11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 22 aprile 2018

2524


Nel merito dell’evidenza di quanto quella storia fosse lunga e decisamente poco trasparente nelle proprie dinamiche, alcuno avrebbe avuto ragione di che esprimere il benché minimo dubbio, la più semplice obiezione. Così come anche nel merito dell’evidenza di quanto, istante dopo istante, quella situazione si stesse facendo decisamente più complessa e assurda.
Ciò non di meno, come talvolta accade, a evidenziare quell’ovvietà pur apparentemente impercettibile a tutti, fu la voce di un bambino. Anzi, nella fattispecie specifica di una bambina, e di Liagu, in particolare, che, levando la propria manina, e il proprio indice destro, in direzione di uno dei tanti cartelli sopra le loro teste, scritte in caratteri del tutto intraducibili, incomprensibili per chiunque se non per Maddie e Rín, autoctone di quella particolare realtà, ebbe a esprimere apertamente il proprio dubbio a tal riguardo…

« Mamma… » ebbe a tentare di richiamare l’attenzione di Midda la piccola, osservando con diffidenza quella criptica segnalazione « … cosa c’è scritto lì sopra? Non si capisce niente. »

… dubbio a confronto con l’evidenza palese del quale, allora, nelle menti di molti non poté che sorgere, in maniera persino inquietante, una domanda assolutamente legittima.
Una domanda che, allora, venne espressa, prima fra tutte, da parte di Lys’sh, la quale non poté ovviare in tal senso a cogliere quanto pur da molto, da troppo, palese all’attenzione comune, e quanto, ciò non di meno, da tutti loro era stato semplicemente ignorato, nell’essere distratti da troppi altri pensieri, da troppi altri eventi per poter prendere in considerazione una tanto sciocca banalità…

« Ehy… un momento. » anticipò qualunque altra frase, qualunque altro intervento, la giovane ofidiana, levando ambo le mani a richiedere occasione di parola « Come accidenti possiamo essere in grado di comprenderci l’un l’altro?! »

… già. Come accidenti potevano essere in grado di comprendersi l’un l’altro?!
Un’ottima domanda, quella formulata in tal maniera da parte di Lys’sh, su suggerimento della piccola Liagu e del suo interrogativo rivolto alle insegne sopra le loro teste, che non poté ovviare a propagarsi nelle menti di tutti e, in particolare, in quelle di Midda e Be’Sihl, i quali, più confidenti di chiunque altro con i problemi di comunicazione che avevano avuto ragione di affrontare al loro primo arrivo in un nuovo pianeta, non avrebbero, in quel momento, in quella situazione, potuto ulteriormente trascurare l’argomento, lasciato emergere in termini tanto palesi da parte della bambina, prima, e dell’ofidiana, poi.
Se infatti, Midda e Be’Sihl, al pari di Be’Wahr, Seem e Desmair, non avrebbero avuto ragione di fraintendimento reciproco, nel rapportarsi nella lingua comunemente parlata in quel dell’estremità sud-occidentale del continente di Qahr, diviso fra i regni di Kofreya, Tranith, Y’Shalf e Gorthia, fra loro accomunati da una lingua fondamentalmente assimilabile, se non per qualche, lieve, differenza più estetica che pratica; Lys’sh, al pari di Tagae e Liagu, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti qual intenti a parlare quell’ancor sconosciuta lingua franca con la quale la Figlia di Marr’Mahew presto o tardi avrebbe avuto occasione di maturare confidenza, e per ovviare all’apprendimento della quale, nei precedenti due anni trascorsi fra le stelle, aveva ben accolto quel piccolo miracolo della tecnologia proprio del traduttore automatico, gioiellino estremamente utile che pur, in quel momento, in quel particolare frangente, non avrebbe avuto a doversi considerare in suo possesso; e, ancora, Maddie e Rín avrebbero avuto a doversi riconoscere qual intente a utilizzare la propria lingua natale, la medesima nella quale, allora, avrebbero avuto a doversi considerare scritti i cartelli sopra le loro teste, completando, in tal maniera, una quadro all’interno del quale non soltanto improbabile, ma addirittura assurda, avrebbe avuto a doversi considerare ogni possibilità di dialogo fra loro.
Quindi… come accidenti potevano essere in grado di comprendersi l’un l’altro?!

« Maddie ha imparato il kofreyota nel corso dei suoi primi sei mesi nel nostro mondo… » tentò di giustificare Be’Wahr, proprio malgrado dimostrandosi l’unico a non cogliere la complessità della questione e, in ciò, ancora una volta rinunciando ingenuamente a una splendida occasione per tacere.
« … ma io non sto parlando kofreyota in questo momento. E neppure tu. » obiettò la stessa Maddie, subito palesando l’errata interpretazione degli eventi così da lui compiuta.
« … kofreyota…?! » domando Rín, evidenziando quanto improbabile avrebbe avuto per lei potersi esprimere in tal lingua, neppur immaginandone l’esistenza sino a un attimo prima.
« E’ vero mamma! » esclamò Tagae, prendendo voce nella questione, non volendosi ritrovare a essere l’unico a non esprimersi a tal riguardo, già rimasto, dopotutto, sin troppo a lungo in silenzio « Tu e papà non avete il traduttore automatico! »

Sempre più confuso e disorientato, unico a non volersi esprimere in quel momento, in quella situazione, così come già prima ancora, fu il buon Seem, non potendo ovviare a pensare quanto, obiettivamente, piuttosto che essere lì, chissà dove, avrebbe sicuramente preferito poter fare ritorno a casa propria, alla loro amata locanda, in quell’ambiente, in quel contesto, per lui più familiare. L’ex-scudiero della Figlia di Marr’Mahew, infatti, avrebbe avuto a doversi riconoscere sinceramente diviso su come reagire nel confronto con quanto stava accadendo, giacché, sebbene non avrebbe potuto ovviare a gioire per il ritorno nella propria vita, nella propria quotidianità, del suo cavaliere, della sua signora, di colei che molti anni prima aveva giurato di servire e di servire fino alla fine della propria esistenza, una piccola parte di lui non avrebbe potuto, lì, ovviare a temere quanto stava accadendo e quanto, nel confronto con tutto quello, e con i guai che, abitualmente, erano soliti accompagnare la quella straordinaria figura, avrebbe potuto ancora accadere, e accadere anche a suo discapito.
Giacché, in quegli ultimi due anni, molte cose erano cambiate nella sua vita… e, per quanto ancora non avesse avuto occasione di parlarne con lei, non era più così sicuro, così certo di potersi permettere quella vita da avventuriero per ottenere la quale pur tanto aveva insistito, tanto aveva dovuto faticare, in contrasto a ogni opinione in senso contrario. E più egli taceva, più cresceva in lui un senso di colpa per quel presunto, intimo tradimento che stava riservando alla sua signora, al suo cavaliere. E più cresceva tale senso di colpa, più egli altro non avrebbe potuto fare se non tacere, alimentando, in tal maniera, un terribile circolo vizioso.
Un circolo vizioso, quello nel quale, ancora una volta, ebbe a precipitare la mente di Seem, in tal maniera stuzzicata da emozioni tanto contrastanti, a fronte del quale, ancora un volta, in termini usualmente improvvisi e inattesi, l’ambiente attorno a loro cambiò nuovamente. E cambiò, in particolare, nella misura utile a riportarli in quel di Kriarya, e, in particolare, nel contesto proprio de “Alla Signora della Vita”, là dove, nella folla di gente ancor priva di sensi a terra, un cadavere non avrebbe potuto ovviare che testimoniare tutta la crudeltà dell’individuo responsabile di tale uccisione, di tale inutile assassinio, lì occorso quasi a dispetto di tutto l’impegno altresì posto da tutti gli altri membri di quella eterogenea compagnia a preservare quanto più possibile la salute di chiunque egualmente coinvolto in quella lotta.
Ma se, al passaggio precedente, in nove avrebbero avuto a dover essere conteggiati coloro coinvolti in tale assurda giostra, al momento di quella nuova rimodulazione del mondo attorno a loro, una decima persona si ebbe a ritrovare proprio malgrado trascinata in qualunque follia li stesse guidando. Una decima persona l’identità della quale, allora, non improbabile sarebbe stata a dover essere ipotizzata...

« D’accordo… ora comprendo cosa intendessi dire pocanzi. » non poté che ammettere Rín, all’indirizzo della propria gemella « Ciò non di meno, e per quanto io in questo momento possa desiderare di dimostrarmi forte, sarebbe proprio inaccettabile l’eventualità nella quale io mi abbia a mettere a gridare?! »

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