11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

sabato 9 settembre 2017

2303


Lange Rolamo tacque di fronte all’evoluzione che, allor, aveva avuto a prendere il discorso, coinvolgendo sostanzialmente tutti i presenti lì radunati e, con essi, fondamentalmente l’intero equipaggio, laddove Lys’sh era rimasta di guardia al portellone della stiva insieme a Ragazzo, Duva era stata ovviamente condotta in infermeria, e l’unico altro elemento del loro equipaggio, sua moglie Rula, era rimasta la sola in plancia, a monitorare la situazione esterna, laddove, al di là del pericolo interno, anche l’universo intero là fuori non avrebbe dovuto essere ignorato: un vero e proprio concilio, pertanto, il loro, all’interno del quale, nel rispetto dell’opinione di tutti, ognuno avrebbe avuto diritto a esprimere la propria visione sull’argomento, benché, alla fine, l’unica voce realmente discriminatoria su quanto avrebbe avuto a dover essere compiuto, o meno, sarebbe stata soltanto la sua, in quanto capitano e in quanto, in ciò, necessario riferimento per tutti, con gli onori, e gli oneri, che da tal ruolo sarebbero necessariamente derivati.
In tal senso, tuttavia, la quiete con la quale egli stava allor permettendo a tutti di esprimersi, e di esprimersi anche in possibile critica alla sua estemporanea, e sicuramente in tal maniera superficiale, analisi della situazione, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual dimostrazione di disinteresse, da parte sua, per le loro opinioni e i loro pareri, qual pur, tale, avrebbe potuto essere laddove, comunque, alla fine sua sarebbe stata l’ultima parola. No: al di là del proprio probabilmente non accomodante carattere e al di là di tutti i problemi di natura personale in riferimento ai suoi due ultimi matrimoni, e alla coesistenza a bordo di quella stessa nave, intitolata alla propria perduta prima moglie Kasta, della propria ex-moglie Duva nonché della propria attuale moglie Rula; Lange Rolamo non avrebbe avuto a dover essere spiacevolmente considerato il tipo di comandante che si sarebbe potuto disinteressare del parere degli uomini e delle donne al suo comando. Al contrario, così come anche Lys’sh, Midda e Be’Sihl, ultimi membri acquisiti di quella strana famiglia, avevano pur avuto già possibilità di constatare, di comprendere, e di apprezzare, il capitano della Kasta Hamina avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual uno fra i migliori esempi di patriarca, nella più elevata e autorevole accezione di tale termine, essi avrebbero potuto sperare di incontrare, e imbarcati al servizio del quale avrebbero potuto desiderare ritrovarsi. Non che egli fosse privo di colpe o scevro da difetti, caratteristiche proprie di qualunque creatura mortale e, per quanto noto a Midda, dall’altro della propria esperienza personale, anche immortale: ciò non di meno, egli avrebbe avuto a doversi considerare qual ben consapevole di tutte le proprie mancanze e i propri limiti e, ancor più, dedito a tentare, entro i confini delle proprie possibilità, di sfruttare tale consapevolezza proprio allo scopo di riuscire a essere il miglior capitano possibile per tutti loro.
Per questa ragione, Lange non intervenne ad arginare il proporsi di alcuno dei presenti neppure quando, in maniera forse inconsapevole, le posizioni da questi assunte, soprattutto sulla mancanza di importanza dell’eventualità di una trappola o meno, finirono quasi per assumere una nota di critica a suo riguardo, e all’importanza che egli aveva voluto attribuire alla questione e al possibile coinvolgimento, in tal senso, di Anmel Mal Toise. Una scelta motivata da diversi fattori, fra i quali: la consapevolezza di quanto, in fondo, l’ovvietà intrinseca nell’idea di dover trovare un modo di uscire dalla situazione in cui erano finiti non avrebbe avuto a poter essere giudicata priva di giusto valore; la ragionevolezza propria nel pensiero di quanto, allora, il suo eventuale orgoglio personale non avrebbe avuto a doversi anteporre agli interessi comuni e, soprattutto, all’interesse di mantenere una comune visione d’intenti; e, ultima ma non per questo meno importante, la certezza di quanto, se pur, in quel frangente, al resto dell’equipaggio la natura di trappola o meno di quella situazione avrebbe potuto apparire priva di particolare valenza, tale informazione per lui, per il loro capitano, sarebbe pur stata fondamentale, nel poter meglio discriminare, per il futuro, le loro azioni, le loro mosse, nella necessaria diversificazione fra le scelte che sarebbe stato utile compiere in assenza di una premeditazione per quanto stava lì accadendo e le scelte che sarebbe stato necessario compiere in presenza di un piano volto a condurli a quella trappola.
Un silenzioso esame, quello del capitano, che non avrebbe potuto non essere condiviso anche da parte del suo ufficiale tattico, per ragioni, per motivazioni, a lui del tutto assimilabili: anch’ella, del resto, pur non potendo negare la banalità intrinseca nella necessità, allora, di risolvere il problema presente allorché premurarsi in maniera eccessivamente prematura di quanto avrebbe potuto avvenire nel loro prossimo futuro; non avrebbe potuto parimenti ignorare l’importanza di agire, e reagire, in maniera diversamente commisurata nel confronto con l’ipotesi che tutto quello potesse essere frutto dell’ennesimo tentativo di Anmel Mal Toise di liberarsi di lei piuttosto che di una mera fatalità… rara, certamente, ma non per questo da doversi giudicare qualcosa più di una mera fatalità.
Così, quando Lange alla fine prese nuovamente voce in quell’improvvisato capitolo, egli avrebbe potuto inconsapevolmente vantare, quantomeno, già una persona completamente allineata alla sua linea di pensiero...

« Indubbio evidenziare quanto, a prescindere dalle condizioni a contorno, il nostro primo interesse abbia a essere individuato nel riuscire a risolvere i problemi immediati… e i problemi immediati rappresentati dall’impossibilità a raggiungere lo sfasamento quantistico per poter proseguire il nostro viaggio a una velocità superiore a quella che ci vedrebbe morire in quest’angolo di universo se non di fame, quantomeno di vecchiaia; nonché dalla presenza a bordo di quelle creature, chiunque o qualunque cosa esse siano. » ebbe a voler offrire comprensibile ragione alla volta della cuoca e del meccanico, salvo poi aggiungere « Ciò non di meno, laddove questi problemi avessero a essere giudicati quali sintomi e non cause, sarebbe per noi utile estendere la nostra comprensione della situazione entro termini più ampli… e utili, quantomeno, a comprendere se, sul nostro viaggio attuale, così come su possibili viaggi futuri, abbia a dover essere riconosciuta qual gravante una qualche nefasta ombra piuttosto che mera sventura. Non che, fra le due possibilità, possa essere facile per me riuscire a individuare a quale rivolgere le mie speranze. » sottolineò, non potendosi negare, da buon marinaio, una certa dose di superstizione e, in questo, nel non riuscire a trovare soluzione al dilemma così proposto, fra Anmel, da un fronte, e la malasorte, dall’altro.

Onde ovviare a sovrapporre la propria voce a quella del capitano, Midda tacque di fronte a quelle parole, per quanto, nell’intimo del proprio cuore non poté mancare di analizzare quanto, benché sarebbe stata probabilmente ben lieta di poter accumunare l’immagine della regina Anmel a tutte le proprie sfortune, la sola, reale ed effettiva origine delle evoluzioni più negative del proprio destino avrebbero avuto a doversi ricercare unicamente in lei e in nessun altro, unica fautrice e, ancor più, autrice della storia della propria vita. Benché nata a sua volta marinaio, infatti, e nata marinaio in un mondo colmo di superstizione in qualsiasi aspetto di qualunque vita quotidiana; a differenza della maggior parte dei propri simili, ella non aveva mai ceduto ad alcuna facile banalizzazione a tal riguardo, fermamente considerando fola qualunque idea di destino, di fato, di sorte, e impegnandosi, altresì, in ogni propria azione, in ogni propria impresa, per quanto sovente persino folle, a dimostrare quanto, alla base dell’evoluzione stessa della propria vita non dio o dea, non altro concetto trascendentale avrebbe avuto a dover essere considerato coinvolto al di fuori delle proprie medesime azioni, delle proprie scelte che, giorno dopo giorno, ora dopo ora, istante dopo istante, avrebbero contribuito, in maniera straordinariamente complessa a definire il proprio intero futuro.
In tal senso, quindi, ella non avrebbe potuto considerarsi effettivamente d’accordo con quell’ultima asserzione del loro comandante, benché, nel comprenderne le motivazioni e il reale intento, non avrebbe potuto neppur considerarsi in disaccordo… non, per lo meno, in misura tale da potersi concedere occasione di interromperlo.

« Per questa ragione, chiedo a ognuno di voi non soltanto di impegnarsi ad affrontare quanto ci sta venendo richiesto di affrontare ma, ancor di più, a voler raccogliere, nel mentre di ciò, ogni indizio, ogni informazione utili a meglio discernere fra sintomo e causa, e a permetterci di individuare, eventualmente, la causa dietro a tutto questo. » proseguì e concluse, quindi, il buon Lange Rolamo, certando, in tal maniera, tanto la risoluzione dei problemi nell’immediato, quanto e comunque la comprensione della situazione sotto un punto di vista più amplio « Obiezioni…? »

venerdì 8 settembre 2017

2302


« … e questo è ciò che è successo. »

A concludere, in tal maniera, un breve resoconto in direzione del proprio capitano fu, seduta non nello stanzino da lui adibito a ufficio, quanto più comodamente nella mensa, il capo della sicurezza della Kasta Hamina, approfittando dell’occasione e del luogo per mostrarsi impegnata, nel contempo di ciò, a sorseggiare una bevanda da lei scoperta soltanto nel corso di quell’ultimo anno e, nel confronto con i benefici emotivi conseguenti alla quale, pur, non avrebbe potuto riservarsi particolare ragione di dubbio: la cioccolata.
In effetti, Midda aveva trovato qual semplicemente delizioso quello strano liquido scuro, amaro quanto sufficiente da non offrirle la nausea al pari di altre bibite effervescenti sovente abusate anche da quasi tutti i membri dell’equipaggio, e reso ancor più estasiante nell’aggiunta di polvere di cannella, tal da alterarne in maniera minimale, e pur sconvolgente, il sapore, definendone la più completa pienezza in termini dei quali, sinceramente, ella sarebbe stata posta in difficoltà a tentarne una qualche definizione. E, con buona pace del suo amato Be’Sihl, in quel momento ovviamente accanto a lei, ad ascoltarne il racconto e a riflettere, accuratamente, sul medesimo, la cioccolata avrebbe rappresentato anche un punto a forte favore della volitiva Thaare, la quale, senza la benché minima possibilità di fraintendimento, avrebbe potuto vantare una straordinaria abilità nel produrre simile bevanda in termini nel confronto con i quali, probabilmente, egli non sarebbe stato in grado di giungere… non, quantomeno, se ella non avesse accettato di condividere, con lui, le proprie conoscenze, i propri segreti. Eventualità, quella, che, tuttavia, allor sarebbe ineluttabilmente apparsa più improbabile persino di una quieta ritirata dei loro nemici e, contemporaneamente, della ripresa in piena operatività delle loro gondole motori, in misura piacevolmente utile a condurli al di fuori di quella spiacevole trappola nella quale, in effetti, non avrebbero potuto escludere di essere caduti.
Laddove, invero, un guasto al loro sistema di propulsione avrebbe potuto essere, malgrado tutto, considerato un evento spiacevolmente fortuito, raro nella propria occorrenza e, ciò non di meno, neppur così improbabile o, addirittura, impossibile; la concorrenza lì avvenuta fra tale sventurato incidente e la comparsa, a bordo della Kasta Hamina, di quelle ancor non meglio definite creature simili a magnose giganti, avrebbe dovuto essere considerata eccessivamente forzata per poter essere egualmente giustificata qual casuale: per carità, non ancor impossibile… ma, indubbiamente, estremamente forzata, al punto tale da non potervi destinare, sì gratuitamente, una qualche occasione di cieca fiducia. Motivo per il quale, chiunque, in quel momento, lì presente per ascoltarla, non avrebbe potuto ovviare a considerare quasi retorica una ineluttabile conclusione…

« Siamo finiti in trappola, quindi. » dichiarò Lange, storcendo le labbra verso il basso e serrando i pugni sul tavolo innanzi a sé, non la propria scrivania, ma la tavola da pranzo attorno alla quale l’intero equipaggio era solito riunirsi nelle occasioni di frugale convivialità « Qualcuno, consapevole della nostra rotta, ha agito con straordinaria precisione nel fermare i nostri motori in quest’angolo dimenticato della galassia, per darci in pasto a quelle creature… qualunque cosa esse siano. »
« Qualcuno con risorse indubbiamente elevate… » osservò il capo meccanico lì egualmente presente, offrendosi con approccio meno irremovibile rispetto al proprio capitano su tale, pur ovvia, conclusione « Riuscire a creare un campo di radiazioni cosmiche tale da sfasare le nostre gondole non è esattamente qualcosa di facile da creare… anzi… se mi posso permettere, non so neppure quanto abbia a potersi considerare fisicamente possibile da creare. » obiettò, non nella volontà di porre in dubbio quanto appena dichiarato dal loro ufficiale comandante, ma, piuttosto, per condividere in maniera quanto più possibile umile e modesta le proprie conoscenze in materia.
« Ciò non di meno, non dobbiamo dimenticarci che abbiamo una nuova avversaria… » replicò il capitano, dando riprova, malgrado il proprio approccio abitualmente conservatore, di essere sceso rapidamente a patti con quel nuovo concetto di realtà offerto loro dalla mera presenza di Midda e Be’Sihl nelle loro vite, con tutte le loro passate esperienze a contraddistinte da divinità e demoni, includendo, in tal annovero, la creatura ipoteticamente annidata all’interno della testa dello stesso ex-locandiere, presentata loro con il nome di Desmair, nonché la madre del medesimo, una sorta di tenebrosa divinità, o qualcosa del genere, introdotta loro con il nome di Anmel Mal Toise, in contrasto alla quale, accanto all’Ucciditrice di Dei, si erano già apertamente schierato nel loro recente passato, ragione per la quale tutt’altro che priva di qualsivoglia motivazione di vendetta a loro stesso discapito ella avrebbe avuto a doversi considerare « … e, per quanto, a oggi, personalmente non abbia avuto ancora riprova tangibile del temibile potere della stessa, non posso, e non voglio ignorare le parole con le quali la qui presente Bontor la descrisse alla nostra attenzione, per convincerci a desistere dall’idea di aiutarla. »
« La regina Anmel… » commentò l’ex-mercenaria, dando dimostrazione di aver ben colto il riferimento così offerto alla sua principale nemica, alla nemesi per porsi all’inseguimento della quale, del resto, aveva accettato di lasciare il proprio mondo sulle ali della fenice « Invero, non vi sono ragioni per escluderla dall’annovero delle possibili ragioni di quanto sta accadendo. »
« Ma neppure per includerla. » volle prendere voce Be’Sihl, intervenendo con tono grave nella questione, non potendo ovviare a provare un certo senso di disagio nell’essere posto a confronto con quel nome, forse in conseguenza al semidio intrappolato nella parte più recondita della sua mente, il solo che, a buon titolo, avrebbe potuto vantare minor simpatia per quella figura femminile anche rispetto alla propria amata, giacché sol per causa della medesima egli si era ritrovato intrappolato per lunghi secoli in una dimensione aliena alla loro, uscendone soltanto il giorno della propria morte… morte a lui condotta certamente per mano del suo stesso padre, il dio Kah, ma altrettanto certamente per volere della sua altra genitrice, Anmel appunto.
« E’ quanto stavo per dire. » acconsentì la medesima Figlia di Marr’Mahew, sorridendo dolcemente verso il proprio compagno a quel suo fugace intervento « Per quanto, infatti, buona parte delle nostre disavventure dello scorso anno si siano poi rivelate qual orchestrate, in maniera più o meno diretta, da parte di Anmel, pericoloso sarebbe attribuirle responsabilità per quanto sta accadendo tanto quanto non riconoscergliene la possibilità. » argomentò, a non far apparire quella propria rettifica qual un improprio tentativo volto a correggere una presa di posizione altrimenti troppo repentina « Per quanto ne possiamo sapere, laddove questo campo di radiazioni cosmiche non avesse a doversi considerare un fenomeno naturale, certamente la nostra comune nemica avrebbe a doversi ritenere la sola in grado di agire in maniera tanto straordinaria… così come giustamente evidenziato dal nostro capitano. » puntualizzò, passando con lo sguardo fra tutti i presenti a quel tavolo, a volerli tutti coinvolgere egualmente nella questione « Ciò non di meno, considerare questo campo di radiazioni cosmiche qual qualcosa di diverso da un evento naturale, in assenza di prove a tal riguardo, sarebbe quantomeno avventato… e ci costringerebbe a dover temere un nemico potenzialmente neppur coinvolto nell’intera faccenda. »
« Senza contare che, e scusate l’interruzione… » prese allor parola Thaare, lì ovviamente presente giacché alcun segreto avrebbe avuto ragione di sussistere a bordo della Kasta Hamina, non in termini generali, non nello specifico di quella loro particolare situazione « … in questo momento, Anmel o non Anmel, a noi cambia abbastanza poco. Sarò solo la cuoca, ma i nostri problemi, per come li vedo io, in questo momento sono soltanto due: i motori da far ripartire, e queste magnose giganti da arrestare, prima che possano prendere il controllo della nave. »
« Ben detto, Thaare! » approvò Mars, annuendo vigorosamente alle parole della donna, felice di poter constatare l’evidenza di un’altra persona giudicata, forse anche impropriamente, a sostegno della propria posizione, in termini che, in effetti, egli non aveva avuto ancora occasione di dichiarare e che pur tali avrebbero avuto a doversi considerare, alla luce di tutte le dissertazioni lì in corso « Alla fin fine, che questa sia o meno una trappola poco importa… l’importante è riuscire a uscirne. » tentò di meglio spiegarsi, cercando, in tal senso, di ricollegare quell’ultimo intervento al precedente.

giovedì 7 settembre 2017

2301


Per quanto la ritirata delle tre donne potesse star venendo condotta a velocità sostenuta, attraversare sei container per la loro intera estensione non avrebbe avuto a poter essere considerata una questione di poco tempo, motivo per il quale l’attesa dei quattro uomini ebbe a dimostrarsi decisamente più lunga di quanto alcuno di loro avrebbe potuto avere piacere avvenisse. Invero, nel particolare stato emotivo lì necessariamente imperante, si fosse quell’attesa anche protratta anche e soltanto per pochi istanti, sarebbe stata egualmente giudicata qual fondamentalmente interminabile, in una deriva incontrollata e incontrollabile fra la realtà e la percezione della realtà stessa, tale da far apparire un semplice battito di ciglia qual misurabile in lunghi e preoccupati minuti: in un contesto nel quale, ineluttabilmente, alcuni minuti di incertezza vennero loro imposti, tale tempo sarebbe allor parso perdurare per intere ore, o forse ancora più.
Non che, purtroppo o per fortuna, per Be’Sihl o per Lange fossero mancate, in passato, simili occasioni, nel confronto con il particolare carattere volto ad attrarre guai proprio tanto della Figlia di Marr’Mahew, quanto del primo ufficiale della Kasta Hamina. E non che, parimenti, per Mars o per Ragazzo una simile, passiva attesa fosse un’esperienza particolarmente inedita, non laddove, salvo rare eccezioni, non l’uno, non l’altro, avrebbero avuto a poter vantare un’appartenenza al contingente d’assalto di quell’equipaggio, in passato rappresentato, per lo più, dalla sola Duva e, ormai, estesosi a includere anche Midda e Lys’sh. Ciò non di meno, allora, forse complice l’essersi ritrovati spiacevolmente alla deriva nello spazio; nonché, sicuramente complice l’idea di poter essere isolati da ogni civiltà conosciuta a bordo di una piccola nave con chissà qual genere di avversario; nessuno dei quattro avrebbe potuto vantare quell’abituale serenità in sola grazia alla quale avrebbero potuto trascurare la silenziosa, e pressoché immobile, attesa loro imposta. E non fosse stato per il fatto che quasi la totalità dell’equipaggio avrebbe avuto a doversi allora considerare già lì convocato, francamente il capitano avrebbe volentieri fatto giungere, a tenere loro compagnia, anche il buon dottor Ce’Shenn, in termini utili a permettergli, ove necessario, di prestare immediato soccorso alla propria ex-moglie. Riconoscendo, tuttavia, di aver lì raggruppato, per diverse ragioni, già troppe persone, Lange Rolamo si costrinse a lasciar perdere l’idea di prendere contatto con Roro, del resto già posto in pre-allarme all’interno della propria indubbiamente originale infermeria.

« Forse dovremmo andar loro incontro… » suggerì Mars, non tanto per mancanza di fiducia in quelle tre donne, nella quieta consapevolezza di quanto, anche prese singolarmente, ognuna di loro sarebbe stata assolutamente sufficiente a ridurlo in fin di vita se solo ve ne fosse stata ragione, senza che, da parte sua, vi sarebbe potuta essere particolare occasione di salvezza « … ne caso siano state attaccate durante la ritirata. »
« In tal caso, qualunque nostra iniziativa potrebbe essere soltanto lor d’intralcio. » argomentò, con approccio straordinariamente razionale Be’Sihl, più che confidente con quel determinato genere di situazione e con l’evidenza di quanto, un loro pur benintenzionato tentativo di soccorso avrebbe facilmente potuto tradursi nella necessità, da parte delle tre donne, di soccorrerli a loro volta, a porre rimedio a una scelta tanto sciocca « Se mi posso permettere, consiglierei di mantenere le attuale posizioni e di confidare nel fatto che, presto, ci raggiungeranno… »
« Consiglio accolto e accettato. » annuì Lange, quieto in tale replica, probabilmente a sua volta più che confidente con la verità celata dietro le parole del proprio interlocutore, laddove, obiettivamente, nessuno fra loro avrebbe potuto eventualmente tener testa a qualunque cosa avrebbe potuto porre in difficoltà una squadra composta da elementi come Midda, Duva o Lys’sh, così come gli accadimenti di quell’ultimo anno avevano abbondantemente dimostrato « Portiamo pazienza… »

Per quanto rimasto allora in silenzio, a ovviare a gratuite polemiche, anche Ragazzo, la cui ammirazione per quelle tre donne avrebbe avuto a doversi considerare indubbiamente elevata, non avrebbe potuto dirsi così sereno come Be’Sihl o il capitano stavano volendo offrire dimostrazione di essere, nella loro scelta volta a insistere su una politica di passiva attesa allorché di attivo intervento: fosse dipeso da lui, probabilmente, la proposta del capo meccanico avrebbe immediatamente trovato consenso e li avrebbe visti, allora, già impegnati e impegnati a correre in direzione del settimo container, nella speranza di incrociare, in tale tragitto, le loro tre guerriere. Ciò non di meno, fiducioso della saggezza propria del loro comandante, il giovane mozzo ebbe a mantenere la propria laconicità, limitandosi a pregare, in cuor suo, affinché quello non avesse a dover essere il momento giusto per scoprire quanto fallibile, pur, Lange Rolamo avrebbe avuto a poter essere considerato, anche e semplicemente in virtù della propria natura umana.
Fortunatamente per Ragazzo, per Lange, ma anche per gli altri due lì presenti e, ancor più, per le medesime tre guerriere allor tanto faticosamente attese, pochi e pur interminabili minuti dopo, la voce di Midda tornò a presentarsi alla loro attenzione, in un annuncio attraverso il comunicatore posto sul muro, accanto al portellone di divisione con la coda della nave, in quel mentre ancor chiuso…

« Stiva… qui Midda! » gracchiò nell’interfono, in quello che, all’attenzione di tutti, non poté che apparire, malgrado tutto, qual un suono incredibilmente soave, tanto era stata l’attesa per quella manifestazione « Siamo appena entrate nel container uno. Dovremmo essere sole, ma attendete il nostro segnale prima di aprirci… e preparatevi a richiudere in fretta. »

E un semplice sguardo da parte del capitano permise al loro ingegnere capo di sentirsi allor autorizzato a prendere voce in risposta al loro ufficiate tattico, avvicinandosi, a tal fine, al pannello sito sulla parete…

« Midda… qui Mars, dalla stiva. » replicò pertanto, aprendo il canale in risposta « Ricevuto. Attendiamo il tuo segnale. » si limitò ad argomentare, nel non ravvisare la necessità di ulteriori commenti e, soprattutto, nel supporre, in tal frangente, qual potenzialmente sgraditi eventuali ironie o sarcasmi, qual pur non si sarebbe neppur allora negato, fosse e anche soltanto allo scopo di sdrammatizzare quanto lì stava accadendo.

Chiusa la comunicazione, e in obbligata, rinnovata attesa del nuovo segnale, per i quattro lì in attesa nella stiva del quarto ponte del corpo centrale della nave, quello ebbe a doversi considerare, obiettivamente, forse il momento peggiore, in una percepita dilatazione temporale che lasciò intendere pochi minuti al pari di interi giorni, nel terrificante dubbio di quanto, ogni loro dimostrazione di pazienza, di quiete, di calma, avrebbe avuto a potersi alfine riconoscere qual tragicamente tradita da una qualche sanguinosa conclusione che, allor, avrebbe potuto anche occorrere nella loro più totale assenza di qualsivoglia consapevolezza.

« Per tutti gli dei di Shar’Tiagh… » ebbe a sospirare persino Be’Sihl, non potendo più ovviare, allora, a palesare una certa emotività, fosse anche e soltanto per empatia con il forte senso di ansia lì imperante, di fronte a una porta chiusa in attesa di poter essere aperta e di permettere, alfine, di avere di che ridere per tanto speranzosamente ingiustificato timore.
E quasi gli dei volessero allor accontentarlo, il suono della voce della Figlia di Marr’Mahew tornò a palesarsi alla loro attenzione, in un semplice e rapido invito: « Stiva… qui Midda. Aprite pure! »

Una richiesta, la sua, a fronte della quale Mars non attese un solo ulteriore istante, non cercò alcuna eventuale e probabilmente lì soltanto retorica conferma da parte del loro capitano, prima di comandare l’apertura del portellone, a concedere, finalmente, a quella piccola crisi di concludersi.
Certo: in quel ritorno delle tre donne, nessuno dei loro problemi avrebbe avuto a potersi considerare effettivamente risolto… ma, in quel frangente, tutti loro avrebbero potuto onestamente dirsi soddisfatti già nella mera conclusione di quel prologo, senza, in ciò, offrire ancora preoccupazione a quanto, dopo di esso, avrebbe potuto essere richiesto loro di compiere.