Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
martedì 6 dicembre 2011
1417
Avventura
030 - Il nemico del mio nemico
Un concetto, in verità, non difficile da elaborare, quello in tali termini proposto da parte del semidio, che per Be'Sihl avrebbe dovuto tradursi in una sola, semplice, nuova istruzione: quella volta a individuare una locanda entro la quale ottenere ospitalità per la notte che sarebbe giunta e lì attendere il giorno seguente, approfittando dell'occasione per farsi un buon bagno e ritemprarsi dalle fatiche del lungo viaggio appena concluso, in attesa del nuovo che presto sarebbe iniziato. E non difficile, in tal senso, sarebbe dovuto essere giudicato, e fu, per l'uomo, riuscire a ottemperare a tale ordine, necessariamente accettato qual tale, ove se già in una qualsiasi urbe tutt'altro che complesso sarebbe stato individuare un edificio ove trovare asilo per una o più notti, entro una città portuale simile eventualità sarebbe risultata addirittura retorica nella propria attuazione, dal momento in cui ove anche i marinai non avrebbero avuto ragione per affittare una stanza avendo già una nave a cui poter offrire riferimento, ogni altra eventuale figura coinvolta con i traffici lì facendo riferimento, da mercanti a viaggiatori, da esuli ad avventurieri, avrebbe certamente apprezzato investire il proprio oro nell'occasione utile a godere di un morbido letto sul quale distendersi e di un pasto caldo con il quale colmarsi lo stomaco.
Una consapevolezza nel merito di simile realtà, addirittura retorica nel confronto con la propria stessa professione ove, in effetti, generalmente egli era solito proporsi sul fronte opposto del bancone, non qual cliente e ospite, ma qual anfitrione.
« Che tu sia il benvenuto a Moniath, mio signore… » sorrise il proprio corrispettivo, nell'accoglierlo all'interno di un edificio dalla forma simile a un grappolo d'uva, entro i limiti del quale la fantasia di Be'Sihl stava impiegando sincero sforzo per riuscire a elaborare un'analisi di senso compiuto, atta a comprendere in qual modo, al suo interno, gli spazi sarebbero potuti essere ripartiti e che forme, a loro volta, avrebbe dovuto necessariamente assumere il mobilio, per adattarsi a tutto ciò « Il mio nome è Adalvi ed è mia speranza che il tuo viaggio non si sia dimostrato eccessivamente difficoltoso, attraverso i monti Rou'Farth. » volle ipotizzare, a colpo sicuro, il padrone di casa, subito proseguendo « Comunque sia, immagino possa essere tuo desiderio godere di un bagno caldo, in grazia al quale offrire ristoro alle tue stanche membra… »
Innanzi a sin troppo servilismo da parte di quell'interlocutore, un uomo più giovane di lui e dall'aspetto decisamente bonario, con una stazza fisica difficilmente invidiabile e un sin troppo sano colorito in viso e sulle grosse guance, malgrado una carnagione insolitamente chiara, a offrire un quadro d'insieme addirittura rubicondo non diversamente da molti ubriachi, lo shar'tiagho non riuscì a trattenere un lieve sorriso, non concedendosi alcun dubbio nel merito dei modi attraverso i quali l'altro fosse stato in grado di comprendere e anticipare ogni sua esigenza. Dopotutto, ove pur ancora non aveva aperto bocca, la sua parvenza fisica, i suoi abiti completamente ricoperti di polvere e terra, non diversamente dalla sua pelle usualmente di un colorito molto più intenso nelle proprie scure tonalità rispetto a ora, aveva parlato a sufficienza anche per lui, non solo negando l'eventualità di essere giunto sino a tale urbe attraverso vie di mare, come un qualunque marinaio, ma anche lasciando facilmente intuire qual genere di bisogni avrebbe potuto esprimere in quello stesso momento.
Intuizione banale, addirittura scontata, non dissimile da quella che vide lo stesso Adalvi disporre innanzi al suo sguardo, senza alcun particolare invito da parte sua in tal senso, un boccale di terracotta marrone, accompagnato da una brocca di egual materiale e colore, riempita al proprio interno da fresco vino rosso, nettare tutt'altro che sgradevole, o sgradito, anche nel semplice compito di ripulire la gola da troppa polvere, troppa terra qual quella da lui necessariamente respirata nel proprio viaggio sino a lì…
« Grazie… » sorrise, proponendo la propria voce in una tonalità più roca rispetto a quanto per lui consueto, segnale più che esplicito a dimostrazione di quanto quell'offerta non sarebbe andata sprecata « Il mio nome è Be'Sihl Ahvn-Qa e, per quanto in questo momento possa non lasciarlo trasparire, svolgo il tuo stesso lavoro più a nord. » definì, presentando senza esitazione alcuna non solo il proprio nome, ma anche la propria professione, nell'implicita volontà di porre più a proprio agio quell'interlocutore, lasciandogli comprendere come non fosse necessaria, con lui, particolare ossequiosità, qual quella che evidentemente avrebbe potuto riservare a un qualunque altro cliente.
« Un collega, quindi! » esclamò il locandiere tranitha, quasi scoppiando in una grassa risata, tanto si dimostrò l'entusiasmo posto in una tale affermazione « Non è una cosa che capita tutti i giorni! » soggiunse.
Nel contempo di tale osservazione, egli volle tendere il proprio braccio destro al di sopra del bancone, nell'impegnarsi, in tal modo, in un nuovo gesto di saluto di entità e valore diverso dal semplice cenno verbale precedente, in quanto, così facendo, avrebbe riservato all'altro una maggiore familiarità di quanto avrebbe mai potuto destinare a un semplice estraneo, se pur, ovviamente e inevitabilmente, inferiore a quella che avrebbe potuto rivolgere a un vero amico, a una persona assolutamente fidata, verso la quale non si sarebbe limitato a rivolgere il destro, mantenendo libera la mancina per eventuali azioni offensive o difensive, ma avrebbe concesso entrambe le braccia, a riprova della propria più totale e aperta disponibilità. Un riconoscimento, comunque, già sin troppo generoso, quello in tal modo rivolto a Be'Sihl, che questi non volle ovviamente disonorare, replicando immediatamente allo stesso e allungano la propria destra per andare a chiudere le dita della mano attorno al polso della controparte, mentre eguale azione era compiuta attorno al proprio, a sancire, in tal modo, una sorta di alleanza, un implicito patto di non belligeranza fra i due che, speranzosamente, entrambi si sarebbero impegnati a non tradire.
« Se mi posso permettere l'osservazione, Be'Sihl, sei decisamente lontano da casa… » riprese voce il cordiale anfitrione, padrone della locanda e suo, inevitabile, primo dipendente, nel considerare qual ovvio, sulla base del suo aspetto, una localizzazione geografica di tale abitazione presso il regno di Shar'Tiagh, sul fronte opposto del continente di Qahr « Sei forse alla ricerca di nuove ed esotiche ricette per i tuoi clienti?! » ipotizzò, liberando il suo braccio e invitandolo a rivolgere ora la propria attenzione verso il boccale, per non dimenticare il vino lì offertogli.
« Oh, no… » rispose lo shar'tiagho, scuotendo appena il capo « Non così tanto a nord. » si volle correggere, a ovviare a possibili fraintendimenti « Da oltre tre lustri vivo in Kofreya… nella città di Kriarya… » puntualizzò, restando per un istante incerto sullo specificare, o meno, l'esatta localizzazione del proprio domicilio, ove, agli occhi del mondo, troppo semplici sarebbero potuti essere pregiudizi a discapito della cosiddetta città del peccato « E sebbene è da oltre tre lustri che gestisco lì una locanda, dubito che il nome "Alla Signora della Vita" possa esserti noto, dal momento che è stato scelto solo pochi mesi fa. » specificò, allungando allora la propria destra, nuovamente libera, verso il vino, che non avrebbe voluto lasciare sprecato, non in qualunque altro contesto, non di certo in quella situazione di sincera necessità fisica per una qualunque bevanda.
« Oh… non parlarmi di nomi, per carità… » levò le mani in segno di resa Adalvi, trascurando completamente il riferimento a Kriarya, a dimostrazione di come, dal proprio personale punto di vista, non vi fossero problemi alcuni a tal riguardo « Quanto vedi qui attorno è della mia famiglia da cinque generazioni. E nessuno, fino a ora, ha avuto la volontà di offrirle un nome. » sospirò, quasi a confidare, in tale asserzione, un proprio profondo disagio per simile condizione, alla quale, sicuramente, avrebbe potuto facilmente ovviare e dalla quale, pur altrettanto evidentemente, non doveva avere concreto interesse ad allontanarsi, per quella pur comune indolenza propria dell'umanità di fronte ai cambiamenti, sia quando minimali, sia quando epocali.
E Be'Sihl, sorseggiando il vinello lievemente frizzante, non poté trattenersi da una sincera, soffocata risata per quelle parole e, ancor più, per quello stesso dialogo, la prima, e, temeva, anche l'ultima, esperienza prossima a potersi definire normale in tutto quel proprio viaggio, straordinario, nel bene o nel male, nelle proprie ragioni così come nel proprio stesso abbrivo, e che sarebbe risultato sicuramente straordinario, forse più nel male che nel bene, anche nella propria imprevedibile conclusione.
lunedì 5 dicembre 2011
1416
Avventura
030 - Il nemico del mio nemico
Il silenzio impostosi fra Be'Sihl e Desmair, in un tacito accordo considerato da entrambi più che soddisfacente, ebbe occasione di perdurare per un intervallo inferiore a quanto atteso, là dove, in effetti, inferiore a quanto atteso fu l'intervallo di tempo necessario a Be'Sihl per ridiscendere lungo il versante orientale della principale penisola tranitha e, successivamente, attraversarla nella propria intera estensione orizzontale, da ponente a levante, per raggiungere il fronte orientale e, in tal punto, la meta desiderata, il porto di Moniath.
Tal tragitto, che, sulla carta, avrebbe potuto rivelarsi estremamente più breve senza il passaggio intermedio per la città di Seviath, non avrebbe potuto comunque essere consumato attraverso itinerari differenti ove, se solo egli avesse voluto raggiungere in maniera più diretta la propria destinazione, avrebbe dovuto sfiorare, per una via tangente, l'area maledetta della palude di Grykoo, territorio un tempo lagunare ed estremamente florido, ricco di vita animale e vegetale, che da epoche ormai dimenticate era radicalmente mutato nella propria stessa essenza, venendo maledetto e trasformato, in ciò, in un letale e osceno ricettacolo di ogni sorta di negromanzia. Entro tali limiti, entro i confini propri di Grykoo, a decine, a centinaia, forse persino migliaia, avevano tentato la sorte, per imporre il proprio nome accanto a quello di una sì tremenda sfida. E fra tutti, lì inevitabilmente rimasti prigionieri per l'eternità, a loro volta non morti elettisi a difesa di simile territorio, solo una persona, solo una donna aveva ottenuto straordinario successo, affrontando le insidie lì presenti e da esso facendo ritorno, quasi fosse stata un viaggio di piacere, ancor prima che una sfida mortale: Midda Bontor, ovviamente.
Non potendo, onestamente, ritenersi in potenziale paragone all'abilità della propria amata, per quanto sospinto dalla volontà di raggiungerla al più presto e, in tal modo, offrirle soccorso, ove pur ancora in dubbio sui termini in cui simile aiuto sarebbe potuto esserle offerto, Be'Sihl aveva quindi preferito seguire sentieri più sicuri, percorsi noti, per quanto non sì frequentemente utilizzati, non sì abitualmente attraversati da carovane commerciali, dal momento in cui l'economia tranitha preferiva fondare sul mare il proprio sviluppo ancor prima che sulla terra, giungendo pertanto a Moniath attraverso l'estremità inferiore della catena dei monti Rou'Farth, e, in tal senso, in grazia a un passaggio obbligato da Seviath. E nonostante tutto ciò, al di là di quanto quel viaggio potesse esserci esteso, sia in termini spaziali, sia in termini temporali, rispetto a quanto idealmente auspicabile per raggiungere da Kriarya una tale destinazione, il locandiere, complice sicuramente la propria urgenza, la propria foga pur mai completamente rinnegata anche a seguito dell'incontro con il gruppo di banditi e tagliagole del quale avrebbe potuto divenire facile preda e vittima,riuscì a consumare tale percorso in un tempo inferiore a quello da chiunque altro preventivabile o, per lo meno e sicuramente, preventivabile da parte del suo unico, reale interlocutore in tutta quella strana avventura, Desmair, così come egli stesso si volle premurare di comunicargli, richiedendo o, invero, imponendo una nuova occasione d'incontro fra loro proprio nel momento in cui egli, dopo essere stato traghettato al di là di un fiume, riuscì finalmente a scorgere i primi riflessi della città, lucente e brillante come tutti i grandi centri del regno di Tranith, sebbene, nella propria inferiore dimensione, meno rispetto alla già attraversata Seviath.
E così, prima ancora che il suo sguardo potesse realmente trovare apprezzamento nel confronto così propostogli da tale paesaggio, da quelle forme sicuramente bizzarre, qual inevitabilmente sarebbero apparse al suo sguardo abituato a ben altre architetture, e pur a loro modo affascinanti, nel riprendere forme apparentemente naturali, quasi frutto di una crescita spontanea, e nel rivestire con esse il territorio lì pianeggiante loro offerto, vedendo gli edifici appartenenti a proprietari più benestanti essere addirittura rivestiti, nella propria superficie esterna da colorati tasselli smaltati, tali da creare incredibili giuochi di luce con il sole; la mente dello shar'tiagho venne nuovamente estraniata dal suo stesso corpo e scaraventata a confronto con il marito della propria amante, evidentemente desideroso di una nuova opportunità di dialogo con lui, per quanto sino ad allora quietamente evitata…
« I miei più sinceri complimenti, Be'Sihl. » prese immediatamente voce il semidio, ovviando a superflui preamboli, nei quali, dopotutto, non si era impegnato neppur in occasione di ognuno dei loro precedenti incontri « Se è pur vero che, negli ultimi giorni, nessuna nuova insidia ha minacciato la tua sopravvivenza, è anche vero che sei riuscito a riconquistare, in parte, l'uso della ragione e, ciò nonostante, a concludere il viaggio in tempo. Anzi, addirittura in anticipo rispetto alle mie pur ingenerose aspettative, che nulla ti avrebbero concesso gratuitamente ove si fosse reso necessario. »
« Sarebbe un piacere apprezzare le tue parole, ove esse non fossero scandite dal tono di un signore rivolto al proprio servo… » si limitò a commentare il locandiere, non ricercando a propria volta alcuna esigenza di particolari introduzioni verbali al tema in questione « Parla, Desmair. Hai la mia attenzione. » lo invitò poi, concedendogli, effettivamente, tutto il proprio interesse, in questa particolare occasione sospinto dall'esigenza di conoscere il resto dei piani propri di tale insolito committente per un insolito mercenario, qual pur egli sarebbe potuto apparire in simile frangente, in una strategia d'insieme non ancora completamente condivisa con lui.
« E' strano. Ti ho osservato a lungo, in questi ultimi mesi, in queste ultime stagioni, e non ho mai notato un temperamento tanto carico di astio nei confronti del tuo prossimo, neppure nei riguardi della peggiore feccia di quella che voi definite umanità. E pur con me, che fino a oggi mi sono dimostrato tuo am… »
« Per carità, Desmair. » lo interruppe l'uomo, scuotendo la testa « Giungi al dunque… e non costringermi a ricordare di quanto hai tentato di farmi ammazzare per mano della mia stessa amata. »
« Di mia moglie, prego. » volle puntualizzare il demone, tutt'altro che orgoglioso di tale matrimonio, estortogli con l'inganno, e pur chiaramente deliziato nell'insistere nella definizione di tali ruolo, ove, in tal modo, avrebbe potuto riservare beffa a discapito di quell'orgogliosa figura sua interlocutrice « Comunque sia, il dunque, come desideri chiamarlo, è proprio questo: sei arrivato troppo presto a destinazione. » sorrise, non lasciando comprendere in qual misura, dietro a tale sorriso, avesse da ipotizzarsi soddisfazione per il risultato così ottenuto, oppure avesse da intendersi personale divertimento per la sofferenza già nota qual riservata all'uomo nell'inevitabile attesa conseguente a quell'anticipo sui tempi da lui programmati.
Un sorriso al quale, dal canto proprio, Be'Sihl non ebbe difficoltà o esitazione ad attribuire quella sadica ironia, quel spiacevole sarcasmo, per l'altro così naturalmente propri e caratteristici, ovviamente, della seconda fra le due opportunità a giustificazione di una tale espressione.
Ironia e sarcasmo in reazione ai quali difficile fu trattenersi dal maledirlo innanzi agli dei tutti, e in conseguenza alle quali egli decise comunque di replicare senza particolare diplomazia…
« Mi farebbe piacere comprendere a quale genere di perverso gioco tu stia giocando, Desmair. » ripeté il nome dell'altro, a ricercare quella stessa confidenza già condannata da parte dello stesso semidio « Sei con me o sei contro di me? Vuoi aiutare Midda o vuoi semplicemente sollazzarti nell'osservarmi compiere ogni tua stupida richiesta per… »
« Taci, Be'Sihl! » tuonò la voce del demone, nel mentre in cui egli, con un gesto deciso, si levò in piedi, sollevandosi innanzi al trono sul quale, come di consueto, era adagiato « A fatica riesco a tollerare la tua insolenza e non intendo, certamente, lasciarti libero di inveire tanto scioccamente a mio discapito! »
Silenzio fu la sola replica che, a quell'ordine, lo shar'tiagho poté rendere propria, non tanto per timore nei riguardi dell'altro, quanto, piuttosto, per una sensazione di imbarazzo, improvvisamente forte in sé, nel proprio cuore, allora come già nel recente passato.
« A meno che tu non abbia in mente di attraversare a nuoto l'immensità del mare, per raggiungere la tua tanto amata Midda, quanto è necessario offrirti ora è il supporto di una nave, motivo per il quale, incredibile a dirsi, ti ho fatto giungere sino a questa capitale portuale… » esplicitò Desmair, offrendo per la prima volta un accenno alla seconda parte del proprio non condiviso piano « Purtroppo però, tu sei in anticipo rispetto a quanto avevo previsto. E l'imbarcazione che ho scelto per questa particolare occasione dovrebbe giungere in porto solo domani. Comprendi?! »
domenica 4 dicembre 2011
1415
Avventura
030 - Il nemico del mio nemico
Riposo, quello che Be'Sihl cercò di riservar qual proprio, il quale certamente non sarebbe stato da lui egualmente invocato, in tal modo apprezzato, se solo avesse avuto occasione di spingere il proprio pensiero, la propria consapevolezza sul mondo a sé circostante, a grande distanza, molte, troppe miglia a meridione rispetto alla propria attuale posizione, in un cammino da percorrere tanto per vie di terra, quanto per vie di mare, e tale da condurlo alla meta pur da lui ambita, pur da lui ricercata, e al contempo quasi temuta: il ventre della Mera Namile, la nave ammiraglia della flotta di pirati, ormai divenuti una nazione coesa, al servizio di una sola, grande, incredibile regina, ruolo al quale Nissa Bontor era stata capace di surgere in sola grazia alla propria ferrea volontà, alla propria maturata abilità guerriera, alla propria indomita audacia, dimostrando in tal senso di non dover essere giudicata inferiore alla propria più famosa gemella, se non, addirittura, a lei superiore.
Ove, infatti, Midda Bontor aveva eretto la propria fama, la propria leggenda su quanto era riuscita a distruggere, sul numero di eccellenti morti lasciate alle proprie spalle, per necessità o per semplice fatalità; Nissa Bontor, nel riunificare sotto al proprio dominio tutti gli equipaggi di pirati prima operanti nei mari a sud di Kofreya e Tranith, nonché dell'intera Qahr, aveva conquistato la propria fama, la propria leggenda, qual indubbiamente tale era presso tale popolazione, su quanto era riuscita a costruire, spesso e volentieri ricorrendo a propria volta alla violenza e all'omicidio per i propri scopi, e pur arrivando a edificare un regno, e un regno probabilmente più meritato e meritevole di qualunque altro esistente in ognuno dei tre grandi continenti del loro mondo, non solo nell'occidentale Qahr, ma anche nell'orientale Hyn e nel settentrionale Myrgan. Una differenza, quella esistente fra le due gemelle e i rispettivi traguardi, i rispettivi successi, probabilmente giudicabile qual priva di significato alcuno, e pur, paradossalmente, apprezzabile qual esistente sin dal giorno stesso della loro nascita, nel momento in cui loro padre, Nivre, offrì all'una il nome di Midda, che significa "misura", e all'altra quello di Nissa, che invece significa “vittoria”, in tal modo, forse, pregiudicandone il fato stesso, l'intera esistenza, nell'imporre all'una la capacità di valutare sempre la realtà a sé circostante in maniera corretta, mai eccedendo in un verso o nell'altro, mentre all'altra la predisposizione al predominio, al successo, qual sempre questa aveva poi conquistato: un fato, il loro, espresso all'intero dei rispettivi nomi, che pur mai loro padre avrebbe all'epoca ipotizzato sarebbe potuto evolversi in vie tanto negative, tanto tragiche fra le stesse, vedendole divenire acerrime rivali, nemiche giurate e, alfine, trovando Nissa vittoriosa anche sulla propria pur eccezionale gemella. Vittoriosa pertanto Nissa, e imprigionata Midda, così come giustamente ipotizzato dal suo amato locandiere, quest'ultima rinchiusa nella cella più solida di tutta la Mera Namile, privata di guardie a suo diretto contatto, da poter distrarre e impiegare per i propri scopi, e assicurata a troppe e troppo solide catene per poter sperare di riservarsi una qualunque possibilità di evasione da lì.
E lì imprigionata, e mantenuta, contro la propria volontà, vittima degli effetti di alcune particolari erbe, droghe capaci di disorientare la sua mente e indebolire il suo corpo, peggio di quanto sarebbe potuta essere se si fosse presentata dominata dai postumi di un'eccessiva quantità di alcolici, colei nota con il nome di Figlia di Marr'Mahew ben triste spettacolo avrebbe potuto offrire al proprio caro Be'Sihl, se solo egli fosse riuscito a giungere fino a lui, non ferita, non torturata, non distrutta nel proprio pur splendido fisico, e pur tragicamente piagata nella propria mente, a livelli entro i quali neppure Desmair avrebbe forse saputo spingersi, o avrebbe avuto interesse a spingersi. Un'atrocità tale, quella impostale dall'operato della propria gemella, la quale, effettivamente, avrebbe potuto rendere persino inutile il braccialetto d'oro a forma di serpente avviluppato attorno alla parte superiore del braccio sinistro della medesima, l'unico rimastole, dal momento in cui, anche in assenza di quel monile votato al dio Ah'Pho-Is, difficilmente la sua mente, o quanto rimasto della medesima, avrebbe potuto riservare al demoniaco marito della medesima opportunità di un qualche contatto, di una qualche unione a livelli pur tanto intimi.
« Hai commesso tre errori, mia cara Midda… due straordinari e imperdonabili errori per una come te, per una della tua fama. » scandì Nissa, rivolgendosi alla propria prigioniera, appesa innanzi a sé a testa in gìù, con gambe e braccia costrette a una posizione radiale attorno al suo busto nel ritrovarsi in tal modo tese dai vincoli metallici impostile e tale da negarle, a peggiorare ove possibile la situazione, ogni contatto con una superficie solida, ogni possibile e saldo punto di riferimento eventualmente utile a combattere gli effetti delle droghe somministratele « Errori dei quali ora stai pagando caro prezzo, nel brindare con l'amare calice della sconfitta che la mia vittoria rappresenta per te, su di te. »
Per quanto sostanzialmente identica alla propria controparte, agli occhi di un qualsiasi spettatore, in quel particolare frangente, la regina di Rogautt sarebbe apparsa quale lì modestamente splendida, a dispetto della propria più sciupata antagonista, resa tale non solo da una cura sicuramente maggiore del proprio aspetto rispetto a quella abitualmente concessasi dalla propria gemella, fra le molte velleità sì solita tingersi in tonalità nero corvino la propria folta chioma, e pur tutt'altro che abituata a pettinare i propri capelli e a mantenerli ordinatamente disposti attorno al proprio capo, fino a disporsi piacevolmente tesi contro la forma del medesimo nel ritrovarsi legati dietro la nuca; ma anche dalla scelta di un abbigliamento al contempo semplice ed elegante, ben lontano dalla pelle di sfinge indossata dalla propria prigioniera a copertura dei propri seni, e da già sdruciti pantaloni di morbida pelle marrone chiaro per fasciarne i fianchi e le gambe, e lì rappresentato, per l'occasione, da una corta veste rossa ricamata in motivi dorati, da lei indossata sopra le proprie forme straordinariamente femminili allo scopo di non negarle, quanto di risaltarne, e scelta, in effetti, tanto nella volontà di non negare, comunque, la sensuale abbondanza dei propri seni, caratteristica fisica condivisa con la propria gemella, così come in quella di riservarsi, nonostante tutto, quali scoperte le proprie splendide e affusolate gambe, a garantirsi in tal modo una libertà di movimento indispensabile, irrinunciabile, per la vita a bordo di una nave.
« Il tuo primo, grande errore è stato quello di esserti data tanto da fare nella volontà di incontrarmi, restituendo al mio nome un'ingiusta fama in un mondo che mi aveva stolidamente dimenticata. » argomentò ella, sorridendo verso l'inerme prigioniera, e stuzzicandola, provocandola, nella propria pur negata possibilità di reazione, con un lieve movimento del proprio ginocchio contro le sue gote, a tale altezza, dopotutto, poste in quella sgradevole posizione rovesciata « Per carità… sotto tal profilo, sotto simile punto di vista, dovrei esserti sinceramente grata, ove senza di te non avrei mai avuto la possibilità di sperare di riconquistare il mio giusto posto nel mondo, la sovranità che mi è sempre spettata e che pur in troppi hanno cercato di negarmi. »
« Il secondo, poi e ovviamente, è stato quello di non suicidarti quanto ne hai avuto la possibilità, nel renderti conto di quanto stesse accadendo. » riprese subito dopo, senza lasciarle occasione di replica, nel considerare quanto improbabile una qualunque risposta sarebbe potuta esserle offerta dalla medesima in quel momento, malgrado ogni impegno volto al dialogo in tal modo da lei dimostrato « Se solo vi fosse stato un minimo di raziocinio a guidare le tue azioni, la tua coscienza, non avresti commesso l'imprudenza, l'errore, e scusa se mi ripeto, di permettere alla tua esistenza quotidiana di proseguire quasi nulla fosse accaduto. »
Lasciando in sospeso, per un istante, la conclusione del proprio breve elenco, la regina si inginocchio innanzi al corpo della propria rivale, non, ovviamente, nella volontà di offrirle un qualche riconoscimento, un qualunque accenno di sottomissione, quanto, e piuttosto, per concedere al proprio volto di avvicinarsi più comodamente a quello dell'altra, afferrandone per l'occasione il capo fra le mani, stringendone dolorosamente i capelli per cercare di catturarne l'attenzione, nonostante così drogata difficilmente ella avrebbe potuto elaborare il significato dei suoni proposti al proprio udito.
« Il tuo terzo, madornale sbaglio, infine, è stato quello di avermi voluta ferire, tradendo la fiducia che io pur, in te, avevo riposto… » proseguì, scandendo lentamente ognuna delle parole allora pronunciate, a non permettere ambiguità di sorta attorno alle medesime « Dimmi, Midda Bontor: dove sono finiti i miei scettri?! »
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