11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 21 dicembre 2011

1432


« G
iacché, seppur tu mi abbia amato,
con sì tanta, devastante passione
con straordinaria abnegazione,
non un principio del nostro Creato
ha da considerarsi cancellato.
Sol un'esistenza a tutti è data
per esser vissuta e non sprecata,
e chi sua vita ha sperperato
d'alcun dio possa esser salvato.
A nulla è quindi valso morire,
non, di certo, per a me apparire,
a me che, chiunque, rendo dannato. »

Altri due… e poi due ancora, furono coloro che, sufficientemente arditi, o sufficientemente sciocchi, vollero ricercare un qualche genere di rapporto con colei che, ormai, non tanto della Guerra, quanto ancor più della Morte sembrava essersi eletta incarnazione terrena, rappresentante umana presso i mortali e, in quello specifico contesto, presso tutti i pirati impiegati a bordo di quella nave, di quel vascello che, nel sangue del proprio stesso equipaggio, stava da lei venendo benedetto… o, forse, e più propriamente, maledetto. E nel momento in cui, con non maggiore pietà rispetto ai coloro che li avevano preceduti, la Figlia di Marr'Mahew li scaraventò a confronto diretto con le proprie divinità, nel momento in cui le loro vite vennero repentinamente troncate, non concedendo loro, forse, neppure l'occasione di elaborare l'impellente fine, la mercenaria non poté ovviare ad assaporare il piacere di quelle singole morti, non in quanto tali ma, piuttosto, in quanto testimoni del proprio successo, espressione trasparente della propria non ancora perduta capacità volta a combattere, e a vincere, a tutela della propria libertà, del proprio diritto alla vita, troppo spesso, dai più, speranzosamente negatole. Una soddisfazione, la sua, che se anche qualcuno avrebbe potuto definire brutale, segno evidente di uno spirito barbaro e alieno alla civiltà, ove meritevole di essere definita tale; la maggior parte di qualunque altro eventuale e ipotetico suo giudice, animato da una minore ipocrisia e da una più sincera relazione con i tempi per tutti loro odierni, in un'epoca nella quale, oggettivamente, il valore considerato qual intrinseco di una vita umana non solo sarebbe stato ampiamente sufficiente a giustificare la prematura dipartita di un proprio avversario, ma, ancor più, non sarebbe stato adeguato a negare il pagamento, a compenso di tale perdita, di un soffio d'oro, o ancor meno. Alcuna colpa, pertanto, le sarebbe potuta essere addotta qual propria in conseguenza di tale strage, in quel momento non priva di ragioni, ove, in caso contrario, anzi, difficilmente un suo atto di clemenza a difesa della sopravvivenza dei bruti a lei offertisi innanzi sarebbe stato apprezzabile o, ancor meno, comprensibile.
E nel crescente arrossarsi della sua pelle, per effetto del sangue che, copioso e abbondante, continuò a riversarsi su di lei in una misura della quale, solo nel cuore di una battaglia, in zona di guerra, si era abituata a essere ricoperta, nuovi versi di quella ballata, nuove strofe di quel drammatico e impossibile sentimento d'amore fra la Morte e un mortale qualsiasi, riecheggiarono nelle sue orecchie, cantante dalla sua stessa voce, per quanto mute le sue labbra si stessero lì proponendo…

Algida, in tanto lento scandire,
in sì triste condanna proclamata
per chi l'aveva tanto adorata
e or sapeva pronto a partire,
Ella non si negò di apparire
non perché priva d'ogni compassione,
indifferente alla dedizione,
ma perché di dover troppo soffrire,
di dover per l'eternità patire
allora giustamente timorosa:
meglio quindi risultar altezzosa
anziché debolezza esibire.

Suo malgrado, nell'essere abituata a ricercare nelle note delle canzoni della sua infanzia e giovinezza occasione di distrazione nei momenti peggiori, così come nelle serate più noiose, ella non ebbe possibilità, per quanto, probabilmente, ne avrebbe avuto ampiamente motivo, di porre in dubbio l'origine di quelle note, non attribuendole a se stessa, alla propria confusa mente vittima degli effetti di una droga sconosciuta, quanto, e piuttosto, a una diversa fonte. Una fonte, spiacevolmente, tutt'altro che difficile da riconoscere nella propria identità, tutt'altro che complicata da individuare nella propria unicità, dal momento in cui, escludendo se stessa, e la propria voce, quali protagoniste di tutto ciò, solo una ben delineata alternativa avrebbe dovuto e potuto essere presa in esame: quella che, nella fattispecie specifica di quell'occasione, di quella propria disavventura, qual mai altrimenti sarebbe potuto essere ricordato tutto ciò, ebbe modo di presentarsi innanzi a lei con la schiena quietamente appoggiata contro l'albero di maestra, nel mentre in cui le sue braccia si ponevano impegnate a circondare la forma di un magnifico zither, lasciando, non di meno, le agili dita della propria destra libere di pizzicarne le corde, con sapienza ammirevole, con abilità incantevole, a intessere le note di quella ballata insieme a una voce in tutto e per tutto identica alla sua… quella di sua sorella, della sua gemella, di Nissa Bontor.

« Che furia… che impeto! » esclamò la regina dell'isola di Rogautt, interrompendo, in quell'asserire, il proprio canto, e pur non permettendo alle proprie dita di arrestarsi sulle corde, quasi desiderasse riservarsi la possibilità di riprendere quanto prima il testo in tal modo rimasto incompiuto « Ero convinta che mi sarebbe stato concesso il tempo utile a concludere anche l'ultima strofa prima del tuo arrivo… e, malgrado tutto, sei riuscita a sorprendermi. » volle offrire maggiore chiarezza alle ragioni del proprio ultimo commento, per quanto, in maniera estranea a ogni possibilità di dubbio, nelle sue parole riecheggiasse tutto il proprio più vivido sarcasmo « E ora cosa vorresti fare, Midda? Cosa vorresti fare, mia indomabile metà?! Qual è il fine ultimo di tanto tuo sforzo?… dimmi, te ne prego! » la esortò, sorridendo al contempo amabile e terrificante, sensuale e orrenda, in tal espressione negando ogni possibile attribuzione di Morte alla propria controparte e richiedendola, prepotentemente, qual a sé appartenente.

Una domanda non sciocca, per quanto probabilmente avrebbe costretto la Figlia di Marr'Mahew a repliche soltanto retoriche, che vide la stessa mercenaria, lì ridotta al ruolo di prigioniera, dover prendere coscienza di quanto minimali sarebbero potute essere allora valutate le proprie possibilità di sopravvivenza su quale ponte, là dove un piccolo, ma agguerrito, esercito di pirati si era predisposto in sua attesa, capeggiato, in tal dispiegamento di forze, non tanto dalla propria reale antagonista, riservatasi una posizione da spettatrice, come la presenza di uno zither e non di un'arma nelle sue mani avrebbe esplicitamente evidenziato, quanto, e peggio, da colei che sino a prima di quella negativa evoluzione aveva creduto essere propria alleata, propria amica, e che pur, alfine, aveva ceduto al malefico fascino della sua gemella: Carsa Anloch.
E nel ritrovarsi, in tutto ciò, priva di qualche effettiva, concreta speranza di successo nella propria evasione, se solo avesse concesso battaglia a un numero a lei tanto superiore di avversari, e, ancora, alla stessa Carsa; Midda Bontor non ebbe possibilità di rendere proprie scelte strategiche particolarmente originali, straordinarie decisioni degne di essere ricordate dalla Storia, per quanto, nell'audacia che ancora volle rendere propria, il suo nome, la sua fama, non avrebbero potuto ritrovarsi a essere infangati, disonorati, dal momento in cui alcun'altro, a eccezione sua, sarebbe potuto essere sì folle da invocar salvezza in un gesto del genere… nell'impegnarsi in una breve, impetuosa corsa verso il limitare a lei più prossimo del vasto ponte di quel vascello al solo scopo di proiettarsi, stanca, drogata e per lo più ferita, nelle fredde acque del mare a loro circostante.

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