Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
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Sean, 18 giugno 2022
giovedì 3 luglio 2008
175
Avventura
005 - Un ricatto letale
[Passo 38]
Ogni piede di distanza conquistato verso il basso, in quell'estenuante e difficile discesa, in quella lotta continua contro un calore estremo, insopportabile oltre ogni umana possibilità di accettazione, vide la donna guerriero sempre più sofferente, sempre più stremata: l'idea che inizialmente nella sua mente si era formata, la concezione che aveva veduto quella strada laterale come in qualche modo protetta rispetto al ponte centrale, stava venendo meno, nella convinzione sempre più forte, sempre più aspra, di essersi cacciata in una pessima situazione di improbabile uscita. Ma proprio quando le speranze sembravano essere completamente infrante contro l'amarezza di una realtà avversa, quando il di lei corpo stava ormai abbandonando il controllo sulle proprie membra e la di lei mente stava osservando il proprio senno scivolare lentamente verso quella fornace divina, un'improvvisa ed imprevedibile corrente fresca la colpì in pieno viso, facendone rabbrividire la pelle al punto tale che non in un solo punto della propria superficie coperta e scoperta essa si presentò non increspata.
" Thyres! " gioì in un'esplosione di sincero stupore, non riuscendo quasi a credere a ciò che la stava così refrigerando in quella distanza tanto minimale dalla lava, accogliendo comunque con estrema felicità quel dono inatteso, ormai insperato " Avevo ragione... avevo ragione! "
Nell'improvvisa distensione psicologica, oltre che fisica, derivante da quella brezza, le di lei gambe si piegarono incontrollate, lasciandola ricadere in ginocchio sul gradone che aveva raggiunto, uno degli ultimi in discesa, a godere di quella frescura, di quella brezza tanto piacevole, tanto gradevole, tanto amabile, per lei in quel momento più di qualsiasi possibile compagno maschile, più di qualsiasi arma, più di qualsiasi altra cosa al mondo. Nulla avrebbe potuto avere ancora un significato al di fuori di quel vento, laddove la felicità pura per quell'aria in movimento, quella fresca aria in movimento, rendeva vana ogni alternativa, ogni altra proposta: avrebbe forse potuto perdere anche la concezione del tempo in quel punto, smarrire ogni interesse nel crogiolarsi sotto le carezze offerte da quella corrente, se non fosse stato per la sopravvenuta, tanto rapidamente quanto improvvisamente esso aveva avuto inizio, fine di tale sogno. L'aria fresca che un istante prima accarezzava la sua pelle, donandole godimento nel contrasto con il calore accumulato, si trasformò così in un tremendo soffio incandescente, che ne segnò la pelle appena rinfrancata, appena riposata nel contatto ora perduto: ciò che le aveva offerto speranza di vita ora si propose rivoltandosi contro di lei come una certezza di morte, tanto ne bruciava l'epidermide, essiccandone la superficie, ustionandone le carni.
" Maledizione! " gemette cercando di proteggersi il viso e lo sguardo da quell'aria rovente, tanto caldo da poter temere addirittura di perdere la vista in esso.
Trascorso appena il tempo scandito da pochi battiti del di lei cuore, quella tortura trovò una nuova e repentina conclusione, trasformandosi ancora una volta in un delicato e refrigerante sollievo quasi consolatorio, come se a lei volesse altresì domandare scusa per quanto occorso, per l'isteria di quella temperatura tanto contrastante. Ma prima ancora che la di lei mente si potesse coscientemente porre dei dubbi, delle domande, delle questioni in merito a come o perché stesse accadendo tutto ciò, il di lei corpo si ritrovò slanciato in avanti, seguendo un chiaro istinto di sopravvivenza: qualcosa, infatti, le suggeriva una ritmicità in quell'alternanza, in quel passaggio da refrigerio ad incandescenza, tale per cui troppo poco sarebbe stato il tempo offertole prima di una nuova ondata calda, intervallo che non avrebbe potuto permettersi di gettare via con leggerezza come aveva fatto fino a quel momento.
" ... sette... otto... nove... dieci! " contò a denti stretti, prima di accucciarsi su un nuovo gradone raggiunto in quella corsa sfrenata.
E come a rispondere a quel conteggio, come a seguire le indicazioni offerte dalla di lei voce, la corrente d'aria a lei frontale mutò nuovamente temperatura, tornando ad essere peggio dei più caldi venti dei regni centrali, dei deserti più inospitali, trovandola però, in questa occasione, già pronta ad accoglierla, a difendersi da essa nella posizione assunta. Dieci apparivano pertanto i secondi di tempo entro i quali quelle brezze così simili e così contrapposte sembravano concedersi il cambio e dove, per la vicinanza alla lava e per l'incandescenza di quella stessa aria ella difficilmente avrebbe potuto resistere ancora a lungo nel contrasto al nemico rappresentato dal calore, le pause, gli intervalli offerti dall'aria fresca, se sfruttati al massimo, avrebbero potuto salvarle la vita.
" ... nove... dieci! "
Al termine di quella seconda e ritmata somma di istanti temporali, l'intero sistema rispose alle di lei previsioni, concedendole una nuova tregua, un lasso di tempo sicuramente breve ma che avrebbe potuto rappresentare per la mercenaria l'unica separazione fra la vita e la morte, l'ultima frontiera su cui ancora avrebbe avuto senso combattere nella speranza di una vittoria. In una corsa disperata, una serie di balzi fra un gradone ed il successivo ormai del tutto indifferente al pericolo rappresentato dalla lava, dal magma sotto di sé, Midda si slanciò rapidamente la via offertale in quella decina di secondi, prima di dover tornare ad accucciarsi, a tentare di proteggersi dalla nuova ondata di calore.
Il periodo di calore che seguì a quella corsa, assolutamente equilibrato e rispettoso della cadenza da lei individuata, apparve alla mente della mercenaria enormemente, assurdamente lungo, spossante, nel trovare i propri polmoni privati d'ossigeno laddove il medesimo sembrava essere consumato nell'incandescenza di quell'elevata temperatura. Ma, consapevole che poco ancora le occorreva per raggiungere la salvezza potenzialmente rappresentata nel varco sulla parete di fondo, in quella via da lei tanto cercata, ella non offrì indugio alcuno, non si concesse il minimo sconforto, ed all'ennesima fredda tregua vide il proprio corpo sbalzato in avanti, nell'ultima staffetta necessaria al raggiungimento del traguardo tanto agognato, oltre il quale si gettò con furia nello scandire l'ultimo secondo a sua disposizione.
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[Passo 39]
Ruzzolando letteralmente nella fuga appena compiuta, la Figlia di Marr'Mahew impiegò un istante prima di ritrovare posizione eretta e prima di poter volgere il proprio sguardo al cuore del tempio sotterraneo così concessole in uno splendore accecante, una meraviglia unica ed inimitabile che probabilmente da epoche remote non era offerta ad alcuna vista mortale e che, in ciò, trovava ulteriore valore, pregio inestimabile.
Conformata in un'ampia caverna della quale risultava difficile comprendere le reali proporzioni, quella sala presentava lungo le proprie pareti sequenze incredibili di mosaici apparentemente privi di un reale inizio o di una concreta conclusione, quasi in essi fosse rappresentato e contenuto l'intero universo o, forse, quasi l'intero universo si ponesse in quello stesso luogo con tutta la propria infinita ed eterna presenza: impossibile risultava ipotizzare quanto lavoro potesse essere stato posto nell'ornare quella singola area ancor più che tutti i corridoi precedentemente percorsi, in una passione, in una fede priva d'eguali, laddove un evidente amore, una chiara passione era stata rivolta in tale operato o esso non avrebbe mai potuto essere tale. Al centro di tale spazio, ergendosi per numerose decine di piedi sopra il di lei capo e sprofondando ancora a lungo sotto il di lei corpo, era quanto di più assurdamente simile ad un vulcano sarebbe mai potuto apparire per opera umana, ammesso che tali fossero stati gli autori di tutto ciò: in un misto di pietra lavica naturale e di marmi dalle venature rossastre tipici di quell'intero complesso, infatti, davanti alla mercenaria si presentava la tipica forma conica dalla cima della quale, costante e tremendo, un moto di magma incandescente si donava allo sguardo e ad alimentare un vasto bacino posto sotto di lei, congiunto evidentemente con la sala da cui era appena evasa. Lungo i tragitti discendenti dei fiumi di lava così conformati, in percorsi che evidentemente non erano stati affidati al caso nell'essere indirizzati con tanta cura, molteplici ed ammirevoli erano i lavori architettonici lì riportati, in lunghi colonnati, in ampli portali, in statue di indescrivibile bellezza, tutti realizzati nell'ormai onnipresente marmo e tutti evidentemente rivolti al culto della fenice, in rappresentazioni costanti e mai fra loro simili della medesima, dello stesso incredibile animale lì considerato sacro e che, forse, una reale sacralità avrebbe dovuto dimostrare nell'essers
i guadagnato il diritto a tanta idolatria. Impressionante era considerare come il frutto di un coraggio incredibile, o di una follia smisurata, aveva intrecciato con sapienza ormai dimenticata l'opera mortale e quella immortale, dando vita a qualcosa che, dopo tanto tempo, dopo lunghi secoli, epoche intere forse, si offriva allo sguardo ancora meraviglioso ed ineffabile, forse eterno come gli stessi monti Rou'Farth.
Il clima, che in quell'ambiente per quanto vasto avrebbe dovuto comunque essere similare a quello della fornace di un fabbro, tale da rendere plasmabili anche le leghe più solide, si donava altresì mite, quasi temperato alla di lei pelle, in assoluto contrasto con quanto vissuto nella sala che si stava lasciando, non senza un chiaro sollievo, alle spalle: osservando meglio il panorama a lei offerto, Midda poté intuire la presenza, non immediatamente evidente allo sguardo, di almeno due larghe bocche, due vasti pozzi aperti nel soffitto di quella sala, rivolti al cielo e, forse, con il cielo stesso comunicanti nell'attraversare tutta la profondità da lei percorsa nella discesa prima affrontata. Da tali sfiatatoi, da simili condotti di areazione, doveva evidentemente filtrare l'aria fresca del mondo esterno nel prendere il posto di quella altrimenti rovente di quel sotterraneo di fuoco, creando un proprio microclima assolutamente equilibrato già non più presente all'interno della sala adiacente, da cui ella era giunta. E proprio nel mentre in cui la donna guerriero condusse il proprio sguardo a cercare le fonti d'aria utili a mantenere controllato la temperatura in quel sotterraneo, ella vide offrirsi a sé una delle immagine più incredibili della propria intera esistenza, tale per cui probabilmente mai si sarebbe scordata di quel giorno, di quella missione: la visione dell'y'shalfica fenice.
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mercoledì 2 luglio 2008
174
Avventura
005 - Un ricatto letale
[Passo 36]
Se la via centrale sembrava offrire a Midda apparentemente un minor coefficiente di rischio nella maggiore lontananza dalla lava, al contempo le due alternative laterali le concedevano un chiaro beneficio del dubbio nel cercare di ipotizzarne la funzione originale: ammesso ma non concesso che i fanatici fautori di quel tempio fossero umani e mortali, sembrava impossibile considerare come simili percorsi potessero essere realmente attraversati, laddove il calore sprigionato dalla lava, dal magma, già avrebbe reso difficile la respirazione di chiunque come in quel momento rendeva quella della donna nel luogo in cui si trovava in quel momento, a distanza nettamente superiore dalla fonte di tanto ardore. E proprio in tale assoluta assenza di logica in quei tragitti, la mercenaria non poté evitare di esserne attratta, di rivolgersi ad essi con chiara curiosità: solo l'ipotesi di un'ennesima trappola avrebbe infatti potuto rendere realmente mortali quelle due vie, ma qualcosa nel profondo la spingeva a pensare alla non ulteriore presenza di ordigni letali, di dispositivi predisposti a distruggere coloro che fino a lì avrebbero spinto i propri passi. Certamente nell'escludere trabocchetti lungo i gradoni laterali, ella avrebbe dovuto non considerarne anche nel ponte principale: ciò che la preoccupava maggiormente, in realtà, non era la morte offerta da un qualche congegno in ognuna di quelle possibilità, quanto la tremenda temperatura trasportata nella corrente d'aria ascensionale, e se qualche sorta di protezione sarebbe potuta essere stata prevista a facilitare l'attraversamento di quella sala ella desiderava usufruirne.
« Thyres... » sussurrò accostandosi ai gradoni sulla propria destra.
Riponendo la propria lama nel fodero, al fine di poter ritrovare più liberi i propri movimenti, ella si accostò al bordo del soppalco, bruscamente interrotto davanti a lei nella distanza dal primo solido appoggio: brevi erano in realtà quei due piedi di distacco fra un gradone ed il successivo, tanto da non richiedere neppure l'esigenza di compiere qualsivoglia genere di salto in favore di una più semplice e tranquilla avanzata. Ognuno di quei piccoli abissi aperti sotto i di lei piedi, però, avrebbe potuto condurla inesorabilmente alle fiamme ed al calore mortale della lava, se solo si fosse concessa una minima distrazione, il più leggero incespicare: cercando di non lasciarsi traviare il pensiero da una simile ipotesi ed appoggiando la mano destra, metallica ed insensibile in questo al calore, contro la parete a lei offerta, tese il piede sinistro di fronte a sé, per compiere il primo e, forse, più difficile di una lunga serie di passi verso quel fiume incandescente.
Il calore sprigionato dalla pietra sotto di lei, sulla quale ella cercò sostegno e forza, si concesse tanto violento da spingerla quasi a ritrarsi indietro, lasciandola lottare non per breve dentro di sé per costringersi, invece, a non retrocedere, a non indietreggiare ma, al contrario, a porsi con maggiore impegno in quell'avanzata. Il piede destro, ancora sul soppalco, così, fu condotto a seguire il proprio compagno, prima di spingersi addirittura verso il gradone successivo, a raggiungere un nuovo traguardo che, nella propria ustionante presenza, non donò alcun genere di incentivo alla donna guerriero.
« Stupida! » si rimproverò, con asprezza.
Molte erano invero le ragioni per cui si riteneva meritevole di quell'insulto. Tale si sentiva per essersi fatta guidare dal proprio egoismo fino ai nomadi delle montagne, alla ricerca di un abbraccio, di un letto caldo, di un amore che sapeva non le sarebbero stati rifiutati, segnando in tal modo, però, il destino di troppe persone assolutamente innocenti nella carneficina imposta su di loro. Tale si sentiva per essersi posta in modo folle e sconsiderato all'inseguimento dei rapitori, senza considerare neanche per un istante una strategia diversa nel cercare di porre a tacere il senso di colpa che avvertiva chiaramente gravare nel proprio animo. Tale si sentiva per essersi fatta manipolare senza opporre alcuna voce da lord Alidan, creando in ciò un grave precedente su cui qualsiasi nobiluomo kofreyota avrebbe potuto cercare gioco, nel garantirsi i di lei servizi ponendo sotto minaccia persone a lei care. Tale si sentiva, soprattutto, per la scelta compiuta nel percorrere quei gradoni, portando i propri passi con troppa leggerezza ad appoggiarsi su superfici a dir poco roventi che, senza tregua, la torturavano nel ricordarle quanto inutili fossero i suoi calzari a difesa delle alte e delle basse temperature.
« Thyres... quanto sono stupida! » ripeté, con rabbia ora nella voce.
Più i di lei passi si muovevano ad inoltrarsi in quella via, a discendere in quel percorso verso il magma, e più il calore diventava sconcertante, insopportabile, piagandone la stessa pelle su tutto il corpo in mille spontanee bolle di leggera ustione, danni per il momento ancora contenibili ma che, proseguendo in quella strada, l'avrebbero forse potuta anche portare alla morte. Tornare indietro, però, non sembrava essere per lei ammissibile dove, inesorabile, continuò nel proprio cammino.
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[Passo 37]
Percorsi i primi novanta piedi sulla passerella, giunta praticamente a metà del percorso a lei imposto in quella scelta, la Figlia di Marr’Mahew sentì le proprie forze venir meno, ricadendo in avanti sulla pietra rovente: il calore che pur le avrebbe presto ustionato le morbide carni sembrò essere ignorato nel torpore innaturale, nella stanchezza che la dominava in quell'atmosfera pesante, irrespirabile, neppure avvertito dalla di lei mente ormai separata del corpo e dalla realtà a lei circostante laddove troppo era il dolore che viveva per poter essere umanamente elaborato, gestito, sopportato.
Quasi in una situazione di coma, più privata di coscienza che ancora dotata di senno, ella non poté negare di riconoscere la propria sconfitta, non per mano di un terribile avversario, non sotto i colpi di una propria nemesi, ma nell'ingiurioso e, purtroppo, imprevedibile destino che in quel tempio dimenticato aveva deciso per la di lei fine, per la conclusione di ogni sua impresa. Alle generazioni future sarebbe rimasto così il ricordo della caduta di Midda Bontor, annientata in conseguenza delle proprie azioni, della propria debolezza di fronte alla divina ragione che quel santuario aveva votato a creature immortali e che lei, semplice mortale, aveva come molti in passato tentato di violare senza successo.
Presto la di lei anima immortale avrebbe lasciato un corpo privo di vita, un cuore inanimato, una mente privata di ogni pensiero, per ascendere forse fra i giusti, fra i guerrieri migliori in gloria agli dei, ed a quel punto a lei sarebbe stata concessa l'occasione per offrire l'ultimo e necessario saluto a tutti coloro che aveva amato e perduto, a tutti coloro che aveva lasciato senza spiegazioni e senza apparenti ragioni, ritrovando insieme a loro la pace.
« … no... »
Un sussurro, un sussulto, che sulle di lei labbra, nelle di lei membra, vide uno spasmo di vita e di volontà ribellarsi all'ineluttabilità del destino, di quell'amara sorte a cui si stava arrendendo: con quale coraggio, con quale dignità, sarebbe potuta morire in quel modo, in quell'abbandono egoistico e vile, in quel rifiuto di confronto, di lotta, che non le era proprio?
« … no... »
Lentamente le di lei mani si contrassero, i di lei pugni si richiusero, in un'energia lentamente ritratta a sé, con semplice e pura forza di volontà, con chiaro desiderio di non lasciarsi andare di fronte a quella morte ormai scontata, a quella vita ormai sprecata: forse sarebbe veramente caduta in quel tempio, forse avrebbe veramente rimesso la propria anima agli dei entro quei sotterranei, ma se così fosse stato non sarebbe stato in conseguenza di un abbandono da parte sua, non sarebbe stato in una di lei mancanza di volontà, in una di lei arrendevolezza precoce.
« No! »
A quel terzo sussurro, ormai diventato simile ad un grido di rabbia più che di disperazione, ella si costrinse a rialzarsi, con fatica, lentamente ma inesorabilmente. Il di lei corpo, prima abbandonato, tornò ad ergersi al centro di quella sala di fuoco, quasi incarnazione dello stesso spirito dell'y'shalfica fenice da lei ricercata, quasi anch'ella fosse morta e risorta dalle proprie ceneri nella consapevolezza maturata di non voler ancora accettare la conclusione del proprio cammino.
Con tale impeto, con lo sforzo inumano da lei compiuto per tornare ad essere la sola padrona del proprio futuro, ella pose tutto il proprio impegno, tutte le proprie speranze, tutto il proprio sforzo in uno scatto felino, in una corsa sfrenata su quel ponte, senza più limitarsi nei propri timori, nelle paure umane di cadere in esso, nel dolore razionale per il calore lì sprigionato. Ed in quella fuga dalla morte, in quella lotta per la vita ed il diritto ad essere, ella coprì la distanza che ancora la separava dal proprio obiettivo, da quella soglia ricavata nella parete di fondo della sala, gettandosi oltre la stessa in uno slancio simile ad un tuffo in mare, incosciente di cosa fosse oltre quel varco ma decisa a lasciare quanto prima il destino segnato che aveva intravisto, e preso per un lungo istante in considerazione, davanti a sé alle proprie spalle.
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martedì 1 luglio 2008
173
Avventura
005 - Un ricatto letale
[Passo 33]
Fra le alternative offerte alla donna guerriero, nell'evoluzione della situazione, una in particolare attirò il di lei interesse offrendole un violento flusso di aria calda che la invitò ad intraprendere tale direzione: ciò che inizialmente aveva temuto, ora da lei era ricercato nello spingersi a raggiungere una nuova e vasta sala di fuoco.
Con una larghezza di oltre sessanta piedi ed una lunghezza di almeno tre volte tanto, il nuovo spazio ricavano nel cuore della terra si proponeva non tanto frutto dell'uomo quanto della natura stressa, che in quel luogo, in quella profondità, aveva posto la propria linfa vitale incandescente relativamente vicino alla superficie pur senza spingersi a risalire in essa. Un fiume di lava ardente attraversava così l'intero spazio o, meglio, vedeva l'intera sala eretta in sospensione su di esso, in una commistione equilibrata e perfetta di alte arcate in roccia naturale e di un soppalco in marmo: tale pavimento, in effetti, si proponeva quasi come una sfida dei mortali agli dei, dell'umana architettura alla furia incontrollabile del magma. Ma non contrasto era ciò che evidentemente aveva guidato la mano di coloro che avevano eretto quel luogo, quanto rispetto assoluto, devozione alle divinità del fuoco e della terra che in quel sito trovavano il proprio naturale santuario. Il soppalco, largo per i primi nove piedi quanto l'intera sala si restringeva, più avanti, in una sottile passerella apparentemente sospesa sopra quell'abisso di fuoco, ampia non oltre tre piedi: un ponte privo di balaustre che si inoltrava fino all'estremo opposto di quella sala, dove una soglia si proponeva scavata nella parete per offrire un proseguo al cammino dei fedeli.
« E' in momenti come questo che mi manca l'acqua del mare... » commentò la mercenaria, storcendo le labbra verso il basso.
Con la pelle imperlata di sudore, per il calore che dalla lava era donato a livelli improponibili, ella si terse la fronte spostando nel contempo un ciuffo di capelli corvini lontano dagli occhi prima di offrire una valutazione sulla situazione. Invero estremamente breve sarebbe potuta essere la stima di tale condizione, laddove più che evidente risultava essere il di lei obbligo a proseguire in tale cammino: l'y'shalfica fenice vedeva la propria origine dalle fiamme, dal fuoco, e nulla meglio di quel luogo poteva, pertanto, essere ambiente naturale per simili creature. Tutto ciò che si era ritrovata ad affrontare fino a quel momento, chiaramente, era stato utile a proteggere quel luogo, quel largo atrio incandescente di accesso al tempio vero e proprio, che l'avrebbe sicuramente attesa oltre la soglia a lei contrapposta. Era, pertanto, indispensabile per lei inoltrarsi su quella passerella in marmo, sospesa sopra morte certa.
Se desideri che Midda si soffermi a riflettere ulteriormente, vai al [Passo 34].
Altrimenti, se preferisci che si getti subito nel proseguo della missione, continua con il [Passo 35].
[Passo 34]
L'idea di percorrere il ponte non convinceva la donna guerriero che, osservando il magma in costante movimento sul fondo del baratro lì aperto si ritrovò ad immaginare una caduta in esso, con la conseguente, immediata ma orrenda conclusione della propria esistenza. Gli zampilli di lava eruttavano continuamente in brevi esplosioni, gettandosi con i propri toni rossi incandescenti sulla crosta più scura della superficie appena raffreddata a contatto con l'aria, in una vaga illusione di compattezza la quale, a tutti gli effetti, non era tale. Se percorrendo quella passerella avesse posto in fallo il proprio piede o se, ancor peggio, avesse vista azionata una nuova trappola, ella non avrebbe avuto scampo in quella caduta, non avrebbe in alcun modo potuto salvarsi dal calore che avrebbe istantaneamente consumato le di lei carni, dandole appena il tempo, forse, di invocare per un'ultima volta Thyres prima di scoprire se davvero vi fosse o meno un'esistenza oltre la vita mortale.
Avvicinandosi così al bordo del baratro, Midda studiò con cura la situazione, a comprendere quante altre soluzioni avrebbe potuto intraprendere al posto di quella via tanto diretta e tanto mortale. E fu così che il di lei sguardo venne attratto in direzione delle pareti laterali di quel complesso, vedendo impressi nella roccia una serie di stretti gradoni, a distanza di circa due piedi l'uno dall'altro, in direzione discendente su entrambi gli estremi della sala, verso il mortale basamento della stessa. Impossibile era ipotizzarne lo scopo, in quello che appariva quale un vero e proprio approccio alla lava incandescente e che, arrestandosi a meno di sei piedi da essa, si ritrovava ad offrire un improbabile passaggio verso due soglie contrapposte nella parete di fondo, meno appariscenti rispetto a quella centrale. Visibilità a parte, nessun diverso livello di rischio caratterizzava le tre alternative, laddove in ogni caso un errore avrebbe significato comunque morte certa. Ogni eventuale dubbio, poi, restava comunque in merito a ciò che sarebbe stato a lei offerto oltre quella parete lontana, dietro a quelle porte ricavate nella roccia pura, nell'impossibilità a formulare qualsiasi ipotesi a tal riguardo.
Se desideri che Midda percorra la via centrale, prosegui con il [Passo 35].
Se preferisci, altrimenti, che decida in favore di una via laterale, continua con il [Passo 36].
[Passo 35]
Scuotendo il capo nel domandarsi a che punto mai sarebbe giunta la propria follia, la mercenaria roteò la propria spada attorno alle spalle prima di riporla nel fodero: ciò che aveva deciso di fare l'avrebbe trovata sicuramente meglio disposta a mani nude piuttosto che impacciata dalla presenza e dal peso di sbilanciamento aggiunto dalla lama. Aveva infatti scelto di affrontare la passerella, non giudicando ipotizzabili altre vie al di fuori di quella.
« Questa volta finisce male... » si rimproverò, muovendosi fino all'inizio della stessa.
La larghezza non superiore ai tre piedi ma non inferiore ai due garantiva un passaggio forse descrivibile come "sicuro", anche se sulla scelta di tale termine avrebbe avuto tranquillamente di che discutere. Il calore proveniente dal magma sotto di lei spingeva l'aria verso l'alto con una forza a dir poco violenta, nella creazione di straordinarie correnti ascensionali che avrebbero potuto sbilanciarla senza preavviso alcuno, colpendola come foglia delicatamente aggrappata al ramo del proprio albero. La pietra sotto i di lei piedi si presentava estremamente calda e la copertura garantita dalle pezze che usava come calzari non le avrebbe mai offerto protezione da simili temperature, rendendo quel cammino simile ad un martirio, facendole ampiamente rimpiangere la neve abbandonata fra le montagne. Infine, per quanto potesse essere lì da epoche remote, nulla suggeriva stabilità su quel ponte, e se solo una pietra avesse ceduto sotto il di lei peso per ella non vi sarebbe stata speranza di futuro. In conseguenza di tali e di molte altre ragioni solo un forsennato avrebbe intrapreso quella strada, ma la pazzia di Midda in quella scelta si ritrovava ad essere giustificata dalla sola motivazione che l'aveva spinta in quel tempio dimenticato: l'ignobile e letale ricatto di lord Alidan.
Avanzando con un passo leggero, ella pose pertanto il primo piede, il sinistro, su quella via, concentrandosi completamente a tentare di estraniare la propria mente dal corpo, alienandosi dalle sensazioni di dolore che tanto l'aria bollente quanto la calda pietra sotto di lei le concedevano senza grazia alcuna.
« Pensa ad un bel mare fresco... pensa a tanta acqua refrigerante... » sussurrò fra i denti, obbligandosi a non abbassare lo sguardo verso la lava quanto a concentrarlo davanti a sé, verso la soglia così apparentemente lontana.
Appoggiato il primo piede, trasferì il peso del proprio corpo su di esso per poi richiamare a sé anche il destro al fine di proseguire in quella lunga attraversata, sentendo il fiato mancarle per la temperatura dell'aria donata ai suoi polmoni, tanto elevata da avvertirli quasi bruciare in petto. Madida di sudore era la di lei pelle, mentre la stoffa degli abiti, i quattro stracci che definiva tali, si incollava al di lei corpo per effetto della traspirazione, non offrendole però in questo alcun senso di raffreddamento, alcun sollievo.
« Thyres! » imprecò in un istante di sconforto, temendo di perdere i sensi i quella situazione tanto disumana.
I suoi pensieri volarono alla bisaccia dell'acqua lasciata appesa al cavallo fuori da quel tempio: se solo fosse stata con lei in quel momento, l’avrebbe abbondantemente svuotata addosso a sé e nella propria gola, a rinfrescare il sangue che sembrava incandescente nelle sue vene. Ma, nonostante ciò, ella si costrinse ad avanzare e ad ogni passo si obbligò a procedere con maggiore vigore, con più impeto, consapevole che la benché minima esitazione sarebbe stata per lei una condanna a morte.
Ignorando il calore, non offrendo peso all'aria che sembrava strappare la pelle e la carne dalle di lei ossa nel proprio incandescente moto verticale, ella riuscì a continuare nella propria missione, riuscì a proseguire senza esitazione, senza timori, a denti stretti nel richiamare a sé ogni minimo addestramento ricevuto sul resistere al dolore: un conto, però, risultava essere isolare il male proveniente da una ferita riportata in battaglia, laddove l'intero resto del corpo era coinvolto in una lotta per la propria sopravvivenza, un'altra situazione risultava altresì quella che da lei richiedeva di dimenticarsi dell'intero proprio lato mortale e materiale, nel momento in cui non un solo palmo di quelle membra si offriva libero dal patimento.
« Thy... res... » pregò, con gli occhi colmi di lacrime.
Prosegui con il [Passo 37].
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