11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

venerdì 19 novembre 2010

1043


S
e, in quel frangente, la donna guerriero si fosse proposta qual armata di una lama, fosse quella di una spada o, più semplicemente, di uno stiletto o di un pugnale, sicuramente per il suo avversario sarebbe potuto essere l'ultimo istante di vita. Così oscenamente scoperto nel confronto con qualsiasi possibile attacco, infatti, egli sarebbe potuto essere da lei facilmente terminato, senza neppure, in ciò, avere occasione di rendersi conto di quanto occorso o della propria stolidità nell'affrontare in tali vie chi già dimostratasi indubbiamente agile, incredibilmente elastica e rapida nei propri movimenti, al punto da apparire prossima a un grosso predatore felino ancor prima che a una comune mortale. Ove anche disarmata, ella avrebbe potuto poi ugualmente riversare in suo contrasto, a suo discapito, la violenza di un proprio pugno, di un colpo con la solida e temibile destra che, in quel momento, avrebbe potuto persino ambire a spezzargli le reni, infliggendogli un danno sì grave dal quale, mai, avrebbe potuto riprendersi o, peggio ancora, sperare vagamente di ritrovare salva la propria vita negli istanti a venire. Ciò nonostante, in alcun modo Midda si impegnò, allora, per infortunare il proprio avversario, colui che pur lì si era sospinto all'unico ed esplicito scopo di domandarne la vita in cambio, limitandosi, in quel particolare frangente, a tentare di umiliarlo, nel dirigere alla volta dei suoi glutei un violento calcio, un colpo non terribilmente violento, e pur sufficientemente potente, da amplificare l'enfasi già propria di quel suo stesso movimento, di quella carica, e, in questo, da sbalzarlo in maniera quasi grottesca in avanti, negandogli occasione alcuna di equilibrio e lasciandolo ricadere, suo malgrado, contro il robusto tronco di un albero lì innocente spettatore di quello stesso scontro.
L'impatto che derivò da simile collisione fu devastante, tanto per lo stesso albero, quanto più per Ma'Vret. A discapito del primo, lo scudo dal primo proposto innanzi a sé, promessa di morte certa per la giovane a cui era stato inizialmente destinato, si ritrovò a essere conficcato, nelle proprie lame, nelle proprie punte metalliche, nella solidità di quel legno, tanto profondamente che, dopo quindici anni, probabilmente, esso si trova ancora lì, a memoria di quella storica disfida. A discapito del secondo, poi, la botta in piena fronte che ne seguì fu tanto forte da tramortirlo, da privarlo di ogni speranza di ulteriore competizione con lei, nel concedergli, a malapena, la possibilità di rialzarsi, di rigirarsi verso la propria controparte, di osservarla levando il dito indice della mano destra in segno di indubbia minaccia contro di lei e, subito dopo, di ricadere a terra, in seno all'abbraccio di Emdara, o Am’Dahr come eri abituata a chiamarlo in Y'Shalf, in un innaturale sonno purtroppo privo di sogni.

Ancor più di questa, forse prevedibile, vittoria da parte della nostra cara Midda, in verità, ciò che ritengo affascinante poter prendere in esame è quanto accadde in conseguenza alla stessa, sviluppo incredibilmente interessante al fine di meglio apprezzarne il carattere, la natura, lo spirito, rimasto del tutto inalterato in questi anni nei propri principi fondanti, se pur, indubbiamente, evolutosi sotto molti aspetti, primi fra i quali quelli che le hanno consentito di stringere una specie di relazione di fiducia con te e con quella serva insieme alla quale siete fuggite da Y'Shalf o, anche, che le hanno consentito di riservarsi una possibilità di romantico legame con il locandiere Be'Sihl, così come mi ci ha confidato il suo stesso scudiero Seem, ora impegnato nella gestione della locanda del medesimo nel mentre in cui i due si sono concessi l'occasione di un lungo peregrinare insieme attraverso l'intero continente.
Già trionfatrice sul colosso nero, infatti, ella avrebbe potuto decidere senza alcun falso moralismo di ucciderlo, eliminando alla radice il rischio di ulteriori ritorni del medesimo, occasioni future in cui egli avrebbe potuto farle rimpiangere lo spreco di una possibilità lì tanto generosamente offertale. Così come, parimenti e ancor più retoricamente, ella avrebbe potuto cogliere l'effimera quiete riservatale da quel successo allo scopo di riprendere la propria via, lo scopo principale di quel proprio viaggio, nell'assolvimento del proprio incarico, dell'impegno preso con me, facendo perdere senza fatica alcuna le proprie tracce e liberandosi comunque del rischio di un nuovo, possibile, inseguimento, sia che egli fosse stato lasciato in vita, sia che altri suoi pari fossero stati, eventualmente, lì inviati animati dalla medesima prerogativa. Non nella pur legittima morte del proprio avversario, né in una comprensibile e condivisibile fuga, tuttavia, ella cercò allora il proprio appagamento, la propria soddisfazione, quanto, semplicemente e, forse, assurdamente, nella quieta e serena attesa del suo stesso risveglio, del ritorno alla coscienza, alla lucidità, di chi si era lì spinto unicamente allo scopo di ucciderla.
E così, la prima immagine con cui egli si ritrovò posto a confronto nel ritornare padrone di un barlume di coscienza, sufficiente a permettergli di dischiudere gli occhi e, in ciò, ad abbandonare le tenebre nelle quali era rimasto sino a quel momento, non fu quella del sole pur già alto nel cielo, quanto, piuttosto, quella del glaciale sguardo di lei, fisso su di sé.

« C-cosa… » sussurrò egli, per un istante incapacitato a ricostruire gli eventi così come accaduti e, soprattutto, di comprendere la propria posizione attuale, nel riconoscere a stento, in verità, persino la donna schierata innanzi a lui e tanto impegnata nell'osservarlo « … c-cosa è successo? »
« Tu mi hai offesa. » definì ella, seria nel proprio tono, nel sollevare la propria mancina, ora, e nel mostrarla accompagnata dalla grossa scimitarra di lui, sì ingombrante e pesante da non permetterle neppure di mantenerla similmente sollevata senza richiedere, in ciò, anche l'immediato ausilio della propria destra, a ricercare un equilibrio con il quale, chiaramente, non si poneva confidente, nel non essere abituata a gestire tale genere di armi « O, per lo meno, hai tentato di farlo… di attaccarmi, salvo scoprire tardivamente di non poter molto in mia opposizione. E quando dico "tardivamente", intendo riferirmi al fatto che lo stai scoprendo solo ora, dove sino a questo momento non hai neppure avuto possibilità di maturare la benché minima consapevolezza su quanto sia successo fra noi. O sbaglio? »

Quando un uomo, al pari di Ebano in quei tempi, si propone qual abituato a vincere ogni propria sfida, a prevalere in confronto concessogli dal fato, solo due reazioni possono essere giudicate qual obbligatorie nel confronto con l'evidenza di una propria umiliazione tanto palese, tanto evidente qual quella così imposta a proprio discapito: la rabbia o il rispetto. Nella furia, in effetti, la stolida maggioranza dei guerrieri preferisce ricercare occasione di rivalsa in contrasto a un destino tanto beffardo, tentando, con ira, con massimo disprezzo e odio, un'estrema possibilità di vittoria o, dove chiaramente impossibile, di morte, unica gradevole e apprezzabile via utile a non dover accettare l'idea della propria umana fallibilità, della propria impossibilità a prevalere sempre e comunque, in quanto lontani dall'ineffabile perfezione caratteristica solo degli dei. In una reverenziale prudenza, al contrario, una più acuta minoranza dei combattenti comprende la necessità di apprezzare il dono pur loro lì riservato, nel godere di una nuova alba anche quando sarebbe ormai potuta essere loro negata, cercando, nel tempo concessogli, in quella seconda possibilità loro riservata, non tanto di negare l'abilità dimostrata dalla propria controparte, quanto, piuttosto, di individuare le proprie stesse mancanze, le debolezze che hanno potuto permettere un tale fallimento, allo scopo di apprendere dal medesimo e proporsi, in grazia di ciò, preparati a qualsiasi nuovo scontro, sicuramente lontani da una divina compiutezza, e pur ogni volta un poco più prossimi alla stessa.
Ma'Vret, pur orgoglioso e fiero mercenario dei deserti del nord, pur ormai drogato dal proprio stesso mito, dalla propria fama e da tutto ciò che da essa gli era riconosciuta ogni giorno, avrebbe potuto facilmente, banalmente, ricadere entro il primo caso, cercando, allora, non un'occasione di dialogo con la propria avversaria e possibile carnefice, quanto, piuttosto, un nuovo scontro mortale con lei, anche se ciò avrebbe facilmente definito la sua stessa fine. Malgrado tutto, però, egli non avrebbe dovuto essere ritenuto uno sciocco, non avrebbe potuto essere additato quale uno sprovveduto, e, in ciò, non avrebbe mai potuto sprecare quanto evidentemente gli dei avevano voluto concedergli, nella possibilità di godere della luce ora filtrante attraverso le fitte fronde degli alberi, chiara e calda messaggera di vita e, con essa, di speranza.

« Hai dimostrato indubbia abilità in mia opposizione, straniera… » replicò allora, chiamandola ancora con quel particolare epiteto già rivoltole in precedenza, non scelto in maniera casuale, là dove, in verità, del tutto ignorante nel merito di un qualsivoglia effettivo nome utile a indicare la propria avversaria, in quanto ancora non conosciuto neanche dal suo mecenate « Tuttavia, se mi posso concedere un consiglio, non sopravvalutare a tal punto le tue possibilità in mio contrasto, o al nostro prossimo incontro, un nuovo risultato potrebbe capovolgere le nostre attuali e reciproche posizioni. »

giovedì 18 novembre 2010

1042


I
l primo attacco che Ebano volle render proprio all'inizio di quella nuova fase di combattimento, parve impegnarsi allo scopo di dimostrare quanto ogni possibile e precedente sottovalutazione proposta a discapito della propria avversaria fosse, ormai, stata completamente e giustamente negata, nel confronto con quelle che di lei non si sarebbero potute erroneamente giudicare scarse capacità, né, tantomeno, banali ingenuità, quali pur sarebbero allora potute essere proprie di un qualsiasi mercenario improvvisatosi tale alle proprie prime esperienze. Se anche, nell'ascoltar la cronaca delle gesta della donna all'interno della taverna della strage dalla voce del proprio stesso mecenate, egli aveva potuto riservarsi una ragion vele possibilità di dubbio nel merito di quanto fondate, quanto reali avessero da essere considerate le potenzialità offensive di colei eletta qual obiettivo da abbattere in nome di un discreto quantitativo d'oro, sufficientemente generoso da permettere di smuovere persino una celebrità qual pur lo stesso non avrebbe potuto evitare di essere considerato, a seguito dello sviluppo di quanto, a posteriori, sarebbe potuto essere considerato semplice prologo del loro concreto sconto, della loro reale battaglia, Ma'Vret avrebbe dimostrato una pericolosa superficialità, una potenzialmente letale sopravvalutazione delle proprie possibilità innanzi a lei, che mai si sarebbero potute accomunare a chi, suo pari, aveva pur accumulato una lunga, lunghissima sequenza di straordinarie vittorie sulle proprie spalle. Per questa ragione, il nuovo colpo a lei destinato, pur carico di un'energia, una forza sovrumana, qual sola sarebbe potuta essere quella derivante da muscoli tanto potenti, da membra tanto vigorose, non le venne scagliato contro senza alcun freno, senza alcuna occasione di controllo, così come, in sua vece, probabilmente molti si sarebbero concessi di fare, precipitando su di lei nella certezza di poterla facilmente travolgere: tale offensiva, al contrario, venne sapientemente soppesata in ogni propria pur minimale sfaccettatura, vedendo, pertanto, sì la scimitarra compiere un'ampia semicirconferenza orizzontale innanzi a lui, nella volontà di spezzare, ancor prima che, semplicemente, spazzare, quello stesso corpo pur innegabilmente ammirato, ma, al tempo stesso, volgendo massima attenzione a qualsiasi replica che ella avrebbe potuto concederle a tal gesto, a dimostrarsi pronto di fronte a essa, per ergere difesa o, persino, ancor tentare offesa.
Già confidente, in grazia dell'occasione concessami all'epoca di questi fatti, con le meravigliose proprietà del pur artefatto arto destro della nostra prediletta, così come probabilmente, anche a te, amor mio, è stata immediatamente concessa possibilità di offrire apprezzamento nel mentre del vostro lungo viaggio per giungere sino a Kriarya, non avrei mai potuto evitare di ipotizzare come ella, a tanta violenza, a simile enfasi, non avrebbe esitato a offrire la solidità di quel nero metallo dai rossi riflessi, arrestando tanta foga e, in ciò, riservandosi, accanto a un concreto effetto sorpresa a potenziale discapito del proprio nemico, una possibile finestra di replica allo stesso, in una qualche reazione della propria mancina, lì completamente libera da ogni genere d'arme di sorta. Se ciò, allora, fosse effettivamente accaduto, ella avrebbe incontrato, proprio malgrado, uno spiacevole e indesiderato contatto con la pericolosa superficie dello scudo dell'altro, in contrasto alla solidità della quale ogni propria aggressiva fantasia sarebbe stata repentinamente infranta e, ancor peggio, in contrasto alle lame della quale la propria unica estremità superiore ancora di carne e ossa avrebbe potuto definire in maniera certa un fato ancor peggiore di quanto riservato alla destra nel giorno della propria mutilazione, della condanna in occasione della quale l'utilizzo di tale braccio le venne negato. Per sua fortuna, tuttavia, la scelta che ella si concesse di compiere non fu quella che, probabilmente, avrebbe caratterizzato qualsiasi uomo nelle sue vesti, restando immobile a cercare di opporre alla violenza della lama avversaria la forza di un corpo saldo, quanto, invece, una strategia nella quale la qualità sovrana si impose essere la sua stessa agilità, quella pur indubbia e magnifica scioltezza di movimenti che, anche all'interno della battaglia nella taverna l'aveva veduta quasi ballare fra i propri nemici, e che, in quel nuovo contrasto, le permise, allora, di ovviare in maniera estremamente semplice, quasi banale, a un gesto pur letale, mantenendosi, in ciò, libera la stessa destra per cercare un'occasione di affondo con la medesima in contrasto al di lui pur muscoloso, scolpito, massiccio addome. E così, contro quel terribile scudo, più vicino ad apparire quale arma d'offesa ancor prima che strumento di difesa, non si massacrò il suo pugno sinistro, ma si scontrò quello destro, solido e compatto in misura non minore alle punte e alle lame lì preposte e, per sua fortuna, del tutto insensibile a qualsiasi possibilità di dolore, di patimento o pena né in contrasto a quello, né in contrasto ad alternative ben peggiori.
L'impatto generato dall'incontro fra il pugno destro della donna, e lo scudo dell'uomo, diede allora vita a un istante di fugace quiete, un momento di sospensione del tempo e, con esso, di qualsiasi ulteriore azione, nel corso del quale né all'uno, né all'altra fu necessario chinare lo sguardo all'altezza del loro reciproco contatto per comprendere quanto fosse accaduto, cosa fosse successo e in quale ampia misura avrebbe dovuto esser considerata la lontananza, per tale duello, dall'ottenere una qualche possibilità di conclusione in favore di una delle due parti lì coinvolte. E in simile, assurdo e pur concreto intervallo, nonostante una concreta disparità di posizioni, fra l'incredibile possanza di lui, eretta al massimo delle proprie possibilità per sovrastarla innanzitutto psicologicamente, e poi fisicamente, e la compatta postura di lei, a offrirgli minori possibilità di raggiungere il proprio corpo e, in quel particolare istante, a evitare un letale contatto con la lama ancora orizzontale sopra la propria stessa testa, i loro occhi, liberi di muoversi, liberi di spaziare in qualsiasi direzione a proprio piacimento, finirono allora per porsi gli uni negli altri: quelli azzurri di lei, tanto simili al ghiaccio, in naturale contrasto a quelli scuri di lui, sì prossimi alle profondità della terra, in un naturale antagonismo probabilmente inevitabile, un'opposizione spontanea e assoluta fra loro, che pur, nessuno dei due ancora sarebbe stato in grado di comprenderlo, si sarebbe presto trasformata in una ricerca reciproca, un desiderio di completamento, di pienezza ed equilibrio, qual quello esistente fra la notte e il giorno, o, più semplicemente, fra un uomo e una donna.

« Ottimi riflessi… » gli sussurrò ella, non rifiutandogli un lieve sorriso, il quale, nel conoscere il suo carattere, non posso evitare di ritenere venne animato unicamente da intenti denigratori verso il proprio avversario, e che pur, egli, nel descrivermi questi stessi fatti, all'epoca, volle suggerire qual probabilmente derivante da un primo, inconsapevole interesse in lei, non diverso da quello che potrebbe animare due estranei incontratisi casualmente in un locale, o lungo una strada, e attratti da un particolare giudicato interessante nella controparte, un dettaglio forse non definibile a livello conscio, e pur reale e concreto nel confronto con la propria mente, le proprie fantasie e i propri desideri.
« Anche i tuoi non sono male… » replicò egli, rispondendo a tono e riservandole, a propria volta, un sorriso, riportato qual semplice reazione a quello di lei e che, con sincera malizia, non posso evitare di ritenere animato dagli stessi sentimenti da lui a lei allora imputati.

Tale scambio di complimenti e di sorrisi, meglio sottolinearlo immediatamente onde evitare incertezze di sorta a tal riguardo, non segnò in alcun modo la conclusione di quel confronto, non definì una volontà di resa, o di patteggiamento, fra le parti lì coinvolte, ritrovando, piuttosto, tanto l'uno, quanto l'altra, saltare con agilità e coordinazione entrambi all'indietro, a riservare un pur minimo spazio fra loro utile unicamente a concedere a entrambi un nuovo tentativo d'attacco, l'ennesima carica che, questa volta, non ritrovò qual proprio solo protagonista il colosso nero, ma vide impegnata qual partecipante attiva la stessa donna guerriero. Nel mentre in cui, infatti, Ebano non esitò a ricercare nuova occasione di impatto con quel corpo, obiettivo della sua violenza unicamente in virtù di ragioni professionali, schierando a tal scopo il proprio stesso scudo e caricando, simile ad ariete di legno, la propria controparte quasi fosse un solido portone da sfondare, inviolabili mura attraverso le quali ricercarsi una possibilità di breccia, Midda non si concesse indugi di sorta a spingersi, a sua volta, incontro all'uomo, approfittando, in ciò, della postura ora più compatta, più prossima al suolo da lui resa propria, per ribadire la propria eccelsa agilità. E quasi ella fosse atleta coinvolta in una pericolosa e primordiale tauromachia, quand'egli si propose prossimo al violento e oscenamente distruttivo impatto, ella spiccò un meraviglioso salto, una sorprendente capriola in conseguenza alla quale non semplicemente evitò la morte implicitamente promessale nel confronto con lo scudo dell'altro, ma, incredibilmente e imprevedibilmente, si ritrovò a librarsi in un breve volo al di sopra del suo stesso, possente e virile corpo, per ritrovare alfine contatto con il suolo solo oltre le sue spalle, in tal modo a lei stessa offerte quali del tutto indifese.

mercoledì 17 novembre 2010

1041


P
urtroppo per la donna guerriero, e, in ciò, fortunatamente per l'uomo a lei opposto, il collo del colosso nero non avrebbe potuto essere giudicato tanto fragile qual pur necessario per condurre a compimento quell'attacco, nella stessa misura, per lo meno, già propostasi qual caratteristica di quelli da lei spezzati innanzi al mio stesso sguardo pochi giorni prima. Per quanto aggredito e posto in apparente sottomissione da un gesto, da un'offensiva del tutto inattesa e imprevista, avendo evidentemente sottovalutato la propria controparte, Ebano non si concesse occasione di cadere vittima di una sì subitanea morte, comprendendo immediatamente i desideri della propria antagonista e, in ciò, tendendo oltremodo la propria possente muscolatura, al punto tale da apparire realmente prossimo a esser una statua di solido legno, se non, addirittura, di indistruttibile pietra o metallo, ancor prima che a semplice carne, sangue e ossa: una prontezza di riflessi, la sua, che indubbiamente gli concesse allora di riservarsi salva la vita, vanificando ogni sforzo pur tremendo, pur concreto, della propria avversaria in proprio contrasto e, nei termini da lei ampiamente previsti, contemporaneamente di reagire al solo scopo di riuscire là dove prima fallito, ormai privo di ogni possibilità di dubbio nel merito dell'identità di colei desiderata qual propria preda e lì proclamatasi predatrice, nella perfetta corrispondenza di quell'ancor non chiaramente delineata avversaria con il profilo, psicologico oltre che fisico, descrittole dal proprio mecenate per una sua identificazione.
Tutt'altro, però, che impreparata a tale evoluzione, anche dove, suo malgrado, a sua volta scontentata nei propri iniziali desideri di morte a discapito dell'uomo, la futura Figlia di Marr'Mahew non permise al proprio avversario di raggiungere le sue bianche carni simili ad avorio con la propria scimitarra, e, con la stessa agilità appena dimostrata per conquistare la posizione lì propria attorno al suo collo, ella abbandonò tale primo obiettivo, lasciandosi scivolare all'indietro e, in ciò, raggiungendo il suolo con un ampio anticipo rispetto al tempo in cui la lama avversaria avrebbe potuto allora sperare di sfiorarla. Un contatto fugace, quello fra le proprie mani e il suolo in prossimità dei piedi del proprio antagonista, al quale, rapidamente, la mercenaria si impegnò a lasciar seguire un'agile ed elegante capriola, ritenuta utile, giudicata addirittura necessaria, ad allontanarla ulteriormente dal medesimo, nel prevedere, senza eccessivo spreco di intuitività o di fantasia, quanto egli, ben lontano dal potersi ritenere soddisfatto, appagato da quel nuovo insuccesso, avrebbe subito cercato di condurre a termine il proprio intento omicida nei suoi riguardi, non lasciandosi sorprendere eccessivamente dall'evasione così condotta.

« Mi hanno raccontato molte cose di te, straniera… » definì egli, voltandosi ancor in maniera troppo tardiva per potersi concedere un nuovo tentativo d'attacco, ritrovandola già a sufficiente distanza da sé per vanificare qualsiasi possibilità di effetto sorpresa in un immediato contropiede « Una giovane donna dagli enormi seni in grado di fronteggiare, pur disarmata, dozzine di guerrieri armati sino ai denti e, in ciò, di sopravvivere ai loro attacchi, imponendo, addirittura e al contrario, solo morte su tutti quegli stessi disgraziati. » enunciò, non negandosi un sorriso di soddisfazione nello scoprire quanto, dopotutto, forse tali voci non avrebbero dovuto essere considerate infondate come, al momento dell'accettazione di quello stesso incarico, aveva pur temuto fossero « Devo ammettere che sei riuscita a sorprendermi, là dove non mi sarei mai atteso di scoprire come una simile fama non fosse gratuita, conseguente alla semplice fortuna di un fugace momento di benevolenza divina. »
« Affermi il vero quando dici che, dovendomi descrivere, è stata focalizzata ogni attenzione sulla mia circonferenza toracica? » commentò ella, aggrottando la fronte e, senza concedersi la benché minima occasione di distrazione in simili chiacchiere, subito assumendo una postura di guardia, nel porre il proprio braccio destro in nero metallo dai rossi riflessi innanzi al proprio corpo a ragione di scudo, nonostante dalla controparte, in quel preciso istante, non stesse giungendo particolare evidenza di intenti belligeranti « Il mio amor proprio non può evitare di ringraziarti sinceramente per una tale, lieta novella: già temevo l'eventualità di poter essere additata come la sfregiata tranitha… o altri strani epiteti simili. » ironizzò, socchiudendo appena i propri occhi color azzurro ghiaccio, quasi a voler contrastare un riverbero del tutto inesistente nella buia notte attorno a loro « Anche se definirli enormi è esagerato… non trovi, mio caro Ma'Vret Ilom’An?! » gli domandò, offrendo esplicita evidenza, in quel modo altresì implicito, di aver riconosciuto l'identità del proprio avversario, tutt'altro che priva di notorietà a differenza della propria, almeno all'epoca di questi fatti.
« Se non fossi stato incaricato di ricondurre a Kriarya la tua testa, ammetto che non mi dispiacerebbe potermi candidare per un'ipotesi di misurazione diretta a tal riguardo… » sorrise l'uomo, esplicito, diretto nei riguardi della propria avversaria della quale pur aveva appena cercato la morte, persino umettandosi lievemente le labbra nel desiderare esprimere in maniera trasparente la forse inevitabile bramosia e lussuria conseguente a tale pensiero « Purtroppo, però, ben diversi hanno da considerarsi i termini della mia missione e, per questo, sono spiacente di doverti invitare ad accettare un fato praticamente ineluttabile e, in ciò, arrenderti di fronte alla mia lama, evitando a te stessa e a me un'inutile balletto dal risultato ampiamente prevedibile. » soggiunse, a definire in maniera univoca quella che sola sarebbe dovuta essere riconosciuta quale sua priorità, in conseguenza alla pur seria professionalità da lui stesso posta nel proprio mestiere, tale da non permettersi tanto facili distrazioni « E avendo tu saputo formulare senza esitazione alcuna il mio nome, sono certo che ben comprenderai di non poter avere speranze di sorta in mio contrasto. »
« E' una fortuna, allora, che tu non sia il genere di uomo capace di stuzzicare le mie fantasie. » replicò ella, offrendogli lo stesso tono maliziosamente faceto, nel piegare appena il capo di lato, in un'asserzione che, con il senno di poi, sarebbe retorico considerare qual del tutto fasulla ma che, in tal frangente, risuonò carica di sincera indifferenza in direzione di tale interlocutore, privandolo del pur superficiale interesse da lui altresì riconosciutole, se pur con scarso romanticismo « Così non avrò remore di sorta a gettare i tuoi resti in pasto ai corvi prima della prossima alba… »

Un dialogo breve e pur indubbiamente singolare, quello che entrambi si concessero in un frangente tanto pericoloso, sì volto al reciproco annientamento, che mostrò, tuttavia, per la prima volta un aspetto estremamente particolare del carattere pur proprio di Midda sin dagli anni antecedenti a quel tentativo di reinventarsi nel ruolo di mercenaria, una vena estremamente ironica e pungente non limitata, nel proprio proporsi, a confronti verbali in condizioni di quotidiana quiete, ma soprattutto, e ancor più, in condizioni di teso contrasto, vivace scontro, della quale, purtroppo, non mi era stata offerta possibilità di godere nel mio ruolo di spettatore del massacro condotto all'interno della taverna, nell'esecuzione del quale, al contrario, ella si era proposta estremamente silenziosa, laconica, al punto tale da apparire, se possibile, ancor più oscena nella propria irrefrenabile e non frenata violenza. Un dialogo breve e pur estremamente intenso, che volle allora definire da ambo le parti, in maniera chiara, trasparente, sincera e, pur, terrificante, un doppio manifesto volto al reciproco annichilimento, alla distruzione l'uno dell'altra, in una promessa di battaglia, di contesa, che non avrebbe trovato occasione di quiete, possibilità di requie, se non nella caduta dell'uno o dell'altra figura lì coinvolta, nel dar vita a una sfida letale, uno scontro all'ultimo sangue, che non avrebbe potuto vantare alcuna reale ragione a giustificare il proprio sviluppo, o la propria conclusione, al di fuori del semplice capriccio di un mecenate, rinchiuso al sicuro nella propria torre a grande distanza dal teatro che la sorte aveva voluto preparare ad ospitare simile vicenda.
In verità, nulla di straordinario, nulla di particolare o insolito, come ben ormai dovresti sapere, mia dolce sposa, avrebbe dovuto essere giudicato in simili estremi, in tali presupposti, nel mortale duello fra due perfetti estranei, per quanto tutto privi del più banale sentimento d'antagonismo reciproco: mercenari entrambi, chi già da molti, gloriosi anni, chi agli esordi della propria straordinaria carriera, essi non avrebbero, del resto, potuto riservarsi tanta ipocrisia da necessitare di una qualche ragione personale per richiedere la vita di qualcuno, fosse uomo, donna, anziano o infante, per ottemperare alla volontà del proprio signore, di colui che si sarebbe dimostrato sufficientemente ricco, o potente, da sapersi conquistare, almeno temporaneamente, i loro servigi, la loro fedeltà. E proprio in quanto entrambi più che confidenti con tale, comune, realtà, quando Ma'Vret, con una nuova offensiva, sancì una repentina ripresa delle ostilità fra loro, nessuno fra loro, non egli, non ella, avrebbe potuto agire se non per la morte della controparte, invocandola al pari di un diritto loro garantito dagli dei, di una prerogativa sancita loro sin dalla notte dei tempi, per quanto del tutto privi, in realtà, della più semplice e personale ragione per domandare tale spargimento di sangue.