11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 9 dicembre 2011

1420


U
n solo, fuggevole istante fu necessario alla sua mente per rielaborare il suono di quella voce e l'immagine del volto insieme alla stessa presentatogli, quand'egli si girò verso la fonte di quel saluto, nel riconoscere, in ciò, l'ultima fra tutte le persone del Creato che mai avrebbe potuto attendersi di ritrovare in quel luogo: « Camne… Camne Marge! »

Sebbene non immediato sarebbe potuto essere, né fu, per lui associare il quadro reso proprio della giovane lì ora offertagli a quello impresso nella sua memoria e riguardante una fanciulla, non più bambina e pur ancora lontana dal potersi definire donna, presentatale dalla stessa Figlia di Marr'Mahew diversi anni prima; ineluttabile sarebbe stato giungere comunque a tale definizione, rendendosi conto, in ciò, di quanto il tempo avesse da essere considerato trascorso per entrambi. Camne Marge era, infatti, giunta alla sua locanda, alla precedente versione della stessa, quasi un lustro prima, lì accompagnata, e protetta, dalla straordinaria presenza di Midda Bontor, la quale la medesima aveva salvato da un non gradevole fato, nel ritrovarsi a dover essere altresì offerta qual ostia, qual olocausto su un blasfemo altare nel compimento di un osceno rito di morte compiuto dai membri di una folle setta insidiatasi nel cuore della palude di Grykoo. E per quanto, sostanzialmente, troppo poco ella fosse rimasta entro le mura di Kriarya, nel ripartire presto insieme alla mercenaria nella speranza di poter essere riaccompagnata sino a casa, sino alla propria isola natia, Dairlan, nell'estremità nord-occidentale del regno di Qahr; il ricordo di quella fanciulla non era mai stato obliato nel corso di quel tempo, fosse anche, e semplicemente, in quanto associato a una tremenda sconfitta della sua stessa ipotetica protettrice.
Imbarcatesi a Seviath sulla nave che la stessa Midda, in gioventù, aveva contribuito a riscattare da un fato di inevitabile macero insieme a colui che, da lei all'epoca amato, successivamente, era divenuto il capitano di quella stessa goletta, la Jol'Ange, non aveva avuto occasione, all'epoca di quel rincontro fra la mercenaria e il suo ex-compagno, Salge Tresand, di poter godere di un lungo, ma speranzosamente tranquillo viaggio, nell'essere immediatamente turbata, nella propria serenità, da una serie crescente di spiacevoli eventi, culminanti, nel proprio massimo orrore, in una duplice morte, che aveva visto crudelmente assassinati tanto lo stesso Salge, quant'anche un altro valevole membro del suo equipaggio, una donna figlia dei regni desertici centrali di nome Ja’Nihr, per mano non di una minaccia esterna, non di un nemico a loro dimostratosi superiore in abilità e forza; quanto, e più tragicamente, per mano di una coppia di traditori interni al loro stesso pur ristretto equipaggio, ipotetici fratelli d'arme dimostratisi altresì a loro tutti avversi e asserviti, in verità, a un nemico non esplicitamente dichiarato per quanto più che riconosciuto da parte di colei per l'esplicito dispiacere della quale tutto ciò era avvenuto. E la Figlia di Marr'Mahew, prima ancora di poter condividere con i propri compagni di viaggio, coloro eletti a propri fratelli e sorelle a bordo di una nave per tutti loro considerata qual casa, l'identità da lei pur troppo facilmente compresa nella propria effettiva definizione, si era allora ritrovata proiettata nell'immensità del mare esterno alla nave da un movimento improvviso, da un'onda anomala nel mentre di una già disturbante tempesta, qual quella nella quale si erano, loro malgrado, ritrovati a essere tutti posti.
Da quel giorno, pertanto, dal giorno in cui Ron-Hun e Tamos avevano tradito la fiducia in loro riposta dall'intero equipaggio della Jol'Ange, uccidendo Salge Tresand e dichiarandosi fedeli a Nissa Bontor, Midda non era purtroppo più riuscita a riconquistare un'occasione di contatto con la goletta e il suo equipaggio superstite, venendo sì, non senza particolare impegno, a conoscenza di quanto tutti loro, Camne Marge inclusa, avessero avuto occasione di salvarsi dalla tempesta, e di riprendere la propria vita quotidiana, e pur, malgrado ciò, non riuscendo a riservarsi ulteriore opportunità d'incontro con loro, in un mondo dopotutto troppo grande e confuso per poter permettere all'una, o agli altri, di ricercare, malgrado ogni possibile impegno, una nuova occasione di comunione, affidandosi, in ciò, alla sorte, e agli dei tutti, allo scopo di stabilire i tempi, i luoghi e i modi nei quali avrebbero potuto concedere loro tutto ciò.
Tempi, luoghi e modi, quelli imperscrutabili, fino a quel giorno, a qualunque mortale, che in quello stesso momento, nel veder proposta, allo sguardo dell'uomo, l'immagine di quella giovane donna, ormai indubbiamente tale al di là di ogni ragionevole dubbio, non avrebbero più dovuto essere ulteriormente attesi.

« Be'Sihl! » gridò, quasi, Camne, nel ripetere la precedente esclamazione ora con incontenibile entusiasmo, così come anche dimostrato dallo slancio con il quale ella si gettò a braccia aperte contro di lui, con l'affetto che avrebbe potuto esserle proprio nei confronti di un amato parente, o forse più ancora « Be'Sihl… sei davvero tu! »

Con un piacevole viso a forma di cuore, or non più caratterizzato, semplicemente, da una ingenuità virginale e infantile, quanto da una luce di maliziosa e matura comprensione del mondo e delle sue regole, espressa alla perfezione dai suoi sempre immensi e sempre magnifici occhi verdi; ella non avrebbe dovuto essere riconosciuta qual poi sì mutata, seppur inevitabilmente diversa dalla quasi bambina che, tanto tempo prima, aveva affiancato la donna guerriero in un ruolo quasi d'apprendistato, poi altresì conquistato, in maniera trasparente e ufficiale, da parte del giovane Seem, con il proprio ruolo di scudiero per la guerriera più famosa di quell'angolo di mondo. I capelli della fanciulla, contraddistinti da una tonalità di rosso estremamente intensa, erano ancora gli stessi anche nella giovane, se pur, ora, non più lasciati ricadere sulle sue spalle e lungo la sua schiena lunghi e fluenti, a esaltarne la femminilità, ma composti in un taglio più castigante, in effetti non più lunghi rispetto a quelli della propria salvatrice di un tempo, e pur, a differenza della massa scomposta e disordinata propria del cespuglio abitualmente caratteristico della mercenaria, in lei mantenuti ordinatamente pettinati, ad arricciarsi, appena, in maniera naturale, al di sopra delle sue spalle, verso l'esterno. Più in basso, al di sotto del tornito e delicato collo, ancor definito nelle proprie forme da una pelle candida, perlacea, di una tonalità probabilmente non dissimile da quella di Midda e, in questo, incapace ad abbronzarsi nonostante l'impietosa azione del sole in suo contrasto, soprattutto nella vita da marinaio che, alla fine, ella aveva voluto abbracciare qual propria, il suo corpo non si sforzava di nascondere la propria conquistata maturità, esaltando le forme non eccessive, e pur piacevolmente sode, dei suoi seni contenuti all'interno di sin troppo poca stoffa bianca, bordata in nero nelle proprie curve superiori, e in rosso nel laccio inferiore, lì stretto a mantenere il tutto in posizione; della sua sottile vita, lasciata completamente scoperta dalla presenza, o, per meglio dire, dall'assenza di una minuscola casacca di stoffa ancor bianca, e pur conformata a coprirle, appena, le spalle e la parte superiore della schiena, lasciando nudo tutto il resto; e dei suoi fianchi, piacevolmente arrotondati nelle giuste proporzioni, e per nulla castigati da brache di stoffa blu, perfette a fasciarne le forme senza nulla, di esse, nascondere.
In tale quadro, troppo semplice sarebbe stato intuire come la falsa casacca posta a protezione delle sue spalle, così come i sandali indossati ai suoi piedi, avrebbero dovuto essere lì riconosciuti qual presenti sol in conseguenza al suo estemporaneo sbarco, dal momento in cui ella, così come ogni altro marinaio, difficilmente avrebbe mantenuto tanto abbigliamento addosso al proprio corpo nella quotidianità della propria vita di bordo, contraddistinta da canoni estetici, derivanti da ragioni pratiche, ben diverse da quelle che avrebbero richiesto a una giovane e graziosa dama suo pari di indossare lunghe gonne ricche di fronzoli a completamento di vesti non meno elaborate e tutt'altro che agevoli da condurre seco.

« Camne… che gli dei ti benedicano. » commentò Be'Sihl, ricambiando l'abbraccio impostogli e, in ciò, sforzandosi di riprendersi dallo stupore per quell'incontro tutt'altro che previsto o prevedibile, non in termini generali, non in un momento qual quello da lui lì vissuto, se pur apprezzabile, con il senno proprio del poi, qual non meno che perfetto nella propria occorrenza, così come ricercata dall'attenta pianificazione strategica di Desmair « Sei cresciuta, bambina mia… diamine se sei cresciuta! » soggiunse, privo di qualunque malizia in tal affermazione, più vicina a quella di un padre che a quella di un possibile spasimante per lei.
« Tu invece sei rimasto sempre lo stesso! » sorrise ella, ritraendosi ancora illuminata in volto da un entusiasmo quasi contagioso nella propria allegria, che non poté ovviare ad attrarre l'interesse di qualunque figura lì presente attorno a loro « Che bello rivederti, per Tarth! » asserì, coinvolgendo in tal senso la più importante divinità tranitha, signore dei mari, evidentemente ormai da lei accolto qual proprio, nella prolungata frequentazione di quei territori meridionali pur tanto lontani dalla sua isola natia « Cosa ci fai a Moniath? E Midda come sta?! E' forse anche lei qui con te? Sarebbe meraviglioso se ci fosse anche lei! »

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