11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

giovedì 3 giugno 2021

3661

 

H’Anel Ilom’An non si era mai sentita invidiosa di un’altra donna, almeno fino a quando non aveva conosciuto Har-Lys’sha. Ove pur, infatti, i più non avrebbero potuto apprezzare da parte sua un qualche senso di invidia per la giovane ofidiana, in quest’ultima nulla di più riuscendo a cogliere se non un inquietante ibrido fra una donna e un rettile, così spaventosamente simile alla comune idea di una gorgone o di altre terrificanti creature mitologiche; la figlia di Ebano, in taluni momenti, avrebbe fatto carte false per potersi scambiare di corpo con Lys’sh. E non tanto per quell’esotica sensualità che pur non era in grado di rifiutarle, riconoscendo quietamente la sua bellezza seppur così aliena a ogni umano canone; quanto e piuttosto per le sue mirabili capacità ofidiane, e quelle capacità che nessun essere umano avrebbe potuto vantare... neppure la stessa, e straordinaria, Midda Bontor.
Pur difettando, forse, nel senso della vista, infatti, Lys’sh avrebbe potuto far affidamento su un udito e un olfatto privi d’eguali. E, ancora, di un’agilità e di una velocità semplicemente impressionanti, soprattutto ove accompagnate dalla capacità di muoversi nella maniera più discreta assoluta, in termini tali per cui, a titolo esemplificativo e tutt’altro che puramente casuale, se soltanto fosse stata Lys’sh a essere lì presente, in quel momento, in quel frangente, innanzi a quell’accampamento della Progenie della Fenice, ella avrebbe potuto muoversi al suo interno con quieta disinvoltura, riuscendo a sottrarsi a qualunque sguardo quasi fosse dotata di una qualche sovrannaturale invisibilità.
Per H’Anel, proprio malgrado, ciò non avrebbe avuto a poter essere considerato possibile. Ragione per la quale, pur non negandosi tutto il proprio più serio impegno ad avanzare in maniera quanto più possibile discreta e prudente all’interno di quell’enorme spazio sotterraneo, nella volontà di esplorarne l’intera estensione al fine di assicurarsi della presenza o dell’assenza di Midda Bontor al suo interno, o, all’occorrenza, dell’evidenza del fatto che Midda Bontor potesse essere stata lì in un qualche periodo sufficientemente recente; ella finì solamente per giungere a all’altezza della seconda coppia di colonne e di quelle colonne che, viste da vicino, non avrebbero potuto ovviare a risultare ancor più imponenti nelle proprie colossali proporzioni, prima di essere spiacevolmente scoperta, e di ritrovarsi costretta a combattere, sola, per la propria vita.

In verità, per così come anche la stessa Figlia di Marr’Mahew avrebbe potuto quietamente affermare, l’essere sola a confronto con un numero schiacciante di avversari non avrebbe avuto necessariamente a doversi fraintendere qual uno svantaggio. Non là dove, comunque, ci si sarebbe potuti concedere l’occasione di menare colpi a destra e a manca senza minimamente avere a interessarsi all’identità di coloro in contrasto ai quali tali colpi sarebbero stati portati a segno, nella quieta consapevolezza di quanto, comunque, sarebbero giunti a discapito di un avversario.
Forte di tale indiscutibile assunto, e quietamente consapevole della propria posizione di indubbia inferiorità numerica, in una sproporzione forse di uno a cento, se non, persino, maggiore, H’Anel, figlia di Ebano, decise di non cedere a buon prezzo la propria pelle, in pace con se stessa e con gli dei tutti all’idea che forse, o probabilmente, ella avrebbe potuto morire in quella battaglia, e, ciò non di meno, decisa a condurre seco, innanzi al cospetto dei propri dei, quanti più avversari possibili, al fine di guadagnarsi, grazie a loro, il diritto a essere annessa alla schiera dei grandi guerrieri della Storia, sentendo brindare, nell’aldilà, alla gloria delle proprie gesta. E, invero, per un primo momento ella parve persino avere l’occasione di dominare al di sopra di tutti i propri avverarsi, stillando abbondante sangue dalle loro carni a ogni movimento della propria lunga lancia, e di quella lancia che, instancabile, vorticava a destra e a manca, colpendo senza pietà alcuna chiunque si appropinquasse troppo a lei e, al contempo, negando a chiunque una qualche e sostanziale occasione per effettivamente raggiungerla.
Purtroppo, benché molti corpi iniziarono ad accumularsi attorno a lei, la sproporzione esistente fra lei e i propri antagonisti avrebbe avuto a doversi intendere tale da non poter obiettivamente accettare a livello razionale l’idea di poter sopravvivere a quella battaglia, anche ove, attorno a lei, fossero stati riconosciuti schierati soltanto semplici e comuni guerrieri. Ma, in effetti, la maggior parte di coloro attorno a lei schierati non avrebbero potuto essere in alcuna maniera fraintesi qual semplici e comuni guerrieri, motivo per il quale, ben presto, ella ebbe a doversi confrontare con la sfida d’improbabile positiva risoluzione rappresentata da una schiera di stregoni, di evocatori della peggior specie, che a sui contrasto iniziarono a impiegare non tanto armi di metallo, quanto e peggio i propri mistici poteri.

E così, in contrasto a ogni facile entusiasmo, ella ebbe presto ad accusare doverosa difficoltà a confrontarsi con le prime lingue di fuoco che iniziarono a guizzare in suo contrasto, evocazioni elementali di semplice richiamo per coloro schierati a lei in maggiore prossimità, utili a concedere a coloro altresì posti nelle retrovie di organizzarsi con soluzioni più impegnative e, necessariamente, più letali. Non che, comunque, quelle lingue di fuoco avessero a potersi fraintendere qual prive di pericolo, per così come una dolorosa ustione sul di lei fianco destro avrebbe potuto permetterle di testimoniare.

« Infedele! » ruggì con sadico entusiasmo il responsabile dell’attacco che era riuscito a ferirla, e di quell’attacco che, ove ella non fosse stata sufficientemente lesta a spostarsi lateralmente, l’avrebbe allor presa in pieno addome, probabilmente attraversandola da parte a parte e condannandola, in ciò, a morte certa « Come hai osato avventurarti sino a qui...?! Pagherai a prezzo della tua vita tanta stolida audacia... »
« Come avete osato voi insudiciare questo luogo con la vostra folle presenza, fanatici che non siete altro! » protestò H’Anel, per tutta replica, non essendo ancora riuscita a cogliere segno della presenza di Midda e, ciò non di meno, non potendo neppure escluderla, nel confronto con il poco che ella era stata in grado di avanzare « Vi definite Progenie della Fenice... ma la fenice non ha nulla a che fare con alcuno di voi! »
« Credi forse di poterne sapere più di noi riguardo alla Portatrice di Luce...?! » rise l’altro, aggrottando la fronte a confronto con l’impudenza di quell’affermazione, e di quell’affermazione così scandita dalle labbra di una condannata a morte « Noi che sin dalla notte dei tempi proteggiamo questo mondo nel suo nome...?! »
« Ma almeno avete mai avuto occasione di parlare con lei...? » replicò la figlia di Ebano, scampando fugacemente a una nuova fiammata, e a una fiammata che, ciò non di meno, ebbe a investire la metà inferiore della propria lancia, carbonizzandola « Perché io conosco ben due persone che hanno avuto occasione di chiacchierarci... e nessuna di loro è fra voi, in questo momento. »
« Non parlare di ciò che non conosci. Non prendere posizione su ciò che non puoi comprendere. » le raccomandò, tuttavia, l’uomo, esprimendosi con fare contrariato dall’appunto che ella aveva loro così sollevato « E, soprattutto, non avere a credere che chiunque possa relazionarsi con la fenice. » escluse, scuotendo il capo « Ella è un’entità primigenia, è il principio stesso della Creazione. E per alcuna ragione al mondo potrebbe mai abbassarsi a cercare contatto con un essere inferiore come noi. »

Avendo la possibilità di disquisire con quei folli, H’Anel avrebbe avuto probabilmente piacere a tentare di analizzare l’insensatezza evidente dietro a simili ragionamenti. E un’insensatezza volta a dichiararli al servizio di un’entità generatrice di vita e, ciò non di meno, così evidentemente animati da un desiderio di morte; così come atti ad arrogarsi il diritto di conoscere il di lei volere e, ciò non di meno, incapaci persino di concepire l’idea di avere a relazionarsi con lei.
Midda aveva ragione nel definire la Progenie della Fenice un gruppo di fanatici. Purtroppo, però, e così come molti fanatici, essi avrebbero potuto comunque vantare risorse importanti, e risorse in contrasto alle quali, molto presto, ella sarebbe caduta, senza neppure avere occasione di scoprire se tutto ciò avesse a doversi fraintendere invano... oppure no.

mercoledì 2 giugno 2021

3660


Duva Nebiria iniziava a sentirsi insoddisfatta di sé. Proprio malgrado, da quando era entrata in quel dannato tempio sotterraneo, non era riuscita a esprimersi al meglio… anzi. Aveva operato scelte terribili, aveva perso H’Anel, era riuscita a perdere i propri stivali e, peggio ancora, era riuscita a ferirsi malamente cadendo letteralmente dalle scale. E, proverbiale ciliegina sulla torta, era stata costretta a una rocambolesca fuga da un lombrico gigante, e da un lombrico per liberarsi del quale aveva dovuto rinunciare persino alla propria spada. Insomma: non fosse stato tutto terribilmente reale, ella non avrebbe potuto ovviare a convincersi che tutto quello avesse a dover essere inteso né più, né meno, qual uno scherzo perverso.
Certo: l’eventualità di uno scherzo non avrebbe avuto ancora a doversi escludere, là dove avesse avuto ad accettare l’idea dell’esistenza di una qualche entità superiore, una divinità, in grado di manipolare la realtà a proprio piacere, e, di conseguenza, di prendersela malamente con lei. Purtroppo ella proveniva da una civiltà troppo progredita per poter ancora avere ad accettare di credere in questioni di magia e di superstizione, e per quanto, obiettivamente, ella non avesse modo di comprendere la maggior parte delle cose che stavano accadendole attorno sin da quando aveva incontrato Midda Bontor, ella non avrebbe potuto restare quietamente fedele al pensiero che tutto quello, comunque, altro non avesse a dover essere inteso se non qual espressione di qualche scienza a lei ancora sconosciuta, e le cui regole, anche in quello stesso mondo, erano andate perdute da tempo immemore, in maniera tale da ritrovarla, allor, adoperata nella più completa ignoranza del come e del perché tutto ciò avesse a funzionare in tal modo, in termini tali da confonderla per qualcosa di arcano, di mistico, di magico per l’appunto. Così, benché, con buona pace di ogni raziocinio, la sua migliore amica, per lei al pari di una sorella, avesse avuto a ereditare dallo spirito di una regina morta secoli o millenni prima il potere della Creazione e quello della Distruzione, potendosi addirittura permettere di plasmare dal nulla interi universi così come di riportare in vita i morti, rigenerando per loro nuovi corpi e nuovi corpi immortali, in termini tali per cui, probabilmente, chiunque avrebbe potuto avere a considerarla né più né meno al pari di una dea incarnata; Duva non avrebbe potuto ovviare a conservare il proprio quieto scetticismo, e a ritenere che anche Midda Bontor, fondamentalmente, si fosse ritrovata destinataria di qualche arcana scienza, e di una scienza così progredita da permetterle di compiere letteralmente miracoli.
E dopotutto, a sostegno di ciò, la semplice esistenza in vita di Be’Sihl avrebbe avuto a poter essere intesa qual un’evidente e utile riprova, là dove nulla di miracoloso avrebbe avuto a dover essere inteso alla base di ciò, quanto e piuttosto la semplice applicazione di una progredita nanotecnologia, e una progredita nanotecnologia purtroppo però malfunzionante nel confronto con il proprio intento originario, nella misura utile a permettere di riportarlo indietro una volta, ma non in quella utile a mantenerlo imperituramente in vita quanto e piuttosto a condannarlo a trasformarsi in uno zombie decerebrato laddove la sua morte fosse nuovamente occorsa. Insomma: una riprova più che concreta di quanto anche l’idea stessa di negromanzia, pur particolarmente diffusa in quel mondo, non avrebbe avuto a poter essere considerata espressione di magia, quanto e piuttosto di scienza, e, addirittura, di una scienza palesemente fallimentare nel confronto con i propri propositi originali.
E ancora, e sempre a sostegno dell’idea che divinità e poteri arcani non avessero a poter essere parte della realtà, e di alcuna realtà nel multiverso, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la loro pregressa esperienza con i Progenitori, creature che facilmente avrebbero potuto essere fraintese quali dei e che pur, semplicemente, in grazia alla propria scienza e conoscenza, erano riuscite a trascendere i confini della propria stessa natura mortale, facendo proprio quella sorta di retaggio divino. Insomma: anche ammesso che tutte le sventure che le stavano avvenendo avessero a potersi attribuire a un’entità superiore, e a un’entità superiore che doveva averla presa palesemente di mira, tale entità non sarebbe mai stata da lei equivocata qual una divinità. E ove ella avesse alfine avuto a scoprire quanto, effettivamente, tutto ciò avesse a doversi attribuire a un’entità superiore, certamente il suo più profondo desiderio sarebbe stato quello di avere a fare a pezzi quell’entità, per ringraziarla del favore riconosciutole.
Purtroppo, e per l’appunto, ella non avrebbe avuto a poter cedere così facilmente alla superstizione, ragione per la quale, anziché avere a rimproverare qualche non meglio definita entità esterna, la Furia Nera non avrebbe potuto mancare di rivolgere tutto il proprio disappunto a proprio stesso discapito. Disappunto per aver sottovalutato la pericolosità di quel luogo, disappunto per aver posto H’Anel in pericolo ignorando la sua pur evidente opinione contraria, disappunto per essersi dimostrata addirittura incapace di scendere delle scale senza avere a rischiare di rompersi l’osso del collo…

« Mio padre lo diceva sempre… chi è causa del proprio male, pianga se stesso. » sospirò, commentando la propria situazione, nelle tenebre nelle quai era precipitata.

Scalza, con una spalla lussata e un braccio pressoché inutilizzabile, nonché armata soltanto di un lungo stiletto, ella non avrebbe potuto ovviare a provare una crescente sfiducia in sé e nelle proprie capacità, in misura tale per cui, a confronto con quell’oscurità imperante, ella non avrebbe potuto ovviare anche a domandarsi se, forse, non avesse avuto a compiere la scelta sbagliata nello spingersi, volontariamente, in quel diverso piano dimensionale, e un diverso piano dimensionale immerso in tal maniera nell’oscurità più totale.
Unica nota positiva, a margine di tale, non facile situazione, avrebbe avuto a dover essere intesa l’idea che, per lo meno, quella nuova rampa di scale da lei affrontata, e affrontata parzialmente immersa nelle tenebre, era stata allor superata senza nuove, improbabili cadute. E, del resto, se così non fosse stato, ella avrebbe quietamente preso in considerazione l’idea di ritirarsi a vita privata, là dove, chiaramente, una vita avventurosa non avrebbe più avuto a poter essere considerata ideale per la sua salute.

« Certo che se Midda stesse aspettando me per essere salvata… » si rammaricò, scuotendo appena il capo, impietosa nel proprio giudizio a proprio stesso discapito « … diamine! Che situazione imbarazzante potrebbe essere. »

Imbarazzo a parte, comunque, Duva Nebiria non si sarebbe mai tirata indietro. E, ove le fosse stata concessa anche e soltanto una fugace occasione di contribuire in maniera positiva al riscatto della propria amica sororale, ella avrebbe certamente fatto tutto il possibile e anche l’impossibile per lei.
Così ella non ebbe assolutamente a rallentare nel proprio incedere e, sforzandosi di dimenticarsi di ogni dolore, insistette a proseguire oltre, e proseguire in direzione del proprio obiettivo finale… metaforicamente parlando, quantomeno, là dove a livello sostanziale ella non avrebbe potuto riservarsi la benché minima idea nel merito di dove, realmente, potesse star andando.
Tuttavia, nel proprio peregrinare, ella ebbe alfine a cogliere, in lontananza, innanzi a sé, un bagliore luminoso, e, senza esitazione alcuna, ebbe a dirigersi verso lo stesso, certa di quanto, in fondo, qualunque cosa avrebbe potuto attenderla lì sarebbe stata necessariamente meglio di continuare a errare senza meta all’interno di quelle tenebre. Quanto allora, però, la Furia Nera non avrebbe mai potuto attendersi di incontrare, di avere a raggiungere muovendosi in maniera così priva d’ogni concreta opportunità di orientamento, sarebbe stato proprio ciò a confronto con il quale, raggiunta quella fonte di luce, ebbe a trovarsi a essere…
… o, per meglio dire, chi a confronto con il quale raggiunta quella fonte di luce, ebbe a trovarsi a essere.

« Per tutte le lune di Ronn-Ha’G... » esclamò, non trovando modo migliore per esprimere il proprio stupore innanzi a quanto vide.

martedì 1 giugno 2021

3659


Ovviamente l’enorme mostro galleggiante non ebbe a risponderle, là dove non soltanto non avrebbe potuto comprendere nulla di quanto ella stava domandando ma, anche e ancor più, anche nell’ipotesi che esso avesse potuto comprenderla in qualche maniera, improbabile sarebbe stato per lui avere a riservarsi un’opportunità di replica nei suoi riguardi. Motivo per il quale, intimidito dalla presenza di quell’arma in misura evidentemente maggiore di quanto non avrebbe potuto essere considerato entusiasta all’idea di sbocconcellarla, esso ebbe a insistere nel proprio proposito di quieta ritirata da lei, abbandonando quella possibile battaglia e, soprattutto, quell’intera area.
Nell’osservarlo retrocedere, ovviamente, H’Anel non avrebbe potuto avere a riservarsi la benché minima ragione di disappunto, dovendosi considerare, al contrario, più che lieta a confronto con la prospettiva di una tanto semplice risoluzione di quel potenziale conflitto, e di un conflitto comunque del tutto gratuito, inutile, là dove certamente non avrebbe in alcun modo potuto avvicinarla al proprio fine ultimo… alla liberazione di Midda Bontor. Ma se pur, a confronto con tale consapevolezza, ella avrebbe potuto quietamente procedere oltre, riprendendo a girovagare alla cieca in quel dedalo dominato dall’oscurità, improvvisamente la figlia di Ebano ebbe a decidere di tradurre un’estemporanea idea in azione: un’idea delineatasi in quei medesimi, ultimi istanti; un’idea forse infondata, probabilmente farlocca, e, ciò non di meno, un’idea che, se pur nulla avrebbe potuto aggiungere al proprio altrimenti errabondo peregrinare, al tempo stesso nulla avrebbe avuto a togliere, non potendo di certo rappresentare un’alternativa peggiore.
E così, non senza concedere a quella creatura un certo distacco, utile a non suscitare in essa la preoccupazione di una possibile minaccia da parte sua, H’Anel ebbe a seguire l’enorme mostro galleggiante o, per lo meno, la luce da questi prodotta, quasi esso potesse avere, effettivamente, a tracciare per lei una via. Salvo, in effetti, avere ad attendere il primo bivio utile per, contraddittoriamente, avventurarsi alla cieca nella direzione opposta da quella da questi scelta qual propria. Giacché, infatti, quel mostro aveva avuto precedenti occasioni di confronto con persone armate in termini utili a imporgli della prudente ritrosia innanzi alla minaccia rappresentata dagli stessi; non improbabile sarebbe stato ipotizzare che, allora, esso avesse a muoversi all’interno di quel dedalo prestando ben attenzione a evitare quelle aree dove avrebbe avuto a rischiare di incrociare simile ragione di minaccia: un’idea forse infondata, probabilmente farlocca, e, ciò non di meno, un’idea che non avrebbe potuto essere considerata necessariamente peggiore all’unica, possibile alternativa allora in suo possesso.
Precipitata, così e nuovamente, nelle tenebre, ella dovette tornare a rendere proprio il metodo abbracciato precedentemente a tutto ciò, passando la propria lancia sulla destra e riportano al propria mancina alla parete alla sua sinistra, qual quieto riferimento all’interno di quell’oscurità. E se pur, per un primo momento, ella non poté negarsi quasi una certa nostalgia nei riguardi di quel pesce d’aria, e di quell’orrendo pesce d’aria che, molto probabilmente, avendone la possibilità non avrebbe mancato di eleggerla a proprio pasto; quando innanzi al proprio cammino ebbe a riconoscere una nuova scalinata discendente ella non poté ovviare a intendere ciò come un’apprezzabile conferma di quanto, allora, non avesse completamente sbagliato nella propria scelta, e nella scelta volta a prendere quella creatura come una non guida all’interno di quel labirinto.

“… con la speranza di non starmi dirigendo verso una trappola.” puntualizzò nella propria mente, non potendo escludere, per amor di raziocinio, quella possibilità.

Discesa lungo quei nuovi gradini, per un tempo e una distanza di difficile valutazione, ella ebbe a trovarsi nuovamente innanzi a un bagliore lontano, e a un bagliore lontano che, all’occorrenza, avrebbe potuto guidarla da un nuovo mostro simile a quello da lei appena incontrato. Ciò non di meno, nell’eventualità che, comunque, tutto ciò avesse a potersi anche interpretare in maniera differente, ella scelse di arrischiarsi ancora una volta a far propria quella luce come guida all’interno di quelle tenebre, pronta a qualunque possibilità avrebbe quindi potuto attenderla.
O, per lo meno, così ella si sarebbe dovuta riconoscere illusa di poter essere giudicata, là dove, comunque, incontrovertibile fu la sorpresa che ebbe a esserle propria innanzi a quanto, alfine, le si palesò davanti allo sguardo…

“… dei!”

Non avrebbe saputo dire come, non avrebbe saputo neppure dire perché, e, certamente, non avrebbe saputo tornare in quel luogo ove le fosse stato improvvisamente richiesto di tentare di ritrovare quel sito ricominciando tutto il percorso sin dall’ingresso al tempio della fenice.
Ciò non di meno, ella ce l’aveva fatta…

Amplia, innanzi al suo sguardo, ebbe ad aprirsi una sorta di caverna sotterranea, che pur difficilmente avrebbe potuto avere a fraintendersi qual naturale nella propria offerta. Le volte sopra la sua testa, a qualche decina di piedi di distanza, si intrecciavano con eleganza e maestosità degna di un santuario di un’epoca dimenticata, qual, a tutti gli effetti, quel complesso avrebbe avuto a dover essere inteso; nel mentre in cui le pareti perfettamente perpendicolari, e intervallate in maniera regolare da pilastri portanti, andavano a tracciare, con la collaborazione di due serie di imponenti colonne una triplice navata, entro la quale avere a ripartire quello spazio che definire importante sarebbe risultato certamente una semplificazione inaccettabile. E per quanto nulla di tutto quello si sarebbe potuto riconoscere edificato ricorrendo a materiali diversi da quelli del resto della struttura, scavanti in quel terreno roccioso ancor prima che lì condotti dall’esterno; palese avrebbe avuto a dover essere inteso l’intervento dell’uomo nel definire quell’architettura, nel dare un senso a quegli spazi, e, ancor più, nell’ornarli al proprio interno.
Perché tutto attorno all’amplio perimetro di quel tempio, o di qualunque altra cosa esso avesse a doversi intendere, numerosi avrebbero avuto a dover essere intesi arazzi e statue collocati in maniera tutt’altro che disordinata, e chiaramente atti a imporre a quelle forme e proporzioni una chiara identità culturale, e un’identità culturale avente come soggetto principe quello di un grande uccello di fuoco, e di molti, straordinari guerrieri intenti a combattere nella benevola luce di quella creatura per un non meglio definito bene superiore. Arazzi e statue, comunque, ben lontane dal potersi fraintendere comuni nella propria offerta… a meno di non voler considerare comune arazzi e statue letteralmente infuocati, animati da vivaci fiamme che, in grazia a qualche bizzarra stregoneria, pur non incendiavano nulla e non si estendevano al di fuori della propria zona assegnata, andando a rappresentare, di fatto, una mirabile decorazione a margine di tutto ciò. Qualcosa di straordinario, quindi e indubbiamente, ma tutt’altro che anomalo a confronto con l’idea, in fondo, di coloro i quali di erano dimostrati capaci di terrificanti poteri magici, quali quelli necessari per evocare ogni qual più disparato genere di creatura e che, pertanto, avrebbero avuto a definire semplicemente qual puerili eventuali difficoltà a dominare semplici fiamme, e fiamme lì allor utilizzate a titolo di mero ornamento.
Coloro i quali, per amor di dettaglio, si proponevano sparsi per tutta quell’ampia struttura, raggruppati in diverse aree, intenti a vivere le proprie vite, chi allenandosi, chi parlottando, chi nutrendosi e chi, persino, dormendo, in quanto, palesemente, non avrebbe potuto aver a essere frainteso in altro modo se non qual un accampamento. E non un accampamento qualsiasi, ma esattamente l’accampamento per raggiungere il quale Duva e lei si erano addentrate lì sotto.

… aveva trovato la Progenie della Fenice!