11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 3 aprile 2018

2505


« … Be’Wahr…?! »

Per quasi un intero decennio, Be'Wahr Udonn e suo fratello Howe Ahlk-Ma erano stati fedeli compagni di avventure della Figlia di Marr’Mahew.
Fratelli di vita, seppur non di sangue, il legame fra quei due uomini era stato sancito sin da prima della loro stessa nascita, da famiglie fra loro tanto vicine, tanto amiche, da spingersi a scambiare i nomi dei figli, affidando all’uno il nome scelto per l’altro e viceversa: in tal maniera, Be’Wahr, dalla carnagione chiara, dai tratti morbidi e dai biondi capelli, si era visto imporre un nome shar’tiagho; nel mentre in cui Howe, dalla carnagione scura, dai tratti affilati e dai neri capelli, sempre ordinati in una moltitudine di strette treccine, si era visto riservare un nome kofreyota. E se, fisicamente, i due fratelli non avrebbero potuto essere quanto più diversi l’uno dall’altro, anche caratterialmente molteplici avrebbero avuto a essere considerate le distanze da loro, tali da rendere inconcepibile il sodalizio che pur, fra gli stessi, durava da una vita intera e, sicuramente, sarebbe perdurato ancora per lungo tempo a venire. Un sodalizio, in ciò, in alcun altro modo giustificabile se non per un sincero, e ammirabile legame fraterno qual neppure il sangue avrebbe potuto garantire, così come, proprio malgrado, la stessa Midda avrebbe potuto testimoniare, nella lunga e complessa inimicizia che per un’intera esistenza aveva contraddistinto la sua gemella Nissa e lei.
Tanto nei confronti di Be’Wahr, tanto in quelli di Howe, un certo sentimento di nostalgia non aveva mai ovviato a contraddistinguere l’Ucciditrice di Dei in quegli ultimi due anni della propria esistenza, anni trascorsi lontana da casa, trascorsi lontana dal proprio mondo, vagando fra le stelle, nello spazio siderale, in compagnia di una nuova famiglia, di nuovi amici e, non per questo, tuttavia, dimentica delle proprie origini, del proprio passato, e di coloro che, in ciò, era stata costretta a lasciarsi alle spalle. E, in tutto ciò che avevano vissuto insieme, in tutto ciò che avevano compiuto insieme, nelle battaglie vinte e in quelle perse, nei trionfi e nelle sconfitte, ineluttabile avrebbe avuto a doversi considerare un sentimento di malinconico rimpianto al ricordo di quella coppia, di quei due che, obiettivamente, avrebbero avuto a doversi da lei riconoscere quanto di più prossimi, di più vicini a dei fratelli avrebbe potuto sperare, ella stessa, di avere.
Un sentimento, il suo, che, non ne aveva dubbio alcuno, anche da loro era sempre stato ricambiato, così come comprovato da quanto compiuto, da quanto accanto a lei, e talvolta per lei, da loro affrontato. Un sentimento, il suo, che, anche in quel particolare frangente, non poté ovviare a esprimersi, e a esprimersi nel vassoio carico di frutta e di vino che Be’Wahr stata trasportando, e stava trasportando in direzione della stanza dalla quale aveva fatto capolino Maddie, che rovinò fragorosamente a terra, nel confronto con l’immagine propria dell’antica amica, di quella donna che da due lunghi anni era scomparsa nel nulla e della quale non aveva più avuto notizia alcuna, e che, ciò non di meno, lì era improvvisamente riapparsa innanzi alla sua vista…

« Midda…?! » esitò il biondo, osservando l’apparizione con un misto di incertezza e di incredulità, non riuscendo a credere ai propri occhi, salvo non riuscire comunque a trattenersi e, nell’impeto della gioia così provata, correre verso di lei, per abbracciarla con gioia, con foga, forse e persino più del necessario, nel non controllare, in ciò, la propria forza, l’energia della propria possente muscolatura, rischiando, per un momento, di stritolarla a sé, sollevandola persino di un paio di pollici da terra « Midda! Sei tornata! Per Lohr, che gioia poterti riabbracciare! »

E la donna guerriero, sempre più confusa da quanto lì stava accadendo, pur non potendo ovviare a temere l’ovvietà della trappola celata dietro a tutto quello, non ebbe coraggio di reagire negativamente di fronte a Be’Wahr, non trovò la forza per bloccarlo o evitarlo, in fondo, in cuor suo, desiderando quell’abbraccio, desiderando poter di nuovo avere a che fare con quel premuroso pacioccone capace di decapitare un cerbero a colpi di coltellaccio. Ragione per la quale, per quanto innanzi a Maddie potesse essersi dimostrata scostante e dubbiosa, nel confronto con Be’Wahr ella non poté fare altro che accettare l’evidenza dei fatti, e dei fatti lì supportati dalla foga propria di quell’abbraccio, che la costrinse a vomitare tutta l’aria presente nei propri polmoni, tanto appassionato fu il suo gesto.

« … Be’Wahr… » sussurrò, non perché desiderasse farlo, ma perché incapace a scandire parole con tono maggiore « … così mi soffochi… »
« Oh… » reagì immediatamente egli, arrossendo per l’imbarazzo « Scusami… »

Senza esitazione, il biondo ebbe così a liberare la donna dalla propria stretta, lasciandole riappoggiare i nudi piedi al suolo, per poi ritrarsi appena, a chinare per un istante lo sguardo a terra, con palese senso di colpa per quanto compiuto. Poi, risollevando appena i propri occhi azzurri, quasi blu, verso lei, si concesse occasione di contemplò per un istante con maggiore attenzione l’immagine della propria vecchia amica nel proprio nuovo stile, e nello stile lì proprio non tanto della sua vestaglia, qual pur aveva attirato l’attenzione e la curiosità di Maddie, quanto e piuttosto del suo ricomparso braccio destro, assente l’ultima volta che si erano salutati, e della sua nuova acconciatura, con capelli ritornati al proprio rosso naturale e, ciò non di meno, ora tagliati corti, cortissimi, in quanto avrebbe certamente avuto a doversi riconoscere qual una soluzione estremamente comoda a livello marziale, e pur un po’ castigante sotto l’aspetto della sua femminilità… non che Midda avesse mai offerto, in passato, particolare attenzione a simili facezie.

« Hai un nuovo braccio… e un nuovo taglio di capelli… » riprese voce, a cercare di distrarre l’attenzione dalla goffa, e pur intenzionalmente tenera, effusione alla quale si era lasciato andare « … e sei sempre in splendida forma. »

Cercando, in tutto ciò, di dare un senso a quanto stava avvenendo, la donna guerriero non poté ovviare a prendere in considerazione quanto suggerito dalle parole della giovane dai rossi capelli con la quale si era inizialmente interfacciata, domandandosi, in tutto ciò, se realmente, per qualche ragione da chiarire in seguito, ella non potesse aver fatto ritorno a casa, non potesse essere realmente ritornata nel suo mondo, in quel di Kofreya, a Kriarya, la città del peccato della quale ella era alfine divenuta addirittura Campionessa, e lì, addirittura, all’interno de "Alla Signora della Vita", la locanda sua e di Be’Sihl. Una prospettiva, quella che, in tal maniera, non avrebbe potuto escludere in maniera stolidamente aprioristica che, se pur non avrebbe potuto mancare di soddisfare quella nostalgia da lei provata per il proprio mondo, per la propria vita passata, ciò non di meno non avrebbe potuto neppure evitare di spaventarla, all’idea di essere stata improvvisamente portata a miliardi di anni luce di distanza dal proprio amato Be’Sihl e dai suoi bambini, da Tagae e Liagu che, già a lungo, avevano dovuto soffrire per le sue assenze, per i suoi viaggi, e che, innanzi a una sua nuova scomparsa, e a una sua scomparsa senza neppure una qualunque spiegazione, un qualunque saluto, non avrebbero potuto ovviare a soffrire, nel timore di averla perduta, e perduta forse per sempre.
Ma prima ancora che, in tale flusso di coscienza, ella potesse decidere di reagire in qualunque modo alla situazione a lei circostante, fosse anche e soltanto nel concedere una qualche risposta a Be’Wahr, lì ancora intento a osservarla in imbarazzo, una vocina ebbe a sorprenderla, giungendole nuovamente alle spalle e costringendola, ancora un’altra volta, a un rapido cambio di prospettiva, nel riportare l’attenzione alla direzione verso la quale stava avanzando nel momento in cui l’incontro con Maddie l’aveva portata ad arrestarsi, e ad arrestarsi così improvvisamente…

« … mamma?! » ebbe a richiamarla la piccola Liagu, stropicciandosi assonnata gli occhietti nell’avanzare quasi alla cieca lungo quel corridoio « Che sta succedendo? »

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