11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

lunedì 19 marzo 2012

1521


A
l di là di tali considerazioni, e riportando l'attenzione alla discussione allora in corso, alla contrattazione in corso in effetti, non posso che riconoscere come Midda, con le ultime parole pronunciate, riuscì a porre i propri interlocutori in una condizione di stallo, dalla quale, per gli stessi, estremamente difficile sarebbe stato uscire senza, in ciò, rimetterci qualcosa. Ove, infatti, avessero rifiutato l'ipotesi da lei formulata, accettando di pagare… di pagarci in maniera indipendente, stabilendo con ognuno di noi il prezzo del nostro operato, essi avrebbero infatti dato ragione alla loro interlocutrice, ove, loro punto di partenza era l'assenza di qualunque riconoscimento diretto a nostro favore. Ove, tuttavia, avessero mantenuto fede a tale idea, dando ragione all'ipotesi da lei così scandita, essi si sarebbero ritrovati a pagare un prezzo molto più altro di qualunque altro, dal momento in cui avrebbero tributato a ognuno di noi, Seem e io inclusi per quanto tutt'altro che professionisti nel settore, lo stesso compenso che sarebbe stato riconosciuto alla Figlia di Marr'Mahew, in quello che, probabilmente, sarebbe risultato essere il più alto costo mai sostenuto da qualunque mecenate in qualunque angolo di mondo.
E non voglio negare che, al di là di un primo, inevitabile, momento di imbarazzo, l'idea di riuscire a estorcere una buona somma d'oro ai signori di Kriarya, della città del peccato, non mi dispiacque assolutamente, anzi, dischiudendo innanzi ai miei occhi molteplici opportunità di investimento di tale denaro, partendo dall'acquisto di or non mi ricordo quali migliorie per la nostra Jol'Ange, sino, anche e forse paradossalmente, all'erezione di una statua in memoria dei nostri caduti, di mia sorella, di Salge, di Berah e speriamo alcun altro ancora, nel centro di Seviath o di qualche altra città fra quelle nostri consueti attracchi.

« Pagheremo ognuno dei tuoi compagni secondo quanto essi domanderanno… » accettò, alfine, lord Bugeor, ancora parlando a nome di tutti i suoi pari lì riunitisi e votando, fra le due alternative, a quella meno cara, cosicché, dovendo comunque rimetterci, sarebbe stata loro addebitata la minor spesa possibile « E ora, dopo aver definito questi particolari, potresti essere tanto cortese da condividere con tutti noi quanto hai deciso di porre in essere al fine di liberarci dall'assedio impostoci da parte di quelle… creature?! »
« Mahkra… » corresse la donna guerriero, riservandosi, allora, la possibilità di riferire quanto una sua fonte non meglio precisata, come la presentò al gruppo dei mecenati, le aveva illustrato a loro riguardo.

Inizialmente interrotto nelle proprie spiegazioni in merito a quelle creature, alla loro natura, ai modi per sterminarle e, pur interessante, a come accidenti fosse entrato in possesso di tali informazioni, Be'Wahr era stato successivamente interrogato a tal riguardo dalla nostra compagna, fornendo risposte puntuali, sebbene non completamente soddisfacenti, a ogni quesito. Risposte che, nella sola eccezione dell'ultimo, veniale dubbio, vennero riportate, adeguatamente riformulate, anche ai lord di Kriarya, per concedere loro coscienza su quanto, entro il calar delle tenebre, avrebbe potuto sterminare completamente la popolazione della città del peccato, noi ovviamente e ineluttabilmente inclusi.
Mahkra, in effetti, avrebbe dovuto essere giudicato solo uno fra i molteplici nomi con i quali tali creature erano state denominate di volta in volta, da coloro che avevano avuto la malaugurata occasione di contemplare gli effetti del loro passaggio. Testimoni indiretti, quindi, ove alcuno, dopo averli incontrati direttamente, era sopravvissuto e aveva potuto riportare narrazione diretta degli eventi, o dell'orrido potere di simili mostri. E nel merito dell'effettiva natura dei mahkra, troppe, differenti ipotesi si sprecavano, senza riuscire a individuarne una sola sufficientemente fondata da essere considerata concreta. I più, comunque, non erano soliti considerare i mahkra quali semplici creature, banali mostri come altri, quanto, e piuttosto, una razza semidivina, se non divina, minore, appartenente a un passato ormai dimenticato, a un'epoca fortunatamente perduta, nella quale simili entità avevano dimorato fra gli uomini godendo della loro venerazione al pari di veri e propri dei. Non più esistenti sul nostro stesso piano d'esistenza, non più appartenenti alla nostra stessa realtà, i mahkra, come comprovato dagli stessi eventi da noi vissuti, possono tuttavia essere ancora evocati e, in ciò, richiamati nel nostro mondo, nella nostra quotidianità, per diffondere morte e distruzione contro i nemici dell'evocatore.
L'idea che la Progenie della Fenice fosse in possesso di un metodo per evocare tali mostri, o dei che dir si voglia, non avrebbe potuto allora sorprenderci. Non, per lo meno, a seguito di quanto già affrontato poche settimane prima nella Città della Pace, una necropoli entro i confini della quale, alla ricerca del primo scettro del faraone, eravamo stati costretti ad affrontare un gruppo di angeli, o quanto, per lo meno, di più vicino concepibile agli stessi. Ove, pertanto, la Progenie aveva avuto successo nell'evocare cinque angeli, nulla avrebbe potuto negarle la conoscenza utile a evocare anche i mahkra, sebbene fondamentalmente folle avrebbe dovuto essere riconosciuto un tale impiego di energie, di potere, per un obiettivo sufficientemente semplice quale la nostra eliminazione.

« E cosa potremmo fare per opporci a questi… dei?! » intervenne un lord, di cui non rammento il nome, nel mentre della spiegazione della nostra compagna, ponendo un interrogativo tutt'altro che stupido o ingiustificato.

Per quanto noto a Be'Wahr, che l'esistenza dei mahkra aveva scoperto, incredibile a dirsi nel considerare la sua scarsa alfabetizzazione, attraverso la lettura di un vecchio testo; tali creature, in quanto considerate divine o quasi, non erano caratterizzate da particolare vulnerabilità o, tanto meno, mortalità. E questo avrebbe potuto considerarsi sufficientemente avvilente, demotivante, se non fosse stato comunque palese che la maggior parte dei mostri affrontati e vinti dalla Figlia di Marr'Mahew nel corso delle proprie imprese, non avrebbero dovuto essere riconosciuti qual immortali, sebbene considerati tali da chiunque.
Certamente, il pensiero del confronto con gli angeli, sempre frutto di un'evocazione della Progenie della Fenice, non avrebbe dovuto e potuto rallegrarci, lasciandoci, nostro malgrado, il dubbio della concretezza di tali voci, di simili, per noi drammatiche e tragiche, supposizioni, in virtù delle quali il nostro destino avrebbe dovuto essere riconosciuto qual segnato. Ma, ancora una volta e proprio nel confronto con la nsotra ultima battaglia contro gli angeli, un barlume, ostinato, di speranza non avrebbe dovuto esserci negata, in quanto sopravvissuti a qualcosa in contrasto al quale, ipoteticamente, non avremmo mai potuto sopravvivere, e tutto per merito, unico e incontrovertibile, della nostra compagna, della splendida, e letale, Midda Bontor.

« Innanzitutto dobbiamo resistere. Resistere e, ancora, resistere. » annunciò la mercenaria dagli occhi color ghiaccio, con parole apparentemente retoriche e che pur non tali risultarono nell'essere scandite dalle sue labbra « Chiunque abbia evocato dei mahkra, così tanti mahkra, deve averlo fatto al costo di grande dispendio di energia, ragione per la quale gli potrà essere concesso di mantenere tale incanto per ore, ma non per giorni. E sopravvivendo alla notte, termine naturale per l'assedio impostoci, probabilmente ci libereremo senza particolare sforzo dalla loro presenza… »
« E come dovremmo fare per "resistere"? » obiettò un'altra voce, ergendosi dalla direzione di un lord ancor dimenticato nel proprio nome dalla mia memoria « Sono praticamente più alti delle nostre mura… »
« Ma Kriarya è una città kofreyota… e, come tale, è stata concepita ed eretta per affrontare assedi di settimane, forse persino di mesi, senza battere ciglio! » replicò la donna, scuotendo il capo « Fossimo in una città tranitha, avremmo sicuramente da preoccuparci. Ma non in Kofreya. Non qui in Kriarya, le cui forti mura sono state plasmate per resistere persino all'assalto dei titani. »
« E se dovessero riuscire ad aprire una breccia nelle nostre difese?! » domandò un terzo lord, non con intento polemico, qual già il precedente, ma animato da semplice curiosità, e forse già consapevole della sola risposta riservatagli.
« Li combatteremo! » asserì ferma e inamovibile Midda, sorridendo serenamente, quasi nelle proprie parole stesse annunciando i propri progetti per la composizione del prossimo pasto « Li combatteremo con tutte le nostre forze. Con l'energia propria di una città in cui neppure i bambini hanno da considerarsi creature innocenti e indifese. » ricordò, dando ragione, in me, a una certa, legittima inquietudine « Che ogni uomo o donna, giovane o anziano, signore o servo, mercenario o assassino, ladro o prostituta di questa città si prepari alla battaglia. Una volta tanto non impiegando le proprie armi in reciproca avversione, ma in solidale comunione, in collaborazione contro un nemico superiore. »

domenica 18 marzo 2012

1520


« A
l giusto prezzo, voglio sperare… » intervenne la destinataria di tali parole « Perché, per quanto possa apparire inopportuno pensare al denaro in un momento qual questo, sono costretta a rimembrare come la scorsa estate io non abbia intascato un solo soffio d'oro per quanto compiuto per questa città. E il mio eroismo non è mai stato gratuito. Anzi. Ha sempre avuto un chiaro prezzo, come tu, mio signore, sicuramente ricorderai e potrai testimoniare a tutti i presenti. »

Giuro che, nel confronto con simile asserzione, mi ritrovai impossibilitato a comprendere se lasciarmi dominare da un sentimento di scandalo o, piuttosto, abbandonarmi a una grassa risata. Se, infatti, in un primo istante, nel pormi dopotutto meno confidente rispetto ad altri con il carattere della nostra compagna, non potei evitare di condannarla per tanta ingiustificabile cupidigia in un momento tanto difficile qual quello attuale, così come, dopotutto, anche da lei suggerito e ribadito; un momento dopo, nel confrontarmi con le espressioni esplicitamente divertite proprie di Howe e di Be'Wahr, i quali quasi stavano soffocandosi nel cercare di trattenersi dal liberare tutta la propria più esplosiva ilarità, ebbi modo di ricordarmi quanto raccontatoci da lei stessa nel merito della propria attività quotidiana ai tempi di quel primo viaggio insieme, poi conclusosi drammaticamente nella morte di mia sorella e di capitan Salge.
Memore, pertanto, di quanto ella non avesse mai reso proprio alcun imbarazzo all'idea della propria professione, del proprio mestiere, non giudicandolo qual nulla di criticabile, qual nulla di inappropriato, non di meno rispetto a quanto non sarebbe potuto essere per un contadino o un allevatore, per un artigiano o un commerciante; e di quanto, ancora, ella non avesse mai rinunciato a domandare sempre il giusto prezzo per le proprie imprese, ove per "giusto" avrebbe dovuto essere inteso il punto d'incontro fra l'impossibilità a valutare il merito dei suoi sforzi e, in ciò, l'impossibilità di essere comunque pagata adeguatamente, ove non sarebbe esistito alcuno al mondo tanto ricco da poterla compensare a dovere; nulla di straordinario o scandaloso avrebbe dovuto essere ritrovato nella sua richiesta. Non, quanto meno, ove a confronto con uno stuolo di uomini straordinariamente ricchi.. i più ricchi di tutta la città, ove di loro proprietà tutto era in città.
Non più confidenti di me con la Figlia di Marr'Mahew, le cui gesta pur tanto assiduamente tutti avevano certamente seguito, i lord di Kriarya, con la necessaria eccezione di Brote, restarono per un lungo momento sorpresi dalla presa di posizione della stessa, del tutto inattesa, imprevista e, per tal ragione, inevitabilmente sgradita, ove, fra l'altro, definitasi a loro esplicito discapito. Tuttavia, non per voce del consueto mecenate della loro prossima campionessa, quanto, e paradossalmente, di uno dei suoi più evidenti avversari, lord Bugeor; venne loro concessa ferma indicazione nel merito della direzione da intraprendere, per il bene comune, per il successo di tutti e, con esso, per la sopravvivenza dell'intera città.

« Quanto dice è corretto. » annuì, restando seduto e immobile nella posizione già per lui propria, con i gomiti appoggiati sui braccioli della propria sedia e le mani unite innanzi al viso; e pur, nell'energia intrinseca delle proprie parole, attraendo l'interesse di tutti quasi si fosse levato in piedi e avesse colpito violentemente in tavolo innanzi a se con entrambi i pugni « Quanto domanda Midda Bontor è giusto. E legittimo. » si ripeté, a escludere l'eventualità di fraintendimenti nel merito della proprie asserzioni « Sebbene ciò che tutti noi le stiamo offrendo è quanto alcuno potrebbe mai sperare di ottenere, non dobbiamo dimenticarci come l'iniziativa sia giunta da parte nostra. Siamo stati noi a cercarla… a richiedere il suo aiuto, la sua collaborazione. E cercare, in questo momento, di eludere questo aspetto della questione sarebbe indegno dei nostri nomi, dei nostri titoli. »
« Ben detto. » approvò Brote, in verità privo di qualsivoglia sorpresa nel merito di un tale intervento, ove, come solo successivamente ebbi modo di scoprire, il passato dei due lord era costellato di continue sfide, sì, ma anche di molte collaborazioni, ragione per la quale sarebbe stato difficile comprendere se classificarli quali antagonisti o, piuttosto, alleati.
« Per quanto mi riguarda, sono disposto a coprire il prezzo che ci verrà richiesto. » confermò il primo, muovendo appena la destra quasi a scacciare, con fare annoiato, l'accondiscendenza dell'altro mecenate, privo di qualsivoglia necessità in merito alla medesima « Ove questo, ovviamente, sia stabilito nelle giuste proporzioni… »
« Oh… non ti preoccupare, lord Bugeor. » sorrise la mercenaria a quell'accenno, stringendosi nelle spalle con gesto volto a minimizzare l'importanza di quanto da lui suggerito « Non ho mai ricevuto lamentela nel merito dei miei conti. E sono certa che tutti voi, insieme, non avrete alcuna difficoltà a ricompensare adeguatamente tanto me quanto i miei compagni qui presenti… per il rischio che correremo per salvare il vostro potere su quest'urbe. »
« I tuoi… compagni?! » ripeté il lord suo interlocutore, aggrottando la fronte con trasparente disapprovazione a tal riguardo.
« I… tuoi compagni?! » ripetemmo, praticamente in coro, Howe, Be'Wahr e io, ben comprendendo come, in tal riferimento, ella stesse indicando il nostro gruppo e alcun altro.
« Certo… i miei compagni. » annuì ella, incrociando le braccia sotto i generosi seni, in un gesto che, involontariamente, costrinse gli stessi a offrirsi con maggiore dirompenza, ove possibile « Non vedo ragione per la quale questi bravi ragazzi dovrebbero rischiare la loro pelle per voi senza un adeguato tornaconto. »
« Per quanto mi… ci riguarda… » si corresse Bugeor, arrogandosi il diritto di parlare a nome di tutti i lord di Kriarya lì presenti « … i tuoi compagni non stanno rischiando la loro pelle per noi. Ma per te e per le tue… grazie. » sorrise, con fare malizioso, non negandosi l'occasione di quell'affondo nei riguardi di chi pocanzi difesa nelle proprie richieste, e pur mai dimenticata come troppo spesso propria avversaria « Che a te, quindi, presentino il loro conto. E non a noi. »
« D'accordo. » commentò la Figlia di Marr'Mahew, socchiudendo i propri occhi color ghiaccio e, con sguardo cupo, inquadrando uno a uno tutti i presenti, lord e guardie indistintamente « Vorrà dire che il mio compenso sarà quintuplicato, per coprire tale spesa. Dopotutto non è mio desiderio cercare distinzione fra me e loro… e, in questo, preferisco dare a loro quanto io stesso percepirò. A vostre spese, s'intende. »

Con la capitale circondata, esternamente alle proprie mura erette su una base geometricamente perfetta, un dodecagono regolare privo d'errori o di imprecisioni, da mostri giganti tanto orrendi da non poter essere neppure adeguatamente descritti nel proprio aspetto fisico; l'idea di essersi rinchiusi in una stanza non per discutere nel merito delle strategie da attuare per sopravvivere all'imminente battaglia, quanto, e peggio, dell'oro che ognuno di noi, io incluso, avrebbe dovuto percepire qual compenso per i propri servigi dopo essere sopravvissuti a quanto ipoteticamente impossibile da affrontare, avrebbe dovuto essere giudicata qual superiore al grottesco, nella più totale irrazionalità imputabile a una simile scelta di temi sui quali confrontarsi. Ciò nonostante, in una città immediatamente posta sotto legge marziale per volontà congiunta di tutti i dominatori della medesima, a ovviare a possibili colpi di testa da parte di una popolazioni che mai aveva avuto ragione di considerarsi qual parte di una qualche comune nazione, di una qualche identità comune e collettiva nella quale rifugiarsi in un momento di crisi qual quello; nel palazzo del presunto e anonimo feudatario di Kriarya, il tema sul quale, per la prima volta dall'inizio di quell'incontro sembrava essersi arenato, avrebbe dovuto essere riconosciuto proprio quello. E, ciò, dal mio punto di vista, non poté che essere palese riprova di quanto l'isteria stesse iniziando, ormai, a dominare la scena, privando tutti della possibilità di valutare la realtà nei propri giusti termini.
Solo più tardi, solo quando la battaglia ebbe inizio e il mondo intero sembrò collassare attorno a noi, riuscii tardivamente a comprendere come, tanto da parte della Figlia di Marr'Mahew, quanto da parte dei suoi interlocutori, lord Bugeor in primo piano, tutto quello avrebbe dovuto essere giudicato qual un disperato tentativo di aggrapparsi a un barlume di normalità, una normalità per loro… per noi tutti ormai non più esistente, e senza la quale, tuttavia, solo il suicidio sarebbe potuta essere una soluzione accettabile.

sabato 17 marzo 2012

1519


S
e, dal mio personale punto di vista, agli occhi di chi estraneo alla realtà propria della città del peccato e delle sue particolari regole, delle sue norme anomale rispetto a qualunque altra urbe nella stessa Kofreya, ritrovarsi nel palazzo del feudatario, incaricato dal sovrano per mantenere l'ordine nella capitale e nella provincia di Kriarya, non avrebbe dovuto essere considerato nulla di straordinario, altresì sostanzialmente ovvio nella necessità di discutere nel merito della strategia con la quale affrontare quell'assedio; il miei compagni di ventura, con i quali stavo ancora impegnandomi a familiarizzare, e con i quali, sicuramente, rispetto a poche settimane prima ormai avrei potuto vantare un certo rapporto, nell'essere sopravvissuto, accanto a loro, a già due diverse battaglie, mi vollero erudire su quanto insolito e inedito avesse da essere giudicato tale evento per quell'universo unico e atipico, dal momento in cui, prima di quel giorno, alcuno aveva avuto la benché minima ragione per voltarsi in tale direzione.
Reggente di nome, e non di fatto, si era infatti sempre dimostrato essere il feudatario, il cui effettivo nome, paradossalmente, non si proponeva neppur noto ad alcuno fra i gli abitanti di quell'urbe, dimenticato o, più probabilmente, mai conosciuto. E non a caso, anche in quell'occasione, in quel momento chiaramente fatidico per la sopravvivenza della propria città, del proprio supposto dominio, questi restò ben attento a non prendere alcuna posizione, a non intervenire nella questione, prima che, sfortunatamente, qualcuno potesse rendere propria una qualsivoglia consapevolezza nel merito della sua esistenza e agire di conseguenza.
Proprio per tal ragione, in conseguenza alla più assoluta mancanza di influenza o di importanza del feudatario, quindi, la sua dimora, il suo palazzo, non avrebbe potuto essere riconosciuta qual altro che sede perfetta per un incontro fra i reali dominatori della capitale, fra i lord di Kriarya al completo come solo poche volte, in passato, avevano avuto ragione di incontrarsi, ultima fra le quali il funerale della stessa Midda Bontor, nel tempo in cui ella aveva simulato la propria morte: in tal sito a tutti loro estraneo, e per tutti loro totalmente privo di interesse, si sarebbero potuti allora confrontare l'un l'altro alla pari, senza un anfitrione al quale dover offrire il proprio rispetto o, in effetti, il proprio timore, nell'eventualità di una trappola ordita a propria potenziale condanna.
E così fu, vedendo i signori della città riunirsi, radunarsi, ognuno accompagnato, come da accordi stabiliti, da un unico custode, escludendo chiunque altro a tali camere, alla sala eletta a sede di quell'improvvisato consiglio, nella sola e necessaria eccezione rappresentata dalla Figlia di Marr'Mahew e da noialtri, lì proposti… anzi, imposti dalla medesima, quali suoi accompagnatori.

« Siete stati con me fino a ora. Ed è solo per causa mia che, in questo momento, vi trovate in una tanto sgradevole situazione. » ci volle spiegare, esplicitando le ragioni della propria richiesta « Ove sgradevole può apparire simile a un eufemismo. » sorrise appena, dimostrando un sincero senso di colpa per la propria responsabilità in quella che sarebbe potuta essere la nostra ultima giornata nel regno dei vivi « Per questa ragione ritengo giusto che possiate e dobbiate essere presenti anche a questa riunione… perché se qui si deciderà la nostra sorte, ognuno fra voi possa essere messo in condizione di esprimere la propria opinione, il proprio giudizio, venendo ascoltati quasi la vostra voce fosse la mia. »

Ove tale fu la volontà della donna guerriero dagli occhi color ghiaccio, dalla pelle simile a madreperla e dai capelli nero corvini, tali solo per sua volontà ove, altrimenti, avrebbero offerto al mondo la medesima tonalità color fuoco già vantata dalla sua gemella; alcuno avrebbe avuto, ed ebbe, il coraggio di opporsi, alcuno ebbe l'incoscienza di obiettare, non, per lo meno, ove consapevoli che, se per Kriarya avesse dovuto essere ancora ipotizzata una speranza di futuro, tale avrebbe dovuto essere ricercata in lei e in alcun altro fra i presenti a quella riunione… non noi, ma, tantomeno, i lord lì riuniti. E simile consapevolezza, tale coscienza, risultò sin da subito immediatamente trasparente, dal momento in cui tanta importante assemblea, simile adunanza, non volle riservar qual propria alcuna altra discussione, e responsabilità, al di fuori di quella utile a insignire Midda Bontor qual loro campionessa, incaricandola di parlare a loro nome e di guidare, in loro vece, la città del peccato sino al giorno successivo e, con esso, alla liberazione dagli assedianti.
Un riconoscimento, quello accordato da parte di tutti i signori della città all'unanimità, il quale sicuramente, come mi venne spiegato e come, in verità, ero già arrivato a intuire a intuire, solo pochi mesi prima, solo l'anno precedente, sarebbe stato addirittura impensabile, improponibile, ove alcuno fra loro avrebbe accettato di permettere a chicchessia di parlare in proprio nome, di comandare il propria vece; né, tantomeno, avrebbe accettato di destinare il potere sull'intera città a una singola persona, a una sola figura che, in tal modo, avrebbe avuto fra le proprie mani ciò che mai, chiunque altro prima di lei, aveva potuto permettersi di sognare. Ma in conseguenza agli eventi occorsi l'estate precedente, dei quali già Be'Sihl ci aveva offerto testimonianza qui a bordo della Jol'Ange durante il viaggio all'inseguimento della Mera Namile, e dei quali anche Seem volle riportarmi voce, a escludere da parte mia, o di Howe e Be'Wahr accanto a me, una qualunque ignoranza a tal riguardo; la stabilità del potere dei lord, con la sola eccezione di Brote, si era indubbiamente incrinata, addebitando loro la colpa di non essere stati in grado di gestire la situazione così come la Figlia di Marr'Mahew era altresì riuscita a compiere in una sola notte.
Se in quel giorno essi avessero rifiutato di associare il proprio nome a quello di Midda Bontor ed ella avesse nuovamente trionfato, sconfiggendo l'oscenità che aveva posto Kriarya sotto assedio, e salvando, di conseguenza, la vita di tutti gli abitanti dell'urbe, impossibile sarebbe stato mantenere ancora il proprio potere per chiunque fra loro. Nel migliore dei casi, infatti, sarebbe stato lord Brote a detronizzarli, in quanto abituale mecenate della mercenaria in questione e, in questo, riconosciuto qual l'unico in possesso di sufficiente lungimiranza per mantenere la città al sicuro, così come, dopotutto, anche una popolazione quasi completamente composta da mercenari e assassini, ladri e prostitute, avrebbe desiderato essere; nel peggiore, addirittura, sarebbe stata la stessa donna guerriero a conquistare il potere, alterando per sempre gli equilibri sino ad allora lì esistiti e dando vita, con la propria reggenza, a una nuova epoca per Kriarya.
Nel confronto con tali, univoche possibilità, entrambe tanto sgradevoli nel destinarli a un fato troppo ingrato per essere tollerato; ai signori della città del peccato non era rimasta alternativa a offrire il proprio miglior viso a un giuoco potenzialmente pessimo, or cercando non di ostacolare la naturale vittoria di colei che molteplici successi aveva sempre associato al proprio nome, quanto e più in termini più costruttivi di assecondarla, benedicendo il suo operato e, in ciò, facendolo proprio, così come sino a quel giorno aveva sempre compiuto lord Brote. E Brote, che fra tutti avrebbe potuto dimostrare più contrarietà per una simile evoluzione, si dimostrò indubbiamente degno del titolo conquistato, comportandosi non con sciocco e distruttivo egoismo, ma da gran signore, da vero aristocratico come pochi, o forse nessuno, ho mai avuto occasione di incrociare nel mondo da me esplorato: malgrado, in tutto ciò, si sarebbe ritrovato a spartire quello che sarebbe potuto essere l'ennesimo trionfo personale con troppi, non desiderati, soci; egli non levò mai una parola in contrasto al concilio riunitosi e ai trasparenti scopi del medesimo, arrivando a benedire, personalmente, il trionfo della propria mercenaria, e amica, per il bene comune, nel nome di tutti i presenti attorno a quel tavolo di trattative.

« Sino a oggi ognuno di noi, in primo luogo io stesso, ha operato al solo scopo di accrescere il proprio potere e la propria influenza in città. » dichiarò ad alta voce, quando la comune volontà dei propri pari fu sufficientemente trasparente « Tutti noi abbiamo sempre prestato attenzione a non alterare gli equilibri esistenti, certo… perché consapevoli di non poter affrontare, da soli, le conseguenze che sarebbero derivate da una guerra civile all'interno delle nostre mura. Ma, ciò nonostante, ognuno di noi, invero, non ha mai desiderato altro che il raggiungimento di un nuovo livello di potere e di influenza sull'intera Kriarya. » definì, parlando in termini che mi lasciarono sinceramente sorpreso per la propria, apparente, onestà « Ciò nonostante, ora, ognuno di noi, in primo luogo io stesso, può facilmente comprendere come restare divisi ci condurrà ineluttabilmente alla rovina. Ed è per questa ragione che mi onoro di distendere la mia mano benedicente su tutti noi, e su Midda, affinché ella possa rappresentare tutti coloro qui oggi presenti, e difendere gli interessi di ognuno di noi. E della nostra città. »