Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
martedì 20 ottobre 2009
648
Avventura
015 - La piramide nera
Qual genere di morte sarebbe potuta essere quella imposta su di loro, su di lei, in un modo tanto banale, tanto bieco forse, dopo troppe avventure, dopo troppe sfide superate con ardimento e decisione?
Per una frazione d'eternità, che apparve a propria volta tendere all'infinito, simile fu la domanda che dominò la donna guerriero, nuovamente posta innanzi ad un pericolo mortale e, purtroppo, impossibilitata in questa volta a sperare in una soluzione diversa, in una via alternativa. Tutt'altro che nuova alla prossimità dell'ultimo possibile istante della propria esistenza, ma non per questo abituata ad accettarne la minaccia con remissività, ella non avrebbe potuto negarsi un deciso disagio nel confronto con l'apparente ineluttabilità qual in quell'occasione stava venendole offerta. Improponibile era per lei l'eventualità di limitarsi a rimettere il proprio destino fra le mani degli dei, sebbene molte sue azioni, in passato, potessero essere apparse volte proprio in simile direzione: qual guerriero, la Figlia di Marr'Mahew era solita non cercare ricorso nella speranza, nella fede in un disegno superiore, quanto piuttosto ricavarsi da sola, con le proprie stesse forze, le proprie energie, la possibilità di un domani, di poter assistere ad una nuova alba. E nonostante ciò, purtroppo, ora quello stesso futuro stava venendo posto in dubbio da un avversario tanto semplice e, pur, incontrastabile, quale quello così loro presentato.
« Non lo accetto… non lo accetto… » negò, sottovoce, nel mentre in cui osservò i serpenti riversarsi addosso alla propria stessa figura, gettarsi con violenza, con foga, contro di lei, quasi rabbiosi, innaturali in tanta bramosia.
Tre furono le grida che si levarono, squarciando con decisione, con forza, quella notte di fine Epipma, dichiarando la propria ira contro il fato, invocando i propri dei in soccorso nel contrasto con quella morte certa. Tre voci, invero, solamente maschili, dove l'unica protagonista femminile di tale tragica situazione, di quel difficile frangente, non volle concedersi vittima del panico, preda del terrore, decisa ad affrontare l'eventuale condanna con la stessa freddezza, lo stesso impositivo controllo con il quale aveva sempre gestito la propria esistenza, aveva sempre scandito le proprio giornate, aveva sempre condotto la propria quotidianità. Per tal ragione, anche quando i letali rettili le furono addosso, ella si mantenne ugualmente distaccata, quasi insensibile, non sottraendo neppure lo sguardo attento innanzi allo spettacolo della propria morte, con occhi ben aperti e denti stretti nell'evidente intenzione di non offrire alcuna soddisfazione a qualsiasi mente potesse essersi preposta dietro a quell'attentato, a quella trappola. E fu così che, ringraziando in cuor suo il nome di Thyres per la sua incredibile benevolenza, la mercenaria ebbe fortunatamente riprova delle proprie supposizioni, delle proprie speranze, per quanto ritenute, ormai, oggettivamente recondite.
« Non mi sbagliavo! » esclamò, con foga forse più gioiosa di quanto avrebbe preferito dimostrare, in risposta all'ultima domanda propostale dallo shar'tiagho, nell'osservare quanto stesse accadendo.
I serpenti, infatti, per quanto giunti fino a lei, per quanto in movimento sul proprio corpo, attorno alle proprie gambe, alle proprie braccia, al collo e, persino, lungo schiena ed addome, per quanto impegnati visibilmente ad affondare i propri lunghi denti nelle sue carni, non ebbero occasione di dimostrarsi concretamente presenti, non ebbero modo di lasciarsi intendere quali reali. Indubbiamente alla sua vista l'immagine appariva chiara, nitida, indiscutibile, così come la sua pelle, inevitabilmente fremente, non mancava di ingannarsi nella suggestione offerta da tale quadro: ciò nonostante, però, alcun morso penetrò attraverso quella stessa epidermide, alcuna offesa lese le sue forme, svelando, senza alcuna possibilità di dubbio, quanto effettivamente quel pericolo fosse assolutamente fittizio, proiettato in virtù di una qualche volontà aliena in loro contrasto ma, in questo, privo di occasione di lederli realmente.
« Cosa?! » gridò lo shar'tiagho, agitandosi comprensibilmente folle per il terrore derivante dall'incubo nel quale sembravano essere stati gettati, lottando forse senza speranza ma, altrettanto, senza tregua al fine di strapparsi quelle bestie dal corpo, per non offrire loro facile giuoco su di sé, deciso a sua volta a non arrendersi tanto semplicemente.
« Non c'è alcun pericolo! » sottolineò ella nuovamente, cercando di contrastare l'orrore, il disgusto rappresentato da quanto i suoi occhi cercavano di suggerirle, nel ritornare ad una postura più rilassata, ad uno stato mentale più tranquillo al fine di non offrire spazio a quell'inganno, a quel trucco a loro discapito « Non sono reali… »
E come già pocanzi, dimostrandosi forse in conseguenza delle sue stesse parole, quelle immagini di rettili li avevano attaccati con tanta veemenza, così anche in immediato seguito di quella sua nuova constatazione, o forse della rivelata inefficacia di quel trucco, esse si dissolsero, liberandoli tutti dall'oppressione di quella presenza irreale e pur sì imperativa sul loro raziocinio.
« Ecco… sono scomparsi. » sentenziò la donna guerriero, con evidente soddisfazione nella propria voce, nel ritrovare tanto chiara conferma a quanto da lei sostenuto fino a quel momento « State tutti bene? » domandò, volgendosi solo ora in direzione dei compagni, per accertarsi delle loro condizioni se pur con far quasi retorico, privo di reale preoccupazione per il destino dei medesimi, certa di come l'offensiva loro rivolta fosse stata semplicemente apparente, priva di conseguenze concrete.
Ma tale attacco, per quanto razionalmente giudicabile meramente psicologico ancor prima che fisico, non lasciò il gruppo privo di vittime, dove, alla scomparsa dei serpenti, addirittura due si presentarono i corpi stesi a terra, apparentemente privi di sensi o, forse, addirittura morti: obbligatoriamente non lontani da sé, per quanto fino a quel momento necessariamente ignorati, infatti, la mercenaria ebbe modo di riconoscere Sanma, sdraiato prono con il volto verso il terreno, e…
« Be'Wahr! » gridò lo shar'tiagho, avendo solo ora, a sua volta, occasione di rilevare quanto occorso, notando tanto il fratello a terra, disteso supino e assolutamente immobile « Per Lohr… Midda! » richiamò la compagna, chinandosi sul medesimo per coglierlo fra le proprie braccia, con evidente preoccupazione per l'amico di sempre a cui, nonostante ogni battuta a lui sempre avversa, era legato da un sincero sentimento d'affetto « Possibile che sia…?! » ipotizzò, non riuscendo a concludere la frase nell'angoscia derivante da tale eventualità forse troppo frettolosamente ritenuta pocanzi priva di fondamento.
« Calmati. » si impose ella, genuflettendosi accanto al corpo del biondo per poter accostare la mancina alla gola dello stesso, a ricercare evidenza della presenza o dell'assenza di un battito cardiaco, prova inconfutabile per comprendere cosa potesse essere accaduto « E' vivo. » confermò, non senza sincero sollievo personale in tal annunciò, nell'offrire un ampio sorriso verso Howe « Credo sia solo svenuto. Probabilmente non ha resistito in conseguenza del nauseante spettacolo propostoci… povero caro. »
« Povero caro?! » esclamò l'altro, sgranando gli occhi « Povero caro, lui?! » ripeté, per poi levare la destra all'unico scopo di dirigere un forte schiaffo al volto del fratello temuto morto « A momenti mi fa venire un infarto, questo codardo! » rimproverò, colpendolo nell'evidente volontà di farlo tornare cosciente di sé.
Offrendo un sentito ringraziamento alla propria dea per lo stato di salute riconosciuto a tutti loro, nonostante quel momento di panico come animosamente dimostrato dalle parole di Howe, Midda sorrise divertita, lasciando all'uomo l'onore di risvegliare il fratello, per muoversi, ora, verso la loro guida, allo scopo, giudicato più formale che sostanziale nel ritenerlo semplicemente svenuto, di assicurarsi che anch'egli non avesse riportato particolare danno.
Purtroppo, però, nel voltarlo a sdraiarsi sulla schiena per tal scopo, una spiacevole sorpresa le negò quanto troppo frettolosamente, e forse troppo imprudentemente, da lei ritenuto.
lunedì 19 ottobre 2009
647
Avventura
015 - La piramide nera
« Cosa accade con i cavalli?! » domandò, prontamente, Howe, non cogliendo il riferimento implicito in quell'affermazione da parte della compagna, il suo indizio rivolto a definire, in verità, la soluzione di un arcano loro non ancora rivelato.
« Nulla! » replicò ella, rapida ed immediata, nel desiderio di offrire anche ai propri compagni cognizione nel merito della questione, risultando altresì eccessivamente ermetica a tal riguardo.
« E allora qual è il punto? » insistette lo shar'tiagho, avendo fede nel fatto che la loro compagna non fosse completamente uscita di senno in quelle proprie affermazioni, pur non riuscendo ancora a focalizzarsi nel merito del reale significato da attribuire a quei fugaci significanti.
« E' proprio questo il punto. » asserì la donna, volgendosi nella direzione dei propri compagni, per un istante distraendosi, in ciò, dallo spettacolo offerto attorno a loro « Guardateli… sono là, assolutamente tranquilli, pacifici, come se nulla stesse accadendo. Ma per un animale sarebbe impossibile conservare tanta quiete nel confronto con un'orda simile a quella che abbiamo di fronte… »
In effetti, la coppia di destrieri sopravvissuta all'attacco dello scultone, appariva in quel momento, ai loro occhi, quale assolutamente a proprio agio, del tutto indifferente a quanto stava avvenendo a pochi piedi di distanza. Sebbene i due equini non fossero stati legati in prossimità del fuoco ove i quattro compagni stavano o, almeno, avevano cercato di riposarsi fino a quel momento, la distanza esistente fra gli uni e gli altri non avrebbe mai potuto giustificare la totale tranquillità in cui i primi si stavano mostrando riversare, come se alcun pericolo stesse incombendo in loro offesa: in una similare situazione, infatti, alti nitriti si sarebbero dovuti levare a colmare l'aria già da tempo, vedendo i cavalli segnalare, con la propria inquietudine, la presenza della minaccia in agguato. E dove tale allarme non era stato offerto, solo ad una conclusione le menti dei mercenari si poterono spingere, ora in comune accordo…
« Odio la stregoneria. » commentò Howe, storcendo le labbra verso il basso e ribadendo il proprio naturale e atavico disprezzo per quanto finalmente compreso fosse in atto in quel frangente « Maledizione… ma con te non si riesce mai a restare tranquilli, Midda Bontor?! »
« Adesso vorresti dare la colpa a me? » obiettò ella, aggrottando la fronte per l'espressione adottata dal compagno di ventura « Prenditela con il nostro beneamato mecenate, al limite… »
« Cosa sta accadendo? » intervenne Sanma, l'unico ancora propostosi qual non padrone della situazione, tutt'altro che confidente con quanto in atto « Di quale stregoneria state parlando… »
« Di quella che ha incantato i nostri animali, a non concedere loro di segnalarci l'arrivo dei serpenti… » osservò Be'Wahr, non gradendo a sua volta quella rivelazione e pur cercando di contenere la propria emotività, già posta a serio rischio dalla fobia per quei particolari rettili.
« O, forse, di quella che ha creato l'incanto di una miriade di serpenti attorno a noi, dove non vi è nulla pronto ad offenderci come ci stiamo illudendo che sia… » soggiunse la donna guerriero.
Verso tale ultima ipotesi, infatti, la mente della mercenaria si era subito sospinta, non in quanto particolarmente confidente con incantesimi o negromanzie, sebbene più volte, nella propria carriera, si fosse ritrovata costretta a fronteggiarle, quanto piuttosto per semplice raziocinio, per un'analisi logica della questione.
Se si fosse considerata esatta la teoria espressa da parte del biondo, infatti, il potere loro avverso avrebbe dovuto, in ogni caso, trasportare fino a quel punto, in quella terra avvelenata e priva delle normali possibilità e speranze di vita animale o vegetale, un quantitativo abnorme di serpenti, molti più di quanti, probabilmente, non avrebbero potuto popolare quell'intera regione. Al contrario, ipotizzando come non tanto i cavalli, quanto loro stessi, i loro sensi, la loro percezione della realtà, fosse stata posta in scacco da una volontà aliena e sconosciuta, allora, forse, tutto avrebbe potuto apparire più coerente e di più semplice applicazione, per quanto concetti di semplicità o difficoltà, in un contesto di arcane forse mistiche qual quello loro imposto, sarebbero sicuramente risultati distorti rispetto alla loro normale applicazione, al loro consueto uso.
« Secondo te, pertanto, attorno a noi non vi sarebbe alcun serpente pronto a trasformarci nella propria cena serale?! » domandò lo shar'tiagho, ancora non desiderando negare l'esperienza della compagna, ma ritenendo, umanamente, difficile credere a tale opinione.
« E' quello che penso… credo che sia tutta un'illusione creata a nostro discapito. » annuì la Figlia di Marr'Mahew, convinta in tal senso « Impossibile, in caso contrario, sarebbe stato radunare tanti serpenti attorno a noi senza la benché minima percezione a tal riguardo. »
« E… quindi?! Cosa dovremmo fare? » insistette Be'Wahr, impegnandosi in profondi e ritmici respiri, lottando ancor più contro se stesso e la propria psiche, prim'ancora che contro i pericoli offerti dal mondo esterno.
« Nulla. » negò ella, scuotendo il capo « Offrirci in avversione a una minaccia inesistente potrebbe soltanto ritorcersi contro di noi… »
« Lohr… spero che tu abbia ragione… perché, in caso contrario, fra pochi istanti saremo tutti morti! » gemette il biondo, arretrando quasi a ricadere all'interno delle fiamme.
Attorno al gruppo, là dove, poc'anzi, i serpenti si erano dimostrati sì presenti e irrequieti, ma non ancora intenzionati ad impegnarsi in un conflitto aperto, tutti quanti, ora, apparivano frementi, ponendo il proprio capo ergersi da terra a sibilare, in un terribile effetto corale, in loro contrasto, preparandosi chiaramente ad un attacco coordinato, ad un'offensiva comune e decisa verso le proprie prede. Un comportamento, in verità, così palesemente conseguente delle affermazioni proposte dalla donna guerriero, oltre che eccessivamente innaturale per quel genere di creature, tutt'altro che proprie di simili tattiche, da voler, forse, offrire ulteriore credito alla teoria della stessa mercenaria, a rivelare un'essenza innaturale alla base di tutto quello.
« E se ti sbagliassi?! » esclamò Howe, stringendo la propria spada fra le mani, più simile ormai ad un amuleto, ad un talismano religioso ancor prima che ad un'arma, dove a nulla sarebbe potuta valere nel confronto con simili avversari « E se, per quanto innaturali, fossero comunque reali, frutto di qualche oscuro potere? »
« In tal caso, a breve avremo piena coscienza sulla veridicità o meno di tutti i dogmi imposti dalle nostre fedi… » deglutì la mercenaria, non potendo fare a meno di stringersi in una postura di guardia, ponendo il proprio braccio metallico innanzi a sé a protezione del proprio corpo, per quanto, nelle sue stesse parole, tutto ciò sarebbe dovuto essere vano.
Impossibile, purtroppo, sarebbe stato per loro sia tentare di difendersi da un ipotetico attacco sia, ancor peggio, cercare di fuggire dalla fine loro imposta tanto crudelmente, dove nel numero esorbitante di rettili lì presenti non avrebbero mai potuto compiere un singolo passo, per quanto rapido esso fosse potuto esser condotto, per quanta energia ed impegno essi avrebbero potuto imporre in tal tentativo di evasione. Se solo quei serpenti fossero stati reali e se solo uno fra i quattro avesse cercato di ovviare a quell'assedio, inevitabilmente sarebbe stato ricoperto di morsi, ed in ciò saturato di veleno, prim'ancora di riuscire a comprendere come ciò potesse essere accaduto.
Paradossalmente più pericolosi, pertanto, sarebbe dovuta esser giudicata quella moltitudine di piccoli nemici ancor prima che un avversario pur temibile quale lo scultone, dove nelle proprie ristrette dimensioni e nella propria superiorità quantitativa, nonché nel proprio veleno, essi avrebbero potuto sorprendere le proprie vittime e non concedere loro scampo. L'unica speranza a cui mai, Midda, Howe, Be'Wahr e lo sconvolto Sanma, loro disgraziata guida in quell'occasione infausta, avrebbero potuto offrire affidamento, pertanto, sarebbe
« Thyres! » invocò la Figlia di Marr'Mahew, nel momento in cui il fragile equilibrio esistito fino a quel momento venne meno e quei maledetti avversari decisero di slanciarsi nella loro direzione, letteralmente catapultati in loro offensiva.
domenica 18 ottobre 2009
646
Avventura
015 - La piramide nera
« Be'Wahr… per Thyres, calmati! » richiese la donna guerriero, temendo sinceramente per la vita della loro guida, essendo ella sì a conoscenza della ritrosia del proprio compagno in relazione ai serpenti, ma non avendo mai avuto ragioni per supporre una reazione tanto violenta in simile contesto, spiazzata da siffatta foga offerta da un carattere solitamente d'indole tranquilla, quasi pacifica.
Ma il biondo, ancora, non parve voler prestare attenzione ad alcun intervento, ad alcuna opinione, continuando ad inveire violentemente contro il malcapitato, sollevato da terra e ancor scosso senza la benché minima curanza, trascinandolo in violenti scatti fra il fuoco e i serpenti, nell'evidente incertezza nel merito del destino a cui poter votare colui che, ai suoi occhi, si era macchiato di simile tradimento nei loro riguardi. E quando, infine, egli sembrò aver maturato una decisione, volgendosi verso i serpenti e preparandosi, in tal senso, a disfarsi del proprio fardello, fu il contatto con una fredda e pesante mano di metallo a domandargli, nuovamente, il ritorno al raziocinio, utile, necessario a mantenere sotto controllo tanto terrore incontrollato.
« Calmati. O ti farò calmare io stessa. » impose, allora, la mercenaria, con tono e sguardo ancor più gelidi della propria mano, priva di emozioni, priva di comprensione ora, e decisa a veder rispettata la quiete indispensabile in un momento come quello, in una situazione che avrebbe potuto richiedere loro la vita se solo avessero indugiato in animosità inutili quali quella a cui, pur incontrollatamente, si stava concedendo di cedere il biondo.
In conseguenza di tale ordine, intrinseco nel quale alcuna alternativa all'ubbidienza al medesimo sarebbe stata concepibile, al suo diretto destinatario non restò altro da fare che acconsentire, liberando il proprio prigioniero e lasciandolo, così, cadere rovinosamente a terra.
Tal gesto, in verità, non sarebbe dovuto esser considerato quale semplice conseguenza della volontà della Figlia di Marr'Mahew, per quanto forte, per quanto decisa, innanzi al rifiuto alla quale, probabilmente, lo scontro sarebbe dovuto essere trasferito su quel nuovo piano: ove sicuramente il carisma proprio di quelle parole, l'energia racchiusa in esse, non avrebbe offerto spazio a nient'altro che uno confronto diretto con colei che le aveva formulate, evidente sarebbe stato comprendere come l'ascolto delle medesime derivò, ancor prima che da un sentimento di timore, impossibile da gestire nella particolare situazione psicologica dell'uomo, da un sentimento di rispetto. Solo l'ammirazione sincera, la fiducia indiscussa nei confronti della loro compagna, di colei che si era sempre dimostrata padrona di sé e delle situazioni più assurde in cui tutti loro erano mai stati precipitati, permise a Be'Wahr, solitamente calmo e comprensivo, di recuperare la coscienza di sé, di tornare ad essere padrone della propria mente nonostante la fobia che, indubbiamente, era in grado di sconvolgerlo in maniera tanto profonda.
« Tutto… a posto. » deglutì il biondo, rispondendo sottovoce, impercettibilmente tremante, alla compagna ancora gravante sulla sua spalla con la propria mano destra, in nero metallo dai rossi riflessi « Domando venia per il panico che ho dimostrato… ma… non… »
« Non ti piacciono i serpenti… » sussurrò ella, offrendo ora nuovamente tono comprensivo, quasi dolce, nei suoi riguardi, nel ritrarsi da lui soddisfatta di quella risposta « Così come a nessuno, del resto. Ed è per questa ragione che dobbiamo sbrigarci a trovare una soluzione a questo problema. »
« S-sì… » annuì l'altro, ancora incerto nel proprio tono, dove in evidente conflitto interiore con quella spiacevole situazione.
Dopo essere stato rigettato al suolo, Sanma si era rapidamente mosso a cercare di porsi il più lontano possibile dalla follia dell'unico fra i propri datori di lavoro a cui aveva riconosciuto sufficiente fiducia, almeno fino a quel momento. Obbligato in tal fuga, nell'essere tutti loro circondati dai rettili sempre più prossimi, rinchiusi in un'area sempre più ristretta, alla guida non fu offerta molta alternativa all'occupare la posizione più remota lui offerta rispetto alla coppia in confronto verbale in quel momento, ossia quella che già stava naturalmente vedendo impegnato, nella sorveglianza e nel controllo, il quarto elemento della squadra.
E fu proprio quest'ultimo, Howe, a offrire in quello stesso momento la propria voce, pretendendo naturale attenzione da parte dei propri compagni…
« Scusate se mi permetto di interrompere questo vostro idilliaco e commovente momento d'introspezione psicologica, senz'altro utile a dimostrare, agli onori della Storia, quanto siate, e siamo, comunque semplici mortali dotati di naturali limiti e sentimenti come chiunque… » commentò, in un tono diviso fra preoccupazione e sarcasmo « Ma, onde evitare che il problema da voi indicato trovi una soluzione a noi, sarebbe il caso di affrettarci! »
« Se hai proposte su come procedere… ritieniti libero di rendercene partecipi senza porti imbarazzi… » replicò la donna guerriero, non condividendo il tono adottato dal compagno, pur comprendendone le ragioni alla base e giudicandole tutt'altro che erronee « In caso contrario, manteniamo gli occhi aperti e cerchiamo di restare prossimi al fuoco: fino a quando continuerà a brillare nelle tenebre della notte, sarà in grado di mantenere lontani gli aggressori… »
« Giusto. » annuì la guida, ritrovando volontà di esprimersi unicamente allo scopo di approvare apertamente le parole appena pronunciate da Midda « E' uno spettacolo abominevole… ma, per quanto possano essere numerosi, non potranno spingersi contro natura. E tutti gli animali non addomesticati, temono il fuoco… »
« Se lo dite voi… » definì Howe, tutt'altro che convinto da quella posizione ma, effettivamente, impossibilitato a suggerire concrete alternative utili alla medesima.
Qualcosa, in verità, fin dalla scoperta dei serpenti attorno a loro, aveva lasciato turbata, incerta, dubbiosa la donna guerriero nel profondo del proprio animo, qualcosa che sino a quel momento, ancora, non era stata in grado di identificare con chiarezza, di distinguere nettamente.
Nel voler minimizzare la faccenda, forse, ella avrebbe potuto ritenere di non essere in grado di concedersi sufficiente umiltà nel confronto con quei piccoli e infidi avversari, nel non voler accettare l'ipotesi che essi fossero riusciti a giungere in loro prossimità con tanta discrezione, quasi invisibili o, ancor peggio, completamente impercettibili ad ogni senso. Certamente, in tal caso, a sua difesa avrebbe potuto addurre il canto in cui si stava ponendo impegnata, nel quale aveva convogliato tutta la propria attenzione, tutto il proprio impegno ma, in effetti, sarebbe stata semplicemente una semplificazione troppo forzata della realtà per concederle di riuscire ad accettarla. E, soprattutto, al di là della pur non negativa opinione che, solitamente, riservava nel merito delle proprie capacità, rare erano le occasioni in cui ella si era spinta a sopravvalutarsi in maniera tanto appariscente come sarebbe potuto essere in quel momento, in quella reazione, se essa fosse nata da simile questione.
Proprio quell'ultima asserzione da parte di Sanma, forse fine a se stessa più che dotata di una qualche intrinseca ragion d'essere, però, fu utile a stuzzicare l'intelletto della Figlia di Marr'Mahew, spingendola a porre la propria attenzione in direzione di un dettaglio da lei prima trascurato, umanamente ignorato nella confusione di quegli eventi, di quello sviluppo inatteso e imprevedibile. Un dettaglio che, pur, avrebbe offerto all'intera situazione una luce ben diversa da quella attuale…
« Dannazione! » esclamò, nel raggiungere, finalmente, coscienza di cosa la stesse turbando, di cosa non era stato in grado di cogliere immediatamente, per un istante espandendo le nere pupille all'interno delle azzurre iridi, nell'esprimere con chiarezza in tal reazione, pur non evidente ad alcuno in quel frangente, il proprio stupore, forse il proprio rimprovero verso se stessa, per la leggerezza da lei commessa nel non considerare una sfumatura tanto chiara, inequivocabile nei propri caratteri « I cavalli! »
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