11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

mercoledì 9 giugno 2021

3667

 

L’essere andata a dormire qual paraplegica e l’essersi risvegliata completamente risanata nel corpo, ovviamente, non avrebbe avuto a potersi banalizzare qual un evento di poco conto nella vita di Rín. Perché se pur tutto ciò che in quella notte ella aveva vissuto avrebbe potuto essere considerato nulla di più e nulla di meno di un sogno, un sogno molto particolare, non soltanto per i bizzarri personaggi che lo avevano popolato, quanto e ancor più per le dinamiche che lo avevano contraddistinto, e, comunque, soltanto un sogno; il ritrovare, al proprio risveglio, la propria sedia a rotelle ridotta a un rottame, in linea con gli eventi di quel sogno, e, ancor più, le proprie gambe perfettamente funzionanti, avrebbe avuto a negare fermamente quella possibilità. Escludendo, tuttavia, l’ipotesi di un sogno, tutto ciò che ella aveva vissuto avrebbe avuto a dover essere inteso qual realtà. E realtà, quindi, avrebbe avuto a dover essere intesa anche la visione della vita attuale della propria gemella, con le sue nuove frequentazioni, con i suoi nuovi problemi, e con problemi a confronto con i quali tutto ciò che in passato aveva avuto occasione di considerare qual un problema avrebbe avuto a risultare, necessariamente, ridicolo. Una realtà indubbiamente complicata, quindi, e pur una realtà l’idea della quale non avrebbe potuto ovviare ad apparire a modo suo qual accattivante, entusiasmante e, persino, assuefacente, agli occhi di chi, come lei, era da sempre stata appassionata da un certo genere di letteratura, e non si era mai negata la possibilità di fantasticare di poter vivere a propria volta tutto ciò, per quanto impossibile. Tuttavia, anche la prospettiva di tornare un giorno a camminare le era sempre stata proposta qual impossibile, ragione per la quale, improvvisamente, l’impossibile avrebbe avuto a doversi intendere qual possibile. E laddove l’impossibile avrebbe avuto a doversi intendere qual possibile, l’unico limite per lei avrebbe avuto a riconoscersi solo e unicamente in se stessa, nella propria capacità di immaginare diversamente la propria quotidianità.
Così, Nóirín aveva salutato proprio padre, egoisticamente triste a confronto con l’idea di dover vedere partire anche la propria seconda figlia dopo l’addio di Madailéin, e, ciò non di meno, assurdamente felice alla prospettiva che la propria tanto sventurata figlioletta finalmente potesse avere occasione di vivere la propria vita dopo tanto, troppo tempo trascorso soltanto a immaginare di farlo; ed era partita per un lungo viaggio, e un viaggio che qualcuno avrebbe potuto idealizzare descrivendolo qual volto alla ricerca di se stessa, ma che, per lei, altro non avrebbe avuto a dover essere inteso che atto a permetterle di poter ritornare in qualche modo nel tempo del sogno, certa, da lì, di poter avere anche occasione di raggiungere la propria gemella. E dopo aver attraversato il proprio intero pianeta, ed essersi posta in giuoco in modi che mai avrebbe potuto immaginare possibili, ella effettivamente era riuscita a trovare la desiderata via di accesso al tempo del sogno, il modo per potervi entrare, ed entrare non soltanto con la propria mente, così come era accaduto la volta precedente, quanto e piuttosto con il proprio stesso corpo, dischiudendo per sé la possibilità di viaggiare a propria volta all’interno del multiverso, e di viaggiarvi senza neppure la necessità dell’aiuto della fenice.
Purtroppo quello del multiverso avrebbe avuto a doversi intendere un concetto troppo amplio, e amplio come l’idea stessa di infinito, per poterle permettere di orientarsi in esso a colpo sicuro. Ragione per la quale, pur cercando, in qualche maniera, di sfruttare il proprio intimo legame con Maddie, ella non aveva potuto che iniziare a errare attraverso molteplici dimensioni parallele alla ricerca della propria gemella. Un peregrinare comunque entusiasmante, e sicuramente formativo, che le permise, al pari di quanto già occorso alla stessa Maddie, di vivere molteplici esperienze in molteplici realtà diverse, fino a quando, alfine, non ebbe a giungere al cospetto dell’ennesima Midda Bontor e, ciò non di meno, di una Midda Bontor molto particolare in quanto, fra tutte le altre, ebbe a essere la sola a dimostrarsi in grado di riconoscerla e non di riconoscerla in quanto una versione alternativa della propria gemella, o, peggio, di fraintenderla qual una versione alternativa di se stessa, quanto e piuttosto di intenderla esattamente per chi ella era: Nóirín Mont-d'Orb, sorella di Madailéin Mont-d'Orb, la peregrina del multiverso che, in quegli anni in cui la stessa Midda si era ritrovata ad allontanarsi dal proprio mondo natale, per viaggiare attraverso le stelle del firmamento sulle ali della fenice all’inseguimento della propria Anmel Mal Toise, era giunta sul mondo natale della medesima, aveva avuto occasione di incontrarne gli amici, la famiglia, e lì si era stabilita, impegnata a sua volta contro un’altra Anmel Mal Toise, e quella stessa Anmel Mal Toise responsabile per la morte della propria mentore. Ma se Midda Bontor l’aveva riconosciuta, e l’aveva riconosciuta in quanto se stessa, ciò avrebbe avuto a dover essere inteso in un sol modo...
... ce l’aveva fatta! Era, finalmente, giunta nella giusta realtà!

Da lì, poi, il resto avrebbe avuto a doversi intendere praticamente storia recente, con molteplici, ulteriori viaggi da lei condotti attraverso il tempo del sogno al fine di muoversi da Midda a Maddie, e poi di nuovo a Midda, e poi, ancora, nell’intento di esiliare al di fuori della realtà una pericolosa creatura aliena dai potersi divini... sino a trovare, in collaborazione con Midda Bontor, e con colei che, nel frattempo, aveva sconfitto la propria Anmel e ne aveva ereditato i poteri, un modo per fare tutti ritorno insieme al di lei pianeta natale, là dove, da allora, tutti insieme avevano vissuto come una sola, grande famiglia. Come un unico clan.
Una vita, quella accanto a Maddie e, ancor più, accanto a Midda, tutt’altro che a rischio di monotonia, nel ritrovarsi puntualmente caratterizzata da qualche nuova minaccia, da qualche nuova sfida, da qualche nuovo avversario desideroso di pretenderne il sangue e la morte. E, ciò non di meno, la migliore vita che Rín avrebbe mai potuto immaginare per se stessa, accanto a sua sorella Maddie e in una realtà che sembrava essere uscita direttamente da tutto ciò che ella aveva sempre sognato, in termini tali per cui, ove non fosse stata certa che tutto ciò fosse vero, avrebbe avuto a dover temere che tutto ciò fosse soltanto un folle sogno, una terrificante allucinazione, magari conseguente a uno stato di coma in conseguenza a un improvviso ictus o a qualche altro accidenti. Comunque, se anche tutto ciò avesse avuto a doversi considerare un costrutto mentale, ella avrebbe avuto a potersi considerare comunque felice, e felice per ciò che stava potendo vivere in quel momento, in termini tali per cui non avrebbe potuto avere a desiderare nulla di diverso da tutto ciò.

Ultima fra tutte le avventure da lei vissute, e l’avventura che, in effetti, aveva allor appena avuto inizio, aveva veduto il proprio preludio occorrere con l’inattesa apparizione, a porre assedio alla città di Kriarya, loro attuale residenza, di una terrificante schiera di titani, creazioni divine praticamente invincibili, e lì evocate da una setta di fanatici che erano soliti definire se stessi qual Progenie della Fenice, aventi qual unico scopo quello di estirpare per sempre dalla realtà la minaccia propria di Anmel Mal Toise. Una minaccia che, pertanto, ora non avrebbero potuto ovviare a interpretare qual coincidente con la stessa Midda Bontor, motivo per il quale ella, allora più che in passato, avrebbe dovuto essere da lor distrutta, anche a costo di cancellare per sempre da ogni mappa un’intera città con tutte le sue decine di migliaia di abitanti.
Laddove, allora, tutti loro non avrebbero potuto che predisporsi psicologicamente a quella nuova sfida, tuttavia, Midda Bontor aveva avuto a decidere di abbracciare una diversa soluzione. E la sola soluzione utile a essere certa di non imporre alcuna minaccia né all’integrità di Kriarya, né a quella di alcuno dei suoi abitanti, in un epoca storia nella quale ella, in qualità di Campionessa della città, si era ritrovata a essere, proprio malgrado, e, comunque, per acclamazione popolare, anche la sovrana della stessa. Così la donna anche conosciuta come Figlia di Marr’Mahew, in riferimento a una dea della guerra di un pantheon locale, o come Ucciditrice di Dei, in riferimento a una propria trascorsa impresa in lotta contro il dio Kah, allorché votare in favore della pugna si era espressa in favore della resa, e della propria resa personale, in termini utili, effettivamente, a salvare l’intera città, e tutti i suoi abitanti, da ogni qual genere di minaccia da parte della Progenie della Fenice.
Una resa, quella abbracciata da Midda, che tuttavia non avrebbe potuto incontrare il favore di alcuno dei suoi amici, della sua famiglia, del suo clan... in termini tali per cui, immediatamente, tutti loro si erano posti all’opera per cercare di ritrovarla, e di ritrovarla sfruttando tutte le risorse in proprio possesso, a partire dalla stessa Nóirín e dalla sua apprezzabile, e ormai raffinata, capacità di viaggiare nel multiverso ancorandosi a Maddie o a Midda.

martedì 8 giugno 2021

3666

 

Per quanto fossero passati non più di una manciata di anni da quando ella era solita vivere la propria quotidianità come una qualunque giovane donna paraplegica, bloccata per il resto della propria vita su una sedia a rotelle da un brutale incidente automobilistico subito a neppur dieci anni, evento nel quale, oltretutto, era rimasta anche orfana di madre; e per quanto fossero passati non più di una manciata di anni da quando la sua massima fonte di preoccupazione avrebbe avuto a doversi intendere il rispetto delle consegne lavorative, nella propria occupazione da traduttrice editoriale, o il fatto che una serie televisiva potesse non essere rinnovata per una nuova stagione, condannata a restare con un finale incompiuto; per Nóirín Mont-d'Orb tentare di ripensare a tutto ciò che era stata un tempo sarebbe equivalso a compiere un viaggio nella memoria, e in una memoria così apparentemente lontana da poter essere addirittura intesa simile alla reminiscenza di una vita passata, appartenente a un’altra donna, a un’altra se stessa. Ciò non di meno, tutto quello era accaduto proprio a lei...
... a lei e, prima ancora, alla sua sorella gemella Madailéin.

Come lei, anche Maddie aveva vissuto una prima di quella che ora avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual la propria vita, e una vita contraddistinta da una quotidianità ben diversa dalla propria. Una quotidianità contraddistinta da frustrazioni lavorative derivanti da un impiego insoddisfacente e da una praticamente inesistente stima per se stessa e per le proprie possibilità, in misura tale da permettere praticamente a chiunque, fra i propri colleghi e i propri superiori, di metterle metaforicamente i piedi in testa, quasi ella fosse l’ultima fra le imbecilli del pianeta. Una quotidianità caratterizzata, inoltre, da un assolutamente ingiustificato senso di colpa per essere sopravvissuta praticamente senza neppure un graffio a quel medesimo, e tragico, incidente d’auto che l’aveva resa orfana e che aveva spezzato irrimediabilmente la propria amata gemella. E una quotidianità priva di ogni qualsivoglia prospettiva di miglioramento per il futuro, intrappolata dentro la propria testa, ancor prima che al di fuori di essa, malgrado tutto l’impegno proprio della sua strizzacervelli volto a renderla in grado non tanto di sfuggire a se stessa, quanto e piuttosto di comprendere quanto quella lotta non potesse aver senso e, soprattutto, non potesse aver una speranza di conclusione.
Da tutto ciò, in effetti, alla fine Maddie era riuscita a uscire. E, con buona pace per lo sforzo posto da Jacqueline nel proprio percorso di terapia, ciò non era avvenuto per merito delle loro sedute, quanto e piuttosto in conseguenza di quella che, probabilmente, avrebbe potuto essere intesa qual una devastante terapia d’urto. E una terapia d’urto che aveva avuto inizio la sera in cui un’altra versione di se stessa, di qualche anno più anziana rispetto a lei, e con un corpo decisamente segnato da troppi anni di battaglie, era piombata nel suo appartamento per salvarla da un mostro uscito dal peggiore degli incubi.
Era stato allora che Maddie aveva quindi avuto modo di scoprire che la realtà a sé circostante, e quella realtà da sempre creduta qual compresa nella propria natura, nelle proprie dinamiche, e in dinamiche decisamente tutt’altro che accattivanti, avrebbe avuto a doversi riconoscere decisamente più complessa rispetto a ogni propria possibile immaginazione. Innanzitutto prevedendo l’esistenza di quel concetto di multiverso, sovente abusato a livello di letteratura e di serie televisive fantascientifiche. E poi, dettaglio non secondario, non escludendo l’esistenza di mostri e spiriti, negromanzie e stregonerie, e quant’altro. E proprio in tal senso, avrebbe avuto a doversi interpretare quanto allor occorso, nel presentare improvvisamente nella propria quotidianità una versione alternativa di se stessa, proveniente da una dimensione parallela alla sua, e in viaggio attraverso gli infiniti universi sulle ali della fenice per dare la caccia allo spirito di un’antica strega, e allor spirito di un’antica strega di nome Anmel Mal Toise che ella aveva involontariamente liberato nel corso di una delle proprie molteplici missioni qual avventuriera e guerriera mercenaria.
E quando di più difficile da accettare, per Maddie, non ebbe a dover essere né l’idea del multiverso, né quella dello spirito di una strega desiderosa di ucciderla proveniente da un’altra realtà, quanto e piuttosto la prospettiva che potesse esistere un mondo, o più di un mondo, in cui ella aveva a doversi riconoscere qual un’incredibile donna guerriero, impegnata a combattere stregoni e negromanti armata soltanto della propria spada. Cioè... diamine!
Così, affiancata dall’altra se stessa, e da una se stessa di nome Midda Namile Bontor, le lettere del nome della quale, almeno in accordo al proprio alfabeto, per una assurda coincidenza, avrebbero avuto a doversi riconoscere le stesse del suo nome, Madailéin Mont-d'Orb; Maddie aveva iniziato il proprio percorso di formazione, di addestramento, al fine di abbandonare tutto ciò che ella era sempre stata per divenire quanto ella avrebbe dovuto da sempre essere. Un percorso di crescita culminato, tragicamente, nella morte della stessa Midda Bontor, prima contagiata da un osceno morbo tale da trasformarla in un mostro, e poi, necessariamente, uccisa dalla propria medesima allieva, allo scopo di salvare da un infausto destino la propria famiglia...
... ed era stato proprio allora che Rín aveva avuto occasione di apprendere, a propria volta, dell’esistenza di una realtà decisamente più complessa di quanto non avrebbe mai potuto immaginare.

Alla fine, dopo la fuga di Anmel Mal Toise verso un altro universo, alla ricerca di nuove Midda e Maddie da uccidere, la sua gemella aveva quindi scelto di partire a propria volta sulle ali della fenice, per proseguire nel cammino iniziato dalla propria defunta mentore. E Nóirín, proprio malgrado, era stata costretta ad accettare la separazione da lei, consapevole di non poterla seguire, là dove, proprio malgrado, non avrebbe mai potuto essere di alcun aiuto nelle proprie condizioni, e, ancor più, consapevole di quanto fosse non soltanto giusto, ma addirittura necessario, che Maddie avesse a cercare altrove il proprio destino, dopo aver sprecato troppi anni imprigionata nei propri assurdi sensi di colpa.
In tal senso, quindi, Rín avrebbe avuto a doversi intendere più che fiera della propria gemella, e lieta che ella fosse divenuta colei che era e che, probabilmente, avrebbe dovuto da sempre essere. Ma, a margine di tutto ciò, Rín non avrebbe potuto neppure essere considerata felice di quel distacco, nell’aver perduto, con la sua partenza, colei che da sempre aveva voluto intendere qual la propria metà migliore.

Ma quello stesso destino che già una volta si era divertito a sconvolgere completamente la vita di una delle due gemelle Mont-d'Orb ebbe a dimostrare di non essere ancor appagato. Ed ebbe a dimostrarlo a distanza di alcuni anni, nel giorno o, per meglio dire, nella notte in cui Rín e Maddie ebbero a rincontrarsi, ed ebbero a rincontrarsi nel più strano, e affollato, sogno che mai Rín avrebbe potuto fare.
Ovviamente quello non fu un sogno. Ma fu la prima esperienza di Nóirín, e non soltanto sua, in quella che ebbe a esserle presentata qual una sorta di dimensione primigenia dell’intero multiverso, l’origine di tutto ciò che è mai esistito, che esiste e che mai potrà esistere in ogni realtà: una dimensione in cui tutto e nulla è allo stesso tempo, e in cui l’unico limite è la volontà stessa, volontà in grazia alla quale ogni cosa può essere plasmata o, addirittura, riplasmata. Per Rín tale concetto ebbe ad apparire immediatamente assimilabile al concetto del tempo del sogno alla base della cosmogonia degli aborigeni australiani del proprio mondo natale. Ma nel ritrovarsi così inaspettatamente catapultata nel tempo del sogno, e nel lì ritrovarsi per una diabolica trappola ordina, come ebbero a comprendere più avanti, non da una sola Anmel Mal Toise quanto e, addirittura, da ben due di esse, per avere a distruggere, in un colpo solo, non soltanto Maddie, ma anche la sua corrispettiva nell’ultima dimensione in cui ella era andata a capitare, un’altra Midda Bontor non poi così dissimile da colei che per la medesima era stata mentore; quanto Rín non avrebbe mai potuto immaginare, sarebbe stato che quell’esperienza avrebbe mutato radicalmente la sua vita, in termini che mai avrebbe potuto prevedere. Perché, al termine di quell’avventura, e di quell’avventura vissuta non soltanto al fianco di Maddie e di alcuni dei suoi nuovi amici, ma anche al fianco di Midda e di alcuni dei suoi amici, dei membri della sua famiglia, del suo clan; Nóirín Mont-d'Orb ebbe a risvegliarsi nuovamente in grado di camminare, miracolosamente risanata nel proprio corpo per così come, per l’appunto, in grazia alla propria volontà nel tempo del sogno aveva reso possibile.

lunedì 7 giugno 2021

3665

 

« Lei sta bene... » asserì quindi, scuotendo appena il capo a sottolineare quanto, da parte di H’Anel, non vi sarebbe stata necessità di riservarsi cruccio per tutto ciò « Ma non è qui. » soggiunse, a titolo di puntuale precisazione a tal riguardo, accompagnandosi con un lieve sorriso di difficile interpretazione nel merito del proprio stesso significato, forse animato da una timida positività o forse, e piuttosto, contraddistinto da una certa frustrante insofferenza a confronto con tutto ciò.
« E dov’è...?! » domandò d’istinto l’altra, rendendosi conto, un solo istante dopo aver scandito quell’interrogativo, di quanto assurdo esso avesse a doversi intendere, nell’indubbia impossibilità da parte della sua interlocutrice a concederle una risposta.
« Questo non lo so... » escluse allora Duva, stringendosi appena fra le spalle « Però la fenice si è espressa in maniera abbastanza chiara a tal riguardo. Sul fatto che non sia qui... e sul fatto che sia ancora in vita. » spiegò, a offrire un’argomentazione puntuale nel merito del perché della propria presa di posizione a tal riguardo « E se l’ha detto la fenice, francamente credo che possiamo anche stare tranquille di quanto tutto ciò corrisponda al vero. » sancì, in quello che non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual un atto di fiducia nei suoi riguardi, quanto e piuttosto la mera definizione di uno stato di realtà, e di uno stato di realtà allor estraneo a ogni possibilità di discussione.

In effetti, a confronto con quella dichiarazione, anche H’Anel non mancò di rammentare una delle poche frasi condivise dalla fenice con lei, e quella frase che, scandita al plurale, le aveva fatto comprendere di non poter essere fraintesa sola all’interno della luce della fenice, di quel dolce abbraccio infuocato nel quale le era stata donata la vita, sotto molti aspetti diversi.

« Perché proprio io...?! » aveva domandato alla fenice, incerta sul perché proprio lei avesse a poter essere riconosciuta meritevole di salvezza.
“Potete considerarlo un favore verso colei che ha dovuto rendere proprio un fardello troppo pesante per chiunque.” aveva allor replicato la Portatrice di Luce, in un riferimento tutt’altro che criptico verso Midda Bontor “Il suo impegno in favore della ricerca di un giusto equilibrio è lodevole. E non desidero che possa avere a subire la tragedia della vostra perdita...”

Una frase che, se pur sul momento aveva stuzzicato la sua attenzione soltanto dal punto di vista della peculiare declinazione al plurale, allorché al singolare, non avrebbe avuto tuttavia a dover essere ignorata neppure dal punto di vista proprio del riferimento stesso a Midda: non un riferimento scandito in termini ipotetici, quanto e piuttosto quietamente assertivi, volti a definire necessaria la loro salvezza per non avere a dispiacere la stessa Figlia di Marr’Mahew, anche e soprattutto in considerazione dell’impegno che ella stava ponendo nel cercare di non usare, e soprattutto non abusare, dei poteri della regina Anmel, nel tutt’altro che incomprensibile timore di avere ad assomigliare eccessivamente alla stessa, nel male ancor prima che nel bene.
Là dove, quindi, l’impegno di Midda era stato riconosciuto dalla fenice come lodevole, non declinando il verbo all’imperfetto, o peggio ancora al passato, quanto e piuttosto al presente, e all’indicativo presente, tutt’altro che velata avrebbe avuto a potersi considerare l’informazione dell’ancor indiscussa esistenza in vita della stessa donna guerriero, a dispetto della sua scomparsa e di ogni impegno in senso opposto da parte della medesima Progenie della Fenice.

« Ora che mi ci fai pensare, anche a me ha detto qualcosa utile a essere certi che sia ancora viva. » confermò H’Anel in direzione di Duva, annuendo con positività a tal riguardo.
« Non che potessero esservi dubbi a tal riguardo... » scosse il capo la Furia Nera, sorridendo divertita a confronto con quell’affermazione « Nell’ipotesi che veramente i vostri dei possano esistere, e a prescindere a quelle che possono essere le mie convinzioni personali, sono certa che non permetteranno che ella abbia a morire. Non oggi, né, forse, neppure mai. »
« Perché la amano troppo...?! » domandò allor la figlia di Ebano, con tono chiaramente provocatorio là dove mai avrebbe potuto attendersi una risposta tanto banale da Duva e, anzi, impegnandosi più che volentieri a servirle l’occasione utile per completare la propria personalissima presa di posizione a tal riguardo.
« ... perché ne hanno troppa paura! » ridacchiò tuttavia l’altra, ammiccando verso di lei « Anche perché quella non sarebbe capace di restare tranquilla neppure dopo essere morta. E sono convinta che nessun dio immortale gradirebbe correre il rischio di ritrovarsi faccia a faccia con lei per il resto dell’eternità! »

Esplodendo in una sonora risata, H’Anel accolse quindi quell’analisi per così come proposta da Duva. Una risata, obiettivamente, più marcata di quanto pur quella battuta non avrebbe potuto meritare e, ciò non di meno, una risata allor da lei quietamente ricercata al solo scopo di ritrovare il proprio giusto equilibrio interiore, offrendo libero sfogo a tutte le contrastanti emozioni che tanto a lungo l’avevano caratterizzata in quelle ultime ore.
Certo: la loro missione, in effetti, avrebbe avuto a doversi riconoscere fondamentalmente fallita, a confronto con l’insuccesso da loro riportato nel ritrovare Midda Bontor e nell’aiutarla a riconquistare la propria libertà perduta. Ma, al di là di tutto ciò, la certezza di quanto, comunque, ella avesse a doversi intendere in vita e in salute non avrebbe potuto ovviare a rappresentare, per entrambe, una più che ragionevole motivazione per essere decisamente contente del tempo presente e, soprattutto, per continuare a conservare la propria positività, con la speranzosa convinzione di poter presto tornare a riabbracciare l’amica perduta. E così, per quanto quella missione non fosse stata certamente un successo, non avrebbe neppure avuto ragione di che abbatterle. Anzi.
Dopotutto la loro, sin dall’inizio, era soltanto una possibilità su quattro. E una possibilità su quattro nel confronto con l’evidenza di quanto, comunque, soltanto quattro erano state da loro identificate quali alternative utili a giustificare la sparizione della stessa Midda Bontor. Il fatto che, quindi, ella non fosse stata da loro rintracciata non avrebbe avuto necessariamente a escludere che ciò non avrebbe potuto già essere occorso in grazia a M’Eu e Be’Wahr, ritrovandola nella fortezza un tempo prigione di Desmair; o in grazia a Howe e Lys’sh, recuperandola da quel terrificante dedalo sotterraneo che era stato utile, già per secoli, millenni addirittura, a custodire la corona della regina; o, ancora, in grazia di Rín e Be’Sihl, riportandola a casa dalle infinite possibilità proprie del tempo del sogno.
Insomma: Midda Bontor era ancora in vita.
E ovunque ella fosse potuta andare a cacciarsi, presto o tardi qualcuno fra i loro compagni, i loro amici, i color fratelli e sorelle di clan, l’avrebbe sicuramente rintracciata. Non sarebbero state loro, proprio malgrado, ma, comunque, l’avrebbero rintracciata, e riportata a casa.

« Rimettiamoci in viaggio... che la strada per Kriarya è lunga. » suggerì con un profondo sospiro Duva, non appena le risate furono scemate « E, francamente, non ho intenzione di restare qui vicino un solo ulteriore istante... » puntualizzò, rivolgendo uno sguardo scettico all’indirizzo dell’ingresso del tempio della fenice e, indirettamente, a tutti i propri misteri e pericoli « Senza offesa per la padrona di casa! »
« Non vorrai dirmi che ora sei tu a non sopportare questo posto...?! » sorrise H’Anel, non potendo ovviare a cogliere l’ironia della sorte, proprio nel momento in cui ella, ormai, non avrebbe più avuto a potersi considerare a disagio con tutto ciò.
« Naaa... figurati. » scosse il capo l’altra, inarcando appena un sopracciglio « E’ un posto così tranquillo e accogliente che penso dovrebbe essere considerato come meta di vacanze per chiunque! E, in particolare, per chiunque voglia non uscire vivo dalle proprie vacanze...! »