Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
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Sean, 18 giugno 2022
mercoledì 23 febbraio 2011
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Avventura
025 - Ritorno alla città del peccato
Sicuramente sconvolgenti, asserzioni quali quelle fatte proprie dal ragazzo, avrebbero potuto essere ritenute all'attenzione del suo interlocutore, e, in quel momento, confuso ascoltatore, se solo nel medesimo fosse stata presente una qualche, vaga possibilità di dubbio nel merito dell'effettiva natura di colei con la quale aveva diviso ogni propria giornata da mesi, secondo meravigliosi ritmi per entrambi divenuti consueti per liberarsi psicologicamente, e fisicamente, dai quali avrebbe incredibilmente e dolorosamente faticato nei giorni a venire. Al contrario, mancando un tale presupposto, semplicemente insensate apparvero quelle stesse parole, quasi fosse stata appena richiesta dimostrazione nel merito dell'esistenza e dell'identità del sole, della luna e delle stelle, o, ancora, del cielo, del mare e della terra, verità sì incontrovertibili, da non concedere alcuno spazio di manovra mentale, neppure per semplice e intimo diletto filosofico, nel porsi, con la propria concreta solidità, ferma presenza, al di fuori di qualsiasi possibile teoretica postulazione.
Intenso, in ciò, fu lo sforzo per Be'Sihl allo scopo di evitare di domandare numi al proprio interlocutore nel merito della sua stessa salute mentale, reazione che, in quel momento, avrebbe potuto attrarre eccessivamente l'attenzione degli altri presenti a loro circostanti. E diviso fra rivolgere il proprio sguardo verso il giovane o verso il piatto ormai quasi vuoto innanzi a sé, lo shar'tiagho si costrinse allora a chinarsi nuovamente sul secondo, ripromettendosi, nell'immediato futuro, di concedersi tutte le reazioni attualmente e forzatamente trattenute, fosse anche solamente a difendere l'immagine della propria tanto amata compagna che, nel tono e nelle affermazioni appena scandite dallo scudiero, sembrava voler essere posta sotto una pessima luce, ingiustamente giudicata colpevole di qualsiasi evento fosse avvenuto all'interno di quella capitale con forza tale da riuscirne a mutare completamente i ritmi.
« Non hai nulla da dire a tal riguardo?! » riprese voce Seem, forse indispettito dal silenzio della controparte, quasi si stesse attendendo particolari possibilità di reazione da parte sua attorno all'argomento proposto, una qualsivoglia presa di posizione, a favore o in contrasto, alla questione per così come descritta « O non hai inteso quanto ho appena detto? » questionò, impegnandosi, dal proprio personale punto di vista, in tal modo, a dimostrarsi costruttivo nel confronto con l'altro, ancor prima che polemico come pur sarebbe potuto essere frainteso nei toni così adoperati.
« Nulla che valga la pena di essere detto in questo momento… » replicò il locandiere, senza levare il viso dal proprio piatto e accarezzando la superficie dello stesso per raccogliere il sangue cotto della carne ormai consumata con l'ultimo boccone di pane rimastogli in mano.
Per reciproca fortuna, valevole, in tal situazione, tanto per l'inquisitore quanto per l'inquisito, qualsiasi identità sarebbe potuta essere associata all'uno o all'altro ruolo, fu l'avvento inatteso di Arasha a imporre su entrambi un'occasione di intervallo nel proprio confronto.
La giovane facente temporanea funzione di locandiera insieme al proprio compagno, infatti, era stata persa di vista nella proseguo del proprio dialogo con i due ebbri bruti contro i quali si era tempestivamente scaraventata, ad arginare da parte loro ulteriore occasione di violenza e, nel contempo, a ottenere dagli stessi un adeguato risarcimento per quanto occorso, tale da coprire non solo il danno economico subito dalla morte del cantore, ma anche le spese necessarie allo smaltimento del suo cadavere, nel necessario trasporto fino alla vicina valle del Gorleheim, là dove sarebbe stato ridotto in cenere, il mattino seguente, insieme a tutti i caduti di quell'ennesima giornata nella città del peccato. Ottenuto, pertanto, l'oro necessario a placare la propria artefatta ira nei confronti dei due facinorosi, e a ricondurli a temperamenti più miti e civili, l'indubbiamente coraggiosa figura femminile lì impostasi qual sola, concreta e degna erede dello stesso Be'Sihl nel ruolo di padrona di casa, senza nulla togliere, in ciò, al meno carismatico Seem ipoteticamente rivestito di tale incarico per volere del suo cavaliere, si appoggiò al bancone esattamente al fianco del mai conosciuto, e lì camuffato, shar'tiagho, non in quanto interessata al medesimo, quanto, piuttosto, nel desiderio di poter interloquire con il proprio amato lì egualmente presente.
« Niente più birra per quei due, questa notte. » definì ella, aprendosi in un sorriso incredibilmente dolce e delicato, lunga fila di piccoli denti bianchi simili a perle attraverso labbra scure, che quasi risultò paradossale nell'essere associato a un tono incredibilmente perentorio, più prossimo al comando che al semplice suggerimento, qual quello che volle rendere proprio in così poche, semplici parole « Innanzitutto non hanno più oro a sufficienza per potersi permettere di peggiorare la propria ubriacatura… e, poi, non desidero che possano sgozzare qualche altro cliente pagante per semplice noia. » si concesse di approfondire, nel mentre in cui, innanzi a Seem, spinse i due borselli di cuoio morbido precedentemente appartenenti ai soggetti in argomento.
« Non credi che sarebbe il caso di dimostrarsi più comprensivi? » decise di intervenire Be'Sihl, pur restando con il capo chino sul piatto ormai svuotato, a mantenersi quietamente celato sotto la propria cappa, in un'estemporanea e improvvisa brama di porre alla prova quella giovane donna già dimostratasi tanto capace nel portare avanti la propria locanda, come il fatto che ella fosse ancora in vita, dopo chissà quanti mesi in quel ruolo, avrebbe potuto essere riconosciuta quale indubbia riprova « Dopotutto agli abitanti di questa città non è mai piaciuto sentirsi prigionieri, di vincoli fisici o morali, e restare bloccati all'interno di uno stesso edificio per tutta la notte non ha da considerarsi qual banale prova per le loro menti… »
« Anche io sono un'abitante di questa città, nata e cresciuta all'interno di queste mura. » replicò Arasha, senza indispettirsi per l'apparente critica così rivoltale da parte di uno sconosciuto, forse, addirittura, straniero, qual solo avrebbe potuto essere per ricorrere a un'argomentazione simile « Anche io non posso negare una certa insofferenza a dovermi volontariamente imprigionare in casa mia dal tramonto all'alba. Ma non per questo pretendo di essere libera di tagliare la gola a chiunque scandisca una nota a me sgradita. » spiegò, con tranquilla fermezza, senza compiere particolari evoluzioni al fine di poter cogliere l'identità dell'altro, ove anche, umanamente, avrebbe dovuto essere curiosa a tal fine « E dal momento in cui io posso resistere tranquillamente a tale brutale desiderio, non trovo alcuna ragione per cui altri non lo possano fare, soprattutto dove sono miei ospiti. »
« Dopotutto io non obbligo nessuno a seguire queste regole… » aggiunse, rapida, a concludere la propria breve arringa, non avendo ragioni per proseguire ulteriormente a fornire spiegazioni nel merito del proprio operato a chicchessia « Chiunque non è d'accordo con me, è libero di andarsene. » riconobbe, con tono spontaneamente ammantato di quella conturbante e caratteristica malizia femminile, tipica di qualsiasi donna nel momento in cui, ribadendo un concetto ipoteticamente contrario al proprio volere, è comunque consapevole di quanto alcuna alternativa a sé potrà mai essere abbracciata.
Lo shar'tiagho, protetto dal proprio cappuccio, non poté ovviare a un sorriso divertito qual intimo commento in conseguenza all'affermazione di quella fanciulla, sì giovane, ma animata dalla stessa tempra, dalla stessa forza di volontà, dallo stesso carisma, da lui conquistato in lunghi anni all'interno di quel ruolo, nonché da quel mai sgradevole elemento di femminilità abitualmente assicurato alla locanda, nella propria necessaria presenza, dalla saltuaria partecipazione alla vita della medesima dalla sua amata Midda, che da ormai tre lustri si era volontariamente incaricata in tal senso.
Oltre a ciò, fra quelle parole lì appena scandite dalla fanciulla, egli non poté ovviare di notare con quanta naturalezza ella avesse appena definito quella locanda qual propria dimora, in un'asserzione tutt'altro che fine a se stessa o al confronto con un non meglio identificato estraneo, dal momento in cui, nel ritrovarsi lì volontariamente segregata, anch'ella non avrebbe certamente potuto far riferimento ad alcun'altra possibile abitazione entro la quale ricercare rifugio sino al mattino successivo. Una familiarità quella da lei dimostrata con quanto avrebbe dovuto essere giudicata, altresì, sua personale proprietà, che, invero, non risultò assolutamente sgradita all'uomo e che, anzi, lo compiacque, offrendogli assicurazione di quanto, malgrado la sua assenza nelle ultime quattro stagioni, la sua locanda fosse stata mantenuta da ottime mani, in grado di prendersi adeguata cura della medesima in misura non inferiore a quanto lui stesso sarebbe stato in grado di concedere.
martedì 22 febbraio 2011
1133
Avventura
025 - Ritorno alla città del peccato
Volendo mantenere fede alla politica di prudenza adottata sino a quel momento, probabilmente Be'Sihl avrebbe dovuto ignorare la domanda così appena proposta, quasi non fosse stata neppure a lui rivolta, e proseguire con assoluta indifferenza nella quieta consumazione del proprio pasto, onde evitare la possibilità di attrarre particolari attenzioni da parte dei propri vicini, degli altri avventori della locanda a sé prossimi. Tuttavia, in grazia di quindici interi anni trascorsi al di là di quello stesso bancone, egli aveva ben imparato a conoscere gli abitanti di quella strana città, e, ancor più, i medesimi frequentatori più o meno abituali dell'ambiente eretto dal suo impegno, mantenuto dalla sua forza di volontà, al punto tale da potersi considerare certo che, nella confusione lì sovrana, probabilmente le sue parole sarebbero state del tutto non udite, e non solo non ascoltate, anche ove fossero state scandite con tono di voce più alto rispetto a quello da lui allora pur mantenuto nel desiderio di mantenere in certo riserbo.
Per tale ragione, nonché per una necessaria e umana curiosità attorno alle ragioni alla base di una simile curiosità, lì espressa con una nota di cupa drammaticità ben distante dal semplice pettegolezzo, egli si poté quindi permettere addirittura di levare lo sguardo verso l'altro, per poterne studiare l'espressione, e da essa cercare di comprenderne i sentimenti, nel mentre in cui le sue labbra delineavano la risposta attesa.
« Abbiamo attraversato l'intero continente, da meridione a settentrione, da ponente a levante, giungendo sino alla mia terra natia: un viaggio tutt'altro che breve, tanto all'andata, quanto al ritorno, intervallato, nel proprio corso, da una breve permanenza al nord, per settimane, mesi nei quali abbiamo avuto qualche… avventura. » definì, non mancando di accennare un lieve sorriso per l'eufemismo così appena utilizzato a rievocare quanto occorso « E salvo un momento di distacco nel corso di tali eventi… sì… siamo sempre stati, fortunatamente e meravigliosamente, insieme. » confermò « Al punto che già mi domando come farò a riprendere a vivere la mia vita quotidiana senza di lei. » si lasciò alfine sfuggire, in una confessione eccessivamente spontanea e, in quel frangente, non richiesta o necessaria.
Malgrado tali sincere emozioni, quel soffocante senso di nostalgia che già imperava nel suo cuore all’idea del distacco dall’amata, il locandiere avrebbe dovuto giudicarsi sufficientemente adulto, in verità persino vecchio nel rapporto con la speranza di vita media della loro quotidianità, per essere in grado di scendere a patti con tutto ciò, accettando l'ineluttabile pur rappresentato da quel futuro sempre più prossimo e dalla libertà che mai avrebbe dovuto, né tantomeno voluto, negare alla propria compagna, ove, in caso contrario, avrebbe solamente rischiato di perderla, sia che ella avesse rifiutato tale possibilità, sia, e ancor peggio, che ella avesse al contrario accettato di cambiare la propria più intima natura per lui.
Midda Bontor era una guerriera, una combattente. Impossibile sarebbe stato definire se ella fosse divenuta tale o se tale fosse sempre stata, per quanto egli avrebbe potuto dichiararsi fermamente convinto di dover considerare favore nel merito della seconda possibilità. In conseguenza di quella particolare natura, ella si proponeva profondamente e radicalmente impossibilitata ad accettare quanto comunemente considerato consueto, normale, addirittura indiscutibile, e racchiuso all'interno di un termine tanto semplice nel proprio significante, quanto incredibile nel proprio significato, quale quello di "destino", "fato", "sorte". Per lei, il pensiero, l'idea, la semplice ipotesi che la propria esistenza avesse da considerarsi priva di significato, nell'essere stata già scritta, definita in ogni proprio singolo istante, ancor prima della sua stessa nascita, avrebbe dovuto essere considerato inaccettabile, e per simile ragione, esattamente al solo scopo di contrastare tutto questo, ella aveva da sempre impegnato, e ancora impegnava quotidianamente, le proprie energie, i propri sforzi, la propria audacia, ponendosi al confronto con ogni genere di sfida, preferendo, ovviamente, quelle da chiunque giudicate impossibili, al di là di ogni umana speranza di successo o sopravvivenza. Un principio di vita, quello attorno al quale la sua amata aveva voluto basare la propria intera esistenza, estremamente pericoloso, forse giudicabile addirittura insano, e che, nonostante tutto ciò, era riuscita a portare avanti con incredibile, meravigliosa bravura, trionfando puntualmente contro ogni proprio avversario, fosse esso umano o no, mortale o, persino, giudicato immortale… almeno sino a prima dell'incontro con lei.
Quale assurdo egoismo avrebbe potuto spingere Be'Sihl, per quanto bramoso di lei, a domandarle di rinnegare tale meravigliosa essenza caratteristica del proprio animo per trascorrere insieme a lui le proprie giornate, vivendo come semplice locandiera al suo fianco? E, ancora, quale assurda follia avrebbe potuto fargli supporre di rinunciare alla straordinaria possibilità di divedere la propria vita, fosse anche per pochi, preziosi momenti sparsi, con una sì speciale compagna, capace di incarnare, in sé, ogni suo più sfrenato sogno essendo, semplicemente, se stessa?
No. Nessuno. Nulla avrebbe potuto giustificare una simile blasfemia, qual sola sarebbe dovuta essere giudicata una tanto profonda rinuncia a se stessa da parte di lei per lui. Nulla e, tantomeno, l'amore che, finalmente, li stava ritrovando realmente uniti, cuore, mente, anima e corpo, e che mai sarebbe potuto essere ritenuto realmente tale nel momento in cui, per esistere, avesse richiesto l'annichilimento di una delle due parti in causa, ella al pari di egli.
« Quindi… dalla scorsa primavera non vi è stata possibilità per la mia padrona di fare ritorno a queste mura. Non è così?! » domandò Seem, richiamando nuovamente a sé l'attenzione del proprio interlocutore, per un istante smarritosi in intime elucubrazioni attorno al pensiero del proprio rapporto con l'amata, nel riproporre, sotto termini più specifici e pur immutati nel proprio sostanziale significato, la questione all'altro appena presentata, quasi avesse necessità di un'ulteriore, definita conferma di ciò.
Il locandiere, innanzi all'insistenza dello scudiero, non poté evitare di provare un intimo senso di inquietudine, là dove, per quanto avrebbe dovuto considerarsi abituato a possibili stranezze da parte del medesimo, comportamenti spesso particolarmente e ingiustificatamente ansiosi, non avrebbe potuto egualmente dichiararsi confidente con una sua qualche sordità o, peggio, una qualche possibilità, per lo stesso, di deficienza mentale, qual pur avrebbe potuto ritenere causa di quell'insistenza, della riformulazione di un appena scandito interrogativo.
Concedendosi, pertanto, un istante di silenzio, demarcato nella propria durata dal tempo a lui necessario per masticare un nuovo boccone di carne e, successivamente, anche di pane, nonché per svuotare metà bicchiere di fresca acqua, lo shar'tiagho sembrò volersi riservare una possibilità di maggiore e accurata riflessione attorno a quella medesima questione, quasi a stimare quanto avrebbe potuto essere effettivamente certo delle proprie parole. In tal intervallo, tuttavia, l'unica valutazione da lui realmente compiuta, fu quella nel merito delle possibili ragioni alla base di un tanto eccentrico quesito, di una simile, e dettagliata, curiosità rivolta agli spostamenti della propria compagna nel periodo da loro trascorso insieme, lontani dalla città del peccato.
« Impegnerò ogni mio sforzo dialettico a rendere assolutamente intelligibili le mie parole, affinché non ti possa essere riservata ulteriore occasione di incertezza attorno al loro concreto messaggio… » riprese, alfine, voce, dopo essersi asciugato le labbra bagnate contro il dorso della mano mancina « Ella non ha ancora posto piede entro queste mura dall'estate dello scorso anno. Anche perché, conoscendo quest'urbe, sono certo che un suo eventuale rientro non sarebbe passato inosservato all'attenzione pubblica, così come mai è stato in passato. »
« Il problema, in effetti, è proprio questo… » commentò il giovane, stringendo le labbra e storcendone le estremità verso il basso, in una smorfia di profondo dispiacere, quasi quella risposta, per quanto da lui ossessivamente invocata, non fosse stata realmente soddisfacente nel confronto con le ragioni che l'avevano resa necessaria « Per quanto riguarda questa città… per quanto riguarda chiunque all'interno di questi confini, me incluso, ella ha già fatto qui ritorno. E proprio in conseguenza di ciò, l'orrore è piombato, improvvisamente e violentemente, su tutti noi nella forma più pura, ammesso che un simile aggettivo possa essere adeguatamente utilizzato in questo particolare e osceno contesto. »
lunedì 21 febbraio 2011
1132
Avventura
025 - Ritorno alla città del peccato
A breve distanza dallo svolgimento di un tanto serio dialogo, le altre due sole figure non rimaste indifferenti agli eventi lì consumatisi non poterono allora evitare di seguire con attenzione anche quel quieto proseguo, nel quale la coppia di bruti non ovviò a rivolgere, pur senza particolare entusiasmo, le necessarie scuse alla fanciulla lì accorsa, riconoscendole a malincuore persino il pagamento da lei domandato.
Estremamente diverse, antitetiche, in ciò, furono le reazioni di quei due testimoni, ritrovando l’uno assolutamente tranquillo, sereno, nell’essere più che abituato ad assistere a simili scene, mentre l’altro del tutto sbalordito, a tratti persino spaventato e, quasi, scandalizzato, nel porsi, proprio malgrado, del tutto estraneo a quella realtà per lui completamente nuova. In verità, la risposta emotiva di quest’ultimo, lì presente sotto mentite spoglie, protetto dalla presenza di una pesante cappa a celarne l’identità e spinto a tale scelta da ragioni personali in virtù delle quali era stato giudicato più opportuno mantenere ancora un profilo sufficientemente moderato, avrebbe dovuto essere ritenuta inappropriata, in conseguenza del proprio ruolo, da tre impegnativi lustri, di proprietario unico, nonché gestore, di quella stessa locanda: ciò nonostante, Be’Sihl Ahvn-Qa era rimasto lontano dalla città del peccato per un anno intero, quattro lunghe stagioni, nelle quali molto era mutato a Kriarya, ed essendo egli giunto in città solo un paio di ore prima del tramonto, avrebbe potuto essere giustificato, nel proprio stupore, nel confronto con alcune inattese novità rispetto all'epoca dalla propria partenza.
« E così quella è la famosa Arasha… » commentò a tono di voce moderato, nel non voler condividere tali considerazioni con troppi altri possibili interlocutori al di fuori del solo scelto qual tale « Quando la tua padrona mi ha accennato al fatto che, a suo avviso, celava in sé grande carattere e incredibili potenzialità, non avrei sinceramente creduto a tanto. » ammise, evitando di definire in chiaro il nome della propria amata Midda Bontor, una fra le donne guerriero e mercenarie più famose di quell'angolo di mondo, nonché cavaliere della sua attuale controparte in quel dialogo, il giovane Seem « Per carità: l'ho sempre detto che, con certa gente, basta avere polso fermo per evitare guai… ma neppure io sono mai riuscito a incutere timore ad alcuno con la semplice minaccia di sbatterlo fuori. »
Un'osservazione, quella in tal modo scandita, la quale, in effetti, in sé desiderata anche celare una particolare domanda, sino a quel momento da lui non ancora esplicitata, e pur giudicabile ineluttabile nella propria proposta.
Al di là, infatti, dell'indubbio valore dimostrato dalla fanciulla, compagna dello stesso Seem, figlia del suo ex-maestro d'arme ormai defunto, nonché prima fidata collaboratrice del giovane nella gestione di quella stessa locanda in quell'ultimo anno di assenza del suo proprietario, un certo cupo intendimento sembrava essere celato nell'idea di affrontare la notte della capitale all'esterno di solide e protettive pareti, qual pur avrebbero dovuto essere considerate quelle della locanda, dando corpo a un comune timore, a una diffusa paura del tutto inedita allo sguardo dello stesso Be'Sihl. Dove un tempo, infatti, le vie di quell'urbe sembravano scoprire una nuova e più vivace occasione di vita proprio al calare delle tenebre, l'uomo, di origine shar'tiagha e giustappunto appena ritornato dal lontano regno di Shar'Tiagh là dove si era spinto e trattenuto, per qualche tempo, in compagnia della propria tanto desiderata, e pur inattesa, amante, era stato costretto dall'evidenza dei fatti a rilevare quale nuova e sola frenesia lì imperante quella atta a spingere tutti a rinchiudersi, rapidamente e ansiosamente, all'interno dei numerosi edifici della vasta città, chi nella propria abitazione, chi in un bordello, o chi anche in una taverna o locanda, suo pari, vedendo, successivamente, sigillarsi tutte le soglie e tutte le imposte prima della completa scomparsa degli ultimi raggi di sole, lasciando, in tal modo, completamente deserta l'intera città. Un'agitazione collettiva nella quale anch'egli era stato ovviamente strascinato, coinvolto, per quanto privo di qualsivoglia reale consapevolezza nel merito delle possibili ragioni alla base di tutto ciò.
Costretto, in conseguenza di tale insolito comportamento, a scegliere un rifugio, egli aveva spinto in maniera spontanea i propri passi nell'unico luogo che avrebbe lì potuto considerare quale casa: una scelta che sarebbe sicuramente ed egualmente stata compiuta prima della mezzanotte anche in assenza di quel nuovo costume locale, e che, malgrado ciò, lo vide forzato ad affrontare quell'ambiente anche per lui nuovo e inesplorato senza un'adeguata preparazione psicologica.
Quella che il locandiere shar'tiagho avrebbe dovuto considerare quale propria proprietà, in verità, difficilmente sarebbe potuta essere da lui riconosciuta qual tale se non in conseguenza dell'ubicazione della medesima, unico particolare rimasto immutato rispetto all'anno prima. Se, difatti, il lungo viaggio intrapreso in compagnia di Midda era pur valso a concedere a entrambi un'occasione, dopo tanti anni di complice amicizia, per meglio esplorare il proprio nuovo rapporto come coppia, un'altrettanto reale e, forse, ancor più concreta motivazione alla base di quel peregrinare era stata l'esigenza di spendere, in qualche modo, il tempo necessario alla ricostruzione della stessa locanda, dopo che essa era stata parzialmente distrutta in conseguenza di un incendio appiccato dalla medesima donna guerriero allo scopo di simulare, nel medesimo, la propria prematura morte e, in ciò, tentare di scoprire i mandanti di un'assassina che aveva cercato, all'interno di quelle stesse mura, di sorprenderla nel sonno e di ucciderla nel proprio letto: un incendio che, allora, era stato sì utile a permettere l'attuazione di quel piano, poi conclusosi, in effetti, senza particolare successo, ma che, purtroppo, aveva inferto un gravissimo danno al centro della vita stessa dell'uomo, in un gesto, in un atto, da lui del tutto immeritato, nella fedeltà, nell'affetto, nell'amicizia che pur, da sempre, aveva riconosciuto alla causa di tanta distruzione. Per tale ragione, la stessa mercenaria aveva deciso di investire la quasi totalità dell'oro in suo possesso nella ricostruzione di quell'edificio, e, nel contempo, di spendere la restante parte dei propri averi per finanziare quel loro anno sabbatico, nel mentre in cui il suo scudiero, Seem, sarebbe rimasto a supervisionare l'andamento dei lavori e, successivamente, a gestire la locanda sino al loro ritorno.
Un incarico, quello al quale era stato destinato il giovane, figlio della medesima città del peccato, rivelatosi, a posteriori, particolarmente azzeccato, forse complice l'esperienza accumulata del medesimo, prima di divenire scudiero, qual garzone in quella stessa locanda, ma, ancor più, sicuramente complice l'inattesa, e fortuita, collaborazione dell'energica Arasha, con la quale Be'Sihl non aveva avuto occasioni passate di incontro, ma che, come anche la scena appena occorsa avrebbe potuto testimoniare, aveva offerto un indubbio aiuto al proprio compagno, caratterizzando in positivo il suo trionfo in tale compito.
« E' lei… è lei… » annuì, con sincero orgoglio, trasparente ammirazione, Seem, finendo di asciugare alcuni boccali di coccio e riponendosi in ordine dietro al bancone principale, nell'occupare, in quel momento, la posizione abitualmente propria del proprio inatteso interlocutore, a lui rivelatosi solo poco prima dell'inizio della canzone successivamente bruscamente interrotta e subito dichiaratosi qual desideroso di non pubblicizzare la propria presenza all'interno della locanda, nel restare qual un anonimo avventore seduto al bancone, con un piatto di buon cibo innanzi « Quando… beh… quando ci sarà l'occasione di farlo, te la presenterò volentieri. » proseguì, offrendo implicito, e pur chiaro, accenno alla propria sostanziale ignoranza nel merito dei piani dell'uomo, nonché proprio antico padrone e benefattore, al quale, malgrado tutto, non aveva osato negare fiducia e collaborazione « E cercherò di spiegarti anche cosa è avvenuto negli ultimi mesi… » soggiunse, a rispondere, in ciò, anche alla non espressa questione da lui propostagli « Ma… ella dove si trova? »
« Fuori città. Accampata in un suo vecchio rifugio… » gli concesse lo shar'tiagho, fra un boccone di carne, non troppo cotta e dalle sfumature del sangue inevitabilmente contraddistinta, e uno di pane, dalla consistenza ruvida e dal colore scuro proprio della segale « Sulla via del ritorno abbiamo incontrato un vecchio amico che ci ha consigliati di ricorrere a prudenza nel rientro in città, senza però fornirci dettagli nel merito delle ragioni di tale invito. »
Lungo fu il silenzio che lo scudiero, ex-garzone e ora temporaneo locandiere, si riservò prima di esprimere l'interrogativo al quale avrebbe voluto dar immediatamente sfogo nel momento stesso in cui gli era stato dato di riconoscere il volto di Be'Sihl fra le ombre del suo cappuccio, non riuscendo più a trattenersi sebbene ancora incerto sui termini da utilizzare per specificare tale quesito: « Credi che sia possibile sapere dove sei stato per tutto questo tempo?... Ma, soprattutto, per quanto potrebbe sembrare stupido chiederlo, in quest'ultimo anno sei sempre stato con lei? »
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