11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 4 dicembre 2011

1415


R
iposo, quello che Be'Sihl cercò di riservar qual proprio, il quale certamente non sarebbe stato da lui egualmente invocato, in tal modo apprezzato, se solo avesse avuto occasione di spingere il proprio pensiero, la propria consapevolezza sul mondo a sé circostante, a grande distanza, molte, troppe miglia a meridione rispetto alla propria attuale posizione, in un cammino da percorrere tanto per vie di terra, quanto per vie di mare, e tale da condurlo alla meta pur da lui ambita, pur da lui ricercata, e al contempo quasi temuta: il ventre della Mera Namile, la nave ammiraglia della flotta di pirati, ormai divenuti una nazione coesa, al servizio di una sola, grande, incredibile regina, ruolo al quale Nissa Bontor era stata capace di surgere in sola grazia alla propria ferrea volontà, alla propria maturata abilità guerriera, alla propria indomita audacia, dimostrando in tal senso di non dover essere giudicata inferiore alla propria più famosa gemella, se non, addirittura, a lei superiore.
Ove, infatti, Midda Bontor aveva eretto la propria fama, la propria leggenda su quanto era riuscita a distruggere, sul numero di eccellenti morti lasciate alle proprie spalle, per necessità o per semplice fatalità; Nissa Bontor, nel riunificare sotto al proprio dominio tutti gli equipaggi di pirati prima operanti nei mari a sud di Kofreya e Tranith, nonché dell'intera Qahr, aveva conquistato la propria fama, la propria leggenda, qual indubbiamente tale era presso tale popolazione, su quanto era riuscita a costruire, spesso e volentieri ricorrendo a propria volta alla violenza e all'omicidio per i propri scopi, e pur arrivando a edificare un regno, e un regno probabilmente più meritato e meritevole di qualunque altro esistente in ognuno dei tre grandi continenti del loro mondo, non solo nell'occidentale Qahr, ma anche nell'orientale Hyn e nel settentrionale Myrgan. Una differenza, quella esistente fra le due gemelle e i rispettivi traguardi, i rispettivi successi, probabilmente giudicabile qual priva di significato alcuno, e pur, paradossalmente, apprezzabile qual esistente sin dal giorno stesso della loro nascita, nel momento in cui loro padre, Nivre, offrì all'una il nome di Midda, che significa "misura", e all'altra quello di Nissa, che invece significa “vittoria”, in tal modo, forse, pregiudicandone il fato stesso, l'intera esistenza, nell'imporre all'una la capacità di valutare sempre la realtà a sé circostante in maniera corretta, mai eccedendo in un verso o nell'altro, mentre all'altra la predisposizione al predominio, al successo, qual sempre questa aveva poi conquistato: un fato, il loro, espresso all'intero dei rispettivi nomi, che pur mai loro padre avrebbe all'epoca ipotizzato sarebbe potuto evolversi in vie tanto negative, tanto tragiche fra le stesse, vedendole divenire acerrime rivali, nemiche giurate e, alfine, trovando Nissa vittoriosa anche sulla propria pur eccezionale gemella. Vittoriosa pertanto Nissa, e imprigionata Midda, così come giustamente ipotizzato dal suo amato locandiere, quest'ultima rinchiusa nella cella più solida di tutta la Mera Namile, privata di guardie a suo diretto contatto, da poter distrarre e impiegare per i propri scopi, e assicurata a troppe e troppo solide catene per poter sperare di riservarsi una qualunque possibilità di evasione da lì.
E lì imprigionata, e mantenuta, contro la propria volontà, vittima degli effetti di alcune particolari erbe, droghe capaci di disorientare la sua mente e indebolire il suo corpo, peggio di quanto sarebbe potuta essere se si fosse presentata dominata dai postumi di un'eccessiva quantità di alcolici, colei nota con il nome di Figlia di Marr'Mahew ben triste spettacolo avrebbe potuto offrire al proprio caro Be'Sihl, se solo egli fosse riuscito a giungere fino a lui, non ferita, non torturata, non distrutta nel proprio pur splendido fisico, e pur tragicamente piagata nella propria mente, a livelli entro i quali neppure Desmair avrebbe forse saputo spingersi, o avrebbe avuto interesse a spingersi. Un'atrocità tale, quella impostale dall'operato della propria gemella, la quale, effettivamente, avrebbe potuto rendere persino inutile il braccialetto d'oro a forma di serpente avviluppato attorno alla parte superiore del braccio sinistro della medesima, l'unico rimastole, dal momento in cui, anche in assenza di quel monile votato al dio Ah'Pho-Is, difficilmente la sua mente, o quanto rimasto della medesima, avrebbe potuto riservare al demoniaco marito della medesima opportunità di un qualche contatto, di una qualche unione a livelli pur tanto intimi.

« Hai commesso tre errori, mia cara Midda… due straordinari e imperdonabili errori per una come te, per una della tua fama. » scandì Nissa, rivolgendosi alla propria prigioniera, appesa innanzi a sé a testa in gìù, con gambe e braccia costrette a una posizione radiale attorno al suo busto nel ritrovarsi in tal modo tese dai vincoli metallici impostile e tale da negarle, a peggiorare ove possibile la situazione, ogni contatto con una superficie solida, ogni possibile e saldo punto di riferimento eventualmente utile a combattere gli effetti delle droghe somministratele « Errori dei quali ora stai pagando caro prezzo, nel brindare con l'amare calice della sconfitta che la mia vittoria rappresenta per te, su di te. »

Per quanto sostanzialmente identica alla propria controparte, agli occhi di un qualsiasi spettatore, in quel particolare frangente, la regina di Rogautt sarebbe apparsa quale lì modestamente splendida, a dispetto della propria più sciupata antagonista, resa tale non solo da una cura sicuramente maggiore del proprio aspetto rispetto a quella abitualmente concessasi dalla propria gemella, fra le molte velleità sì solita tingersi in tonalità nero corvino la propria folta chioma, e pur tutt'altro che abituata a pettinare i propri capelli e a mantenerli ordinatamente disposti attorno al proprio capo, fino a disporsi piacevolmente tesi contro la forma del medesimo nel ritrovarsi legati dietro la nuca; ma anche dalla scelta di un abbigliamento al contempo semplice ed elegante, ben lontano dalla pelle di sfinge indossata dalla propria prigioniera a copertura dei propri seni, e da già sdruciti pantaloni di morbida pelle marrone chiaro per fasciarne i fianchi e le gambe, e lì rappresentato, per l'occasione, da una corta veste rossa ricamata in motivi dorati, da lei indossata sopra le proprie forme straordinariamente femminili allo scopo di non negarle, quanto di risaltarne, e scelta, in effetti, tanto nella volontà di non negare, comunque, la sensuale abbondanza dei propri seni, caratteristica fisica condivisa con la propria gemella, così come in quella di riservarsi, nonostante tutto, quali scoperte le proprie splendide e affusolate gambe, a garantirsi in tal modo una libertà di movimento indispensabile, irrinunciabile, per la vita a bordo di una nave.

« Il tuo primo, grande errore è stato quello di esserti data tanto da fare nella volontà di incontrarmi, restituendo al mio nome un'ingiusta fama in un mondo che mi aveva stolidamente dimenticata. » argomentò ella, sorridendo verso l'inerme prigioniera, e stuzzicandola, provocandola, nella propria pur negata possibilità di reazione, con un lieve movimento del proprio ginocchio contro le sue gote, a tale altezza, dopotutto, poste in quella sgradevole posizione rovesciata « Per carità… sotto tal profilo, sotto simile punto di vista, dovrei esserti sinceramente grata, ove senza di te non avrei mai avuto la possibilità di sperare di riconquistare il mio giusto posto nel mondo, la sovranità che mi è sempre spettata e che pur in troppi hanno cercato di negarmi. »
« Il secondo, poi e ovviamente, è stato quello di non suicidarti quanto ne hai avuto la possibilità, nel renderti conto di quanto stesse accadendo. » riprese subito dopo, senza lasciarle occasione di replica, nel considerare quanto improbabile una qualunque risposta sarebbe potuta esserle offerta dalla medesima in quel momento, malgrado ogni impegno volto al dialogo in tal modo da lei dimostrato « Se solo vi fosse stato un minimo di raziocinio a guidare le tue azioni, la tua coscienza, non avresti commesso l'imprudenza, l'errore, e scusa se mi ripeto, di permettere alla tua esistenza quotidiana di proseguire quasi nulla fosse accaduto. »

Lasciando in sospeso, per un istante, la conclusione del proprio breve elenco, la regina si inginocchio innanzi al corpo della propria rivale, non, ovviamente, nella volontà di offrirle un qualche riconoscimento, un qualunque accenno di sottomissione, quanto, e piuttosto, per concedere al proprio volto di avvicinarsi più comodamente a quello dell'altra, afferrandone per l'occasione il capo fra le mani, stringendone dolorosamente i capelli per cercare di catturarne l'attenzione, nonostante così drogata difficilmente ella avrebbe potuto elaborare il significato dei suoni proposti al proprio udito.

« Il tuo terzo, madornale sbaglio, infine, è stato quello di avermi voluta ferire, tradendo la fiducia che io pur, in te, avevo riposto… » proseguì, scandendo lentamente ognuna delle parole allora pronunciate, a non permettere ambiguità di sorta attorno alle medesime « Dimmi, Midda Bontor: dove sono finiti i miei scettri?! »

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