11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 29 aprile 2018

2531


« … quindi, se ho ben compreso, noi non siamo realmente qui in questo momento? » tentò di trovare occasione di conforto il biondo mercenario, benché una parte più attenta, più vigile della sua mente gli stesse suggerendo l’esatto contrario, in una folle contraddizione di termini che pur, sola, avrebbe potuto essere considerata alla base di quella realtà sempre meno lineare « Stiamo solo sognando… o no?! » insistette, sperando in una risposta affermativa, per quanto, la sfiducia nel profondo della propria mente, non avrebbe potuto ovviare a suggerire qualcosa di negativo e di negativo in termini tali che, trattandosi allora della piramide nera, non avrebbe potuto ovviare a degenerare rapidamente in qualcosa di a dir poco spiacevolmente catastrofico.
« Temo di no… » scosse il capo Seem, non potendo ovviare a condividere la preoccupazione dell’uomo, laddove, a quel luogo, avrebbero avuto a dover essere associati soltanto funeste possibilità di futuro per tutti loro « … mia signora?! » domandò, cercando speranzosamente un’eventuale diniego da parte del suo ex-cavaliere, la fiducia nel giudizio della quale avrebbe avuto allor a doversi considerare semplicemente assoluto, in linea generale ma, soprattutto e ancor più, in situazioni come quella, in contesti nei quali, certamente, ella avrebbe avuto a dover essere obiettivamente considerata l’unica, reale autorità con la quale poter avere una qualche possibilità di confronto.
« … Rín…? » rigirò ella, tuttavia, direttamente la questione alla giovane versione alternativa della propria perduta sorella, nel ben riconoscere quanto, in quel particolare frangente, quella donna avesse avuto maggiore capacità di analisi rispetto a lei, per quanto, pur, in quella particolare direzione fosse stata metaforicamente sospinta dalla sua analisi.
« Se questo è veramente il tempo del sogno, o qualcosa di paragonabile a esso, temo che ogni timore abbia a non essere fine a se stesso… » commentò la ragazza, apparendo, allora, tuttavia distratta da un altro pensiero, da un’altra idea, e un’idea che non poté ovviare a sospingere il proprio sguardo in direzione delle sue gambe, di quelle gambe che, proprio malgrado, aveva perduto la possibilità di muovere ormai da cinque lustri « … anche alla luce di quanto ha detto… il demone… » si accorse di non ricordarsi il suo nome, o forse di non averlo ancora sentito pronunciare sino a quel momento « … in questo momento non stiamo semplicemente sognando. Cioè: è probabile che, inizialmente, per tutti noi tutto ciò fosse soltanto un sogno, ma, poi, qualcosa è accaduto, e non chiedetemi cosa, e ci siamo ritrovati catapultati all’interno del tempo del sogno. E ora, per quanto i nostri corpi fisicamente possano essere là dove lì abbiamo lasciati, probabilmente ognuno nel proprio letto, le nostre coscienze si sono ritrovate in questa diversa realtà e in questa realtà nella quale tutto ciò che viviamo, tutto ciò che sperimentiamo, può avere effetto anche sulla nostra realtà. Sulle nostre realtà. »
« Siamo in quel luogo fuori da ogni luogo, in quel tempo fuori da ogni tempo, nel quale Creazione e Distruzione operano al fine di mantenere l’Equilibrio, nel plasmare tutto ciò che è mai esistito, e mai esisterà, e nel disfarlo. » confermò Desmair, riprendendo voce e dimostrandosi, ora, più collaborativo di quanto chiunque altro avrebbe potuto attendersi da parte sua « Questo luogo, pertanto, non è semplicemente l’immagine del luogo nel quale vi siete spinti la prima volta ad affrontare primo-fra-tre: questo luogo ne è il prototipo, la matrice, l’anima stessa… » spiegò, in direzione, in particolare, della propria sposa e del suo biondo alleato, nel rievocare l’immagine del terribile vicario di Anmel « … tanto pericoloso, e tanto letale, quanto il suo corrispettivo. »

Difficile sarebbe stato, per chiunque, riuscire a banalizzare tali parole di avvertimento allor pronunciate da parte di un orrido e colossale semidio demoniaco. Impossibile sarebbe stato farlo, ancor più, per coloro che già avrebbero potuto vantare un qualunque genere di pregresso rapporto con lui, nel conoscerlo, nell’essere confidente con la sua mentalità, la sua morale e i suoi valori, fra i quali, di certo, mai avrebbe avuto a poter essere annoverata la capacità di provare un qualsivoglia sentimento di premura per chicchessia al di fuori di se stesso… anzi. In ciò, quindi, la cauta prudenza che sembrava star allora spingendolo a quel confronto verbale con loro, a quella condivisione di informazioni che, pur, sino a quel momento non aveva dimostrato la benché minima intenzione a concedere ad alcuno, non avrebbe potuto ovviare a esaltare maggiormente il valore di quella presa di posizione, di quell’implicito invito a un approccio quantomeno prudente, laddove, altresì, necessariamente nefaste sarebbero state le conseguenze di tutto ciò.
Ma… davvero avrebbero mai potuto essere nefaste le conseguenze di un sogno…?!

« Giusto per escludere qualunque possibilità di fraintendimento… » premesse Maddie, incupendosi nel confronto con i possibili sottintesi di quell’ultima rivelazione « … quando dite che tutto ciò che sperimentiamo può avere effetto anche sulla nostra realtà, ciò significa che la morte di Viton, pocanzi, che ricordiamo essere occorsa in maniera del tutto gratuita e priva di qualunque motivazione, non è accaduta soltanto all’interno di questo sogno condiviso…? »
« Non so a chi tu ti stia riferendo, sorellina… ma, purtroppo, temo proprio di no. » scosse il capo Rín, non avendo avuto occasione di assistere a quegli eventi e, ciò non di meno, non potendo neppur ovviare a confermare quella tragica interpretazione di quanto occorso, laddove fosse accaduto realmente per così come dall’altra in tal maniera accennato « Ciò che verrà legato qui nel tempo del sogno, resterà legato anche nella nostra realtà; ciò che verrà sciolto qui nel tempo del sogno, resterà sciolto anche nella nostra realtà. »
« E’ corretto. » ribadì, semplicemente, Desmair, non apparendo ovviamente turbato dall’idea dell’omicidio compiuto, dopotutto unico realmente consapevole di quanto stesse accadendo sin da subito e, in ciò, più che conscio, già da prima, delle conseguenze delle proprie azioni, anche ove queste avrebbero avuto a dover essere intese qual un omicidio del tutto insensato e ingiustificato.

E per quanto, in quel momento, Maddie avrebbe voluto ben ribadire la propria contrarietà all’indifferenza che il crudele sposo della propria versione autoctona non si stava sforzando in alcun modo di celare, dimostrandosi del tutto indifferente a qualunque genere di umana morale, la consapevolezza della pericolosità di quella situazione, e della pericolosità della medesima non tanto e soltanto per sé o per i propri più o meno estemporanei compagni d’arme lì così radunati, quanto e ancor più per la propria gemella, non poté spingerla a soprassedere sulla sorte di Viton, con buona pace per il medesimo: a tal riguardo, nell’eventualità che tutti loro fossero sopravvissuti a quanto stava lì accadendo, avrebbe avuto possibilità di riflessione al momento del suo risveglio l’indomani, quando, insieme con Be’Wahr e Seem si sarebbero probabilmente ritrovati a dover affrontare le conseguenze della rissa occorsa nel tempo del sogno, e del ricordo della medesima, fra coloro i quali in tal maniera avevano più o meno volontariamente preso parte alla medesima… cadavere incluso.

« Ma perché siamo finiti proprio qui…? E perché proprio ora…?! » insistette Be’Wahr, ancor concentrato più sulla loro attuale collocazione spaziale che su qualunque altro aspetto della questione, evidentemente disapprovando quanto in tal maniera accaduto « Midda… sei stata tu, per caso, a pensare a questo dannato luogo?! » cercò conferme a tal riguardo, benché, una parte di lui non avrebbe potuto ovviare a temere l’eventualità di quel presumibile diniego da parte della medesima.
E Midda, che non aveva assolutamente preso in considerazione l’idea di volgere una qualsivoglia nostalgica memoria a quella piramide nera e a quanto a essa collegato, nel mentre di una rapida e concisa risposta a quell’interrogativo, non mancò di iniziare ad agire allo scopo di prepararsi a quanto lì avrebbe potuto presto occorrere, strappandosi di dosso quanto poco rimasto della propria bella vestaglia per poter rendere giusto omaggio alla premura dimostrata nei suoi confronti dal proprio ex-scudiero: « No. Non io. »

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