11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

martedì 18 aprile 2017

RM 107


Nell’assenza di labbra su un viso contraddistinto da fattezze rettili, la maggior parte degli umani avrebbe fatto fatica a riconoscere le emozioni per così come, altresì, comunemente distinguibili su un proprio simile: per Midda, tuttavia, il volto di Lys’sh, negli anni, era divenuto così familiare, così noto, da rendere, anche sul medesimo, immediatamente individuabili tutta quella vasta gamma di espressioni e microespressioni utili a poter riconoscere quanto allor dominante nel suo cuore in misura non meno naturale, non meno spontanea, di quanto non avrebbe potuto vantare nei confronti di qualunque altro proprio compagno o compagna di ventura, inclusa, ovviamente, la sua gemella Nissa.
Così, quando l’ofidiana ebbe a palesare il proprio imbarazzo, la anche la propria gioia, nel confronto con le parole da lei pronunciate, con l’idea dell’esistenza di un rapporto fra sé e il biondo, l’altra poté ricevere conferma non verbale ancor prima di ogni necessità di argomentazione verbale, in termini che, semplicemente, ebbero allor a confermare quanto, sino a quel momento, soltanto ipotizzato, soltanto dedotto e, forse, persino indovinato sulla  base di qualche indizio sparso.

« Diciamo che, più che altro, è successo… » sorrise l’altra, non sapendo in che altri termini definire l’accaduto « … ed è successo nelle ultime settimane, in viaggio. » puntualizzò, quasi a escludere la presenza di qualche relazione precedente, di qualche pregresso che avrebbe potuto essere utile a giustificare quell’evoluzione.
« La sventura ti può dare le compagnie di letto più impensate! » ridacchiò la prima, offrendo involontaria citazione a un’antica opera.
« Non credere che per me non sia strano… sotto certi aspetti, siamo praticamente cresciuti insieme. » argomentò Lys’sh, scuotendo appena il capo.
« Devo davvero ricordarti che il mio primo amore e amante è stato Salge…? » rimembrò Midda, non potendo ovviare a cogliere l’ironia della sorte nel sentirsi riportare quella frase « … francamente non ci vedo nulla di insolito o inappropriato. Prima, la mia, non desiderava assolutamente essere una critica… anzi! » riferendosi al primo commento con il quale aveva posto nella medesima frase i loro due nomi insieme.
« Lo so… lo so… » minimizzò l’ofidiana, a escludere l’eventualità di una qualche ragion d’offesa da parte propria a tal riguardo, ben consapevole di quanto mai la propria amica avrebbe definito qualcosa di negativo a suo discapito « Però, credimi: se tu mi avessi mai chiesto se questo sarebbe potuto avvenire, la mia prima, e unica risposta sarebbe stata “no”. Senza nulla voler togliere a Be’Wahr… ma, davvero, non avrei mai potuto immaginare questa evoluzione. »
« E, ora che tutto questo sta accadendo, ne sei felice…? » sorrise l’altra, nulla ricercando al di fuori della gioia della propria sorellina.
« E’ tutto così strano… ma sì. Credo proprio di potermi dire felice. » annuì, a conferma di quella questione, non così banale come avrebbe potuto essere supposta, al contrario « Be’Wahr è un vero tesoro: all’inizio era molto impacciato, volendo da un lato chiaramente tentare di approcciare a me, e dall’altro avendo paura di come avrei potuto reagire… o, forse, di come tu avresti potuto reagire… » ridacchiò, ammiccando verso l’interlocutrice.
« … forse… ma proprio forse… potrei essermi espressa in maniera un po’ dura nei suoi confronti il giorno che siamo venuti a incontrarti durante la sfilata… » rievocò, sollevando gli occhi verso l’alto, a simulare una certa innocenza, la più assoluta mancanza di cattiveria, da parte sua, in tal senso « Ora che mi ci fai pensare, in effetti, si era subito dimostrato quantomeno affascinato da te… »
« Sì, me lo ha detto. » annuì nuovamente, dondolandosi appena con fare imbarazzato « E’ stato molto dolce… è molto dolce. Sempre pronto a mettermi innanzi a qualsiasi sua possibile esigenza. » sottolineò, a elogio del proprio nuovo compagno « Credimi: per quanto si parli con molta enfasi della necessità di maggiore integrazione interspecie, non è poi così facile, così scontato, un rapporto fra due specie diverse, fosse anche fra umani e ofidiani che, in fondo, sono anatomicamente comparabili. E questa non è la prima volta che provo a lasciarmi coinvolgere da un umano… ma è la prima in cui, veramente, mi sto sentendo completamente a mio agio. »
« Posso immaginarlo. » confermò la donna, ascoltando con attenzione le parole della sorellina « E che Be’Wahr sia un ragazzo d’oro, senza nulla togliere al tuo discorso, lo so già da tempo. »
« … in che senso…? » ebbe a domandare, non senza una certa nota di… gelosia?... alla base di quella richiesta di maggiore dettaglio.
« Ritrai pure gli artigli, Lys’sh! » sorrise Midda, divertita, scuotendo il capo « Tutte le mie relazioni, all’interno del nostro gruppo, sono ben note. E Be’Wahr non è fra queste! » sottolineò, a evidenziare quanto quel possibile accenno di gelosia fosse stato ben colto, forse più da lei che dalla sua medesima interlocutrice che, in tal senso, aveva probabilmente reagito senza neppure maturarne reale coscienza « Ciò non di meno, anche io lo conosco, tuo pari, da una vita intera… e so bene che ciò che, magari, qualcuno potrebbe accusarlo di difettare in intelletto, egli lo compensa ampliamente con il proprio grande cuore. »

L’ofidiana ebbe allora a imbarazzarsi ancor maggiormente per quanto accaduto, per quella replica incontrollata così generata non tanto dalla propria coscienza, quanto e piuttosto dal proprio cuore, da quelle emozioni, all’inizio di quella nuova, inattesa e sorprendente storia, in grado di farle perdere il controllo, di farla comportare, a propria insaputa, qual un’adolescente alla propria prima esperienza.
Ma Midda, che di esperienze, proprio malgrado, ne aveva accumulate già diverse, e non tutte propriamente piacevoli nei propri sviluppi o nelle proprie conclusioni, non avrebbe potuto equivocare le motivazioni proprie di quella reazione, in ciò non giudicando la propria compagna, né, tantomeno, condannandola. Al contrario… da brava sorella maggiore, qual in fondo si sentiva da sempre per lei, ella non avrebbe potuto ovviare a considerarsi che felice per quanto stava avvenendo e, anche, per quella fugace manifestazione di gelosia, atta a dimostrare quanto, comunque, almeno per lei quella storia non fosse priva di valore. In merito a Be’Wahr, del resto, la rissa di poco prima avrebbe avuto a doversi riconoscere qual riprova più che evidente delle proprie ragioni, dei propri sentimenti, giacché non difficile sarebbe stato allor immaginare quanto Howe, avendo scoperto di quella relazione, avesse probabilmente sussurrato all’attenzione del fratello una qualche battuta inopportuna, scatenandone le ire funeste.

« Comunque sia, lo ripeto e lo ribadisco, sono davvero felice per voi… anche se spero che questo non si porrà come frequente motivo di discussione fra Howe e Be’Wahr. » volle soggiungere, a condividere tale preoccupazione con l’altra « Non so cosa possa avergli detto prima… e, francamente, non voglio neppure saperlo. » evidenziò, nell’asserire, implicitamente, quanto fosse comunque certa l’altra ne fosse a conoscenza, nel non sottovalutarne il fine udito, superiore a quello di qualunque umano « Ma siamo in guerra… e, a meno che non desideriate lasciarci, cosa che potrei comprendere perfettamente e accettare, non è sano che vi possano essere eventuali asti o rivalità fra compagni d’arme. »
« Assolutamente d’accordo. » annuì Lys’sh, seria a quel richiamo « Difatti, dopo averne parlato con te, è mia intenzione andare da Be’Wahr e condurlo alla cuccetta di Howe, al fine di permettere a entrambi di chiarirsi, giocando a carte scoperte. » dichiarò, quieta, condividendo quella decisione già maturata « E’ stata una mia scelta, infatti, quella di tacere sulla nostra storia, nel non saper neppure con precisione dove saremmo andati a parare: ma Howe, evidentemente, conosce suo fratello non meno di quanto tu conosci me… e in questo deve aver comprendo sa solo la questione. Ottenendo, in ciò, soltanto la possibilità di avere altre carte da giocarsi per irritarlo, magari anche e soltanto qual ripicca per esserne stato tagliato fuori. »
« Conoscendo Howe, nulla di più facile… » confermò Guerra, condividendo quell’analisi « … ma una volta che giocherete a carte scoperte, almeno con lui, sono certa che perderà comunque interesse a proseguire in questa direzione. »

lunedì 17 aprile 2017

RM 106


Conclusi i festeggiamenti, e rientrata nella propria cuccetta, Midda si preparò per la notte, spogliandosi dei vestiti che indossava e cogliendo l’occasione per riservarsi una seconda doccia, dopo la prima che aveva seguito l’immediato ritorno a bordo della nave allo scopo di togliersi la parte maggiore del sangue e degli altri fluidi corporei che, nel massacro appena vissuto, ovviamente non avevano potuto mancare di impregnarla fin quasi nelle ossa.
Dopo quasi dieci minuti immobile sotto l’acqua calda che, ricadendo dall’alto su di lei, ella sperava sarebbe stata in grado di purificarla, di mondarla da tutto il peso di una vita nei confronti della quale, obiettivamente, stava relazionandosi non senza una certa fatica, Guerra uscì gocciolante dalla doccia e si fermò, nuda, di fronte alla propria immagine riflessa in uno specchio a figura intera, non riuscendo, proprio malgrado, a riconoscere la donna che lì le si proponeva innanzi. Nella sua mente, l’immagine che ella aveva di sé era ancora pressoché quella che, fortunatamente, contraddistingueva la sua gemella Nissa: una donna nel pieno della propria maturità, una figura fiera, a tratti forse e persino altera nella propria postura, nel proprio atteggiamento, con lunghi capelli rossi, limpidi occhi color ghiaccio e una pelle non certamente immacolata, dopo una vita intera dedicata alla guerra, ma pur, obiettivamente, migliore di quanto mai avrebbe potuto essere proprio in conseguenza a ciò. Nello specchio innanzi a lei, altresì, l’immagine che ella coglieva di sé era completamente diversa: le due protesi metalliche, pur perfette nelle proprie forme e proporzioni, si imponevano immediatamente all’attenzione con un effetto a dir poco nauseante, nell’innesto di quel freddo metallo là dove un tempo erano calde membra, l’ultimo, osceno ricordo delle quali avrebbe avuto a doversi rievocare nell’immagine di due moncherini arsi; e il resto del suo corpo, là dove pur rimasto integro, difficilmente avrebbe potuto essere considerato qual tale, piagato da una moltitudine di cicatrici, di squarci che, nel riposo che ella aveva negato al proprio corpo, anche le più moderne tecniche di ricostruzione plastica avrebbero probabilmente richiesto mesi, se non anni, per tentare di sanare, rendendo la sua intera immagine simile a quella di un’inquietante bambola di pezza, fatta a pezzi e malamente ricucita insieme. Anche il suo volto, sfregiato, era stato modificato in maniera irreparabile rispetto a quello della propria gemella, rispetto all’immagine che ella conservava nella propria memoria, mostrandole sì i propri occhi color ghiaccio ancor perfetti nella propria presenza, e pur, già diversi, contraddistinti da una luce a lei estranea, qualcosa che, difficilmente, avrebbe potuto credere le appartenesse realmente. E il nuovo taglio di capelli che, a imitazione di Ja’Nihr, aveva voluto imporsi con la scusa di poter essere più libera nel combattimento, non avrebbe potuto contribuire in positivo a tutto quello, apparendo simile a un tentativo volto a negare qualunque barlume di femminilità in lei, anche laddove, pur, le forme del suo corpo, al di sotto dell’osceno intreccio di cicatrici, non avrebbero potuto mai rinnegare quell’evidente essenza.
Scuotendo il capo, e levando lo sguardo da quello specchio e da quella versione distorta di sé, quel quadro irriconoscibile della sua identità attuale, Midda si volse verso il proprio giaciglio, per lì andare a cercare riposo. E, così facendo, ad attenderla vide, seduta vicino all’estremità in cui, solitamente, poneva i propri piedi, l’elegante figura dell’ofidiana, ad attenderla tranquilla…

« Thyres! » esclamò, cercando di non dimostrarsi troppo sorpresa da quell’apparizione inattesa, benché, per quanto ciò l’avesse sempre interdetta, Lys’sh avrebbe avuto a doversi considerare l’unica persona in grado di sorprendere i suoi sensi straordinariamente allenati « Quante volte dovrò ripeterti che non puoi comparirmi in questo modo alle spalle!… » la rimproverò, così come, in realtà, non faceva da più di dieci cicli, benché, in quella strana avventura, il tempo sembrava essersi riavvolto, e aver catapultato nuovamente tutti loro a un passato lontano e, forse, almeno per lei, più sereno.
« Perdonami. » si scusò l’ofidiana, chinando appena lo sguardo in imbarazzo per quel richiamo « Ho provato a bussare ma eri sotto la doccia… e, per non restare fuori dalla tua porta, ho preferito iniziare ad accomodarmi. »
Midda osservò con sincero affetto la propria sorella minore e poi, con serenità, andò ad accomodarsi sul letto accanto a lei, senza coprirsi, con la propria consueta mancanza di pudore, che tale non sarebbe stata differente neppure nell’eventualità che, al suo posto, fosse stato un compagno di sesso maschile: « Perdonami tu… » dichiarò, scuotendo appena il capo « E’ che ero persa nei miei pensieri… e non mi sono sinceramente accorta di te fino a ora. »
« Quando questa avventura sarà finita, se lo desideri, potrò metterti in contatto con qualche chirurgo di mia conoscenza. » si propose la giovane, offrendo implicito riferimento a quanto, in quegli ultimi minuti, aveva silenziosamente osservato, nell’immagine della propria compagna in piedi innanzi allo specchio a contemplare la propria immagine riflessa « E’ gente in gamba… e, ti assicuro, ho visto fare dei veri e propri miracoli. In pochi mesi, saranno in grado di rimetterti a nuovo, in maniera tale che nessuno potrà mai credere che tu abbia passato quello che ora stai passando. »
« E potranno anche cancellare il ricordo di quanto è successo…? » domandò, malinconicamente, la donna, scuotendo appena il capo « Cancellare la memoria a Caian e Pares, per far loro dimenticare il massacro del quale sono stati testimoni e i lunghi mesi di prigionia…? Resuscitare Brote e restituirmi tutto ciò che mi è stato negato…? » incalzò, senza volontà polemica, ma solo con triste rassegnazione innanzi all’evidenza di qualcosa che nessuno, proprio malgrado, avrebbe mai potuto sistemare.
« … questo no. » negò l’altra, mestamente « Ma, benché ora tu, comprensibilmente, non veda ragione alcuna per provare ancora interesse verso il domani, amica mia, credimi, sei una donna che ha ancora tanto da dare al mondo. E, al di là di quanto, ora, il futuro possa apparire oscuro, io sono certa che la tua luce potrà ancora risplendere a dissipare le tenebre innanzi al tuo cammino. » argomentò, con tono fermo, convinto, carico di positività come, da sempre, ella era stata capace di fare « E benché l’aspetto fisico non sia tutto nella vita… non vedo francamente ragione per la quale tu debba condannarti a vivere in un corpo che non ti appartiene, nel momento in cui non hai fatto nulla per meritarlo. »
« … non ho fatto nulla per meritarlo…? » ripeté Midda, in un sussurro, domandandosi quanto, effettivamente, ciò avrebbe avuto a doversi considerare vero e quanto no, e sentendo, dal profondo del suo cuore, crescere un pulsante agglomerato di emozioni che, ancora, non avrebbe voluto affrontare, non fino a quando tutto quello non fosse finito.

Così, scuotendo bruscamente il capo, ella cercò di allontanare quei pensieri, quelle emozioni, dalla propria mente e dal proprio cuore, dirottando la questione su qualcos’altro, qualcos’altro che potesse, in qualche modo, aiutarla a mettere da parte quanto, in quel momento, avrebbe potuto soffocarla.
E prima che Lys’sh potesse insistere ulteriormente sull’argomento, condusse l’attenzione su un tema diverso, e che pur, era certa, avesse condotto fino alla sua cuccetta la giovane ofidiana. Perché, in fondo, se non fosse stato reale ciò che ella aveva colto prima, e l’aveva spinta a intervenire in maniera tale da concludere la serata prima che nuove ragioni di imbarazzo potessero sorprendere l’amica più di quanto il litigio fra i due fratelli non avesse avuto già modo di fare; improbabile sarebbe stato per l’altra avere motivo di spingersi, con tanta discrezione, sino ai suoi alloggi, per quel momento di confronto riservato.

« Quindi…? » esordì verso di lei, con un sorriso aperto, dimostrandosi francamente felice per la scoperta, non avendo ragione per reagire in maniera differente da quella, laddove, in fondo, se la giovane, in tal senso, avrebbe potuto dirsi contenta, ella non avrebbe avuto motivo per non esserlo, null’altro desiderando al di fuori del suo bene, nel profondo legame d’affetto che pur le legava « Come è successo…? Quando è successo…? E, soprattutto, quando pensavi di dirmelo…? » domandò, ridacchiando a ogni domanda, nel cogliere sempre maggior imbarazzo nell’altra a ogni questione « Tu e Be’Wahr… mi fa un po’ strano pensarlo! »

domenica 16 aprile 2017

RM 105


Nessuno fra loro avrebbe voluto sfidare Midda Bontor: non per giuoco, ancor meno realmente. Così, tanto l’uno quanto l’altro rimasero in silenzio dopo quelle ultime parole, quel serio monito, accettando il rimprovero e il castigo loro imposto, in misura tale che, una volta liberati l’uno dalla mano di freddo metallo, l’altro dalla presa di Ma’Vret, ebbero ad avviarsi nella direzione delle proprie cuccette, senza aggiungere altro, senza neppur prendere in ipotesi l’idea di aggiungere altro.
Rimasti soli, Midda, Ma’Vret, Heska e Lys’sh ebbero a confrontarsi con il disastro causato dai due fratelli, ragione per la quale, soprattutto in loro assenza, non avrebbero avuto granché brama di festeggiare. Ciò non di meno, a non considerare definitivamente rovinata la serata, ebbero a risistemare alla meglio il tavolo e quanto precedentemente lì sopra disposto, per ritornare ad accomodarsi quasi nulla fosse accaduto. Ma qualcosa, nel frattempo, era accaduto, e la prima a prendere voce, a tal riguardo, fu Heska, la quale non poté ovviare a cercare un confronto, con gli altri presenti, proprio sulle motivazioni che potevano aver dato origine a tutto quanto.

« Sono io… oppure la reazione di Be’Wahr è stata un po’ più aggressiva rispetto al solito…? » domandò, osservando il proprio bicchiere, parzialmente svuotato, e non per suo merito « Cioè. Conosciamo tutti quei due, e abbiamo sentito più volte Howe insultare il fratello, anche in maniera obiettivamente pesante, senza che questi arrivasse a reagire così come, invece, è accaduto questa sera… »
« Probabilmente è stata soltanto un po’ di adrenalina residua. » provò a giustificare Ma’Vret, non desiderando in realtà giudicare i due compagni, soprattutto in loro assenza « E’ stata una giornata decisamente lunga per tutti… e un po’ di tensione accumulata potrebbe essere stata innescata in maniera involontaria da una qualche frecciatina di troppo. »
« Dici…? » esitò la bionda, arricciando appena le labbra con fare pensieroso, nel valutare l’ipotesi così formulata « Non so. C’era qualcosa nello sguardo di Be’Wahr che mi ha colpito… non sembrava essere la solita reazione, per quanto arrabbiata, agli eccessi di Howe. »

Lys’sh, che in tutto quello era rimasta in silenzio, apparve insolitamente pensierosa nel confronto con tutto quello, al punto da attrarre l’attenzione di Midda. La quale, avendo forse già una propria personale ipotesi nel merito di quanto stesse accadendo, si limitò a serbare nel proprio cuore quella particolare nota, non desiderando rischiare, in qualche modo, di porre in imbarazzo la propria amica, la propria sorellina, più di quanto, ciò che era lì accaduto, non avesse probabilmente fatto.
In conseguenza di ciò, anzi, Guerra volle intervenire a definire la chiusura dell’argomento, riportando l’attenzione dei presenti su altro…

« Cambiando argomento… » premesse, a dichiarare in maniera inequivocabile il proprio intento, in termini che, probabilmente, i suoi interlocutori avrebbero potuto interpretare qual desiderio, da parte sua, di non dedicare uteriore attenzione a quella scaramuccia, per non renderla più importante di quanto non avrebbe avuto senso considerarla « … quando è stata l’ultima volta che avete sentito le vostre famiglie…? »
« Mmm… » esitò Ma’Vret, socchiudendo gli occhi nell’osservare con rinnovato interesse la loro indomita condottiera, cercando di comprendere il senso di quella richiesta, le ragioni alla base di una simile domanda « Perché questa domanda…? »
« Nissa è stata abbastanza chiara a tal riguardo. » volle ricordare Heska, unendosi al dubbio in tal maniera implicitamente espresso da Ebano, esplicitando maggiormente il senso del medesimo, laddove, eventualmente, esso non fosse trasparso in maniera sufficientemente esplicita « Dall’inizio della missione, sino al termine della stessa, nessun contatto interplanetario, non con le nostre famiglie, non con altri. In caso contrario rischieremmo di rendere triangolabile la nostra posizione dalla Loor’Nos-Kahn… »
« … e questo sarebbe male. » annuì il primo, a supportare e concludere l’argomentazione proposta dalla bionda compagna d’arme, cercando, probabilmente quanto lei, di aggrapparsi alla razionalità propria di quella richiesta onde evitare di lasciarsi dominare dalla nostalgia per propria moglie e per i propri figli, i quali, ovviamente, gli mancavano in quel frangente in maniera devastante.
« Nissa è sempre un po’ troppo estremista nelle proprie decisioni. » minimizzò Midda, scuotendo appena il capo « Il giorno in cui sono piombata a casa vostra, per sottrarvi dalle vostre vite, ho chiesto a tutti voi un enorme sacrificio. E a chi, fra voi, nel frattempo aveva cercato di rifarsi una vita, una nuova vita, da soli, o, ancor più, con una famiglia al fianco, ho chiesto un sacrificio ancor maggiore. » argomentò, in tal maniera non soltanto includendo esplicitamente Heska e Ma’Vret, i quali, per seguirla, avevano accettato implicitamente il rischio, l’eventualità di non poter più tornare a stringere i propri amati e i propri figli, ma anche non escludendo da tale tesi neppure Lys’sh, la quale, dalle passerelle di alta moda, per lei, aveva accettato di ripiombare nell’inferno della guerra, dal quale, tristemente, la sua vita era sempre stata caratterizzata « E l’unica ragione per la quale riesco ancora a dormire, comunque poco e male, è la consapevolezza di avervi chiesto tanto non per me stessa, ma per i miei figli. Ragione per la quale, francamente, non può che essere assurdo il pensiero di proibirvi di contattare le vostre famiglie per me… non quando, tutto ciò che state facendo, lo state facendo per la mia. »

Sebbene quel discorso fosse stato lì introdotto al solo scopo di distrarre l’attenzione prima focalizzata sulla scaramuccia occorsa fra Howe e Be’Wahr, quanto Guerra si premurò di dichiarare in quel frangente, in quel contesto, avrebbe avuto a doversi considerare pari a una sincera, e addolorata, richiesta di scuse, nel rammarico di quanto, quella sua vendetta privata, quel suo tentativo di riottenere la propria famiglia, stesse allor ponendo in dubbio molte altre famiglie, molte altre vite, nella perdita di una sola delle quali, il senso di colpa che, alfine, l’avrebbe dominata non le avrebbe concesso opportunità di scampo.
In tutto quello, in quel momento, in quel contesto, a seguito di quella loro prima battaglia, pur così vittoriosa, ella non avrebbe potuto ovviare a giudicarsi né più, né meno, qual…

« … un’egoista. » dichiarò sospirando e scuotendo il capo, con rammarico per la consapevolezza che, in tal maniera, ebbe suo malgrado a maturare « Alla fin fine, è questo che sono… » sancì, senza vittimismo, senza attendere una qualche smentita da parte dei propri interlocutori volta a tentare di rassicurarla nel merito di non essere tale, nel non essere quello il suo carattere, nel non essere così lei, in ciò, semplicemente, esponendo la sua visione dei fatti, la sua visione della realtà.
« Credo che, in questo momento, si sia tutti un po’ stanchi. » prese voce Ma’Vret, rispettando l’amica, la compagna, la complice, nel non spendere neppure una parola nel tentativo di negare quanto da lei affermato, ben conoscendone le ragioni, ben comprendendone le motivazioni e, in ciò, ben sapendo quanto ella avrebbe più apprezzato, da parte loro, un’accettazione di quell’accusa a proprio discapito ancor più che un qualche, pur sincero, tentativo di negarla, di rifiutarla, di farle cambiare idea.
« Sono d’accordo. » annuì Heska, anch’ella intuendo il percorso mentale che doveva aver condotto la loro interlocutrice a quella conclusione che non condivideva e che mai avrebbe apprezzato condividere, e che pur, allora, accettò non desiderando mancarle di rispetto, non desiderando porla in difficoltà di fronte a un genere di confronto che, sapeva, non avrebbe apprezzato dover avere « Probabilmente la cosa migliore che possiamo fare è andare a riposare un po’… tanto la rotta è impostata e non c’è alcun bisogno di restare svegli a controllare il nulla cosmico attorno a noi. »
« Riflettete, per favore, sulle mie parole… e non escludete, in maniera sommaria, l’eventualità di contattare le vostre famiglie, al vostro risveglio. » insistette Midda, accettando, comunque, la decisione così presa dagli altri, nella dichiarata conclusione di quella serata « Siamo in guerra… e non sappiamo cosa potrebbe succedere domani. » sancì, volgendo, in tali parole, la propria attenzione anche in direzione di Lys’sh, a non permetterle di sentirsi esclusa dall’annovero dei destinatari di quelle parole.