11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 12 aprile 2018

2514


« Fermatevi immediatamente, maledetti figli d’un cane! » tuonò la voce della donna guerriero, imponendosi al di sopra di tutti loro in quel perentorio invito, in quel non fraintendibile ordine « E che gli dei vi abbiano a fulminare tutti se soltanto leverete nuovamente un solo dito a discapito di questa donna! » insistette e proseguì, parafrasando, e pur radicalmente sovvertendo, il senso della frase con la quale, un istante prima, era stata richiamata l’attenzione di tutti a discapito della propria amica.

Ovviamente quella non sarebbe stata la città del peccato se fosse stato sufficiente un singolo ordine, per quanto deciso, così fortemente scandito, a mutare l’indirizzo comune, ad arrestare l’enfasi di quell’aggressione, imponendo la calma sui presenti. E, ben conscia di ciò, la donna guerriero non ebbe possibilità di abbassare la guardia, di ignorare l’evidente pericolo ancor corso dalla propria amata amica, ragione per la quale fu, anzi, lì in grado di ergersi a sua protezione in contrasto ad altri tre attacchi, due di pugnale e uno, addirittura, di una brocca ancor colma di vino, prima di ottenere un minimo di attenzione da parte del pubblico, coadiuvata, in tal senso, dalla voce di Be’Sihl, che ebbe a imporsi accanto alla sua…

« Basta così! » definì lo shar’tiagho, nel desiderio di riprendere il controllo sulla propria locanda, quella sua creatura che, ormai, già da troppi anni aveva affidato ad altre capaci mani l’operato delle quali mai avrebbe desiderato porre in discussione, e che pur, in quel particolare momento, evidentemente aveva comunque bisogno della voce del padrone, del polso fermo che solo il suo reale proprietario avrebbe saputo imporre al di sopra di quel frangente potenzialmente esplosivo « Conoscete tutti le regole della casa: le risse sono tollerate, le uccisioni no. E, soprattutto, chi rompe paga. » sancì, decidendo di imporsi, in quel mentre, nella maniera più consueta possibile, del tutto indifferente tanto al fatto di essere stato lontano da lì per anni, quanto alla non trascurabile evidenza della propria nudità, che pur, in un contesto qual quello proprio di Kriarya, non avrebbe suscitato potenzialmente alcuno scandalo, a dispetto di quanto chiunque estraneo a quel mondo, a quella città, avrebbe potuto fraintendere « Quindi, mio caro Ethluc, non pensare di poter uscire da quella porta, questa sera, senza avermi ripagato la brocca, oltre al vino così andato sprecato… »

Ancor più della sua pur inconfondibile immagine, diversamente da quella della Figlia di Marr’Mahew praticamente rimasta immutata malgrado il passare delle stagioni e, soprattutto, al di là della nuova realtà nella quale avevano trasferito la propria vita quotidiana; e ancor più delle sue parole, pur accuratamente scelte all’unico e non banale scopo di permettere a tutti di riconoscerlo, e di riconoscerlo come l’autore delle citate regole della casa, il solo che avrebbe potuto scandirle con la fermezza propria del legislatore; quanto allora ebbe ad attrarre l’interesse, la curiosità comune nei suoi riguardi, fu l’attenzione che egli, non a caso, volle porre nel merito dello sventurato destino della brocca impiegata come arma improvvisata e, ancor più, la precisa identificazione, con tanto di nome proprio, dell’autore di quel gesto, un avventore come tanti altri nella locanda, privo di una particolare fama, di una qualche nomea, di una reale ragione di distinzione, e pur, per il locandiere, ben distinguibile e ben distinto, al pari di qualunque altro fra coloro lì presenti.
E proprio colui in tal maniera identificato qual Ethluc ebbe a interrompere il silenzio e l’immobilità che, in conseguenza a quelle ultime parole, si erano imposti nella sala, spostandosi appena lateralmente, per poter meglio osservare colui che gli aveva rivolto quelle parole, e prendendo voce in sua replica, con tono palesemente sorpreso…

« Be’Sihl…? Sei veramente tu…?! » domandò, in termini obiettivamente retorici, per quanto, dopo tanto tempo lontano da quella città, non gratuita, non fine a se stessa avrebbe avuto a doversi considerare quella ricerca di una qualsivoglia conferma « Credevamo tutti fossi morto! »
« Ehy! » protestò Seem, nel riprendere voce nella scena, facendo tardivamente ritorno nella sala conducendo seco un ampio vassoio con sopra una mezza dozzina di coppe di birra, secondo l’ordinazione pocanzi ricevuta « Io ho sempre detto che non era morto! Siete voi che non mi avete creduto… »
« Ma se quello è Be’Sihl… » osservò un’altra voce, ora femminile, provenendo da un diverso lato della sala « … la rossa accanto a lui è forse la Campionessa?! »
« Non è possibile… » obiettò una terza voce, nuovamente maschile, ergendosi ancora da un altro fronte dello spazio loro antistante « … la Campionessa di Kriarya ha da sempre combattuto contro i mostri, non li ha mai difesi né, tantomeno, eletti a propri amici. »
« E’ un inganno… » proposero da altri lati.
« … è stregoneria! » conclusero nuovi interventi.

Fugace era stata l’illusione di una quieta soluzione alla crescente inquietudine all’interno della locanda. E, in cuor loro, né Midda, né Be’Sihl poterono considerare torto alcuno a discapito di quel comportamento, di quella mancanza di fiducia, di quell’avversione nel confronto con l’immagine propria di Desmair o, purtroppo e anche, di Lys’sh da parte degli avventori della locanda, così come, potenzialmente, di chiunque altro in quel mondo. Che, anzi, Be’Wahr o Seem si fossero dimostrati sufficientemente comprensivi nei loro riguardi, avrebbe avuto a dover essere giudicata una straordinaria eccezione, e un’eccezione sol conseguenza del rapporto fra loro preesistente, tale, addirittura, da superare l’altrimenti innata, e non condannabile, avversione verso simili creature non umane.
Nel loro mondo, in quel mondo, dopotutto, nessuna specie senziente non umana avrebbe avuto a dover essere conosciuta, o quantomeno pubblicamente conosciuta, e tutte le creature le quali, come del resto Desmair, avrebbero avuto a dover essere identificate estranee all’umanità, in linea di principio non avrebbero avuto a poter essere considerate né animate da pacifiche intenzioni, né, tantomeno, prive della possibilità di arrecare danno, e di arrecare danno in termini estremamente violenti e dolorosi. Così, laddove pur molte creature di natura rettile avrebbero potuto, a titolo esemplificativo, essere riconosciute qual presenti in quel mondo, a partire da draghi e draghi d’acqua, proseguendo per cerberi e scultoni, senza, in ciò, tralasciare le già citate gorgoni, così come gli uomini serpente del lontano regno di Shar’Tiagh e dei regni desertici centrali, e molto altro ancora, tali esseri, simili mostri non avrebbero mai avuto a dover essere considerati degli individui, delle persone, forse per una semplice, e antica, incomprensione fra specie diversi, o forse perché, effettivamente, nulla di più che semplici mostri qual lì considerati. In ciò, a partire da una simile condizione pregressa, non soltanto difficile, ma addirittura impossibile sarebbe stato convincere una folla, e una folla parzialmente ebbra, a non considerare Lys’sh o Desmair al pari di semplici mostri, laddove, obiettivamente, tali avrebbero ineluttabilmente avuto ad apparire agli occhi di tutti.
La lunga assenza di Be’Sihl, o di Midda accanto a lui, pur ancor ricordata qual la Campionessa di Kriarya, poi, non avrebbero potuto semplificare la questione, al contrario ulteriormente complicandola nel suggerire, nell’insinuare, quel dubbio pur legittimo, pur non così assurdo o privo di fondamento, che essi non avessero a doversi considerare qual effettivamente se stessi. E, dopotutto, i pregressi non avrebbero avuto a poter deporre obiettivamente a favore della Figlia di Marr’Mahew e della sua unicità, laddove questa, molti anni addietro, ancor prima di essere eletta a loro protettrice, era stata più volte spiacevolmente discreditata, nella propria stessa identità, a opera della sua gemella Nissa la quale, approfittando di qualunque sua assenza, non aveva mancato di spacciarsi in quel di Kriarya, e in Kofreya tutta, per lei, agendo tuttavia in termini tali da tentare di renderla oggetto di odio comune. Sforzi, quelli propri della sua gemella, che, invero in più di un’occasione, non avevano mancato di riservarsi un certo successo a tal fine, ragione per la quale, per esempio, la stessa Nass’Hya ne aveva purtroppo pagato pegno a prezzo della propria stessa esistenza entro le medesime mura di Kriarya, uccisa per mano di colei che aveva creduto essere la sua amica; così come, sempre a titolo esemplificativo, per altre circostanze mai realmente chiarite, mai realmente approfondite, ella avrebbe avuto ancora a dover essere considerata qual ricercata, viva o morta, ma preferibilmente morta, in quel di Kerrya, la capitale del regno di Kofreya, nonché sede della famiglia reale.

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