11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

martedì 3 aprile 2018

2505


« … Be’Wahr…?! »

Per quasi un intero decennio, Be'Wahr Udonn e suo fratello Howe Ahlk-Ma erano stati fedeli compagni di avventure della Figlia di Marr’Mahew.
Fratelli di vita, seppur non di sangue, il legame fra quei due uomini era stato sancito sin da prima della loro stessa nascita, da famiglie fra loro tanto vicine, tanto amiche, da spingersi a scambiare i nomi dei figli, affidando all’uno il nome scelto per l’altro e viceversa: in tal maniera, Be’Wahr, dalla carnagione chiara, dai tratti morbidi e dai biondi capelli, si era visto imporre un nome shar’tiagho; nel mentre in cui Howe, dalla carnagione scura, dai tratti affilati e dai neri capelli, sempre ordinati in una moltitudine di strette treccine, si era visto riservare un nome kofreyota. E se, fisicamente, i due fratelli non avrebbero potuto essere quanto più diversi l’uno dall’altro, anche caratterialmente molteplici avrebbero avuto a essere considerate le distanze da loro, tali da rendere inconcepibile il sodalizio che pur, fra gli stessi, durava da una vita intera e, sicuramente, sarebbe perdurato ancora per lungo tempo a venire. Un sodalizio, in ciò, in alcun altro modo giustificabile se non per un sincero, e ammirabile legame fraterno qual neppure il sangue avrebbe potuto garantire, così come, proprio malgrado, la stessa Midda avrebbe potuto testimoniare, nella lunga e complessa inimicizia che per un’intera esistenza aveva contraddistinto la sua gemella Nissa e lei.
Tanto nei confronti di Be’Wahr, tanto in quelli di Howe, un certo sentimento di nostalgia non aveva mai ovviato a contraddistinguere l’Ucciditrice di Dei in quegli ultimi due anni della propria esistenza, anni trascorsi lontana da casa, trascorsi lontana dal proprio mondo, vagando fra le stelle, nello spazio siderale, in compagnia di una nuova famiglia, di nuovi amici e, non per questo, tuttavia, dimentica delle proprie origini, del proprio passato, e di coloro che, in ciò, era stata costretta a lasciarsi alle spalle. E, in tutto ciò che avevano vissuto insieme, in tutto ciò che avevano compiuto insieme, nelle battaglie vinte e in quelle perse, nei trionfi e nelle sconfitte, ineluttabile avrebbe avuto a doversi considerare un sentimento di malinconico rimpianto al ricordo di quella coppia, di quei due che, obiettivamente, avrebbero avuto a doversi da lei riconoscere quanto di più prossimi, di più vicini a dei fratelli avrebbe potuto sperare, ella stessa, di avere.
Un sentimento, il suo, che, non ne aveva dubbio alcuno, anche da loro era sempre stato ricambiato, così come comprovato da quanto compiuto, da quanto accanto a lei, e talvolta per lei, da loro affrontato. Un sentimento, il suo, che, anche in quel particolare frangente, non poté ovviare a esprimersi, e a esprimersi nel vassoio carico di frutta e di vino che Be’Wahr stata trasportando, e stava trasportando in direzione della stanza dalla quale aveva fatto capolino Maddie, che rovinò fragorosamente a terra, nel confronto con l’immagine propria dell’antica amica, di quella donna che da due lunghi anni era scomparsa nel nulla e della quale non aveva più avuto notizia alcuna, e che, ciò non di meno, lì era improvvisamente riapparsa innanzi alla sua vista…

« Midda…?! » esitò il biondo, osservando l’apparizione con un misto di incertezza e di incredulità, non riuscendo a credere ai propri occhi, salvo non riuscire comunque a trattenersi e, nell’impeto della gioia così provata, correre verso di lei, per abbracciarla con gioia, con foga, forse e persino più del necessario, nel non controllare, in ciò, la propria forza, l’energia della propria possente muscolatura, rischiando, per un momento, di stritolarla a sé, sollevandola persino di un paio di pollici da terra « Midda! Sei tornata! Per Lohr, che gioia poterti riabbracciare! »

E la donna guerriero, sempre più confusa da quanto lì stava accadendo, pur non potendo ovviare a temere l’ovvietà della trappola celata dietro a tutto quello, non ebbe coraggio di reagire negativamente di fronte a Be’Wahr, non trovò la forza per bloccarlo o evitarlo, in fondo, in cuor suo, desiderando quell’abbraccio, desiderando poter di nuovo avere a che fare con quel premuroso pacioccone capace di decapitare un cerbero a colpi di coltellaccio. Ragione per la quale, per quanto innanzi a Maddie potesse essersi dimostrata scostante e dubbiosa, nel confronto con Be’Wahr ella non poté fare altro che accettare l’evidenza dei fatti, e dei fatti lì supportati dalla foga propria di quell’abbraccio, che la costrinse a vomitare tutta l’aria presente nei propri polmoni, tanto appassionato fu il suo gesto.

« … Be’Wahr… » sussurrò, non perché desiderasse farlo, ma perché incapace a scandire parole con tono maggiore « … così mi soffochi… »
« Oh… » reagì immediatamente egli, arrossendo per l’imbarazzo « Scusami… »

Senza esitazione, il biondo ebbe così a liberare la donna dalla propria stretta, lasciandole riappoggiare i nudi piedi al suolo, per poi ritrarsi appena, a chinare per un istante lo sguardo a terra, con palese senso di colpa per quanto compiuto. Poi, risollevando appena i propri occhi azzurri, quasi blu, verso lei, si concesse occasione di contemplò per un istante con maggiore attenzione l’immagine della propria vecchia amica nel proprio nuovo stile, e nello stile lì proprio non tanto della sua vestaglia, qual pur aveva attirato l’attenzione e la curiosità di Maddie, quanto e piuttosto del suo ricomparso braccio destro, assente l’ultima volta che si erano salutati, e della sua nuova acconciatura, con capelli ritornati al proprio rosso naturale e, ciò non di meno, ora tagliati corti, cortissimi, in quanto avrebbe certamente avuto a doversi riconoscere qual una soluzione estremamente comoda a livello marziale, e pur un po’ castigante sotto l’aspetto della sua femminilità… non che Midda avesse mai offerto, in passato, particolare attenzione a simili facezie.

« Hai un nuovo braccio… e un nuovo taglio di capelli… » riprese voce, a cercare di distrarre l’attenzione dalla goffa, e pur intenzionalmente tenera, effusione alla quale si era lasciato andare « … e sei sempre in splendida forma. »

Cercando, in tutto ciò, di dare un senso a quanto stava avvenendo, la donna guerriero non poté ovviare a prendere in considerazione quanto suggerito dalle parole della giovane dai rossi capelli con la quale si era inizialmente interfacciata, domandandosi, in tutto ciò, se realmente, per qualche ragione da chiarire in seguito, ella non potesse aver fatto ritorno a casa, non potesse essere realmente ritornata nel suo mondo, in quel di Kofreya, a Kriarya, la città del peccato della quale ella era alfine divenuta addirittura Campionessa, e lì, addirittura, all’interno de "Alla Signora della Vita", la locanda sua e di Be’Sihl. Una prospettiva, quella che, in tal maniera, non avrebbe potuto escludere in maniera stolidamente aprioristica che, se pur non avrebbe potuto mancare di soddisfare quella nostalgia da lei provata per il proprio mondo, per la propria vita passata, ciò non di meno non avrebbe potuto neppure evitare di spaventarla, all’idea di essere stata improvvisamente portata a miliardi di anni luce di distanza dal proprio amato Be’Sihl e dai suoi bambini, da Tagae e Liagu che, già a lungo, avevano dovuto soffrire per le sue assenze, per i suoi viaggi, e che, innanzi a una sua nuova scomparsa, e a una sua scomparsa senza neppure una qualunque spiegazione, un qualunque saluto, non avrebbero potuto ovviare a soffrire, nel timore di averla perduta, e perduta forse per sempre.
Ma prima ancora che, in tale flusso di coscienza, ella potesse decidere di reagire in qualunque modo alla situazione a lei circostante, fosse anche e soltanto nel concedere una qualche risposta a Be’Wahr, lì ancora intento a osservarla in imbarazzo, una vocina ebbe a sorprenderla, giungendole nuovamente alle spalle e costringendola, ancora un’altra volta, a un rapido cambio di prospettiva, nel riportare l’attenzione alla direzione verso la quale stava avanzando nel momento in cui l’incontro con Maddie l’aveva portata ad arrestarsi, e ad arrestarsi così improvvisamente…

« … mamma?! » ebbe a richiamarla la piccola Liagu, stropicciandosi assonnata gli occhietti nell’avanzare quasi alla cieca lungo quel corridoio « Che sta succedendo? »

lunedì 2 aprile 2018

2504


« Se questo è uno scherzo, ti avviso, non fa assolutamente ridere… » dichiarò la donna guerriero, arretrando di un passo da lei per riservarsi maggiore possibilità di movimento nell’ipotesi dell’inizio di uno scontro fra loro « Non capisco chi tu pretenda di essere, ragazzina… né comprendo come tu mi abbia trascinata in questo posto, ovunque esso sia: ma faresti meglio a prepararti a preparati a ricevere più schiaffi di quanti il tuo bel visetto potrebbe sopportarne… perché non intendo farmi raggirare dalla prima arrivata che pretende di essere una mia versione alternativa proveniente da un’altra dimensione. » sancì, non volendo offrire ragione alle parole da lei pronunciate e, in ciò, alla sua versione dei fatti per così come suggeriti.

Se, a confronto con quella reazione, e nel conoscere il soggetto in questione, la maggior parte delle persone avrebbero avuto di che temere per la propria incolumità, nel ben comprendere quanto quelle parole non avrebbero avuto a dover essere equivocate quali minacce a vuoto; la “ragazzina”, innanzi a tutto ciò, ebbe a limitarsi a sollevare gli occhi al cielo e a trarre un profondo respiro, gonfiando il petto e, poi, lasciando uscire tutta l’aria dai polmoni, in un gesto allor inteso più a cercar di placare la propria interlocutrice, che a calmare se stessa, laddove, obiettivamente, sino a quel momento non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual animata da particolare agitazione, quanto e piuttosto da una semplice, e giustificabile, enfasi, nel porsi a confronto con colei che, chiaramente, non si sarebbe potuta attendere lì di trovare, di incontrare. Una reazione particolare, la sua, che non poté passare inosservata alla donna guerriero e che pur, avendo alzato psicologicamente la guardia nei suoi confronti, non volle riservarsi opportunità di abbassarla tanto semplicemente, tanto gratuitamente, in assenza di una qualche concreta ragione utile a tal scopo.
E nel ben comprendere, in tutto ciò, quanto non avrebbe potuto conquistare facilmente la propria interlocutrice, quanto non avrebbe avuto ad averla vinta così banalmente, la donna presentatasi come Maddie decise di riservarsi uno sforzo maggiore a livello diplomatico in quell’incontro, volendo dimostrare sincero interesse a permettere a tutto ciò di andare in porto, di condurre a un risultato degno d’essere considerato tale…

« D’accordo. In effetti anche io, al mio primo incontro con un’altra Midda, una proveniente da un mondo straordinariamente simile al tuo se posso aggiungere l’ironia della sorte, non mi sono permessa di credere, immediatamente, alle sue parole. Anzi… fino a quando un mostro con una gigantesca bocca al posto della testa non ha distrutto metà del mio appartamento, l’ho creduta una folle maniaca desiderosa di farmi del male. » ammise, rievocando eventi propri di un passato ormai più lontano di quanto, probabilmente, avrebbe avuto piacere a ricordare, nel non poter ignorare, in ciò, l’irrefrenabile scorrere del tempo e, con esso, il numero sempre maggiore di stagioni trascorse lontane da casa propria, dal proprio mondo, dalla propria realtà, e, con essa, dalla propria famiglia, una famiglia che, in tal senso, non avrebbe potuto ovviare a pregare godesse ancora di ottima salute, continuando a vivere la propria esistenza senza permettersi di essere eccessivamente assillati dal timore, dalla paura di quanto a lei avrebbe potuto essere occorso nel frattempo, in quel proprio lungo viaggio oltre lo spazio e il tempo « Forse è meglio fare un passo indietro e ricominciare tutto da capo… » suggerì, cercando di dimostrarsi ancora ottimista nel confronto con lei e con le loro possibilità di dialogo, al di là della ferma opposizione della controparte « … e, comunque, ti ringrazio per il “ragazzina”: fa piacere sentirsi ancora trattare come un’adolescente a trentacinque anni. O, per lo meno, credo di avere all’incirca trentacinque anni: in tutti questi viaggi dimensionali, francamente, ho smarrito un po’ il senso del tempo! » ridacchiò, divertita dal rendersi conto di non avere neppure idea effettiva della propria età e, con questo, del tempo trascorso lontana dal proprio mondo e dai propri cari.

Socchiudendo appena i propri occhi color ghiaccio, Midda Bontor ebbe a squadrare nuovamente e con maggiore attenzione quella sconosciuta, cercando di coglierne, in tal maniera, le ragioni del suo comportamento e, con esse, gli scopi alla base della sua presenza lì, in quel momento… ovunque esse avrebbero avuto a dover essere considerate.
Indubbio, in tutto ciò, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la vivace parlantina della propria interlocutrice, quella lingua particolarmente vivace, a tratti ironica, anche verso se stessa, apparentemente non troppo dissimile dalla propria, in quell’ormai consueta tecnica volta a distrarre gli avversari con chiacchiere, o a distrarre se stessa dalla difficoltà propria di talune sfide, di quelle sfide in contrasto ad antagonisti apparentemente privi di possibilità di sconfitta o, peggio ancora, di morte. Una reazione, pertanto, quella della controparte, che, nell’ipotesi non comprovata dell’effettiva sincerità delle sue azioni, avrebbe avuto a dover così essere intesa qual una reazione alla potenziale sfida, o anche soltanto minaccia, dall’altra riconosciuta in lei, una minaccia che, nel ben intendere chi ella fosse, non avrebbe avuto, dopotutto, a dover essere banalizzata nelle proprie motivazioni… al contrario.
Necessariamente allor incerta su come poter agire, nell’aver comunque a dover essere riconosciuta qual priva di qualunque confidenza con quanto lì stesse accadendo attorno a lei, la donna guerriero concesse alla propria interlocutrice occasione di proseguire nel proprio monologo, in quelle proprie chiacchiere, non tanto perché convinta dalle medesime, quanto e piuttosto perché, anche dal suo punto di vista, utili per potersi riservare tempo necessario a comprendere meglio quanto stesse accadendo e, con ciò, a decidere nel merito della direzione nella quale agire…

« Mmm… non ti facevo così musona. O, per lo meno, non mi facevo così musona… e tutte le altre che oggi ho avuto occasione di incontrare non si sono mai dimostrate così musone. » osservò Maddie, spingendo appena le labbra verso destra, in un smorfia di incertezza, incertezza a valutare la situazione e la strategia migliore da adottare nei suoi confronti, per tentare di recuperare gli errori commessi « Comunque sia… provo a ricominciare da capo. Ma se qualcosa non ti convince, ti prego, fermarmi. Quando mi agito tendo a straparlare, come puoi ben intuire… e, in questo momento, a confronto con la serietà del tuo volto, credo tu possa ben comprendere quanto io abbia a dovermi considerare giustamente agitata. » ridacchiò ancora, a tentare di sdrammatizzare la situazione « Il mio nome è Madailéin Mont-d'Orb… e, non sto scherzando, nell’alfabeto principale del mio mondo, questo è un anagramma di Midda Namile Bontor, con tanti complimenti all’originalità intrinseca nel multi verso. » evidenziò, accennando a riprendere la propria lunga dissertazione e, ciò non di meno, ritrovandosi ad arrestare il proprio incedere verbale, nel volgere il proprio sguardo, e la propria attenzione, verso un fronte diverso da quello della propria interlocutrice e, in particolare, verso qualcosa, o, per meglio dire, qualcuno alle sue spalle, qualcuno in attesa dell’arrivo del quale, in effetti, ella aveva allora aperto la porta per offrirgli il proprio benvenuto, salvo ritrovarsi, improvvisamente e inaspettatamente, a confronto con un’immagine ben diversa.

Cogliendo soltanto in ciò, in effetti con un certo, spiacevole, ritardo, l’appropinquarsi di qualcuno dietro di sé, e, in tal senso, intimamente rimproverandosi per aver concentrato tutta la propria attenzione soltanto su quella donna arrivando a ignorare, pericolosamente, il resto dello sconosciuto mondo attorno a sé; la Figlia di Marr’Mahew non mancò di voltarsi con rapidità, per essere pronta a fronteggiare qualunque nuovo antagonista potesse aver desiderio, intenzione, di schierarsi in sua opposizione, per accoglierlo con tutta la violenza della quale ella avrebbe potuto dirsi capace.
Ciò non di meno, in quella direzione, nella penombra propria dell’illuminazione delle lampade a olio di quel corridoio con soffitti e pavimenti di legno e pareti di pietra e di legno, a presentarsi alla sua attenzione, a mostrarsi al suo sguardo, non ebbe a essere un volto sconosciuto o ipoteticamente avverso, quanto e piuttosto il viso attonito e sorpreso di un caro e vecchio amico, un antico compagno di avventure, un fratello perduto, che mai, in quella folle notte, avrebbe potuto attendersi di reincontrare…

domenica 1 aprile 2018

2503


A osservarla, per grazia di una coppia di occhi color ghiaccio simili ai suoi, o, per essere più obiettivi, addirittura identici ai suoi, avrebbe avuto a dover essere considerata una donna di qualche anno più giovane di lei, almeno cinque, probabilmente sei o sette…
… una donna contraddistinta da un volto ovale, leggermente appuntito verso il mento quest’ultimo ornato da una fossetta nel suo centro, con un naso sottile, decorato da una spruzzata di lentiggini, al di sopra di rosee labbra carnose.
… una donna, ancora, caratterizzata da una pelle squisitamente pallida e da una folta capigliatura rosso fuoco, mantenuta in capelli abbastanza lunghi da non lasciarle scoperte le orecchie e pur sufficientemente corti da non arrivare a ricaderle sulle spalle, limitandosi ad accarezzarle, a sfiorarle.
… una donna, manco a dirlo, che avrebbe potuto vantare un fisico al contempo atletico e sufficientemente muscoloso senza, in ciò, rinunciare alla propria femminilità, e a quella femminilità, in particolare, offerta da sensuali curve nei punti più indicati, in particolare all’altezza dei seni, incredibilmente generosi e, ciò non di meno, straordinariamente sodi, e a quella dei fianchi, squisitamente tondeggianti.
… una donna, insomma, in tutto e per tutto identica a lei, o, quantomeno, a come ella avrebbe potuto vantar d’essere con qualche anno in meno sulle spalle e, soprattutto, ancor in possesso di entrambe le proprie braccia e priva di quell’orrida cicatrice a segnarle il volto in corrispondenza all’occhio sinistro.

« Per Thyres! » non poté ovviare a imprecare la Figlia di Marr’Mahew, a confronto con quella sua versione più giovane, una versione che, se pur non avrebbe potuto nascondere una certa sorpresa nell’incontrarla, non aveva esitato neppure per un istante a chiamarla per nome, evidenza concreta di quanto, un simile momento di incontro, non avrebbe avuto a dover essere considerato qual del tutto inedito per la medesima, in assenza di una maggiore enfasi a contorno di ciò « Che diamine sta accadendo…?! »
« Questa è sicuramente una domanda molto interessante, che ha a meritare quel genere di risposta puntuale che, purtroppo, in questo preciso istante non sono in grado di formulare. » replicò la sconosciuta, aggrottando appena la fronte e impegnandosi in un sorriso abbastanza forzato, tirato nelle proprie estremità, a voler mistificare, in tal maniera, un certo imbarazzo « Mi avevano detto che eri partita per un lungo viaggio oltre le stelle, anche se, in effetti, non è che abbia compreso molto su cosa potessero realmente voler suggerire… quando sei tornata? Come stai…?! Sei riuscita a sconfiggere la tua Anmel…?! »

Tante parole. Forse anche troppe. Tante parole pronunciate da quella voce che era la sua voce pur non essendo la sua voce. Scandite da quelle labbra che erano le sue labbra pur non essendo le sue labbra.
Certamente, nel corso della propria vita, ella aveva avuto occasione di avere a che fare con altre versioni di se stessa, provenienti da altre realtà, da altre dimensioni proprie del multiverso. Ma ciò era potuto accadere soltanto in un luogo particolare, in un contesto straordinario qual quello proprio del tempio della fenice là dove, per qualche ragione non meglio chiarita, le barriere abitualmente esistenti fra le dimensioni avrebbero avuto a doversi considerare particolarmente effimere, al punto tale di permettere simili incontri, tali, particolari, occasioni. Ma quel tempio, insieme al suo intero pianeta di origine, si ponevano lontano miliardi di anni luce dalla propria attuale posizione, in maniera tale per cui non soltanto improbabile, ma addirittura impossibile sarebbe stato prendere in esame quell’ipotesi, quella possibilità.
Ma, allora, chi accidenti avrebbe avuto a dover essere considerata quella sua versione più giovane? E, soprattutto, come avrebbe potuto allor possedere così tante informazioni a suo riguardo…?!
Difficile, infatti, sarebbe stato ignorare il riferimento ad Anmel Mal Toise, e, in particolare, il pronome possessivo da lei così impiegato nel voler focalizzare l’attenzione su un’Anmel in particolare, quasi ne potessero esistere delle altre, in uno scenario a dir poco preoccupante…

« Chi… o cosa sei tu? » scandì con tono di voce quanto più possibile controllato, benché il suo braccio destro, in freddo e lucido metallo cromato, non poté evitare a contrarsi nel prepararsi, ove necessario, a colpire, e a colpire per uccidere, se soltanto gliene fosse stata richiesta la necessità.
« Oh… hai ragione. » sorrise l’altra, ancora in lieve imbarazzo per quella propria evidenziata mancanza, nell’aver sommerso la propria interlocutrice di parole e di domande senza, tuttavia, neppure concederle occasione di comprendere chi ella fosse o perché fosse lì « Il mio nome è Madailéin Mont-d'Orb… ma puoi chiamarmi Maddie, se preferisci. » sancì pertanto, offrendole la mano destra in segno di saluto e di buona fede « E, come puoi aver già intuito, io sono te… o, meglio, sono un’altra versione di te, proveniente da un universo decisamente diverso dal tuo. »

Difficile, in quel momento, sarebbe stato riuscire a decidere come reagire per la donna guerriero, giacché, se da un lato le parole di quella propria versione più giovane e più integra non avrebbero avuto a doversi considerare sì prive di significato, dall’altro lato nulla di tutto quello avrebbe potuto esser frainteso qual sensato, sotto alcun punto di vista.
Ella si era svegliata nel proprio letto, nel letto condiviso con Be’Sihl, a bordo della Kasta Hamina. Aveva visto Be’Sihl, aveva visto Tagae e Liagu dormire sereni accanto a loro. Era uscita e aveva passeggiato per il corridoio della nave stellare. E, con tali premesse, in un simile contesto, avrebbe avuto a dover credere di essere stata improvvisamente riportata a casa, a Kriarya, nella sua locanda, là dove un’altra Midda… o Maddie, come si era presentata, proveniente da un diverso piano di realtà, avrebbe avuto a doversi riconoscere lì presente in sua attesa?
Per carità. Nel corso della propria lunga esistenza, ella aveva avuto obiettivamente occasione di vivere un numero di occasioni squisitamente assurde indubbiamente maggiore rispetto a quelle classificabili qual dotate di una qualche impressione di ordinarietà, ragione per la quale nulla di tutto quello avrebbe avuto a doversi riconoscere qual così straordinario, nei propri contenuti, da non poter essere accettato qual reale. Ma la dinamica di quegli eventi, la subitaneità di quel trasferimento dalla Kasta Hamina al proprio mondo e, in particolare, alla propria locanda, non avrebbe potuto convincerla, non avrebbe potuto conquistarla in maniera sì immediata, sì banale qual, forse, l’altra avrebbe avuto ad attendersi avvenisse, nel tenderle la propria destra e nell’aspettarsi, da parte sua, un gesto di saluto, un cenno di amicizia o, anche e soltanto, di rispetto. Qualcosa non stava riuscendo a convincerla e, sino a quando non avrebbe avuto occasione di comprendere cosa, certamente non avrebbe abbassato la guardia nel confronto con quell’estranea, pur così simile a sé e, manco a dirlo, alla propria defunta sorella gemella, Nissa.
La donna presentatasi qual Maddie, dal canto suo, non sembrò particolarmente turbata dalla ritrosia della propria versione più matura, dimostrando, ancora una volta, una certa familiarità con quel genere di situazioni e, forse e in particolare, proprio con quel genere di primi incontri. Limitandosi a stringersi fra le spalle, in un gesto volto a minimizzare l’importanza del mancato saluto, ella ritrasse la mano e volse, per la prima volta, la propria attenzione all’inusuale abbigliamento della propria interlocutrice, aggrottando appena la fronte con aria di sorpresa…

« Mi piace questa vestaglia! » esclamò, sorridendo apparentemente sincera « Nel ritrovarmi a dover attingere al tuo guardaroba, devo essere sincera, sono rimasta un po’ contrariata nel notare una certa carenza di originalità di vestiario… ma questa è veramente carina! Da dove l’hai tirata fuori?! »

In effetti, e forse un po’ tardivamente, solo allora anche l’Ucciditrice di Dei ebbe a volgere la propria attenzione, il proprio interesse, all’abbigliamento della controparte, riconoscendo chiaramente non soltanto uno stile simile a quello un tempo per lei proprio, nel proprio mondo, ma, addirittura, gli abiti da lei indossati, abiti provenienti, in particolare, dal suo guardaroba, così come, senza particolare volontà mistificatoria, l’altra non aveva esitato di affermare. E se già, sino a quel momento, la situazione non avrebbe potuto compiacerla, l’idea di un’estranea a frugare fra le sue cose, a casa sua, non avrebbe in alcun modo potuto incontrare la sua approvazione… anzi.