11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

venerdì 18 aprile 2014

2239


Non sono certo se, allora, a ispirarmi alla reazione che mi fu propria, ebbe maggiore ruolo l’idea di essermi, sostanzialmente, fatto pocanzi giocare da una donna ritenuta, in maniera terribilmente errata, mia amica; oppure, e ancor peggio, l’inconscio timore della consapevolezza di un ruolo di sostanziale subalternanza nei confronti della mia amata, per così come, pur, ben poco avrei potuto avere occasione di sollevare critica, dubbio, commento, esitazione. Forse… probabilmente, la questione avrebbe avuto a doversi riconoscere lì fondamentalmente duplice, partendo, sicuramente, da uno stimolo negativo qual, inoppugnabilmente, avrebbe avuto a doversi considerare quello rappresentato dal tradimento di Tannouinn; e a esso sommando, ciò non di meno, un carico emotivo non indifferente, non banale, nel merito di un rapporto che, purtroppo, non avrei potuto considerare fondamentalmente alla pari, fra me e la mia amata, al di là di quanto un qualche mio personale moto d’orgoglio non avrebbe potuto erroneamente suggerirmi. A prescindere da quale chiave di lettura avrebbe avuto ragion d’essere ricercata dietro a tutto ciò, comunque, eccessivamente repentina ebbe a dover essere giudicata la mia reazione… in termini che, purtroppo, ebbero lì a definire un timore esattamente antitetico all’affermazione tanto violentemente difesa, la paura che, al di là della mia negazione, potesse esserci, dietro a tutto, un fondo di intollerabile verità alla base delle parole della mia interlocutrice, della mia antagonista. « Io non sono una pedina nelle mani di Midda! » dichiarai pertanto, con vivace foga… con maggiore affanno di quanto, sicuramente, non sarebbe stato per me meglio argomentare « Non lo sono mai stato… e, comunque, ella non potrebbe riservarsi alcuna ragione per pretendere che io abbia a esserlo. Non è questo il nostro rapporto. Non ora. Né mai. » sancii, sforzandomi di risultare credibile in quella nuova, ostentata sicurezza, nella speranza di non finire per commettere lo stesso errore di valutazione precedente e, ciò non di meno, temendo di averlo già commesso, di essere di nuovo caduto esattamente come pocanzi, in quel momento, mio malgrado, meno capace di dimostrarmi saldo e composto, anche e soltanto psicologicamente, rispetto a quanto non avrei potuto preferire avvenisse. « Ancora una volta… affascinante. » si ripeté, con il medesimo incedere sornione già precedentemente difeso, a sostegno delle proprie idee, della propria posizione, della propria superiorità morale nei miei confronti « E’ incredibilmente affascinante come io non abbia minimamente accennato al fatto che potesse essere la tua amata a giuocare con te… e che, invece, la tua prima preoccupazione si sia rivolta a definire, esattamente, tale particolare. » puntualizzò, ponendo in evidenza i palesi, e indifendibili, limiti di quella mia tanto netta presa di posizione, in un contesto nel quale, pur, sarebbe per me stato maggiormente opportuno tacere « Anche perché, sia chiaro, dal mio personalissimo punto di vista Midda non è, in tutto questo, meno vittima di quanto tu non lo sia… offrendosi, semplicemente, qual un’altra pedina posta al di sopra di una scacchiera talmente amplia da non permetterle neppure di rendersi conto del proprio stato, della propria situazione, a sua volta convinta di poter conservare la propria tanto osteggiata autodeterminazione, la propria tanto ricercata indipendenza fisica e psicologica, emotiva e spirituale… » Rimproverandomi, in cuor mio, di aver ceduto tanto facilmente nel confronto di quella provocazione, palesando, mio malgrado, soltanto emozioni, dubbi e paure tali da offrire ragione a ogni parola da lei allora scandita, decisi di mordermi la lingua, letteralmente, ancor prima di concedermi una nuova occasione di replica alla mia interlocutrice, una nuova possibilità di concederle corda utile, metaforicamente, non soltanto a strozzarmi, ma anche e addirittura a impiccarmi. E sebbene, in questo momento, con la quiete propria di chi soltanto a posteriori riporta narrazione di eventi passati, mi piacerebbe poter asserire che quella mia ingenuità, quella mia leggerezza nell’approccio alla questione, avrebbe avuto a doversi considerare mera conseguenza del brusco ritorno a una realtà quanto mai per me fuori controllo, ancora una volta tutto ciò avrebbe a doversi riconoscere semplicemente qual un tentativo di inganno, da parte mia, a mio stesso discapito, ancor prima che a quello di eventuali, futuri lettori o ascoltatori di queste mie parole. Giacché, allo stesso modo in cui, allora, mi stava venendo concessa lucidità sufficiente per reagire alle provocazioni, certamente non avrebbe avuto a mancarmi lucidità sufficiente anche a ignorarle, a superarle e, soprattutto, a sostenerle, così come, invece, non mi dimostrai capace per mia sola e unica colpa. Così, per quanto, indubbio, abbia a doversi considerare quanto la mia interlocutrice, in tutto ciò, non avrebbe avuto a doversi confondere qual una semplice donna mortale, quanto e piuttosto l’incarnazione stessa di un principio basilare per lo stesso universo, per l’intero Creato, non è mio desiderio, ora, ipotizzare scuse di sorta utili a negare le mie fondamentali responsabilità nel mentre di quello stesso confronto, accettando, al contrario, il peso di tutti i miei errori per così come, allora, mordendomi la punta della lingua, volli immediatamente riservarmi occasione utile a punirmi. « Voglio che tu comprenda, mio caro, quanto insignificante abbia a doversi considerare la minaccia rappresentata da te e dalla tua amata a mio discapito… al punto tale da concedermi la possibilità di risparmiare le vostre patetiche esistenze per il semplice piacere di contemplare quanto vani avranno a considerarsi tutti i vostri sforzi in mia opposizione, e in opposizione alla mia ascesa al potere e al dominio assoluto su questa e su ogni altra terra. » riprese, a conseguenza del mio silenzio, in risposta alla mia laconicità, cercando, in tal maniera, di giustificare le proprie azioni, il proprio operato « Voglio che tu lo comprenda, affinché, nel momento in cui, in futuro, tu o mio figlio vi illuderete, ancora una volta, di poter capire chi io sia e perché io agisca in questa maniera; in te abbia a riecheggiare il peso delle mie parole… e con esse la consapevolezza di come, ognuna di esse, sia stata pronunciata soltanto con assoluta sincerità, nella più completa onestà e trasparenza, al di là di quanto, per vostro diletto, potrete convincervi altrimenti essere. » « Se davvero è tuo interesse risparmiare le nostre patetiche esistenze… e limitarti a osservare quanto possiamo essere in grado di contorcerci vanamente su una scacchiera tanto vasta da non poter essere neppure percepita sotto ai nostri piedi… dimmi, Anmel: perché ti sei premurata di catturarci entrambi?! » non riuscii a evitare di domandare, desiderosa di ottenere da lei, in tutto ciò, una qualche replica, maggiore dettaglio utile a poterne realmente apprezzare la logica, per quanto, eventualmente, perversa e lontana da qualunque barlume di umanità « Io neppure avrei potuto immaginare che tu fossi qui… su questo stesso pianeta… eppure ti sei data tanto da fare per corrompere Tannouinn, e spingerla a divenirmi amica al solo scopo di tradirmi. » « … corrompere quella cagnetta?! » commentò ella, prima di gettare il capo all’indietro per offrire libero sfogo a una risata colma di ilarità, in un gesto che avrebbe potuto evidenziare quanto, in conseguenza alle mie parole, ella avrebbe potuto temere di ritrovarsi soffocata dall’esplosione di tanto divertimento, eruttante direttamente dal profondo del suo petto, forse del suo cuore « Povero Be’Sihl. Davvero credi che io abbia necessità di corrompere qualcuno per spingere a commettere atti disdicevoli quali un tradimento? No… no mio caro. In questo, tanto la razza umana, quanto qualunque altra razza, evidentemente, sono sempre state sufficientemente brave ad agire di propria iniziativa, ubbidendo all’egoismo di cui ogni cuore è sempre ricolmo al solo e unico intento di conquistare maggiore potere, ottenere sempre più benefici, a discapito di tutto e di tutto. Della propria famiglia, dei propri amici, dei propri compagni, dei propri simili… » argomentò, sforzandosi di tornare seria per permettere a quella propria dissezione di non essere spiacevolmente influenzata, nel proprio valore, nella propria credibilità, dall’ilarità che, in tutto ciò, l’aveva conquistata « E’ l’egoismo presente in ognuno che, da sempre, mi ha permesso di trovare ospiti e alleati… e, per quanto probabilmente il tuo amor proprio preferirebbe un’altra spiegazione, è l’egoismo di cui il cuore di quella tua “amica” è oscenamente impregnato a essere stato la causa della tua rovina. Giacché è stata ella a cercarmi… e a cercarmi all’unico scopo di consegnarti a me al momento che io avrei potuto ritenere più opportuno, senza che, personalmente, avessi neppure ragione di sospettare della tua presenza, o di quella di mio figlio, in te, anche in questo mondo. »

giovedì 17 aprile 2014

2238


« Che succede, mio caro? E’ già esaurita tutta la tua sin troppo sfoggiata sicumera?! » sorrise Anmel, con trasparente soddisfazione, nel confronto con il mio sopraggiunto silenzio « Eppure, poco fa, sembravi tanto fermamente convinto delle tue idee, delle tue posizioni, da non poter prevedere alcun margine di confronto, non con me, non con altri… » osservò, non a torto, nel rinfacciarmi, pertanto, il mio errore precedente, il purtroppo gratuito sfoggio di me che avevo appena compiuto nell’agire così come avevo agito « No… davvero. Mi dispiacerebbe pensare di averti privato di ogni argomentazione, proprio ora che il nostro rapporto stava dimostrando un principio di formazione… di edificazione… »
« Se devi uccidermi, risparmiami, per lo meno, questo inutile beffeggio. » la invitai, riconoscendo quantomeno inopportuna, da parte sua, tanta stereotipata crudeltà nei miei riguardi, soprattutto nel confronto con la certezza del mio fato, della sorte alla quale non avrebbe mancato di condannarmi, quale dato di fatto, quale mera, retorica conseguenza di quella situazione, di tale contesto, per così come, purtroppo, a me del tutto sfavorevole « Non è per nulla elegante, per quanto mi concerne… »
« Ucciderti? » domandò ella, aggrottando vistosamente la fronte, a espressione di quanto, allora, avrebbe voluto apparire del tutto sorpresa, se non, addirittura, sconvolta, a quell’idea, a quella prospettiva per così come da me ipotizzata « E’ questo che credi io desideri? Che io stia cercando in questo momento…?! » incalzò, a ribadire l’evidenza di come, dal suo personale punto di vista, tutto ciò non avrebbe avuto a doversi considerare neppure vagamente auspicabile « E, per grazia divina, per quale ragione, mai, dovrei cercare la tua morte…? »
« Per quale ragione non dovresti, piuttosto…?! » replicai, comprendendo perfettamente di non star compiendo, sostanzialmente, un’abilissima mossa strategica, e, ciò non di meno, rifiutandomi di credere che una persona come Anmel potesse davvero ignorare le ragioni di quel mio discorso e, con esse, le ragioni della mia già accettata condanna a morte « Sono l’ospite di tuo figlio, del figlio che hai cercato di eliminare invocando, addirittura, l’intervento di un dio, e sono tuo prigioniero, reso incapace a prendere contatto con lui. Inoltre anche Midda, colei che ha giurato di seguirti in capo al mondo e ben oltre, per ucciderti e chiudere uno spiacevole cerchio da lei stessa aperto, è tua prigioniera… sicuramente in attesa del momento in cui tu le condurrai la mia testa decollata, a impietosa dimostrazione della tua vittoria. » commentai, scuotendo il capo entro i limiti dei movimenti che, in quel contesto, mi erano concessi « Quindi… per quale dannata ragione ora, tu, non dovresti uccidermi?... E non dovresti farlo con straordinaria gioia?!... »

Non sono certo di cosa avrebbe potuto commentare Desmair se soltanto, in quel momento, mi fosse stata concessa un’opportunità di intimo colloquio con lui. Certamente, egli avrebbe potuto vantare, rispetto a me, una maggiore confidenza con la mentalità propria della madre, con i suoi pensieri, le sue idee, e soprattutto i suoi percorsi mentali, gli stessi in base ai quali avrebbe avuto a dover essere deciso se la mia decapitazione, per così come da me appena profetizzata, sarebbe semplicemente stata propriamente la causa del mio decesso o, più originalmente, ne sarebbe semplicemente stata una conseguenza, e una conseguenza concepita a conclusione di un lungo percorso di dolore e di sofferenza che, sulle mie carni, avrebbe imposto una pena tale da farmi augurare che, allora persino gradevolmente, la morte sarebbe potuta alfine sopraggiungere a liberarmi da tutto quello, a salvarmi da quanto la sua perversa fantasia avrebbe mai potuto concepire a mio discapito.
In effetti, nel ritrovarmi, diversamente dal mio ospite, del tutto estraneo alle logiche proprie della mia avversaria, della mia interlocutrice per così come lì presentatami, non avrei potuto vantare alcun genere di certezza nel merito di quanto ella avrebbe avuto a doversi riconoscere non soltanto necessariamente malvagia ma, anche e ancor più, sadica, in misura tale da giustificare la seconda alternativa da me ora appena enunciata. Ciò non di meno, dal momento che ella avrebbe avuto a doversi riconoscere non semplicemente la cattiva di turno di una storiella per bambini, quanto e piuttosto l’incarnazione stessa del primordiale principio di distruzione, di devastazione, di morte dell’universo stesso, l’Oscura Mietitrice delle leggende, delle canzoni, delle ballate, a confronto con le quali tutti, nel mio mondo, erano cresciuti, difficile sarebbe per me stato riuscire ad associare alla sua immagine, alla sua figura, dei pensieri meno che negativi, meno che volti non semplicemente alla mia disfatta, ma alla mia più dolorosa, e terribile, disfatta… ragione per la quale, al di là di ogni genere di retorico discorso sulla necessità di non perdere la speranza, di non cedere allo sconforto, difficilmente avrei potuto, allora, concedermi un simile lusso, una tale possibilità.
Non per vittimismo. Non per una qualche superficiale reazione di resa nel confronto con l’ostilità degli eventi per così come sviluppatisi. Quanto, e peggio, per mera onestà intellettuale nei miei stessi confronti, nei miei medesimi riguardi. Perché, allora, nel mentire su quanto avrebbe potuto attendermi, sul fato al quale sarei stato necessariamente destinato, avrei ingannato soltanto me stesso… me stesso e nessun altro.

« Forse perché, a differenza di quello che tu e la tua bella potete credere, il mio scopo non è poi così banale e stereotipato come vi state illudendo che sia…? E perché, con la saggezza di chi è vissuta per ben più di una sola vita, sono in grado di ben distinguere quando ha da considerarsi utile, per non dire indispensabile, uccidere i miei antagonisti… e quando, invece, mantenerli in vita… e mantenerli in vita allo scopo di ottenere, da loro, esattamente quanto io possa desiderare ottenere?! » replicò Anmel, con meno ironia e più serietà di quanto non avesse contraddistinto le sue precedenti affermazioni, a dimostrazione di come, allora, quell’intervento non avrebbe avuto a doversi considerare di semplice provocazione a mio discapito, quanto e piuttosto destinato a trasmettere, effettivamente, un concetto… e un concetto meno superficiale di quanto uno sciocco non avrebbe potuto riservarsi occasione di ritenere nel confronto con lei « Certo… non nego che in passato, tanto mio figlio, quanto la sua ultima, imprevista sposa, abbiano conquistato, di diritto, una posizione di rilievo nella mia personale lista di obiettivi da individuare, sconfiggere ed eliminare. Ma, come credo che anche tu possa essere in grado di comprendere, in questi ultimi tempi gli equilibri precedenti sono stati indubbiamente alterati… e ora nulla è come prima. Né può essere considerato come prima. »
« Vuoi realmente convincermi del fatto che tu possa attenderti qualcosa da parte di Midda o di Desmair, e che per questa ragione lei e io sopravvivremo, malgrado tutti i tuoi sforzi per condurci in trappola?! » protestai, non riuscendo ovviamente a concedere fiducia a quell’ipotesi, all’idea per così come da lei suggerita, argomentata e difesa, in una situazione nella quale, pur, allora, non avrei avuto a dovermi dimostrare così tanto critico e restio come, altresì, mi stavo impegnando ad apparire… non, quantomeno, per conservare una qualche ambizione di sopravvivenza, fosse anche per un’altra ora, per un ulteriore giornata « E, soprattutto, se anche così fosse, credi davvero che lei o Desmair agirebbero ugualmente in asservimento ai tuoi scopi, nel momento in cui risulterà loro evidente questo tuo piano, questa tua strategia, questa tua iniziativa…?! »
« Mio caro Be’Sihl… » sospirò ella, sorridendo quasi con un’evidenza di compassione nei miei riguardi, non troppo dissimile da quella che una madre paziente avrebbe potuto rivolgere nei confronti dei suoi figlioli, innanzi all’ingenuità dei medesimi nei riguardi delle dinamiche proprie della vita « Forse non mi crederai, ma mi spiace davvero che tanto la tua amata Midda, quanto il mio scomodo erede Desmair, ti abbiano coinvolto in questa storia, trascinandoti così lontano dal tuo mondo… e dalla vita probabilmente semplice e, in ciò, straordinariamente serena, alla quale dovevi essere abituato. » commentò, concedendosi persino l’opportunità di sospingere le dita della propria destra a sfiorare, con il cenno di una carezza, il mio volto, a dimostrazione della sincerità di quell’asserzione « Perché, mai come ora, appare evidente la tua incapacità a relazionarti con le regole di un giuoco indubbiamente più grande di te… un giuoco nel quale ti è stata concessa l’illusione di poter essere un giocatore, senza, tuttavia e purtroppo, essere in grado di comprendere quanto tu, obiettivamente, nulla abbia a essere più di una semplice pedina. Una pedina che, di volta in volta, sarà mossa da qualcun altro… concedendoti, sicuramente, un’illusione di autodeterminazione, di libertà, di indipendenza, nei limiti di quanto, pur, abbia a risultare necessario al fine di mantenerti quietamente legato al tuo ruolo. »

mercoledì 16 aprile 2014

2237


Soltanto a posteriori mi potei rendere effettivamente conto di quanto tempo fosse passato dal giorno dell’agguato, e dall’inizio del mio forzato oblio nelle tenebre della mia stessa mente, al giorno in cui mi fu concessa occasione di riacquisire coscienza di me. E, importante a specificarsi, soltanto di me e non, purtroppo, per quanto paradossale sarebbe stato impiegare simile termine nel merito di una tale condizione, del mio semidivino ospite. E se simile consapevolezza postuma poté essermi concessa, tale fu soltanto per quanto si premurarono di riferirmi coloro che, nel merito di una simile valutazione avrebbero potuto esprimersi con cognizione di causa, con piena coscienza nel merito dei tempi e degli eventi occorsi, giacché, personalmente, non avrei saputo quantificare se la mia assenza avesse a doversi misurare in termini di ore, di giorni, di settimane o, persino, di mesi… anni interi.
Per mia fortuna, lo stato di coma indottomi dal collare metallico, o comunque conseguenza immediata all’applicazione del medesimo attorno al mio collo, non ebbe occasione di privarmi di qualche anno di vita, benché, mio malgrado, a qualche mese scoprii di aver allora pur dovuto, inconsapevolmente, rinunciare. Qualche mese, tale il tempo sottrattomi, al termine dei quali il primo volto che volle riservarsi occasione di comparire innanzi al mio sguardo fu quello di una perfetta estranea… una perfetta estranea che, tuttavia, non volle negarsi l’occasione di presentarsi, cortesemente, qual una persona a me più che nota, una figura da me già incontrata e già combattuta, lì facente sfoggio di una propria nuova incarnazione, dell’ennesimo corpo entro il quale aveva conquistato occasione di rifugio…

« Ben svegliato… » si premurò di salutarmi, nel momento stesso in cui aprii gli occhi, ancor prima di maturare coscienza di quanto, allora, non mi sarebbe stata concessa maggiore libertà rispetto a quella, nel ritrovarmi, mio malgrado, bloccato sulla fredda e liscia superficie di una sorta di tavolo, o forse di branda, difficile a definirsi, al centro di una piccola stanza bianca e incredibilmente luminosa « … e benvenuto nella dimora del mio nuovo, cortese anfitrione. Spero che mio figlio e tu stiate entrambi bene. E che non avrete interesse a crearmi troppi fastidi, in risposta alla mia pur premurosa ospitalità nei vostri riguardi. »

Non ci volle troppo per permettermi di ricollegare quell’ultima asserzione all’identità della mia interlocutrice.
E non ci volle troppo per permettermi di verificare quanto, ancora, Desmair non fosse raggiungibile dalla mia coscienza, quasi come se, improvvisamente, egli fosse stato estirpato dal mio corpo, a dispetto dell’invito appena rivolto a entrambi…

« … Anmel?! » domandai, aggrottando appena la fronte nel cercare retorica conferma a quell’identificazione, della comprensione del fatto che, innanzi a me, al di là di quanto non mi avrebbero potuto che suggerire i miei occhi e le mie orecchie, e con essi la mia memoria, non avendo la benché minima occasione di riconoscere quella nuova immagine femminile, quella nuova presenza proposta al mio sguardo e quella nuova voce offerta al mio udito, altri non fosse che la già spiacevolmente nota regina Anmel Mal Toise, madre naturale di Desmair e, soprattutto, ragione per la quale Midda e io avevamo abbandonato la serenità del nostro pianeta natale per imbarcarci in quell’assurda avventura oltre i confini del nostro mondo… letteralmente oltre i confini del nostro mondo « Che sta succedendo? Dove sono? Che cosa hai fatto a Desmair?! »
« Affascinante. » osservò ella, sorridendo sorniona, quasi le fosse appena stata concessa occasione di ottenere verifica di una qualche straordinaria e imprevista teoria, in semplice conseguenza alle domande che le avevo allora rivolto « Non hai idea di cosa stia accadendo, non hai idea di dove tu sia, e, in tutto questo, il tuo primo pensiero risulta rivolto in direzione dello stato di salute di mio figlio, anziché della tua amata. » constatò, scuotendo appena il capo « Sono l’unica a leggere, in tutto ciò, qualcosa di incredibilmente strano e ambiguo…?! Soprattutto nel merito dei tuoi rapporti di fedeltà nei confronti di colei che, altresì, prima dovrebbe essere nei tuoi pensieri, nelle tue priorità, fra le tue preoccupazioni… » ammiccò, strizzando appena un occhio nei miei confronti, con incedere persino malizioso, quasi come se, dietro a quel mio interesse in favore di Desmair, avesse a doversi intendere chissà cos’altro, chissà quale altra, ipotetica, possibile verità.
« E’ inutile che tu cerchi di giocare con me, Anmel Mal Toise. » replicai, in nulla desideroso di concederle facilmente quella vittoria psicologica nei miei confronti, più qual una questione di principio ancor prima che per un qualche, concreto motivo, per una qualche reale ragione utile a non permetterle in alcun modo quella conquista « Per quanto, in questo momento, io possa avere più domande che risposte, sono ancora in grado di comprendere che l’unica ragione utile a concedermi di restare in vita, di permanere in vita, ha da ricercarsi nel fatto che io abbia a dovermi considerare, per te, ancora utile al fine di catturare Midda Bontor, di sconfiggere colei che a cui stai rifuggendo sin dalla sconfitta di Nissa, tua ultima vittima. » argomentai, a sostegno di quanto avevo asserito e del perché, quindi, i miei dubbi, i miei interessi, avrebbero avuto a doversi considerare qual così repentinamente rivolti in direzione al mio ospite, allorché alla mia amata, come da lei posto in critica evidenza « Ragione per la quale, la mia compagna è ancora ben distante dal potersi considerare alla tua portata… a differenza di Desmair e di me. »
« All’incirca… » osservò Anmel, scuotendo appena il capo a negazione di quell’ultima mia conclusione, di quell’ultima mia deduzione, in ciò da lei decretata qual erronea, qual priva di quella medesima opportunità di superiorità psicologica in tal maniera da me forse frettolosamente ostentata « No. Dai. Sto scherzando. » si corresse subito dopo, levando ambo le mani in segno di resa, quasi da parte mia non fosse allora mancata una qualche reazione a quella breve replica, per così come, tuttavia, non era avvenuto « La tua compagna non è in alcuna misura ben distante dal potersi considerare alla mia portata. Non, quantomeno, nel considerare come ella, in questo stesso momento, sia distesa su un tavolo operatorio non dissimile da questo… in una stanza identica a questa… a meno di dieci piedi da te. »

Se nell’immediato avrei voluto replicare a quell’affermazione, a quella dichiarazione, con un secco « Stai mentendo! », qualcosa mi spinse a tacere, a riservarmi un istante di silenzio e, in ciò, di riflessione, non concedendomi la possibilità di vantare delle certezze dietro le quali pur mi sarei potuto scoprire privo di qualunque copertura, privo di qualunque difesa. Anche perché, nel poter e nel dover vantare, in grazia al mio particolare rapporto con Desmair, maggiore consapevolezza rispetto a chiunque altro di qual genere di carattere avrebbe potuto essere riconosciuto a distinzione della regina Anmel Mal Toise, difficile sarebbe per me allor potuto essere ignorare quanto, purtroppo, una tale presa di posizione non adeguatamente supportata da solide motivazioni, da concrete ragioni, non avrebbe avuto a potersi considerare appropriata rispetto alla sua figura, rispetto al suo particolare incedere, atto, difficilmente, a vantare delle caratteristiche non proprie, atto, improbabilmente, a dichiarare il falso nella consapevolezza di ciò, con il solo intento di tutelare, strenuamente, una propria in tutto ciò sol supponibile posizione di superiorità, così come, pur, mai sarebbe alfine avvenuto, nel riconoscere qual terribilmente minati i fondamenti stessi della sua credibilità.
Per tale ragione, laddove ella asseriva che la mia amata avrebbe avuto a doversi riconoscere qual presente in quello stesso edificio, ovunque allora fossimo, e imprigionata non diversamente da me e non lontano da me, estremamente pericoloso sarebbe stato rifiutare la veridicità di una simile asserzione. E, ancor più, estremamente pericoloso sarebbe stato sminuire quanto, a fronte di tutto ciò, sarebbe necessariamente conseguito a discapito della mia vita, della mia salute, dal momento in cui, per come da me stesso pocanzi troppo audacemente affermato, l’evidenza di quanto, allora, Midda non fosse più un pericolo per la nostra antagonista avrebbe, ineluttabilmente, reso la mia sopravvivenza in vita un’inutile complicazione, una vana perdita di tempo, nel posticipare senza alcuna ragione, senza alcuna motivazione, quanto pur, presto o tardi, non avrebbe potuto evitare di occorrere… la mia esecuzione.