Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
sabato 3 dicembre 2011
1414
Avventura
030 - Il nemico del mio nemico
« Dei… »
Madido di sudore, nonostante la notte a metà della stagione primaverile fosse ancora caratterizzata da un clima sufficientemente fresco, dopo alcuni lunghi istanti lo shar'tiagho si accorse di non essere più sdraiato ma, in effetti, seduto, con lo sguardo fisso verso il nulla davanti a sé. A seguito del risveglio, in diretta conseguenza delle forti emozioni vissute, egli non aveva potuto ovviare a un istante di smarrimento, un intervallo infinitesimale, o forse infinito, umanamente più che comprensibile, nel corso del quale la sua mente aveva dovuto compiere un sincero sforzo nella volontà di recuperare cognizione della realtà a sé circostante, in grazia anche e soprattutto a quanto direttamente suggeritole dal resto del suo corpo, con ogni propria singola terminazione nervosa, con ognuno dei propri sensi. E sebbene la sua vista continuasse a imporre alla sua attenzione l'immagine della radura in cui aveva posto il campo in quella notte, con le braci di un fuoco ormai prossimo a un naturale spegnimento per consunzione; sebbene il suo udito gli imponesse la quiete della notte tranitha, in maniera effimera interrotta nella propria naturale sinfonia dal suo grido, e pur subito dopo nuovamente ricolma della moltitudine di quei piccoli, singoli suoni propri di quella vita pur non immediatamente visibile e pur li egualmente presente; sebbene il suo olfatto gli lasciasse assaporare la fragranza caratteristica della terra e dell'erba, e di quella terra e di quell'erba accarezzate dall'umidità della notte e in questo in grado di riconquistare un proprio giusto spazio, una legittima richiesta d'attenzioni abitualmente non offerte loro; sebbene il suo tatto gli imponesse una comunione viva, concreta, reale non solo con il suolo sotto di sé, ma anche con la brezza leggera posta finalmente a confronto diretto con la sua pelle, non più protetta da una qualche coperta; e, ancora, sebbene il suo gusto gli trasmettesse l'amaro sapore di un rigurgito di bile, probabilmente in conseguenza delle emozioni vissute; egli ebbe sincera esitazione ad accettare che il sogno fosse effettivamente tale e che nulla di quanto vissuto, o così da lui presunto, fosse realmente accaduto.
« Credo di iniziare a comprendere cosa provasse Midda quando il suo simpatico sposo la tormentava nel cuore della notte con incubi ossessivi… » commentò fra sé e sé, o forse rivolto, come ormai di consueto, al proprio cavallo, inevitabilmente agitatosi a sua volta in conseguenza del grido da lui elevato verso il cielo, e ora verso il medesimo rivolgente uno sguardo chiaramente interrogativo, a implicita dimostrazione di quanta intelligenza si celasse dietro a quegli occhi scuri, al di là di ogni preconcetto umano « Però credo che questa volta Desmair non abbia da essere considerato responsabile. » soggiunse, arricciando le labbra in un lieve, amaro sorriso « Dopotutto non posso negare una chiara paternità su queste immagini. »
Ammissione sincera, per quanto inevitabilmente malinconica, fu quella del locandiere, ove, invero, anche durante le ore di veglia, così come in quelle di riposo, ogni suo pensiero, ogni sua fantasia, ormai, non era più in grado di concedergli immagini diverse da quelle appena sognate, frenandosi sempre, e per sua fortuna o disgrazia, impossibile a definirsi, prima di giungere realmente a confronto con Midda o con il suo cadavere, dal momento in cui l'eventualità rappresentata dalla seconda possibilità, malgrado ogni rassicurazione offertagli da parte di Desmair, risultava per la sua mente quale uno straziante blocco, un confine impossibile da violare o da ipotizzare di violare. Codardo, probabilmente, avrebbe potuto essere giudicato quel suo comportamento, quella sua impostazione meramente psicologica ancor prima che fisica, ove, dopotutto, stava impegnandosi al solo fine di raggiungere la propria amata, ovunque ella potesse essere. Ciò nonostante, anche umano, naturale, legittimo, tutto ciò avrebbe egualmente dovuto essere compreso, nel considerare non solo i propri sentimenti per l'amata, ma anche la complessa evoluzione caratteristica peculiare del loro stesso rapporto.
Per oltre una dozzina d'anni egli aveva pazientemente atteso che ella accettasse l'evidenza di quanto il loro rapporto, la loro relazione, inizialmente d'affari, successivamente di amicizia, di complicità, di affetto sincero, potesse e dovesse maturare in qualcosa di più, accettandosi per quanto ormai era indubbiamente divenuta. Poi, improvvisamente, ella era morta… o così egli aveva creduto e temuto, salvo fortunatamente scoprire come tale tragedia non fosse occorsa. E proprio in diretta conseguenza alla straziante angoscia vissuta in quelle lunghe ore, in quella singola giornata in cui ella aveva simulato un propria prematura dipartita, egli aveva compreso di non voler più attendere, di non poter più rimandare. Una comprensione, in grazia agli dei tutti, condivisa anche dall'amata, con la quale, pertanto, finalmente tutto aveva avuto inizio. Un inizio meraviglioso, certamente, che accanto ai sentimenti già provati, aveva visto finalmente esplodere fra loro una passione quasi fanciullesca, per quanto entrambi, ormai, non avrebbero più potuto considerarsi giovinetti in virginale attesa di quell'amore sin troppo cantato in troppe ballate: un inizio, comunque, non semplice, non sì scontato o banale, ove immediatamente la vita di lei, la straordinaria quotidianità di una donna divenuta leggenda, aveva preteso da entrambi un giusto tributo, presentando nella loro nuova comune esistenza la medesima figura del semidio al quale ella, solo poco tempo prima, era stata costretta a legarsi, in una storia ormai divenuta non solo nota al locandiere, ma, spiacevolmente, anche per lui un'inquietante quotidianità.
« Sono forse in torto, Desmair?! » questionò ad alta voce, rivolgendosi al semidio, quasi fosse lì realmente presente e, in effetti, considerandolo qual tale, ove sicuramente, malgrado il silenzio degli ultimi giorni, l'assenza di nuovi contatti a seguito dell'ultimo utile a rimproverarlo, egli non aveva smesso di accompagnarne ogni singolo passo con i propri spettri, non diversamente da come, del resto, aveva ammesso di aver compiuto in ogni singola giornata degli ultimi due anni… o forse più « Hanno da ricondursi a te questi incubi? E' forse il tuo modo per pormi in guardia da quanto potrebbe attendermi una volta raggiunta questa maledetta Mera Namile? Conosci qualcosa che ancora non hai condiviso con me? »
Parole colme, al contempo, di ironia, di retorica, ma ancora di tensione, di timore, nell'eventualità che nelle medesime si potesse celare qualche barlume di realtà, di veridicità.
Tuttavia, al di là di quanto il demone potesse essere lì indirettamente presente o meno, questi non diede trasparenza di aver udito gli interrogativi destinatigli o, più probabilmente, ove anche li aveva uditi, non volle destinare ai medesimi alcun interesse, a imporre al proprio interlocutore, implicitamente, in tale silenzio, la consapevolezza di quanto mai avrebbe dovuto compiere l'errore di ritenerlo al proprio servizio, di considerarlo quale una sorta di benefico jinn di alcune canzoni y'shalfiche, pronto a esaudire ogni suo desiderio, ogni suo capriccio. Se ruoli da padrone e da servo avessero potuto essere riconosciuti in quella loro relazione, Desmair mai avrebbe accettato qual proprio il secondo, così come già più volte aveva direttamente o indirettamente ricordato all'uomo.
Così, ancora una volta, Be'Sihl dovette accontentarsi della compagnia offertagli dal proprio cavallo, l'unico fedele, o forse solo costretto, ascoltatore rimastogli….
« Evidentemente, malgrado la propria ipotetica immortalità, anche lui sta dormendo in questo momento. » sospirò, scuotendo il capo, a chiudere in tali parole il cerchio aperto con le precedenti « Che pessimo cavaliere ti sei ritrovato, vecchio mio… » soggiunse, rivolgendosi apertamente verso lo stesso quadrupede a lui prossimo « Di giorno ti faccio percorrere miglia su miglia, lungo mulattiere che persino una capra avrebbe timore di percorrere… e di notte non ti permetto di dormire quietamente, coinvolgendoti nei miei drammi personali. »
E con tali parole, di inequivocabile richiesta di perdono verso la bestia, per quanto improbabilmente da essa apprezzabile, lo shar'tiagho volle considerare conclusa quella questione, elevando una silente preghiera ai propri dei nel mentre in cui si impegnò a rassettare la coperta nella quale si era avvolto nella volontà di cercare protezione dall'umidità della notte, prima di tornare a sdraiarsi e a chiudere nuovamente gli occhi, con la speranza di poter trascorrere le ultime ore prima dell'alba con maggiore serenità rispetto alle precedenti, e, purtroppo, con la certezza di come ciò non sarebbe avvenuto.
venerdì 2 dicembre 2011
1413
Avventura
030 - Il nemico del mio nemico
A posteriori, anche per lo stesso Be'Sihl, fu sostanzialmente impossibile definire in quali termini, per quali reali ragioni, egli avesse accettato di modificare il proprio incedere rispetto alla stolida e non frenata enfasi di quella prima parte del suo viaggio verso sud, da Kriarya sino all'incontro con quel gruppo di banditi sterminato a opera degli spettri di Desmair. Sicuramente, fra tutte le possibili alternative eleggibili a tal riguardo, per simile responsabilità, ultima e priva di qualunque attrattiva da parte dello stesso locandiere, avrebbe dovuto essere riconosciuta la sua stessa incolumità, la sua capacità a sopravvivere al mondo a sé circostante, abilità indubbiamente compromessa nel momento in cui troppa stanchezza e troppo poco sonno erano assurti a principi di vita per lui, onestamente votato al martirio se solo con la propria morte avrebbe potuto garantire alla propria amata una sola giornata di vita in più. Più ambigua, in tal senso, avrebbe quindi dovuto essere riconosciuta l'alternativa, del tutto non correlata e priva di ogni possibilità di correlazione, rappresentata dall'immagine della stessa Midda e da quella, molto meno gradevole e gradita, del suo semidivino sposo: ove infatti per la salvezza della donna, che per quindici lunghi anni aveva pazientemente atteso, egli non avrebbe dovuto riservarsi tanto gratuite possibilità di morte, almeno prima di averla raggiunta; difficile sarebbe stato onestamente escludere, da parte sua, un'improvvisa affezione alla vita animato dall'unico scopo di negare al proprio imprevisto compagno di ventura un'ulteriore possibilità di legittimo rimprovero a suo discapito. Dopotutto, nell'accettare l'occasione di quell'alleanza, in uno sviluppo più obbligato che realmente desiderato, egli non avrebbe mai potuto considerarsi bramoso di dover risultare in inferiorità, o in debito, con quel colosso dalla pelle rossa lucente, così come, purtroppo, era già avvenuto.
Nonostante tutto ciò, al di là dell'effettiva motivazione che egli volle inconsciamente eleggere qual propria a seguito di quella violenta serata, il locandiere shar'tiagho, da quel momento in avanti, prestò maggiore attenzione alle proprie stesse condizioni di salute, imponendosi regolari opportunità di reale riposo non di meno rispetto a quelle già prima garantite al proprio animale. E ampliando in tal modo la propria confidenza con il mondo a sé circostante,ove sino ad allora tutto attorno a lui avrebbe potuto bruciare senza che egli avrebbe potuto risultar preoccupato da ciò, rinunciando in tal senso a quel semplice, comodo, persino piacevole oblio intellettuale nel quale si era prima concesso di precipitare, egli si ritrovò molto presto a confronto con una solitudine prima neppur compresa in quanto tale, e pur utile a fargli percepire l'assenza di una qualche figura umana accanto a sé, con la quale interloquire anche solo per il semplice gusto di farlo, ancor prima che per una qualche effettiva necessità in tal senso. Ed escludendo, a tal fine, l'eventualità di ricercare volontariamente un qualche contatto con Desmair, Be'Sihl si ritrovò proprio malgrado costretto a interloquire con il proprio solo, altro sodale nel corso di quel viaggio, sebbene esso non avrebbe mai potuto concedergli opportunità di una qualche replica… il suo cavallo!
« Mi spiace che tu non abbia avuto modo di conoscere colei per la salvezza della quale stai impegnandoti in maniera sì ammirevole, con incedere costante e senza eccessivi lamenti volti a richiedere una qualche occasione di riposo… » si impegnò a argomentare in direzione del medesimo, accarezzandogli lentamente i crini lungo il collo quasi fossero capelli scomposti da riordinare.
« Certo… ella non ha da considerarsi la donna più semplice di questo mondo, dal momento in cui sono gli stessi dati statistici a presentarla più facilmente qual avversaria che alleata, qual antagonista che adiuvante, in una condizione forse prevedibile, forse inevitabile conseguenza di un caratterino di tutt'altro che semplice confidenza, non solo particolarmente intransigente nelle proprie valutazioni, quant'anche estremamente ricercato in ogni propria possibile ipotesi di apertura nei riguardi della realtà a sé circostante, abitualmente giudicata nemica ancor prima che amica. » proseguì, psicologicamente incentivato dalla laconicità, pur costretta, dell'animale, sorridendo al pensiero di colei da lui tanto amata « Ciò nonostante, sicuramente anche in grazia a tanta selettività, a simile ricerca del meglio per sé e per la propria vita, Midda è poi capace di offrirsi a coloro riconosciuti quali propri amici, adiuvanti, alleati, con tutta se stessa, e ancor più, superando ampliamene ogni più sfrenata fantasia in tal senso. »
« Insomma… » riprese e continuò, con dolce malinconia « Come tutti i traguardi più importanti propri della vita di un qualunque mortale, ella è sicuramente difficile da conquistare… a ogni possibile livello. » sospirò, più che consapevole nel merito della reale veridicità delle parole in tal modo pronunciate « Eppure è sicuramente meritevole di qualunque impegno… di qualunque sforzo in tal senso. »
Una nostalgia crescente, quella in tal modo in lui scatenatasi nella riconquista di un barlume di lucidità nel proprio impegno in quel viaggio, in conseguenza della quale il pensiero da lui rivolto alla propria amata, ove possibile, crebbe nella propria ossessività, divenendo sì difficile da gestire, a livello conscio quanto subconscio e inconscio, al punto tale da iniziare ad animare le sue notti con orrendi incubi, sogni apparentemente diversi e pur fra loro incredibilmente simili, spesso confusi nei propri sviluppi e con essi nelle proprie possibili interpretazioni e pur, ancora, sempre estremamente espliciti nelle proprie indubbie cause, nelle ragioni alla base della propria stessa esistenza, in quanto fattisi carico di offrire una qualche possibilità di sfogo psichico a tutte quelle emozioni in lui necessariamente represse allo scopo di non impazzire, allo scopo di non ritenere qual soluzione più semplice, e più apprezzabile, quella volta al proprio stesso suicidio ancor prima che a un solo, ulteriore istante di collaborazione con una creatura quale Desmair in quella folle corsa animata da una fioca speranza volta alla sopravvivenza di Midda.
Uno fra i tanti sogni, incubi, che la sua psiche si premurò di elaborare, di certo animata in tal senso dalle migliori prerogative e pur ottenendo qual proprio uno risultato, semplicemente, quello di privare di serenità il suo riposo notturno, fu così quello che lo vide presente sul ponte di una nave, accompagnato da una mezza dozzina di valorosi marinai, uomini e donne, e in lotta contro una quantità di almeno tre, forse quattro volte a loro superiore di pirati, desiderosi di ucciderli tutti quanti per essersi resi colpevoli di quell'affronto a loro discapito, di quell'arrembaggio in offensiva alla loro stessa imbarcazione. E nella folle e caotica battaglia così creatasi, in quello che, ovviamente, egli non avrebbe mai saputo immediatamente riconoscere qual un sogno e nulla più, egli riuscì a superare il blocco ipoteticamente impostogli da ben quattro avversari, aprendosi la via con l'aiuto della propria spada nelle loro stesse membra, nella loro carne, quasi essi fossero un inanimato muro di pietre da dover abbattere per poter proseguire oltre, e concedendosi occasione di lasciare il ponte di quel smisurato veliero, per poter ridiscendere nel ventre della medesima, alla ricerca del punto ove la sua amata era stata posta in catene, doveva essere sicuramente stata legata, e legata duramente, per impedirle di poter evadere, di poter abbandonare quel luogo per lei pur sinonimo di morte. Così facendo, egli si ritrovò tuttavia a essere posto di fronte a una copia assolutamente identica della propria amata, da lei distinguibile unicamente per il colore di capelli, ove rosso fuoco e non nero corvino, così come ella era solita tingerseli, e per la presenza di un arto superiore destro là dove Midda, per una condanna ingiusta, destinata alla sua gemella Nissa e pur a lei rivolta, aveva perduto tale braccio oltre quindici anni prima: alcun dubbio, ovviamente, poté essergli proprio innanzi all'immagine di colei che sarebbe dovuta essere riconosciuta quale la sola fonte di ogni male, di tutta quell'assurda missione, quel folle viaggio; e pur, malgrado assoluta certezza a tal riguardo, Be'Sihl non avrebbe potuto negare un moto di sincero stupore ove ella, regina dei pirati, sorella della Figlia di Marr'Mahew e a lei rivelatasi superiore, invece di affrontarlo e ucciderlo, qual sola e giusta conseguenza per quanto da lui stesso osato, preferì correre via, allontanarsi verso il ponte e, da lì, verso una possibilità di fuga. E se anche, nell'osservare l'arma di Nissa, un lungo tridente di metallo dagli azzurri riflessi, non impegnarsi a suo discapito, egli avrebbe dovuto considerarsi soddisfatto, lieto di aver potuto ottenere una tanto facile vittoria su una tanto temibile avversaria, il timore di quanto potesse essere già accaduto a Midda, e tale da giustificare quella ritirata, lo ritrovò necessariamente carico di ansia, di paura, tale da spingerlo a correre con foga, a sua volta, verso le viscere di quella nave, gridando a squarciagola il nome della propria amata…
« Midda! »
Un grido, il suo, che, allora come in ogni altra simile occasione, si levò nel cuore della notte, rivolgendo al cielo l'insopportabile fardello di negative emozioni in lui deflagranti, e che pur non avrebbe mai potuto sperare di ottenere risposta, dal momento in cui, suo unico interlocutore in quell'ambiente, avrebbe dovuto essere identificato il laconico equino sodale.
giovedì 1 dicembre 2011
1412
Avventura
030 - Il nemico del mio nemico
Assolutamente conscio nel merito degli errori commessi, più che confidente con i propri sbagli, e pur tutt'altro che desideroso di rinnegare una sola delle scelte compiute, nella consapevolezza di aver agito in tal modo nella sola volontà di raggiungere quanto prima l'amata, ovunque ella potesse essere prigioniera, lo shar'tiagho non avrebbe potuto apprezzare l'idea di poter essere rimproverato a tal riguardo, non di certo, poi, da una creatura qual quella a lui contrapposta, innanzi alla quale mai avrebbe voluto chinare il capo, mai avrebbe voluto ammettere una propria inferiorità, fosse anche solamente morale, ancor prima che fisica. Per tal ragione, probabilmente inevitabile avrebbe dovuto essere giudicato un suo tentativo di riscossa, di rifiuto preventivo di qualunque osservazione a simile proposito. Per simile motivazione, tuttavia, egualmente ineluttabile avrebbe dovuto essere preventivato un proprio triste insuccesso in tal direzione, ove ridicolo sarebbe stato tentare di difendere una posizione già nota qual indifendibile, di proteggersi da determinate critiche purtroppo quasi retoriche.
« Desmair… ho ben chiaro cosa tu desideri dirmi. » ammise, levando le mani quasi a dimostrare la propria resa a tal riguardo « Puoi anche risparmiare il fiato e non svilire maggiormente la tua semidivina figura in questo confronto probabilmente ancor più sgradito per te di quanto già non lo sia per me… »
« Be'Sihl… per rispetto verso la tua intelligenza e tutti i tuoi dei, taci! » replicò il demone, destinandogli ora uno sguardo particolarmente intenso, a non concedere ambiguità di sorta in merito al significato da dover attribuire a tale invito, in effetti un ordine « Se è pur vero che preferirei destinare il mio tempo ad attività di maggiore diletto rispetto a dialogare con te, non diversamente da come tu non apprezzeresti sprecare il tuo tempo nel confronto verbale con un qualunque scarafaggio, è anche vero che in questo viaggio ci siamo impegnati in due. E, per quanto strano potrà apparirti, è mio desiderio, non meno rispetto al tuo, che mia moglie possa sopravvivere e possa essere ancora in grado di combattere tutte le nuove battaglie che ancora l'attenderanno. »
« Perché?! » domandò l'altro, invero non proponendo un interrogativo originale, e pur non potendo ancora vantar qual propria una qualche confidenza con la risposta a quella pur semplice domanda.
« Non è per discutere di questo che ti ho fatto venire qui… senza considerare come io abbia già risposto a tale quesito e non ami ripetermi. » definì il mostro, arricciando appena il labbro superiore a dimostrare scarso entusiasmo per l'onere impostogli da quel dialogo, da quella discussione, soprattutto nel costretto confronto con un interlocutore tanto gratuitamente ostile, quale l'altro appariva al suo sguardo « E se non l'hai compreso la prima volta, ti sia sufficiente rimembrare quanto ho appena, nuovamente, scandito: io voglio che Midda Bontor possa sopravvivere a questa sventurata faccenda. E che mi piaccia o meno, ritengo che tu, fra chiunque altro al mondo, abbia da essere riconosciuto a lei indubbiamente fedele e pronto a tutto per garantirle una qualche occasione di futuro. » volle esplicitare, a chiarire i termini del proprio coinvolgimento personale in tutto quello « Sono forse in errore a credere questo? »
« … no… » confermò, non senza un lungo istante di esitazione.
Esitazione, quella propria di Be'Sihl, non tanto derivante da una qualche incertezza nel merito delle parole così scandite dal semidio, quanto, e piuttosto, da un senso di vergogna, di inadeguatezza, improvvisamente vissuto qual proprio. Per ragioni ancor da chiarire, Desmair sembrava essere effettivamente preoccupato per il destino di Midda, palesava un effettivo interesse rivolto alla sua sopravvivenza, al suo benessere, ove anche, presumibilmente, fino a una sola settimana prima avrebbe offerto tutti i propri migliori auguri in direzione contraria; e in questo, quel mostro, stava affrontando la questione così come occorsa con maggiore autocontrollo rispetto a lui, più freddezza di quanta egli avrebbe potuto supporre qual propria, in un distacco emotivo non manifesto di un disinteresse verso di lei, ma, al contrario, di una sincera dedizione verso di lei, tale da porre in secondo piano persino eventuali altre emozioni personali per offrire pieno spazio a quanto solo giudicabile realmente importante. E se pur, sull'eventuale timorosa ansia altrimenti ipoteticamente propria del demone, lo shar'tiagho avrebbe potuto sollevare legittimi dubbi; di fronte all'esempio per come da lui allora proposto non avrebbe potuto esprimere critica alcuna, conscio, dopotutto, di quanto la stessa sua amata, nei suoi panni, avrebbe preferito negarsi ogni emozione per poter conservare obiettività e controllo sul mondo a sé circostante, sopravvivendo a qualunque insidia per così come destinatale dal fato e contribuendo, in ogni propria nuova impresa, alla fama già propria del nome della Figlia di Marr'Mahew, così come a lei attribuito. Midda, la sua meravigliosa Midda dagli occhi color ghiaccio e dai disordinati capelli corvini, mai avrebbe permesso a un gruppetto tanto disordinato di pretenziosi banditi di poterla cogliere di sorpresa. E, ancora, ella mai avrebbe necessitato dell'aiuto di qualche entità sovrannaturale per trionfare in loro contrasto, fosse anche a seguito dello svolgimento di una furiosa battaglia, quando in lei le energie avrebbero dovuto essere riconosciute qual minime.
Quale utilità avrebbe potuto dimostrar propria nel soccorso all'amata ove, anche in un sì stolido confronto, egli aveva avuto necessità del supporto esterno offertogli da Desmair? Come avrebbe mai potuto liberare Midda dalle grinfie della sua odiosa gemella, ove quest'ultima si era dimostrata sì pericolosa da riuscire a trionfare persino sulla donna guerriero più famosa di quell'angolo di mondo, sulla mercenaria che da sola era riuscita a sopraffare creature leggendarie e ipoteticamente immortali, dimostrandone la mortalità nel modo più incisivo che mai avrebbe potuto rendere proprio?
« Esattamente… » confermò il demone, forse riprendendo il discorso per così come lasciato interrotto a seguito della risposta della controparte, o forse, e più probabilmente, ancora una volta estendendo la propria conoscenza anche nel merito dei singoli pensieri elaborati dalla mente dell'uomo, ancor prima che a essi egli avesse potuto ipotizzare di offrire voce « So che è una questione retorica, ma è palese come tu, in questi giorni, ne abbia completamente obliato il concreto valore, quello che, per dirla in termini estremamente concreti, potrebbe segnare la differenza fra la vita e la morte per Midda. »
« … hai ragione… » riconobbe l'altro, negando ogni moto d'orgoglio nell'offrire, malgrado ogni esitazione precedente, quell'ultima quella pur legittima concessione morale al proprio interlocutore, esito prevedibile, probabilmente inevitabile, e che pur avrebbe preferito non permettere nella propria evoluzione.
« So di aver ragione. Al di là di quanto tu e quella disgraziata fedifraga di mia moglie possiate pensare, rare, rarissime, sono le occasioni in cui io sbaglio. Ricordatelo la prossima volta che desidererai darmi contro. » puntualizzò Desmair, estremamente serio nel proprio tono e nella scelta delle proprie parole, e pur, per quanto non semplice da percepire, anche incredibilmente ironico, probabilmente divertito dal disagio provato dalla controparte in quel confronto con lui « Del resto non sono nato semidio senza merito alcuno… » soggiunse, a insistere sull'ironica chiave d'interpretazione delle proprie parole, per così come già ipotizzabile e ormai trasparente nella propria natura.
Il locandiere, purtroppo riconosciutosi in quella situazione di inferiorità morale rispetto a lui che pur avrebbe preferito ovviare, non poté fare altro che accennare un sorriso particolarmente teso, facendo propria la speranza che tutto quello sarebbe potuto concludersi quanto prima.
« Tornando al nostro discorso… » riprese voce il mostro, probabilmente più concorde con l'inespressa volontà dell'uomo di quanto egli non avrebbe potuto pensare « Voglio sperare che quanto è accaduto questa sera possa esserti di avvertimento e di insegnamento: anche perché, nel momento in cui raggiungerai un qualunque insediamento umano, non sarà prudente, per la tua stessa incolumità, che io possa intervenire in tuo soccorso, in tuo aiuto, a meno che tu non desideri poter essere tacciato di stregoneria e come tale perseguitato, catturato e condannato a morte. » argomentò, adducendo in tal senso motivazioni più che legittime nel merito delle ragioni per le quali egli non avrebbe dovuto permettersi di affrontare ulteriormente quel proprio viaggio con tanta ingenuità così come allora ingiustificabilmente compiuto.
« Ho compreso. » annuì pertanto, forse muovendo il capo in maniera addirittura eccessiva in tale gesto, rendendo involontariamente il medesimo simile a un cenno di reverenza nei riguardi del proprio interlocutore, il quale non poté negarsi in ciò un amplio sorriso compiaciuto « E puoi esser certo che farò tutto quanto è necessario, e anche più, per poter tornare ad abbracciare la mia Midda… » asserì, o forse promise, rinnovando in tal senso il patto, la tregua già concordata con lui, quell'alleanza profondamente innaturale e pur, forse, unica speranza volta alla realizzazione di tale comune obiettivo.
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