11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 5 aprile 2018

2507


« Sono scesa dal letto, sono uscita dalla cabina e ho camminato lungo il corridoio… » esitò la piccola, senza comprendere il senso di quell’interrogativo « … perché? »

Che la bambina non stesse prestando attenzione a quanto l’ambiente attorno a loro fosse mutato, dal punto di vista della donna guerriero, fu quasi una benedizione divina, giacché estremamente spiacevole sarebbe stata l’eventualità nella quale ella avesse ad agitarsi e a spaventarsi nel ritrovarsi a confronto con quel mondo nuovo, con quella realtà così diversa da quanto aveva lasciato prima di andare a dormire, una realtà priva dei suoi “zii” dell’equipaggio della Kasta Hamina, priva di suo papà Be’Sihl, ma, soprattutto, priva di Tagae, il suo fratellino che, forse, non avrebbe più rivisto. Che, tuttavia, quella bambina in particolare, dimostratasi sempre molto attenta ai dettagli, molto scrupolosa nelle proprie osservazioni, non stesse prestando attenzione a quanto l’ambiente attorno a loro fosse mutato, dal punto di vista della medesima donna guerriero, fu quasi ancor più inquietante di ogni altro pensiero, di ogni altra analisi precedentemente formulata nel merito di quanto accaduto e di come ciò potesse essere occorso.
Ma se, in tali avversi pensieri, Midda non poté fare a meno di volgere l’attenzione alla direzione indicata da parte della stessa Liagu, girando lo sguardo in quel verso, innanzi al proprio sguardo, ai propri occhi, non poté che cogliere, in maniera al contempo sorprendente e inquietante, nuovamente il medesimo corridoio della Kasta Hamina da lei stessa pocanzi percorso per raggiungere il bagno, quel corridoio che, sotto ai suoi occhi era misteriosamente svanito, per essere sostituito con un ben diverso genere di contesto scenico.
Non ponendosi allora domande, e non voltandosi, nel timore che tutto quello potesse nuovamente svanire innanzi al suo sguardo, la Figlia di Marr’Mahew accenno una breve, brevissima corsa fino alla porta della propria cabina, aprendola per gettare il proprio sguardo all’interno della medesima alla ricerca del proprio amato e dell’altro pargolo: e se, nel profondo del proprio cuore e del proprio animo, abituatisi alle peggiori sorprese, ella avrebbe avuto a doversi considerare già pronta al peggio; innanzi a sé la donna dagli occhi color ghiaccio ebbe a cogliere semplicemente quella quieta immagine di tranquillo riposo che aveva abbandonato per dirigersi al bagno, con lo shar’tiagho e il frugoletto ancora addormentati nei rispettivi letti.
Prima, tuttavia, di potersi permettere qualunque genere di riflessione attorno a quanto lì accaduto, prima di poter prendere in esame l’idea di un’allucinazione o di qualcos’altro di simile, per quanto, comunque, la testimonianza della piccola Liagu fra le sue braccia avrebbe vanificato ogni analisi razionale, nel non dimenticare quanto ella fosse stata risvegliata dal frastuono causato dalla caduta del vassoio dalle mani di Be’Wahr, e quanto anch’ella avesse avuto modo di vedere tanto il biondo, quanto la sua rossa compagna, chiunque ella fosse; una coppia di voci note ebbero a sorprenderla alle proprie spalle, non potendo ovviare a imporle un lieve sobbalzo, per quanto, colei giunta addirittura a uccidere un dio non avrebbe avuto a doversi considerare così facilmente suggestionabile da permettersi balzi motivati dal timore o dalla paura…

« Ma che accidenti…?! » ebbe a esclamare la voce di Maddie, che poi, a tutti gli effetti, avrebbe avuto a doversi considerare la sua stessa voce.
« Per la grazia di Lohr! Che posto è questo…?! » si concesse occasione di ribadire Be’Wahr, con occhi sgranati a confronto con la nuova realtà improvvisamente loro circostante.

No. Non era stata un’allucinazione. E qualunque cosa stesse accadendo, avrebbe avuto a dover essere razionalizzata in altro modo, ammesso che potesse esistere un modo utile a razionalizzare una follia del genere… di qualunque genere essa avrebbe potuto essere.

« Manteniamo tutti la calma, per cortesia. » invitò l’Ucciditrice di Dei, levando la propria destra a imporre il silenzio sulla coppia, nel mentre in cui, con un bacio, decise di posare nuovamente a terra Liagu, per invitarla, in tal maniera, a raggiungere il proprio fratellino, nella speranza che, qualunque nuova evoluzione quell’assurdità avrebbe potuto riservarsi, non avrebbe corso ulteriormente il rischio di dividerli e, in ciò, di decretare la fine dell’equipaggio della Kasta Hamina, a iniziare proprio da Be’Sihl « Siete a bordo della Kasta Hamina… la nave su cui sto viaggiando ormai da due anni. »
« Una nave… di metallo?! » esitò il biondo, picchiettando appena con le nocche della propria destra sulla parete a lui più prossima, per assicurarsi della corretta analisi in tal maniera formulata « Non sarò proprio la persona più sveglia dell’universo, ma una nave di metallo come potrebbe restare a galla? » argomentò, non riuscendo a comprendere il senso di quanto a lui circostante « E poi avevo capito che tu fossi stata fra le stelle… » soggiunse, dando voce a tutta la propria confusione.
« Tesoro… quando avremo un momento di calma, ricordami di spiegarti quello che nel mio mondo chiamano il principio di Archimede. » intervenne Maddie, appoggiandogli una mano sulla spalla per invitarlo a tacere, in un comportamento che, sotto certi versi, non avrebbe potuto ovviare a richiamare quello che la loro interlocutrice aveva destinato alla propria figlioletta, invitandola a tornare a dormire « E, comunque, credo proprio che questa nave stia viaggiando fra le stelle… » soggiunse, a confronto con l’espressione di Be’Wahr, il quale, in fondo non diversamente da Liagu, non sembrava voler accettare quietamente di essere posto da parte in quel momento, a confronto con tutto quello.
« … tesoro? » esitò ora Midda, riservandosi occasione, in mezzo a tutto quello, per non trascurare quel particolare appellativo rivolto a Be’Wahr da parte di colei presentatasi qual una sua versione alternativa: un appellativo che, sommato allo spuntino a base di frutta e di vino che il biondo stava recando seco al momento del loro imprevisto incontro, avrebbe suggerito necessariamente scenari che, in tutta onestà, non era sicura di voler esplorare a fondo, benché di certo, nel confronto con tutta la propria personale e travagliata storia emotiva e sentimentale, ella avrebbe avuto a dover essere considerata l’ultima a poter giudicare tutto ciò.

Prima, però, che Maddie o Be’Wahr potessero replicare a quella nota, prima che potessero argomentare meglio il senso di quell’epiteto e, con esso, qualunque realtà celata dietro al medesimo, la follia propria di quella notte parve volersi sospingere a nuovi e straordinari livelli, nel veder richiamata l’attenzione del gruppetto verso l’interno della cabina di Midda, Be’Sihl e dei due pargoli, una cabina già riconoscibile qual troppo piccola ed eccessivamente sovraffollata per loro quattro, e che, tuttavia, in maniera del tutto imprevista e, ancor, imprevedibile, si vide lì, improvvisamente, popolata da una quinta presenza.
Una presenza che non avrebbe mai potuto essere effettivamente lì, per quanto, a modo suo, non avrebbe avuto neppure a dover essere considerata qual altrove. Una presenza decisamente troppo ingombrante per quel ristretto spazio per non avere a risvegliare tanto Be’Sihl quanto Tagae nella propria semplice realtà. Una presenza indubbiamente troppo inquietante per non sorprendere tanto i bambini, quanto Maddie e Be’Wahr, i primi fra i quali non poterono ovviare a elevare un alto grido, nel mentre in cui i secondi, altresì, ebbero a balzare all’indietro, ritrovandosi or loro stessi a dover ammettere una certa sorpresa utile a giustificare quel balzo di timore o, forse, di paura, per quanto alcuno fra i due avrebbe avuto a dover essere riconosciuto propriamente estraneo a situazioni decisamente più spaventose rispetto a quella. Una presenza che, tuttavia, pur sorprendendo tanto Midda quanto Be’Sihl, non poté essere che accolta, da parte loro, con la stessa espressione che avrebbero potuto avere a rivolgere a una vecchia, e probabilmente sgradita, conoscenza, e una conoscenza che, entrambi, non si sarebbero più aspettati di rivedere… non, quantomeno, in carne e ossa.

« Credo proprio che questo colpo di scena non te lo saresti mai potuta attendere, mia diletta sposa… »

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