11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

venerdì 6 aprile 2018

2508


Erano trascorsi quasi dieci anni da quando Midda, durante una missione per conto del proprio mecenate dell’epoca, lord Brote di Kriarya, si era spinta sotto mentite spoglie entro i confini del vicino regno di Y’Shalf, da sempre avverso a Kofreya, per rapire una giovane donna, una principessa per diritto di nascita, e condurla in sposa allo stesso Brote. Per dovere di cronaca Nass’Hya Al-Sehliot, la supposta vittima di tale rapimento, aveva avuto poi occasione di dimostrarsi quantomeno entusiasta a tale prospettiva, ragione per la quale, a tutti gli effetti, quel rapimento aveva assunto, alfine, più una missione di salvataggio, e di salvataggio a confronto con il destino che, altresì, le sarebbe stato riservato in patria. Durante il ritorno in terra kofreyota, tuttavia, nel dover valicare la catena dei monti Rou’Farth, a divisione dei due regni, Midda, Nass’Hya e Fath’Ma, una giovane serva che avevano dovuto costringere a seguirle per ovviare a spiacevoli allarmi e alla conseguente caccia all’uomo che ne sarebbe derivata, avevano involontariamente riscoperto un’antica fortezza perduta fra i ghiacci: una fortezza all’interno della quale, intrappolato in un quadro, avevano avuto occasione di incontrare un semidio immortale di nome Desmair, figlio del dio minore Kah e della regina Anmel Mal Toise, lì racchiuso a opera della sua stessa, poco amorevole, genitrice. Desideroso di unirsi in matrimonio a Nass’Hya, al fine di poterne utilizzare i latenti, e pur importanti, poteri negromantici al fine di liberarsi dalla propria condizione di prigionia, Desmair era stato tuttavia ingannato, nel giorno delle nozze, in grazia ai burqa propri della tradizione y’shalfica, ritrovandosi sposato a Midda e legato a una promessa da lei estortagli di non imporre alcun danno né e a se stessa, né, tantomeno, alle proprie damigelle d’onore. In quel giorno, Midda e le sue compagne riuscirono così a sfuggire estemporaneamente al controllo di Desmair salvo, proprio malgrado, rendersi successivamente conto di quanto, altresì, il legame matrimoniale instaurato con lui non avrebbe avuto a doversi considerare sì banale qual avrebbe potuto immaginare e qual avrebbe preferito potesse essere.
Per molti anni, altalenante ebbe a essere il rapporto fra la mercenaria e il suo sposo, diviso fra la naturale inimicizia fra loro esistente e l’altrettanto naturale alleanza che, fra loro, non avrebbe potuto ovviare a instaurarsi contro quel nemico comune rappresentato dalla stessa Anmel. Proprio per volere di Anmel, il dio Kah ebbe alfine a scatenarsi contro la sua stessa progenie, tentando di distruggerlo: e se fu in tale occasione che Midda ebbe a guadagnare quel titolo di Ucciditrice di Dei, riuscendo a porre fine all’immortale e divina esistenza di Kah, in quel medesimo giorno anche Desmair ebbe a cadere in conseguenza alle ferite riportate, offrendo alla sua sposa l’illusione di un’ormai insperata vedovanza. Ciò non di meno, non ebbe a passare molto tempo prima che la donna guerriero venisse a conoscenza di un grottesco risvolto nella questione: lo spirito di Desmair, ben lontano dall’accettare la propria dipartita, sfruttando un legame mentale venutosi a creare in quegli ultimi anni proprio con il suo amato Be’Sihl al solo scopo di offrirle tormento, era stato in grado ovviare a qualunque fato avrebbe avuto a dovergli essere proprio per insediarsi all’interno della mente dello shar’tiagho e, lì, iniziare una nuova vita, condividendo con lui, vittima delle circostanze, un unico corpo e potendo approfittare di tanto in tanto del medesimo per i propri scopi, per i propri interessi.
E proprio al fine di ovviare a incontrollate libere uscite da parte di Desmair, e a potenziale discapito di tutti loro, in tempi recenti Be’Sihl e Midda avevano avuto occasione di entrare in un possesso di una sorta di collare inibitore, una tecnologia sviluppata per volere della stessa Anmel allo scopo di non potersi ritrovare nuovamente avversata dalla propria medesima progenie. Collare che, in quelle ultime stagioni, aveva assolto alla perfezione al proprio compito e che, in quel momento, in quel particolare frangente, ancora circondava quietamente il collo dell’uomo così violentemente risvegliato dal proprio quieto sonno e posto a confronto, al pari di tutti gli altri presenti, con quel mostro che lì non avrebbe potuto essere… non avrebbe dovuto essere.

« Desmair… » esclamò Be’Sihl, attonito nel ritrovarsi, per la prima volta in carne e ossa, a confronto con il semidio in tutta la propria possanza, in quel corpo ipertrofico di oltre sette piedi di altezza per più di trecentotrenta libbre di peso, con pelle simile a lucido cuoio rosso, gambe terminanti in enormi zoccoli e un’enorme testa ornata da gigantesche corna bianche ai suoi lati, tanto imponenti da non permettergli, allora, neppure una qualche effettiva libertà di movimento all’interno della loro cabina, troppo stretta, troppo bassa per garantirgli qualunque genere di azione.
« Desmair… » ringhiò Midda, subito scoprendo, in maniera ferina, i denti fra le carnose labbra, e non ovviando ad assumere una postura di guardia, utile a concederle, laddove necessario, di balzare in avanti, e di balzare in contrasto a quel mostro laddove una delle sue gigantesche mani artigliate si fosse rivolta in contrasto a Be’Sihl o a Tagae, o laddove su quell’orrido volto, contraddistinto da piccoli occhi gialli, una lunga fila di candide zanne visibili attraverso un osceno sorriso, e un naso così aquilino e un mento così prominente da offrir l’impressione di volersi andare a ricongiungere innanzi a lui, fosse stata allor riconoscibile una qualche impressione di avversione ai medesimi.
« Desmair! » ripeté e ridacchiò il medesimo, aprendo le braccia, per quanto possibile, in un gesto di goliardica presentazione di se stesso, non potendo ovviare a godere di quel momento, di quell’occasione di nuova, insperata interazione fisica con loro, nelle proprie fattezze, nelle proprie forme originali « Sì, sono proprio io… e mi fa piacere che non vi siate dimenticati di me, dopo tanto tempo! »
« … magari fosse vero… » sussurrò a denti stretti la donna guerriero, in riferimento al presunto lungo periodo di tempo trascorso dal loro ultimo incontro, scuotendo appena il capo e socchiudendo gli occhi, nel mentre in cui, al centro delle sue glaciali iridi, le nere pupille si contrassero al punto tale da apparir prossime a scomparire, a dimostrare tutta la sua avversione per quella creatura.
« Considerando quanto, negli ultimi tempi, io abbia assolto a banali incarichi da messaggero fra te e i tuoi amichetti… potresti anche dimostrarmi un po’ più di gratitudine, mia cara! » si incupì improvvisamente egli, storcendo appena le labbra verso il basso, nel dimostrar di non gradire quella gratuita avversione a suo discapito, benché, pur non per proprio merito, non avesse più offerto ragioni di contrasto né alla propria fedifraga sposa, né ad alcun altro a lei circostante.

A margine di tale scena, improvvisamente ridotti ad attoniti spettatori, Maddie e Be’Wahr non potevano fare altro che seguire il naturale evolversi della questione, domandandosi dove, tutto ciò, avrebbe condotto.
Be’Sihl, dal canto suo, non ebbe a riservarsi ulteriore esitazione e, non perdendo tempo a domandarsi come tutto ciò potesse essere accaduto, o, ancor, perché fosse accaduto, si alzò rapidamente dal letto, abbracciò il piccolo Tagae e si mosse verso la propria amata e Liagu accanto a lei, dietro di lei, nell’intento, in tal maniera, non di portare in salvo se stesso, quanto e piuttosto il figlio adottivo, ancor giustamente terrorizzato per quell’improvvisa e orrida apparizione.
Invero, provenendo da una realtà popolata da molteplici specie senzienti non umane, Tagae e Liagu avrebbero dovuto essere riconosciuti qual probabilmente i più confidenti con l’eventualità di porsi a confronto con un essere qual Desmair. Ciò non di meno, nel ritrovarlo improvvisamente innanzi al proprio sguardo, nella semioscurità imperante in quella piccola cabina, ineluttabile sarebbe stato per chiunque, e soprattutto per due bambini di appena otto anni, sorprendersi e spaventarsi per l’accaduto, reagendo, in tal maniera, nel solo modo che, un pargolo di tale età, avrebbe potuto rendere proprio… un sincero pianto spaventato.

« Per bontà divina, mia cara moglie: potresti riportare i tuoi animaletti alla ragione, prima che io abbia a stancarmi di loro e delle loro grida?! » le domandò, a tal riguardo, lo stesso Desmair, apparendo poco tollerante a quel baccano « Vorrei evitare di ritrovarmi costretto a ucciderli solo per poter avere la possibilità di un dialogo adulto con voi! »

La minaccia così espressa, tuttavia, se da un lato ebbe ad ammutolire i due bambini, i quali si ritrovarono a trattenere persino il respiro nel timore di quanto, quel mostro, avrebbe potuto loro imporre, dall’altro ebbe a indignare sinceramente non soltanto i due genitori adottivi degli stessi, quanto e piuttosto gli altri presenti, coloro i quali non avevano avuto precedente occasione di confronto diretto, nel caso di Be’Wahr, o indiretto, in quello di Maddie, con Desmair, e che, ciò non di meno, non avrebbero potuto restare indifferenti innanzi a tutto quello e, in particolare, a una simile condanna emessa a discapito di due pargoli innocenti.

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