11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 22 dicembre 2011

1433


« A
udace. » sorrise la sovrana dei pirati, non palesando alcun concreto sentimento di sorpresa per il gesto appena compiuto dalla propria controparte, quasi tale risposta dalla medesima fosse quanto meno atteso, se non, addirittura, auspicato, qual giusta reazione alle proprie parole, alla propria provocazione per così come scandita quasi a tempo di musica, nel moto irrefrenabile delle proprie dita sulle corde dello zither « Lo è sempre stata… e, senza ombra di dubbio, lo sarà per sempre. »

L'incontro della mercenaria con l'acqua del mare, in un primo effimero istante, fu a dir poco doloroso, imponendo al proprio corpo, stanco e ferito, il contatto con una superficie a sé quasi estranea, aliena, con la quale difficile sarebbe stato auspicare la possibilità di una quieta relazione, di un sereno confronto: il mare, che pur per lei era sempre stato quanto di più prossimo al ventre materno, e il ciò incapace di imporle offesa, di offrirle danno, non l'accolse con quel calore, con quella generosità che ella si era attesa di ritrovare in esso, lasciandola, in ciò, profondamente turbata, addirittura disturbata da troppa diffidenza così rivoltale.
Fortunatamente, tale inimicizia, simile diffidenza destinatale, si dimostrò sol qual questione di un fugace momento, di un evidente disorientamento da parte del mare stesso, o forse della sua mente confusa, che li videro presentarsi l'uno all'altra quali perfetti estranei, salvo, immediatamente, ritrovare la confidenza e la complicità di un tempo, per loro caratteristica irrinunciabile, intrinseca della propria stessa reciproca natura. E così, per quanto il sale disperso all'interno di quelle acque, non avrebbe potuto evitare di bruciare la ferita aperta sul fianco della donna, quello stesso bruciore si impose, nel confronto con la sua mente, qual simbolo di rigenerazione, riprova di una guarigione ancor possibile per lei, ove in assenza di dolore solamente la morte sarebbe potuta essere propria del suo stesso futuro. Ancora, inoltre, l'iniziale gelo avvertito qual proprio di quelle acque si tramutò, immediatamente, non in un fattore avverso, quanto, e piuttosto, in una dimostrazione di premura a lei rivolta, addirittura imposta, nell'offrire alle sue membra, alla sua pelle resa lurida dall'orrore di quei giorni, settimane, forse mesi, un'occasione utile a tergersi, a ritrovare la propria freschezza, la propria libertà, alleggerendosi non solo dal peso del sangue con il quale ella si era ricoperta, ma anche, e ancor più, da tutta la sozzura conseguenza della prigionia della quale era rimasta vittima.
Meravigliosa, pertanto, fu la sensazione finale che caratterizzò quella ritrovata comunione fra la Figlia di Marr'Mahew e il mare che, per lei, era sempre stato un amico fidato, un instancabile amante, un affettuoso compagno, forse l'unico dimostratosi realmente in grado di comprenderla e apprezzarla e, ciò non di meno, prima vittima dell'azione vendicativa della sua gemella, che all'esilio da tutto ciò l'aveva costretta. Una condizione di pace, psicologica e fisica, uno stato prossimo alla beatitudine, qual raramente le sarebbe potuto essere proprio, nel quale ella non poté che riconquistare fiducia per se stessa, per il proprio fato che, malgrado quanto avvenuto e quanto ancora sarebbe potuto avvenire, non sarebbe più apparso tanto cupo, tanto privo di speranza qual pur, finanche in quell'ultimo momento, era pur apparso essere.

« Tiratela su. » comandò il primo riferimento per tutti i pirati di quella nave, la voce che ognuno di essi avrebbe ascoltato al di sopra di qualunque altra e alla quale avrebbe ubbidito sempre e comunque, persino in aperta violazione agli ordini del loro formale riferimento a bordo di quel veliero, del loro capitano ufficialmente riconosciuto qual tale forse solo in grazia al beneplacito della stessa regina « Non sia mai che si possa illudere di poter realmente fuggire… »

Prima ancora che Midda Bontor potesse, in conseguenza al proprio tuffo, utile a definire una propria volontà d'evasione, di fuga e di riscatto dalla propria condizione di prigionia, dalla condanna su di lei imposta da quella propria antagonista nelle fattezze della quale avrebbe dovuto ancora riconoscere la propria immagine riflessa, il volto della propria un tempo tanto amata sorella, e che pur, ormai, non più qual tale riusciva ad apparire al suo sguardo, ogni sogno di libertà, ogni promessa di riconquistata autodeterminazione, le venne violentemente sottratto dall'imporsi improvviso, in contrasto al proprio corpo, a ognuna delle proprie membra, delle fitte maglie di una ruvida e spessa rete, precipitata sul suo capo e, subito, richiusasi a imprigionare le sue forme, le sue braccia e le sue gambe, le quali, continuando obbligatoriamente a muoversi per riuscire a concederle stabilità all'interno di quell'universo marino, non fecero proprio altro effetto che non quello di ridurre a dimensioni sempre inferiori, sempre più opprimenti, le spire di quell'ignobile avversario.
Figlia di pescatori, nipote di pescatori, nella propria infanzia cresciuta qual prossima a divenire pescatrice a sua volta, ella non avrebbe dovuto riservar quali proprie particolari esitazioni nel confronto con una rete da pesca, conscia di quanto ogni proprio sforzo in contrasto alla stessa si sarebbe poi rivoltato a proprio discapito. Purtroppo per lei, in una condizione qual la sua, difficile, se non impossibile, sarebbe stato mantenere immutato il pulsare del proprio cuore e, in conseguenza a ciò, la pressione del proprio sangue nelle tempie così come nei polsi; difficile, se non impossibile, sarebbe stato riuscire a riservarsi razionalità sufficiente a riconoscere di dover mantenere nel proprio cuore il gelo abitualmente caratteristico dei suoi occhi, in ciò non temendo la propria condizione ma, anzi, affrontandola con la quella stessa "misura" propria anche del suo nome. Ma in parte per gli effetti della droga, in parte per la stanchezza ancora imperante su di lei, in parte, e sinceramente, per il timore nel confronto con colei che l'avrebbe attesa a bordo della nave dalla quale aveva cercato libertà, la mercenaria non riuscì a imporre al proprio corpo quiete sufficiente a ovviare alla morsa di quelle solide maglie.
Dall'abbraccio delle acque sue amiche, sue protettrici, ella venne così strappata come una bimba dall'unione con la madre tanto amata, venendo sollevata di peso, con energia, al di sopra della superficie del mare e, in tale percorso, senza eccessiva premura, sbattuta violentemente contro lo scafo della nave, contro quel legno solido come pietra, nell'impatto con il quale non poté che ritrovarsi tramortita, in misura persino maggiore di quanto già non si sarebbe potuta definire. E, in simili condizioni, non le venne neppure concessa opportunità di rivolgere un fugace pensiero a quei pugnali ancora infilati nella propria cintola, con i quali, forse, avrebbe potuto sperare di riconquistare, ancora una volta, quell'instabile, altalenante condizione di libertà da lei da sempre cercata, e ora tanto crudelmente negatale: quelle lame, quel metallo che pur avrebbe potuto rappresentare per lei una chiave utile ad aggirare i vincoli così nuovamente impostile, fu completamente dimenticato, obliato, quasi neppur posseduto, così come, dopotutto, non meno escluso dalla sua mente, dalla sua attenzione, fu l'intero Creato a lei circostante.
Ineluttabile conseguenza di tutto ciò, quindi, fu veder alfine rigettata la famigerata Figlia di Marr'Mahew qual un'inanimata bambola di pezza sul ponte del vascello, lì scaraventata ormai inerme, priva della stessa straordinaria combattività che pur l'aveva caratterizzata in contrasto a ogni propri avversario, non solo nel corso della propria intera vita ma, anche, di quel proprio appena vanificato tentativo di evasione, lì ormai impossibilitata a qualunque movimento e, ancor peggio, inconsciamente prostrata innanzi ai piedi della propria stessa carceriera, la quale, con assoluta serenità, con totale noncuranza verso di lei, quasi non fosse neppure, realmente, lì presente, riprese il canto precedentemente interrotto, per concluderlo nella propria ultima strofa, negli ultimi versi prima estemporaneamente taciuti…

E per quanto fosse desiderosa
di un amore mai conosciuto
di un sentimento mai vissuto,
Ella s'impose d'esser giudiziosa,
non per sé stessa misericordiosa,
ove, suo malgrado, già ben cosciente
di come tal gioia pur attraente
verso sorte triste e dolorosa
e mai, credetemi, vittoriosa
condotta l'avrebbe spietatamente.
Una fine non degna certamente,
non per Lei, non per Morte gloriosa!

Nessun commento: