perché ella non era nata in quel mondo e, in effetti, ben poco avrebbe mai potuto vantare di avere in comune con un mondo come quello. Volendo fare un paragone cinematografico, ella era passata da una realtà fantascientifica, o, per lo meno, quella che molti secoli prima avrebbero avuto a definire fantascientifica, benché per lei fosse la pura e semplice normalità, a una realtà fantasy medievale, rinunciando a viaggiare fra le stelle a bordo di straordinarie navi stellari per finire a ritrovarsi costretta a svuotare ogni mattina il proprio pitale fuori dalla finestra, per così come lì avrebbe avuto a essere inteso naturale fare. Un paragone, il suo, che comunque nessuno avrebbe potuto intendere ove ella avesse cercato di esprimerlo a parole, anche e semplicemente nell’assenza di un termine utile a indicare l’idea stessa del cinema, o di un lungometraggio.
E per quanto, comprendendo ciò di cui ella avrebbe potuto parlare, semplicemente improponibile sarebbe stato partire dal presupposto che a lei tutto ciò potesse realmente piacere... beh... a Duva Nebiria, per l’appunto, quel mondo piaceva.

Duva Nebiria non era più una ragazzina da molto tempo e, ciò nonostante, mai come da quando aveva conosciuto Midda Namile Bontor, prima, e Har-Lys’sha, poi, si era sentita contraddistinta da un infantile entusiasmo nei confronti della vita.
Prima che Midda e Lys’sh entrassero a far parte della propria vita, Duva era avrebbe avuto a potersi considerare soltanto una donna divorziata, insoddisfatta e annoiata, la cui massima occasione di svago avrebbe avuto a doversi riconoscere nel canzonare il proprio ex-marito per la scelta di una moglie troppo più giovane di lui. Non che tutto ciò le facesse onore... anzi. E di questo ella ne era, proprio malgrado, perfettamente consapevole.
Ma da quando Midda e Lys’sh erano divenute parte integrante della propria quotidianità, Duva non aveva più avuto possibilità di lamentare occasione di tedio, passando in maniera pressoché continua da una disavventura all’altra, come se i guai l’avessero presa di mira. E benché, chiunque altro, al suo posto, avrebbe trovato tutto ciò terrificante ancor prima che entusiasmante, rimpiangendo la quiete della propria vita passata e rifuggendo con orrore la compagnia di quelle due sorelle d’arme e di vita; ella non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual un chiunque altro qualsiasi. Ragione per la quale quando, un giorno, Midda Bontor le aveva comunicato la propria intenzione a partire per un viaggio di sola andata a fare ritorno al proprio pianeta natale, carica di dispiacere nel confronto con l’obbligato addio che tutto ciò avrebbe rappresentato; Duva Nebiria non aveva esitato neppure per un istante a scegliere di dire addio a tutto ciò che sino a quel momento era stata la sua vita, la sua realtà, per avere destinarsi a un mondo a lei del tutto estraneo, per lei sconosciuto, è già noto, in verità, qual “primitivo” rispetto a quanto per lei considerabile realtà, e pur l’unico mondo nel quale ella avrebbe desiderato avere occasione di vivere, per non ritrovarsi costretta a separarsi da Midda e da Lys’sh, soprattutto là dove, suo pari, anche la giovane ofidiana non aveva mancato di impegnarsi in un ragionamento del tutto parallelo al suo.
Così Duva Nebiria e Har-Lys’sha erano partite accanto alla loro amica sororale alla volta di quel pianeta così lontano, fisicamente e psicologicamente, da tutto ciò che mai avevano conosciuto. E, nel considerare quanto i guai non l’avessero mai lasciata tranquilla un solo istante... beh... ella non avrebbe potuto ovviare a essere più che soddisfatta della scelta compiuta.

In verità, poi, al di là di quanto ella avrebbe potuto riconoscere o meno di essere soddisfatta della scelta compiuta nel votare a favore di quel mondo, nessuno, attorno a lei, soprattutto ove consapevole della sua storia personale, avrebbe potuto sollevare il  benché minimo dubbio nel merito di quanto Duva Nebiria avesse deciso dimostrando assoluta assennatezza, giacché difficile sarebbe potuto essere immaginare una donna più adatta di lei a una realtà qual quella.
Premesso quanto, in quel mondo la sua amica Midda Bontor fosse conosciuta qual una vera e propria leggenda vivente, e innumerevoli, in tal senso, avrebbero avuto a poter essere elencati gli appellativi con i quali ella era abitualmente indicata, fra i quali Figlia della dea della guerra Marr’Mahew, Ucciditrice di Dei, Campionessa delle città di Kriarya e di Lysiath, in termini a lei tributati non in maniera gratuita o immotivata, quanto e piuttosto ben giustificata da tutte le straordinarie imprese che ella aveva compiuto, affrontando uomini, mostri e dei, e sopravvivendo ogni volta a tutto ciò, a discapito di ogni previsione in senso contrario; ove fosse stato domandato alla stessa Midda Bontor qual persona, nell’universo, considerasse più simile a sé, non tanto a livello fisico, quanto e piuttosto di mente, di cuore e di spirito, certamente ella avrebbe risposto citando proprio in nome di Duva Nebiria, non avendo mai incontrato con alcun’altra persona un tale affiatamento e una tanto marcata intesa.
E se Midda Bontor avrebbe avuto a dover essere sostanzialmente venerata al pari di una leggenda vivente, una divinità guerriera, migliore espressione di quello stesso mondo; la persona a lei più prossima, qual Duva Nebiria, non avrebbe potuto che essere considerata egualmente perfetta a confronto con tutto ciò, come fosse lì nata e cresciuta, e lì abitasse da sempre.

Insomma: a Duva Nebiria quel mondo piaceva.
E, parimenti, Duva Nebiria avrebbe avuto a dover essere intesa qual perfetta per quel mondo.

Per questa ragione, anche trovandosi nella peggiore delle situazioni possibili, Duva non avrebbe potuto mancare di apparire straordinariamente a proprio agio con tutto ciò. Perché, in fondo, ella aveva scelto quel genere di vita, l’aveva voluto rendere qual proprio, e non lo avrebbe mai rinnegato fino a quando avrebbe ancora avuto energia ad animare le proprie membra...
... conditio sine qua non che, presto, avrebbe potuto tuttavia venir meno, nel riconoscerla, allora, pericolosamente ciondolante dal collo di un mostro gigantesco, fra le carni del quale si poneva lì affondata fino alla guardia la sua spada, alla quale ella era così appesa con ambo le mani nella certezza di quanto, se fosse stata sbalzata via, difficilmente sarebbe stato per lei sopravvivere all’impatto al suolo, a non meno di trenta piedi sotto di lei.

« Sei sicura che non ti manchi mai la tua vecchia vita a bordo della Kasta Hamina...?! » le gridò Midda Bontor, a mezza dozzina di piedi più in basso rispetto a lei, in una posizione similare alla sua « Questo genere di cose non ti sarebbero mai successe in passato! »
« Ed è proprio per questo che non mi può mancare la mia vecchia vita, sorella! » sorrise ella, rispondendo pur a denti stretti in conseguenza al notevole sforzo fisico richiestole da tutto ciò « Dove sarei mai andata a trovare l’occasione di confrontarmi con qualcosa del genere...?! »
« Non sai quanto mi conforti sapere di non essere l’unica pazza in circolazione! » rise allora, per tutta replica, la donna guerriero, più che soddisfatta da quella conferma a una domanda pur da lei formulata quasi con intento retorico, nel ben conoscere l’amica e nell’essere certa, quindi, della sua risposta.