Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
mercoledì 6 settembre 2017
2300
Avventura
046 - Il viaggio continua
Quando Ragazzo, posto di guardia al portellone verso la stiva, vide sopraggiungere il capitano in persona, accompagnato per l’occasione da Mars, ebbe a temere il peggio. Sebbene, di preciso, egli non avesse idea di quanto stesse accadendo, essendo fondamentalmente stato rimbalzato dalla cucina a quella posizione di guardia con tanto di annesso rimprovero, da parte del proprio comandante, di aver mancato a essere laddove avrebbe dovuto essere e laddove, pur, ingenuamente e privo di qualunque colpa aveva ignorato di dover essere, giacché Duva, a dispetto degli ordini del capitano, non aveva richiesto il suo aiuto nelle operazioni di verifica della stiva; sapere quanto, all’interno della stiva, si fosse addentrata, in aggiunta al primo ufficiale e alla giovane ofidiana, anche il capo della sicurezza, non aveva chiaramente suggerito nulla di buono, così come, del resto, nulla di buono avrebbe potuto lasciar presupporre il fatto stesso che egli fosse stato lì mandato a sorvegliare, armato, una porta sigillata. Veder, allora, sopraggiungere anche il capitano in compagnia del capo meccanico, e lì sospingersi con sguardo serio, non poté che proiettare nella sua mente immagini decisamente poco gradevoli e, in verità, non poi così lontane dalla realtà dei fatti, nel presumere l’eventualità di un qualche abbordaggio, di un qualche nemico insidiatosi nei container della nave e, allora, dell’estrema ratio volta a veder Lange Rolamo ordinare a Mars Rani la separazione della coda di container dal resto della nave, per ragioni di sicurezza, in quella che, pertanto, sarebbe potuta equivalere alla condanna a morte per le tre donne là sospintesi, nell’ipotesi, tutt’altro che banale, che non fossero, comunque, già morte.
Fortunatamente, nel ritrovarsi così tragicamente vittima della propria non completamente infondata fantasia, Ragazzo ebbe comunque a trarre un sospiro di sollievo nel momento in cui, un istante dopo l’ingresso in scena dei primi due protagonisti, ebbe a sopraggiungere anche Be’Sihl. Per quanto, ancora una volta, il suo percorso mentale, il suo flusso di pensiero avrebbe potuto essere giudicato anche eccessivamente vivace nel proprio sviluppo, poter constatare anche l’arrivo, in quella sede, dello shar’tiagho, qual egli si era presentato nel definire la propria origine, e non tanto il proprio mondo d’origine quanto, e addirittura, un semplice regno all’interno di tale pianeta, non avrebbe potuto ovviare a rasserenare l’animo del mozzo: nel porsi più che consapevole, infatti, dell’evidente, profondo legame esistente fra lo stesso Be’Sihl e Midda Bontor, un legame in sola virtù del quale entrambi sarebbero stati pronti a compiere l’impossibile l’uno per la salvezza dell’altro, difficile, improbabile, forse e addirittura impossibile, sarebbe stato ritenere che, a prescindere da quanto stesse avvenendo nella smisurata coda alle sue spalle, il capitano della Kasta Hamina avrebbe potuto concedersi soluzioni drastiche, a discapito di chiunque, e soprattutto della donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, in presenza di quell’uomo, il quale, certamente, tutto e anche più avrebbe compiuto per garantire un domani alla propria compagna, alla donna da lui amata. E se certe storie che aveva sentito narrare avrebbero avuto a doversi considerare vere, il collare inibitore da lui perennemente indossato attorno al proprio collo, ad altro compito non avrebbe avuto a dover essere dedicato se non al mantenere sopito, all’interno del suo corpo e, in particolare, della sua mente, lo spirito di un semidio immortale, nel confronto con l’ira del quale, immaginava, non sarebbe stato certamente piacevole scontrarsi, motivo per il quale indubbiamente rischioso sarebbe stato allor tentare di scoprire sino e oltre a quali limiti egli avrebbe potuto decidere di sospingersi per il bene della propria amata.
Preoccupato dall’arrivo del capitano e di Mars, ma rasserenato, comunque, dalla presenza di Be’Sihl; Ragazzo ovviò lì a esprimere qualunque parola, nel non trovare nulla di particolarmente intelligente da poter dichiarare e nel limitarsi, pertanto, ad attendere che fossero i propri interlocutori a condividere quelle eventuali informazioni giudicate allor utili nel confronto con l’idea di una comune consapevolezza. E il primo a prendere parola, forse anche in maniera prevedibile, fu proprio l’ultimo arrivato, il quale, evidentemente privo di qualunque maggiore confidenza con gli eventi rispetto al giovane mozzo, non si imbarazzò a dimostrare tutta la propria ignoranza a tal proposito, nella speranza di potervi porre rapido rimedio…
« Capitan Rolamo… che accade?! » ebbe a questionare Be’Sihl direttamente alla volta dell’ufficiale in comando, al contempo per rispetto e per praticità, nel riconoscere razionalmente il medesimo qual colui che meglio di chiunque altro avrebbe potuto offrire qualche spiegazione.
« Clandestini a bordo. » replicò, senza tergiversare, il capitano, nel mantenersi fedele al proprio consueto approccio atto a condividere le proprie informazioni, la propria conoscenza, e, sovente, i propri pensieri, le proprie opinioni, con i membri del suo equipaggio, nella consapevolezza di quanto la ridotta dimensione di quella nave, e del numero di persone che lì quotidianamente vivevano, difficilmente avrebbero permesso a qualunque segreto di restare a lungo tale, non, quantomeno, senza creare in ciò più problemi di quanto, probabilmente, la verità avrebbe potuto compiere al suo posto, nelle barriere psicologiche che questo avrebbe ineluttabilmente creato fra uomini e donne che, fra loro, avrebbero avuto a doversi intendere più prossimi di fratelli e sorelle, uniti da una comune sorte, tanto nel bene, quanto nel male « Non so ancora come siano saliti a bordo, o cosa possano volere. Duva, Midda e Lys’sh hanno provato ad affrontarli, ma il nostro primo ufficiale è rimasto ferito… e la tua compagna ha saggiamente deciso di ripiegare. »
« Duva come sta…? » domandò l’ex-locandiere, dimostrando sincera apprensione per l’ex-moglie del capitano, forse e persino in misura maggiore rispetto al medesimo, per quanto improprio sarebbe stato esprimere qualunque giudizio a tal riguardo.
« Purtroppo non so più di quanto non ti abbia appena detto. » scosse il capo Lange, stringendo appena le labbra e piegandone le estremità verso il basso, in una smorfia di disapprovazione « Credo, comunque, che se la situazione fosse stata particolarmente critica, Midda me lo avrebbe comunicato. » soggiunse, sforzandosi di razionalizzare la situazione e, in tal senso, di non concedere spazio di manovra a particolare emotività nel confronto con quella particolare notizia, a chiara dimostrazione di quanto, probabilmente, anch’egli avrebbe avuto a doversi riconoscere qual preoccupato per ciò, e, comunque, consapevole di quanto, qualunque sentimento di ansia, allora, non gli avrebbe garantito alcun particolare vantaggio, lì quindi impegnato a ovviare a lasciarsi dominare dalla confusione degli eventi « Sbaglio…? »
« Assolutamente no. » escluse rapidamente l’interlocutore, sia per concedere all’altro la risposta da lui ricercata, sia, comunque, motivato da una sincera fiducia a tal riguardo, laddove, se il primo ufficiale avesse riversato in condizioni gravi, difficilmente Midda avrebbe minimizzato la questione, ponendo, in tal maniera, la sopravvivenza della propria amica in dubbio.
Ovviamente, accanto a tal riflessione, Be’Sihl non avrebbe potuto ovviare a ponderare anche sul fatto che, se tutto fosse stato comunque realmente trascurabile, se Duva non fosse stata ferita in maniera tutt’altro che superficiale, difficilmente la sua amata avrebbe tanto banalmente rinunciato al conflitto, alla battaglia con i loro ancor ignoti aggressori, concedendosi sì tempo e opportunità per meglio organizzare un nuovo attacco a loro discapito ma, parimenti, concedendo loro egual tempo e opportunità per meglio organizzarsi, e trasformare quell’azione, già probabilmente tutt’altro che improvvisata, in qualcosa di ancor più temibile, ancor più potenzialmente letale per tutti loro.
In questo, quindi, soltanto la presenza di una ferita realmente degna di tale nome avrebbe sospinto colei nota come Figlia di Marr’Mahew a cedere estemporaneamente il passo al nemico, in una ritirata che, entro certi versi, avrebbe potuto assumere persino il sapore di un’estemporanea sconfitta. Ma, a tal riguardo, egli aveva preferito tacere nei confronti del capitano della Kasta Hamina, nel comprendere quanto, probabilmente, anche egli avrebbe avuto a dover essere considerato già intimamente giunto a una simile conclusione e, in tal senso, ribadire un concetto già noto null’altro avrebbe condotto se non a un’inutile pena da parte sua, nell’attesa del comunque auspicabile prossimo arrivo delle tre donne.
Un teso momento di silenzio ebbe così a calare al di sopra della scena lì propostasi, con i quattro uomini in laconica attesa del ritorno delle tre donne rappresentative del loro principale contingente d’assalto. Una quiete nel confronto con la quale lo sguardo di Lange Rolamo non poté ovviare a incrociare, alternativamente, quello di tutti i presenti, ivi compreso anche Ragazzo. E proprio nei confronti di quest’ultimo, egli non poté allora ovviare a voler riprendere parola, consapevole, dell’ingiustizia spiacevolmente imposta a suo discapito…
« Ragazzo… » prese quindi egli voce, arrestandosi poi nell’incertezza su come meglio impostare il resto della frase, non perché non fosse avvezzo a riconoscere i propri sbagli, le proprie mancanze, le proprie colpe, quanto e piuttosto perché, obiettivamente, in quel frangente, con il senno di poi, quanto accaduto non avrebbe potuto ovviare a essere giudicato addirittura infantile nei suoi riguardi, avendo scaricato, inavvertitamente, ogni tensione a discapito del giovane mozzo.
« Sì, signore. » rispose prontamente l’interpellato, a lui offrendosi con una genuinità, disarmante, tale da aggravare ulteriormente il senso di colpa dell’altro, laddove, al di là di quanto occorso, alcuna nota negativa avrebbe potuto essere intesa da parte sua, evidenza di un pur comprensibile rammarico per l’ingiusto rimprovero destinatogli.
« Perdonami per prima. » asserì, onesto nella propria richiesta di scuse, esprimendosi in tal senso non tanto in conseguenza a un qualche vano imperativo di retorico perbenismo, quanto e piuttosto derivante dalla sincera consapevolezza di quanto accaduto e delle ragioni che lo avevano sospinto a prendersela impropriamente con lui « In verità, ero arrabbiato con Duva perché le avevo richiesto esplicitamente di richiedere la tua presenza in aiuto a lei e a Lys’sh nella verifica dei container, prima ancora che tutto degenerasse… ed ella, ovviamente, ha preferito ignorare la mia richiesta per semplice ripicca. » argomentò, scuotendo appena il capo « Ciò non di meno, probabilmente, è stato meglio così, giacché, se tu fossi stato lì presente con loro, avresti potuto rischiare di essere aggredito… »
« Non si preoccupi, capitano. » minimizzò, quasi in imbarazzo, Ragazzo, non attendendosi alcuna spiegazione o richiesta di scuse per quanto accaduto, evento che, in verità, era occorso senza il benché minimo clamore, tale da giustificare tutto quello.
Considerando in tal modo conclusa la questione, Lange Rolamo si limitò ad annuire in direzione del mozzo, riprendendo ad attendere, in quieto silenzio, l’arrivo delle tre donne, con la speranza, a prescindere da quanto fosse accaduto, di avere ancora possibilità di prendersela con la propria ex-moglie, rinfacciandole, fra le tante cose, anche quella di averlo spinto, in maniera del tutto immotivata, a prendersela con il povero Ragazzo.
martedì 5 settembre 2017
2299
Avventura
046 - Il viaggio continua
Il primo istinto, per l’Ucciditrice di Dei, sarebbe stato quello, allora, di incalzare ulteriormente i propri avversari, non concedendo loro opportunità di tregua e, un tentativo dopo l’altro, arrivando a comprendere la maniera più opportuna per eliminarli.
Nell’ascolto dell’inebriante violenza dell’adrenalina che, in tutto ciò, la stava ammaliando, qual una deliziosa promessa d’amore, difficilmente il suo spirito guerriero le avrebbe concesso opportunità utile a prendere in esame una qualche opportunità alternativa al proseguo di quella caccia, qual, in fondo, quella battaglia avrebbe potuto allor divenire, allo scopo di stanare una a una tutte quelle dannate creature e ucciderle, in un modo o nell’altro. In ubbidienza a tutto ciò che, della sua vita, era stato fondamento, il richiamo della guerra, medesima incarnazione umana della quale, e ancor più progenie mortale della quale, ella si era abituata a vedersi considerare, sarebbe apparso alla sua mente, al suo cuore e al suo animo, qual qualcosa di straordinariamente soave, trascinandola, quasi qual leggendaria sirena, negli abissi più profondi della propria stessa natura, nel rispetto di cui ella altro non avrebbe voluto compiere se non una vera e propria carneficina, dimostrando ancora una volta a se stessa e a chiunque altro, mortale o immortale, umano o divino, quanto ella mai si sarebbe piegata innanzi a un nemico, nel confronto di un avversario, indipendentemente dalla sua forza, dalla sua resistenza o, peggio, dalla sua supposta immortalità o invulnerabilità, ristabilendo sempre la propria autodeterminazione su ogni cosa. Tale avrebbe avuto a dover essere riconosciuto l’impeto che, da sempre, l’aveva contraddistinta; tale una fra le ragioni più sincere, più oneste, di tutto ciò che ella aveva compiuto nel corso della propria vita, di tutte le proprie imprese, di tutti i propri successi, di tutte le proprie battaglie, di tutto il sangue da lei versato: il fermo impegno a dimostrarsi libera, libera da ogni legame, libera da ogni vincolo, libera da qualunque destino predeterminato nella volontà di essere la sola artefice del proprio futuro. E a tutto ciò ella avrebbe volentieri offerto ascolto, se solo altri pensieri, altre priorità, non avessero allor preteso la sua attenzione, il suo coinvolgimento, or non per egoistiche motivazioni quanto, e piuttosto, per la ragione esattamente contraria.
Consapevole, infatti, ella avrebbe avuto anche a doversi anche considerare di quanto, laddove in tal battaglia, in simile caccia, avesse insistentemente impegnato le proprie energie, i propri sforzi, certamente in egual direzione, sospinta dal medesimo avviso, avrebbe allor agito anche la sua gemella di spirito, il primo ufficiale della Kasta Hamina, non potendo in alcuna maniera, non volendo per alcuna ragione, così come mai ella parimenti avrebbe agito, rassegnarsi alla ferita infertale e, in ciò, permettere a Lys’sh di accompagnarla lontana da quel teatro di guerra, in un pur dignitoso ripiegare in grazia al quale, se pur non avrebbe combattuto quella specifica battaglia, si sarebbe comunque garantita l’occasione di combatterne molte altre, nel proseguo della propria quotidiana esistenza altresì lì non garantito. Duva Nebiria, in tal senso, avrebbe avuto a dover essere considerata fin troppo simile a lei, animata dalle medesime pulsioni, dagli stessi desideri, nel cieco ascolto dei quali, nella quieta ubbidienza ai quali, indifferente persino alla propria stessa incolumità, certamente avrebbe votato in favore del proseguo della pugna, foss’anche, banalmente, a esigere vendetta per l’amor proprio, in quel contesto probabilmente ferito in misura allor maggiore persino rispetto al proprio stesso corpo. E se pur, nella propria vicinanza emotiva e spirituale alla compagna d’arme, a quella sorella nata a una distanza incalcolabile da lei e che le era stata concessa occasione di incontrare solo nella follia del fato per lei definibile qual vita, Midda non avrebbe potuto negare, in tutta onestà, di ben comprendere quanto potesse lì animarne le scelte; proprio per tale comprensione, per simile eufonia d’intenti e di spirito, ella non avrebbe potuto, parimenti, temere per il futuro della propria amica, non potendo tollerare per alcuna ragione, neppur nel confronto con l’assuefante azione dell’adrenalina sul suo corpo e sulla sua mente, l’idea di proseguire in quel conflitto laddove, ciò, avrebbe necessariamente significato trascinare seco anche lei.
Così, nell’indubbiamente sincero affetto che, in quell’ultimo anno, aveva avuto occasione di maturare nei confronti di Duva, non diversamente che nei riguardi di Lys’sh, la loro sorellina minore, l’Ucciditrice di Dei riuscì a porre freno alla propria istintiva brama di sangue e di morte, al seducente richiamo della guerra, per volgere la propria attenzione, il proprio interesse, verso la scelta tattica allor più opportuna. A tal fine, pertanto, ella, pur non rinfoderando la propria spada bastarda, nel non volersi impropriamente concedere all’aggressione di qualche avversario di diverso avviso rispetto alla sua idea volta a ritornare sui propri passi, mosse i propri gesti a riaprire un canale di comunicazione, or rivolto non tanto verso le proprie compagne d’arme, quanto e piuttosto verso il loro capitano, per concedergli rapporto con qualche minuto d’anticipo rispetto alla mezz’ora da lui a lei ordinata…
« Capitano. Parla Midda. » esordì, con tono fermo, a personale, intima riprova di quanto, allora, la sua scelta non avrebbe avuto a poter essere posta in discussione… e in discussione, ancor prima che da parte di chiunque altro, da parte sua « Abbiamo stabilito un primo contatto con i nostri clandestini: sono una specie aliena non meglio identificata e di natura indubbiamente belligerante. Duva è stata ferita. Ritengo opportuno rientrare affinché possa essere visitata dal medico e ricevere cure adeguate, nel mentre in cui, alla luce di quanto scoperto, si possa decidere in favore di una qualche diversa strategia di approccio con i nostri avversari. » dichiarò, senza urgenza nelle proprie parole e, ciò non di meno, senza neppur concedere al proprio interlocutore una qualunque possibilità di intervento nel corso di quel conciso resoconto « Approvi? » concluse, in una richiesta fondamentalmente retorica, giacché in alcun caso ella avrebbe mutato la propria decisione e, ciò non di meno, nel voler egualmente concedere al proprio superiore possibilità di esprimersi a tal riguardo, qual segno di rispetto nei suoi confronti.
« Il capo della sicurezza è Lei, Bontor. » sancì per tutta replica la voce del capitano della Kasta Hamina, risuonando attraverso il comunicatore « Se questa è la Sua valutazione sulla situazione, non sarò di certo io a esprimermi in senso contrario. Procedete. » confermò, offrendo la propria più completa approvazione nei confronti delle parole del proprio ufficiale tattico, soprattutto laddove, una volta tanto, ella non si stava esprimendo in favore di qualche azione sconsiderata, utile, soltanto, a contribuire a una qualche ulcera a suo discapito, quanto e piuttosto in favore di una decisione decisamente assennata, e tale da permettere di affrontare, allora, qualunque nemico si fosse schierato in loro contrasto, con maggiore senso critico.
Soddisfatta della retorica conferma del proprio comandante, laddove, obiettivamente, nulla di diverso ella avrebbe allora potuto attendersi, la donna guerriero iniziò a dirigersi verso la porta sfondata a separazione dei container sei e sette, riaprendo, in ciò, il canale di comunicazione per rivolgersi, nuovamente, verso le proprie sorelle d’arme…
« Lys’sh, Duva. Per il momento ripieghiamo. » annunciò loro, con tono quanto più possibile sereno, laddove, in fondo, quella decisione avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual frutto di una scelta compiuta a mente lucida e pacata molto più di quanto sarebbe potuta essere qualunque altra scelta « I carapaci di queste magnose sono indubbiamente resistenti… e procedere senza avere le idee più chiare nel merito di quante creature abbiano ad attenderci qui attorno equivarrebbe a correre un rischio inutile. » argomentò, senza ovviamente rivolgere il benché minimo accenno alla condizione del primo ufficiale, laddove, se solo avesse palesato quella qual la principale ragione alla base della sua scelta, si sarebbe quasi certamente ritrovata a dover discutere con la propria amica a tal riguardo « Iniziate a dirigervi in direzione del container cinque… vi raggiungerò. »
« Sicura di non voler proseguire…? » ebbe a chiedere la voce di Duva, cogliendo, evidentemente una nota disarmonica nel comportamento della propria miglior compagna di malefatte.
« Per il momento sarebbe una scelta fine a se stessa. » ribadì l’ex-mercenaria, scuotendo il capo « Avremo tempo per rifarci dopo aver riordinato le idee su qual ricetta abbia a essere considerata la più indicata per cucinare i nostri clandestini… » ironizzò, sorridendo sorniona.
lunedì 4 settembre 2017
2298
Avventura
046 - Il viaggio continua
Quando, alla fine, la Figlia di Marr’Mahew accettò di sciogliere la guardia e di considerare, almeno estemporaneamente, la battaglia posticipata, la prima preoccupazione che volle riservarsi fu quella di confrontarsi con le proprie compagne, attraverso il comunicatore, per renderle a propria volta edotte nel merito delle proprie recenti scoperte nel merito dell’identità delle loro antagoniste.
Dopotutto, una delle prime e più importanti regole non codificate della guerra che ella aveva avuto occasione di apprendere, fin dagli anni della propria fanciullezza, da quell’adolescenza che, a partire dai propri più innocenti esordi, aveva immediatamente votato al mare, alla ventura e alla battaglia, avrebbe avuto a dover essere considerata quella volta a porre in risalto l’importanza di conoscere il proprio avversario come prima e, sovente, fondamentale condizione per sconfiggerlo. Un precetto apparentemente semplice, e che pur mai avrebbe avuto a dover dare per scontato, a dover considerare ovvio, questo, con il quale ella aveva avuto a che fare per tutta la propria intera esistenza, dimostrandone più e più volte il valore anche attraverso la riprova concreta delle proprie vittorie, dei propri trionfi, in condizioni tali per cui, se non avesse avuto possibilità di conoscere, attraverso studi preliminari, di trattati, di leggende e, più raramente, di testimonianze, fossero queste ultime di prima mano o, anche e soltanto, per così come riportate da cantori e bardi, i punti di forza, e quelli di debolezza, dei propri antagonisti, probabilmente ella non avrebbe avuto la benché minima possibilità di sopravvivere, e di sopravvivere tanto a lungo da giungere alla propria più che rispettabile età, almeno nel confronto con i canoni caratteristici del proprio mondo natale e della propria particolare professione. E, ancora, di giungere a tale rispettabile età ritrovandosi contraddistinta, caratterizzata, onorata da tutta la gloria che, nel corso degli anni, aveva avuto occasione di accumulare lungo il proprio cammino, così come anche, e banalmente, evidenziato dai variegati nomi che le erano stati attribuiti più o meno ovunque ella avesse spinto i propri passi.
Più che conscia, pertanto, di quanto di fondamentale importanza avrebbe avuto a doversi giudicare la condivisione di quelle informazioni, anche nell’ordine di misura di voler realmente garantire alle proprie sorelle d’arme una qualche aspettativa di sopravvivenza a quella minaccia che aveva avuto già occasione di dimostrarsi di tutt’altro che trascurabile valore e che, per poco, non aveva tragicamente mietuto fra loro una vittima, la donna guerriero non esitò neppure per un istante a riaprire il canale di comunicazione con le compagne, e a esordire, in maniera estremamente diretta, dicendo loro…
« … magnose spaziali! »
Un allor probabilmente prevedibile istante di silenzio seguì una tanto apparentemente grottesca presa di posizione, sia per offrire alle destinatarie di quel messaggio di recepire il medesimo, sia per concedere loro di formulare una replica, sia, e soprattutto, per permettere loro di scendere a patti con l’idea di non aver frainteso quanto ella, pur, si era appena impegnata a scandire in maniera più che puntuale, all’esplicito scopo di ovviare a qualunque possibilità di fraintendimento.
Fosse stata, a scandire una simile asserzione, qualunque altra voce al di fuori di quella dell’Ucciditrice di Dei, per inciso, probabilmente quello stesso messaggio sarebbe stato allora interpretato qual la volontà di un giuoco, di uno scherzo, e di uno scherzo di cattivo gusto in un momento intrinsecamente drammatico, atto a offrire un’identificazione palesemente irreale delle loro misteriose antagoniste, con un impegno che pur mai avrebbe potuto essere apprezzato, fosse stato anche in assoluta e onesta buona volontà. Laddove, tuttavia, a dar voce a un tale teorema avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, e riconosciuta al di là di ogni possibile dubbio, proprio la voce della donna dagli occhi color ghiaccio, di colei che mai avrebbe sprecato il proprio tempo, e le proprie energie, in quel particolare frangente, per canzonare le proprie alleate, preferendo, piuttosto, in tal senso impegnarsi a discapito delle medesime avversarie, allor impossibile avrebbe avuto a doversi giudicare l’opportunità di una fola… impossibile, invero, in misura superiore a quanto avrebbe avuto a doversi riconoscere improbabile l’eventualità che quelle stesse parole potessero essere testimonianza di qualcosa di concreto.
Quando, pertanto, la voce di Lys’sh e quella di Duva tornarono a risuonare alle sue orecchie, fino a lei propagate in grazia allo straordinario strumento ricetrasmittente che, solo un anno prima, l’avrebbe completamente spiazzata, per l’incredibile opportunità da esso rappresentata e per la banalità con la quale, al contrario, tutti là fuori sembravano confrontarsi con esso; non meno che prevedibile, rispetto al silenzio così appena superato, ebbe a risultare il disorientamento da loro espresso, non tanto qual evidenza di una mancanza di fiducia per la loro interlocutrice o per le sue parole, quanto e piuttosto per quanto, in maniera paradossale, il destino sembrava aver loro riservato come controparti in un contesto già, di per sé, difficile da ricondurre a un qualsivoglia genere di raziocinio, nel non obliare alla consapevolezza di essere, allora, smarriti in un qualche punto non meglio precisato dell’infinito siderale.
« Magnose… spaziali?! » domandarono, quasi all’unisono.
« Magnose spaziali. » ribadì la mercenaria, accettando il reiterarsi di quelle parole nel poter ben immaginare quanto, allora, avessero a dover apparire folli… così come folle, almeno in un primo momento, era anche a lei stessa apparso tutto ciò « Non so come meglio descriverle: sono dei grossi crostacei assassini che potrebbero far gola alla maggior parte dei cuochi che conosco, e che, ciò non di meno, sembrano aver previsto di porre noialtre qual ingrediente principale del piatto del giorno. » esplicitò, non trattenendo il proprio consueto sarcasmo, anche e soltanto nella necessità di aiutare se stessa, e le proprie compagne, a meglio scendere a patti con tutto quello « La cosa ha per voi qualche significato…?! Io evito di esprimermi, dal momento che, fino a un anno fa, non avrei mai ipotizzato che una delle mie migliori amiche potesse avere l’aspetto di una conturbante donna rettile… con rispetto parlando, Lys’sh. »
« Apprezzo l’idea di essere definita conturbante… » replicò la voce dell’ofidiana, in riferimento all’accenno rivoltole dall’interlocutrice, per poi proseguire, in risposta alla stessa, dicendo « Però… no. Sinceramente non ho mai sentito parlare di magnose spaziali. Non che io conosca, o possa conoscere, l’infinita varietà di razze esistenti nell’universo, umanoidi e non. »
« Mi ritrovo, purtroppo, in accordo. » confermò la voce del primo ufficiale della Kasta Hamina, con palese disappunto per tutto ciò « E con “purtroppo”, ovviamente, intendo riferirmi all’obbligata ignoranza nel merito di quale genere di creatura possa essere identificata dalla descrizione da te così sintetizzata… » puntualizzò, a non permettere alcun fraintendimento sull’impiego di quel particolare termine, benché, né Lys’sh, né Midda, si sarebbero allor riservate qualsivoglia perplessità nell’attribuire il giusto valore a quell’avverbio, per così come lì impiegato.
« Poco importa. » sembrò voler minimizzare la donna guerriero, non volendo offrir spazio, in tutto ciò, a qualunque genere di colpevolizzazione per la comprovata, e condivisa, ignoranza fra loro nel merito di un più opportuno termine con il quale identificare quelle magnose spaziali, non laddove, quantomeno, il concetto non sarebbe comunque mutato « Ora, per lo meno, abbiamo idea di chi ci abbia attaccato… e ci resta, soltanto, da comprendere come sconfiggerle, dal momento in cui, devo ammetterlo, fino a questo momento non ho riportato particolare successo in qualunque mio tentativo d’offesa a loro discapito. »
« Il che potrebbe essere frainteso qual un modo elegante per dire che non abbiamo apparenti prospettive di successo a loro discapito… o sbaglio? » suggerì Duva, non desiderando apparire pessimista in quel momento, e, ciò non di meno, ritrovandosi evidentemente ancor psicologicamente provata dall’aggressione che aveva subito e dalla quale non era stata in grado di difendersi.
« La maggior parte delle creature che ho affrontato e vinto erano note per caratteristiche quali invulnerabilità, invincibilità, immortalità… » contestò, tuttavia, Midda, in tal senso non impegnandosi in una gratuita argomentazione ma in un concreto e sincero riepilogo della maggior parte delle proprie gesta, per così come vissute sino ad allora « … e vi posso garantire che non saranno dei crostacei troppo cresciuti a spaventarmi o, tantomeno, a fermarmi. Non oggi, né mai. »
(episodio precedentemente pubblicato il 18 maggio 2015 alle ore 7:20)
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