11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

lunedì 3 maggio 2021

3630

 

Alla fine, proprio malgrado, Maddie dovette accettare di ritrovarsi relegata al proprio ruolo di ancoraggio spirituale per la propria gemella, in termini tali da escludere, necessariamente, di poter avere a muoversi all’interno di uno dei luoghi individuati qual di potenziale irraggiungibilità per la medesima. Una scelta sostanzialmente obbligata, la sua, a non negare alla propria gemella, e a chiunque l’avesse accompagnata nel tempo del sogno, la possibilità di fare ritorno indietro. Definito tale ruolo, quindi, rimase il resto della ripartizione delle loro forze fra quelle quattro locazioni, cercando di trovare un giusto equilibrio nelle quattro formazioni allor necessarie.
Ad accompagnare Nóirín Mont-d'Orb all’interno del tempo del sogno, quindi, ebbe alfine a candidarsi Be’Sihl Ahvn-Qa, sino a quel momento rimasto in quieto silenzio a confronto con tutti quei discorsi, nel valutare con attenzione il proprio potenziale contributo alla faccenda e i termini nei quali questo avrebbe potuto rivelarsi più proficuo. Sebbene Be’Sihl, rispetto a tutti gli altri, non avrebbe potuto vantare particolare ragione di maggior confidenza con il tempo del sogno, avendolo visitato sostanzialmente nelle medesime occasioni di tutti gli altri, egli avrebbe avuto comunque a dover essere riconosciuto qual contraddistinto da maggior capacità rispetto ad altri nell’adattarsi a situazioni anche ben oltre il limite del paradossale, fra il ritrovarsi a convivere con Desmair all’interno del proprio stesso corpo, il ritrovarsi a viaggiare fra le stelle del firmamento insieme a Midda, il ritrovarsi proiettato all’interno della mente della stessa Figlia di Marr’Mahew per cercare di salvarla da se stessa e dalla trappola lì ordita da Desmair e moltissime, altre, folli situazioni affrontate in quegli ultimi anni al fianco della propria amata. E laddove, nell’imprevedibilità propria del tempo del sogno, fondamentale sarebbe stato riuscire a dimostrare grande capacità di adattamento, ottimale sarebbe allor stato il coinvolgimento di Be’Sihl, anche e soprattutto al fine di non lasciare Rín sola in potenziale contrasto al secondo-fra-tre avversario, fedele ad Anmel Mal Toise.
In direzione del tempio della fenice, altresì, alla fine ebbe a candidarsi H’Anel Ilom’An, affiancata per l’occasione da Duva Nebiria. Fra costringere il fratello minore a confrontarsi nuovamente con quel luogo contraddistinto da tanto negativi ricordi e destinarlo a un viaggio fra i monti a loro più cari, la scelta della figlia di Ebano fu emotivamente obbligata, preferendo riservare a se stessa l’incomodo di quell’esperienza. E, in assenza, in fondo, di una qualunque pregressa esperienza da parte di chiunque nei riguardi di quel luogo, che ad affiancarla fosse Duva, Lys’sh o chiunque altro poco avrebbe avuto importanza, ragione per la quale, la Furia Nera sarebbe potuta essere considerata una compagna di viaggio adeguata, o inadeguata a seconda dei punti di vista, al pari di chiunque altro. Così, a confronto con l’interesse allor dimostrato da Duva nel poter visitare quel luogo, e quel luogo così peculiare a confronto con le dinamiche proprie del multiverso, nessuno ebbe ragione utile a negarle tale possibilità.
E se la figlia di Ebano si destinò in tal maniera al tempio della fenice, fondamentalmente obbligata fu la scelta che vide M’Eu proiettato in direzione dei resti della fortezza fra i ghiacci un tempo prigione di Desmair, con la propria nuova qualifica di guida montana. Un viaggio, in verità, in una direzione ben diversa da quella che un tempo avrebbe avuto a poter essere intesa per lui qual casa, e là dove ancora avrebbe potuto avere a ritrovare la sua famiglia e, soprattutto, suo padre, per quanto, comunque, fra le vette dei monti Rou’Farth, e di quella lunga e importante catena atta a delineare il confine fra Kofreya e Y’Shalf; e un viaggio nel quale, per l’occasione, si sarebbe allor ritrovato accompagnato da Be’Wahr Udonn, sospinto in tal senso dal proprio fratello d’arme e di vita Howe. Una scelta, quella così compiuta dallo shar’tiagho, atta a evitare che il biondo potesse aver la responsabilità della nuova spedizione verso il luogo un tempo dimora della corona perduta di Anmel Mal Toise, in nome di un’onesta mancanza di fiducia nelle sue capacità di orientamento e nella sua memoria di quanto compiuto in passato per sopravvivere a tutto ciò.
Così, nel mentre in cui Be’Wahr ebbe a essere più o meno forzatamente indirizzato ad accompagnare M’Eu a verificare l’ipotesi relativa all’ex-prigione di Desmair, Howe Ahlk-Ma ebbe a rendere proprio l’incarico in direzione di quella che, a conti fatti, avrebbe potuto essere parimenti intesa qual l’ex-prigione della madre del medesimo semidio, Anmel Mal Toise. Un viaggio, il suo, nel quale, per mera esclusione di alternative, si sarebbe ritrovato affiancato da Har-Lys’sha. La giovane ofidiana, al pari di Duva, non avrebbe potuto vantare alcuna particolare e pregressa confidenza con nulla di tutto ciò, motivo per cui una destinazione avrebbe potuto quietamente equivalere all’altra.
Quattro coppie eterogeneamente assortite, quindi, quelle in tal maniera formate, per quattro destinazioni una più spiacevole dell’altra, nell’improbabile ricerca di Midda Namile Bontor dopo che questa si era consegnata alle spiacevoli cure della Progenie della Fenice.

« Non so se essere più invidiosa di voi o più preoccupata per voi. » sospirò Maddie, al termine di quella divisione di ruoli, e della definizione di quelle coppie, e di quelle coppie all’interno delle quali, purtroppo, non vi era spazio per lei « Non per voler mancare di fiducia verso di voi... ma siete certi che, così divisi, riuscirete ad affrontare la sfida riservatavi, potenzialmente, non soltanto da quei luoghi ma, ancor peggio, dalla Progenie della Fenice...? »
« Credevo avessimo già chiarito che è una scelta praticamente obbligata... » sorrise Duva, stringendosi appena fra le spalle, a minimizzare la questione « E, poi, siamo tutti guerrieri esperti. »

Parole a confronto con le quali lo sguardo di Maddie non poté ovviare a spostarsi in direzione della propria gemella, la quale, senza pur nulla voler negare del suo valore e del suo coraggio, difficilmente avrebbe potuto aver a essere definita guerriera esperta... non laddove, del resto, neppure lei stessa si sarebbe sentita a proprio agio a confronto con simile definizione, fosse anche e soltanto per rispetto dell’esperienza reale di chi, nel mentre in cui ella aveva per lo più a frustrarsi per banalissimi problemi di ufficio e di rapporti con i colleghi, si era da sempre ritrovato a dover giostrare con simili, pericolose realtà.

« Ehi! » protestò Rín, intuendo il significato celato dietro a quello sguardo « Guarda che nel tempo del sogno sono stata io la prima a imparare a combattere e a mostrare a tutti voi come fare! » rammentò ella, scuotendo il capo e rifiutando qualunque sfiducia nei propri riguardi « Se c’è qualcuno che deve avere paura di una sfida, in quella realtà, dovrebbe essere il disgraziato che mi attraverserà la strada. » concluse pertanto, forse con un eccesso un po’ troppo marcato di fiducia e, ciò non di meno, con quell’approccio giustificabilmente sbruffone utile per porsi nelle migliori condizioni psicologiche utili per affrontare quella serie di prove, nessuna fra le quali, in generale, avrebbe potuto riconoscersi scevra di pericoli.
« La chiamavano Nikita. » roteò gli occhi Maddie, scuotendo poi il capo, nel fare riferimento a un celebre personaggio cinematografico del loro mondo natale, in un riferimento che, comunque, non avrebbe potuto essere colto da alcuno dei presenti « Cerca di non strafare, piuttosto. Perché l’ultima volta che abbiamo controllato, secondo-fra-tre era comunque una minaccia decisamente peggiore rispetto a qualunque evocatore della Progenie della Fenice. »

Costretti dalla sorte a giocare con quella comunque non ottimale divisione delle loro forze, tutti loro non avrebbero comunque potuto fare altro che cercare di impegnarsi al massimo, non soltanto per ritrovare la perduta Midda Bontor ma, ancor più, per riportare a casa la pelle.
Perché, purtroppo, l’osservazione proposta da Madailéin non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual ingiustificabile e pessimistica ipocondria, quanto e piuttosto una semplice constatazione dei fatti. E di quei fatti a confronto con i quali per ognuno di loro quel viaggio avrebbe potuto spiacevolmente rivelarsi letale, destinato a dover essere ricordato non quanto un’occasione di mirabile trionfo, quanto e peggio qual l’ultimo errore compiuto.

domenica 2 maggio 2021

3629


Per quanto non propriamente appassionate di film dell’orrore, tanto Madailéin quanto sua sorella Nóirín, avrebbero potuto vantare sufficiente confidenza con gli stereotipi più classici del genere, in misura sufficiente a comprendere quanto avere a dividersi per affrontare quattro alternative una peggiore dell’altra non avrebbe avuto a potersi considerare, sotto alcun punto di vista, qual una buona idea. Anzi.
Nel migliore dei casi, fossero allora state comodamente sedute sulle poltroncine di una sala di proiezione, o, ancor meglio, sul divano di casa propria, quello sarebbe stato il momento in cui, assistendo a una simile proposta da parte degli eventuali protagonisti di turno, non avrebbero potuto fare a meno di commentare l’assurdità di una simile iniziativa, e di un’iniziativa che non avrebbe potuto condurre ad alcun risultato se non alla loro sistematica eliminazione, nella sola eccezione di un’eventuale superstite che, sempre nel più banale rispetto degli stereotipi più classici del genere, utile a garantire il proseguo di un’eventuale serie cinematografica.
Purtroppo era passato già molto tempo dall’ultima volta che si erano potute riservare l’opportunità di pontificare sulle scelte di qualche sventurato protagonista nella quieta sicurezza propria del mero ruolo di spettatore, nell’essersi, proprio malgrado, ritrovate a loro volta protagoniste di un film dai risvolti orrorifici nel momento in cui Amnel Mal Toise aveva deciso di uccidere Maddie scatenandole contro delle creature vittime dell’assolutamente sgradevole morbo cnidariano. E nel momento in cui, una persona conosciuta o sconosciuta che dir si voglia, all’improvviso, mostra la parte superiore del proprio busto, e la propria intera testa, dischiudersi in due metà speculari, a palesare un’orrida fila di denti; improvvisamente ogni proprio possibile preconcetto sulla realtà e sulle sue regole ha, necessariamente, a dover essere rimesso in discussione, con buona pace di tutto e di tutti.
Così, per quanto sgradevolmente certe di star ponendosi a confronto con l’idea peggiore che mai avrebbero potuto rendere propria, entrambe non avrebbero potuto ovviare che accettare il rischio… e accettarlo nella forse futile speranza, in ciò, di poter contribuire alla salvezza della loro amica, e di quell’amica che pur, per il loro bene, non aveva minimamente esitato a porre in forse il proprio destino.

« Non mi entusiasma l’idea di avere a fare ritorno al tempio della fenice… ma per il bene di Midda, potete considerarmi pronto. » sancì M’Eu, offrendosi per primo, nell’evidente raziocinio che avrebbe potuto giustificare il suo coinvolgimento in tal senso, ben ricordando quel luogo per quanto, all’epoca, fosse un bambino poco più grande rispetto alla piccola Eli.
« E io con te, fratellino… » confermò H’Anel, in totale accordo con il proprio fratello minore, annuendo con convinzione a quell’ipotesi.
« In verità, credo che uno almeno uno fra voi due dovrebbe farci strada verso i resti della fortezza di Desmair. » intervenne allora Maddie, escludendo l’eventualità di impiegare entrambi i figli di Ma’Vret verso il tempio della fenice « Per quanto nessuno fra i presenti abbia avuto passata occasione di visitarlo, è pur vero che fra tutti noi, voi due siete coloro che possono vantare più confidenza con i monti Rou’Farth. » sottolineò, a giustificare la propria scelta altrimenti apparentemente bizzarra.

H’Anel e M’Eu, figli del mercenario un tempo noto con il nome di Ebano, infatti, avrebbero potuto vantare di essere nati e cresciuti proprio fra le vette della catena montuosa presente a separare il regno di Kofreya dall’antagonista regno di Y’Shalf, là dove loro padre aveva cercato riparo in una vera e propria comunità di nomati esuli, desiderosi, in tale isolamento, di avere occasione di rinnovare le proprie vite, un tempo votate alla guerra e alla violenza, in una nuova visione di pace e di serenità. Proprio in tale comunità loro padre Ma’Vret aveva cercato un’alternativa alla propria burrascosa vita, un tempo compagno d’arme e di letto dell’allor giovane donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco che, poi, sarebbe stata conosciuta come Figlia di Marr’Mahew; e proprio in tale comunità egli aveva avuto occasione di incontrare loro madre, e di mettere al mondo quei figlioletti, mantenendoli isolati dalla violenza della vita almeno fino a quando, spiacevolmente, la violenza della vita non era giunta sino a loro, a pretendere l’attenzione della stessa Midda Bontor, lì in estemporanea e fugace visita a un caro, vecchio amico purtroppo, all’epoca dei fatti, già rimasto vedovo da tempo.
Era stato proprio in tale occasione che le vite di H’Anel e M’Eu si erano intrecciate per la prima volta a quella di Midda, ed era stata proprio in tale occasione che Midda Bontor si era impegnata a trarli in salvo da un’altrimenti tragico fato, affrontando i pericoli del tempio della fenice. H’Anel e M’Eu, inevitabilmente, non avevano potuto allor che subire il fascino di quella donna che, ben volentieri, avrebbero accolto nelle proprie vite quale una nuova madre se soltanto ella lo avesse desiderato; ragione per la quale, di lì a qualche anno più tardi, quando l’infanzia venne lasciata alle spalle in favore della fanciullezza, prima, e della giovinezza, poi, entrambi decisero, apparentemente in contrasto a quella che pur era stata l’ultima scelta del loro genitore, di abbandonare la serenità della loro comunità isolata per potersi immergere nel mondo, nella vita al di fuori della loro bolla di pace, animati dalla volontà di accogliere il retaggio di loro padre e, in ciò, di seguire anche le orme di Midda Bontor, votandosi all’avventura.
Occasione, quella, che era stata loro poi offerta nell’affiancamento a due veterani qual Howe e Be’Wahr e nell’incontro con Maddie, una versione più giovane, e ovviamente anche inesperta, della donna a cui si erano così ispirati.

« Due figli dei regni desertici centrali promossi a guide montane? » ironizzò H’Anel, aggrottando appena la fronte, a ricordare quanto già reso evidente dalla cupa tonalità della loro carnagione, eredità di loro padre.
« Come se mai aveste avuto l’occasione di vederli i regni desertici centrali… » replicò a tono Maddie, sorridendo e scuotendo il capo « Comunque credo che al tempio della fenice potrebbe essere utile andassi anche io. » soggiunse poi, candidandosi a tal ruolo « In fondo sono l’unica che ha avuto un qualche pregresso rapporto con la padrona di casa… »
« Dimentichi che tu mi servi come faro di riferimento per il mio ritorno dal tempo del sogno. » scosse il capo sua sorella Rín, storcendo le labbra verso il basso « Se veramente quel luogo si pone al di fuori delle mie capacità di rilevazione, andando lì finiresti col negarmi ogni possibilità di ritorno a questa dimensione. »
« Dannazione! » imprecò allora la donna, apparendo estremamente simile alla propria corrispettiva locale in tale irritata protesta « Davvero vuoi che io abbia a restare qui ferma ad aspettare il tuo ritorno…?! »
« Che poi non è molto diverso da quello che hai chiesto di fare a me e a papà quando sei partita per il multiverso… » ridacchiò Rín, ammiccando verso di lei.

Maddie avrebbe voluto ribattere ancora a quelle parole ma, proprio malgrado, nulla di quanto avrebbe mai potuto dire avrebbe avuto a potersi concedere un’occasione di ragionevolezza a confronto con l’argomentazione così presentatale dalla propria gemella.

Ragione per la quale, alla fine, tutto ciò che poté concedersi possibilità di compiere fu, semplicemente, voltarsi all’indirizzo di Meri e Nami e sbottare, con fare grottescamente indispettito: « Inizio a comprendere perché vostra madre e vostra zia hanno finito per farsi guerra… » salvo, poi, nel rendersi conto di quanto la propria uscita non fosse stata delle più felici, avere a scusarsi « D’accordo, questa mi è uscita male. Perdonatemi. »

In verità, tuttavia, al di là della premura da lei dimostrata nel chiedere scusa alle due figlie di Nissa per la propria frase dalla discutibile ironia, quello scambio di battute fra loro non aveva potuto ovviare che ad affascinare Mera Ronae e Namile, offrendo loro uno spaccato interessante di quella che, forse, avrebbe potuto essere la loro realtà famigliare se soltanto loro madre e loro zia non avessero declinato in termini decisamente meno ironici i loro dissidi.

sabato 1 maggio 2021

3628


« Cosa intendi dire…?! » aggrottò appena la fronte Rín, incuriosita da quell’intervento « Quale prigione…?! »

Howe, come di consueto, non avrebbe potuto desiderare lasciarsi sfuggire l’occasione di canzonare il fratello. In fondo, fin da quando erano bambini, cresciuti insieme come fossero figli degli stessi genitori per quanto, in effetti, entrambi ben conoscessero le reciproche famiglie, quello avrebbe avuto a dover essere inteso qual il suo passatempo favorito: tormentare Be’Wahr. Non con cattiveria, laddove al mondo non sarebbe potuta esistere un’altra persona che avrebbe potuto amare più di suo fratello… ma, comunque, con ammirevole costanza, puntuale insistenza, in termini che chiunque altro avrebbe potuto considerare a dir poco persecutori ma che, all’interno di un medesimo nucleo familiare, avrebbero avuto a poter essere anche giustificati come una bizzarra forma di affetto.
Ciò non di meno, in quell’occasione, lo slanciato shar’tiagho ebbe a comprendere immediatamente a cosa il suo biondo compare stesse riferendosi, motivo per il quale mise a tacere ogni intento beffardo a discapito dell’altro. E lo mise a tacere non semplicemente in conseguenza di un quieto riconoscimento della correttezza di quelle parole, e di quelle parole che non avrebbero potuto in alcuna maniera essere contestate; quanto e piuttosto in virtù del fatto che, obiettivamente, egli non avrebbe mai voluto prendere in esame l’idea così pur correttamente suggerita da Be’Wahr, e quell’idea in riferimento a un luogo nel quale mai e poi mai avrebbe desiderato porre nuovamente piede: non in quella vita, né in alcun’altra.

« Il luogo dove per secoli, o forse millenni, è stata custodita la corona di Anmel Mal Toise… » sospirò quindi Howe, a concedere, in tal senso, il proprio sostegno in direzione del fratello e della sua proposta « Quel dannato dedalo mortale dal quale con Midda e Carsa ci siamo spinti, forse in maniera troppo ingenua, a dar inizio a tutta la sequela di eventi che, alla fine, ha condotto né più né meno a questo risultato. »
« Esattamente. » annuì il biondo, in nulla infastidito dal fatto che il fratello lo avesse anticipato in quella spiegazione e, anzi, più che lieto per l’implicito riconoscimento da lui così tributato in favore alla correttezza della sua intuizione.

Sebbene quell’avventura, a posteriori, avrebbe anche dovuto essere ricordata come l’origine della loro amicizia, e di un’amicizia che ormai perdurava da ben tre lustri, né Howe, né Be’Wahr avrebbero potuto ricordare in maniera nostalgica quei giorni. Non laddove, in tutta onestà, nulla di quanto allor compiuto aveva condotto a un risultato positivo, né nell’immediato, né, ancor meno, con il senno di poi.
Era stato proprio nel mentre della ricerca delle informazioni utili a ritrovare quel luogo, infatti, che i quattro cavalieri così eterogeneamente assortiti dall’evidente lungimiranza di lady Lavero di Kirsnya erano stati costretti a violare i confini della grande Biblioteca di Lysiath, salvo, lì, avere a ritrovarsi a confronto con una vera e propria stirpe di ragni giganti, comandati da un terrificante ibrido fra una donna e un ragno, bramosa, al pari di tutta la propria famiglia, di avere a nutrirsi con le loro carni e a dissetarsi con il loro sangue: una trappola mortale, quindi, a confronto con la quale Midda Bontor aveva deciso di agire in maniera tanto pragmatica quanto distruttiva, dando fuoco all’intera Biblioteca per riservare loro occasione di salvarsi da un altrimenti infausto destino. E se, obiettivamente, in tal maniera avevano avuto salva la vita, ciò nonostante nessuno fra loro aveva poi avuto motivo alcuno di che gioire di ciò, a confronto con l’evidenza di quanto, così facendo, avevano privato il loro mondo, e le generazioni a venire, di una fonte incomparabile di antica conoscenza, un sapere dimenticato dalle genti e pur conservato in quei polverosi tomi e in quei tomi da loro ridotti in cenere.
Come se ciò non fosse stato sufficiente, comunque, la loro avventura non era prematuramente terminata con quella discutibile vittoria contraddistinta dall’amaro sapore della sconfitta ma, altresì, aveva proseguito, e proseguito in grazia a nuove, fortunate intuizioni, sino a giungere, effettivamente, al luogo ove la corona perduta era rimasta custodita per secoli, forse millenni, e custodita dietro a una serie di terrificanti prove atte a dimostrare il valore di chiunque avesse desiderato impossessarsene. Prove l’ultima delle quali, in maniera quantomeno folle, avrebbe avuto a prevedere un estremo sacrificio da parte loro, e un estremo sacrificio in sol grazia al quale, quindi, si avrebbe avuto a poter dimostrare d’essere realmente degni di tale potere. Un sacrificio allor compiuto dalla stessa Figlia di Marr’Mahew, precipitatasi in un oscuro precipizio apparentemente senza fondo e lì, ipoteticamente, perduta per sempre. Ciò, invero, non era poi stato, in un suo tanto imprevisto quanto incredibile ritorno in circolazione, secondo dinamiche che, pur, mai avevano avuto occasione di esser chiarite… non laddove neppure ella stessa, in effetti, avrebbe potuto vantare la benché minima consapevolezza nel merito di come potesse essere sopravvissuta a tutto ciò.
Se a simili premesse, poi, si avesse avuto a sommare la tardiva consapevolezza di aver liberato, così facendo, lo spirito di Anmel Mal Toise, in termini tali per cui, successivamente, tutta la loro esistenza si era vista radicalmente sconvolta, sino ai giorni attuali e chissà ancora per quanto tempo a venire, sufficientemente comprensibile avrebbe avuto a doversi considerare la ritrosia psicologica da parte loro a confronto con l’eventualità di avere a poter dover tornare in quel luogo.

« Domanda sciocca… » esitò allora Maddie, non nel voler rifiutare quella possibilità, quanto e piuttosto nel voler tentare di venire incontro ai due amici escludendo l’eventualità di aver a dover muovere i propri passi in una direzione che, evidentemente, non avrebbe potuto in alcuna maniera entusiasmarli « … al di là di quanto quel posto possa essere brutto e cattivo, perché mai dovrebbe poter essere considerato all’interno di questo annovero…? Cioè… stiamo parlando di luoghi molto particolari, nei quali le normali regole del multiverso non sembrano valere, rendendo conseguentemente vani gli sforzi di Rín per rintracciare Midda. »
« Credimi… » scosse il capo Howe « Nulla in quel luogo può considerarsi normale. »
« Del resto se è stato concepito per contenere il potere di Anmel, probabilmente ha il suo perché. » suggerì allora Duva, intervenendo forse a sproposito nella questione e, ciò non di meno, non potendo che trovare ragionevole quella quarta idea per così come posta sul piatto.

Il tempo del sogno, il tempio della fenice, la fortezza fra i ghiacci, e il luogo ove era stata custodita la corona perduta di Anmel Mal Toise: quattro luoghi estranei a qualunque normale concezione umana e che, in effetti, sarebbero rimasti persino sconosciuti al mito stesso se non fosse stato per Midda Bontor e la sua spiccata predilezione a spingersi sempre oltre…
… e forse, sovente, persino troppo oltre.

« Quattro alternative… » sospirò quindi Nóirín, accettando pertanto quella nuova idea e, pur, non potendo ovviare a dimostrarsi per nulla entusiasta per una simile varietà di possibilità loro concesse, una varietà che avrebbe necessariamente visto disperdersi le loro energie su troppi forti eccessivamente pericolosi « Da non avere idea di dover poter andare, ora ne abbiamo sin troppe… e nessuna di loro particolarmente positiva. »
« Pensare di esaminare ognuna di queste alternative in sequenza sarebbe una follia. » osservò Maddie, storcendo le labbra verso il basso « Correggetemi se sbaglio, ma nessuna di loro ha da considerarsi di facile accesso… né di rapida raggiungibilità. »
« Per niente. » escluse fermamente Howe, per quanto, in effetti, di quei luoghi ne avesse personalmente visitati soltanto la metà « Ammesso ma non concesso di sopravvivere, ci potremmo mettere mesi interi a passarli in rassegna tutti. »
« Dobbiamo dividerci. » sancì allora Lys’sh, risoluta nella propria asserzione, per quanto folle, tutto ciò, non avrebbe potuto ovviare ad apparire sotto ogni punto di vista.