11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 25 aprile 2018

2527


« … e alla locanda abbiamo fatto ritorno! » esclamò la Figlia di Marr’Mahew, con palese soddisfazione nell’aver ottenuto, in tal maniera, la risposta ricercata « Così come con Maddie abbiamo fatto ritorno alla Kasta Hamina alla comparsa di Liagu, quando io ho pensato alla nave, a Tagae e a Be’Sihl. O così come quando siamo finiti nella fortezza fra i ghiacci nel momento in cui è entrato in scena Desmair… e, allo stesso modo, ogni nostro altro spostamento, ogni nostro nuovo cambio di scena: sempre collegato alla presenza di un elemento catalizzatore, a un pensiero, a un’idea, a un ricordo, volto a condurci, ogni volta, in un luogo diverso, in un mondo diverso, addirittura in un tempo diverso o, persino, in una realtà diversa! »
« Non capisco… e, per cortesia, non fate battute scontate a tal riguardo. » riprese voce il biondo Be’Wahr, scuotendo appena il capo a dimostrare il proprio disorientamento in quel particolare momento, nel tentare di seguire il ragionamento così suggerito da parte della donna « Come potrebbe, un’idea, un pensiero, per quanto forte, per quanto potente, condurci istantaneamente da un luogo a un altro, da un tempo a un altro, o, addirittura, da una dimensione a un’altra?! »
« E’ quello che mi stavo domandando anche io… fino a quando, la tua battuta non mi ha chiarito le idee a tal riguardo, suggerendo l’eventualità che tutto questo non abbia a dover essere effettivamente considerato ciò che appare. » sancì la donna, annuendo vivacemente in risposta a quell’ultimo interrogativo, nella volontà di condividere il proprio pensiero con tutti loro, affinché a tutti fosse concessa l’opportunità di giungere allo stesso risultato al quale ella era arrivata.
« Vorresti dire che, in verità, non siamo noi veramente a muoverci… e che, al contrario, è il mondo attorno a noi a mutare, assumendo ogni volta delle sembianze prossime a realtà per noi familiari, secondo quella che, nell’eventualità del momento, ha a doversi considerare l’idea più forte, l’idea dominante fra noi?! » tentò di elaborare il concetto Lys’sh, impegnandosi a concedere assoluta fiducia, totale buona fede a qualunque idea della compagna, della sorella maggiore qual, in buona sostanza, era da lei considerata, trascendendo in tal maniera qualunque ricerca di razionalità, almeno secondo sistemi di riferimento tradizionali, secondo canoni consueti, per così come, allora, non avrebbe potuto evidentemente ovviare a impegnarsi a compiere nella necessità di offrire un significato a quanto stava accadendo.
« Quasi… » puntualizzò Midda, indicandola a enfatizzare quanto ella potesse essere giunta vicino alla sua stessa conclusione, pur ancora trascurando un altro dettaglio, un altro particolare tale per cui, tutto ciò, avrebbe avuto a dover essere meglio definito, meglio inquadrato in un contesto ancor più preciso, nel quale tutti i tasselli di quella confusa vicenda avrebbero potuto ottenere una giusta occasione di collocazione, compreso anche quanto prima fatto notare da parte di Liagu, per così come ebbe allora a ricordare a beneficio comune « … non dimenticare, però, il fattore linguistico: come è possibile che tu e io ci stiamo comprendendo senza l’uso del traduttore automatico?! »

E se un momento di silenzio ebbe a dominare tutti i presenti, nel tentativo da parte dei più di giungere a quella particolare verità, a quella conclusione alla quale l’Ucciditrice di Dei era chiaramente già giunta, chi ebbe ad arrivare a dare un senso a tutta la vicenda, esplicitando a beneficio di tutti l’unica, particolare possibilità di interpretazione che avrebbe offerto un senso alla vicenda, non fu Lys’sh, non fu Be’Wahr, e non furono neppure Seem, o Be’Sihl, o, ancora, Maddie o Rín, le quali, anzi, stavano impegnandosi a tentar di offrire un senso a tutto ciò e, in particolare, alle elucubrazioni di quella donna che non desideravano smentire e che, ciò non di meno, in quel frangente non sarebbero neppur state in grado di comprendere: in maniera innocente, non meno rispetto a quanto non fosse stata l’osservazione originale di Liagu, o l’ultima battuta di Be’Wahr, chi ebbe lì a concedere a tutti la giusta chiave di lettura sugli eventi fu Tagae, con un commento tanto banale quanto disarmante, nel riuscire, allora, a concedere a tutti di riordinare ogni frammento di quel complesso mosaico così metaforicamente disposto innanzi a loro…

« … è un po’ come quando sogniamo, mamma? » cercò conferma della genitrice adottiva, forse, in tal senso, spinto anche dalla volontà di dimostrarsi non da meno rispetto alla propria sorella, in quello che, ai suoi occhi, al di là della follia generale, altro non avrebbe avuto a dover apparire se non un’innocente competizione educativa come molte altre fra loro, un problema matematico non così dissimile da quelli che, quotidianamente, ella offriva loro, allo scopo di formarli, di concedere loro un’istruzione di base, in grazia alla quale, poi, riservarsi di potersi impegnare in qualsiasi altro genere di studi, secondo le proprie prerogative, secondo le proprie capacità « Quando faccio un sogno, riesco a comprendere tutti attorno a me, anche quando non dovrei esserne capace. E il mondo attorno a me può mutare da un istate all’altro senza quasi che io me ne abbia a rendere conto… »
« E bravo il mio bambino! » non mancò di complimentarsi ella, annuendo e sorridendo felice nel confronto del cucciolo, non a titolo di gratuito riconoscimento, quanto e piuttosto di meritato credito per quanto, in tal maniera, aveva fatto emergere.

Un’osservazione tanto banale quanto disarmante, quella che il pargolo ebbe appunto a rendere propria, e che pur, con semplicità, con innocenza, fu in grado di spingere tutti a osservare la realtà dei fatti sotto una luce nuova. Una luce che, sebbene nell’immediato non mancò di apparire improbabile, istante dopo istante, a ogni nuovo battito dei loro cuori, iniziò a delinearsi sempre più concreta, sempre più accreditabile, sino a giungere, alla fine, a risultare addirittura spaventosa nell’imbarazzo che, in tutti loro, non avrebbe potuto ovviare il pensiero che tutto ciò avesse a doversi considerare nulla di più, nulla di diverso da un semplice sogno.

« No… » commentò Be’Wahr, scuotendo il capo e non volendo credere a nulla di quanto, pur, già, avrebbe avuto a doversi riconoscere impegnato a credere.
« Un sogno…? » esitò Lys’sh, incerta fra accettare quella verità o meno, e, in tal senso, volgendo subito l’attenzione alla propria amica, alla propria complice, per trovare, in lei, una conferma o un diniego, sui quali potersi sforzare di tarare nuovamente il proprio senso della realtà, e un senso della realtà difficile da considerare realmente tale, laddove ella avesse confermato simile interpretazione.
« Mi sfugge qualcosa.... » commentò Be’Sihl, non potendo allora evitare di esprimersi a tal riguardo, con tono assolutamente serio, tale da evidenziare quanto, dal suo personale punto di vista, quella taratura fosse già occorsa e, ciò non di meno, non tutti i pezzi erano stati in grado di trovare il proprio giusto collocamento nell’insieme « Se fosse soltanto un sogno, la mera consapevolezza di ciò non ci porterebbe necessariamente al risveglio? »
« E comunque… di chi dovrebbe essere questo sogno? » incalzò Maddie, raccogliendo il testimone dello shar’tiagho e non negandosi la possibilità di continuare a correre idealmente in quella medesima direzione, secondo quanto da lui così introdotto « Il mio? Il tuo…? O quello di chi…?! » domandò, osservandosi attorno a cercare conferma nello sguardo di tutti « Cioè… anche ammettendo che sia soltanto una mia fantasia, io non ho mai conosciuto né Desmair, né Lys’sh… e, francamente, prima di tutto ciò, non avrei neppure immaginato potesse esistere qualcuno come loro! » dichiarò, per poi portare l’attenzione, in particolare, alla volta dell’ofidiana per soggiungere « … senza offesa, s’intende. Per quel poco che ho avuto occasione di conoscerti, sono certa potremmo essere migliori amiche per sempre! »
« Nessuna offesa. » minimizzò la diretta interessata, non potendo ovviare a trattenere un sorriso per tutto ciò, e per il pensiero di un’altra Midda con la quale stringere amicizia, ipotesi che, probabilmente, avrebbe deliziato Duva Nebiria e, parimenti, avrebbe condotto all’isteria il buon capitano Lange Rolamo, se soltanto fossero stati lì presenti.

E se tutti, a quel punto, non avrebbero potuto ovviare ad attendersi una spiegazione, un qualunque ulteriore chiarimento utile a tal riguardo, da parte di colei che aveva lanciato simile provocazione verso tutti loro, da parte della Figlia di Marr’Mahew; la sua necessità di intervento venne nuovamente vanificata da un’altra voce che ebbe a impegnarsi in sua vece…

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